mercoledì 24 luglio 2024

Schiavismo nelle campagne dalle langhe a Latina, da Foggia a Rosarno - ancora denunce

Ibrahim, 4 anni tra i filari delle Langhe: «Non ho un tetto, dormo in strada. Nessuno affitta agli africani»

Lavorava nelle vigne del Barolo. «Ma per un africano trovare casa ad Alba è impossibile. O vai nel dormitorio o dormi nelle tende. Ero al residence della stazione, l'hanno sgomberato. Ora sono in strada»

Mentre racconta la sua storia Ibrahim Sangare, 43 anni, partito dalla Costa d’Avorio e «sbarcato» ad Alba nel 2020, non riesce a trattenere le lacrime. Lavorava nelle vigne del Barolo, ma adesso non ce la fa più: «Io vivevo nel residence della Stazione, quello che hanno chiuso. Ero già andato via prima del blitz dei carabinieri, avevo trovato una sistemazione, ma dopo un mese la padrona di casa mi ha buttato

Asso di Bastoni Torino - i covi fascisti vanno chiusi - Massimo sostegno a iniziative di antifascismo militante

Ma governo e ministero degli interni li vogliono aperti, li coprono e la polizia/Digos a Torino sanno tutto e sono pappa e ciccia con loro. Il resto sono balle 

proletari comunisti 

Da Corriere della sera Torino

Asso di Bastoni, nessuno si è occupato di quel ritrovo «nero». Tranne TripAdvisor

Festa, cori fascisti, aggressione al giornalista Andrea Joly, tutto si è svolto senza che le forze dell'ordine ne sapessero nulla. Ma il circolo di CasaPound è persino recensito sui portali: «Posto adatto se sei appassionato del fascismo»

La cosa più sorprendente di tutta la vicenda «Asso di Bastoni» non è che i fascisti facciano il saluto romano, inneggino al duce, cantino «Faccetta nera» e picchino chi non gli è simpatico. In fondo, sono fascisti ed è la loro natura. È un po’ come stupirsi che un ladro si metta a rubare. Piuttosto, è che lo facciano senza problemi, durante una festa in strada ampiamente annunciata, corredata da dj e fuochi artificiali (e finita con un'aggressione al giornalista Andrea Joly); e che le forze dell’ordine non ne sappiano niente. Oppure lo sapevano e l’han trovato un fatto «normale»: anche peggio. Però non è che per identificare l’Asso di Bastoni per quello che è, cioè un covo di fascisti, bisognasse mettere su una task force investigativa.

Bastava farsi un giro su Trip Advisor, dove il circolo è così rappresentato da un suo convinto estimatore fin dal 2017: «Sei appassionato dell’epoca del fascismo? È il posto adatto! Bellissimo,

La dichiarazione comune delle organizzazioni palestinesi firmata a Pechino- info



Forum Palestina | facebook.com

23/07/2024

A Pechino riunione delle organizzazioni palestinesi. Firmata una dichiarazione comune



Diverse organizzazioni palestinesi, tra cui Hamas e Al Fatah, hanno firmato ieri la Dichiarazione di Pechino in Cina, accettando essenzialmente di porre fine alle loro divisioni e rafforzare l'unità palestinese.

La firma conclude tre giorni di dialogo di riconciliazione tra 14 gruppi palestinesi nella capitale cinese.

La dichiarazione ha affermato che i gruppi palestinesi "hanno concordato sul raggiungimento di un'unità nazionale completa che includa tutte le fazioni palestinesi nell'ambito dell'OLP, e sull'impegno per la creazione di uno Stato palestinese indipendente con Gerusalemme come capitale, in conformità con le risoluzioni delle Nazioni Unite e garantendo il diritto al ritorno come previsto dalla risoluzione 194".

I gruppi palestinesi hanno anche concordato di "unire gli sforzi nazionali" per fermare il genocidio israeliano a Gaza e per resistere ai tentativi di espulsione dei palestinesi dalle loro terre.

Ai colloqui hanno partecipato il Movimento Fatah, il Movimento Hamas, il Fronte Palestinese per la Liberazione della Palestina (PFLP), il Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina (DFLP) e altri gruppi palestinesi.

"Oggi firmiamo un accordo per l'unità nazionale e diciamo che la strada per completare questo viaggio è l'unità nazionale. Siamo impegnati per l'unità nazionale e la chiediamo", ha detto l'alto funzionario di Hamas Musa Abu Marzuk.

Hamas e Fatah si erano già incontrati in Cina ad aprile per discutere degli sforzi di riconciliazione per porre fine a 17 anni di dispute.

La Cina descrive l'accordo come un accordo per governare insieme la Striscia di Gaza una volta terminata la guerra in corso

Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha salutato l'intesa tra 14 diverse fazioni palestinesi sull'istituzione di un "governo di riconciliazione nazionale ad interim" a Gaza, nella fase successiva alla guerra.

"Il punto più importante è l'accordo per formare un governo di riconciliazione nazionale provvisorio attorno al governo di Gaza del dopoguerra", ha detto Wang nei primi commenti seguiti alla firma della 'Dichiarazione di Pechino' da parte dei diversi rappresentanti giunti nella capitale cinese.

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23/07/2024

Qui di seguito, il testo integrale della Dichiarazione di Pechino per porre fine alla divisione e rafforzare l'unità nazionale palestinese.

Su gentile invito della Repubblica Popolare Cinese, le fazioni palestinesi hanno tenuto a Pechino un importante ciclo di dialoghi con l'obiettivo di unificare la posizione palestinese per affrontare la guerra di genocidio e l'aggressione israeliana, e porre fine alla divisione, realizzando così le aspirazioni del popolo palestinese di unità nazionale, libertà e indipendenza nazionale.

I partecipanti esprimono il loro grande apprezzamento per gli sforzi sinceri della Repubblica Popolare Cinese a sostegno dei diritti del popolo palestinese e per il suo impegno a porre fine alla divisione e unificare la posizione palestinese. Confermano il loro impegno per consentire ai fratelli arabi e agli amici della Repubblica Popolare Cinese e della Federazione Russa di continuare gli sforzi internazionali per convocare una conferenza internazionale con pieni poteri per porre fine all'occupazione israeliana e implementare le risoluzioni internazionali pertinenti e giuste per i diritti del popolo palestinese sotto l'egida delle Nazioni Unite e con un'ampia partecipazione internazionale e regionale, in alternativa alla tutela unilaterale e di parte degli Stati Uniti.

Le fazioni palestinesi, di fronte alla guerra di genocidio e all'aggressione criminale sionista che colpisce il nostro popolo, sottolineano lo spirito positivo e costruttivo che ha caratterizzato l'incontro e concordano di raggiungere un'unità nazionale palestinese globale che includa tutte le forze e le fazioni palestinesi nell'ambito dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina, l'unico legittimo rappresentante del popolo palestinese.

Le fazioni palestinesi salutano la resilienza del nostro popolo e la sua eroica resistenza nella lotta contro il genocidio nella Striscia di Gaza, che ha rafforzato la posizione della causa palestinese e ha fallito i tentativi di liquidarla. Salutano anche tutte le forze, i paesi e i movimenti di solidarietà studentesca, popolare e sindacale che sostengono la lotta del popolo palestinese sul campo, politicamente, legalmente e diplomaticamente.

