domenica 31 dicembre 2023

pc 31 dicembre - Dal blog https://femminismorivoluzionario.blogspot.com/

Con la Resistenza del popolo palestinese in tutte le forme: presidio itinerante a Milano

Le compagne del Mfpr di Milano oggi hanno animato un presidio itinerante al mercato settimanale in zona via Padova portando uno striscione "Al fianco della resistenza del popolo palestinese Sabato 30 dicembre ore 15 corteo da piazza XXIV Maggio"
L'iniziativa è stata molto apprezzata e condivisa la posizione chiara e netta di schierarsi al fianco del popolo palestinese. In tanti hanno espresso in maniera esplicita la solidarietà, altri hanno ringraziato, qualcuno ha detto che domani parteciperà al corteo, il gesto commosso di stringere simbolicamente al cuore un intero popolo. Un solo intervento ha tentato di perorare la causa del nazisionismo con il solito incipit "Ma dimenticate  il 7 ottobre non dite nulla in solidarietà con gli ebrei?" con veemenza è stato risposto che il nazisionismo è da 75 anni che attacca in ogni modo il popolo palestinese, lo vediamo bene quotidianamente in questi giorni
Domani saremo, come sempre, al corteo che in maniera tenace le comunità  e le associazioni palestinesi promuovono ogni sabato "Save Gaza; stop israeli occupation"  determinate a dare il nostro tenace contributo nella lotta contro il genocidio in atto del popolo palestinese, la feroce rappresaglia dello stato nazisionista

Con la Palestina nel cuore!!
Free Free Palestine! 

pc 31 dicembre - Dal blog tarantocontro: A Taranto con la Palestina fino all'ultimo dell'anno

 zona magna grecia - città vecchia ex casa occupata - via d'aquino



pc 31 dicembre - Palestina - Una voce importante cristiana da Betlemme - genocidio e pulizia etnica -info


“Gesù Cristo sotto le macerie” – Il discorso integrale del rev. Isaac Munther a Betlemme

Questa non è Betlemme, è Bolzano. E a parlare sono i compagni e le compagne solidali con la resistenza palestinese.

Siamo arrabbiati, siamo spezzati. Questo doveva essere un momento di gioia. Invece siamo in lutto. Abbiamo paura. Più di 20.000 uccisi. Migliaia sono ancora sotto le macerie. Circa 9.000 i bambini uccisi nel più brutale dei modi, giorno dopo giorno, 1 milione e 900.000 sfollati, centinaia di migliaia di case distrutte. Gaza, per come l’abbiamo conosciuta, non esiste più.

Questo si chiama annichilimento. Questo è genocidio. Il mondo sta guardando. Le chiese stanno guardando. Le persone a Gaza stanno inviando in tempo reale immagini del loro stesso sterminio. Forse al mondo importa, ma lo sterminio continua. Ci chiediamo oggi, può questa essere la nostra fede a Betlemme? A Ramallah? A Jenin? È questo il nostro destino?

Siamo tormentati dal silenzio del mondo.

I leader del cosiddetto “mondo libero” si sono messi in fila, uno dopo l’altro per dare il via libera a questo genocidio commesso contro una popolazione imprigionata. Lo hanno coperto. Non solo si sono assicurati di pagare il conto in anticipo, ma hanno coperto la verità, il contesto, fornendo così la copertura politica. E quindi è stato aggiunto un altro strato: la copertura teologica, con la chiesa occidentale che salta sotto questo riflettore. 

I nostri cari amici in Sudafrica ci hanno insegnato il concetto della teologia di Stato, definendola come la giustificazione teologica per il mantenimento dello status-quo razzista, capitalista, totalitario. È l’uso ideologico dei concetti teologici e biblici, per i propri scopi politici.

Qui in Palestina la Bibbia è strumentalizzata contro di noi. Il nostro stesso libro sacro. Nella nostra terminologia in Palestina noi parliamo di “impero”. Qui affrontiamo la teologia dell’impero: un travestimento di superiorità, suprematismo, “prescelta”, legittimazione. 

La teologia dell’impero qualche volta si copre con parole belle, come “missione”, “evangelismo”, “realizzazione della Profezia” e “portare libertà e liberazione”. La teologia dell’impero diventa uno strumento potente per mascherare l’oppressione, sotto l’orologio della sanzione divina. Parla di terra senza popolo. Divide il popolo tra “Noi” e “Loro”. Disumanizza e demonizza.

Il concetto di terra senza popolo, di nuovo, nonostante sapessero benissimo che quella terra aveva un popolo, e non un popolo qualsiasi, ma un popolo molto speciale… La teologia dell’impero vuole lo svuotamento di Gaza, proprio come voleva la pulizia etnica del 1948. Lo hanno chiamato “miracolo”, anzi “miracolo divino”.

Vuole che ora noi Palestinesi andiamo in Egitto, o forse in Giordania. Perché non in mare?

Penso alle parole dei discepoli di Gesù, quando era in procinto di entrare in Samaria: “Signore, vuoi che comandiamo il fuoco dal paradiso, che li consumi?”. Parlavano dei Samaritani. Questa è la teologia dell’impero, questo è quello che loro dicono, oggi, di noi.

