“Se Raffaella Carrà davvero pensa di risolvere questo
conflitto fra azienda e maestranze, fra metallurgici e padroni delle ferriere
portando i duellanti davanti alle telecamere di Domenica In, allora dice
Calzoni, non ha capito proprio nulla: la signora Carrà faccia il suo mestiere e
lasci a noialtri il compito di dirimere le questioni aziendali, ha commentato
con inesistente diplomazia Calzoni.” così arrabbiato rispondeva il braccio
destro del padrone delle ferriere, Lucchini, presidente di Confindustria, alla
denuncia delle condizioni degli operai della Lucchini.
I problemi messi in luce dalla partecipazione dell’operaio
dell’acciaieria Lucchini alla trasmissione della Carrà riguardavano: condizioni del locale
mensa, infermeria, permesso per andare in bagno, “ferie” obbligatorie, salari
bassi, cassa integrazione non pagata…
Riportiamo l’intervista alla Carrà fatta dal Manifesto e
ripubblicata nell’edizione di oggi e inoltre un interessante articolo della
Repubblica di allora che racconta come è proseguito lo scontro dopo la
trasmissione.
***
Quell’operaio è proprio un
uomo a posto
Domenica In . Ripubblichiamo una
intervista uscita sul «manifesto» del 2 novembre del 1986, a seguito di un
rovente scontro sociale nella cornice di una trasmissione popolare e leggera.
L'incontro di Valentino Parlato con la soubrette nel suo camerino per parlare
di fabbriche e diritti
Incontro Raffaella
Carrà nel suo camerino, sabato è una giornata durissima; mettere a registro la
trasmissione di Domenica In deve essere una gran fatica, La
ragione dell’incontro è intuitiva: Bisider, Lucchini e, soprattutto, l’operaio
Varianti Mario. Lo scontro tra i sindacati
Raffaella Paita, candidata alla presidenza della
Regione Liguria
Nel 2007 entrò nella Sti senza mai lavorare un
giorno. Nel Cda molti politici Pd. La risposta: "Mi dimisi, sono un
esempio".
ALLA fine è sempre una questione
di prospettiva, di punti di vista. Quei nove mesi di contributi previdenziali
che il Comune di La Spezia pagò all'Inps, tra il 2007 e il 2008, per l'assessore
Raffaella Paita, grazie ad un contratto di lavoro recuperato pochi giorni prima
della nomina e che non svolse mai neppure per un minuto, possono avere una
doppia lettura. Un'assunzione di comodo che un comune mortale privo di
raccomandazioni non avrebbe mai ottenuto oppure, come spiega Raffaella Paita,
"un modo per dimostrare il mio rigore e la mia correttezza. Mi dimisi quando
capii che avrei fatto la politica. Da allora non ho mai più ricevuto versamenti.
Credo di essere un esempio da questo punto di vista. In Regione immagino che non
troverete un solo consigliere che non abbia versamenti contributivi
Alluvione 2014, indagini chiuse: Paita accusata di omicidio e disastro
colposo
venerdì, 10 luglio 2015
GENOVA - Si sono chiuse le indagini perl'alluvione dell'ottobre 2014 a Genova che provocò la
morte dell'ex infermiere Antonio Campanella, travolto dalla piena del
Bisagno.
I pm Patrizia Ciccarese e Gabriella Dotto hanno notificato in queste ore
l'avviso a Raffaella Paita, ex candidata del Pd alla presidenza
della Regione ed ex assessore alla protezione civile, e a Gabriella
Minervini, ex dirigente della Protezione civile. Sono accusate di omicidio colposo per la morte dell'ex infermiere
Antonio Campanella, e disastro colposo in relazione alla mancata
emanazione dell'allerta meteo. Le accuse a carico di altri tecnici sono
decadute. Circa 500 persone hanno chiesto di essere ammesse come parti offese
nell’eventuale processo per l’alluvione dell’ottobre 2014. Secondo i pm che hanno indagato Raffaella Paita e Gabriella
Minervini, le due avrebbero omesso di dare l'allerta nonostante
avessero già dal giorno prima dell'evento tutte le informazioni e le previsioni
meteo per dare avvio a tutte le procedure previste per l'allerta. La piena del
Bisagno che uccise Campanella, avvenne alle 23.05 del 9 dicono i pm.
Dopo le informazioni rassicuranti di Arpal che portarono anche i
funzionari della Protezione ad andare a casa alle 18, le condizioni
meteo peggiorarono intorno alle 20 e alle 22.20 Arpal emise un altro bollettino:
"Dopo indebolimento, perturbazione riprende forte vigore: a rischio Polcevera,
Bisagno, Trebbia e Scrivia". Da quel momento all'esondazione, secondo gli
inquirenti si poteva fare qualcosa, ma non venne fatto.
comunicato slai cobas per il sindacato di classe taranto
fermati e poi rilasciati i nostri compagni ad Alba- Cuneo
innanzitutto un
abbraccio a Raffaella, Francesco, Angelo e Ciccio, che sono
stati rilasciati da poco dai carabinieri, con Ciccio t. denunciato perchè
aveva un coltellino per le cozze (?), dopo essere stati provocatoriamente
fermati in piazza ad Alba - cuneo erano in piazza con gli operai della
Miroglio che sono lì accampati per lottare per il lavoro
i nostri 4
compagni erano partiti ieri pomeriggio con il bus messo a disposizione dalla
provincia per sostenere la lotta degli operai della miroglio, che a loro
volta andavano ad alba con altri 3 bus in 140 durante il viaggio vi è stato
un ottimo rapporto con gli operai miroglio, che erano contenti che avevamo raccolto il loro invito solo noi peraltro perchè quelli che parlano di
solidarietà sui giornali al solito non c'erano.
Arrivati in piazza sono
stati messi tutti gli striscioni ed è cominciata la lotta per un incontro ad
alto livello con padron Miroglio che ha deciso di buttarli in mezzo alla
strada, c'era discussione tra gli operai perchè molti operai volevano andare
tutti in delegazione, dato che non si fidano più dei sindacalisti dopo 39
mesi senza risultati reali, i nostri compagni hanno naturalmente appoggiato
questa posizione, i sindacalisti erano contrari e un segretario della
cgil responsabile de itessili, il martinese Massafra, ha cercato di attaccare
i nostri compagni, dicendo 'voi state zitti, voi non c'entrate niente', gli
operai non hanno dato nessun sostegno a queste frasi.
Intanto sono arrivati
un gruppo di compagni della zona giovani, donne, lavoratori che stanno
conducendo anche in quel territorio la grande lotta NOTAV e hanno provato a
mettere il loro striscione una ventina di metri distanti da quelli relativi
alla miroglio
i carabinieri già in forze presenti contro operai venuti da
tanto lontano per rivendicare il lavoro, sono subito partiti per impedire che
questi compagni mettessero lo striscione, nel resistere una compagna NOTAV è
stata buttata a terra, a quel punto i nostri compagni sono subito intervenuti
a sostegno - i carabinieri per impedire che la
questione crescesse hanno caricato tutti nei cellulari e se li sono portati
via tutti - gli operai miroglio che erano un po' distanti non hanno seguito
bene la questione e non sono intervenuti -
saputa la notizia dai compagni, ci si è prontamente mobilitati anche da taranto, contattando l'avvocato che segue in
zona i notav e mettendolo in contatto con raffaella e compagni, da qui
abbiamo seguito ogni mezz'ora l'evolversi della situazione, tenendoci in
contatto anche con gli operai miroglio che sono in piazza
i nostri
compagni con tutti gli altri no tav, sono stati identificati e perquisiti,
senza risultati verso nessuno tranne ciccio t. che aveva il coltellino, e
molto lentamente li stanno rilasciando, perchè li vogliono comunque tenere
lontani dalla piazza dove sono gli operai
questi
i fatti finora
continuiamo a seguire la cosa
questa sera dalle 17 in poi
tutti in sede contatteremo insieme i compagni ad alba
domani al loro
ritorno faremo una conferenza stampa in sede verso le 11.30 per chiarire e
denunciare la cosa e continuare a sostenere i lavoratori della miroglio che
restano ad alba accampati, almeno per 3 giorni
perchè
gli operai miroglio sono ad alba e perchè ci siamo andati anche noi
SAREBBE MEGLIO CHE RAFFAELLA PAITA PENSASSE ALLA SUA SPEZIA
Venerdì ventotto giugno, alle ore 09:37, alcuni quintali di
esplosivo hanno permesso di far implodere ciò che restava del moncone
est di quello che un tempo – fino alla mattina del 14 agosto 2018 – era
conosciuto come il viadotto Polcevera della autostrada A10: un grande
successo, secondo tutti gli esperti che hanno escluso qualsiasi tipo di
problema alla salute delle persone che sono state momentaneamente
sfollate per permettere l’operazione di cancellazione dei resti di una
sciagura che ha coinvolto quarantatre persone, direttamente, e migliaia
di altre che qui vivevano.