Le fazioni riaffermano il loro deciso rifiuto di tutte le forme di tutela e dei tentativi di privare il popolo palestinese del suo diritto di rappresentare sé stesso o di confiscare la sua decisione nazionale indipendente.

I partecipanti hanno concordato sui seguenti punti:

1. Unire gli sforzi nazionali per affrontare l'aggressione sionista e fermare la guerra di genocidio portata avanti dallo stato occupante e dalle orde di coloni con il sostegno e la partecipazione degli Stati Uniti, e resistere ai tentativi di deportare il nostro popolo dalla sua terra natale, la Palestina, e per costringere l'entità sionista a porre fine alla sua occupazione della Striscia di Gaza e di tutti i territori occupati, sostenendo l'unità dei territori palestinesi, inclusi Cisgiordania, Gerusalemme e Striscia di Gaza.

2. Le fazioni palestinesi accolgono favorevolmente il parere della Corte internazionale di giustizia che ha dichiarato illegittima la presenza, l'occupazione e la colonizzazione israeliana nei territori dello stato di Palestina e ha richiesto la sua rimozione il prima possibile.

3. Partendo dall'accordo di riconciliazione nazionale firmato al Cairo il 4/5/2011 e dalla Dichiarazione di Algeri firmata il 12/10/2022, proseguire l'implementazione degli accordi per porre fine alla divisione con l'aiuto delle sorelle Egitto e Algeria e degli amici della Repubblica Popolare Cinese e della Federazione Russa secondo quanto segue:

a. Impegno per la costituzione di uno stato palestinese indipendente con Gerusalemme come capitale, secondo le risoluzioni delle Nazioni Unite pertinenti, in particolare le risoluzioni 181, 2334, e garantire il diritto al ritorno secondo la Risoluzione 194.

b. Diritto del popolo palestinese di resistere all'occupazione e di porvi fine secondo le leggi internazionali e la Carta delle Nazioni Unite e il diritto dei popoli di autodeterminarsi e di lottare per realizzare ciò con tutti i mezzi disponibili.

c. Formazione di un governo di unità nazionale provvisorio con il consenso delle fazioni palestinesi e su decisione del Presidente, in base alla legge fondamentale palestinese vigente, affinché il governo eserciti le sue autorità e i suoi poteri su tutti i territori palestinesi, confermando l'unità di Cisgiordania, Gerusalemme e Striscia di Gaza. Il governo deve iniziare a unificare tutte le istituzioni palestinesi nei territori dello stato palestinese e avviare la ricostruzione della Striscia di Gaza, preparando le elezioni generali sotto la supervisione della Commissione elettorale centrale il prima possibile secondo la legge elettorale vigente.

d. Fino all'implementazione dei passi pratici per formare il nuovo Consiglio Nazionale secondo la legge elettorale vigente, e per approfondire la partnership politica nella responsabilità nazionale e sviluppare le istituzioni dell'OLP, è stato confermato l'accordo per attivare e regolarizzare il quadro dirigente provvisorio unificato per la partecipazione al processo decisionale politico, come concordato nel documento di riconciliazione nazionale palestinese firmato il 4 maggio 2011.

4. Resistere e sventare i tentativi di deportare il nostro popolo dalla sua terra natale, in particolare dalla Striscia di Gaza o dalla Cisgiordania e da Gerusalemme, e riaffermare l'illegittimità della colonizzazione e dell'espansione coloniale secondo le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza e dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite e il parere della Corte internazionale di giustizia.

5. Lavorare per revocare l'assedio barbaro contro il nostro popolo nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania e fornire assistenza umanitaria e medica senza restrizioni o condizioni.

6. Sostenere la resistenza eroica del nostro popolo e la sua coraggiosa resistenza in Palestina per superare le ferite e le devastazioni causate dall'aggressione criminale, ricostruire ciò che è stato distrutto dall'occupazione e sostenere le famiglie dei martiri, dei feriti e di tutti coloro che hanno perso le loro case, proprietà e fonti di sostentamento.

7. Contrastare le cospirazioni dell'occupazione e le sue continue violazioni contro la Moschea di Al-Aqsa e resistere a qualsiasi attacco contro di essa e contro Gerusalemme e i suoi luoghi santi islamici e cristiani.

8 Rivolgere un saluto di rispetto e ammirazione ai martiri del popolo palestinese e confermare il pieno sostegno ai prigionieri e alle prigioniere coraggiosi nelle carceri e nei campi di prigionia dell'occupazione, che subiscono diverse forme di tortura e repressione, e dare priorità a tutti gli sforzi possibili per liberarli dalla prigione dell'occupazione.

Alla luce di questa dichiarazione, i partecipanti hanno concordato su un meccanismo collettivo per attuare tutti gli aspetti della dichiarazione, decidendo che l'incontro dei segretari generali rappresenterà il punto di partenza per il lavoro dei team nazionali comuni in modo urgente, e si è deciso di stabilire un'agenda temporale per applicare questa dichiarazione.

Alla fine dell'incontro, le fazioni palestinesi riunite hanno espresso il loro apprezzamento e gratitudine per gli sforzi della Repubblica Popolare Cinese e della sua leadership per raggiungere questo importante accordo nazionale.

Le fazioni palestinesi riunite a Pechino sono:

Movimento per la Liberazione Nazionale Palestinese (Fatah)
Movimento di Resistenza Islamica (Hamas)
Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina
Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina
Movimento del Jihad Islamico
Partito del Popolo Palestinese
Fronte di Lotta Popolare Palestinese
Iniziativa Nazionale Palestinese
Fronte Popolare Comando Generale
Unione Democratica Palestinese (FIDA)
Fronte di Liberazione Palestinese
Fronte di Liberazione Arabo
Fronte Arabo Palestinese
Avanguardie della Guerra di Liberazione Popolare (Forze Sa'iqa)



Torino - essere solidali con Nicoletta Dosio non è reato ma è una cosa giusta da fare in tutte le forme - Soccorso Rosso proletario


Ostacolarono l'auto dei carabinieri che portava la pasionaria No Tav in carcere, il giudice: «Era per manifestare affetto»

una sentenza giusta

Sette assoluzioni. Gli antagonisti si mobilitarono per Nicoletta Dosio. Secondo il magistrato «l'intenzione della folla era esprimere la propria vicinanza a una persona anziana che per scelta subiva la carcerazione»

Il 30 dicembre 2019 almeno un centinaio di No Tav si radunarono a Bussoleno (Torino) e ostacolarono la pattuglia dei carabinieri che stava eseguendo l'arresto di Nicoletta Dosio, 73 anni, storica attivista del

Un intervento dell'Avv. Enzo Pellegrin di Torino sulla repressione verso Sebastiano Lamera e tutti i militanti pro Palestina - "LA REPRESSIONE AL TEMPO DELL’UNIONE EUROPEA VOTATA ALLA GUERRA"

Enzo Pellegrin *

Colpisce non poco la recente raffica di provvedimenti questorili contro i manifestanti milanesi pro Palestina. Nell’obiettivo della Questura i partecipanti alla manifestazione del 25 aprile che si erano distinti per il sostegno alla causa palestinese e che avevano espresso solidarietà al diritto di autodeterminazione ed alla resistenza di questo popolo.

