sabato 31 maggio 2014

pc 31 maggio - Strage di Viareggio, protesta per la nomina di Elia: “Un altro imputato a capo di Fs”

(da il fattoquotidiano.it)

I parenti delle 32 vittime hanno fermato per pochi minuti il binario 4 della stazione ferroviaria, lo stesso dove il 29 giugno 2009 deragliò il treno carico di Gpl. "Dopo Moretti, anche l'ad di Rfi è stato premiato con un incarico più prestigioso"
di Ilaria Lonigro

Gli imputati si passano il testimone. Promosso Mauro Moretti a capo di Finmeccanica, prende il suo posto come amministratore delegato di Ferrovie dello Stato un altro imputato nella strage di Viareggio, Michele Mario Elia, già ad di Rfi – Rete ferroviaria italiana. Immediata la rivolta dei familiari delle 32 vittime del disastro del 29 giugno 2009, il cui processo è entrato nel vivo in questi giorni con le testimonianze dei sopravvissuti e la deposizione del superteste, l’ispettore Polfer Angelo Laurino.
Ieri (giovedì 29 maggio) intorno alle 23, appresa la notizia mentre erano in riunione, i familiari si sono dati appuntamento alla stazione di Viareggio per una protesta spontanea. Guidate dalla presidente dell’associazione “Il mondo che vorrei”, Daniela Rombi, che nella strage ha perso la figlia Emanuela di 21 anni, una trentina di persone hanno manifestato pacificamente la loro rabbia, esponendo striscioni per chiedere più sicurezza nelle ferrovie. Mentre un treno sopraggiungeva, hanno occupato il binario 4, quello su cui cinque anni fa deragliò il treno merci con 14 cisterne cariche di Gpl. Il macchinista, che andava a velocità ridotta, ha fermato la corsa e suonato la sirena in segno di solidarietà.
“Oggi, 29 maggio, ad un mese dai 5 anni della strage di Viareggio, questo nostro governo, anzi questo governo, nostro no di sicuro, ha avuto il coraggio di nominare come amministratore delegato Michele Elia imputato per la strage di Viareggio, perché è stato bravo a far morire 32 persone. E in più ha premiato Moretti, mandandolo a Finmeccanica. Questo governo non ha onestà, non ha dignità. E’ inammissibile, inaccettabile, noi non possiamo subire anche questo” dichiara Daniela Rombi dai binari.
A tenerle il megafono c’è Marco Piagentini, l’uomo che nelle fiamme ha perso la moglie, Stefania Maccioni, 39 anni, e due dei suoi tre figli: Lorenzo, 2 anni, e Luca, quattro e mezzo. L’occupazione dei binari è durata pochi minuti. Prima di lasciarli, Daniela Rombi ha chiesto scusa ripetutamente ai passeggeri del treno e ha invitato il macchinista a suonare la sirena. “Voi ferrovieri siete i nostri compagni, i nostri amici” ha aggiunto.
Elia, 67 anni, è un ingegnere elettronico ed è in Ferrovie dal 1975. La sua priorità, ora che l’assemblea degli azionisti l’ha eletto al vertice della holding, è di continuare il lavoro intrapreso dal suo predecessore. “Andare avanti con il piano industriale che è stato presentato, questo per noi è un must” ha dichiarato.

venerdì 30 maggio 2014

pc 30 maggio - manifesto nazionale a cura di 'proletari comunisti - PCm Italia


pc 30 maggio - libertà per Saibaba leader del Fronte Democratico Rivoluzionario India


pc 30 maggio - Pillole comuniste

I governi della borghesia hanno sempre una struttura composita ma occorre individuare qual'è la frazione dominante per analizzarne le contraddizioni interne.
Le contraddizioni interne interagiscono con lo scontro esterno governo masse ed esse provocano
crisi-caduta

da Pillole comuniste - 1 -
14.8.2013

pc 30 maggio - ILVA: SOLUZIONI PER I PADRONI, MA PER GLI OPERAI LA SITUAZIONE COMUNQUE VA IN PEGGIO

Mondo padronale, Federacciai, il governo Renzi, i sindacati confederali, sono tutti in fibrillazione per trovare la soluzione alla crisi dell'Ilva. Qualcuno - il Sindaco in testa - spaccia l'intervento "veloce" di Renzi come un fatto nuovo e positivo. 
In realtà questo interesse è determinato unicamente dal salvaguardare i profitti del mondo imprenditoriale che verrebbero fortemente intaccati da un esito negativo sul futuro di uno stabilimento siderurgico tra i più grandi nel mondo. 
La soluzione in campo è l'ingresso, insieme ai Riva che restano, di una cordata, in cui il ruolo centrale è "dell'indiana ArcelorMittal, mentre Marcegaglia e Arvedi (che per dimensione e capacità finanziaria non possono certo ambire ad un ruolo di peso nel ridisegno dell'assetto proprietario di Taranto) si ritaglieranno un ruolo da pivot, con l'obiettivo di garantire l'italianità dell'operazione". 

Si tratterebbe di operazioni che nulla hanno a che fare con la difesa dei posti di lavoro degli operai dell'Ilva e dell'appalto, e tantomeno con la difesa della salute e sicurezza in fabbrica e dell'ambiente sul territorio.
Si tratta infatti di imprese che, come si legge anche nell'articolo riportato da Sole 24 Ore, già hanno proceduto a tagli di loro aziende o a forti ridimensionamenti di posti di lavoro nelle loro fabbriche; si tratta di multinazionali che sono diventate tali, vedi ArcelorMittal, supersfruttando nei loro paesi i lavoratori, in condizioni di "schiavitù, in condizioni di sotto salari, per non parlare della salute, sicurezza, ambiente, in cui il problema semplicemente "non esiste".
Rispetto a questo, quindi, non c'è alcuna differenza, se non ancora in peggio, con la politica dei Riva.
L'unico interesse che muove questi possibili nuovi padroni è di mettere le mani su un importante realtà siderurgica, togliendo anche di mezzo un concorrente a livello mondiale. 

In questa situazione gli interessi di lavoro, di salute degli operai, come la salute e la vita della popolazione di Taranto semplicemente non sono in "agenda".

Per gli operai la più grave sciagura e stupidaggine sarebbe di farsi "partigiani" di questa o quella soluzione, o di stare a guardare e aspettare. E la loro "entrata in campo" è solo con la lotta indipendente, di classe. 