Le macerie sono ancora calde, ma c’è subito chi, con un tempismo da
vero sciacallo, ne approfitta per tornare all’attacco sul tema delle
infratrutture del capoluogo ligure: è la deputata spezzina Raffaella
Sant'Agostino (Ferrara) , 21 mag. (LaPresse) - Il presidente del Consiglio Mario Monti, al suo arrivo a Sant'Agostino, il paese nel Ferrarese tra i più danneggiati dal sisma di domenica, è stato fischiato e contestato da alcuni cittadini del paese. "Vergogna, vergogna, dacceli tu i soldi" hanno gridato le sorelle Roberta e Raffaella Malaguti, che abitano in paese e che da due notti dormono in macchina per paura di nuove scosse. "Abbiamo fischiato - aggiunge la sorella - perché abbiamo saputo che oggi in Parlamento è in discussione la legge sulla Protezione civile che vuole tagliare gli aiuti alle vittime di calamità naturali. Ci hanno detto che noi forse saremo gli ultimi ad essere aiutati, ma agli altri cosa accadrà?". Un'altra signora, Rosina Pompili, denuncia il fatto che "qui a Sant'Agostino non sono preparati di aiutare i disabili. Mio fratello lo è e ci hanno proposto di dormire nel Palareno, il palazzetto dello sport, ma se tira una scossa di terremoto un disabile come fa ad uscire?". "Noi paghiamo le tasse - aggiunge la signora Raffaella tra le lacrime - e ci aspettiamo che in questi casi la macchina degli aiuti funzioni, invece non funziona niente".
«Ha
aggredito me e la figlia» La moglie di De Falco (l’anti Schettino candidato 5
Stelle) va dalla polizia
La donna: «Aggredite mentre era
alterato». Denuncia non formalizzata ma il verbale è stato trasmesso a Roma. La
relazione sarebbe andata a gonfie vele fino a qualche tempo fa
«Mio marito, in stato di alterazione, durante
un’accesa lite in casa ha aggredito me e una delle nostre due figlie». Potrebbe
essere l’incipit di una delle centinaia di denunce che vengono presentate alle
forze dell’ordine in caso di violenze in famiglia. Invece sono le parole con
cui, di fronte ai poliziotti di Livorno, una moglie ha parlato di suo marito
Gregorio De Falco. È il capitano di fregata che la notte del 13 gennaio 2012
intimò in modo colorito (il famoso «Salga a bordo c…!») a Francesco Schettino
di risalire sulla Costa Concordia, e che un mese fa è stato scelto dal M5S come
candidato al Senato, sia nel collegio uninominale di Livorno, sia come
capolista nel collegio plurinominale Toscana 2. Raffaella, questo il nome della
signora De Falco, si è rivolta alla polizia di Livorno una settimana fa,
raccontando agli agenti che, poco prima, il marito aveva alzato le mani contro
di lei e sua figlia, appena maggiorenne, durante un pesante diverbio in
famiglia.
(da Tavolo 4) - Quasi 300 le firme raccolte in 10 giorni per fermare i licenziamenti al Brico Io di L’Aquila.
Da nord a sud, in centinaia hanno risposto all’appello lanciato dallo Slai Cobas per il sindacato di
classe. “Moltissime donne, ma anche uomini, lavoratori, cittadini ecc. hanno sottoscritto l'appello per il
ritiro dei licenziamenti fatti da codesta azienda e in particolare per il rientro al lavoro della
lavoratrice De Biasi Luigia, Rsa Slai Cobas sc, da tantissimi conosciuta per il suo impegno sindacale e
in particolare nella difesa delle donne e lavoratrici” si legge in una nota inviata all’azienda
dallo Slai Cobas s.c. “Crediamo che una risposta positiva a queste firme sarebbe non solo a
L'Aquila, ma a livello nazionale un messaggio di controtendenza e di rispetto e attenzione per la
condizione delle donne lavoratrici” conclude la nota.
“Ci riguarda tutte/i” con questo spirito abbiamo costruito lo sciopero delle donne il 25 novembre e
con questo spirito continueremo la mobilitazione contro i licenziamenti.
L’appello è pubblicato su
http://scioperodelledonne.wordpress.com/ e le adesioni potranno essere inviate a
sommosprol@gmail.com oppure a slaicobasta@gmail.com
Adesioni aggiornate al 9/07/2014:
Fiorella Onofri, insegnante (AQ) - Lavoratrici e disoccupate dello Slai Cobas per il sindacato di
classe (Taranto) - Maria Grazia Campari, avvocata del lavoro (Firenze) - Lavoratrici SLAI Cobas per
il sindacato di classe-Policlinico (PA) - movimento femminista proletario rivoluzionario -
COLLETTIVO STELLA LA ROSSA di Bologna - Catia Tebaldi, pensionata (Bologna) - Daria, impiegata
(Roma) del MFLA di Radio Onda Rossa - Lucila Garcia (Lucca) - Layla Buzzi, maestra precaria (MO) -
Precarie e Precari Coop Sociali dello Slai Cobas per il sindacato di classe (PA) - Massimo
D’Ascenzo, insegnante (AQ) - Flavia Mapelli, impiegata (Bergamo) - Maria Buriani (Ferrara) - Adele
Zulli, operaia (AQ) - Lorenzo Semeraro - operaio slai cobas sc dell'Ilva di Taranto - Stefania
Ianni, commerciante (AQ) - Francesca Cucchiella, commerciante (AQ) - Elisa Cucchiella, dipendente
(AQ) - Domenica Sciortino- lavoratrice SLAI Cobas s.c. presso il Policlinico di Palermo - Daniela
Pelliccione, lavoratrice dipendente (AQ) - Maria Grazia Negrini- Bologna- Tavola delle donne sulla
violenza e sulla sicurezza della città - Maria Lupi- insegnante, femminista- Torino - Anna Gaudiano,
educatrice (BO) - Coordinamento provinciale della flmu/cub di Bergamo - Sarina Aletta - (Attrice,
scrittrice.) - Roma - Raffaella Del Deo - Disoccupata - Cuggiono (Mi) - Alex Alesi, operaio, Milano
- Ciaccheri Angela Maria impiegata dell' Azienda ospedaliera-universitaria Careggi di Firenze
(iscritta Cobas) - Collettivo femminista “sommosse” (Perugia) - Casilli Giuseppina - Collaboratore
amministrativo - comune di Palermo - Daniela Amadesi, disoccupata (Roma) - Lavoratori Autorganizzati
del Ministero dell'Economia e delle Finanze (MEF) - Assunta Di Giovanni Castel del Giudice (Isernia)
- Rachele Pesaresi Manziana (Roma) - Casadei Silvia Alfonsine (Ravenna) - Roberta Pompili -
università Perugia - Cangelosi Marco, studente,(PA) - Collettivo Universitario Rivoluzionario -
Stefano Ghio - operatore dell'informazione - Tino Achilli - Università Voghera - Sabina Russo,
Operatrice Sociale Palermo - Andrea Tranchina - Lavoratore Commercio in Mobilità - Palermo - Filippo
Anastasi, Assistente tecnico (ATA) Palermo - Fausta Fabri, Docente Palermo - Paola Anello,
Assistente Amministrativa (ATA) Palermo - Fiorenza Addivinola rsu Filcams Bologna - Nicoletta
Frabboni Cobas Bologna - Samanta Di Persio (AQ) - Donatella Anello lavoratrice ATA della scuola
(Ass.te Amm.vo), delegata dello Slai Cobas per il s.c. Palermo - Concetta Musio, disoccupata,
Taranto - Carmen Berta, operaia Pechino Express - Stefano Giuntini, pubblico dipendente (Viareggio)
- Allegra Mercuri (MI) - Barbara Bartocci, operatrice sociale precaria (PG) - Daniele Felicetti,
informatico precario (PG) - Caterina Balestra, disoccupata (TA) - Pasquale Capriulo, disoccupato
(TA) - Salvatore Nodelli, operaio Pasquinelli (TA) - Cira Basile, operaia Pasquinelli (TA) - Mary
Acclavio, operaia L’Ancora (TA) - Tiziana Acclavio, operaia L’Ancora (TA) - Isa Laviola, disoccupata
(TA) - Palatrasio Ernesto, giornalista (TA) - Francesco Lomagistro, informatico (TA) - Raffaella
Loperfido, operaia ditta Pasquinelli, (TA) - Margherita Calderazzi, ispettrice lavoro (TA) -
Fiorella Masci, operaia ditta Dussmann (TA) - Chiara Di Bello, disoccupata (TA) - Francesco
Tagliente, disoccupato (TA) - Francesco Balestra, operaio ditta L’Ancora (TA) - Angelo Di Pietro,
disoccupato (TA) - Arnaldo Axo, disoccupato (TA) - Ivan Malecore, disoccupato (TA) - Vincenza
Cavaliere, operaia ditta THESIS (TA) - Daniela Danese, operaia THESIS (TA) - Lucia Briganti, operaia
THESIS (TA) - Giuseppe Nolito, operaio ditta L’ANCORA (TA) - Gaetano Malecore, operaio L’ANCORA (TA)
- Donatella Lupoli, disoccupata (TA) - Nadia Schavecher (Segreteria regionale PdCI Lombardia) -
Circolo ARCI Madonna Alta (PG) - Gionata Baldaccini, disoccupato, Foligno (PG) - Cocuzza Felicia,
Ass.te tecnico scuola IPSSAR Cascino di Palermo - Sciortino Rosario, Ass.te tecnico Palermo - Di
Franco Giuseppina, Ass.te tecnico Palermo - Fasullo Biagia, Ass.te tecnico Palermo - Chiofalo
Rosalia, Ass.te tecnico Palermo - Bonomo Concetta, Collaboratrice Scolastica Palermo - Truden
Giuseppa, Ass.te tecnico Palermo - Anna Ranzanici, Ospedaliera iscritta Usi Sanità Milano - Todaro
Edoardo (RSU / RLS cobas poste firenze 9) - Unione Sindacale Italiana (U.S.I.) Nazionale - Antonella
Fierro, impiegata postale (MI) - Elisabetta Pellò, ATA (MI) - Maria Santoro, disoccupata (MI) -
Giovanna Milazzo, insegnante (MI) - Marco Testoni, Università degli Studi di Perugia - Antonio
Epicoco, Università degli Studi di Perugia - BellaQueer Perugia - Yvonne Betzi, Pesaro - Daniela
Tranchina, traduttrice freelance, Grugnasco - Paoletta Brunelli, Roma - Varetto Luca, Ravenna -
Maria Concetta Romeo - Università Palermo - Fabiana De Carli, agente di viaggi, Roma - Sabrina
Deiana, Università Falconara Marittima - Di Giovanni Maria Grazia, Collaboratrice scolastica (ATA)
Palermo - Atria Gaetana, docente (Palermo) - Ugo Giuseppe McAriot, architetto Palermo - Antonella
Pantano, Disoccupata, Palermo - Sabina Denise Lo Porto, studentessa universitaria Palermo -
Francesca Mancini, studentessa universitaria Palermo - Daniela Iuliani, artista e studentessa
Palermo - Lucio Siena - Lavoratore autonomo, Perugia. - Ruvolo Enza, precaria coop sociale Palermo -
Tarantello Gargano Grazia, precaria coop sociale Palermo - Pellicane Egle, precaria coop sociale
Palermo - Tinervia Giuseppina, precaria coop sociale Palermo - Cortina Gisetta, precaria coop
sociale Palermo - Virzì Silvia, precaria coop sociale Palermo - Ingrassia Maria Carmelina, precaria
coop sociale Palermo - Giorgia Geraci, precaria coop sociale (PA) - Russo Maria, precaria coop
sociale Palermo - Costantino Alessandra, precaria coop sociale Palermo - Nicosia Rita, precaria coop
sociale Palermo - Daniela Palazzo, precaria coop sociale Palermo - Marcella Raiola, insegnante
precaria di Lettere classiche e membro del Coordinamento napoletano per la difesa della Scuola
pubblica, Napoli - Alessandra Magrini - attrice Contro - Roma - Ernesto Cosimo D'Arienzo, operaio
precario (Lecce) - Giuseppe Badalamenti, operaio Fiat Termini Imerese - Vincenzo La Porta, operaio
Fiat Termini Imerese - Emanuele Venezia, studente e precario Palermo - Noto Marco, studente
universitario Palermo - Agostino Comella - operatore sociale precario - delegato Slai Cobas s.c.