Da molto tempo in tutta l’Unione Europea sono all’ordine del giorno le  ondate repressive contro ogni manifestazione del pensiero che si allontani dai diktat politici del neoliberismo UE a pensiero unico e dalla politica guerrafondaia della NATO: dalla repressione del movimento NOTAV, a quella contro i Gilet Jaunes, contro le manifestazioni sindacali avverse ai progetti antipopolari e neoliberali del governo Macron, contro le manifestazioni per la pace in Francia e Germania. A questo quadro piuttosto inquietante, si aggiunge non solo da oggi una cappa di censura politica e mediatica su ogni critica al comportamento del governo sionista al potere, in Israele ed alla sua condotta di guerra contro il popolo palestinese.

Accade così non per caso che ad un noto e attivo militante sindacale dello SLAI COBAS presso la Tenaris di Dalmine, Sebastiano Lamera venga imposto un foglio di via che lo obbliga a non frequentare per ben sei mesi i luoghi più importanti di manifestazione del conflitto politico nel centro di Milano. La giustificazione è un asserito concorso in reati di resistenza a pubblico ufficiale che si sarebbero sviluppati proprio durante la repressione di una parte del corteo del 25 aprile che aveva manifestato a sostegno della causa palestinese. Nessun processo su questo asserito reato è ancora iniziato, nessun giudice della Repubblica ha applicato a Sebastiano una misura cautelare nè tantomeno una condanna. Tuttavia, nel nostro sistema di leggi sempre più securitarie, nonostante la presunzione d’innocenza garantita dalla Costituzione antifascista, viene consentito alla discrezionalità delle Questure di applicare misure interdittive ben più pesanti ed impattanti sulla libertà personale delle condanne penali o di alcune misure cautelari penali.

La tutela contro provvedimenti eccessivi od illegittimi di questo tipo risulta spesso più teorica che effettiva. A parte i grandi margini che purtroppo la legge accorda da molto tempo e molte riforme alla discrezionalità questorile, la tutela amministrativa è costosa e non sempre tempestiva, tenuto conto della scadenza relativamente breve del provvedimento, che - anche in caso di illegittimità - rimane esecutivo fino a quando il Tribunale Amministrativo Regionale non ne abbia sospeso l’efficacia all’esito di un’udienza cautelare. 

Il suo effetto impatta invece in modo più che massiccio sulla libertà personale, soprattutto quando colpisce figure che rivestono rilievo politico o sindacale, come è il caso di Sebastiano. Il divieto di accesso ai luoghi del confronto politico e democratico, come le manifestazioni, instaurano di fatto un esclusione non da poco dal contraddittorio politico che si riverbera sul diritto ad organizzare il conflitto sociale ed esprimere un pensiero dissonante.

Sul tema Palestina, peraltro, Governo e del Ministero dell’Interno hanno più volte palesato intenti repressivi ed interdittivi a priori sulla manifestazione del pensiero a favore del popolo palestinese. 

In occasione della convocazione di una manifestazione per denunciare i soprusi contro il popolo palestinese in occasione della giornata della Memoria, il Ministero dell’Interno aveva emanato una circolare che invitava i Prefetti e i Questori a valutare la possibilità di rinviare in altro giorno le manifestazioni preavvisate.

Nella circolare di P.S. inviata alle Autorità periferiche si statuiva che dette manifestazioni

“se svolte in concomitanza con la predetta ricorrenza, potrebbero assumere connotazioni lesive, sotto l’aspetto formale organizzativo e contenutistico, del valore nazionale che la Repubblica Italiana ha attribuito con la citata legge allo spirito commemorativo in favore delle vittime delle leggi razziali, nonché di condanna alla persecuzione del popolo ebraico. Risulterebbe, altresì, violato il valore universale che alla giornata del 27 gennaio è stato riconosciuto dalla Risoluzione adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite in data 1° novembre 2005. Nondimeno, le suddette manifestazioni potrebbero determinare, anche in relazione all’attuale contesto conflittuale internazionale, il sorgere di tensioni con il conseguente rischio di effetti negativi sulla tenuta dell’ordine pubblico e sociale”. Per questo motivo i questori sul territorio sono invitati “a valutare, con riguardo alle iniziative organizzate a sostegno della causa palestinese, l’adozione, ai sensi dell’art. 18 de T.U.L.P.S., di prescrizioni di tempo che ne prevedano il rinvio alla giornata successiva o ad altra data, così garantendo la libertà di manifestazione che, ne caso di specie, va contemperata con il valore attribuito alla ‘Giornata della Memoria”. (1)

Il Governo in pratica forniva una valutazione pregiudiziale per cui ricordare nel giorno della Memoria che esiste un popolo che subisce persecuzioni simili a quelle rimembrate, potrebbe assumere "connotazioni lesive”. Non a caso si ricorda l’ “attuale contesto conflittuale internazionale”, con ciò ritenendo che le manifestazioni in essere possano imbarazzare l’attuale Governo in carica in Israele. Insomma, la condotta di Israele va protetta limitando la manifestazione del pensiero di chi vorrebbe esprimere una vibrata e fondata critica alle sue azioni.

Provocatoriamente si potrebbe ricordare il manzoniano “sopire e troncare, troncare e sopire”, messo in bocca al Conte Zio per suggerire l’allontanamento del problematico padre Cristoforo “un uomo... un po' amico de' contrasti... che non ha tutta quella prudenza, tutti que' riguardi…” (2).

Le voci dissonanti da sempre sono ciò che in uno stato democratico impedisce che il potere sia sottratto al controllo dei cittadini e della pubblica riflessione. Ricordare i soprusi al popolo palestinese in occasione delle date (il giorno della Memoria, il 25 aprile) che ricordano quanto siano sacri i diritti dell’uomo e di autodeterminazione dei popoli rappresenta un esercizio di alto confronto democratico che la Costituzione antifascista pretende altrettanto sacro.

La tendenza securitaria, soprattutto in materia di conflitto sociale, è purtroppo direzione che abbiamo conosciuto trasversale agli opposti poli che si contendono il potere. Come non ricordare la repressione del movimento NOTAV. Come non ricordare che norme ad altissimo valore securitario furono emanate (e con decreto legge convertito!) da un governo di centrosinistra. I terrificanti art. 9 e 10 del D.L. 14/2017 (conv. con la legge 48/2017), forniscono ampia discrezionalità censoria e interdittiva consentendo di sanzionare chiunque ponga in essere condotte che impediscono l'accessibilità e la fruizione di  infrastrutture, fisse e (addirittura) mobili, ferroviarie, aeroportuali, marittime e di trasporto pubblico locale, urbano ed extraurbano, e delle relative pertinenze, in violazione dei divieti di stazionamento o di occupazione di spazi ivi previsti. Contestualmente all'accertamento della condotta illecita, al trasgressore viene ordinato, nelle forme e con le modalità di cui all'articolo 10, l'allontanamento dal luogo in cui è stato commesso il fatto. Ebbi occasione di scrivere del pesante significato securitario e - a mio parere - anticostituzionale di siffatte normative (3) ricordando che nulla, nell’eccessiva formulazione di questa norma, vieta che la sanzione e il conseguente ordine di allontanamento non possano essere applicati anche al picchetto od alla manifestazione in stazione, in aeroporto od al deposito tramviario o marittimo. Basta un cartello di divieto o le normali norme del Codice della Strada.