Questo mondo, questa guerra ci ha confermato che questo mondo non ci vede come uguali. Forse è il colore della nostra pelle. Forse è perché siamo nel lato sbagliato di un’equazione politica. Persino il nostro Regno in Cristo non ci protegge.

E quindi dicono: se dovremmo uccidere 100 palestinesi per prendere un solo “militante di Hamas” così sia. Se ai loro occhi non siamo umani, agli occhi di Dio nessuno può dire lo stesso. L’ipocrisia e il razzismo del mondo occidentale è trasparente e spaventoso. Prendono le parole dei palestinesi sempre con sospetto e categorizzazione. No, non siamo trattati equamente. Eppure dall’altra parte nonostante un chiarissimo record di disinformazione e bugie, le loro parole sono praticamente sempre al di là di ogni fallibilità. Ai nostri amici europei dico: non voglio mai più, mai più che nessuno di voi ci dia lezioni sui diritti umani o sulla legge internazionale. Mai più. Non siamo bianchi, immagino ed esse, secondo la vostra logica, per noi non valgono. Durante questa guerra i tanti cristiani del mondo occidentale si sono assicurati che l’Impero avesse la teologia necessaria. 

È auto-difesa, ci hanno detto, e io ancora chiedo: come può l’uccisione di 9.000 bambini chiamarsi auto-difesa? Come può lo sfollamento di un milione e novecentomila palestinesi chiamarsi auto-difesa? All’ombra dell’impero hanno scambiato il colonizzatore per vittima e il colonizzato per aggressore. Abbiamo dimenticato che lo stato di cui parlano, questo stato è stato messo in piedi sulle rovine delle città e dei villaggi dei loro cugini, lo hanno dimenticato?

Siamo oltraggiati dalla complicità della Chiesa. Amici, lasciate che sia chiaro: il silenzio è complicità. E i vuoti richiami alla pace senza un cessate il fuoco e la fine dell’occupazione, e le parole superficiali di empatia senza un’azione concreta stanno sotto la definizione di complicità.

Così, ecco il mio messaggio: oggi Gaza è diventata la bussola morale del mondo. Gaza era l’inferno prima del 7 Ottobre e il mondo stava zitto. Dovremmo essere sorpresi, oggi, del loro silenzio?

Se non siete terrorizzati da ciò che sta succedendo a Gaza, se non siete scossi fino al midollo c’è qualcosa che non va nella vostra umanità. E se noi, come cristiani, non ci sentiamo oltraggiati dal genocidio, dalla strumentalizzazione della Bibbia per giustificarlo c’è qualcosa di sbagliato nella nostra testimonianza cristiana, e stiamo compromettendo la credibilità del nostro messaggio evangelico.

Se non riuscite a chiamare questo “genocidio” è colpa vostra. È un peccato oscuro che state decidendo di abbracciare. 

Alcuni non hanno nemmeno chiesto un cessate il fuoco, parlo delle chiese. Mi dispiace per voi, noi staremo bene. Nonostante la sofferenza immensa che stiamo affrontando, noi Palestinesi guariremo. Risorgeremo. Ci rialzeremo di nuovo nel mezzo della distruzione come abbiamo sempre fatto in quanto palestinesi, anche se probabilmente questa è l’avversità più grande che abbiamo ricevuto da tanto tempo a questa parte. Staremo bene. Ma per coloro che sono complici, mi dispiace per voi: guarirete mai da questo? La vostra carità e le vostre parole scioccate dopo il genocidio non faranno nessuna differenza. E so che arriveranno, ma non faranno la differenza. Le parole di rimorso non vi alleggeriranno e fatemi dire una cosa: non accetteremo le vostre scuse dopo il genocidio. Quello che è stato fatto è stato fatto.

Voglio che vi guardiate allo specchio e vi chiediate: “dov’ero mentre a Gaza si realizzava un genocidio?”

pc 31 dicembre - Israele deferita dal Sudafrica alla Corte Internazionale per genocidio. A Gaza la resistenza palestinese fa giustizia - info importanti da far circolare

Israele deferita dal Sudafrica alla Corte Internazionale per genocidio. A Gaza la resistenza palestinese fa giustizia

Secondo il Wall Street Journal, la guerra nella Striscia di Gaza ha lasciato una distruzione paragonabile alla campagna più distruttiva della storia moderna, confermando che Israele ha sganciato 29.000 bombe che hanno distrutto circa il 70% delle case nella Striscia.

Scontri con mitragliatrici pesanti si sono verificati tra la resistenza palestinese e le forze di occupazione israeliane nel campo di Bureij. Le Brigate Al-Qassam rivendicano che i loro combattenti hanno fatto saltare in aria un carro armato Merkava con una mina e hanno completamente distrutto un trasporto truppe con un proiettile Al-Yassin 105 a nord del campo profughi di Bureij, nella Striscia di Gaza centrale.

Le Brigate Al Quds affermano che i propri combattenti sono impegnati in feroci scontri con le forze di occupazione nelle aree di avanzata a nord e ad est della città di Khan Yunis. Gli aerei israeliani hanno lanciato una serie di violenti raid sulla città di Khan Yunis, a sud della Striscia di Gaza, e Israele ha anche preso di mira le vicinanze dell’ospedale Nasser.

