lunedì 23 febbraio 2026

pc 23 febbraio - Perchè NO al referendum - Pubblichiamo articoli, prese di posizioni a sostegno delle ragioni di opposizione alla riforma della magistratura

Da Huffpost

...La riforma della magistratura cambia sette articoli della Costituzione, e modifica in modo strutturale l’equilibrio tra i poteri dello Stato. Lo fa senza un reale confronto nel merito, senza accettare correttivi, senza un autentico contraddittorio istituzionale. Già questo è un segnale politico preciso: quando si interviene sull’equilibrio dei poteri, il metodo rivela le intenzioni quanto il contenuto.

Il primo elemento critico è la costruzione di un pubblico ministero separato, dotato di un proprio Consiglio superiore autonomo. Viene presentata come una garanzia, ma nei fatti è la creazione di un blocco distinto e verticalizzato, che nel disegno complessivo diventa strutturalmente più esposto all’indirizzo dell’esecutivo. Separare per controllare è uno schema non inedito nella storia istituzionale.

Se si scinde l’ordine giudiziario, se si crea un pubblico ministero distinto e si altera l’assetto del governo autonomo della magistratura, il passo successivo, non dichiarato, ma logicamente conseguente, è rendere l’azione penale progressivamente più permeabile al potere politico. Questo è il nodo

reale...

Poi arriva la cosiddetta innovazione del sorteggio per la composizione degli organi di autogoverno. Magistrati scelti per estrazione casuale, senza criterio di merito, senza specializzazione, senza responsabilità istituzionale diretta. La lotteria come metodo di selezione di una funzione di garanzia. Se fosse proposta per qualsiasi altro ruolo istituzionale, farebbe discutere. Per la magistratura, passa come riforma. 

Si rompe così l’equilibrio tra competenza tecnica e legittimazione istituzionale. Si sostituisce la responsabilità con la casualità. Non è un rafforzamento del sistema, si tratta di un suo svuotamento metodico.

Infine, il dato più simbolico e più sostanziale insieme è quello relativo al Presidente della Repubblica, che non presiede il nuovo organo istituito dalla riforma, l’alta corte disciplinare della Magistratura, come garante super partes. Così viene eliminata proprio quella figura che la Costituzione aveva collocato al vertice per impedire squilibri e derive. Definirlo un dettaglio procedurale sarebbe disonesto. È un arretramento nella cultura costituzionale italiana, e chi lo propone sa esattamente cosa sta togliendo. 

E mentre si indeboliscono i contrappesi della giustizia, si vuole introdurre il premierato, l’elezione diretta del presidente del Consiglio, il rafforzamento strutturale dell’esecutivo, un Parlamento costruito attorno alla maggioranza del premier, il ruolo del Capo dello Stato progressivamente ridimensionato. Il quadro complessivo non è ambiguo, ma chiarissimo e propone la concentrazione del potere, la riduzione dei contrappesi e la marginalizzazione delle funzioni di garanzia...

L’Italia è nata come democrazia parlamentare che si basa sull’equilibrio tra i poteri, sull’indipendenza della magistratura, sul ruolo centrale del Parlamento, sulla funzione di garanzia del Capo dello Stato...

Oggi si sta scegliendo un’altra strada. E lo si fa con la normalità con cui si cambia un regolamento interno, non con il peso che merita una trasformazione costituzionale.

Questa non è una disputa accademica tra costituzionalisti. È una trasformazione concreta della struttura dello Stato, che riguarda la distribuzione del potere, la capacità di controllo reciproco tra le istituzioni, la qualità delle garanzie democratiche. Riguarda, in sostanza, quanto ciascuno di noi può fidarsi delle istituzioni quando il potere cambia di mano...

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