Le sanzioni possono apparire mera questione amministrativo-pecuniaria, ma in realtà rivestono importanza cruciale, poiché l’ordine di allontanamento, contestualmente notificato al momento della rilevazione della sanzione, consente al questore, in caso di reiterazione delle condotte di turbativa, ai sensi dell’art. 10, di disporre per un periodo non superiore a dodici(!) mesi, il «divieto di accesso ad una o più delle aree di cui all’articolo 9, espressamente specificate nel provvedimento, individuando, altresì, modalita’ applicative del divieto compatibili con le esigenze di mobilità, salute e lavoro del destinatario dell’atto» Qualora la persona sia stata condannata con sentenza in via definitiva o anche non definitiva ma confermata in grado di appello (in barba alla presunzione d’innocenza che vale anche in Cassazione) per reati contro la persona o il patrimonio, il divieto di accesso non è inferiore a dodici mesi e può estendersi fino a due anni! In sede poi di condanna per reati contro la persona od il patrimonio commessi nei luoghi di cui sopra, la sospensione condizionale della pena può essere subordinata all’imposizione del divieto di accedere a luoghi od aree specificatamente individuati, con ulteriore limitazione della libertà di circolazione e di manifestazione del pensiero.

Del resto, è ormai un dato di fatto che altrettanto trasversale risulta l’assoluto allineamento di maggioranza e gran parte dell’opposizione parlamentare alla direzione guerrafondaia intrapresa dall’Unione Europea e dalla Nato. Come ricordato anche dallo studioso basco Inaki Gil de San Vicente in una recente conferenza a Torino, l’area mediorientale in cui agisce Israele è di rilevante importanza strategica per la Guerra Grande in corso: rappresenta la lingua di terra in grado di collegare l’Asia - attuale antagonista dell’Occidente -  con l’Africa (impaziente di sganciarsi dallo sfruttamento occidentale; allo stesso modo è area in grado di consentire controllo anche su un importante via di mare. Può quindi ipotizzarsi che la necessità di proteggere l’azione israeliana finisca per informare anche le tendenze repressive dei governi europei, Italia inclusa. La guerra, suicidio delle classi popolari europee, deve essere anche protetta dalla cose dannose come la Resistenza, allo stesso modo per il quale le costituzioni antifasciste erano un ostacolo di cui sbarazzarsi per la Banca d’Affari JP Morgan, attualmente in primo piano assieme al fondo Blackrock nella gestione degli affari connessi alla guerra ucraina (4).

Ecco perchè chi scrive è particolarmente colpito da ogni attività di limitazione del dissenso ed esprime viva solidarietà resistente con Sebastiano Lamera, con lo Slai Cobas e con tutti i militanti pro Palestina colpiti da repressione. Ricordava una vecchia litania che “è sempre pronto e possibile l’atto che rende l’ingiustizia legge”. Nella storia italiana e Repubblicana abbiamo assistito a migliaia di questi perniciosi casi: per questo motivo è sempre necessario resistervi.

1 - https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/01/25/manifestazione-pro-palestina-il-ministro-dellinterno-piantedosi-vediamo-se-e-possibile-differire/7422359/

2 - A. Manzoni, Promessi Sposi, cap. XIX.

3 - https://boraest.com/2017/03/ 

4 - https://www.ft.com/content/3d6041fb-5747-4564-9874-691742aa52a2 

* Enzo Pellegrin. avvocato, attivista democratico e socialista. Scrive e traduce dall'inglese, dal francese, dal tedesco attualmente su CIVG (Centro Iniziative Verità e Giustizia), I suoi articoli sono stati pubblicati anche dalle riviste italiane: Marx XXI, Resistenze.org, Contropiano.org”, Sinistrainrete.info, Laboratorio-21.it” (laboratorio per il socialismo del XXI secolo), e anche su “Il Fatto Quotidiano” on line.

Condanne per la strage di Cutro - Ma i veri responsabili, prima e dopo la strage, restano impuniti

E' arrivata la condanna per la strage di Cutro per 4 ufficiali e sottoufficiali della Guardia di Finanza e 2 della guardia Costiera per "omicidio colposo plurimo e naufragio colposo", cioè per i mancati soccorsi ai 98 migranti, di cui 35 bambini, morti in mare vicino la spiaggia di Cutro.

Bene. Ma queste condanne sono un minimo parziale atto dovuto, non sono la verità per la strage. 

I superstiti di Cutro dissero subito:
"il governo italiano non si è comportato diversamente dai regimi da cui fuggiamo..."

Ed è il governo, insieme alle massime istituzioni statali, prima e dopo la strage, il vero responsabile di quelle morti! Ma questi restano impuniti! 

Prima - Noi allora lo denunciammo subito: "L’Italia è la prima e ultima responsabile di queste morti. La prima perchè è nei suoi mari che queste morti avvengono, è dai porti dei paesi dell’altra sponda del Mediterraneo, prima la Libia oggi la Tunisia, che i migranti partono, dopo le inenarrabili sofferenze nei lager. Sono i regimi di questi paesi in combutta con il governo imperialista italiano, che da tempo hanno stabilito accordi che producono queste morti), bambini, donne, migranti vengono usati come merce di scambio per fare affari in questi paesi, profitti per i capitalisti! Nello stesso tempo l’Italia è l’ultima della catena del sistema imperialista mondiale che produce guerra, repressione, miseria e morte che porta tanti proletari e masse popolari a scappare quando risulta impossibile lottare e sopravvivere..

L’Italia imperialista, dalla Bossi/Fini all’ultimo miserabile governo Meloni/Piantedosi, fa leggi e azioni volti tutti al mancato soccorso, al respingimento, al sostegno delle guardie costiere dei paesi da cui provengono i migranti". 

E dicemmo: "Siamo perchè le responsabilità di quest’ultima strage vengano portate alla luce da tutte le forme di inchiesta e testimonianze già in corso; anche all’interno di questo Stato borghese noi vogliamo che le responsabilità vengano sanzionate. E siamo perchè i ministri di questo governo e la loro capa, Meloni, per questa strage paghino anche un costo politico. 

Dopo - Scrivemmo: "Per la Meloni, Piantedosi, Salvini sembra che la strage di Cutro sia giunta al "momento opportuno". La usano per avallare la loro politica razzista, fascista, per alzare i muri contro le migliaia di persone che fuggono dalle guerre, dalla miseria che gli imperialisti hanno provocato e provocano.  

I migranti uccisi a Cutro sono stati trattati come “pezze da piedi”, prima abbandonati sulla spiaggia e con i governanti assenti. Il governo italiano a Cutro è andato solo per fare nuove leggi anti immigrati. Non ha avuto il coraggio di andare alle bare, di cui molte erano di tanti bambini, né tantomeno di dichiarare lutti di qualsiasi genere.

Alla domanda retorica della Meloni: "Davvero qualcuno ritiene che il governo abbia volutamente fatto morire 60 persone?". La risposta è SI! Siete voi gli assassini! E lo vogliono  continuare ad essere!

Dopo la strage è stato varato decreto Cutro.