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Un ufficiale israeliano che festeggiava le brutalità dei coloni è stato ucciso dalla resistenza palestinese

Un video postato poche settimane fa dal 33enne ufficiale della riserva israeliana, faceva vedere il

sabato 30 dicembre 2023

pc 30 dicembre - Dal sit-in cittadino di ieri pomeriggio a Palermo davanti la fabbrica di armi Leonardo contro la guerra imperialista e a sostegno del popolo palestinese - foto e alcuni video

Ieri pomeriggio abbiamo partecipato al sit-in promosso da Assemblea NoGuerra, Movimento No Muos e Rete Siciliana per la Palestina, che si è svolto davanti la fabbrica Leonardo, nel quartiere Guadagna.  Un sit-in presidiato da digos e polizia in modo esagerato, che ha posto la necessità, dopo la denuncia fatta attraverso diversi interventi contro la guerra al servizio degli interessi dei padroni capitalisti complici con i governi degli Stati imperialisti, dagli Usa all'Italia, dei massacri di popoli  in tanti paesi oppressi del mondo e ora in particolare del genocidio del popolo palestinese messo in atto dallo Stato nazisionista di Israele, di continuare la mobilitazione contro la guerra dei padroni, a sostegno del popolo palestinese e di tutti i popoli oppressi, contro la militarizzazione dei territori.  Diverse le persone che passando con le macchine dal centro commerciale attiguo rallentavano per vedere i cartelli e gli striscioni. 











Interventi di compagni di proletari comunisti 



Intervento di una studentessa del Fgc

Intervento della compagna  che ha letto il comunicato Mfpr ripreso e in collegamento con le iniziative messe in campo dalle compagne nelle altre città da L'Aquila e Milano 

pc 30 gennaio - La legge di Bilancio del governo antioperaio e antipopolare Meloni passa facilmente in Parlamento


Una critica condivisibile - estratti

Con la legge di bilancio devono decidere come spartirsi i soldi delle casse dello Stato.  Ogni partito punta ai suoi interessi e a quello dei suoi elettori di prima fede. Finanziamenti agli industriali, qualche obolo ai lavoratori dipendenti e poco o niente per i servizi sociali.  Entro il 31 dicembre la legge di bilancio, contenente la manovra triennale di finanza pubblica, deve essere approvata. La manovra fiscale, nella propaganda dello Stato “democratico”, dovrebbe rappresentare il modo in cui lo Stato destina i capitali, raccolti attraverso l’imposizione fiscale e il debito pubblico, alla spesa pubblica al “servizio dei cittadini”. In realtà, la maggior parte di queste risorse ritorna ai padroni attraverso una serie di misure che vanno dagli “aiuti all’economia”, alle spese militari che arricchiscono prima di tutto gli industriali impegnati nella produzione di armi, al pagamento degli interessi sul debito pubblico a favore delle banche, i maggiori investitori, e ai ricchi in generale. Solo una parte della spesa sociale, affinché il processo di produzione proceda senza intoppi, viene impegnata per i servizi essenziali, tra i quali, per consistenza degli investimenti, spicca il finanziamento delle forze della repressione: poliziotti e carceri. Coercizione e controllo sociale sono fondamentali per il sistema.

I soldi che vanno agli industriali


Nell’ultima manovra, le imprese sono direttamente rappresentate nel bilancio da un capitolo importante anche se non in termini percentuali, il 14.1%, sotto la voce affari economici, ma parliamo di circa 4 mld. Ma i soldi sono molti di più, disseminati negli altri capitoli di spesa. Gli interventi unitari ed anche gli aiuti ai singoli imprenditori vanno dal credito d’imposta per l’acquisizione dei beni strumentali connessi con la Zona Economica Speciale (ZES) unica del Mezzogiorno per 1,8 miliardi; alla realizzazione del ponte sullo stretto di Messina che per avvio dei lavori vale 2.3 miliardi; dalle meno tasse per chi assume, al rifinanziamento della nuova Sabatini con 50 milioni per le piccole e medie imprese per acquisto di beni strumentali. La manovra sarà finanziata con un extra deficit da 15,7 miliardi combinato con il rincaro delle accise sui tabacchi e una “razionalizzazione” (leggi tagli) sui ministeri e sugli enti locali più legati ai servizi essenziali per i cittadini; mentre della possibile tassazione ai profitti del caro-tassi di banche e dalla Global minimum tax, ovvero la nuova imposta minima sui “giganti” societari, tanto sbandierata nei mesi scorsi, rimane solo un’apparente dichiarazione di principio di un prelievo del 15% dei profitti, tutta da verificare e quantificare vista la maestria delle aziende nel ritoccare i bilanci, cosa resa loro ancora più facile dalle innumerevoli scappatoie che la normativa concede.

