giovedì 25 dicembre 2014

pc 25 dicembre - 150° anniversario della Prima Internazionale - Indirizzo inaugurale di Karl Marx




Marx

Indirizzo inaugurale dell'Associazione internazionale degli operai (Prima Internazionale)

Fondata il 28 settembre 1864 nell'assemblea pubblica al St. Martin's Hall Long Acre, Londra

Operai!
È un fatto innegabile che la miseria della massa dei lavoratori non è affatto diminuita dal 1848 al 1864, in un periodo che pure può essere considerato straordinario per uno sviluppo senza esempi (i) dell'industria e per l'aumento del commercio. Un organo moderato della classe media inglese, con un giudizio certamente comune, prediceva nel 1850 che, se in Inghilterra l'esportazione e l'importazione fossero aumentate del 50%, il pauperismo sarebbe caduto a zero! Ahimè, il 7 aprile 1864 il cancelliere dello scacchiere (ii) proclamava in pieno parlamento, felice per questa rivelazione, che il totale delle esportazioni e delle importazioni inglesi è ammontato nel 1863 «alla somma sorprendente [...] di 443.995.000 lire sterline! che supera di circa tre volte il commercio dell'epoca [...] relativamente recente del 1843». Tuttavia, con la medesima eloquenza, egli parlava della «miseria». «Pensate,» esclamava, «a coloro che sono ai limiti della miseria... ai salari... che non sono elevati, alla vita umana che, in nove casi su dieci, non è che una lotta per l'esistenza!» (2) Il cancelliere non parlava degli irlandesi, che nel settentrione sono gradualmente sostituiti dalle macchine, nel meridione dai greggi di montoni: anche i montoni muoiono in questo infelice paese, ma, è pur vero, meno rapidamente degli esseri umani. Egli non ha affatto ripetuto quanto era stato ingenuamente rivelato dai rappresentanti più insigni di 10.000 signori in un violento accesso di terrore. Allorché il panico della garrotta (3) raggiunse un certo livello, la Camera dei lords fece fare un'inchiesta sulla deportazione e il lavoro forzato dei prigionieri. L'assassinio fece la sua apparizione nel voluminoso Libro azzurro del 1863 (4), che, attraverso fatti e cifre ufficiali, ha provato che perfino i peggiori criminali condannati, i forzati dell'Inghilterra e della Scozia, lavorano molto meno duramente e sono molto meglio nutriti degli operai di tutta l'Inghilterra e della Scozia. Ma non basta. Quando, come conseguenza della guerra civile americana, gli operai delle contee di Lancaster e di Chester sono stati gettati sulla strada, la medesima Camera dei lords ha delegato un medico nei distretti industriali, con l'incarico di esaminare quale sia in media la minima quantità di carbonio e di azoto che debba venir somministrata nella forma più semplice e a miglior mercato, «nulla piú che per prevenire la morte per inedia». Il dottor Smith, il medico delegato, s'accertò che per un adulto sono necessari 28.000 grani di carbonio e 1.330 grani (iii) d'azoto, in media, per garantirlo almeno dalla morte per inedia. Egli ha scoperto inoltre che tale quantità non s'allontanava troppo dal magro nutrimento, cui l'estrema miseria di quei tempi aveva ridotto gli operai dei cotonifici (*). Ma udite ancora. Lo stesso saggio medico fu in seguito delegato dalla direzione medica del consiglio segreto (iv) a esaminare gli alimenti della classe operaia piú povera. Il «Sesto rapporto sullo stato della salute pubblica» (5), edito per ordine del parlamento nel corrente anno, contiene i risultati delle sue ricerche. Che mai ha scoperto il medico? Che i tessitori, i cotonieri, i guantai, i calzettai ecc. in media non sempre ricevono nemmeno il misero cibo degli operai cotonieri, neanche la quantità di carboidrati e azotati «appena sufficienti a prevenire la morte per inedia».

