Pilastro, presidio smantellato. Maxi-multe della Digos a tre attivisti. Applicato il nuovo decreto sicurezza
L’ammenda da pagare va da mille a diecimila euro ed è relativa al mancato preavviso della manifestazione. Ieri sera altra assemblea convocata dal comitato MuBasta, che accusa il Comune: "Non c’è dialogo".

Gli attivisti di MuBasta ieri mattina hanno dovuto smantellare il gazebo allestito in presidio permanente nel parco.
Al parco al Pilastro intitolato ai tre carabinieri uccisi della Uno Bianca il gazebo dei MuBasta non c’è più. Ieri mattina, Digos e polizia locale hanno identificato i (pochi) attivisti in presidio e tre di loro sono stati multati. In applicazione, per la prima volta in Italia, dell’ultimo decreto legge sicurezza in materia di manifestazioni non autorizzate.
I tre, ritenuti tra i promotori e organizzatori del presidio e delle proteste che hanno portato all’abbattimento del cantiere del Museo dei Bambini, hanno ricevuto infatti, oltre a una multa da 400 euro elevata dalla polizia locale per violazione del divieto di ‘campeggio’, le tre nuove sanzioni dalla
Digos per aver violato la normativa. La quale prevede che i promotori di una riunione in luogo pubblico debbano darne avviso almeno tre giorni prima al questore.Caricando tende, gazebo e tavolini su un furgone e lasciando il parco ‘libero’. "Come ‘MuBasta’
– spiegano dal comitato – lo ribadiamo con chiarezza: la responsabilità
politica di tutto questo è dell’amministrazione di Bologna. È il Comune
che ha trasformato una legittima protesta politica di residenti in una
questione di ordine pubblico, è il Comune che ha scelto di militarizzare
il rione invece di aprire un confronto reale con chi ci abita".Il gazebo ieri è stato smantellato a seguito dell’ennesima serata di
violenze registrata al Pilastro. Lanci di bottiglie, fuochi d’artificio
sparati ad altezza uomo, cassonetti e carrelli della spesa dati alle
fiamme: un copione che si è ripetuto identico sia lunedì sia martedì
sera, con la polizia che ha risposto con lacrimogeni e idrante. Dietro
la guerriglia, ci sarebbe un gruppetto di una ventina di ragazzini,
molti dei quali residenti in zona. Che, come avvenuto in altre
manifestazioni – da quella per Rami alle varie proteste in solidarietà
al popolo palestinese – hanno preso a pretesto la campagna del comitato
contro il MuBa per scagliarsi contro le forze dell’ordine e creare caos.
Sono stati loro, già la scorsa settimana, a buttare giù il primo
cantiere; e lunedì sera, dopo che la mattina le barriere erano state
ripristinate, ad assaltare di nuovo l’area, scardinando una parte di
recinzione. E ancora l’altra sera hanno attaccato il presidio di polizia
a guardia del cantiere. Che non smobilita. Ieri, la protesta si è
spostata in piazza Lipparini, con assemblea e corteo degli attivisti.
Che continuano a dare battaglia
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