domenica 11 dicembre 2022

pc 11 dicembre - Lukoil di Priolo: Stati Uniti e Qatar interessati all’acquisto della raffineria


Nelle ultime settimane aumentano gli avvoltoi che svolazzano sopra la raffineria Isab di Priolo di proprietà della compagnia petrolifera russa Lukoil. Non solo gli Stati Uniti, adesso spunta anche il Qatar.

Il governo italiano, come si sa, con il decreto del 1° dicembre ha messo una toppa alla possibile chiusura con la conseguente perdita di circa il 30% dei prodotti raffinati necessari alla produzione dell’industria italiana (e il conseguente licenziamento di migliaia di operai), mettendo l’azienda in amministrazione temporanea per 1 anno (prorogabile per altri 12 mesi), dichiarando l’impianto di interesse strategico nazionale e prevedendo anche l’uso del “golden power”, cioè la facoltà del governo

di intervenire, dettando le proprie condizioni, per esempio in caso di vendita “al fine di garantire lo sviluppo del polo produttivo anche per quanto riguarda la produzione, i livelli occupazionali e il pieno rispetto delle norme ambientali”.

Queste le motivazioni del ministro sulla carta, ma nel frattempo, più nel concreto, Urso ha chiesto agli americani di non usare le sanzioni: “Il decreto salva-Isab inoltre si accompagna con le rassicurazioni date al ministero delle Imprese dall’autorità americana Olac (Office of Foreign Assets Control’s): una “comfort letter” con la garanzia che le banche che finanzieranno le operazioni ponte per Isab non saranno sottoponibili a sanzioni americane.”

A questo punto le trattative sulla vendita sembrano quindi andare avanti: da una parte c’è il fondo di investimenti americano Crossbridge che ha presentato una offerta da un miliardo e mezzo (una cifra molto al ribasso se è vero che la Lukoil vi ha investito 6 miliardi ultimamente), e dall’altro lato “… nelle ultime ore sarebbe spuntato anche quello di una cordata che fa riferimento a un uomo d’affari del Qatar, Ghanim Bin Saad Al Saad, insieme ad alcuni investitori di casa nostra. Il consorzio a guida qatariota sarebbe stato presentato al governo italiano da un team di consulenti di cui fa parte anche l’ex primo ministro Massimo D’Alema.”

Questo Al Saad “è uno degli uomini d’affari più ricchi in Qatar: ha creato circa 30 anni fa la conglomerata Gssg formata da 45 aziende in settori diversi come l’aviazione, l’immobiliare, le gestioni patrimoniali, le comunicazioni, oltre agli idrocarburi.”

Come si può ben vedere di padroni interessati ai profitti ce ne sono tanti, ma la garanzia per “quanto riguarda la produzione, i livelli occupazionali e il pieno rispetto delle norme ambientali” i lavoratori, che, ricordiamo, sono circa 10.000, non ce l’hanno: e questo viene confermato dalla cronaca quotidiana di ciò che succede all’ex Ilva, per esempio, e in tante altre fabbriche. Questa “garanzia” i lavoratori se la conquistano solo con l’impegno diretto e la lotta, con l’unità delle lotte in corso. 

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