(da Sole 24 Ore) "L'interesse di ArcelorMittal per Ilva si è palesato all'inizio dell'anno, dopo una serie di contatti con la famiglia Riva registrati già nel 2013, prima dell'avvio dell'era Bondi. Il gruppo  franco-lussemburghese-indiano, che si è confermato anche nel 2013 al vertice del ranking mondiale dei produttori (con 96,1 milioni di tonnellate) è tra i pochi al mondo in grado di sostenere il peso di un'operazione-monstre come quella che si propspetta. Nonostante la palese situazione di overcapacity del settore in Europa – sovracapacità che riguarda anche ArcelorMittal, che ha chiuso l'altoforno di Florange, in Francia e intende chiudere quello di Liegi in Belgio – il colosso franco-lussemburghese-indiano potrebbe con questa mossa razionalizzare il proprio parco produttivo europeo, sfruttando in parallelo le potenzialità logistiche di Ilva. Secondo alcune fonti industriali ArcelorMittal potrebbe essere invece interessata soprattutto a «togliere di mezzo» un concorrente, ridimensionandone l'attività e puntando su alcuni asset d'eccellenza specifici, come per esempio gli impianti di Novi Ligure relativi alla produzione di laminati zincati per il settore automotive. Si tratta di asset per i quali negli ultimi anni sono state investite risorse cospicue, un segmento che oggi ArcelorMittal non presidia. A prescindere dalle scelte strategiche del colosso euro-asiatico, è indubbio che il mercato interno dei piani viaggi oggi molto al di sotto della capacità produttiva dei principali produttori nazionali (vale a dire Ilva e Arvedi). Proprio per questo un eventuale coinvolgimento di Arvedi (il presidente Giovanni Arvedi ha confermato nei giorni scorsi al Sole 24 ore di avere «dato al Governo la disponibilità per una soluzione» della vicenda Ilva) confermerebbe, secondo alcuni addetti ai lavori, la volontà di «pilotare» una razionalizzazione del mercato dei piani. Al tavolo Ilva, come detto, c'è anche Marcegaglia, che già ad aprile aveva rotto gli indugi dichiarando pubblicamente al Sole 24 Ore la propria disponibilità «a fare la propria parte». Un interesse dettato anche dalla necessità di «presidiare» uno dei maggiori fornitori (Ilva vende ai mantovani 1,5 milioni di tonnellate su un fabbisogno di 4,5) del gruppo, evitando che finisca in mani sbagliate o che, peggio, smarrisca il suo ruolo di «capofila» che ancora recita in gran parte della filiera italiana dell'acciaio"

pc 30 maggio - INDIA, STUPRATE E IMPICCATE. TRA GLI UOMINI 2 POLIZIOTTI

Che la violenza rivoluzionaria della guerra popolare maoista faccia giustizia!!

India: branco stupra due ragazzine e le impicca. Tra i sette uomini, due sono poliziotti

India: branco stupra due ragazzine e le impicca. Tra i sette uomini, due sono poliziotti

Le cugine di 14 e 15 anni erano scomparse da casa martedì sera a Katra Shahadatganj, un villaggio rurale dell'Uttar Pradesh. La mattina successiva i corpi sono stati trovati appesi a un albero di mango. Gli abitanti sono scesi in strada contro l'inazione delle forze dell'ordine. Secondo i dati, nel Paese di 1,2 miliardi di abitanti avviene uno stupro ogni 22 minuti, ma si tratta di dati inferiori alla realtà.

NEW DELHI - Le hanno stuprate, picchiate, strangolate e alla fine uccise, appendendole ad un albero. Dall'autopsia effettuata sui corpi delle cugine di 14 e 15, è emerso che al momento dell'impiccagione erano ancora vive.
Erano scomparse da casa martedì sera a Katra Shahadatganj, un villaggio rurale dell'Uttar Pradesh. Sono state attaccate in un campo. C'erano andate come tutte le mattine, perché la loro casa è senza bagno. Sette uomini le hanno raggiunte lì, vicino al villaggio nel nord dell'India. Del gruppo facevano parte anche due poliziotti.

La famiglia aveva denunciato la scomparsa delle ragazze poche ore dopo la loro uscita da casa ma la polizia non è intervenuta, non ha neanche registrato la denuncia.

La protesta del villaggio è cominciata subito. E' stata silenziosa. Le immagini delle tv indiane hanno mostrato gli abitanti seduti sotto l'albero dal quale pendevano i corpi delle ragazze mossi dal vento. Sono rimasti così fino all'annuncio degli arresti. La gente accusa la polizia di essersi mossa con troppo ritardo e ha bloccato la strada principale, che passa vicino ai campi. Il capo della polizia locale e due agenti sono stati sospesi dal servizio.



L'emergenza in India è alta ed è scoppiata quando nel dicembre 2012, una studentessa di 23 anni fu violentata da sei uomini a New Delhi mentre tornava a casa in autobus. La giovane morì dopo 10 giorni per le ferite infertele dal branco. A febbraio scorso è stata aggredita una bimba di 9 anni che giocava nel cortile di casa e a gennaio una dodicenne era stata stuprata e bruciata viva mentre una turista danese violentata e picchiata. L'India ha reso più rigide le sue leggi contro lo stupro lo scorso anno, dopo le proteste scoppiate in tutto il Paese per il crimine in crescita, che la cultura conservatrice e l'atteggiamento passivo delle autorità e della polizia non contribuiscono a contrastare. 

pc 30 maggio - Il rinnovamento della Chiesa di Papa Francesco che non rinnova, anzi...

Tolleranza zero per la pedofilia!... Un sacerdote che fa questo tradisce il corpo del Signore, come nelle messe nere...", è questa una delle recenti affermazioni del Papa Francesco ai giornalisti, durante il viaggio di ritorno dalla Terra Santa, in cui è entrato nel merito di diversi temi “scottanti” per la Chiesa cattolica, assicurando che “sugli abusi dei sacerdoti non ci saranno privilegi...”, e proprio la prossima settimana tra il 6 e il 7 giugno alla presenza di otto vittime di violenza di sacerdoti pedofili, provenienti dalla Germania, Inghilterra, Irlanda, una messa riparatrice sarà celebrata dall'attuale Papa, criticato per non aver espresso loro solidarietà personale - il telefono papale in questo caso non ha squillato!

Le telefonate di Papa Francesco che possono arrivare ogni giorno di cui si è parlato a destra e a manca come una delle “new entry” della Chiesa cattolica attraverso il “nuovo” Papa che chiama direttamente le persone comuni, quelle della grigia normalità quotidiana, rientrano chiaramente nella strategia propagandista di una Chiesa che vuole e deve rimettere in sesto la strada di un apparato cattolico istituzionale segnato oggi da una significativa crisi in termini di immagine, credibilità, incisione tra le masse popolari dei messaggi come “amore”, “misericordia” “umiltà”, “povertà”..., sempre più offuscati e ribaltati da una realtà fatta invece di scandali, opulenze (non ultimo quello del superattico del Cardinale Bertone), violenze, abusi... dai vertici più alti alla base; il ritorno anche insistente del Papa su temi come “l'evangelizzazione degli albori del cristianesimo”, i richiami del Pontefice a ritornare “alla povertà, all’essenziale“ sono una delle forme con cui si vuole allontanare l'immaginario di massa da quella che è invece la realtà di una Chiesa inserita pienamente in un sistema sociale, quale quello capitalista e imperialista, sempre più barbaro e marcio che si riflette concretamente anche in essa.