Palermo - Michele Ramaz, Università di Perugia - Coordinamento Nazionale No Austerity - Fabiana
Stefanoni - precaria della scuola - Modena - Manuela Ausilio, Ricercatrice precaria/ Filosofia
Pratica, Facilitatrice in “Philosophy for Children” – Roma - Lidia Lavruti, operaia L’Aquila -
Commissione Lavoro Donne Pdac - Laura Sguazzabia - Responsabile Commissione Lavoro Donne Pdac -
Cremona - Patrizia Cammarata - No Austerity Vicenza, rsu Cub Comune di Vicenza - Conny Fasciana -
Pdac Caltanissetta - Sabriana Volta - Pdac Cremona - Isa Pepe - Pdac Salerno - Nicoletta Bernardi,
impiegata università Perugia - Cinzia Campisi docente Palermo - Daniela La Bianca docente Palermo -
Rosalia Lo Iacono impiegata FIGC Palermo - Rosalia Faucetta pensionata Palermo - Davide Tumminello
studente univ.Palermo - Caterina Lo Iacono impiegata Miur Palermo - Maria Teresa Aronica docente
Palermo - Maria Rita Messina docente Palermo - Concetta Di Prima docente Palermo - Benedetta Cannata
impiegata Miur Palermo - Giovanni Bologna coll. scol. Miur Palermo - Rosa Maria Anzalone
impiegata Miur Palermo - Anna Tinnirello impiegata Palermo - Nazarena Monti impiegata Miur Palermo
- Carolina Manella impiegata Miur Palermo - Rosalia Blanna docente Palermo - Collettivo EnnEnnE
Milano - Valentina Ruggiero, Perugia - Michela Nardi, Perugia - Martina Mencarini (PG) - Sara
Spaccini, insegnante precaria (PG) - Alessandro Mangia, tecnico informatico (PG) - ex puliziere/
pulizieri del Policlinico di Palermo - Rosa Virtù, disoccupata (Roma) - Rosanna Ovidi, archeologa,
Orvieto - Ilaria Severini, neolaureanda in attesa di occupazione (PG) - Causa Gaetano, operaio Fiat
Termini Imerese - Luana Farina (Amantia Martinelli) Funzionario Regione Sardegna-Sassari - Nadia
Cario, dipendente p.a. Padova - Mimmo Mignano, Rsu Cobas Fiat Pomigliano - Scatenati, Trasmissione
radioazione - Padova - Francesca Tedesco, impiegata Miur Sassari - Salvatore Palita - Graphic
Artist/ Titolare presso Studio Segno - Grafica Pubblicità e Direttore artistico presso il mondo dei
sogni - Sassari - Nicoletta Salvi, artista - libera professionista (Roma) - Zanna Lazzaro, meccanico
navale presso Grimaldi Lines - Catalano Nicola Vincenzo - Giulia Fiorentini, studentessa (AQ) -
Antonio Longhi, artista (AQ) - Garcia Martin Juan Alfonso, disoccupato (AQ) - Carla Basile,
artigiana (AQ) - Francesca Topini, studentessa, Torino - Valentina Marconi, consulente, Perugia -
Silvia Cortesi impiegata (MI) - Leila Spignese, artigiana, Roma - Maria Banchetto, collaboratrice
scolastica, Milano - Patrizia Andronaco, insegnante, Milano - Salvatore Demma, disoccupato (PA) -
Francesca Mutani, università Perugia - Barbara Monaco, pubblicista disoccupata, Carrara (MS) -
Ferdinando Iezzi (L’Aquila) - Antonia Mannino (Palermo) - Ginevra Di Giandomenico, disoccupata,
Vittorito (AQ) - Dina Natale, estetista, Pratola Peligna (AQ) - Vilma Di Nino, pensionata, Pratola
Peligna (AQ) - Paolo Marola, architetto (AQ) - Francesca Gizzi, medico (AQ) - Francesca Del Vecchio,
insegnante (AQ) - Ilena Argento, docente precaria (Milano) - Flora Solla, consulente (Milano) -
Lidia Crini, pensionata (L’Aquila) - Paola Bologna, operatrice sociale (Perugia) - Renata Chiari,
pensionata, Orio Litta (Lodi) - Adriana Mannarelli, lavoratrice delle poste (Perugia) - Donato
Ficchì lavoratore della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano ed RSA dello Slai
Cobas per il sindacato di classe - Antonella Fierro - dipendente poste (MI) - Roberta Salardi -dip.
Poste (MI) - Mauro Fusi - dip. Poste (MI) - Alberto Ampollini - Dip. Poste (MI) - Paola de lucia -
dip. Poste (MI) - Teresa Casale - dip. Poste (MI) - Daniela Natali - postina (MI) - Giuseppina Amato
- Si cobas Sanità - Santa Tagliareni impiegata Miur (PA) - Rosellina Manto impiegata Miur (PA) -
Flavia Di Vita docente (PA) - Rosalia Lo Verde docente (PA) - Maria Mudaro docente (PA) - Loredana
Nava docente (PA) - Rita Marchione docente (PA) - Tommaso Russotto coll. scol. (PA) - Angela
Gambino docente (PA) - Marina Venturella Dir. Scol. (PA) - Antonina Pecoraro docente (PA) -
Antonella Rinaudo docente (PA) - Anna Romano docente (PA) - Gioacchino Sparacino disoccupato (PA)
- Garrasi Giuseppe impiegato scuola Palermo - Pagano Salvatore Insegnante Palermo - Raro Antonina
Ass.te tecnico scuola Palermo - Genovese Antonina Ass.te tecnico scuola Palermo - Neri Nunzia
pensionata (PA) - Ciaramitaro Anastasia Ass.te tecnico scuola Palermo - Guttilla Assunta Ass.te
tecnico scuola Palermo - Cracolici Gianfranco Ass.te tecnico scuola Palermo - Bassano Maria
Giovanna Ass.te tecnico scuola Palermo - Vizzini Antonino Ass.te tecnico scuola Palermo - Lo Nigro
Pietro Ass.te tecnico scuola Palermo - Fici Marcello Ass.te tecnico scuola Palermo - D'Angelo
Giuseppe Ass.te tecnico scuola Palermo - Cannata Alessandro Ass.te tecnico scuola Palermo -
Bassano Provvidenza Ass.te tecnico scuola Palermo - Peri Anna Maria Ass.te tecnico scuola Palermo -
Lavore Grazia Ass.te tecnico scuola Palermo - Zangara Simone Ass.te tecnico scuola Palermo -
Marciante Pietro Ass.te tecnico scuola Palermo - Cirasa Antonino Ass.te tecnico scuola Palermo -
Basile Vincenzo Ass.te tecnico scuola Palermo - I 5 operai licenziati Fiat (NA) - Stefania Fici
infermiera Istituto Nazionale Tumori Milano - Silvana Saverino infermiera Istituto Nazionale
Tumori Milano - Mastrostefano Teresa infermiera Istituto Nazionale Tumori Milano - Carrino
Pierangela infermiera Istituto Nazionale Tumori Milano - Nicola Abatangelo infermiere Istituto
Nazionale Tumori Milano - Alfonso Parisi infermiere Istituto Nazionale Tumori Milano - Giuseppe
Donatelli autista Istituto Nazionale Tumori Milano - Tuppi Raffaella infermiera Istituto Nazionale
Tumori Milano - Carmen Garcia infermiera Milano - Jacopo Pisanu infermiere Milano - Mastroianni
Anna OSS INT Milano - Attolino Rosa Vita infermiera Milano - Samuele Alessandra commerciante
Civitanova Marche - Nadia Bonci impiegata Brugherio - Daniela Bedin impiegata Milano - Carlos
Vasquez appalto Pellegrini INT Milano - Giuseppe Gaglio OSS INT slai cobas per il sindacato di
classe Milano - Coordinamento Operai Logistiche (MI) - Coordinamento "3 ottobre" Lavoratori della
Scuola (MI) - Alfonso De Amicis, lavoratore Archivio di Stato (AQ).
