da ORE12 Controinformazione rossoperaia dell'11.03.26
Io, Giuseppe, lavoratore della Sanità in pensione, militante politico, sindacale, sociale, al referendum voterò un NO convinto per tante ragioni ma principalmente per contrastare la bufala del governo fascista Meloni sulla giustizia uguale per tutti, vista dal fronte dei lavoratori e delle lavoratrici.
Perché è una bufala? Prendiamo a pretesto, ultime in ordine di tempo, le dichiarazioni della Bartolozzi, vice del ministro Nordio, che ha detto che i magistrati sono un “plotone di esecuzione”, facendo leva su un populismo becero, gli esponenti di questo governo cercano di confondere ed influenzare la cosiddetta opinione pubblica nell'ottica di far credere che questa riforma renderebbe giustizia contro lo strapotere dei magistrati. Ma sono i fatti che mostrano che la riforma mira l'impunità per i corrotti del governo, come lo scandalo che ha investito la regione Sicilia su mafia e corruzione nel campo della Sanità, proprio loro che gridano ai risultati ottenuti nel contrasto alla mafia, e questi risultati sono i 90.000 euro trovati in casa del manager Iacolino e al dirigente regionale Teresi per aver favorito il mafioso Vetro in un appalto a Selinunte, e il tutto a discapito della Sanità pubblica in una regione - ma praticamente ovunque in questo Paese - che vede gli operatori sanitari ridotti all'osso e con salari da fame e più di 5 milioni di lavoratori, anziani, migranti, donne, rinunciare alle cure per la privatizzazione selvaggia della sanità pubblica.
Sempre sul fronte dei lavoratori mi chiedo: se vincesse il Sì, che fine faranno le inchieste sul caporalato e i salari da fame dei fattorini di Deliveroo e Glovo? Non solo aumenterà la complessità investigativa e una minore incisività delle procure nell'indagine sui fenomeni complessi che coinvolgono potenti interessi economici ma anche per salvare il culo ai corrotti evasori di cui è infarcito il governo Meloni, la Santanché su tutti.
Sul fronte dei morti sul lavoro - ma, visti i numeri, parlo di assassinii nella guerra di questo sistema ai lavoratori a cui nega il diritto a tornare a casa dai propri cari - come denuncia, da più di vent'anni, Carlo Soricelli dell'Osservatorio e morti sul lavoro, se vincesse il Sì per i lavoratori, per i loro famigliari, la parola “giustizia” rischierà di diventare un miraggio ancora più lontano, non inciderebbe in alcun modo sui tempi dei processi, né migliorerebbe la giustizia per i morti sul lavoro, così come non si riducono le attese per le famiglie, non si accelerano i procedimenti, non si rafforza la tutela delle vittime che, tradotto, significa che la situazione peggiorerà, con le famiglie che già devono aspettare vent'anni per il giudizio di terzo grado, con costi altissimi a fronte di aziende e colossi industriali con una pletora di avvocati che trascinano i dibattimenti per anni fino alla prescrizione e lo sfinimento psicologico ed economico delle famiglie, delle vittime e l'impunità per gli assassini. Insomma, il Sì aggiungerebbe dolore al dolore.
Questo significa che il governo vuole un maggior controllo politico sulla giustizia e una magistratura più tollerante con i ricchi e potenti che, tradotto, significa risparmiare sulla sicurezza sul lavoro, aumentando il sangue versato dalla cassa lavoratrice, sull'altare del profitto e sfruttamento.
Ma voglio chiudere sempre su questo fronte, ricordando che giorni fa è stato l'8 marzo e poco si parla delle lavoratrici che muoiono sul lavoro e soprattutto in itinere, perché vanno di fretta per conciliare il loro lavoro in fabbrica o ufficio o altro luogo con quello di casalinga per occuparsi dei figli, dei genitori, del marito, in questo senso vittime di stress e stanchezza e tutto questo è il governo Meloni, “donna e madre”, che altrimenti non è che la mandante di questi omicidi nei confronti delle donne. Per questo voterò NO e inviterò a votare NO altri lavoratori e altri, perché questo è necessario nella difesa e interessi della classe lavoratrice, ma non solo.
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