«Inoltre» citiamo testualmente dal rapporto «l'esame dello stato delle famiglie contadine ha dimostrato che piú di un quinto di esse è ridotto a una quantità di elementi carbonici inferiori al sufficiente, e più di un terzo ha una quantità di alimenti azotati inferiore al sufficiente; che nelle contee del Berkshire, dell'Oxfordshire e del Somersetshire l'insufficienza degli alimenti azotati è, in media, il regime dominante.» «Non bisogna dimenticare» aggiunge il rapporto ufficiale «che le privazioni alimentari sono sopportate con grande riluttanza, e che generalmente la mancanza di alimenti sufficienti non si presenta se non preceduta da ben altre privazioni. La pulizia stessa è considerata una cosa molto cara e difficile e, quando il rispetto della propria persona si sforza di mantenerla, ogni simile tentativo viene necessariamente pagato da un accrescimento delle torture della fame. Si tratta di riflessioni molto dolorose, poiché non si ha qui la miseria ben meritata e derivante da pigrizia, ma, in tutti i casi, la miseria di una popolazione che lavora; infatti, per la verità, il lavoro che non assicura che un così magro cibo si prolunga in modo eccessivo per la maggior parte degli individui.»

Il rapporto rivela un fatto strano e inatteso, «che, fra tutte le parti del Regno Unito», dell'Inghilterra, del Galles, della Scozia e dell'Irlanda, «la popolazione dell'Inghilterra», quindi della parte più opulenta, «è incontestabilmente la peggio nutrita», benché i più poveri lavoratori del Berkshire, dell'Oxfordshire e del Somersetshire siano molto meglio alimentati della maggior parte degli artigiani dei quartieri orientali di Londra.

Tali sono i dati ufficiali pubblicati per ordine del parlamento nel 1864, nel regno millenario del libero scambio, mentre nel medesimo tempo il cancelliere dello scacchiere raccontava alla Camera dei comuni «che la condizione degli operai inglesi è migliorata, in media, in modo così straordinario che non si conoscono esempi simili nella storia né di alcun paese né di altra epoca». Ma queste esaltazioni ufficiali sono contraddette in modo appariscente da una breve nota del non meno ufficiale rapporto sullo stato della salute pubblica: «La sanità pubblica di un paese non significa la sanità delle sue masse, ed è quindi pressoché impossibile che le masse siano sane, se esse, fino al più infimo grado della scala sociale, non godono almeno della più modesta agiatezza».

Il cancelliere dello scacchiere, accecato dalla statistica del «progresso della nazione», con le sue cifre davanti agli occhi abbagliati, grida in una eccitata estasi: «Dal 1842 al 1852 la rendita imponibile del paese è cresciuta del 6%; negli otto anni dal 1853 al 1861 è cresciuta del 20%: è un fatto tanto straordinario che pare quasi incredibile! [...]. Questo inebriante aumento di ricchezza e di potenza - aggiunge il sig. Gladstone - è limitato esclusivamente a coloro che posseggono» (6).

Se volete conoscere le condizioni di deperimento fisico, di rilassatezza morale e di rovina intellettuale, per cui tale «inebriante aumento di ricchezze e di potenza limitato esclusivamente alle classi che posseggono» è stato ed è prodotto dalle classi lavoratrici, considerate il quadro delle sartorie, delle tipografie e degli atéliers di modisteria, tracciato nell'ultimo «Rapporto sullo stato della salute pubblica»! Confrontate il «Rapporto della commissione d'inchiesta sul lavoro dei fanciulli» del 1863(7), in cui viene costatato, per esempio, che la categoria degli stagnini, sia gli uomini sia le donne, presenta una popolazione decisamente degenerata, tanto sotto l'aspetto fisico che sotto quello mentale; che i «fanciulli malati diventano in seguito dei genitori ammalati»; che la «degenerazione della razza ne è una conseguenza assoluta»; che «la degenerazione della popolazione della contea di Stafford sarebbe in stato molto pii avanzato, se non si fosse avuto il reclutamento continuo dai paesi vicini e i matrimoni misti con razze più robuste».

Volgete gli occhi sul Libro azzurro del sig. Tremenheere, sulle doglianze e le lagnanze dei giornalieri panettieri (8). E chi non è rabbrividito d'indignazione alla lettura dei paradossi degli ispettori delle fabbriche, confermati dagli uffici di anagrafe, che assicurano che la salute degli operai del Lancastershire è migliorata considerevolmente, benché essi siano ridotti alla più miserevole alimentazione, perché la mancanza di cotone li ha cacciati dai cotonifici? Che la mortalità infantile è diminuita, perché infine s'è consentito alle madri di presentare ai figli le proprie mammelle, invece del cordiale di Godfrey (v).