GLI indennizzi possono attendere. “Una boutade, nulla di più”, dicono i difensori delle 6 vittime dell’alluvione del 4 novembre 2011. «L’annuncio di risarcire i familiari si è dimostrato una bufala, un modo per andare sui giornali - ripete l’avvocato Nicola Scodnik: una proposta buttata in udienza, ma poi caduta in un dimenticatoio».
Scodnik e Giovanni Ricco assistono la famiglia di Sphresa Djala, la ventottenne albanese affogata nel fango insieme alle sue due bambine (Gioia di 8 anni e Janissa di 1 anno). E però non si farà la transazione sul disastro del Fereggiano, dove sono a processo l’ex sindaca Marta Vincenzi, il suo assessore Francesco Scidone e tre funzionari comunali: il direttore della Città Sicura Pierpaolo Cha, l’ex direttore della Protezione Civile Gianfranco Delponte e il suo braccio destro Sandro Gambelli.
Non si farà almeno in sede penale. Per il gruppo Lercari, al quale fa capo l’assicurazione “Sircus”, non ci sono le condizioni per giungere ad un accordo. Nonostante le garanzie fornite dall’avvocato Andrea Vernazza, che assiste il Comune. Anche se i difensori delle parti civili (ci sono anche gli avvocati Emanuele Olcese, Giampaolo La Cognata e Lorenza Rosso) hanno formalizzato un’offerta risarcitoria: trecentomila euro ad ogni familiare dei deceduti.
Se gli indennizzi per il 2011 sono una “boutade”, quelli dell’esondazione del Bisagno, il 9 ottobre 2014, sono in alto mare. Un elenco con un centinaio di nomi, per un milione e mezzo di euro da risarcire. È la lista dei danneggiati che si sono costituiti parte civile nel processo penale contro Raffaella Paita e Gabriella Minervini. L’ex assessora regionale alla Protezione Civile è stata assolta l’altro ieri in primo grado. Il rito abbreviato, scelto da lei, esclude la responsabilità civile, perciò il rimborso dei danni e il pagamento delle provvisionali, chiesti dagli avvocati e presentati al gip Ferdinando Baldini, ricadranno sull’ente Regione.
Minervini, la direttrice della Protezione Civile anche lei indagata, ha scelto invece il rito ordinario. L’altro ieri è stata rinviata a giudizio. E però il pm Gabriella Dotto si appella alla sentenza con la quale la Cassazione tira in ballo i politici sul terremoto dell’Aquila del 2009 (era stato condannato l’allora vice capo della Protezione civile Bernardo De Bernardinis, braccio destro di Guido Bertolaso). Il pronunciamento della Corte Suprema spiega che “gli amministratori non possono stare inerti davanti a una situazione di pericolo” e che “esiste un livello di responsabilità che è indissociabile da quello dei tecnici”.
Al momento - a meno che la Procura faccia ricorso in Appello rimane solo Minervini a rispondere di disastro colposo ed omicidio colposo per la morte dell’ex infermiere Antonio Campanella. La famiglia della vittima, difesa da Francesco Penna, si è già costituita parte civile. Nel processo penale, parimenti hanno fatto i danneggiati, sostenuti dagli avvocati Giovanni Maria Gallo, Fabio Fossati ed Alessandro Torri.
Si tratta di una cinquantina di ditte, artigiani, negozi, bar, ristoranti, messi in ginocchio dalla valanga di acqua e fango; abitanti che chiedono l’indennizzo per gli appartamenti distrutti. Tra questi, la Bnm Group Srl (autofficine) che presenta un conto di 170 mila euro; due aziende, facenti capo alla “Tvi-Rent Car”, per 100mila euro; la Società Fratelli Della Casa (caldaie) per 20mila euro e Maria Grazia Della Casa per 30mila; la ditta C.M. circa 70mila euro. Una serie di commercianti del quadrilatero compreso tra Brignole, corso Torino, Borgo Incrociati, via Trebisonda e viale Brigate Partigiane: ciascuno chiede indennizzi pari a 50mila euro. Non è finita. Ci sono i privati cittadini: gli inquilini del condominio di via Granello circa 25 mila euro; M.A. 40 mila euro, G.C. 15 mila, T.M. 30 mila.
La causa civile, invece, non è stata ancora intrapresa e c’è il rischio prescrizione: «Tant’è che siamo costretti a spedire lettere di richiesta risarcimento per interrompere la scadenza dei termini », sottolinea l’avvocato Gallo. Per questa calamità naturale, però, è già arrivato qualche piccolo indennizzo dalla Filse (la finanziaria della Regione): «Abbiamo ricevuto degli oboli - sottolinea Gallo - cifre simboliche, che non si possono considerare rimborsi».
La stampa borghese genovese di sabato ventidue
ottobre dà ampio risalto all’assoluzione dell’ex assessore al servizio di
Protezione civile della Liguria, l’estremista renziana Raffaella Paita,
dall’accusa di non aver diramato – il 9 ottobre 2014 – l’allerta meteo per
quella che sarebbe stata l’alluvione del torrente Bisagno in seguito alla quale
morì il signor Antonio Campanella.
La Magistratura ha convenuto, secondo quanto
sostiene la politicante spezzina, che quel giorno la stessa fece “il possibile e
non può essere compito di un assessore politico diramare l’allerta”: sarà anche
vero, ma se è così chi di dovere dovrebbe spiegare alla popolazione quali sono i
motivi per cui dovrebbe esistere una tale figura istituzionale, pagata
profumatamente per il suo ruolo, se poi non ha alcuna responsabilità.
Non intendo discutere la sentenza dei giudici –
come ha sempre sostenuto, esse vanno semplicemente applicate, non contraddette –
ma mi chiedo: è mai possibile che la responsabile politica del servizio di
Protezione civile non sia imputabile per negligenza, quando questo atteggiamento
provoca l’omicidio di una o più persone, lasciando la responsabilità ai
funzionari preposti alla pubblicizzazione dello stato di all’erta?
Genova, 23 ottobre 2016
Stefano Ghio - per Proletari Comunisti
Alessandria/Genova
Tantissimi, soprattutto donne, lavoratrici, disoccupate, da molte città, dal nord al sud, stanno firmando l'appello contro il licenziamento di Luigia De Biasi e di altri 3 lavoratori fatto dalla "Brico io" de L'Aquila.
Luigia è delegata dello Slai cobas per il sindacato di classe; la sua presenza in questa azienda ha subito portato una diversa aria, sia rispetto alla difesa dei diritti contrattuali, sia soprattutto sulla condizione delle lavoratrici.
A proposito dello sciopero delle donne e dell'iniziativa che aveva promosso il 25 novembre, Luigia scriveva:
gli striscioni appesi il 25 nov. al Brico
"...Sembrerà
poco o niente, ma non lo è in un'azienda dove non si è mai
scioperato, dove nessuno è sindacalizzato, dove i problemi delle/dei
singoli lavoratori non hanno mai incontrato la solidarietà concreta
e unitaria delle/dei colleghi, dove vige di fatto un controllo
capillare, dove non si sono mai tenute assemblee di
lavoratrici/lavoratori, dove l'ambiente di lavoro e il sistema che lo
determina è profondamente maschilista, dove il sorriso è d'obbligo
davanti ai clienti. Un'azienda, infine, che si prepara a
ridefinire contratti, orari e turni di lavoro in ragione delle
esigenze commerciali e non nel rispetto dei tempi di vita e di cura
delle donne e apre la porta (forse proprio il 25) a "ispezioni
poliziesche", pesa nella libera scelta delle lavoratrici. Pur
se timida quindi, questa scelta va valorizzata nello sforzo che le
lavoratrici stanno facendo per uscire il 25 novembre, giorno dello
sciopero delle donne, da l"apartheid delle commesse".
Ma Luigia non è solo questo. E' stata dal terremoto de L'Aquila protagonista attiva, dai primi giorni alle tendopoli, ai mesi e anni successivi, delle mobilitazioni popolari che ci sono state contro il governo, lo Stato corresponsabile prima del terremoto e dopo, e tuttora, della mancata ricostruzione o di interventi ad usum solo dei profitti di ditte sciacalli. Un terremoto che ha distrutto anche tanti posti di lavoro.
E' impegnatissima nell'attività del Movimento femminista proletario rivoluzionario, sia a livello nazionale che a L'Aquila - ricordiamo qui la battaglia contro lo stupratore di 'Rosa', l'ex militare Tuccia, dove in uno degli ultimi presidi al Tribunale erano presenti anche lavoratrici del "Brico io".
