sabato 14 marzo 2026

pc 14 marzo - Ex Ilva - Nessuna soluzione dal Governo, dai padroni, dai sindacati in fabbrica - La voce differente dello Slai cobas sc


Questo governo sembra non in grado di risolvere alcune delle vertenze su cui sono impegnati i lavoratori. In particolare quelle legate alle grandi fabbriche, ai due grandi gruppi che sono maggiormente in sofferenza in questa fase, Stellantis e ex Ilva.

Innanzitutto il gruppo ex Ilva dove in questi giorni è passato di tutto e di più.

Prima di tutto vi sono stati i due operai morti sul lavoro a breve distanza e in circostanze simili che hanno messo in luce che assassino non è la fabbrica ma chi la gestisce. I commissari dell'ex Ilva avevano come uno dei compiti fondamentali in questa fase quello appunto di assicurarne la messa in sicurezza, di assicurarne la manutenzione, di assicurare la salute e la sicurezza dei lavoratori in un periodo di cassa integrazione, di scarso lavoro e di bassa produzione e di difficile attesa di un esito futuro. Ebbene, su questo commissari hanno totalmente fallito perché le due morti sono avvenute proprio per mancanza di manutenzione, per mancanza di controllo della manutenzione: e per questo sono morti prima un operaio diretto dell'Acciaieria e un mese e mezzo dopo un operaio dell'appalto, la Geopower.

Purtroppo su questo la risposta sindacale è stata fiacca e la risposta dei lavoratori è stata di sconcerto, preoccupazione e attesa e ricerca di una soluzione. Atteggiamenti che non hanno certo favorito né una ripresa effettiva della lotta dei lavoratori né di porre come centrale che nessun operaio debba più morire in questa fabbrica.

Analogamente, la soluzione di questa fabbrica anche sul terreno dell’inquinamento sul territorio ancora

appare lontana e quindi anche fuori dalla fabbrica si continua a morire di tumore, come continuano le malattie professionali, ecc.

Il governo come risponde a tutto questo? Innanzitutto facendo molta fatica ad accogliere la richiesta più elementare che hanno portato avanti i sindacati: vogliamo che il tavolo si trasferisca a Palazzo Chigi e che la Meloni si impegni in prima persona. Neanche questo è stato raccolto, nonostante noi non abbiamo nessuna fiducia che con il tavolo a Palazzo Chigi e Meloni presente ci possano essere soluzioni diverse da quelle che stanno portando, annaspando, i suoi ministri fedeli, Urso, Calderone e molto spesso il sottosegretario Mantovano.

Quindi il governo non è stato in grado di rispondere ad alcuna delle richieste dei sindacati, invece non ha esitato ad usare le inchieste della magistratura, assolutamente necessarie e legittime all'interno come all'esterno della fabbrica, per attaccare la magistratura, per cercare di scaricare sui magistrati impegnati nei processi sull'inquinamento e sulle morti sul lavoro, la gravissima situazione in fabbrica.

L'azione del governo è fallimentare sul piano della risposta ai bisogni degli operai e dei lavoratori di Acciaieria e dell’appalto, ed è invece pienamente al servizio dei padroni, in questo caso padroni multinazionali, Fondi finanziari, padroni italiani che non vogliono avere la rogna dell'Ilva ma solo gli eventuali profitti post, scaricando la colpa di quello che succede in fabbrica non al capitale, alla sua gestione assassina in questi anni attraverso Riva, ArcelorMittal e ora i commissari e attraverso i diversi governi che si sono succeduti che su questo hanno fatto uguale e in certi casi peggio dell'attuale governo, ma appunto sui magistrati.

Ora l'ultima trovata è quella dei commissari, che cercano allora volta di salvarsi il culo, di pretendere dal Fondo Flacks un piano immediato, addirittura in giornata, di soluzione dei problemi. Un chiaro bluff che serve solo a far vedere che fanno qualcosa.

Contemporaneamente vi sono i salti della quaglia di Urso che con un viaggio in India ha ritirato in campo Jindal. Jindal era interessato all'inizio poi ha preferito spostarsi sulla Thyssen Group anch’essa in crisi, che ha risposto a questo sollecito, ma indicando tagli di 6 mila operai. 

Il Fondo Flacks vuole la fabbrica a zero euro, con la promessa di 5 miliardi di investimenti, e dell'occupazione per 8.500 lavoratori e una produzione annua di acciaio di 6 milioni di tonnellate; ma sul piano sia delle capacità produttive, sia soprattutto della sostenibilità finanziaria, la situazione rasenta il ridicolo, se non fosse seria. Flacks parla di "società", ma poi a domanda precisa dice che questa "società" è formata da lui e da sua moglie... Per non parlare del suo stretto legame con Trump e con la peggiore destra sionista di Israele (con il rischio che l'unico acciaio che vorrebbe produrre è per le armi, per la guerra).

Ma anche Jindal non andrebbe affatto bene. Come scrive la stampa: "Vuole un’Ilva senza area a caldo, solo forni elettrici da alimentare con il preridotto che Jindal già produce in Oman dove ha anche un’acciaieria. Nel dettaglio, quindi, tre forni elettrici al posto degli altiforni a carbon coke, un impianto di preridotto e un’acciaieria. L'impianto di preriduzione verrebbe alimentato con il gas attualmente disponibile senza bisogno di ricorrere ad un rigassificatore o ad una nave rigassificatrice. Ma insieme a questi aspetti che si presentano meno inquinanti, il piano Jindal porterebbe ad un'Ilva dimezzata, con ripercussioni sull’occupazione che passerebbe da 10 mila a 4 mila. Quanto agli aspetti economici - si dice - sembra difficile che Jindal possa riconfermare l’offerta precedente di circa 600 milioni di euro (120 più la valorizzazione del magazzino a circa 500 milioni) sia perché Flacks ha offerto un euro sia perché la situazione dell’ex Ilva nel frattempo si è ulteriormente complicata tra mancato dissequestro dell’Altoforno 1 e sentenza del Tribunale di Milano sull’Aia del 2025". 

I partiti sia del governo che dell'opposizione, sia locali che nazionali, a volte alzano la voce, emettono dichiarazioni nei giorni in cui succedono i fatti gravi, però Urso quando li ha incontrati in parlamento lo ha fatto in un'aula deserta, dimostrando che il Parlamento non è certo la sede dove si discutono i problemi dei lavoratori. Questo già lo sapevamo, ma è importante che lo sappiano gli operai quando dicono: “la politica, la politica deve risolvere”, senza distinguere i partiti uno dall'altro, senza distinguere le classi sociali e gli strati che rappresentano.

Uno specialista in questi discorsi sulla “politica” è l'USB, che ogni volta dice “è la politica che deve risolvere le questioni!”. Quindi, non la lotta di classe, non la lotta di operai contro il governo e i padroni, ma genericamente la politica. E questo discorso della “politica” porta continuamente alle riunioni con i parlamentari, alle sollecitazioni ai parlamentari, alle istituzioni locali... E i risultati sono zero virgola zero, mentre nella fabbrica si è ripreso a morire, nell'appalto si continua a essere precarizzati con il dilagare dei contratti multiservizi e contratti a termine.

C'è solo una voce contro questa inaccettabile situazione, la voce dello Slai Cobas per il sindacato di classe, che certo non ha attualmente la forza materiale per rovesciare il Tavolo, ma la battaglia dello Slai Cobas è la battaglia di riferimento, dovrebbe essere di riferimento non solo per gli operai e i lavoratori a Taranto, ma per l'intero movimento operaio su scala nazionale che deve assumere la questione Ilva come questione nazionale.


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