martedì 7 novembre 2023

pc 7 novembre - Solidarietà alle popolazioni colpite dall'alluvione - e ancor più colpite da questo Stato e governi - Da Controinformazione rossoperaia del 6/11


La nostra vicinanza e solidarietà alle popolazioni della Toscana su cui si è abbattuto l'alluvione, un estremo evento climatico che ormai sta diventando sinonimo di strage per le responsabilità politiche di questa classe dominante - sono 7 i morti e 2 i dispersi- con il conseguente carico di distruzione di città, paesi, case, strade. Sono 1200 gli sfollati in un’area che va da Firenze/Campi Bisenzio, a Pisa, Prato, Pistoia. Chi è stato colpito ha perso tutto, case, macchine, anni di sacrifici buttati via…

Anche altre regioni come il Friuli, la Liguria, hanno avuto danni ma in Toscana le conseguenze sono state più pesanti, qui ci sono state delle vittime.

Sta accadendo sempre più di frequente eppure per i media, per gli amministratori, per il governo, sembra sempre la prima volta.

Il disastro di maggio dell’Emilia Romagna non ha spinto le istituzioni e il governo a impegnarsi nella difesa dei territori e delle popolazioni – abbiamo visto in questi giorni di maltempo che i fiumi della Romagna si stavano di nuovo gonfiando in maniera preoccupante - ma è un’illusione pensare che da questo Stato e dal governo ci possa essere qualsiasi tipo di soluzione a fare fronte agli eventi climatici che si trasformano, ormai sempre più frequentemente, in disastri idrogeologici, in enormi tragedie per le persone. Anzi, il cambiamento climatico diventa un alibi per salvarsi dalle proprie responsabilità!

Certo, è anche crisi climatica, come denunciano i movimenti ambientalisti, come esito inevitabile di questo sistema capitalistico che per il profitto distrugge uomini e ambiente; ma queste denunce trovano un potere politico sordo, e lo è proprio perché è espressione di questo sistema capitalista, che spesso alle denunce , alle proteste, lotte risponde solo con la repressione.

Non si abbatte invece la repressione sulle Istituzioni locali che l’unica cosa che sanno dire alle proprie

lunedì 6 novembre 2023

pc 6 ottobre - Dal Brasile a Berlino con la Palestina!

dal blog internazionalista Maoistroad

Brazil for Palestine

pc 6 novembre - Con la Palestina in tutte le forme - Julia Boutros - Al Haq Silahi

pc 6 novembre - Nelle scuole il governo e le autorità scolastiche portano ideologia militarista, nazionalista e guerrafondaia - Torino

Veterani dell'esercito nelle scuole per insegnare l'Amor Patrio, ma il Pd insorge: "Solo propaganda"

L'iniziativa finanziata dalla Regione Piemonte su proposta dell'assessore Marrone. Chiara Gribaudo: "Cirio è stato commissariato da Fratelli d'Italia"

È stato presentato ieri in piazza Castello, durante le celebrazioni del 4 Novembre, il progetto "Patres" promosso da Anarti Torino, in collaborazione con Assoarma. Il progetto, vincitore del bando “Invecchiamento Attivo” promosso dall'assessorato

pc 6 novembre - Torino - Via la Polizia dall'Università

Il dipartimento di Filosofia e Scienze dell’educazione di UniTo condanna la presenza della polizia in università

É la prima volta che un organo collegiale dell’ateneo si esprime in modo netto sulle manganellate della polizia dentro il Campus Einaudi

TORINO – Il dipartimento di Filosofia e scienze dell’educazione di UniTo ha espresso la sua condanna ufficiale riguardo alla presenza della polizia dentro l’ateneo. Durante la seduta del Consiglio di dipartimento di ieri, venerdì 3 novembre, i/le rappresentanti degli studenti hanno inserito all’ordine del giorno una discussione sui fatti della scorsa settimana.

“Il dipartimento – si legge nella nota stampa dei collettivi studenteschi – condanna la presenza della polizia in ateneo, l’impedimento di accesso ad un dibattito e la violenza a danno di chi esprimeva dissenso e con la quale il dipartimento chiede che il rettore si esprima in merito.”