Dietro la demagogia dell'aumento delle pene per gli scafisti, da un lato inutili perchè gia'

Siccità in Sicilia: contro il governo regionale ci vuole la ribellione popolare

 

Il governo della Regione Siciliana (Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia) con a capo Schifani è responsabile di uno dei peggiori disastri che tocca la regione da decenni, e cioè la siccità, la mancanza di acqua sia potabile che per l’agricoltura e l’allevamento. Oramai quasi tutte le province sono allo stremo: Agrigento, Caltanissetta, Palermo, Trapani, Ragusa… colpite le città, ma anche le campagne dove stanno andando in rovina le coltivazioni di ogni tipo e dove è in pericolo il bestiame che viene venduto o abbattuto. Siamo arrivati al razionamento dell'acqua potabile tra 10% e il 45% in molti comuni, toccando complessivamente oltre un milione di persone.

Le cause della siccità vengono da lontano e sono conosciute da tutti da tempo: i cambiamenti climatici, con la conseguente “tropicalizzazione” della regione: piove di meno in generale e la pioggia si concentra in particolari momenti dell’anno e si scarica in maniera molto forte tanto da causare a sua

IL FASCISTA LA RUSSA E I GIORNALISTI CHE SCRIVONO DEI LORO NERI LEGAMI

 

La Russa sul cronista picchiato da CasaPound: «Si sarebbe dovuto identificare»

Metropolis - Caso Joly, Malaguti risponde a La Russa: "Parole vergognose, se il giornalista si fosse dichiarato gliene avrebbero date di più?"

Andrea Malaguti

Il presidente del Senato Ignazio La Russa alla Cerimonia del Ventaglio condanna l'aggressione del giornalista de La Stampa Andrea Joly, ma rimarca: "Non si è fatto riconoscere e non era lì per caso...". Il direttore della Stampa Andrea Malaguti a stretto giro risponde dallo studio di Metropolis: "Quello che dice la seconda carica dello Stato non è irricevibile, è oltre l'imbarazzo". E ancora: "Se Joly avesse detto sono un giornalista gliene avrebbero date di più? Lì c'era un giovane uomo per strada davanti a 100 persone, fumogeni, inni mussoliniani e volevano la privacy?" Conclusione: "Difendo un principio minimo di civilità. Seguendo il ragionamento di La Russa da domani la gente esce per strada con le mazze da baseball e si fa giustizia da sola"

La linea La Russa sul pestaggio di Joly: “I cronisti evitino incursioni”. E scoppia la polemica

di Concetto Vecchio

e su Berizzi: “Non giocherebbe a calcio con i fascisti? Neanche io con lui, siamo pari”

martedì 23 luglio 2024

#STEPDOWNHASINA BUTTIAMO GIU’ HASINA IL REGIME PARLA DI TREGUA MA PASSANO CASA PER CASA AD AMMAZZARE GLI OPPOSITORI


'Abbiamo perso sangue, la nostra non è più una protesta per le quote ma per cacciare Hasina. Denunciamo gli omicidi mirati degli oppositori al governo, dei dirigenti del movimento degli studenti, assassinati nelle strade, prelevati di notte casa per casa con i cadaveri fatti sparire, migliaia arrestati'.

Nuova protesta della comunità del Bangladesh a Bergamo, con più emozioni nelle voci e più movimentata rispetto a sabato, che si è ritrovata nel piazzale davanti al Comune con gli studenti e contro la feroce repressione del regime di Hasina, dei militari che hanno sparato sugli studenti in lotta, ripartita a luglio per l’abolizione del sistema delle quote.

Abbiamo portato la nostra solidarietà internazionalista esprimendo la nostra partecipazione con un cartello per la fine del regime e per l’unità degli studenti e delle operaie/i nella rivolta, cartello diventato subito parte della manifestazione, nelle mani e nei piedi dei manifestanti che ad un certo punto hanno cominciato ad usare l’effige di Hasina come bersagli per le loro scarpe, sostenendo con gli slogan l’odio contro la dittatrice che ‘doveva essere buttata giù’.



Una protesta che ha alzato la bandiera degli studenti di Dacca: abbiamo perso sangue, la nostra non è più una protesta per le quote ma per cacciare Hasina. La morte di Abu Saied il primo studente ucciso a freddo con tre spari dalla polizia ha scosso tantissimo gli studenti. Ora il governo davanti alla potenza delle proteste propone un accordo? Perché non ci ha pensato prima? Dopo la brutale repressione non ha più senso un accordo. Chi pagherà per tutte queste vite? È una farsa quella del governo, poi cosa succederà? E l’opinione comune tra i manifestanti, pur nelle difficoltà della censura verso l’informazione e le comunicazioni con lo stop a internet e alle telefonate, che la notizia riportata dalla BBC e ripresa da altre fonti, a proposito di una tregua di 48 ore nelle lotte degli studenti, non sia veritiera, ma di parte governativa e sostenuta dai gruppi di studenti dell’ala studentesca della Lega awami, il partito della prima ministra Sheik Hasina, già entrati negli scontri dalla parte della polizia con spranghe di ferro e altre armi contro i settori in rivolta.

Una tregua che non ci può essere senza la giustizia della fine della dittatura di Hasina, detto con fermezza negli slogan e dalle voci dei manifestanti, guardando alle lotte delle operaie tessili, 'che hanno un piano comune, che sono contro il governo...'

Poco prima di spegnere internet è stato dichiarato il coprifuoco, i militari sono nelle strade con i carri armati. In una telefonata difficoltosa e drammatica, nella notte di sabato, una giovane studentessa da un parente ha avuto la descrizione di una situazione devastante, con uccisioni sul posto:

Cpr di via Corelli Milano: "un film dell'orrore" - Chiudere questo lager, chiudere tutti i Cpr - accoglienza, alloggi, diritti di vita per tutti i migranti

Acqua bollente, 45 gradi percepiti e cibo avariato. L’estate al Cpr di Milano

di

Nicola Cocco, infettivologo e membro della rete Mai più Lager – No ai Cpr ha fatto accesso alla struttura di via Corelli a metà luglio. I 46 trattenuti vivono in condizioni insalubri. Intanto, la gara indetta dalla prefettura di Milano per la nuova gestione è in stallo. E il Gip ha prorogato fino a settembre l’amministrazione giudiziaria del centro posto sotto sequestro a fine 2023

Circa 45 gradi percepiti nelle stanze, nessun sistema di ventilazione e l’impossibilità di fare docce fredde per un guasto tecnico. Sono le condizioni in cui vivono i 46 reclusi all’interno del Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr) di via Corelli a Milano sotto amministrazione giudiziaria dopo l’inchiesta della Procura.

“Un film dell’orrore”, come lo descrive il dottor Nicola Cocco della rete Mai più lager – No ai Cpr... Termometro alla mano, Cocco ha misurato la temperatura presente nei moduli abitativi registrando 35 gradi, due in più dell’esterno, con un’umidità del 60% per una temperatura percepita di 45 gradi. Una situazione resa ancor più grave dalla mancanza, come detto, di un sistema di arieggiamento che fa sì che questa temperatura sia costante per tutto il giorno. Inoltre, le lenzuola fornite per coprire i

Nuove solidarietà a Sebastiano Lamera - Da Avv. Ugo Giannangeli Milano


Ciao, c'è ben poco da aggiungere a quanto egregiamente scritto dall'avvocatessa Ricci. Posso riferire un episodio significativo delle prove in atto di applicazione anticipata del ddl 1660. L'11 luglio una nuova e promettente realtà giovanile a Como ha organizzato una manifestazione di solidarietà ai tre palestinesi arrestati in Italia e in genere alla Palestina. Il questore non è abituato a manifestazioni organizzate da ambiti non istituzionali e ha posto una serie di prescrizioni senza accorgersi di sfociare nel ridicolo. Esempi: obbligo di usare solo la lingua italiana, divieto di frasi ingiuriose nei confronti di politici, divieto di bandiere e striscioni etc. È stato confortante per me vedere questi giovanissimi ignorare tutte le prescrizioni e sbeffeggiarle dinanzi ai poliziotti. Cartelli, striscioni, bandiere, slogan in arabo e inglese, considerazioni non propriamente di apprezzamento contro Netanyahu e i suoi complici nel genocidio.

