martedì 24 febbraio 2026

pc 24 febbraio - PMC MELFI ACCORDO SULLA CASSA ALL’OMBRA DI UN RICATTO - info solidale Slai cobas per il sindacato di classe

Per anticipare il pagamento della cassa integrazione l’azienda ha chiesto libertà di movimento delle attrezzature. I sindacalisti hanno scaricato la scelta sugli operai che hanno resistito. Usciranno solo pochi robot, il resto rimarrà sotto il loro controllo.

Per anticipare il pagamento della cassa integrazione l’azienda ha chiesto libertà di movimento delle attrezzature. I sindacalisti hanno scaricato la scelta sugli operai che hanno resistito. Usciranno solo pochi robot, il resto rimarrà sotto il loro controllo.

Il sindacato e la stampa hanno riportato la notizia dell’accordo sulla cassa integrazione per i lavoratori PMC di Melfi dal 1° gennaio al 30 aprile 2026. La cassa verrà anticipata ai lavoratori dalla PMC, che finora si era opposta a questa eventualità, sostenendo di non avere più le disponibilità finanziarie. Sembrerebbe che gli operai PMC abbiano raggiunto così un buon risultato anche se temporaneo. Ed è indubbio che l’avere un reddito, anche se parziale, fa comodo. Quello che nessuno ha detto però è che questo accordo è stato raggiunto sotto un ignobile ricatto. L’azienda si è dichiarata disponibile ad anticipare la cassa a patto che gli operai lasciassero uscire dalla fabbrica i robot che servono da qualche altra parte, probabilmente in qualche stabilimento PROMA. Da considerare che la PMC non è altro che la sommatoria degli azionisti della PROMA e della MA. Aziende controllate dagli stessi azionisti che ancora fanno profitti anche nella zona industriale di Melfi. I sindacati, invece di insorgere contro questo ricatto, che dimostra in maniera lampante che in realtà le presunte difficoltà finanziarie dichiarate dalla PMC sono state solo menzogne, si sono limitati a riportare il ricatto ai lavoratori riuniti in assemblea ieri, chiedendo loro di decidere. Evidentemente i sindacalisti si sono “dimenticati” di aver pomposamente dichiarato in un comunicato unitario dello scorso 23 gennaio che “Fino alla sottoscrizione di un accordo quadro complessivo, non dovrà essere spostato né movimentato alcun asset (PMC1 e PMC2)”!
Gli operai hanno compreso il gioco dell’azienda e dei sindacati ed hanno concesso l’uscita di solo una piccola minoranza dei robot presenti in fabbrica (12 in tutto), avvisando che nessun ulteriore ricatto sarà tollerato alla scadenza della cassa ad aprile.
A. V. 

INDOTTO STELLANTIS ARRIVANO ALTRI LICENZIAMENTI

Lo spazio per le sceneggiate dei capi sindacali è ridotto a zero. Piccoli rinvii, promesse di reindustrializzazione servono solo ai sindacalisti  per sbandierare vittorie inesistenti. I padroni picchiano duro e la loro arma è la lettera di licenziamento. O la resistenza diretta degli operai per gli operai o la sconfitta sicura.

Lo spazio per le sceneggiate dei capi sindacali è ridotto a zero. Piccoli rinvii, promesse di reindustrializzazione servono solo ai sindacalisti per sbandierare vittorie inesistenti. I padroni picchiano duro e la loro arma è la lettera di licenziamento. O la resistenza diretta degli operai per gli operai o la sconfitta sicura.