L’affaire Fuan

“La militarizzazione dei nostri spazi e l’agibilità politica ai fascisti va combattuta alla radice. – continua Cambiare Rotta – Vogliamo che i dipartimenti di UniTo si schierino anche contro la presenza del Fuan nell’albo delle associazioni; la sua è un’attività promotrice di odio.”

Quali collettivi hanno partecipato alla decisione

Cambiare Rotta, Collettivo Riserva Culturale, Obiettivo Studenti: questi i tre collettivi presenti in Consiglio di dipartimento secondo le ultime elezioni studentesche.

pc 6 novembre - ORE 12 - Controinformazione rossoperaia - Con le popolazioni alluvionate - Operai scendono in campo con la Palestina e contro la guerra - Dalle operaie in lotta di Tessitura Mottola srl

pc 6 novembre - Blocchiamo gli armamenti verso Israele! Appello dei portuali del Calp di Genova per il 10 novembre

Con l’aiuto e la collaborazione attiva dei nostri compagni di porto di Livorno e Napoli, abbiamo intercettato una nave israeliana che trasporta armi utili per la guerra decennale contro il popolo palestinese. Poi è scoppiata una vicenda diplomatica: il governo israeliano non poteva tollerare che un gruppo di lavoratori in Italia intralciasse i suoi piani coloniali contro il popolo palestinese. Poi hanno cercato di spaventarci senza successo.

Raccogliamo quindi l’appello dei nostri compagni dei sindacati palestinesi a lottare e opporci a questa aggressione contro il popolo palestinese con tutte le nostre forze, boicottandola praticamente con tutti i mezzi a nostra disposizione, e quindi chiediamo a tutti di partecipare alla manifestazione

Vi aspettiamo venerdì 10 novembre, ore 6.00, al Varco San Benigno in via Albertazzi - angolo via Balleydier (zona porto).

Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali

pc 6 novembre - Tessitura di Mottola srl. Continua il presidio alla fabbrica che ha nuovamente impedito l'uscita dei macchinari

L'azienda Tessitura di Mottola srl ci riprova. Questa mattina alle 9 si sono ripresentati gli incaricati dell'azienda per far uscire i macchinari dalla fabbrica, questa volta presenti anche i carabinieri. Ma il presidio compatto e unitario dei lavoratori li ha nuovamente rimandati a "casa". 

I lavoratori stanno dalla parte della ragione. L’azienda Albini aveva promesso di lavorare a una soluzione che permettesse ai lavoratori a fine cassa integrazione a dicembre di ottenere nuova occupazione per tutti e 93 lavoratori e lavoratrici, tutelando redditi e diritti. La task force regionale con l’impegno del presidente Caroli aveva lavorato e lavora ancora per questo. Ma i patti non sono mantenuti e per i lavoratori invece che lavoro c'è licenziamento e Naspi, da cui gli acquirenti del Capannone svuotato, l'azienda Ekasa, poi attingerebbe in tempi ‘biblici’ e a "spizzichi e mozzichi".

Così non va! È giusto e legittimo che i lavoratori si oppongano pacificamente e democraticamente allo svuotamento della fabbrica rivendicando un lavoro garantito per tutti e, nel tempo necessario a questa soluzione, una cassa integrazione a tutela del reddito. 

Quello che è in gioco oltre che il lavoro e il destino di 93 famiglie è il futuro industriale della zona di Mottola e della provincia di Taranto per la quale Tessitura Albini aveva costituito una importante speranza, poi però sacrificata sull’altare del profitto e delle delocalizzazioni. Non si specula sulla vita dei lavoratori e delle loro famiglie!

Il presidio continua anche domani 7 novembre - i macchinari non escono senza vere soluzioni! L’incontro alla Regione del 14 novembre deve portarle. 

Invitiamo stampa e tv a venire al presidio e dare voce alla lotta dei lavoratori. i

Invitiamo Prefettura e Governo ad occuparsene. 