Ma voltate ancora una volta la medaglia! Le tavole dell'imposta sul reddito e sulla proprietà, presentate alla Camera dei comuni il 20 luglio 1864, attestano che dal 5 aprile 1862 al 5 aprile 1863 trenta persone hanno accresciuto il numero di quei felici della terra, le cui rendite annue sono valutate dall'esattore delle imposte a 50.000 sterline, essendo il loro numero salito da 67 a 80 in un solo anno. La medesima tavola rivela il fatto curioso che 3.000 persone, all'incirca, dividono fra loro una rendita annuale di più o meno 25.000.000 lire sterline, superiore alla somma totale distribuita annualmente fra tutti i lavoratori d'Inghilterra e del Galles. Consultate il censimento del 1861 e troverete che il numero dei proprietari maschi in Inghilterra e nel Galles è diminuito da 16.934 nel 1851 a 15.066 nel 1861: in tal modo la concentrazione della proprietà agricola è cresciuta in dieci anni dell' 11 %. Se la concentrazione della proprietà fondiaria nelle mani di un piccolo numero s'accresce nello stesso modo, la questione territoriale si semplificherà singolarmente, come semplice era nell'impero romano, allorché Nerone sogghignò alla notizia che metà della provincia d'Africa era posseduta da sei cavalieri.

Abbiamo insistito su questi «fatti così straordinari, che sono quasi incredibili», perché l'Inghilterra è alla testa dell'Europa commerciale e industriale (vi). Ricordate: alcuni mesi orsono uno dei figli esuli di Luigi Filippo complimentava pubblicamente il lavoratore inglese per la superiorità del suo destino nei confronti di quello meno prospero dei suoi compagni dell'altra parte del Canale. In verità, se teniamo conto della differenza di circostanze locali, vediamo i fatti inglesi riprodursi su scala minore in tutti i paesi industriali e progrediti del continente. Dopo il 1848, in questi paesi ebbe luogo uno sviluppo inaudito dell'industria e un'espansione inimmaginabile delle esportazioni e delle importazioni. Dovunque «l'aumento di ricchezze e di potenza limitata esclusivamente alle classi che possiedono» è stato realmente «inebriante». Dovunque, come in Inghilterra, una piccola minoranza di operai ha ottenuto in effetti ridotti aumenti salariali (vii); ma, nella maggior parte dei casi, il rialzo monetario dei salari non denota l'accrescimento del benessere dei salariati più di quanto l'elevarsi del costo del mantenimento dei pensionati nell'ospedale dei poveri o nell'asilo degli orfani della metropoli, da 7 sterline 7 scellini e 5 pence nel 1852 a 9 sterline 15 scellini e 8 pence nel 1861, non sia di nessun beneficio per i ricoverati, più di quanto non s'accresca per nulla il loro benessere. Dovunque, la gran massa delle classi lavoratrici è piombata sempre più in basso, nella medesima proporzione almeno con cui coloro, che stanno al di sopra, sono saliti più in alto sulla scala sociale. In tutti i paesi d'Europa è divenuto attualmente una verità, non confutabile da spiriti imparziali e negabile soltanto da coloro che hanno un interesse nel rinviare gli altri a un paradiso immaginario, che, né il perfezionamento delle macchine (viii), né l'applicazione della scienza alla produzione, né la scoperta di nuove comunicazioni, né le nuove colonie, né la creazione di nuovi sbocchi, né il libero scambio, né tutte queste cose insieme sono in grado di sopprimere la miseria delle classi lavoratrici; e, al contrario, sulla falsa base del presente, ogni nuovo sviluppo della forza produttiva del lavoro scaverà necessariamente un abisso più largo e più profondo fra i contrasti sociali e l'antagonismo sociale ne uscirà più aspro e più acuto. Durante questa «inebriante» epoca del progresso economico, nelle metropoli dell'impero britannico la morte per inedia s'è elevata all'altezza di un'istituzione sociale. Quest'epoca è segnata negli annali del mondo da ritorni accelerati, da un'estensione sempre piú dilatantesi, dagli effetti sempre più mortali, della peste sociale, chiamata crisi commerciale e industriale.