E anche la Rete nazionale per la sicurezza e la salute sui posti di lavoro e territori l'ha visto spesso presente e protagonista di manifestazioni, dalla Thyssen a Torino all'Ilva di Taranto. CHIAMIAMO QUINDI TUTTE LE REALTA' DI MOVIMENTI DI DONNE, DI LAVORATORI, ALLE DONNE DE L'AQUILA, ECC. A MOBILITARSI:
IL LICENZIAMENTO NON DEVE PASSARE.
Riportiamo l'appello che sta circolando a livello nazionale e le prime firme di solidarietà arrivate.
I
licenziamenti al “Brico io” de L'Aquila devono essere ritirati!
Le lavoratrici del Brico io di L’Aquila
il 25 novembre 2013 avevano partecipato allo sciopero delle donne,
rompendo anche il clima di silenzio e subordinazione che ha
accompagnato una riorganizzazione del lavoro fatta di più
sfruttamento e che poi ha preparato i 4 licenziamenti di oggi, fra
cui quello della lavoratrice, Luigia De Biasi, dello Slai cobas sc e
del Movimento femminista proletario rivoluzionario, che quello
sciopero aveva promosso. Licenziamento è anche violenza, vuol
dire tornare a casa, vuol dire peggiori condizioni di lavoro per chi
resta, vuol dire che domani potrebbe toccare ad altre lavoratrici!
Questo avviene in una città come
L’Aquila, dove invece di ricostruire si continua a distruggere
anche i pochi posti di lavoro e a far pagare la crisi non ai
responsabili, ai padroni assassini che se la”ridono”, ma a chi di
questa crisi non ha colpa.
Per questo noi CHIEDIAMO CHE LUIGIA
E GLI ALTRI TORNINO SUBITO AL LAVORO.
(Le firme e/o messaggi si possono inviare direttamente a Luigia: sommosprol@gmail.com e a: mfpr.naz@gmail.com e slaicobasta@gmail.com)
Fiorella Onofri, insegnante (AQ) Lavoratrici e disoccupate dello
Slai Cobas per il sindacato di classe (Taranto) Maria Grazia
Campari, avvocata del lavoro (Firenze) Lavoratrici SLAI Cobas per
il sindacato di classe-Policlinico (PA) movimento femminista
proletario rivoluzionario COLLETTIVO STELLA LA ROSSA di Bologna
Catia Tebaldi, pensionata (Bologna) Daria, impiegata (Roma) del
MFLA di Radio Onda Rossa Lucila Garcia (Lucca) Layla Buzzi,
maestra precaria (MO) Precarie e Precari Coop Sociali dello Slai
Cobas per il sindacato di classe (PA) Massimo D’Ascenzo,
insegnante (AQ) Flavia Mapelli, impiegata (Bergamo) Maria Buriani
(Ferrara) Adele Zulli, operaia (AQ) Lorenzo Semeraro - operaio
slai cobas sc dell'Ilva di Taranto Stefania Ianni, commerciante
(AQ) Francesca Cucchiella, commerciante (AQ) Elisa Cucchiella,
dipendente (AQ) Domenica Sciortino- lavoratrice SLAI Cobas s.c.
presso il Policlinico di Palermo Daniela Pelliccione, lavoratrice
dipendente (AQ) Maria Grazia Negrini- Bologna- Tavola delle donne
sulla violenza e sulla sicurezza della città Maria Lupi-
insegnante, femminista- Torino Anna Gaudiano, educatrice (BO)
Coordinamento provinciale della flmu/cub di Bergamo Sarina Aletta
- (Attrice, scrittrice.) - Roma Raffaella Del Deo - Disoccupata -
Cuggiono (Mi) Alex Alesi, operaio, Milano Ciaccheri Angela Maria
impiegata dell' Azienda ospedaliera-universitaria Careggi di
Firenze
(iscritta Cobas) Collettivo femminista “sommosse” (Perugia)
Casilli Giuseppina - Collaboratore amministrativo - comune di
Palermo Daniela Amadesi, Roma disoccupata Lavoratori
Autorganizzati Mef Assunta Di Giovanni Castel del Giudice
(Isernia) Rachele Pesaresi Manziana (Roma) Casadei Silvia
Alfonsine (Ravenna) Roberta Pompili - università Perugia Cangelosi
Marco, studente,(PA) Collettivo Universitario Rivoluzionario
Stefano Ghio - operatore dell'informazione Tino Achilli -
Università Voghera Sabina Russo, Operatrice Sociale Palermo Andrea
Tranchina - Lavoratore Commercio in Mobilità - Palermo Filippo
Anastasi, Assistente tecnico (ATA) Palermo Fausta Fabri, Docente
Palermo Paola Anello, Assistente Amministrativa (ATA) Palermo
Fiorenza Addivinola rsu Filcams Bologna Nicoletta Frabboni Cobas
Bologna Samanta Di Persio (AQ) Donatella Anello lavoratrice ATA
della scuola (Ass.te Amm.vo), delegata dello Slai Cobas per il
s.c. Palermo Concetta Musio, disoccupata, Taranto Carmen Berta,
operaia Pechino Express Stefano Giuntini, pubblico dipendente
(Viareggio) Allegra Mercuri (MI) Barbara Bartocci, operatrice
sociale precaria (PG) Daniele Felicetti, informatico precario (PG)
Caterina Balestra, disoccupata (TA) Pasquale Capriulo, disoccupato
(TA) Salvatore Nodelli, operaio Pasquinelli (TA) Cira Basile,
operaia Pasquinelli (TA) Mary Acclavio, operaia L’Ancora (TA)
Tiziana Acclavio, operaia L’Ancora (TA) Isa Laviola, disoccupata
(TA) Palatrasio Ernesto, giornalista (TA) Francesco Lomagistro,
informatico (TA) Raffaella Loperfido, operaia ditta Pasquinelli,
(TA) Margherita Calderazzi, ispettrice lavoro (TA) Fiorella Masci,
operaia ditta Dussmann (TA) Chiara Di Bello, disoccupata (TA)
Francesco Tagliente, disoccupato (TA) Francesco Balestra, operaio
ditta L’Ancora (TA) Angelo Di Pietro, disoccupato (TA) Arnaldo
Axo, disoccupato (TA) Ivan Malecore, disoccupato (TA) Vincenza
Cavaliere, operaia ditta THESIS (TA) Daniela Danese, operaia
THESIS (TA) Lucia Briganti, operaia THESIS (TA) Giuseppe Nolito,
operaio ditta L’ANCORA (TA) Gaetano Malecore, operaio L’ANCORA
(TA) Donatella Lupoli, disoccupata (TA) Nadia Schavecher
(Segreteria regionale PdCI Lombardia) Circolo ARCI Madonna Alta
(PG) Gionata Baldaccini, disoccupato, Foligno (PG) Cocuzza
Felicia, Ass.te tecnico scuola IPSSAR Cascino di Palermo Sciortino
Rosario, Ass.te tecnico Palermo Di Franco Giuseppina, Ass.te
tecnico Palermo Fasullo Biagia, Ass.te tecnico Palermo Chiofalo
Rosalia, Ass.te tecnico Palermo Bonomo Concetta, Collaboratrice
Scolastica Palermo Truden Giuseppa, Ass.te tecnico Palermo Anna
Ranzanici, Ospedaliera iscritta Usi Sanità Milano Todaro Edoardo
(RSU / RLS cobas poste firenze 9) Unione Sindacale Italiana
(U.S.I.) Nazionale Antonella Fierro, impiegata postale (MI)
Elisabetta Pellò, ATA (MI) Maria Santoro, disoccupata (MI)
Giovanna Milazzo, insegnante (MI) Marco Testoni, Università degli
Studi di Perugia Antonio Epicoco, Università degli Studi di
Perugia BellaQueer Perugia Yvonne Betzi, Pesaro Daniela Tranchina,
traduttrice freelance, Grugnasco Paoletta Brunelli, Roma Varetto
Luca, Ravenna Maria Concetta Romeo - Università Palermo Fabiana De
Carli, agente di viaggi, Roma Sabrina Deiana, Università Falconara
Marittima Di Giovanni Maria Grazia, Collaboratrice scolastica
(ATA) Palermo Atria Gaetana, docente (Palermo) Ugo Giuseppe
McAriot, architetto Palermo Antonella Pantano, Disoccupata,
Palermo Sabina Denise Lo Porto, studentessa universitaria Palermo
Francesca Mancini, studentessa universitaria Palermo Daniela
Iuliani, artista e studentessa Palermo Lucio Siena - Lavoratore
autonomo, Perugia. Ruvolo Enza, precaria coop sociale Palermo
Tarantello Gargano Grazia, precaria coop sociale Palermo Pellicane
Egle, precaria coop sociale Palermo Tinervia Giuseppina, precaria
coop sociale Palermo Cortina Gisetta, precaria coop sociale
Palermo Virzì Silvia, precaria coop sociale Palermo Ingrassia
Maria Carmelina, precaria coop sociale Palermo Giorgia Geraci,
precaria coop sociale (PA) Russo Maria, precaria coop sociale
Palermo Costantino Alessandra, precaria coop sociale Palermo
Nicosia Rita, precaria coop sociale Palermo Daniela Palazzo,
precaria coop sociale Palermo Marcella Raiola, insegnante precaria
di Lettere classiche e membro del Coordinamento napoletano
per la difesa della Scuola pubblica, Napoli Alessandra Magrini -
attrice Contro - Roma Ernesto Cosimo D'Arienzo, operaio precario
(Lecce) Giuseppe Badalamenti, operaio Fiat Termini Imerese
Vincenzo La Porta, operaio Fiat Termini Imerese Emanuele Venezia,
studente e precario Palermo Noto Marco, studente universitario
Palermo Agostino Comella - operatore sociale precario - delegato
Slai Cobas s.c. Palermo Michele Ramaz, Università di Perugia
Coordinamento Nazionale No Austerity Fabiana Stefanoni - precaria
della scuola - Modena Manuela Ausilio, Ricercatrice precaria/
Filosofia Pratica, Facilitatrice in “Philosophy for
Children” – Roma
DALLA REPUBBLICA Così metà paga finisce al caporale di RAFFAELLA COSENTINO TARANTO – Alle tre di notte le donne del Brindisino e
del Tarantino sono già in strada. Indossano gli abiti da lavoro e hanno
in mano un sacchetto di plastica con un panino. Nei punti di raccolta,
agli angoli delle piazze, alle stazioni di benzina, aspettano il
caporale che viene a prenderle con l’autobus gran turismo per portarle
sui campi, dove lavorano sfruttate e ricattate, a volte anche con la
richiesta di prestazioni sessuali. Sono soprattutto italiane, più
affidabili, ma soprattutto più “mansuete” delle lavoratrici straniere,
protagoniste in passato di proteste e denunce.
