giovedì 15 dicembre 2022

pc 15 dicembre - IRAN, le armi che uccidono le nostre sorelle, fratelli sono anche italiane


Da il Manifesto

«negli ultimi cinque anni sono state esaminate diverse richieste di parere su istanze di autorizzazioni ai sensi della legge 110/1975 presentate dalla Cheddite al ministero dell’Interno per l’esportazione di cartucce e/o polvere da sparo verso diversi Paesi. In alcuni casi il parere emesso al termine di una accurata istruttoria è stato negativo, in altri positivo. Tra i paesi destinatari di tali

richieste figura, in particolare, la Turchia... Paese che può averle vendute all’Iran... Ma c’è di più. Perché in merito all’Iran il direttore di Uama, Alberto Cutillo, ha aggiunto che «dal colloquio con l’azienda è emerso che i bossoli prodotti e marchiati Cheddite possono essere venduti da società estere ad aziende iraniane e da queste ultime utilizzati per la produzione di cartucce complete. Tale ipotesi viene avvalorata dal fatto che sui 13 bossoli rinvenuti, oltre al marchio Cheddite, appare la stampigliatura di aziende iraniane».

ED ECCO IL BUCO normativo: «In merito, risulta opportuno evidenziare che l’attuale normativa nazionale non annovera i bossoli tra i materiali soggetti a vincolo in export», ha ricordato il ministero degli Esteri. «La cartuccia da caccia è composta da 4 parti: fondello metallico solitamente di ottone, corpo tubolare in plastica, poi esplosivo e proiettili inseriti nel corpo e infine l’innesco», spiega a il manifesto Carlo Tombola dell’Osservatorio permanente sulle armi leggere e le politiche di sicurezza (Opal), una delle cinque associazioni che hanno interpellato l’Uama. «Queste parti possono viaggiare separatamente (esportate come plastiche o metalli non soggetti a controllo) per essere poi assemblate altrove. Soltanto l’innesco, il costituente della munizione, e l’esplosivo sono soggetti a restrizioni normative e viene controllato dalle Prefetture. L’Italia esporta sia munizioni complete, sia in parti, sia i macchinati per produrle. Il tracciamento è quindi difficile. Le aziende devono vendere e fare profitti, quindi nel limite dei controlli, tendono a vendere più che possono, come possono. Poco gli importa chi sia il destinatario finale o l’uso che ne viene fatto. Se l’azienda Cheddite vende ad una ditta turca che poi rivende questo materiale non è più controllabile», denuncia Tombola dell’Opal.

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