Dopo l'insuccesso della rivoluzione del '48, tutte le organizzazioni di partito, tutti i giornali del partito delle classi lavoratrici sono stati spezzati sul continente dalla ferrea mano della forza bruta. I figli più progrediti del lavoro se ne andarono disperati nella repubblica oltre-Atlantico. I sogni effimeri d'emancipazione sono svaniti al soffio dell'epoca della febbre industriale, del marasma morale e della reazione politica. La disfatta delle classi lavoratrici del continente, dovuta in parte alla diplomazia del governo inglese, che agiva allora come agisce oggi in fraterna solidarietà col gabinetto di San Pietroburgo, distese senza indugi i suoi effetti contagiosi su questa parte del Canale. Mentre la sconfitta dei loro fratelli del continente scoraggiò le classi operaie inglesi e spezzò la loro fede nella loro propria causa, rese ai signori della terra e del denaro la loro fiducia alquanto scossa. Con insolenza costoro ritirarono quanto già avevano concesso. La scoperta di nuovi terreni auriferi determinò un esodo immenso, lasciando un vuoto irreparabile nelle file del proletariato inglese. Altri suoi membri, un tempo attivi, si fecero sedurre dall'esca dell'accrescimento temporaneo del lavoro e dei salari, e divennero delle nullità politiche. Tutti gli sforzi per sostenere o per modificare il movimento cartista fallirono clamorosamente; gli organi di stampa della classe operaia perirono l'uno dopo l'altro per l'apatia delle masse e, in effetti, mai la classe operaia d'Inghilterra sembrò così completamente riconciliata con la sua nullità politica. Se dunque non esisteva alcuna solidarietà d'azione fra la classe operaia inglese e quella continentale, vi era, in ogni caso, una solidarietà nella sconfitta.

Tuttavia, il periodo seguente alle rivoluzioni del '48 non è passato senza momenti positivi. Notiamo soltanto due grandi avvenimenti.

Dopo una lotta di trent'anni, condotta con la più ammirevole perseveranza, la classe operaia inglese, approfittando di un disaccordo momentaneo tra i padroni della terra e i padroni del denaro, è riuscita a far passare la legge sulle dieci ore (9). Gli immensi vantaggi che ne risultarono per gli operai manifatturieri, da un punto di vista fisico, morale e intellettuale, dopo d'allora registrati a ogni scadenza semestrale nei rapporti degli ispettori delle manifatture, sono stati infine riconosciuti da tutte le parti. La maggior parte dei governi continentali non trovò nulla di meglio che adottare la legge inglese sulle manifatture in una forma più o meno modificata e lo stesso parlamento inglese è costretto ad ampliare ogni anno il campo d'azione di tale legge. Ma, oltre alla sua importanza pratica, il successo meraviglioso di questa misura della classe operaia metteva in luce ancora un'altra cosa. La classe media, attraverso i suoi organi di scienza più autorevoli, quali il dottor Ure, il professor Senior e altri saggi della medesima tempra, predisse e provò a sazietà che alla minima restrizione legale delle ore di lavoro sarebbe suonato il rintocco funebre dell'industria inglese, che, come un vampiro, non può vivere senza succhiare sangue, e soprattutto sangue di fanciulli. Nei tempi remoti l'uccisione dei fanciulli era uno dei riti della religione di Moloch: ma non era praticata che in certe occasioni solenni, forse una volta all'anno, e inoltre Moloch non provava gusto soltanto per i figli del povero. Questa lotta per la restrizione delle ore di lavoro s'accese tanto più furiosamente, proprio perché, a parte gli spaventi degli avari, essa interessava da vicino la grande disputa tra la cieca legge dell'offerta e della domanda, su cui si fonda l'economia politica della classe media, e la produzione sociale regolata dalla previsione sociale, che costituisce l'economia politica della classe operaia. Perciò la legge sulle dieci ore non è stato soltanto un successo pratico, ma, fatto ben più importante, rappresentò la vittoria di un principio. Per la prima volta l'economia politica della classe media risultò completamente soccombente di fronte all'economia della classe operaia.

Ma si aveva di riserva una vittoria ben più grande dell'economia politica del lavoro sull'economia politica della proprietà (ix). Intendiamo parlare del movimento cooperativo e, specialmente, delle manifatture cooperative erette attraverso gli sforzi spontanei di alcuni uomini audaci. Il valore di queste grandi esperienze sociali non può essere esaltato al di sopra della realtà. Non attraverso argomenti, ma attraverso azioni, esse hanno provato che la produzione su larga scala e in accordo con le esigenze della scienza moderna può venir esercitata senza l'esistenza di una classe di padroni che impieghi quella dei manovali; che i mezzi del lavoro, per rendere, non hanno bisogno d'essere monopolizzati né d'essere piegati a mezzi di predominio e di sfruttamento contro il lavoratore; e che il lavoro salariato, cosi come il lavoro degli schiavi, il lavoro dei servi, non è che una forma (x) transitoria e inferiore, destinata a sparire di fronte al lavoro associato, che espleta il proprio assunto in modo vivace, con spirito alacre e con animo felice. I primi semi del sistema cooperativo sono stati gettati in Inghilterra da Robert Owen: le esperienze tentate sul continente dalla classe operaia erano infatti un'applicazione pratica delle teorie non inventate, ma soltanto proclamate a piena voce nel 1848.