Invitiamo le segreterie provinciali di tutte le OO.SS a metterci la faccia anche presentandosi al presidio e mettendo in campo tutte le iniziative necessarie a livello provinciale e regionale.            

info dal presidio 6 novembre 2023 

Questo comunicato è redatto a cura dello Slai cobas e ne è unico responsabile

pc 6 novembre - Libertà per Ahed Tamim - Libertà per tutti i prigionieri politici nelle carceri israeliani - Libertà per tutto il popolo palestinese - Palestina libera! Palestina vincerà!

Ahed Tamin

L'esercito di Tel Aviv ha arrestato in Cisgiordania l'attivista palestinese 22enne

ahed tamimi attivista arrestata israele palestina

AGI - Ahed Tamimi, "la bionda" per via della folta chioma di capelli riccissimi, arrestata oggi in Cisgiordania dall'esercito israeliano, è da anni una spina nel fianco di Israele. Nel 2018, a soli 17 anni, scontò 8 mesi di carcere inflitti dal tribunale militare per aver schiaffeggiato due soldati israeliani nel villaggio cisgiodano Nebi Saleh. Un gesto che l'aveva trasformata nel simbolo della lotta popolare palestinese contro l'occupazione israeliana. Con lei era stata condannata la madre Narimam.

L'episodio che l'aveva portata in carcere risaliva al 19 dicembre quando, al culmine delle proteste innescate dalla decisione di Donald Trump di trasferire l'ambasciata statunitense da Tel Aviv a Gerusalemme, aveva schiaffeggiato, spintonato e preso a calci due soldati israeliani che si trovavano accanto alla casa di famiglia.

I due militari, ai quali la giovane aveva intimato di andarsene, non hanno reagito a quella che sembrava più una provocazione che un tentativo di fare del male. L'incidente però era stato ripreso con il telefonino e rilanciato su Internet, acquistando grande popolarità. Pochi giorni dopo l'esercito israeliano aveva arrestato la ragazza.

La famiglia Tamimi non era nuova alle proteste: Bassem, il padre, è un noto esponente di al-Fatah, il partito del presidente dell'Autorità nazionale palestinese (Anp) Abu Mazen, e giocava un ruolo importante nelle proteste a Nabi Salih, villaggio 20 km a nord-ovest di Ramallah.

pc 6 novembre - Palermo - ancora in piazza per la Palestina

pc 5 novembre - 4 novembre a Roma contro il nero governo Meloni complice di genocidio

Roma - più di diecimila persone hanno partecipato alla manifestazione “Fuori l’Italia dalle guerre”, con la Palestina fino alla vittoria.

Il corteo, lanciato in occasione della giornata del 4 novembre contro il militarismo e l’invio di armi in Ucraina, per il taglio delle spese militari in favore di quelle sociali, e per l’uscita dell’Italia dalla Nato, con l’evolvere della situazione in Medio Oriente e il massacro in corso nella Striscia di Gaza, si è caratterizzato soprattutto per la solidarietà al popolo palestinese con le parole d'ordine “stop al genocidio a Gaza”, "rompere gli accordi del governo italiano con Israele", "Al fianco della resistenza palestinese, intifada fino alla vittoria".

Massiccia la presenza in piazza di bandiere palestinesi, delle comunità palestinesi e delle altre comunità migranti, soprattutto di origine araba, in prima fila nel corteo e che, con gli studenti, hanno rappresentato la parte maggioritaria e più combattiva della manifestazione.