Le “telefonate papali” infatti non sono per tutti perché su certi eventi invece è bene mantenere il silenzio, non fare pubblicità e propaganda, vedi per esempio i fatti relativi al sacerdote don Pietro Tosi, morto quest'anno a 87 anni, che nel 1980 stuprò una ragazzina di appena 14 anni mettendola incinta ma la Curia lo ha sempre difeso, nonostante non avesse voluto riconoscere il figlio nato dalla violenza. Oggi la Chiesa lo ha affidato al "giudizio imperscrutabile del Signore" mentre la donna, allora giovanissima, non ha mai ricevuto alcuna vera giustizia così come tante altre vittime di abusi e violenze da parte di preti pedofili, né la sua famiglia ha mai ricevuto telefonate dal Papa.

In tal senso le recenti parole tuonanti di Papa Francesco contro la pedofilia dei sacerdoti suonano come un “nuovo” ipocrita e opportunistico correre ai ripari della Chiesa, post era Ratzinger, per cercare di ripulire, di “rinnovare” agli occhi delle masse l'immagine della Chiesa che con la sua azione attiva costituisce uno degli aspetti sovrastrutturali di questo sistema sociale che nella sua sostanza, profondità, struttura deve restare stabile e perpetuarsi mantenendo ben saldi alcuni punti cardine di esso, tra questi la condizione di subordinazione, oppressione della maggioranza delle donne.
Su questo tema il messaggio e l'azione di Papa Francesco sono chiarissimi e non c'è alcun bisogno di utilizzare “nuovi” mezzi per propagandarli.

Se dinnanzi alla violenza sessuale commessa da un sacerdote il Papa grida al “tradimento del corpo del Signore, come nelle messe nere...” (peccato che fino ad oggi però, secondo le misure canoniche previste, nella maggior parte dei casi i sacerdoti dichiarati colpevoli di stupro, abuso sessuale, sollecitati al pentimento, vengono soltanto allontanati dal luogo in cui esercitavano il ministero e non invece condannati/cacciati), dinnanzi invece alla questione dell'aborto, alla scelta delle donne di decidere liberamente in tema di maternità, Papa Francesco non esita neanche per un attimo, alla faccia della misericordia evangelica!, a gridare al “delitto abominevole”, anche in caso di donne stuprate.
Il “rinnovamento” di Bergoglio della Chiesa si annulla di colpo sulla questione donne/aborto considerato talmente grave per cui alle donne assassine non può che essere inflitta la scomunica a vita. Le donne, la maggioranza di esse, sono quelle il cui ruolo di riproduzione e di cura funzionale al mantenimento e perpetuarsi di questa società capitalista non può e non deve essere messo in discussione dalla scelta delle donne stesse di sottrarsi ad esso, e per la Chiesa non ci sono ragioni economiche, sociali, ideologiche che tengano! Non conta granchè se poi il bambino messo al mondo potrà essere violentato da un bastardo prete pedofilo che lo assassinerà spietatamente nell'anima, ma non solo!, o sarà ucciso da una società “in crisi irreversibile” come dice lo stesso Bergoglio, che per la maggioranza di questi figli messi al mondo riserva solo sfruttamento, oppressione, miseria, guerre...

La Chiesa è sempre pronta a ricorrere agli ennesimi “nuovi”proclami riparatori di turno (vedi il vergonoso caso dei preti pedofili) ma il sistema sociale in cui essa deve continuare ad essere poderoso apparato di potere, non si deve mettere in discussione e su questo l'azione dell'istituzione ecclesiale è molto attiva al fine di frenare il pericolo che nello specifico le donne possono costituire e incarnare se si ribellano all'ordine sociale esistente e ai ruoli che esso impone loro, per questo sulla questione aborto cadono tutti i veli e le parole sono più che dirette!

E ai messaggi ideologici seguono poi sempre le azioni concrete: con un'audizione pubblica del 10 aprile scorso, per esempio, sono state presentate a Bruxelles le firme raccolte nei 28 paesi membri per la campagna “Uno di noi” lanciata dai movimenti antiabortisti naturalmente sostenuti dalla Chiesa cattolica che chiede all'Unione europea “... di porre fine al sostegno politico ed economico di attività che potrebbero comportare la distruzione di embrioni umani, inclusa la ricerca sulle cellule staminali embrionali e i servizi di aborto sicuro erogati da organizzazioni non governative nei Paesi in via di sviluppo. Il punto centrale della petizione è la richiesta di riconoscimento giuridico dell'embrione umano, che comporterebbe il diritto «alla vita e dell'integrità» sin dal momento del concepimento”(tratto da http://temi.repubblica.it/). Movimenti antiabortisti che al “nuovo” parlamento europeo chiedono ora di dare una risposta a questa ignobile petizione e visti gli ultimi risultati elettorali che spostano il parlamento ulteriormente a destra con la discesa in campo di partiti fascisti e apertamente nazisti, troveranno in essi una attiva sponda sessista e maschilista.
Il Papa Bergoglio, il giorno dopo la consegna delle firme a Bruxelles, ha ricevuto i rappresentanti dei movimenti antiabortisti elogiandoli per il loro lavoro e ha detto: “Mi sento chiamato a farmi carico di tutto il male di alcuni sacerdoti, abbastanza in numero ma non in proporzione alla totalità, e a chiedere perdono per il danno che hanno compiuto, per gli abusi sessuali sui bambini...” ma “... L'aborto e l'infanticidio sono delitti abominevoli

La Chiesa quindi, anche quella del “rinnovamento” di Papa Francesco, continua ad attaccare ideologicamente e concretamente la maggioranza delle donne. Le donne in questo senso non si possono illudere nemmeno per un minuto ma devono prendere coscienza della necessità di ribellarsi ad ogni attacco alla condizione di vita, la cui libertà di scelta sulla maternità, il diritto ad abortire, conquistato con la lotta, rappresenta il cuore della loro autodeterminazione, le donne devono essere parte determinante nella lotta concreta e quotidiana in funzione del vero e unico rinnovamento necessario e possibile, il rinnovamento sociale attraverso la via della rivoluzione proletaria che abbatta questa società capitalista reazionaria, maschilista, moderno fascista di cui la Chiesa è parte integrante.

giovedì 29 maggio 2014

pc 29 maggio -. TARANTO, I DISOCCUPATI ORGANIZZATI SLAI COBAS "NOI SIAMO SEMPRE QUI!"