Arrivano altri licenziamenti nell’indotto Stellantis e centinaia di operai vengono scaricati mentre si riorganizzano le produzioni.
Tre aziende della logistica e dei servizi — Trasnova, Logitech e Teknoservice — hanno avviato procedure di licenziamento che coinvolgono complessivamente 232 operai, tra gli stabilimenti e i poli logistici di Piedimonte San Germano, Pomigliano d’Arco, Melfi e Torino.
La procedura più ampia riguarda Trasnova, che ha annunciato il licenziamento collettivo di 94 operai in seguito alla scadenza delle commesse provenienti da Stellantis. A seguire, Logitech ha avviato il taglio di 90 posti, mentre Teknoservice ha comunicato l’esubero di 48 operai. Numeri che si sommano a quelli di altre aziende dell’indotto automobilistico già in fase di dismissione: solo a Melfi sono circa 1880 gli operai in cassa integrazione, tutti inseriti nell’indotto Stellantis.
La vertenza Trasnova si trascina da dicembre 2024 e si era conclusa non con il ritiro dei licenziamenti ma con una consolatoria proroga della cassa integrazione per un anno. Eppure si sono visti sindacalisti strappare le lettere di licenziamento in segno di vittoria e stappare bottiglie di spumante. I vertici sindacali, con la Fiom in prima fila nella vertenza Trasnova, hanno celebrato un rinvio come fosse una conquista definitiva. Ma quale vittoria dovrebbe esserci in una temporanea sospensione dei licenziamenti, con un futuro che gli stessi dirigenti aziendali di Trasnova dichiararono parecchio incerto?
Dodici mesi dopo, il risultato è sotto gli occhi di tutti: la fine degli ammortizzatori sociali e l’arrivo delle nuove lettere di licenziamento. In un anno i sindacati non hanno costruito alcuna risposta capace di impedire l’esito che era già scritto.
Adesso non fanno che moltiplicare invece comunicati con cui chiedono alle aziende di assumersi responsabilità e invocano l’intervento della politica, chiamando in causa i soliti esponenti istituzionali. Ormai questi sindacati si sono ridotti ad essere dei passacarte dei politici. Ricevono le lettere di licenziamento e le girano ai politicanti di turno.

Fim, Fismic e Uilm hanno diramato un comunicato in cui sembrano cadere dalle nuvole e chiedono di …..aspettare! Aspettare cosa? L’incontro al Mimit almeno. Chiedono alle aziende di temporeggiare qualche altra settimana, così da non pregiudicare il tavolo istituzionale sulla crisi dell’automotive già programmato. Altrimenti cosa dovranno raccontare agli operai? Che si va a Roma a far cosa? I padroni invece non riescono più ad accontentare i loro zerbini. Neanche a dargli il contentino di un inutile foglio di carta con cui questi potrebbero raccontare altre chiacchiere per un paio di settimane. Niente, la crisi sta azzerando anche le briciole per i servi. E del resto come potremmo definirli, se non completamente inutili e sguaiatamente servi questi rappresentanti sindacali?
Da queste premesse, la distanza tra gli interessi degli operai e la gestione sindacale collaborazionista appare sempre più evidente. Diverso però è il segnale che arriva da alcune realtà operaie dell’area melfitana, in particolare dagli operai delle aziende PMC e Tiberina, che si sono immediatamente organizzati in presidi autonomi davanti ai cancelli delle rispettive aziende, rivendicando garanzie concrete sul proprio futuro e la reinternalizzazione nello stabilimento principale di Stellantis, dopo che la stessa Stellantis ha scaricato le fabbriche dell’indotto, riprendendosi quelle lavorazioni che aveva precedentemente appaltato.
Questi operai cercano almeno di tracciare un percorso: senza organizzazione in proprio e iniziativa autonoma degli operai, le vertenze si ripetono sempre uguali, tra rinvii, promesse, tavoli e nuove lettere di licenziamento. Anche gli operai di Trasnova, Logitech e Teknoservice dovrebbero agire in modo conseguente, come gli operai di Melfi. Evitassero di correre dietro ai capi sindacali che gridano vittoria per un pugno di mosche, con le solite sceneggiate, evitassero di farsi guidare da quelli già compromessi con le aziende e incapaci di organizzare una resistenza vera.

A.B.

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