Partito da Piazza Vittorio, il corteo, al grido di "Israele sionista, stato terrorista", "Free Palestine", "Netanyahu, Biden, Meloni siete una banda di assassini", "pagherete caro pagherete tutto", "siamo tutti Palestinesi", "se non cambierà intifada pure qua", si è concluso in piazza San Giovanni con gli interventi dal camion, la proposta di convocare, a breve, un'assemblea nazionale per il boicottaggio dei prodotti israeliani e l'appello dei portuali di Genova per il boicottaggio, il 10 novembre, della compagnia marittima Zim, che ha messo a disposizione la sua flotta per portare armi verso Israele





domenica 5 novembre 2023

pc 5 novembre - L'imperialismo Usa mette le sue portaerei a difesa di Israele e prepara aggressione all'Iran? L'imperialismo italiano è al suo fianco e servizio

Portaerei Eisenhower e Ford sfilano nel Mediterraneo con la Margottini italiana: la prova di forza (e deterrenza) Nato e Usa contro l'Iran

Ultimo aggiornamento: 5 Novembre, 14:04
Portaerei Eisenhower e Ford sfilano nel Mediterraneo con la Margottini: la prova di forza (e deterrenza) Usa all'Iran
di Simone Pierini
una prova di forza e di deterrenza contro l'Iran. L'immagine della portaerei Eisenhower e della Gerald Ford una al fianco dell'altra che sfilano nel Mediterraneo è un chiaro segnale lanciato dagli Stati Uniti ai suoi nemici per arginare una temuta escalation in Medio Oriente. Destinatario, appunto, l'Iran. Ed è forse per questo motivo che i combattenti degli Hezbollah, da tre settimane mobilitati in migliaia in prima linea contro Israele dal fronte libanese, non sono ancora entrati in scena in maniera massiccia. Insieme alle due potenze del mare in formazione è presente una task force che comprende anche le fregate della Marina italiana Carlo Margottini e Virginio Fasan. «Operare e addestrarsi fianco a fianco dimostra la capacità della Marina americana di portare a termine senza problemi molteplici missioni, scoraggiare l'aggressione e supportare i nostri alleati e partner», ha affermato il contrammiraglio Erik Eslich, comandante del CSG 12.

pc 5 novembre - I sindacati belgi si fermano e bloccano il transito d'armi Usa verso Israele

info in spagnolo facilmente comprensibile
#TITREEl aeródromo belga de Lijea está siendo utilizado por Estados Unidos para trasladar a vuelos de carga de empresas comerciales armas y munición estadounidense con destino a Israel. 

Idafe Martin Pérez

El sindicalismo belga es el primero en Europa que toma medidas contra los bombardeos israelíes sobre la Franja de Gaza. Los trabajadores del aeropuerto belga de Lieja, al este del país y cercano a Alemania y Países Bajos, llevan semanas viendo cómo los vuelos de carga hacia Israel son cada vez más desde que el 7 de octubre pasado el grupo terrorista Hamás lanzó su ataque. Su aeródromo, descubren ahora, está siendo utilizado por Estados Unidos para trasladar a vuelos de carga de empresas comerciales armas y munición que llegan desde los arsenales en Estados Unidos o de bases militares estadounidenses en Europa.

Así que han decidido pedir a sus afiliados que no trabajen en esos vuelos, que no ayuden a cargar ni a

pc 5 novembre - Gli operai e le operaie della Tessitura di Mottola (gruppo multinazionale Albini) bloccano l'uscita dei macchinari

 COMUNICATO DAL PRESIDIO 

Questa mattina, da prima delle ore 7, i lavoratori e le lavoratrici della fabbrica Tessitura di Mottola srl con un presidio unitario molto partecipato hanno impedito all’azienda Albini e ai suoi incaricati di entrare in fabbrica per smontare i macchinari in vista dello svuotamento dell’azienda e la consegna al nuovo soggetto acquirente, Ekasa, solo del capannone; dato che finora alcuna garanzia di assunzione è stata data ai 93 operai, mentre sta per scadere a dicembre la cassa integrazione. 

Di qui la protesta legittima pacifica e di massa dei lavoratori, che continuerà nei prossimi giorni. La richiesta è chiara: o assunzione di tutti o rinnovo della cassa integrazione per il tempo necessario alla riassunzione di tutti.

E' previsto un incontro convocato dalla task force regionale il 14 novembre - i lavoratori chiedono che questo incontro trovi una soluzione verso le loro richieste e si preparano a essere in massa presenti il 14 a Bari.