"Noi siamo qui! Sempre più determinati a lottare per il lavoro per tutti"

Questo ieri hanno detto chiaro i Disoccupati Organizzati slai cobas.
Con la Tenda per il Lavoro, questa volta proprio messa vicino a Palazzo di città, per dire chiaro che la vostra violenta e misera repressione non non ci fa paura, non ferma ma alimenta la nostra giusta lotta;
ma anche con una delegazione di donne disoccupate salita al consiglio comunale con due cartelli, in cui in uno era scritto: "Noi siamo ancora e sempre qui! Sempre più determinati a lottare per il lavoro per tutti", nell'altro: "Il Sindaco fa arrestare 2 disoccupati, il giudice li scarcera, perchè è negare il lavoro e la dignità di condizioni di vita che è "reato"".

VENERDI' 30 ALLE ORE 18 i Disoccupati Organizzati Slai cobas chiamano tutti i disoccupati, chi ha perso il lavoro, i lavoratori precari, gli operai, le donne, i giovani, i movimenti di lotta, compagni e compagne ALLA TENDA PER IL LAVORO IN PIAZZA CASTELLO. 

Prepariamo una mobilitazione unitaria in città, ORGANIZZIAMO UNA MANIFESTAZIONE PER IL LAVORO E IL SALARIO GARANTITO!

LA LOTTA DEI DISOCCUPATI ORGANIZZATI SLAI COBAS E' PER TUTTI!

Il Sindaco Stefano ha dichiarato che i Disoccupati Organizzati pretenderebbero il lavoro solo per loro... che sono "prevaricatori" verso altri disoccupati e cittadini....

I Disoccupati Organizzati è dall'inizio della loro lotta che hanno sempre detto, scritto - e praticato - che la lotta per il lavoro e il reddito garantito, riguarda tutti i disoccupati, tutti coloro che perdono il lavoro nella nostra città; questo è chiaro anche nel loro programma e soprattutto nelle soluzioni che pongono. Chi dice il contrario è falso!
Per questo i DO hanno e continuano a fare ad ogni iniziativa appello a tutti i disoccupati, disoccupate, a tutti i lavoratori precari ad unirsi. I Disoccupati Organizzati slai cobas vorrebbero essere migliaia in lotta a Taranto, e non dipende certo da loro se purtroppo questo ancora non avviene - "ancora"... ma avverrà!
Su questo sono loro e non i DO una parte della causa, per la sfiducia che seminano sulle possibilità di avere risposte, ma soprattutto per l'illusione che cavalcano su soluzioni individuali, in una logica di fatto assistenziale/clientelare.

Sono i DO che propongono piani di lavoro realistici - nella raccolta differenziata in tutta la città, nei lavori di bonifica e di ambientalizzazione, nei risanamenti dei quartieri dissestati - che potrebbero, se realizzati, dare lavoro a migliaia di disoccupati - altro che solo per i disoccupati organizzati!

Sono solo e soltanto i DO che hanno fatto appello e continuano a fare, alle varie realtà via via in lotta: dai lavoratori delle pulizie e mense della MM, ai lavoratori ultraprecari de L'Ancora, ai lavoratori di 'Isola Verde'..., per parlare solo di quelle più recenti, di unire le lotte. Scontrandosi, purtroppo, su questo con il settarismo, per non dire peggio, di coloro, siano sindacati confederali, siano sindacati di base, come il cobas confederazione, che non vogliono unire le lotte; fino alla vergognosa presa di distanza del capo del cobas confederazione mentre era in corso l'aggressione violenta dei vigili contro i Disoccupati Organizzati slai cobas. 

Quindi, non sono certo i Disoccupati Organizzati che pensano solo a sè stessi. Noi abbiamo proposto e continuiamo a proporre una grande mobilitazione unitaria in città sui temi del lavoro, del reddito, del legame salute/lotta all'inquinamento-lavoro. 

pc 29 maggio - Il clan dei "casaleggi"

Mentre gli utili idioti che animano la rete grillina fanno finta di partecipare ad una finta politica di una finta democrazia virtuale e una dittatura reale, il comico sbuggiardato dal voto è corso subito all'unico referente che per lui conta, il torbido Casaleggio, Il quale l'ha praticamente messo sotto accusa. E la decisione che, secondo la stampa, ne sarebbe scaturita è che da ora in poi Grillo sarà affiancato... dai deputati eletti? si potrebbe pensare... Neanche per idea! Dal figlio di Casaleggio! che probabilmente neanche lui sapeva che esistesse.

pc 29 maggio - Grillo scopre il bluff, del fascismo nel cuore e nell'azione.

Come un losco figuro nascosto si è recato in Inghilterra ad incontrare un altro dei loschi figuri della nuova destra razzista, reazionaria e xenofoba emersa dalle elezioni europee, il demagogo inglese in doppio petto Farage.
Per noi nessuna sorpresa, anzi una conferma!
In parlamento poi ci sarà l'abbraccio finale con la parte più consistente del fronte di estrema destra lepenista.
Occorre organizzare manifestazioni contro Grillo, occorre che i suoi comizi e le sue iniziative a questo punto vengono contrastate e interrotte sul campo, dentro naturalmente la lotta più generale contro il nemico principale, il governo Renzi, che ha fatto il pieno delle destra di governo raccogliendo sotto la sua ala la borghesia industriale e pezzi maggioritari della finanza, intorno a un blocco di consenso che comprende Berlusconi.

Non bisogna dare nessun spazio e bisogna isolare chi tra le masse e in alcuni casi perfino tra i movimenti e tra gruppi sedicenti di sinistra – vedi Carc-(n)Pci – dà una qualche forma di copertura, giustificazione a Grillo e ai grillini.

Fare oggi opposizione di classe e di massa unita e combattiva sulla strada del 12 aprile richiede un'assoluta pulizia interna, se si vuole continuare ed ampliare la costruzione di un movimento proletario e popolare di lotta che ha trovato, peraltro, nell'ulteriore allargamento dell'astensionismo e boicottaggio del voto a livello di massa la sua forte presenza.   

pc 29 maggio - BRESCIA contro il fascismo delle bombe di ieri e il moderno fascismo di oggi.

