mercoledì 14 dicembre 2022

pc 14 dicembre - Industria dell’auto e la “crisi” del passaggio all’elettrico: i padroni all’attacco pretendono leggi e soldi

 

“L' industria automobilistica europea è un gigante che dà lavoro a 2,5 milioni di persone, ma arriva a 13 milioni con l’indotto”, sono queste le cifre importanti con le quali i padroni pretendono attenzione, ma soprattutto leggi e soldi dai governi non solo in Italia ma anche a livello europeo.

Per quanto riguarda l’Italia il nuovo presidente dell’Acea, l’associazione dei produttori di auto europei, Luca De Meo, ha le idee chiare sugli aiuti necessari: «Guardando al futuro, abbiamo urgentemente bisogno che l’Europa attui politiche che sostengano pienamente il nostro obiettivo di decarbonizzazione e ci consentano di affrontare la crescente concorrenza globale … Il nostro settore – dice - è impegnato a investire massicciamente nella mobilità elettrica e a garantire la creazione di valore e posti di lavoro in Europa.»

Se De Meo deve però ammettere che i padroni vedono «con favore il lavoro su una legge europea sulle materie prime, che dovrebbe sostenere la resilienza economica del continente e il passaggio a emissioni zero”, ma dall’altro lato questo aiuto sulle materie prime non basta ad affrontare la concorrenza globale perché c’è in ballo la decisione dell’Unione europea sul passaggio all’elettrico, vera bestia nera dei padroni del settore:  l’ostacolo è rappresentato dai “nuovi standard di emissione di Euro 7 (per autovetture e commerciali leggeri) e Euro VII (per i veicoli pesanti) …  si tratta di una proposta che arriverà a pochi giorni dalla ‘messa al bando’ al 2035, da parte dell’Ue, dei motori endotermici per autovetture e commerciali leggeri.”

È per questo che i padroni europei dell’auto ripetono in coro: «Cecità dall’Europa rispetto al mondo

dell’auto», perché «La proposta Euro 7 nella sua forma attuale, tuttavia, sottrarrebbe ingenti risorse umane e finanziarie all' elettrificazione, proprio nel momento in cui altre regioni del mondo stanno creando condizioni di investimento attraente per la mobilità a emissioni zero.»; per farla più tragica a tutto questo Bonometti, past president degli industriali di Lombardia e imprenditore del settore, aggiunge che: «se l’Europa imporrà obiettivi troppo sfidanti per la prossima generazione di motori diesel, allora il gioco non varrà la candela e la sfida sarà persa in partenza»; davanti a questi lamenti in generale e “contro l’eccesso di regolamentazione”, i responsabili dell’Unione europea non potevano rimanere insensibili e hanno già dato segnali positivi ai padroni: “Dalle anticipazioni emerse sembra che gli obiettivi per l’Euro 7 (auto e commerciali leggeri, in vigore dal 2025) saranno meno ambiziosi di quanto ipotizzato in una prima fase”.

In ogni caso, per superare questo ostacolo ogni paese imperialista organizza la propria risposta fatta di tanti soldi sotto forme diverse a cominciare dal sostegno all’esportazione, dagli incentivi all’acquisto “evidenziando ancora una volta la rilevanza degli aiuti di Stato come strumento fondamentale di supporto alla penetrazione delle vetture a batteria”, e d’altra parte cercano di rispondere uniti per fare meglio la concorrenza (su un mercato di circa 90 milioni di auto prodotte), alle “altre regioni del mondo”, e cioè Stati Uniti, Cina, Giappone e India innanzi tutto.

Gli “aiuti di Stato” (da sempre uno dei tabù per l’economia ufficiale e adesso diventati normale argomento di discussione e scontro tra i paesi imperialisti), servono alla “concorrenza globale”, che è la norma del sistema capitalista-imperialista, e che è di fatto fortissima in questo momento in tutti i settori industriali a causa della sovrapproduzione che costringe alla guerra per la conquista di altri mercati.

Aiuti, dicevamo, fatti non solo di una quantità spropositata di denaro, di “investimenti pubblici”, ma anche di leggi specifiche per il settore che trascinano con sé la costruzione di altre nuove fabbriche, o il potenziamento di fabbriche esistenti: mega fabbriche o super fabbriche (“gigafactory” all’inglese) per le batterie e la mobilità elettrica, per la produzione di semiconduttori (microchip), e altre ancora a cascata legate più o meno strettamente alla produzione dell’auto…

(continua)

[dati, citazioni e notizie tratte da Il Sole 24 Ore]

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