L’obolo ai “lavoratori”, il favore agli imprenditori

A favore dei “lavoratori”, sulla carta, c’è la riduzione dei contributi previdenziali a carico dei dipendenti a cui sono destinati quasi 11 miliardi. Il taglio del cuneo fiscale viene introdotto come strumento per combattere gli effetti dell’inflazione sul reddito dei lavoratori dipendenti, ma nonostante la mole, individualmente è un misero obolo che vale poco rispetto ad un’inflazione dichiarata del 5.7%, ma che sui prodotti alimentari arriva ufficialmente all’11%. Anche su questo, lo Stato, con il taglio del cuneo, ha fatto l’elemosina agli operai e un favore agli imprenditori che scaricano sulla spesa pubblica un misero aumento dei salari che rimangono da fame e che, rispetto all’inflazione, si riducono costantemente. Non a caso, in America gli operai hanno costretto i padroni a reintrodurre la Cola, una sorta di adeguamento al carovita, ed ottenuto un sostanzioso aumento salariale, anche se lontano dalle richieste alla base della mobilitazione. Da noi, i padroni continuano a macinare profitti e agli operai toccano solo le briciole del cuneo fiscale a carico della spesa pubblica. Anche su questo però, gli imprenditori storcono il naso. Da un lato auspicano che la misura sul cuneo diventi permanente, perché è meglio che l’incremento salariale per contrastare gli effetti dell’inflazione lo paghi, o meglio, faccia finta di pagarlo, lo stato e non direttamente i loro dividendi, dall’altra temono che questo provvedimento distoglierà utili risorse dalla produzione e quindi dai profitti. Intanto lo Stato da un lato rassicura i padroni sulla temporaneità del provvedimento e dall’altra rassicura che i soldi continueranno ad andare principalmente a loro eliminando il reddito di cittadinanza e facendo la guerra al salario minimo. Il taglio del cuneo, ma anche l’estensione dell’aliquota Irpef del 23% fino a soglia 28.000 euro, sono palliativi per il solo 2024 che non cambieranno granché il potere di acquisto dei salari mentre per la borghesia il lauto banchetto continua. Per il superbonus, per esempio, al di là delle dichiarazioni ufficiali, il credito d’imposta sfiorerà i 100 mld nel 2024.

Legnate sul fronte delle pensioni

La generosità dello Stato non si limita a questo. Sul fronte pensioni sono altre legnate. Il governo con la manovra prevede in tutte le forme di pensionamento anticipato (quota 103, peggioramento dell’APE e opzione donna) una riduzione della pensione in cambio della sua erogazione anticipata e la scomparsa del calcolo retributivo degli importi. L’obiettivo è quello di calcolare l’importo degli anni di pensione anticipata interamente col sistema contributivo, abbassando inoltre il limite di importo massimo consentito dell’assegno mensile. Non tutti però vengono colpiti. Infatti, si trovano fondi aggiuntivi per le integrazioni salariali delle forze armate e delle forze dell’ordine e nulla viene detto sulla estensione della legge Fornero anche a queste categorie, malgrado questa “armonizzazione” con gli altri dipendenti pubblici sarebbe dovuta scattare già dal 2012. Per gli altri il peggioramento è assicurato. Per ora solo i medici, grazie alla loro mobilitazione, sembra che abbiano ridimensionato l’attacco alle loro pensioni.

Le menzogne sulla sanità


La Sanità in generale, sulla carta, sembra l’unico settore che ha avuto qualcosa in più, ma nella realtà, le risorse sono comunque limitate e destinate essenzialmente per il rinnovo dei contratti del personale, il servizio sanitario continuerà a peggiorare nel complesso. La problematica delle liste di attesa è stata formalmente affrontata, perché non se ne poteva fare a meno, ma le risorse destinate, 280 milioni, non basteranno per risolvere le tante richieste, l’accesso al servizio sanitario resta comunque un percorso ad ostacoli, spingendo le urgenze verso la sanità privata e per chi non se lo può permettere, parliamo di operai, lavoratori e pensionati poveri, o si finisce col sottrarre reddito al sostentamento, o si crepa.

S. C. - operai contro

pc 30 dicembre - Sit-in al Carrefour Cinecittà 2 - Roma in solidarietà con il popolo palestinese


pc 30 dicembre - Le forze della resistenza palestinese chiamano all’azione comune

Giovedì 28 dicembre è stata rilasciata in Libano una dichiarazione congiunta da parte dei leader dei principali gruppi della Resistenza palestinese.

La dichiarazione è stata rilasciata a seguito di “un incontro consultivo a Beirut”, si legge in un comunicato stampa, una copia del quale è stata ricevuta dal Palestinian Chronicle.

I gruppi coinvolti nell’incontro in Libano sono stati il Movimento di Resistenza Islamica Hamas, il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, il Movimento della Jihad Islamica Palestinese, il Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina e il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina – Comando Generale.

Di seguito sono riportati alcuni estratti della dichiarazione finale.

Liquidare la Palestina

In primo luogo, l’obiettivo finale di Israele, attraverso i suoi continui attacchi brutali contro i palestinesi in tutto il mondo, e il genocidio in corso a Gaza, è quello di sfollare il popolo palestinese e di “porre fine alla causa nazionale palestinese e liquidare i legittimi diritti nazionali del nostro popolo, determinando il destino, stabilendo lo stato palestinese indipendente con Al-Quds (Gerusalemme Est) come capitale, e garantendo il diritto al ritorno per i rifugiati del nostro popolo alle loro case e proprietà. secondo la risoluzione 194.”