Dal presidio di Tessitura di Mottola - La voce delle lavoratrici

  

pc 5 novembre - Il Governo italiano ha armato e addestrato gli assassini nazisionisti che stanno compiendo il genocidio a Gaza. Leonardo sempre in prima fila. Una denuncia

Antonio Mazzeo: l'Italia è complice della devastazione di Gaza, ecco perché

AMDuemila 
04 Novembre 2023

Dai caccia di addestramento fino ai cannoni per le navi israeliane, il giornalista illustra il coinvolgimento dell’Italia nell’arsenale israeliano impiegato nella Striscia.

Antonio Mazzeo. “Ho visto le immagini delle distruzioni orribili che si stanno verificando a Gaza. Ho la certezza che quelle operazioni di distruzione sono anche targate Italia”,

i piloti israeliani che oggi stanno radendo al suolo la Striscia a bordo di F-35 e cacciabombardieri da almeno un decennio vengono formati grazie “a un caccia addestratore prodotto in provincia di Varese (Alenia Aermacchi M-346 Master, ndre venduto nel 2012 alle forze armate israeliane”. “Da quel momento in poi, in questi dieci anni, tutti i piloti israeliani si sono addestrati su quei caccia addestratori italiani”, ha affermato. “Pensiamo alle operazioni di morte che Israele ha realizzato dal 2012 ad oggi: tre operazioni di bombardamenti massicci su Gaza (una nel 2014, una nel 2021 e quella attuale, ndrma poi anche bombardamenti in Siria e in Libano”. Non solo aerei addestratori, l’Italia ha fornito alle forze armate israeliane anche elicotteri di formazione.
Si tratta di elicotteri ‘Koala’, aventi la funzione di addestrare e formare i piloti per le operazioni

pc 5 novembre - MILANO 4 NOVEMBRE: OLTRE 10.000 AL FIANCO DEL POPOLO DI PALESTINA. Un flop la provocazione di Salvini. Report, foto dei compagni di proletari comunisti

 A fronte della schifosa campagna di criminalizzazione di media, questura, governo, anche questo sabato una marea di palestinesi, comunità arabe, centri sociali, lavoratori, organizzazioni solidali e politiche, sono scese in piazza al grido di "Stop genocide a Gaza" - "Israele fascista, stato terrorista" - "Free Palestine"; è risuonata forte dal camion la denuncia dei giovani palestinesi della complicità del governo Meloni del genocidio che sta avvenendo in questi giorni, in queste ore, contro il popolo palestinese



https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=pfbid02m65J77LAkm6wYSHzdXUtrNRVn5R6v2Fo5KL6Hg3ANVZUKr3orYFwZfJbUL2fho1Tl&id=731612150&sfnsn=scwspwa

Una manifestazione con una presenza asfissiante di digos che filmavano e registravano, alla ricerca di ipotetici slogan "terroristici", quando proprio dal corteo si alzava forte il grido "le mani di Netanyahu, di Biden, della Meloni, sono sporche del sangue dei bambini, delle donne, dei civili di Gaza"


Una manifestazione che si è ingrossata lungo il percorso e che ha ricevuto la solidarietà anche dai balconi del centro e che ha denunciato vicino la sede di Asso lombarda il sostegno militare del governo italiano

Si è conclusa in piazza Missori per gli interventi dal camion

quì la cronaca di radio onda d'urto

Anche a Milano più di diecimila persone sfilano per le strade del centro città dietro lo striscione “Cease fire now. Niente da festeggiare. Stop war – stop racism”, in solidarietà al popolo palestinese, contro la guerra, il razzismo e contro la manifestazione – che si svolge in contemporanea nel capoluogo lombardo – lanciata dalla Lega e dal ministro Salvini “in difesa dei valori occidentali e di Israele”. Almeno la metà del corteo è composta dalla comunità e dalle associazioni palestinesi. Grande partecipazione anche da parte delle altre comunità originarie di paesi arabi, da parte di giovani di seconda e terza generazione migrante, ma sono presenti anche tutti i centri sociali milanesi e diversi partiti e associazioni della sinistra meneghina.