La manifestazione antifascista di Brescia per l'anniversario della strage impunita di piazza Della Loggia è stata la risposta del movimento in città all'oscena realtà giudiziaria che fa di questa strage l'ennesima 'Strage di Stato' per mano dei fascisti, per cui ancora non si vogliono trovare le responsabilità dirette e indirette.
Ma la manifestazione è stata soprattutto contro l'ipocrisia di chi vuole raccogliere tutti sotto la stessa bandiera di ricorrenza ufficiale.
In testa alla manifestazione la parola d'ordine del Collettivo studenti in lotta: “Nessuna memoria condivisa. Ora e sempre Resistenza”.

Nello stesso tempo la manifestazione ha ribadito che la memoria continua nella lotta di oggi, nella lotta dei movimenti. 
Ma purtroppo non ha voluto dare a questa indicazione la sostanza della denuncia del regime di moderno fascismo in formazione rappresentato oggi da Renzi e da ogni governo dei padroni, da Grillo e ogni forma di falsa opposizione.  

pc 29 maggio - BOLOGNA, TAKSIM RESISTE

Lo studentato “taksim” è stato sgomberato a Bologna, ma vi è stata una pronta risposta con un corteo che ha bloccato le strade nevralgiche della città e che poi ha raggiunto la zona universitaria.

L'assemblea ha deciso di lanciare numerose iniziative, con la parola d'ordine “da oggi Taksim è in tutta la città”. Il fronte di lotta si allarga, quindi, e punta a Torino.  

pc 29 maggio: Non si fermano le mobilitazioni e le lotte contro i Mondiali di calcio, e la repressione alimenta la Ribellione

Proteste a Brasilia contro i mondiali, in migliaia in strada. Presenti anche cinquecento indigeni della foresta amazzonica vestiti coi costumi tradizionali. Dichiarato lo stato di emergenza a Manaus, che il 14 giugno ospiterà la prima gara mondiale di Italia e Inghilterra


Le forze dell’ordine protette da caschi e giubbotti antiproiettile che sparano lacrimogeni ad altezza uomo, gli indios a torso nudo e con copricapi di piume che rispondono scagliando frecce dai loro archi. In queste immagini, immortalate nelle strade della capitale brasiliana Brasilia, nei pressi dell’Estadio Nacional Mané Garrincha, tutte le contraddizioni sociali e politiche che accompagnano i Mondiali di Brasile 2014. Le proteste, organizzate dai movimenti Nao Vai Ter Copa, volevano impedire l’esposizione al pubblico del trofeo mondiale, e sono riuscite. Alle migliaia di persone scese nelle strade, si sono uniti circa cinquecento indios della foresta amazzonica vestiti coi costumi tradizionali, alcuni a piedi altri a cavallo. Quando la situazione è degenerata, ai lacrimogeni e ai manganelli della polizia hanno risposto con le loro armi: l’arco e le frecce. Un poliziotto, colpito alla gamba, è stato ricoverato. Alla fine il trofeo non è stato esposto in pubblico, davanti allo stadio, come previsto. 
E dall’Amazzonia giungono altre notizie disastrose. Il governatore della regione ha dichiarato lo stato di emergenza a Manaus, città al limitare della foresta che il 14 giugno ospiterà la prima gara mondiale di Italia e Inghilterra nell’inutile e faraonico stadio Arena da Amazonia, un impianto costato circa 250 milioni di euro e che a fine mondiale rimarrà una immensa cattedrale nel deserto: nella zona giocano solo minuscoli club di seconda serie che in questi mesi hanno portato nemmeno mille spettatori in un impianto che ne contiene quarantamila.

Lo stato d’emergenza è dovuto alla parziale esondazione del Rio Negro, uno dei due fiumi che attraversano la città, dove l’acqua ha superato il livello dei 30 metri. Il sindaco Artur Neto ha detto che non si aspettano un vero e proprio allagamento della città, e che la misura è preventiva, ma alcuni quartieri già sono stati sfollati. Le previsioni dicono che il livello del fiume continuerà a salire, e tra quindici giorni si giocherà una partita come Italia-Inghilterra, a rischio anche per l’ordine pubblico.
E proprio le due squadre, che comunque si trasferiranno a Manaus solo pochi giorni prima della partita dai loro rispettivi ritiri, hanno ricevuto ulteriori brutte notizie. Nell’albergo degli inglesi, il cinque stelle Tulip Hotel di Rio di Janeiro, sono state infatti confiscate derrate alimentari scadute: burro, prosciutto di Parma e salmone affumicato avevano già superato la data di scadenza al momento dell’ispezione. Inoltre l’albergo è accusato di aver infranto la legge perché non ci sono le apposite macchinette per la distribuzione dei profilattici, come deve essere in tutta la regione. Mentre al Portobello Hotel di Mangaritiba, sede del ritiro azzurro, sono stati sequestrati un’altra cinquantina di chili di prodotti avariati. Qui pare non mancassero i profilattici, ma gli opuscoli contro lo sfruttamento della prostituzione. Bazzecole, che strapperebbero un sorriso, se non fosse che in tutto il Brasile la tensione è oramai altissima, e non certo per la trepidante attesa dell’evento ma per le proteste che lo attraversano.
Se dopo i violentissimi scontri a Belo Horizonte, Manaus, Porto Alegre, Rio de Janeiro e San Paolo, a Brasilia si sono scomodati gli indios, capaci di arrivare in città con archi e frecce, e di usarli, significa che questo Mondiale invece di narcotizzare le contraddizione sociali del paese, le sta veramente esacerbando. Come se il calcio avesse smesso tutto d’un tratto di essere l’oppio dei popoli, e fosse invece diventato un mezzo per accrescerne la coscienza.
twitter @ellepuntopi

pc 29 maggio: TRA EXPO E LE ELEZIONI DEL 2016, LA MILANO DI PISAPIA/RENZI SGOMBERA E REPRIME...

...SONO GIORNI DI APPLICAZIONE DEL "PIANO CASA", FATTO DI "GLORIOSE" OPERAZIONI DI DIS/ORDINE PUBBLICO, DOVE A FRONTE DI UN CONTINUO EMERGERE DEL MARCIUME DI QUESTO SISTEMA, SI CONTINUA A COLPIRE CHI HA PERSO IL LAVORO O CHE HA SALARI DA FAME BUTTANDO IN STRADA CHI OCCUPA PER NECESSITA' E TOLLERANDO E COPRENDO IL RACKET. A PAGARE IL PREZZO PIU' ALTO SONO LE DONNE E IN MANIERA MAGGIORE QUELLE IMMIGRATE. E' ORA DI UNIRE LE LOTTE E COSTRUIRE LA FORZA PER SPAZZARLI VIA.