Buon lavoro all'amico Losco e tanta solidarietà a Sebastiano.

Avv. Ugo Giannangeli


L'APPELLO DELLO SLAI COBAS SC AGLI AVVOCATI

"E' in atto un grave atto repressivo - Foglio di via da Milano - che questa volta colpisce un operaio della Tenaris Dalmine di Bergamo, responsabile della nostra O.S. Slai cobas per il sindacato di classe.

Stiamo facendo una campagna nazionale contro questo provvedimento che verrà impugnato davanti al Tar della Lombardia dall'Avv. Losco di Milano, legale anche di Ilaria Salis.

Chiediamo a voi avvocati, operatori della giustizia, dei messaggi di solidarietà, prese di posizioni verso questo tentativo del governo/ministro degli Interni di criminalizzare anche il dissenso, pure con aperte violazioni dei principi costituzionali.

Questi Vs messaggi sono importanti per porre una diga ad un clima nazionale sempre più pesante e pensiamo potranno essere utili anche per l'esito del ricorso al Tar. Li potete inviare al nostro indirizzo e mail slaicobasta@gmail.com o a WA 3519575628

Vi inviamo una prima presa di posizione da Taranto dell'avvocata Antonietta Ricci, parte dei legali che difendono parti civili organizzate dallo Slai cobas Taranto nel processo "Ambiente svenduto"

Vi ringraziamo. Calderazzi Margherita - Slai cobas per il sindacato di classe


DALL'AVVOCATA ANTONIETTA RICCI DI TARANTO

Solidarietà a Sebastiano Lamera - Una nuova minaccia allo stato di diritto. No al nuovo “ddl sicurezza”

lunedì 22 luglio 2024

Solidarietà ai compagni tunisini condannati dal regime di Saied

Il Partito Comunista maoista Italia esprime solidarietà ai compagni tunisini condannati venerdì 12 luglio a 6 mesi di reclusione e ad un'ammenda di 5.000 dinari tunisini (1.600 € circa).

Mohamed, Bilel, Saddam e Anis sono stati condannati dal regime tunisino di Saied per essere attivi nella Campagna per il Boicottaggio di Carrefour e per sostenere la causa palestinese, infatti i compagni, tramite una pagina facebook, avevano denunciato la filiale tunisina della Ekoled Ades diretta da Uzan Menchi di far affari con lo Stato sionista di israele ed il suo esercito.
Nonostante il regime di Saied sostenga formalmente il diritto all'autodeterminazione del popolo palestinese, non solo non prende provvedimenti concreti a suo sostegno e per i palestinesi presenti in Tunisia, ma reprime i militanti filo-palestinesi!
Inoltre la Tunisia conferma il suo allineamento con i paesi imperialisti che sostengono il regime sionista (USA, Regno Unito, Germania, Francia e Italia), continuando a stringere accordi di cooperazione economici e militari.

Libertà per Mohamed, Bilel, Saddam e Anis!

Viva il movimento a sostegno della Resistenza Palestinese che si sviluppa su scala internazionale!
Viva l'internazionalismo proletario tra la classe operaia e i popoli dei Paesi imperialisti e dei Paesi oppressi dall'imperialismo!
Morte allo stato nazi-sionista di israele, all'imperialismo e ai regimi arabi reazionari ad esso subalterni!

Partito Comunista maoista, Italia
16/07/2024


يعرب الحزب الشيوعي الماوي الإيطالي عن تضامنه مع الرفاق التونسيين الذين حكم عليهم يوم الجمعة 12 يوليو بالسجن لمدة 6 أشهر وغرامة قدرها 5000 دينار تونسي (حوالي 1600 يورو).
تم إدانة محمد وبلال وصدام وأنيس من قبل النظام التونسي لسعيد لنشاطهم في حملة مقاطعة كارفور ودعمهم للقضية الفلسطينية، في الواقع، كان الرفاق قد استنكروا، عبر صفحة فيسبوك، الفرع التونسي لـ Ekoled Ades من قبل أوزان منشي إلى التعامل مع دولة إسرائيل الصهيونية وجيشها.
وعلى الرغم من أن نظام سعيد يدعم رسميًا حق الشعب الفلسطيني في تقرير المصير، إلا أنه لا لا يتخذ إجراءات ملموسة لدعم نفسه والفلسطينيين الموجودين في تونس فحسب، بل يقوم أيضًا بقمع المناضلين المؤيدين للفلسطينيين!
علاوة على ذلك، تؤكد تونس اصطفافها مع الدول الإمبريالية الداعمة للكيان الصهيوني (الولايات المتحدة الأمريكية والمملكة المتحدة وألمانيا وفرنسا وإيطاليا)، والتي تواصل الدخول في اتفاقيات تعاون اقتصادي وعسكري.


الحرية لمحمد وبلال وصدام وأنيس!

عاشت حركة دعم المقاومة الفلسطينية التي تتطور على المستوى الدولي!

عاشت الأممية البروليتارية بين الطبقة العاملة وشعوب البلدان الإمبريالية والبلدان المضطهدة من قبل الإمبريالية!

الموت لدولة إسرائيل النازية الصهيونية والإمبريالية والأنظمة العربية الرجعية التابعة لها!


لحزب الشيوعي الماوي الإيطالي
                                                                                                                                                        16/07/2024

Il ministro della guerra Crosetto e l' inviato Nato per il Fronte sud - gli sforzi attivi e servili del governo fascio imperialista della Meloni non producono risultati - un commento a volo

 

La nomina a inviato per il Fianco sud - di fatto per l’Africa - della Nato era un obbiettivo da raggiungere molto sentito dal governo fascio-imperialista della Meloni e dal suo ministro per la guerra Crosetto,

Quindi niente, fino a questo momento, a livello europeo e niente a livello di Nato: è per questo che Crosetto si è talmente arrabbiato per la figuraccia subita che ha scritto una lettera a Stoltenberg e concesso una intervista alla Stampa per far sapere a tutti, e a chi verrà dopo di lui, l’olandese Rutte, che “è infuriato” e che “ci saranno conseguenze sul piano dei rapporti personali.” Frase che sembra anche una minaccia, ma che sembra non abbia minimamente toccato i destinatari!

