Chi è Abdallah Al-Khatib è di quale assedio parla il suo film
Chronicles from the Siege è lo sviluppo cinematografico di un precedente cortometraggio del regista siriano-palestinese, Little Palestine: Diary of a Siege (2021). Non trae dunque spunto diretto dall’assedio di Gaza, come immediatamente si sarebbe potuto pensare, bensì da quello del campo profughi di Yarmouk, in Siria; prima che il regime terroristico, criminale, dittatoriale fascista di Bashar al Assad lo cingesse d’assedio e in seguito radesse al suolo, Yarmouk rappresentava il più grande campo profughi palestinese del mondo, con oltre 160 mila abitanti palestinesi – il nucleo storico dei quali aveva trovato rifugio a Yarmouk dopo la Nakba, la grande pulizia etnica dei palestinesi del 1948 – e oltre un milione di abitanti in totale.
Al-Khatib, nato a Damasco, aveva filmato in tempo reale l’assedio del febbraio 2014, quando Assad bloccò tutte le vie di uscita e di accesso al campo (lo stesso ha fatto con molte altre città siriane, come ricorda nel suo libro “Siria, il giorno dopo” la giornalista italo-siriana Asmae Dachan”, producendo un massacro del suo stesso popolo di proporzioni inaudite). Gli abitanti del campo profughi, che si erano sollevati contro il regime partecipando alla rivoluzione siriana, furono privati di acqua, cibo e impossibilitati a contattare il mondo esterno.
Nel 2026, dopo il genocidio dei palestinesi di Gaza, la valenza universale di quella storia, della storia
del campo di Yarmouk, si è evidentemente amplificata, e Al-Khatib è passato dal registro documentale a quello della fiction proprio per poterla rappresentare al meglio, continuando a utilizzare il materiale d’archivio raccolto durante l’assedio del campo siriano.Mentre riteniamo di enorme importanza che sia stato premiato un film in cui si riporta l’attenzione sul vissuto dei palestinesi tutti, in chiave universale, non possiamo non porci una domanda: “Chronicles of the Siege” sarebbe mai stato non diciamo premiato, ma ammesso alla Berlinale, se l’assedio chiamato in causa fosse stato fra quelli portati avanti da Israele, piuttosto che il crimine contro l’umanità di un dittatore arabo a sua volta?
Di certo no, e i nostri lettori sanno che diciamo questo senza la minima riduzione della gravità delle condotte del regime siriano, la cui caduta abbiamo festeggiato, fra i pochissimi in Italia, insieme ai rivoluzionari e alle rivoluzionarie di Siria. Questo rende ancora più importante, e coraggioso, il discorso del regista, che riportiamo qui di seguito.
Il discorso integrale di Abdallah Al-Khatib
“Mi piacerebbe dire “Grazie, sono felice di essere qui, di ricevere
questo premio, ma sapete, sono palestinese, quindi devo approfittare di
questo momento per parlare della Palestina.
E non sono fortunato come Tricia [Tuttle, direttrice creativa della Berlinale, bersagliata di critiche per la posizione apertamente spoliticizzata assunta dalla kermesse in relazione al genocidio di Gaza, ndr]. Quindi devo leggere da un foglio, mi dispiace.
Ho subito molte pressioni per partecipare alla Berlinale per un solo
motivo: stare qui e dire che i palestinesi saranno liberi. E un giorno
avremo un grande festival cinematografico nel cuore di Gaza, nel cuore
di altre città palestinesi. Il nostro festival sarà solidale con le
persone che vivono sotto assedio, sotto occupazione e sotto dittature in
tutto il mondo. Parleremo di politica prima che di cinema.
Parleremo
di resistenza prima che di arte, di libertà prima che di bellezza e di
esseri umani prima che di cultura. Il giorno tanto atteso, questo giorno
tanto atteso, sta arrivando.
E quando vi chiederanno cosa è successo, rispondete loro che la Palestina ricorda.
Ricorderemo
tutti coloro che sono stati al nostro fianco e ricorderemo tutti coloro
che si sono opposti a noi, al nostro diritto di vivere con dignità, o
che hanno scelto il silenzio, che hanno scelto di tacere.
Alcuni mi hanno detto che forse dovrei stare attento prima di dire quello che voglio dire ora.
Perché sono un rifugiato in Germania, e qui ci sono così tante linee rosse.
Ma non mi interessa.
Mi interessa il mio popolo, mi interessa la Palestina.
Quindi dirò la mia ultima parola al governo tedesco.
Siete complici del genocidio di Gaza da parte di Israele.
Credo che siate abbastanza intelligenti da riconoscere questa verità.
Ma avete scelto di non curarvene.
Palestina libera, da ora fino alla fine del mondo.”

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