Sgomberata famiglia abusiva
Scontri tra polizia e centri sociali

Le forze dell’ordine hanno dovuto caricare i militanti del centro sociale Lambretta e del Collettivo di Zona 4 che volevano impedire lo sfratto della famiglia abusiva

di Redazione Milano online
 28 maggio 2014 | 13:00
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DI SEGUITO IL COMUNICATO DEI COMITATI CHE IERI HANNO CERCATO DI IMPEDIRE LO SGOMBERO.

Milano. Altro sgombero di una famiglia in via del Turchino
Questa mattina un grosso spiegamento di forze dell’ordine è arrivato in via del Turchino a Milano per sgomberare una mamma con due bambini adducendo il motivo dell’ordine pubblico.


Questa mattina le politiche sociali del Comune di Milano hanno dimostrato la loro efficacia; manu militari, con un ingente spiegamento di Polizia degno di miglior causa, sono state messe in mezzo alla strada Aziza ed Aisha, la sua bambina di tre anni, colpevoli di aver preso possesso di un alloggio del Comune di Milano gestito dall’ALER vuoto da anni. E sì che negli incontri tenutisi nei mesi scorsi tra il Comitato Zona 4, l’ Unione Inquilini e l’Assessorato alla Casa, rappresentato dall’Assistente dell’Assessore, era stata garantita una disponibilità al confronto e la volontà del Comune di non colpire situazioni di persone in stato di difficoltà. Evidentemente le parole spese da una persona che ha il mandato dell’amministrazione non valgono nulla. E la disponibilità a portare avanti percorsi di dialogo e integrazione viene spesa solo in campagna elettorale, vista l'ennesima bruttura che quest’oggi si è perpetrata. La motivazione addotta per lo sgombero da parte dei funzionari del Comune è stata, come ogni volta, che bisogna giustificare per giustificare sgomberi inaccettabili e scandalosi una presunta pericolosità sociale di questa famiglia.
Ma quale pericolo può rappresentare una mamma con la sua bambina di tre anni? Nessuno, se non la tutela della legalità tout court o dare un contentino a chi vuole creare la guerra tra poveri nei quartieri popolari, senza prendere in considerazione i bisogni essenziali delle persone in questo momento di crisi. Ciliegina sulla torta di questa vicenda che non fa certo onore a chi governa la nostra città: lo sgombero è stato compiuto prima della scadenza di 10 giorni contenuta nel decreto di rilascio notificato alla famiglia in data 20 Maggio, come verificato dagli stessi funzionari dell’ALER e della Polizia presenti in loco: la fretta di sgomberare una donna con una bambina piccola che non dava fastidio a nessuno evidentemente è stata più forte anche del rispetto dei tempi previsti dalle procedure, togliendo in questo modo anche la possibilità da parte di Aziza di presentare un eventuale ricorso, anche questo un bell’esempio di socialità e di rispetto dei diritti delle persone. E’ questa la linea politica del Comune di Milano sulle occupazioni abusive, non aver ancora avviato dopo oltre 2 anni le procedure per la regolarizzazione di chi è in stato di necessità, preferendo invece portare vanti sgomberi ad alto impatto sociale contro donne e bambini?

Coordinamento zona 4
Comitato occupanti Via del Turchino
Comitato Mercato pollame
Comitato occupanti Via Salomone
Comitato occupanti Corvetto
Comitato occupanti Ponte Lambro
Unione Inquilini-Milano

mercoledì 28 maggio 2014

pc 28 maggio - Cassa e mobilità in deroga, cig e cigs: che fine faranno gli ammortizzatori sociali?

Il governo dopo il Jobs Act e cioè della legge che ha precarizzato tutto il mondo del lavoro, ha premura di riordinare gli ammortizzatori sociali: “Su questa riforma giochiamo larga parte della nostra credibiltà internazionale” ha detto Renzi in conferenza stampa lunedì commentando i risultati elettorali. (v. Il Sole 24 Ore di ieri). L'obbiettivo è quello di chiudere la partita entro l'anno.
Nel frattempo “il goveno si impegna a chiudere le pendenze 2013 di cassa e mobilità in deroga. A breve è previsto lo sblocco di altri 400 milioni, che arrivano dal rimanente miliardo del rifinanziamento dei sussidi in deroga 2014 già previsto a legislazione vigente. A questi fondi dovrebbero aggiungersi altri residui degli anni precedenti e ulteriori risorse Pac, il Piano di azione e coesione, accantonate dalle regioni dell'Obiettivo Convergenza (è in corso la verifica di queste disponibilità).” E il governo spera di recuperare altri fondi grazie a cosiddetto “ 'tiraggio', cioè l'uso effettivo degli ammortizzatori, di solito intorno al 50% delle ore autorizzate.”


I tempi per gli operai e i lavoratori in attesa “in alcune regioni i lavoratori sono in attesa da ottobre-novembre” si allungano, dato che prima ci vorrà “una circolare per consentire alle regioni di trasmettere all'Inps i decreti di autorizzazione dei sussidi in deroga 2013. Poi ci sarà il decreto di riparto dei 400 milioni (più, eventualmente, tutti gli altri residui che verranno recuperati) e se non ci saranno sorprese per fine giugno potrebbero iniziare i pagamenti..:”


E questo per chiudere il 2013, poi il governo si dovrà concentrare “sulla questione risorse 2014.” Perché “dopo questi nuovi finanziamenti a cassa e mobilità in deroga (già a gennaio erano stati sbloccati altri 400 milioni) restano nelle casse dello Stato poco più di 600 milioni per coprire l'anno in corso. Una cifra giudicata insufficiente dalle regioni... ”
“In Veneto – sottolinea l'assessore regionale all'Istruzione e Lavoro, Elena Donazzan – abbiamo 56 tavoli di crisi aziendali aperti al Mise, e oltre 20 mila imprese hanno licenziato. [E questo solo in Veneto. Altro che ripresa!] Senza considerare l'emergenza esodati su cui stiamo sollecitando da tempo il governo a trovare risorse e soluzioni”.


È chiaro che questa spesa, come le tante altre spese sociali, viene considerata eccessiva dal governo Renzi, che pensa appunto al “riordino” di questi ammortizzatori “con i nuovi e più stringenti criteri di concessione per evitare abusi.” [Senti chi parla di abusi!]
Tra i nuovi criteri “ristretti” ci sono il “requisito di anzianità lavorativa presso l'impresa (la bozza di decreto richiede 12 mesi, attualmente sono sufficienti 90 giornate lavorative)” e “ammettere alla prestazione in deroga la parte dell'impresa che prosegue l'attività (escludendo invece dal beneficio la parte aziendale cessata).
“Nelle intenzioni del governo i nuovi criteri di concessione di cassa e mobilità in deroga dovrebbero entrare in vigore da luglio. Fino a tale data le regioni verrebbero comunque autorizzate a firmare decreti sui sussidi in deroga, ma nei limiti di massimo sei mesi.”
Insomma, non solo non si vede l'ombra di una “ripresa” economica, ma il govenro nella sostanza fa di tutto per aumentare i disoccupati nel paese.