E per far apparire il guerrafondaio Stoltenberg proprio un brutto tipo Crosetto, il guerrafondaio, insiste nel dire che “È lui l’unico responsabile, lui ha scelto la persona per quel ruolo, basandosi su criteri

AGGRESSIONE FASCISTA A GIORNALISTA DELLA STAMPA - all'ombra del governo meloni/piantedosi - la nostra solidarietà




Una norma che consentirà ai padroni di far passare il licenziamento dei lavoratori per dimissioni volontarie

Nel disegno di legge 1532 bis, intitolato “Disposizioni in materia di lavoro”, presentato da ben otto ministri del governo Meloni, guidati dalla ministra del lavoro Calderone, è contenuta una norma sfacciatamente a sostegno dei padroni. È l’articolo 9 che considera dimissioni volontarie del lavoratore l’assenza ingiustificata di più cinque giorni e che, pur senza che il lavoratore abbia manifestato alcuna volontà esplicita di lasciare il lavoro, consentirà di chiudere il rapporto di lavoro senza corresponsione della Naspi al novello disoccupato.

Per chi vive di lavoro precario e saltuario questa norma, se sarà approvata, rappresenterà un altro colpo alla possibilità di difendersi e metterà i padroni in una condizione di ulteriore vantaggio.

domenica 21 luglio 2024

ISRAELE E' TUTTA ILLEGALE 40° CORTEO CON LA RESISTENZA

 
 al link la diretta della manifestazione

https://www.facebook.com/associazionedeipalestinesiinitalia?__cft__[0]=AZUxh0QyRl4O1u8dGGO_5OXpks5FXB5EEZIPvbWi3F6SeyXDOWSZdgVe_d9Ry_s2e1aCeXXjzdy27VjTuUPOtc-viE9N5GD5fE-dfud9k361dG_mO1B7FF7NH-d2WfgyR90wJmfwwscudosifsdbrMR_B1D22LS1uZoc5IKxWdiXd1iBc5Ut27NXPmhqWiZwx9bWdi1gy3T5zsOC6I9bd3E_hJX4FWm9A9bHLslMZey3A2cKFQrboS3BUKELzVPcOxI&__tn__=-UC%2CP-R

288 giorni di genocidio, oltre 38000 morti, almeno 10.000 le donne uccise dal 7 ottobre, 90000 feriti, 2 milioni di sfollati. E nel 40° sabato a Milano, con il popolo palestinese e la sua legittima resistenza, con rabbia e decisione almeno un migliaio nel corteo da piazzale Loreto alla Stazione Centrale per tenere viva la denuncia contro i crimini nazi sionisti, il genocidio, la crudeltà e la vigliaccheria delle truppe di occupazione israeliane, l’imperialismo mandante e protettore, e accesa la solidarietà e il sostegno alla resistenza, la lotta contro la repressione nel nostro paese, anche con un appello a non mollare l’importante piazza antisionista di Milano, a tenere alta l’attenzione, collaborare a far circolare le iniziative ‘anche in questo periodo di ferie’, a partire dal prossimo 27 luglio.

E dal palco organizzato sul camioncino gli interventi hanno toccato per forza la sentenza della Corte Internazionale dell’Aja, che aggiunge una conferma allo stato di occupante le terre dei palestinesi per Israele, ma per puntare il dito verso lo stato di Israele illegale dalla sua nascita, come tutta l’occupazione dal 1948, non solo per le terre della Cisgiordania. Due popoli due stati? Non vogliamo pace con i criminali assassini prima di aver ottenuto giustizia, non solo per i 38.000 morti, ma per tutte le persone uccise in 76 anni di occupazione continua...Il 7 ottobre è solo una conseguenza di questo, dovete capire quello che è successo al popolo palestinese, smettetela di piangere, dovete aiutare il popolo palestinese, viva la resistenza.

E' stata portata l'accusa per il sosteno dato ai terroristi israeliani da molte associazioni, organizzazioni internazionali e istituzioni, nella raccolta di soldi per finanziare i coloni che sono illegali. Mentre le associazioni palestinesi che operano per dare un sostegno alla popolazione, ai bambini, alle vedove, sono perseguitate delle poste e dalle banche, dalle istituzioni che bloccano i conti.

E' stata salutata la resistenza che non arretra, i combattenti yemeniti, libanesi, iracheni. L’imperialismo americano dopo il 7 ott è nel pantano, e nel nostro paese dobbiamo lavorare perché cresca la spinta delle masse, degli operai, contro le istituzioni complici, contro il governo italiano, che ancora nei giorni scorsi ha incontrato il ministro del commercio israeliano per nuovi accordi.

E ribadito: la fine dell’occupazione vuol dire diritto al ritorno e autodeterminazione, vuol dire fare i conti con Israele fondato sui massacri, e sulle galere. Sono più di 20000 i prigionieri palestinesi, tra parlamentari, intellettuali, medici, accademici, universitari, lavoratori, donne e bambini nelle carceri israeliane trattati con sadismo e torture atrocità che ci dicono che i sionisti, disumani e vigliacchi criminali stanno superando i nazisti.

Ed è stata portata anche la denuncia che quella che si sta combattendo è anche una guerra tra una parte venduta agli israeliani e quella parte che resiste e combatte e a volte vince. Perché anche in Cisgiordania succedono fatti molto gravi. Quella che si fa chiamare polizia palestinese, pochi giorni fa ha ucciso un uomo che stava consegnando delle lettere, durante un tentativo di arresto di alcuni membri della resistenza. Grazie al popolo l’operazione è fallita e sono entrati in un villaggio sicuro. I palestinesi hanno dalla loro parte i popoli, i governi sono schierati con Israele, anche quello italiano che sta detenendo Anan Ali e Mansuor perché è fascista e sostiene gli israeliani.

E nel 20 luglio è stato ricordato l’assassinio di Carlo Giuliani, in quel 20 luglio 2001 del G8 di Genova, dove ancora le bandiere palestinesi hanno sventolato nelle tre grandi giornate anitimperialiste, contro la globalizzazione, che con il sionismo sono il cancro della terra. Assassinato dalla mano di un carabiniere, al comando dei fascisti che oggi sono arrivati al governo, e forte si fa sente la repressione, come verso i compagni di Napoli, 18 denunce e 4 obblighi di firma caricati.

Repressione che oggi ha al centro la lotta per la Palestina, ma per li governo fascista della Meloni è programma contro le opposizioni e le lotte. Repressione che chiede la solidarietà per tutti i compagni colpiti, la denuncia per tutti i fatti, e risposte con campagne di sostegno legale e di mobilitazione. Con questo spirito nel nostro intervento (video sotto) abbiamo letto un passo dell'appello di Sebastiano contro la repressione, colpito da un foglio di via da Milano per le contestazioni del 25 aprile 24 in piazza del Duomo.

Sono pericoloso perché sono un sindacalista che fa un tipo di attività sindacale che non è conforme a quella che viene fatta dai sindacati confederali. Sono pericoloso perché partecipo alle manifestazioni pro Palestina e quindi in qualche modo mi discosto da l'opinione comune sulla questione Israeliana Palestinese, etc... Ecco, questo è la pericolosità sociale, non è una reale pericolosità sociale, è appartenenza a categorie che in qualche modo danno fastidio perché cercano di opporsi allo stato di cose.