Contrastare gli obiettivi di Israele

In secondo luogo, la Resistenza è riuscita a “sventare gli obiettivi del nemico, dimostrando la sua

pc 30 dicembre - Leggi lo straordinario blog internazionalista in lingua originale maoistroad

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pc 30 dicembre - Palestina - libertà per Khalida Jarrar - info e appello alla più ampia solidarietà

Ce mardi 26 décembre, l’armée d’occupation israélienne a kidnappé dans la nuit, la députée et militante féministe Khalida Jarrar à son domicile de Ramallah. Khalida Jarrar, est ancienne représentante du Front populaire de libération de la Palestine (FPLP), qui avait été au Conseil national Palestinien. Elle a déjà été mise en détention à quatre reprises par Israël  qui n’a jamais réussi à faire taire cette militante féministe, particulièrement impliquée dans la défense des droits des prisonnier-es politiques palestinien-nes.

 secours rouge

Dal blog femminismorivoluzionario

Gli occupanti israeliani hanno arrestato nuovamente – senza alcuna accusa, come capita a migliaia di palestinesi – la parlamentare, compagna e femminista palestinese Khalida Jarrar.

La Jarrar è stata rapita, nella notte tra il 25 e il 26 dicembre, dalla sua abitazione a Ramallah – in Cisgiordania – e portata in carcere, assieme ad altri compagni e compagne del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, principale forza politica della sinistra marxista palestinese.

Il 27 dicembre la Jarrar – ricercatrice all’Università di Birzeit – avrebbe dovuto partecipare a un panel dedicato proprio ai prigionieri politici, organizzato dall’Arab Studies Institute di Washington e Beirut e dal titolo “Prisons and incarceration in a time of genocide” (prigioni e incarcerazione in tempi di genocidio).

Khalida Jarrar – eletta membro del Consiglio legislativo nelle ultime elezioni parlamentari che in Palestina risalgono ormai al 2006 – è stata arrestata almeno quattro volte negli scorsi anni, sempre senza alcuna accusa specifica, se non il fatto di essere una militante politica della sinistra palestinese, quella dell’FPLP, organizzazione politica che Israele (e quindi a ruota Ue e Usa) bollano come “terroristica”.

L’ultima volta nel 2019, con due anni di carcere preventivo per “attività che mettono a repentaglio la sicurezza” (questa la giustificazione di Tel Aviv) prima del rilascio, nel 2021. In quell’ultima detenzione le fu impedito di partecipare al funerale della figlia, Suha Ghassan Jarrar, deceduta poche settimane prima che la madre uscisse dalle carceri israeliane, dove era entrata, per la prima volta, nel 1989.

Durante le sue detenzioni, la Jarrar ha curato in carcere programmi educativi indipendenti per insegnare alle ragazze minorenni detenute l’istruzione superiore (negata da Israele) oltre che per insegnare alle donne adulte i loro diritti ai sensi del diritto internazionale.

La sua lotta, dentro e fuori le carceri, è diventata anche una breve autobiografia, all’interno del libro (edito nel maggio 2022) “Our vision of liberation”, dove lo storico israeliano anti-occupazione Ilan Pappè e il giornalista palestinese-americano Ramzy Baroud (direttore di www.palestinechronicle.com) intervistano numerosi attivisti palestinesi, intellettuali, leader popolari e politici.

Clicca qui per leggere il capitolo scritto da Khalida Jarrar e intitolato “Creare speranza nella disperazione: come resistere e vincere nelle carceri israeliane”.

APPELLO INTERNAZIONALE – Per la liberazione di Khalida Jarrar è stata lanciata una mobilitazione internazionale, come si legge sul sito di Samidoun, il network solidale internazionale che si batte al fianco dei prigionieri politici palestinesi (clicca qui per l’appello).

L’intervista di Radio Onda D'urto sulla Jarrar, l’Fplp e le migliaia di prigionieri politici palestinesi (si stima siano quasi 10mila, la metà dei quali dopo il 7 ottobre 2023) a Romana Rubeocaporedattrice di The Palestine Chronicle, effettuata giovedì 28 dicembre. 




Sulla figura di Khalida Jarrar e, più in generale, il ruolo e il posizionamento delle forze della sinistra palestinese Radio Onda D'urto ha intervistato mercoledì 27 dicembre Francesco Giordano, compagno del collettivo Palestina Rossa. 

pc 30 dicembre - Argentina manifestazione dei lavoratori si scontra con la polizia

Argentine: Affrontements à la manifestation syndicale contre legouvernement Milei.

La CGT, principale confédération syndicale d’Argentine, avait convoqué, avec d’autres organisations sociales, une manifestation contre les plans économiques du gouvernement de Javier Milei. Les affrontements ont commencé lorsque des dizaines de policiers anti-émeutes ont formé un cordon à l’intersection des avenues Corrientes et 9 de Julio pour éviter que la circulation ne soit perturbée par le flux massif de manifestants traversant la rue. Au cours des incidents, un policier a été blessé après avoir été heurté par un bus municipal et sept personnes ont été arrêtées. Par ailleurs, au milieu des émeutes, un journaliste a été frappé par derrière par un agent de la police anti-émeute. Depuis dix jours, l’Argentine applique un protocole largement critiqué, mis en œuvre par la ministre de la sécurité, Patricia Bullrich, qui interdit le blocage des voies publiques lors des manifestations. La marche de la semaine dernière, la première contre le gouvernement de Javier Milei, coïncidait avec le 22e anniversaire de la crise économique, politique et sociale de décembre 2001, qui avait conduit à la démission du président radical Fernando de la Rúa (1999-2001) et fait 39 morts parmi les manifestants.