(I dati sono del Sole 24 ore del 20 maggio)

pc 28 maggio - Grillo e il Movimento 5 Stelle (cadenti), dal “modello Sicilia” alle elezioni dei cani bastonati

Grillo, che tanta demagogia ha praticato per mesi fino a domenica scorsa (gonfiando il numero dei suoi presunti sostenitori, mostrando fotografie di piazze piene che ascoltavano il comico, riempiendo i social network di tanta spazzatura e informazioni false e anch'esse gonfiate)... non aveva fatto i calcoli con l'astensionismo in crescita in tutto il paese, soprattutto nel sud (e in Sicilia col primato di elettori astenuti). Nella terra del “modello Sicilia”, come riporta La Repubblica di ieri, “fa impressione il flop dei 5Stelle” che perde “nel giro di soli dodici mesi non solo sette punti percentuali, scendendo ben sotto la soglia del 30 per cento, ma dilapida un patrimonio di 400 mila voti; dagli 843 mila delle Politiche ai 448 mila di domenica … Grillo ha perso nell'Isola, iin tempi da recod, la metà dei suoi consensi.”

Adesso, per non scomparire nel nulla, ha deciso di impersonificare quella volpe che dice che l'uva è acerba, solo perché non ci è arrivato come sperava.
Chiaramente è probabile che il fascista Grillo persegui la sua demagogica via con forme sempre più apertamente populiste e fasciste pur di trovare il suo posto al sole.

(Circolano voci che a livello europeo si possa alleare con Farage, rappresentante della destra inglese!)

Il primo passo, quello dell'astensionismo di 22 milioni è stato invece per noi un buon risultato che però adesso va capitalizzato e concretizzato anche per schierarsi più nettamente contro il m5s e Pd, muovendosi entro le forme della lotta, dello scontro coi palazzi del potere e con chi ci vuole affossare sempre più con la loro crisi, trasformare in azione il dissenso delle masse che hanno preferito scarabocchiare la scheda elettorale piuttosto che legittimare miseria, crisi e lutto. Adesso scendiamo in piazza!


Sabina

proletari comunisti palermo

pc 28 maggio - Pillole comuniste

La visione d'insieme dei fatti della lotta di classe distingue il comunista.
Il rapporto tra ogni fatto della lotta di classe e questo insieme permette di dare a ogni fatto la valutazione giusta di esso


da Pillole comuniste - 1 -
22-7-2013

pc 28 maggio - MADRID ANTIFASCISTA!

¡Mayo Antifa en Madrid! - Coordinadora Antifascista de Madrid


 

pc 28 maggio - Il regime di Kiev con dentro nazisti e sostenutO da USA-UE, compreso Italia, massacra la popolazione a DONETSK - solidarietà proletaria e antimperialista




Kiev lancia l’offensiva contro Donetsk, è strage

Kiev lancia l’offensiva contro Donetsk, è strage!

Mentre a Kiev l’oligarca Poroshenko e il figlioccio politico di Angela Merkel, Vitali Klitschko, festeggiavano rispettivamente la vittoria alle elezioni presidenziali di domenica e l’elezione a sindaco della capitale, l’esercito e le bande neonaziste lanciavano ad est un assalto in grande stile contro le Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk. 
.... D’altronde il neoeletto Poroshenko, che in campagna elettorale ha promesso il dialogo con le popolazioni russofone e l’avvio di una riforma federalista dello stato, ha in realtà immediatamente annunciato la ripresa immediata delle operazioni militari contro le repubbliche indipendentiste che non ne riconoscono l’autorità.
Secondo un bilancio provvisorio delle vittime della battaglia per il controllo dell’aeroporto internazionale di Donetsk, i morti nelle ultime 24 ore sarebbero circa 100 (200 secondo l'ufficio stampa della Repubblica insorta), e non solo tra i soldati di Kiev e le milizie popolari, ma anche tra i civili bombardati dalle forze regolari nel tentativo di strappare lo scalo agli insorti. Ieri infatti centinaia di combattenti delle difese popolari del Donbass avevano attaccato e occupato l’aeroporto scatenando la reazione da parte delle forze filogovernative che hanno iniziato a martellare l’intera zona con le armi pesanti e con attacchi aerei, supportate da continui blitz delle forze speciali. Secondo le testimonianze sarebbero almeno cinquanta i civili che hanno perso la vita finora, quasi tutti a causa dei bombardamenti indiscriminati compiuti con elicotteri e caccia nelle zone della città adiacenti all'aeroporto e alla stazione ferroviaria.
Secondo Pavel Gubarev, governatore popolare di Donetsk, un camion che trasportava numerosi miliziani feriti del Battaglione Vostok con la bandiera della Croce Rossa bene in vista sarebbe stato centrato da alcune granate sparate dalle forze regolari, provocando 35 morti e altri 15 feriti.

1donetsk

In un'intervista rilasciata al quotidiano russo Komsomolskaja Pravda, il comandante delle milizie popolari di Slovjansk Igor Strelkov ha affermato che la giunta di Kiev sta procedendo ad un ricambio rapido tra gli uomini inviati nel Donbass per combattere contro gli insorti. Visto che nelle ultime settimane centinaia di militari e in particolare di riservisti si sono rifiutati di sparare ai loro concittadini di Donetsk, Lugansk, Slaviansk e Kramatorsk, e sono aumentate le diserzioni anche nel resto del paese, ora la giunta nazionalista sta procedendo ad una rapida sostituzione dei soldati ucraini con i miliziani reclutati tra le organizzazioni di estrema destra – Settore Destro, ma anche Svoboda e C-14 – e tra le cosiddette “difese di Majdan”, alle quali le autorità hanno ingiunto in occasione del voto di domenica di sloggiare dal centro di Kiev e di rimuovere tendopoli e barricate sopravvissute al golpe filoccidentale di febbraio.
Racconta Strelkov: "Il nemico possiede artiglieria pesante, molti carri armati ed ha una supremazia aerea schiacciante". Secondo il 'ministro deglla Difesa della Repubblica di Donetsk, il maggior pericolo è costituito proprio dalle divisione della Guardia Nazionale, egemonizzata dai neonazisti, più che dai militari dell'esercito regolare. I volontari "considerano nemica tutta la popolazione. Sparano a una macchina semplicemente perché la vedono in movimento sull'autostrada, o girano per le strade e aprono il fuoco contro porte e finestre facendo strage di abitanti, come hanno fatto a Kramatorsk. Sparano contro ogni cosa in movimento, pensano che così facendo ristabiliranno l'ordine".
Sulle reti sociali continuano a girare foto di corpi di vittime ammassati e si rincorrono nuove voci di fucilazioni di riservisti e militari che si rifiutano di combattere da parte dei miliziani di estrema destra.
Secondo le notizie diffuse nelle ultime ore si contano alcune vittime anche a Sloviansk, città assediata ormai da mesi. Si tratterebbe di almeno tre civili, tra cui una donna, i cui corpi sono stati mostrati dalle emittenti russe a terra e in un bagno di sangue. A loro andrebbero aggiunti altri due morti tra le difese popolari.