Altra sentenza shock in merito al femminicidio di Lorena: annullato l'ergastolo all'uomo che l'ha uccisa perchè stressato da covid

 Dal blog feminismorivoluzionario

Scrivevamo al tempo dello scoppio e della prima fase della pandemia da Covid a proposito della condizione delle donne  "... stare chiuse dentro casa significa anche esasperare e amplificare le situazioni in cui le donne sono costrette a vivere 24 ore su 24 con mariti, partner violenti. In queste settimane, sono decine i femminicidi, le varie forme di violenza sessuale, maltrattamenti incentivati dalla convivenza forzata, non ultima la ragazza uccisa a Messina dal suo compagno. Per le donne, che dalle stesse statistiche risultano più forti, meno contagiate dal coronavirus, la morte viene più stando chiuse in casa col proprio assassino che dal coronavirus. E la tragica beffa viene dallo stesso Stato, come è successo a Taranto, in cui un giudice ha mandato ai domiciliari un marito che aveva tentato di uccidere la moglie..." 

Uno Stato che con tutti i suoi apparati continua a legittimare/giustificare di fatto gli odiosi femminicidi di uomini che uccidono le donne perchè le considerano una loro proprietà di cui farne quello che vogliono fino a sbarazzarsene uccidendole.

Un' altra sentenza aberrante con cui si attenua, si banalizza un femminicidio con il pretesto dello stress da covid a fronte di una perizia pschiatrica che ha giudicato  l'imputato in grado di intendere e di volere. 

TOCCA A NOI DONNE DIFENDERE LE NOSTRE VITE E LOTTARE CONTRO QUESTO STATO BORGHESE CHE NON CI TUTELA IN ALCUN MODO, SERVE CHE CI ORGANIZZIAMO PER FARLO! 
MFPR 


Covid, sentenza shock: stressato da pandemia, annullato ergastolo per femminicidio


La giovane fu strangolata dal fidanzato, che ha confessato in una villetta di Furci Siculo (Messina), il 31 marzo 2020.

Lorena Quaranta, con la febbre, lo aveva cercato: «Amore ti prego, torna!». Lui, il fidanzato, Antonio De Pace, era infatti scappato a Messina per reimbarcarsi verso la Calabria, dove risiedeva la famiglia, in preda al timore di essere contagiato dal Covid (nonostante anche i familiari fossero malati): siamo infatti a fine marzo del 2020, in pieno lockdown per la pandemia di Covid 19. De Pace dopo vari messaggi era tornato, ma per strangolarla a mani nude poco dopo. Aveva chiamato lui stesso i carabinieri, dopo un tentativo di suicidio, spiegando di aver temuto di essere stato contagiato dalla fidanzata. Arrestato, dopo due gradi di giudizio che lo avevano condannato all'ergastolo, oggi vede una svolta nella sua vicenda processuale: la Cassazione ha annullato con rinvio, limitatamente all’applicabilità delle attenuanti generiche, la condanna all’ergastolo per il crimine del 31 marzo 2020. Ha accolto cioè le istanze dalla difesa, secondo cui De Pace era affetto da una temporanea infermità mentale dovuta allo stress e alla paura del virus, che rappresenterebbe un'attenuante.

Lega e FdI sempre al servizio della loro classe: dal salva-casa alla pubblicità Rai…

 

Per dare risposte alla propria classe di riferimento, borghesia grande e piccola, sia la Lega che Fratelli d’Italia sono costantemente all’opera con vari decreti.

Le ultime iniziative riguardano la sanatoria di fatto degli abusi edilizi (decreto legge “salva-casa”) fortemente voluto dalla Lega di Salvini che è un vero e proprio tentativo di liberalizzare la gestione non solo della casa di proprietà, o villa o palazzo o grattacielo o castello, ma di annullare i piani regolatori delle città alimentando la speculazione edilizia, nella quale potranno sguazzare anche le Regioni e i Comuni: “La possibilità di mutare destinazione di aree inserite nel PRG viene ulteriormente ampliata ed estesa alle Regioni, a cui ‘daremo la regia’, da concordare coi Comuni, ‘che potranno scegliere zona per zona cosa concedere e cosa non concedere’ (Salvini)

Cambia, infatti, come riporta la stampa, “la definizione di ‘stato legittimo dell’immobile’”, che permette di

Non pubblicheremo comunicati del Si.Cobas nazionale sulla repressione - Comunicato slai cobas per il sindacato di classe

Prendiamo, con dispiacere, la decisione di non pubblicare i comunicati del Si.Cobas nazionale su fatti repressivi.

Continueremo a pubblicare denunce di repressione e a dare, come sempre, solidarietà alle singole realtà di lavoratori, compagni del Si.Cobas che vengono colpiti dalla repressione; ma mettiamo uno stop ai comunicati del Si.Cobas nazionale.

Tanti compagni, operai d'avanguardia di altri sindacati di base e realtà di lotta vengono ogni giorno colpiti da provvedimenti repressivi, soprattutto per la partecipazione e lavoro pro Palestina contro il genocidio di Israele - ultimo il grave provvedimento di "Foglio di via" da Milano che ha colpito Sebastiano Lamera operaio della Tenaris Dalmine dello Slai cobas per il sindacato di classe, per la sua partecipazione, interventi continui alle manifestazioni di Milano per la Palestina, che vuole impedire, porre un ostacolo (chiaramente inutilmente!) al ruolo dello Slai cobas sc nella lotta a fianco del popolo palestinese e all'attività verso i lavoratori su Milano del compagno - MA su tutto questo il Si.cobas risponde con il silenzio, neanche mezza parola di solidarietà. 

Per il Si.Cobas conta solo la repressione che colpisce i suoi militanti, i suoi lavoratori. Facendo diventare la parola d'ordine necessaria e scontata nella sua giustezza: "Toccano uno toccano tutti", in 'toccano i miei toccano tutti... toccano gli altri,ci penseremo'.

Questo è espressione di settarismo e egemonismo nel movimento che peraltro mostra la voluta cecità dei dirigenti nazionali del Si.Cobas che ogni repressione a singoli oggi più che mai è una repressione interna ad un attacco generale, ad una marcia sempre più reazionaria del governo e dello Stato;

Chiaramente questa decisione verrà meno appena il Si.Cobas nazionale cambia atteggiamento

SLAI COBAS per il sindacato di classe

Coordinamento nazionale

21 -7 -2024





CON GLI STUDENTI IN LOTTA IN BANGLADESH, CONTRO LA BRUTALE REPRESSIONE OMICIDA, IN PIAZZA BERGAMO

Con un presidio spontaneo come risposta immediata al massacro degli studenti, la comunità del Bangladeh sabato pomeriggio ha fortemente protestato contro le forze di polizia e governo colpevoli di aver brutalmente assassinato più di cento manifestanti e compiuto numerosi arresti nel tentativo di reprimere la lotta contro la legge che assegna con un privilegio contestatissimo, il 56% dei posti pubblici ai parenti dei reduci della guerra di indipendenza del 1971, denunciata come un provvedimento oggi senza più alcun legame con i fatti del 1971, una forma clientelare e di corruzione politica e sociale ‘va bene i figli, va bene i figli dei figli… ma ora basta’. Una protesta partita dagli studenti, che ora si è molto allargata, con la forte partecipazione delle donne, delle studentesse, violando i divieti di uscire dopo le 21.00 dai loro dormitori.

Una protesta partita con l'esposizione di alcune bandiere italiane in segno di 'rispetto' verso il paese 'ospitante', ammainate dopo che abbiamo spiegato che un popolo che lotta non può aver rispetto per un governo della guerra, che reprime le opposizioni, fortemente sostenitore del sistema di sfruttamento delle operaie tessili in Bangladesh e delle aziende italiane coinvolte.