Per costringere le italiane al silenzio non servono violenze fisiche.
Basta la minaccia “domani resti a casa”. “I proprietari dei pullman
sono i caporali. È a loro che ci rivolgiamo per trovare lavoro in
campagna o nei magazzini che confezionano la frutta”, racconta Maria,
nome di fantasia, che ha 24 anni e lavora sotto i caporali da quando ne
aveva 16. Secondo le stime del sindacato Flai Cgil,
sono 40mila le braccianti pugliesi vittime dei caporali italiani, che
in molti casi hanno comprato licenze come agenzie di viaggio, riuscendo
così ad aggirare i controlli. Il reclutamento. “Nei paesi ci sono delle persone,
generalmente sono delle donne, che fanno da tramite tra chi vuole
lavorare e il caporale. Raccolgono i nominativi per lui – racconta
Antonietta di Grottaglie – Il caporale decide dove mandare a lavorare le
braccianti e quello che deve essere dato come salario. Cercano di non
avere uomini, anche per i lavori pesanti, perché le donne si possono
assoggettare più facilmente”. Antonio, altro nome di fantasia, è ancora
più esplicito: “Non vogliono stranieri, il motivo è che loro si
ribellano e gli italiani no: ci sentiamo gli schiavi del terzo
millennio, ci hanno tolto la dignità”. Le italiane sfruttate per la fragola “top quality”. “La
donna si presta di più a un lavoro piegato di tante ore – spiega un
produttore agricolo che assume circa 60 operaie nelle sue serre di
Scanzano Jonico – Io ho quasi tutte italiane, andiamo a prendere la
manodopera in Puglia, perché quella locale non basta. In tutta Scanzano
esistono 600 ettari di coltivazioni di fragole. A 6 donne a ettaro fanno
3600 braccianti donne”. Ci sono rumeni che si propongono per la
raccolta, ma non vengono quasi mai presi in considerazione. “La fragola è
molto delicata – dice Teresa – facilmente si macchia e diventa
invendibile, per questo servono le donne a raccoglierla nelle serre, con
la temperatura che raggiunge i 40 gradi”. Tra Scanzano, Pisticci e
Policoro si produce la fragola Candonga, brevettata in Spagna e
diventata un’eccellenza molto apprezzata sul mercato perché è più grande
e ha una lunga durata. Spesso vengono “trattate” con ormoni come la
gibberellina, come vediamo dalle scritte sui tendoni “campo avvelenato”. Caporali tour operator. Da aprile a settembre
centinaia di grossi pullman si spostano carichi di lavoratrici tra le
province di Brindisi, Taranto e Bari per la stagione delle fragole,
delle ciliegie e dell’uva da tavola. Grottaglie, Francavilla Fontana,
Villa Castelli, Monteiasi, Carosino, sono solo alcuni dei nomi della
geografia del caporalato italiano che sfrutta le donne. Il nome del
caporale è scritto in grande, stampato sulla fiancata dei bus, insieme
al numero di cellulare. “È per questo che nessuno li ferma”, dice
Teresa, altro nome di fantasia.
Donne e italiane, le nuove vittime del caporalato agricolo
Il potere del caporale si misura dal numero di pullman che possiede,
perché questo è indice anche della quantità di lavoratori che riesce a
controllare. Si va dalle cinquanta alle oltre 200 persone. Il caporale
prende dall’azienda circa 10 euro a donna e sui grandi numeri guadagna
migliaia di euro a giornata. “Nel magazzino per il confezionamento
dell’uva da tavola dove lavoro ci sono mille operaie italiane, portate
lì da più di dieci caporali diversi”, racconta Antonio, bracciante della
provincia di Taranto. In questi giorni i pullman percorrono quasi cento
chilometri, dalla Puglia fino alle aziende agricole che producono
fragole nel Metapontino, tra Pisticci, Policoro e Scanzano Jonico, in
provincia di Matera.
Questi proprietari conferiscono il prodotto a dei consorzi di
commercianti con sede nel nord Italia che hanno magazzini in loco.
L’intermediario prende una percentuale variabile, almeno del 2%, poi si
aggiungono i costi delle cassette e la tariffa del 12% pagata al
“posteggiante”, il personaggio che la espone in vendita ai mercati
generali. Alla fine si arriva a un prezzo al consumatore anche di 7 euro
al chilo nei supermercati di Milano. Sfruttate come lavoratori immigrati. Gli orari di
lavoro e la paga variano a seconda del tipo di raccolta. Ma la regola
sono impieghi massacranti e sottosalario. Alle fragole si lavora per
sette ore, ma se sono mature e vanno raccolte subito si arriva anche a
10 ore. Nei magazzini di confezionamento si arriva anche a 15 ore. Ogni
donna deve raccogliere una pedana di uva pari a 8 quintali. Se ci mette
più tempo la paga resta uguale, per cui alla fine il salario reale è
meno di 4 euro l’ora. “C’è il pregiudizio che le donne iscritte negli
elenchi agricoli siano false braccianti – spiega Giuseppe Deleonardis,
segretario della Flai Cgil Puglia – invece vivono una condizione di
sfruttamento pari agli immigrati. Nel sottosalario, a parità di mansioni
con gli uomini, c’è un’ulteriore differenza retributiva: se la paga
provinciale sarebbe di 54 euro e all’uomo ne danno in realtà 35, la
donna non va oltre 27 euro”.
Ricatti ed estorsioni. Il salario ufficiale è di
50-60 euro. Ma vengono segnate la metà delle giornate di lavoro
effettivamente lavorate. Le braccianti vengono costrette a firmare buste
paga che rispettano i contratti, perché le aziende hanno bisogno di
dimostrare che sono in regola per poter accedere ai finanziamenti
pubblici. Di fatto continuano a pagare un terzo o al massimo la metà del
salario dovuto, richiedendo indietro i soldi conteggiati in busta paga.
“In provincia di Taranto, con inquadramento minimo, posso avere una
busta paga ‘ufficiale’ di 47 euro lordi, però in realtà me ne arrivano
27, massimo 28 a giornata – racconta Antonietta – L’azienda ci dà il
foglio di assunzione, noi dobbiamo portarlo con noi tutti i giorni nel
caso ci dovesse essere un controllo. L’autista del pullman risulta
essere un dipendente dell’agenzia di viaggio”. I datori di lavoro
mettono la paga del caporale sull’assegno che percepiscono le
lavoratrici, le quali riscuotono e danno al caporale la sua parte in
nero. Sotto gli occhi della fattora. Nei campi italiani
succede di tutto, approfittando della disperazione e della crisi
economica. C’è chi aspira a diventare una “fissa” della squadra del
caporale come se fosse una specie di nota di merito in graduatoria. Chi
subisce molestie sessuali o la richiesta di prostituirsi per poter
lavorare. Ci sono donne caporali che sono anche proprietarie di pullman.
Ma la figura più ambigua è quella che tutti chiamano “la fattora”, una
sorta di kapò al femminile con una funzione di ricatto. È lei la persona
di fiducia del caporale che controlla le lavoratrici sul campo. “Il suo
ruolo è di subordinare psicologicamente le braccianti, garantendo loro
assunzioni se rinunciano ai diritti”, spiega Deleonardis. “Alla minima
protesta, rimostranza o insubordinazione si resta a casa per punizione –
dice Teresa – Anche se ti lamenti perché non vuoi viaggiare nel cofano
del pulmino”. Né denunce né ispezioni. Emerge il quadro di un
sistema di produzione basato su ricatti, soprusi, omertà e conoscenza
personale. “Non ho mai visto un pullman essere fermato da una pattuglia
della polizia, anche se ne incontriamo molte”, continua Antonio. Secondo
Deleonardis questo è un sistema di caporalato legalizzato. “È una
situazione conosciuta da tutti sul territorio. Qui c’è una tolleranza di
un sistema di illegalità, non si vuole colpire il caporalato – dice
il sindacalista – Abbiamo chiesto al prefetto di Taranto di fare dei
controlli, ma possibile che non ci sia mai una verifica se i pullman
hanno le autorizzazioni a trasportare persone e in quali aziende
vanno?”.