Ore 16.20 – La prima corrispondenza dal corteo con Elia Rosati, nostro collaboratore della redazione milanese di Radio Onda d’Urto, curatore e conduttore della trasmissione “Lo Scaffale di Primo”. Ascolta o scarica.

Ore 17.20 – La seconda corrispondenza dal corteo milanese con Elia Rosati. La manifestazione si è ingrossata e sta entrando in piazza Missori, dopo aver fatto due tappe simboliche davanti alla Prefettura e ad Assolombarda. Ascolta o scarica.

Infine il flop della manifestazione della Lega con la risposta di Berizzi

La piazza della Lega è un mezzo flop. Erano attese circa 3mila persone e se ne sono presentate alcune centinaia mentre, dall’altra parte in una Milano blindata, il corteo pro Palestina contava più di 10mila presenze. "Fascisti quelli che attaccano Israele" ha scandito dal palco Matteo Salvini.

pc 5 novembre - Francia - Germania: divieti e repressione delle manifestazioni pro-palestinese e delle organizzazioni palestinesi


Da Secours Rouge

Francia

Nonostante il divieto di assembramento, migliaia di persone si sono riunite a Parigi sabato, 28 ottobre, per esprimere il loro sostegno al popolo palestinese. La polizia ha circondato dai 3.000 ai 4.000 manifestanti in Place du Châtelet. 1.359 persone sono state multate di 135 euro per aver partecipato a una manifestazione vietata. Sono state arrestate anche 21 persone. I tentativi di manifestare sono stati repressi dalla polizia, che ha utilizzato lacrimogeni. Il raduno era stato vietato a Parigi per "rischio di disturbo dell'ordine pubblico", decisione convalidata sabato mattina dal tribunale amministrativo. Anche a Nizza, Lione e Montpellier diverse centinaia di persone sono scese in piazza, anche se questa volta le manifestazioni erano state vietate dalla prefettura. 

Germania

Samidoun ufficialmente bandito. Giovedì mattina il ministro degli Interni tedesco Faeser ha vietato l’attività di diverse organizzazioni palestinesi, tra cui la rete Samidoun in Germania. Le conseguenze sono la confisca di qualsiasi proprietà, il divieto di siti web e di tutte le attività (compresi i social media). Le persone che continuano a lavorare per queste organizzazioni sono soggette a procedimento giudiziario.

sabato 4 novembre 2023

pc 4 novembre - Operai in diversi paesi cominciano a scendere in campo per la Palestina - immagini da Gran Bretagna e Canada


pc 4 novembre - Continua la mattanza genocida dello Stato sionista di tipo nazista d'Israele appoggiato dall'imperialismo USA

A Gaza colpiti ospedale pediatrico, una scuola dell'Onu e una cattolica. Raid contro ambulanze a Gaza City, 15 morti e 60 feriti Colpiti nella Striscia l'ingresso dell'ospedale per bambini al-Nasser, una scuola Unrwa nel nord della Striscia, con 12 morti, la scuola cattolica e la moschea Sheikh Zayed

pc 4 novembre - Ancora sulla grande rivolta operaia in Bangladesh

Ne abbiamo parlato per primi vedi post 2 novembre di proletari comunisti

In diversi centri del paese imperversano le manifestazioni, con tanto di fabbriche invase, per le condizioni di lavoro sempre più difficili, stipendi miseri e carovita

La delocalizzazione degli stabilimenti produttivi è sembrata a lungo una soluzione quasi “magica” per il capitalismo occidentale. Bastava portare la produzione più hard – pesante, inquinante, a basso valore aggiunto, ecc – in paesi arretrati, a salari quasi zero e senza diritti sindacali et voilà, il gioco era fatto. I profitti volavano, i salari in Occidente crollavano e con essi anche la forza contrattuale dei lavoratori di casa propria.

Ma ogni soluzione di questo genere non fa che “esportare” per qualche tempo il problema. Ma lo riproduce.

E così anche la lotta di classe nei paesi destinatari delle delocalizzazioni è diventata hard.

In diverse città industriali del Bangladesh sono in questi giorni esplose le proteste di decine di migliaia