secours rouge

pc 29 dicembre - Ancora sugli arresti di antifascisti in Ungheria e su Gabriele - info

 secours rouge

Allemagne/Hongrie: Le point sur les antifas de Budapest

Lundi 11 décembre, Maja,  a été arrêté.e à Berlin dans le cadre des enquêtes sur différents affrontements contre des néonazis, pendant la période du « Jour de l’honneur » de 2023, à Budapest. Des milliers de néonazis s’étaient rassemblés dans la capitale hongroise et certains d’entre eux avaient été attaqués. Ilaria et Tobias sont en détention à Budapest depuis février, accusés d’avoir participé à ces actions, et Gabriele est actuellement détenu à Milan. Certain.e.s camarades allemand.e.s visé.e.s par d’autres mandats d’arrêt européens pour les mêmes faits sont en fuite depuis plusieurs mois. Lors de son

pc 29 dicembre - Dal blog tarantocontro - Ex Ilva - Oggi ennesimo passaggio a vuoto. Ancora rinvio a gennaio - Ma a gennaio deve essere sciopero!


L’incontro di oggi tra governo e sindacati è stato un ennesimo passaggio a vuoto e senza soluzione. La nota che riportiamo in coda, fatta dalla Gazzetta del Mezzogiorno, costituisce una prima info.

Diciamo chiaro che noi non pensiamo affatto che l’incontro dell’8 gennaio uscirà con una soluzione. Certo, qualcosa sarà più chiaro, almeno delle intenzioni effettive del governo, non le ipotesi che si succedono sui giornali.

A nostro giudizio è “l’accordo segreto” Fitto/Mittal che andrà avanti, ma certamente senza una soluzione vera. E il proseguio di questo è che Invitalia farà un passo indietro.

Per dirla brutale: non è la Morselli che se ne va ma Bernabè.

L’alternativa per loro è una sola, non la nazionalizzazione ma l’amministrazione straordinaria.

Ove Mittal non ottenesse il risultato previsto dall’”accordo segreto” con Fitto (che poi è Meloni) secondo i particolari ampiamente illustrati dalla stampa, l’Amministrazione straordinaria – come peraltro sono costretti a dire i dirigenti dei sindacati confederali - sarà senz’altro un rimedio peggiore del male in materia di tutela degli interessi dei lavoratori.
I lavoratori, al di là delle dichiarazioni dei segretari dei sindacati confederali e dei loro megafoni sui posti di lavoro, non hanno voce in capitolo.

La verità è che dal 1° gennaio parte la nuova cassaintegrazione unilaterale, e i sindacati confederali non sono riusciti neanche a produrre un congelamento di essa, in attesa di…

Drammatica resta la situazione dell’appalto, qui le aziende AIGI hanno chiesto un incontro urgente ai sindacati per comunicare una cassintegrazione generalizzata. Pur essendo differenziate le situazioni nell’appalto, come lo sono state e lo sono tuttora in relazione agli stipendi e 13°, è chiaro che tutte le Ditte dell’appalto a macchia d’olio, a catena, possono trovarsi nelle stesse situazioni, sia nella zona industriale che al porto.

Alla Castiglia gli operai organizzati dallo Slai cobas stanno continuando a battersi comunque per la proroga dei contratti in corso almeno ad un anno e passaggio a tempo indeterminato il più presto possibile, all’interno della difesa del contratto metalmeccanico - contro contratti multiservizi voluti dai padroni e sottoscritti dai sindacati.

Comunque per noi la settimana 8/12 gennaio è quella dello sciopero, della non accettazione di alcun ricatto, né di Acciaierie né dei padroni dell’appalto, e meno che mai come garanzia “paracadute” offerta dal governo. 

DALLA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO

Ex Ilva, incontro a Roma tra i sindacati con i ministri Fitto e Urso. «L'8 gennaio Mittal dia

venerdì 29 dicembre 2023

pc 29 dicembre - 'FORMIAMO UN CONTINGENTE CHE VA IN PALESTINA'. DALLA PIAZZA DI MILANO UN GIUSTO APPELLO CHE APPOGGIAMO, CHE VA APPOGGIATO E FATTO CRESCERE

...contro i criminali sionisti israeliani, noi siamo pronti, per una forza di interposizione, a fare scudi umani con i nostri corpi, contro i vostri carri armati, le vostre armi che stanno uccidendo gli innocenti a Gaza... Siamo pronti a partire subito, per i nostri fratelli

Questo importante messaggio, è  stato lanciato al corteo di sabato 23  dicembre a Milano, (per problemi tecnici del primo intervento abbiamo solo l'audio) e salutato calorosamente dalla manifestazione.

https://drive.google.com/file/d/1U5-kAD04YHw8K4x1g3gTvCX5EkRt8TTq/view?

UNA   PAROLA D'ORDINE   DA   PORTARE IN  TUTTE LE  PIAZZE!

...noi siamo pronti, come Proletari Comunisti, come operai dello Slai Cobas per il sindacato di classe, a costruire una brigata di solidarietà e andare in Palestina a Gaza. Questo serve, costruire le nostre brigate di solidarietà internazionali, e andare a contrastare quelli che sono i fascisti e nazisti...

pc 29 dicembre - Riceviamo da Kommunistischer Aufbau - Germania: Auguri rivoluzionari di Capodanno per il 2024

 Cari compagni,

L’anno 2023 volge al termine. Come in molti altri paesi del mondo, la borghesia tedesca accompagna i preparativi per la guerra con un programma di militarizzazione interna.

