martedì 10 marzo 2026

pc 10 marzo - Le tante ragioni per votare NO, intervento del Prof. Claudio De Fiores a Radiograd

da ORE12/Controinformazione rossoperaia del 09.03.26

Si parla tanto del fatto che la fase attuale del sistema del Capitale stia un po' richiedendo un abbandono del sistema democratico così come conosciuto e una prevalenza di una sorta di autoritarismo che potremmo anche individuare nell'esempio più chiaro, quello di Donald Trump a cui strizza l’occhio la nostra Presidente del Consiglio, sembrerebbe che ormai l'equazione capitalismo uguale democrazia liberale venga un po' meno, molte di queste “presunte” riforme tendono a voler rafforzare l'esecutivo rispetto al tutti gli altri poteri. Abbiamo visto anche per il Parlamento in ambito italiano.
L'esecutivo comincia a essere quasi identificato anche nelle discussioni pubbliche, come lo Stato. Secondo il tuo punto di vista, Claudio, anche questa riforma potrebbe tendere con l'indebolimento della magistratura a un capovolgimento di un'equa distribuzione dei pesi, dei vari poteri all'interno del sistema democratico? Cioè il Capitale in crisi ha necessità di un esecutivo forte, di una forma più autoritaria, despotica?

Il primo tema che sollevi è quella della ormai acquisita, conclamata, contraddizione tra democrazia e il capitalismo. La democrazia è un sistema di governo che il capitalismo nella sua eventuale espressione, negli attuali apposti di forza non è più in grado di sopportare e quindi espelle progressivamente quote di democrazia dalla vita sociale, dagli assetti sociali.

È un progetto anche questo risalente, questa volta non in Italia, ma all'estero faccio riferimento al Congresso della Trilateral, siamo alla metà degli anni 70, il momento in cui le tre aree del capitalismo maturo si confrontano sull'esigenza di comprimere gli spazi democratici e viene fuori quella formula, quella della critica della “democrazia in eccesso” delle società, quella con cui abbiamo fatto continuamente i conti in questi anni, è un progetto che va avanti e che ormai tende sempre più a condizionare la vita politica, sociale e democratica del mondo occidentale.

Ora lì c'è un aspetto che va colto, forse due ma sono fortemente compenetrati, innanzitutto come si

risponde a questo eccesso di democrazia secondo la Tilateral?

Il primo aspetto che va colto è quello del recupero del principio di autorità, che sta dentro la Trilateral, il secondo, è l’idea della governabilità. Il principio di governabilità è sancito per la prima volta nel rapporto sulla democrazia della Trilateral, e il punto di sintesi di questo rapporto sulla democrazia è quello di recuperare il principio di autorità e, dall'altra parte, affermare le ragioni della governabilità.

Se noi esaminiamo quelli che sono stati tutti i progetti di revisione costituzionale che sono stati in questi anni presentati da destra, sinistra, da centro destra, da centro sinistra, presentano questo elemento forte, cioè di rafforzare i poteri dell'esecutivo.

È vero che il Parlamento tutti noi sappiamo che è in crisi e in crisi da tempo, opera quasi come organo di consulta rispetto alle decisioni assunte dall'esecutivo, però nonostante questo non si punta mai a rafforzare i poteri del Parlamento e della rappresentanza, anzi, questi vengono compressi attraverso modifiche di sistemi elettorali, il voto bloccato, e a rafforzare l'esecutivo.

Ora, rispetto al contesto costituzionale attuale, è indubbio che se mai questa riforma, questa legge di revisione, dovrà essere stata avallata dal pronunciamento elettorale dai cittadini, noi ci troveremo di fronte a un effetto slavina, nel senso che il progetto di eversione costituzionale che sta maturando in questi anni non avrebbe più argini, perché dopo il passo successivo sarà la legge elettorale. E’ singolare che viene presentato come la legge proporzionale, questo è il primo inganno, le leggi proporzionali sono tali se hanno una base proporzionale e operano in modo proporzionale. Questa invece è una legge che ha una legge proporzionale, viene poi drogata nei suoi effetti e opera come una legge maggioritaria, violentemente maggioritaria, perché attribuisce un premio di maggioranza alla formazione politica più forte, quindi compimento delle ragioni della rappresentanza.

Quindi il terreno del quale oggi noi ci troviamo e con il quale dobbiamo fare i conti, e parte integrante di questo tentativo di restaurazione, è anche la riforma dell’assetto giudiziale che viene oggi proposto. Guardate che anche in questo c'è un retro pensiero che è agito costantemente nella storia politica italiana, cioè quello di comprimere il più possibile le dinamiche democratiche e l'articolazione della vita sociale, quella che Gramsci chiamava la “democrazia vertebrata”, noi abbiamo una democrazia sempre meno vertebrata e sempre più plasmata dalla retorica del capo, questo è un po' il dato.

Quando venne approvata la Costituzione, la forza politica che più si richiamava al principio del fascismo che era il Movimento sociale, attraverso un giurista di punta del fascismo che era stato Carlo Costamagna, sferrò un durissimo attacco alla Costituzione, non solo perché venivano contemplati i diritti sociali, gli assetti democratici, il diritto al lavoro, il diritto allo sciopero, tutte cose che chiaramente non stanno nelle corde di una certa ideologia che era quella fascista, ma perché, dice Costamagna, la Costituzione è “acefala”. Che cosa vuol dire Costamagna? Che c'è una Costituzione senza capo, ed è questo un punto costante che ha ripreso sistematicamente in tutti questi anni, all'inizio di ogni legislatura, il Movimento Sociale presentava sempre lo stesso identico progetto di revisione costituzionale che era il presidenzialismo, l’elezione diretta del capo del Governo.

E noi stiamo operando esattamente lungo questo crinale, nel senso che oggi questi elementi si rafforzano e c'è un coinvolgimento attivo, in passato erano soltanto le forze di estrema destra, quelle che hanno un carattere più marcatamente autoritario, invece oggi c'è una convergenza nettissima forte da parte di tutto il pensiero liberali che punta in questa direzione, cioè comprimere gli spazi democratici, le ali del dissenso e favorire la retorica del capo.

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