I dati ufficiali del ministero del Lavoro dicono che ci sono state
1818 ispezioni in Puglia in tutto il 2014. Quelle che hanno riscontrato
irregolarità sono state 925, circa il 50%, per un totale di 1299
lavoratori coinvolti, pari a 1,4 lavoratori ad azienda. Un numero
davvero esiguo se paragonato ai datori di lavoro che assumono anche
mille braccianti per volta servendosi dei caporali.
Sessantamila sfruttate in tre regioni di VALERIA TEODONIO ROMA – Amina indossa un vestito leggero e scarpe
sporche di terra. Ha 25 anni, ma ne dimostra dieci di più. È diventata
mamma sei mesi fa e ha lasciato il suo bambino in Romania per venire a
lavorare in Italia. La pelle cotta dal sole, gli occhi grandi e scuri. E
gonfi di paura. Li tiene bassi, incollati al pavimento. Sta raccontando
a due operatrici della Caritas di
Foggia che è appena scappata, che l’hanno costretta a stare piegata sui
campi dei padroni italiani dall’alba alle dieci di sera, che non
l’hanno mai pagata, che le hanno preso i documenti. E che per
riprenderseli, e andarsene, è stata costretta ad avere dei rapporti
sessuali con il suo caporale romeno. Adesso non ha neanche i soldi per
il biglietto dell’autobus.
Il fenomeno del caporalato in Italia è una piaga sempre più profonda.
E la novità è che negli ultimi due anni c’è stato un aumento costante
della manodopera femminile: donne ghettizzate, violentate e sfruttate
che vanno lentamente a sostituire i braccianti di sesso maschile: oggi –
dicono i dati che sta raccogliendo la Flai Cgil e che pubblichiamo in
anteprima – le straniere schiavizzate in agricoltura sono 15mila (contro
i 5mila uomini). Sono quasi sempre giovani mamme, ricattabili proprio
perché hanno figli piccoli da mantenere. Un dato impressionante, che si
somma ad un altro elemento preoccupante: il numero sempre crescente
delle lavoratrici italiane, che, se non schiavizzate, sono comunque
gravemente sfruttate: sempre secondo le stime del sindacato, in
Campania, Puglia e Sicilia, le tre regioni a maggiore vocazione
agricola, sono almeno 60mila, in proporzione crescente rispetto alle
straniere. Vengono pagate 3-4 euro l’ora, ma anche meno in alcuni
territori, e costrette a turni massacranti.
Ad Amina hanno raccontato che tutti i soldi guadagnati in un mese
servono per pagare il viaggio, gli spostamenti, l’acqua, il vitto. E
che, anzi, è lei ad essere in debito. E che deve continuare a lavorare
fino a quando non sarà saldato. Altrimenti niente paga e niente
documenti. “Fai quello che ti diciamo, oppure ti ammazziamo”. Si è
dovuta anche prostituire in cambio della libertà. Molte altre restano a
spezzarsi la schiena fino a 14 ore al giorno, cercando in tutti i modi
di portare qualcosa a casa a fine stagione. Hanno bambini piccoli e un
bisogno disperato di soldi. E tornare a mani vuote non è pensabile.
Anche se le condizioni sono disumane.
Catania, ‘caporalato’ agricolo: le condizioni disumane delle vittime
Restano per l’estate o anche solo per qualche settimana, e poi se ne
vanno. Rientrano in Italia dopo qualche mese o l’anno successivo. Quando
va bene e hanno saldato il “debito” (i caporali trattengono soldi anche
per l’affitto delle baracche dove le fanno dormire), vengono pagate 3
euro l’ora come gli uomini schiavizzati, ma spesso anche meno. Vengono
preferite alla manodopera maschile proprio perché non si ribellano e
sottostanno a tutto, anche ai ricatti sessuali. Una pratica frequente in
Puglia, nel Brindisino e nel Tarantino, e in Campania, nel Casertano. E
in Sicilia, in particolare nella provincia di Ragusa, dove è stato
documentato il caso di donne romene “vendute” dai caporali ai padroni italiani, con cui vengono costrette ad avere rapporti sessuali, anche nel corso di festini a cui partecipano diversi uomini.. Ragazze reclutate in Romania. I caporali che operano
in Puglia vanno a reclutare le ragazze soprattutto nelle zone agricole
della Romania, nelle campagne intorno a Timisoara o a Iasi, zona al
confine con la Moldavia. Le imbarcano su pullman da 50 posti. Il viaggio
dura un giorno e una notte. “Organizzano viaggi verso il sud Italia –
racconta Concetta Notarangelo, coordinatrice del progetto Caritas in
Puglia – ma sappiamo per certo che arrivano anche in Emilia Romagna. Ma
nessuno ha il coraggio di denunciare. Qui non si tratta di caporali e
basta, si tratta di organizzazioni criminali. Malavita. Il caporale è
solo un anello della catena. Gli annunci per questi lavori escono
addirittura su un giornale romeno. Non è solo un passaparola. E le donne
hanno paura. Ma senza denunce nessuno viene punito. In tre anni che
seguo il progetto Caritas abbiamo raccolto in tutto 15 denunce. E poi è
comunque difficile provare il reato, ci sono alcuni processi in corso,
ma per ora nessuna condanna”.
In Campania ad essere schiavizzate sono le donne africane. “Se non
accettano di avere rapporti sessuali con il datore di lavoro (quasi
sempre italiano, ndr) non vengono pagate – spiega Cinzia Massa,
responsabile immigrazione Flai Campania – Non hanno permesso di
soggiorno, ed essendo clandestine sono le più ricattabili”. Tutto il Sud coinvolto. Secondo i dati della Flai
Cgil solo in Puglia sono tra le 30 e le 40mila le donne gravemente
sottopagate, a cui vanno aggiunte diverse altre migliaia in Campania e
in Sicilia. A volte partono alle tre di notte e tornano a casa di
pomeriggio. I caporali intascano 12 euro per ogni donna che hanno
“procurato”. Anche se hanno un regolare contratto, vengono pagate 20-25
euro al giorno. Mentre sulla busta paga ne risultano 45. Succede
soprattutto nel Casertano e nel Salernitano. “Mentre lavorano – denuncia
ancora il sindacato – le donne vengono controllate da un guardiano, che
grida continuamente di non distrarsi e di essere più veloci. Per andare
in bagno hanno 10 minuti a turno. E se qualcuna si rifiuta di andare
sui campi in un giorno di festa, come il 15 agosto, viene ‘punita': per
qualche giorno non la fanno lavorare”. E se una ragazza è considerata
troppo ribelle non viene scelta. Le donne selezionate vengono caricate
sui furgoni o ammassate – anche in 30 – in camion telonati. Per questo
trasporto bestiame ogni lavoratrice paga fino a 7 euro a viaggio.
Gli addetti all’agricoltura in Italia sono un milione e 200 mila. Nel
43 per cento dei casi – è il dato dell’Istat – si tratta di lavoro
sommerso. E il giro d’affari legato al business delle agromafie,
secondo le stime della Direzione nazionale antimafia, è di 12,5
miliardi di euro all’anno. “Il caporalato – spiega Stefania Crogi,
segretario generale Flai Cgil nazionale – è stato riconosciuto come
reato penale solo nell’agosto 2011, ed è punibile con l’arresto da 5 a 8
anni. Prima era prevista solo una sanzione pecuniaria. Ma non sempre si
riesce a provarlo, anche a causa delle difficoltà che incontrano le
vittime nel denunciare. Serve un percorso di protezione”.
Amina è alla Caritas di Foggia. Ha fatto 50 chilometri a piedi per
arrivarci. Ora è seduta davanti a Concetta e le chiede i soldi per
l’autobus. Ma quando le chiedono di denunciare i suoi sfruttatori,
finalmente alza lo sguardo dal pavimento, gli occhi scuri fissano
quell’italiana che vorrebbe aiutarla. Forse pensa a suo figlio, e
all’uomo che le ha rubato tutto quello che poteva. Si alza. E scappa
via.
Ci manca il coraggio del camerunense Sagnet di RAFFAELLA COSENTINO ROMA – A pochi giorni dall’apertura dell’Expo le Ong del commercio etico di Norvegia e Danimarca hanno scritto al governo Renzi una lettera apertachiedendo
di agire contro il caporalato ed esprimendo la preoccupazione dei
consumatori dei loro paesi per l’illegalità che vige nel sistema di
produzione agricolo italiano. Si rischia il boicottaggio dei prodotti
italiani a causa dello sfruttamento dei braccianti, italiani e
stranieri.
Dal 2011 il caporalato è un reato penale sulla carta. Ma si fatica ad
applicare la legge, a vedere i caporali dietro le sbarre e a punire le
aziende agricole che si servono di loro. I processi sono lunghi e
dall’esito incerto. Questa mancanza di giustizia rafforza la tendenza
all’assuefazione a un sistema di soprusi da parte dei lavoratori,
soprattutto di quelli italiani.
Se il caporalato è diventato un reato penale lo si deve allo sciopero
dei braccianti africani di Nardò che nell’estate del 2011 rifiutarono
di obbedire all’ennesimo ordine del caporale che chiedeva un supplemento
di lavoro sui pomodori per la stessa paga di 3 euro e 50 centesimi a
cassone. Una protesta spontanea, guidata dal giovane camerunense Yvan
Sagnet, oggi sindacalista in quelle stesse terre con la Flai Cgil e
minacciato di morte per le sue denunce.
Il processo “Sabr” che vede Sagnet e altri braccianti testimoni al
tribunale di Lecce contro imputati italiani e stranieri, accusati di
essere i caporali e i mandanti dello sfruttamento, è ancora in corso.