Mentre in vari Länder federali vengono approvate o preparate leggi che limitano la libertà di riunione o altri diritti democratici, in queste settimane i migranti in Germania sono un bersaglio particolare delle campagne borghesi e razziste.

Mentre l’imperialismo tedesco è uno dei principali autori della distruzione e del saccheggio dei paesi d’origine di molti profughi, allo stesso tempo fa tutto il possibile per proteggersi dalle conseguenze dei suoi crimini con recinzioni di confine e motovedette. Sono numerosi gli attacchi contro i popoli oppressi del mondo, sferrati anche in nome dell’imperialismo tedesco.

È chiaro che la lotta coerente contro le guerre imperialiste, la povertà e la distruzione dell’ambiente naturale per noi comunisti in Germania non può significare altro che abbattere questo mostro.

Pieni di impazienza rivoluzionaria, stiamo aspettando l’anno 2024, perché vogliamo trasformarlo in un anno di successi ancora maggiori e di passi coraggiosi verso questo obiettivo.

Questo lo promettiamo a tutti i compagni, ovunque si trovino a combattere nel mondo, sia nelle fabbriche, nelle strade, nelle trincee della rivoluzione o in prigione.

Compagni, il vostro esempio ci dà coraggio e fiducia ogni giorno!

Brindiamo ad un anno di lotta rivoluzionario di successo nel 2024!

giovedì 28 dicembre 2023

pc 28 dicembre - Marx: "L'uomo fa la religione, e non la religione l'uomo"...

In questi giorni "natalizi" in cui di "religione" si abbonda, è utile leggere passi - che riprendiamo - della critica della religione di Karl Marx 

Da Per la critica della filosofia del diritto di Hegel. Introduzione

Karl Marx (1844)

"Per la Germania, la critica della religione nell'essenziale è compiuta, e la critica della religione è il presupposto di ogni critica.

L'esistenza profana dell'errore è compromessa dacché è stata confutata la sua celeste oratio pro aris et focis (preghiera per l'altare e il focolare). L'uomo il quale nella realtà fantastica del cielo, dove cercava un superuomo, non ha trovato che l'immagine riflessa di se stesso, non sarà più disposto a trovare soltanto l'immagine apparente di sé, soltanto il non-uomo, là dove cerca e deve cercare la sua vera realtà.

Il fondamento della critica irreligiosa è: l'uomo fa la religione, e non la religione l'uomo. Infatti, la religione è la coscienza di sé e il sentimento di sé dell'uomo che non ha ancora conquistato o ha già di nuovo perduto se stesso. Ma l'uomo non è un essere astratto, posto fuori del mondo. L'uomo è il mondo dell'uomo, Stato, società. Questo Stato, questa società producono la religione, una coscienza capovolta del mondo, poiché essi sono un mondo capovolto. La religione è la teoria generale di questo mondo, il suo compendio enciclopedico, la sua logica in forma popolare, il suo point d'honneur spiritualistico, il suo entusiasmo, la sua sanzione morale, il suo solenne compimento, il suo universale fondamento di consolazione e di giustificazione. Essa è la realizzazione fantastica dell'essenza umana, poiché l'essenza umana non possiede una realtà vera. La lotta contro la religione è dunque mediatamente la lotta contro quel mondo, del quale la religione è l'aroma spirituale.

La miseria religiosa è insieme l'espressione della miseria reale e la protesta contro la miseria reale. La religione è il sospiro della creatura oppressa, il sentimento di un mondo senza cuore, così come è lo spirito di una condizione senza spirito. Essa è l'oppio del popolo.

Eliminare la religione in quanto illusoria felicità del popolo vuol dire esigerne la felicità reale. L'esigenza di abbandonare le illusioni sulla sua condizione è l'esigenza di abbandonare una condizione che ha bisogno di illusioni. La critica della religione, dunque, è, in germe, la critica della valle di lacrime, di cui la religione è l'aureola.

La critica ha strappato dalla catena i fiori immaginari, non perché l'uomo porti la catena spoglia e sconfortante, ma affinché egli getti via la catena e colga i fiori vivi. La critica della religione disinganna l'uomo affinché egli pensi, operi, configuri la sua realtà come un uomo disincantato e giunto alla ragione, affinché egli si muova intorno a se stesso e perciò, intorno al suo sole reale. La religione è soltanto il sole illusorio che si muove intorno all'uomo, fino a che questi non si muove intorno a se stesso.

È dunque compito della storia, una volta scomparso l'al di là della verità, quello di ristabilire la verità dell'al di qua. È innanzi tutto compito della filosofia, la quale sta al servizio della storia, una volta smascherata la figura sacra dell'autoestraneazione umana, quello di smascherare l'autoestraneazione nelle sue figure profane. La critica del cielo si trasforma così nella critica della terra, la critica della religione nella critica del diritto, la critica della teologia nella critica della politica..."

pc 28 dicembre - Le bestie sioniste israeliane come i nazisti e tutti i peggiori criminali dell'imperialismo.