Nel medesimo tempo, l'esperienza del periodo dal 1848 al 1864 ha provato (xi), al di sopra di ogni dubbio, che il lavoro cooperativo, per quanto eccellente sia in pratica, limitato in una stretta cerchia di sforzi parziali di operai isolati, non è in grado di arrestare il progresso geometrico del monopolio, non è in grado di emancipare le masse e neppure è capace di alleviare in modo sensibile il fardello della loro miseria. Probabilmente, per quest'unica ragione, i plausibili nobili, i declamatori filantropi della classe media, gli economisti arditi in tutti i casi si sono volti all'improvviso con complimenti nauseabondi al sistema del lavoro cooperativo, ch'essi avevano invano tentato di diffamare in germe, schernendolo come un'utopia di sognatori o stigmatizzandolo col nome blasfemo dei socialisti. Il lavoro cooperativo, per salvare le masse operaie, dev'essere sviluppato in dimensioni nazionali, e conseguentemente sostenuto da mezzi nazionali. Per ciò che riguarda il presente, i padroni della terra e del capitale non vogliono che una cosa: impiegare i loro privilegi politici per difendere e perpetuare i loro monopoli economici. Non certo vogliono favorire la via dell'emancipazione del lavoro, anzi, non vogliono se non continuare a frapporle ogni sorta di ostacoli. Ricordate con quale sogghigno lord Palmerston, nell'ultima sessione, respinse i promotori del bill suidiritti dei fittavoli irlandesi. «La Camera dei comuni» gridò «è una camera di proprietari fondiari.» (10). Proprio per questo la conquista del potere politico è divenuto il grande dovere della classe operaia. Sembrerebbe che essa l'abbia compreso, giacché in Germania, in Italia e in Francia sta sorgendo una rinascita simultanea, e sforzi simultanei (xii) sono stati fatti per giungere a ricostituire il partito della classe operaia.

Essa possiede un elemento di successo: il numero; ma il numero non pesa sulla bilancia se non quando è unito in collettività ed è guidato dalla conoscenza. L'esperienza ha sufficientemente dimostrato quale vergognoso disprezzo la disfatta comune dei loro sforzi incoerenti infliggerà a questo legame di fraternità, che deve esistere tra gli operai dei differenti paesi e deve incitarli a stringersi con fermezza gli uni agli altri in tutte le loro lotte per l'emancipazione. Questa idea ispirò gli operai di differenti paesi, riuniti il 28 settembre 1864 in assemblea pubblica nel St. Martin's Hall, a fondare l'Associazione internazionale.

In questa assemblea prevalse ancora un'altra convinzione.

Se l'emancipazione delle classi operaie esige il loro concorso fraterno (xiii), come possono esse compiere questa grande missione, quando la politica estera non persegue che disegni criminali e, sfruttando i pregiudizi nazionali, non fa che sprecare il sangue e i tesori dei popoli in guerre di rapina? Non fu la saggezza delle classi governanti, ma la resistenza eroica della classe operaia inglese alla loro follia criminale che salvò l'occidente europeo dal rischio di gettarsi a corpo morto nell'infame crociata per perpetuare e propagare la schiavitù dall'altra parte dell'Atlantico (11). L'approvazione vergognosa, la simpatia ironica e l'indifferenza idiota con le quali le classi superiori dell'Europa assistevano al franare della fortezza montana del Caucaso, divenuta preda della Russia, e all'assassinio della Polonia da parte della medesima potenza, le immense usurpazioni, sopportate senza resistenza, di questa potenza barbarica, la cui testa è San Pietroburgo e le cui mani sono in tutti i gabinetti ministeriali d'Europa, hanno imposto alle classi operaie il dovere d'iniziarsi ai misteri della politica internazionale, di vegliare sugli atti dei loro rispettivi governi, di opporsi a essi, se è necessario, con tutti i mezzi in loro potere; se è impossibile prevenirli, è loro dovere coalizzarsi e denunciarli simultaneamente, e rivendicare le semplici leggi della morale e della giustizia che devono regolare tanto le relazioni degli individui quanto quelle superiori dei popoli.

La lotta per una tale politica estera fa parte della lotta generale per l'emancipazione della classe operaia.

Proletari di tutti i paesi, unitevi!

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