Intanto sul fronte diplomatico i negoziati non registrano particolari progressi, soprattutto a causa dell'intransigenza del governo ultranazionalista ucraino. Il premier Yatseniuk ha affermato che Kiev non si fida abbastanza di Mosca per aprire un negoziato diretto sulla fine degli scontri nelle regioni sud-orientali del paese. "Nelle condizioni attuali, negoziati bilaterali senza al presenza degli Stati Uniti e dell'Unione Europea sono impossibili" ha affermato Arseniy Yatseniuk durante una riunione di governo dimostrando nei fatti che a Kiev a comandare davvero sono Bruxelles e Washington. "Se ci sediamo al tavolo da soli con loro, inevitabilmente bareranno" ha detto Yatseniuk.
Poroshenko ieri ha detto che è disposto a incontrare il presidente russo Vladimir Putin e che un incontro potrebbe avvenire a metà del mese prossimo. Ieri il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov aveva affermato che Mosca è pronta a dialogare con Poroshenko, "ma senza mediatori", ed oggi ha chiesto la fine immediata delle violenze nell'est dell'Ucraina.

pc 28 maggio - TARANTO CAPITALE DEL NON VOTO - PUNTA DI LANCIA DEL BOICOTTAGGIO ATTIVO

Taranto - capitale del non voto - circa il 60% non ha votato - un trend nazionale ma anche il frutto di una intensa campagna di boicottaggio del voto che ha visto precari e disoccupati organizzati attivi ovunque

(scrive la Gazzetta del Mezzogiorno):
"...il vero dato, fortemente negativo (è perchè caro giornalista) è quello dell'affluenza alle urne: anzi dell'astensione. Il dato provinciale dei votanti è del 46,6% (-19% rispetto alle politiche 2013). Ancora più drammatico il risultato del capoluogo.

A TARANTO ha votato solo il 42,2%, in calo di 15 punti rispetto alle politiche 2013. NON HA VOTATO il 58% dei cittadini - a cui vanno aggiunti le tante schede bianche e nulle. In termini assoluti oltre 100.000 persone non hanno votato!

Ma allora perchè non riempite le pagine signori della stampa delle interviste ai tanti operai, disoccupati, precari, donne, giovani che non hanno votato, invece di riempire pagine e pagine di signori nessuno che nulla hanno fatto per il popolo e continueranno a non fare nulla?
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Riportiamo alcuni materiali diffusi e iniziative per il boicottaggio elettorale

Perchè mai gli operai dovrebbero votare?

Non c'è nessun partito che rappresenti gli operai.
Per l'Ilva nessun partito chiede che, invece che l'ennesimo decreto pro Ilva, si faccia un decreto per gli operai
La protesta non è mandare qualcuno in un parlamento europeo inutile, al servizio dei padroni europei, in cui ogni parlamentare guadagna in un mese 4 volte un lavoratore.
La protesta non è senza classi e senza colore, ma è rossa e proletaria.
Protestiamo con il “boicottaggio elettorale”!
Costruiamo il partito degli operai, comunista rivoluzionario, per lottare realmente contro gli Stati e i governi del capitale.
Le elezioni europee giungono in una fase in cui i governi e gli Stati imperialisti europei – tutti - scaricano la crisi sugli operai e le masse popolari.
Per farlo sempre di più costruiscono dei veri e propri regimi con Stati di polizia per imporre con la forza piani e decisioni e attaccare e impedire lotte, proteste, rivolte proletarie, giovanili e popolari.
Non centra che il governo sia di centrodestra o di centrosinistra, la forma Stato che realizzano assume sempre più i caratteri di una moderna dittatura.
In questa tendenza generale si rafforzano le tendenze apertamente neofasciste e naziste che cavalcano i sentimenti e il disagio popolare antieuropeo e antieuro, per costruire una propria forza elettorale, politico e “militare”. A questo va aggiunto che la politica imperialista europea dentro l'azione globale dell'imperialismo produce miseria, sfruttamento, fame e guerre nelle masse dei paesi oppressi, che alimentano le ondate di immigrati che arrivano in Europa. I governi e gli Stati imperialisti da un lato accolgono ampi settori di queste masse per trasformarle in moderni schiavi, dall'altro approvano leggi razziste e antimmigrati che ne provocano miseria e morte nei mari.
Le forze apertamente fasciste e naziste scatenano razzismo e violenza che intercettano gli umori più beceri anche in settori popolari.
Le elezioni europee in questo contesto sono la pura esplosione del peggio di Stati, governi e forze parlamentari e forze apertamente reazionarie. Il parlamento europeo non conta nulla, è un covo di politicanti corrotti e arricchiti, per dare un simulacro di democrazia alla dittatura delle borghesie.
Alcuni operai pensano di esprimere la loro protesta votando Grillo o la lista Tsipras - ma perchè è sbagliato e inutile
Grillo e il M5S - usano lo scontento e la rabbia delle masse ma per una politica pupulista fascista. Grillo dice che lui è "oltre Hitler" e unisce in un calderone destra e sinistra; Grillo fa appello alla polizia, ai carabinieri, quegli stessi i vigliacchi in divisa che manganellano e caricano chi lotta per il lavoro, la casa e il reddito, i diritti. Usa una propaganda qualunquista contro l'euro, nascondendo che non è l'euro ma il capitalismo che utilizza gli strumenti monetari necessari ai suoi profitti. Grillo viene accolto a braccia aperte dai fascisti forconi, perchè gli interessi che rappresenta realmente sono quelli della piccola e media impresa, dei “trombati” dalla crisi... ma viene giustamente cacciato dagli operai se si presenta alle fabbriche.
La lista Tsipras - non va dentro il parlamento per attaccarlo e contribuire alla lotta per rovesciare queste Istituzioni, ma lo fa per entrare anch'essa nel Tavolo truccato di una democrazia che traveste la dittatura, e, nonostante quello che afferma, contribuisce ad ingannare i lavoratori e le masse. Inoltre afferma che “su molti temi sono d'accordo con Grillo”, e allora, perchè votarla?


LA LOTTA E NON IL VOTO!