Le forze israeliane rastrellano uomini e bambini palestinesi e li detengono seminudi nello stadio di Gaza

Un video registrato dal giornalista israeliano mostra uomini, bambini e anziani palestinesi con le mani legate dietro la schiena nello stadio di Gaza

Fonte: English version

A cura dello staff MEE – 26 dicembre 2023

Immagine di copertina: Palestinesi rastrellati in uno stadio dopo essere stati arrestati e spogliati (Screengrab/X)

Lunedì le forze israeliane hanno radunato decine di palestinesi nello stadio di Gaza, spogliandoli e legando loro le mani dietro la schiena, secondo le foto e le riprese video condivise sui media locali.

I report affermano che le forze israeliane hanno abusato dei residenti, inclusi uomini, bambini e anziani, prima di radunarli in campo aperto

Le riprese video mostrano soldati israeliani, accompagnati da carri armati, che puntano le armi contro i

pc 28 dicembre - Siamo tutti palestinesi! Milano è palestinese - Sabato 30 dicembre ore 15,00


indetto dalle Comunità e dalle Associazioni palestinesi.

concentramento  in porta Ticinese e termine in Porta Romana.

Fermiamo il genocidio del popolo Palestinese!

Fermiamo la pulizia etnica sionista in Palestina!

Basta apartheid!

Basta occupazione militare!

Fermiamo la mano assassina di Israele!

PALESTINA LIBERA!

SABATO 30 DICEMBRE

corteo a Milano

tutte e tutti in piazza in solidarietà con il popolo Palestinese. Concentramento ore 15,00 in piazza XXIV maggio con termine in piazza Medaglie d’Oro.

Locandina ufficiale delle Associazioni e delle Comunità Palestinesi 


pc 28 dicembre - vittoria legale dei lavoratori della GKN - info solidale

News

Ex Gkn: Licenziamenti bloccati. Giudice ha confermato la condotta antisindacale dell’azienda”

today27/12/2023 1

Sfondo
Il commento della Rsu della ex Gkn: “Aspettiamo di leggere la sentenza. Intanto possiamo solo dire che la lotta va avanti: progetti di reindustrializzazione, azionariato popolare e il 31 dicembre tutte e tutti davanti ai cancelli per continuare a difendere il futuro di una fabbrica che sempre più persone, realtà sociali e movimenti vogliono pubblica e socialmente integrata”. Questo il primo commento del Collettivo di Fabbrica dopo la sentenza del Giudice del Tribunale del Lavoro di Firenze che ha annullato la procedura di licenziamento collettivo dei dipendenti, efficace dal 1 gennaio".

Firenze. Il Tribunale annulla i licenziamenti alla GKN

Il Tribunale di Firenze ha accolto il ricorso presentato dalla Fiom per condotta antisindacale e per il ritiro dei licenziamenti dei 185 lavoratori dello stabilimento ex Gkn di Campi Bisenzio. E’ stata così annullata la procedura di licenziamento per i lavoratori.

Per la seconda volta in poco più di due anni, un tribunale del lavoro sanziona la procedura di licenziamento collettivo seguita dalla Gkn – l’azienda di automotive di Campi Bisenzio, oggi Qf spa, posta in liquidazione e che fa capo all’imprenditore Francesco Borgomeo. Il motivo è la violazione dell’articolo 28 dello Statuto dei lavoratori.

Si tratta di una boccata d’ossigeno in extremis per i quasi 200 operai della ex-Gkn e le loro famiglie.

La procedura di licenziamento, senza la sentenza del giudice, sarebbe stata esecutiva dal 1 gennaio 2024, con 185 dipendenti a casa e la parola fine sul tentativo di salvataggio della fabbrica.

Una festa per festeggiare la vittoria è stata convocata per il 31 dicembre dentro la fabbrica presidiata dai lavoratori.

Non è finita finché non è finita” commenta il Collettivo di fabbrica della Gkn. “Annullata la procedura di licenziamento. Andiamoci a prendere la vita, la reindustrializzazione, il lavoro, la dignità. Il 31 dicembre tutte e tutti qua”.


mercoledì 27 dicembre 2023

pc 27 dicembre - Calendari 2024 del Mfpr e Slai cobas sc - I nostri auguri

Dedicato 

Alle lavoratrici che indomite hanno lottato contro padroni, governo, Stato, portando la marcia in più perchè tutta la vita deve cambiare
Alle donne Palestinesi che trasformano il loro immenso dolore, le lacrime per il sangue dei bambini, in resistenza contro lo Stato nazisionista di Israele e gli imperialismi che lo sostengono
Alla grande manifestazione del 25 novembre di mezzo milione, per tutte le "giulie" uccise, contro il moderno medioevo/patriarcalismo, per la Palestina, contro il governo fascista Meloni complice e la polizia a difesa degli uomini/feccia che odiano le donne

Il nostro augurio: che il nuovo anno sia delle donne "pericolose"
MFPR


Operai,
quest'anno cosa dovremmo festeggiare? Padroni e governo tengono sospeso ad un filo il nostro lavoro, tutta la nostra vita. E' uno scontro di classe, che richiederebbe una "guerra di classe" di parte operaia.
Per questo, l'unico augurio è che il nuovo anno sia di lotta, una vera lotta prolungata.
La nostra fiducia scientifica è nella forza operaia quando lotta per sè, sui suoi obiettivi. 

SLAI COBAS per il sindacato di classe