La Regione Puglia e la Cgil si sono costituite parte civile, mentre il
comune di Nardò ha rifiutato di farlo, una spia della difficoltà ad
affrontare questo problema sul territorio.
“La protesta era sacrosanta perché le condizioni di lavoro degli
stagionali non erano coerenti con le nostre leggi e neppure con i
principi di civiltà”, ammette il sindaco e avvocato Marcello Risi.
Secondo il primo cittadino però, grazie ai controlli degli ispettori del
lavoro, il caporalato “si è di molto ridimensionato ed è diventato
residuale”. Eppure basta andare d’estate a Nardò per vedere le tendopoli
in cui alloggiano i migranti sfruttati e i ruderi in cui sono costretti
a vivere gli altri, sottomessi ai caporali. “Non ci siamo costituiti
parte civile perché il processo è fondato su intercettazioni e indagini
effettuate quando il reato non esisteva”, spiega Risi. Insomma, sul
territorio ci si aspetta che i datori di lavoro locali coinvolti nel
processo, come i Latino, vengano assolti. Il Comune non si costituisce
parte civile in un processo simbolo perché, afferma Risi, “per
l’amministrazione comunale di Nardò la costituzione repubblicana è il
simbolo più alto di tutti”.
Anche a Rosarno, cittadina calabrese teatro della famosa rivolta dei
braccianti africani che nel 2010 si ribellarono alla ‘ndrangheta e allo
schiavismo, le istituzioni non hanno pensato di costituirsi parte civile
nel processo contro Antonio Pititto, condannato a 13 anni e 10 mesi di
carcere in primo grado per avere ridotto in schiavitù il ghanese Joseph
Biribi. Dopo essere fuggito durante gli scontri, Biribi ha denunciato il
suo schiavista. L’unica a costituirsi parte civile è stata
l’associazione anti-tratta abruzzese “On the road”
che ha dato assistenza legale al bracciante. Biribi era costretto a
vivere in un rudere distante diversi chilometri dal paese di Cessaniti
(VV), insieme agli animali del ‘padrone’, senza bagno, energia elettrica
e senza copertura, per cui quando pioveva lui dormiva sotto l’acqua.
Lavorava con orari massacranti, sette giorni su sette, accudendo le
pecore, raccogliendo arance e mandarini, con una paga pattuita di 20
euro al giorno in nero. Parte del lavoro non gli fu pagato e Pititto gli
consegnò anche 100 euro falsi come salario. Biribi era costretto a
lavarsi con l’acqua avanzata dall’abbeveraggio degli animali, gli era
vietato usare la bombola del gas per scaldarsi. I giudici hanno
stabilito che c’è stato sfruttamento mediante violenza, inganno e
approfittandosi della situazione di necessità del lavoratore.
Pititto arrivò a picchiare e ferire Biribi con un pezzo di legno in
testa perché non obbediva al suo ordine di gettare via il cellulare che
squillava durante il lavoro e che era il suo unico mezzo di collegamento
con il resto del mondo. Dopo due anni, quando le forze dell’ordine
andarono a fare accertamenti sul datore di lavoro calabrese, trovarono
altri lavoratori stranieri segregati nello stesso rudere e ridotti alla
fame, costretti a mangiare gli avanzi dei cani di Pititto. Il processo
di appello è previsto per il 9 giugno in Corte d’Assise d’Appello a
Reggio Calabria.
Il ruolo ambiguo delle agenzie interinali di RAFFAELLA COSENTINO ROMA – “Il nome Quanta l’ho letto solo sulle buste paga
e sui Cud che arrivano a casa. Ma io non mi sono mai rivolta
all’agenzia interinale, lavoravo sempre e solo con il solito caporale”. È
la testimonianza di Maria, lavoratrice di Brindisi impiegata nelle
raccolte agricole stagionali attraverso l’agenzia interinale Quanta di
Rutigliano, in provincia di Bari. Sono migliaia le storie come la sua.
Per mascherare di legalità il caporalato, l’intermediazione illecita
avveniva usando la filiale barese di un’importante agenzia di
somministrazione del lavoro. “Non solo l’uso di caporali ma anche falsi
part time, sottosalario ed evasione – spiega il segretario della Flai
Cgil Puglia Giuseppe Deleonardis – Abbiamo fatto le segnalazioni ai
carabinieri e all’Inps e sono scattate le ispezioni e le sanzioni”.
Quanta ha azzerato il gruppo dirigente locale e ha avuto penali di
“centinaia di migliaia di euro”. Il 23 aprile ha firmato un protocollo
d’intesa con i sindacati (Cgil, Cisl e Uil) per contrastare il
caporalato. Nel documento c’è scritto che si ricorrerà a liste di
prenotazione e che “sarà garantito gratuitamente e secondo quanto
previsto da contratto, il trasporto per il raggiungimento del posto di
lavoro”.
Vincenzo Mattina, vice presidente del gruppo Quanta,
ex sindacalista ed ex parlamentare italiano ed europeo con i
socialisti, conferma che la filiale di Rutigliano è stata
“commissariata” e che le sanzioni dall’Inps sono state pari a “parecchie
centinaia di migliaia di euro”. A suo avviso la responsabilità è
interamente dei due ex responsabili della sede barese che sono stati
licenziati. Il vice presidente li definisce “dipendenti infedeli” che
hanno avuto “comportamenti anomali”. “Non avevamo nessuna percezione che
potessero essere usati caporali”, spiega Mattina elencando le
contromisure prese dal gruppo: filiale commissariata, ravvedimento
all’Inps, pagamento delle sanzioni, regolarizzazione dei lavoratori che
avevano avuto trattamenti inadeguati, esclusione dai clienti delle
aziende colluse con i dipendenti infedeli, accordo con i sindacati per
una condotta legale.
“Questi due dipendenti – precisa ancora il vice presidente di Quanta –
per semplificarsi la vita si facevano fare le squadre dai caporali, non
posso definirli altrimenti, invece la nostra presenza doveva servire a
regolarizzare situazioni off limits”. “Da questa vicenda abbiamo avuto
solo danni – continua Mattina – delle migliaia di lavoratori coinvolti,
nessuno ci aveva segnalato una qualsiasi anomalia e forse questo ha
determinato una falla nei nostri sistemi di controllo. Si è scoperto che
i caporali sono proprietari di pullman, ma per questo devono avere
delle autorizzazioni, è strano che queste persone siano tutte immacolate
e abbiano potuto avere le licenze”.
Noi dello slai cobas per il sindacato di classe di Taranto abbiamo raccolto un invito diretto venuto varie volte dagli operai della Miroglio per sostenerli nella loro lotta, per questo in occasione della trasferta ad alba abbiamo dato la nostra disponibilità e 4 nostri compagni sono andati ad ALBA
Nel
pulmann abbiano parlato con gli operai per capire ancor meglio la loro situazione ed erano abbastanza agguerriti.
Quando siamo arrivati ad ALBA al mattino, scesi dal pulmann è iniziata la protesta con trombe,
fischietti, noi abbiamo messo striscioni, bandiere, degli operai ci
hanno aiutato a mettere la bandiera fin davanti al cancello ed era l'unica giunta fino a lì.. La tensione era
alta. E' sceso un dirigente della Miroglio che ha detto che al massimo poteva
entrare una delegazione, gli operai hanno subito risposto invece o tutti o
nessuno, noi naturalmente abbiamo sostenuto questa loro posizione; un operaio ha
cercato di scavalcare il cancello della Miroglio. Vi è stato ad un
certo punto uno scontro verbale tra comandante dei cc, il dirigente
dell'azienda e gli operai perchè tutti dicevano agli operai di
abbassare i toni, poi vista la determinazione degli operai il
dirigente si è preso paura ed è andato via.
Si
sono avvicinati operai dipendenti della Miroglio di Alba che
cercavano di entrare, alcuni sono rimasti fuori ma sono rimasti in
disparte dicendo che la situazione anche ad Alba è critica, perchè
Miroglio vuole chiudere anche ad Alba.
Casino,
trombe, fischietti, ad un certo punto vediamo uno strano movimento, il responsabile dei tessili della CGIL Massafra prendeva
gli operai a gruppetti per convincerli a non parlare con noi, d: state attenti, sono
estremisti, qui le cose bisogna farle con educazione, una squallida campagna
contro di noi, perchè ha visto che noi ci relazionavamo con gli
operai ed essi poco prima ci stavano ad ascoltare. Alcuni operai hanno detto che se non andavamo noi...
Noi
abbiano detto agli operai che se andavano in gruppo a pisciare
potevano anche restare per occupare lo stabilimento, a questo
punto l'infame segretario della cgil, è andato dal comandante dei cc e ci ha
segnalato.
E insieme hanno cercato di allontanarci, questo lurido signore della cgil ha detto
che noi dovevano andarecene e che la presenza nostra non era voluta, chi
siete, non vi conosciamo, ve ne dovete andare, io ho 90 tessere ecc. Noi
abbiamo spiegato non certo a lui che eravamo lì a sostegno di questa lotta operaia e lì saremmo restati
Poi
sono arrivati i compagni NOTAV, la compagna raffaella ha rilasciato intervista ad una
emittente loro,
quando abbiamo visto pinuccia a terra- come
stavano aprendo lo striscione per scrivere si sono buttati addosso: A quel punto i carabinieri hanno cercato di isolarci dai compagni dicendoci.. ma voi lo sapete chi sono quelli? Un nostro compagno ha cominciato subito a girare immagini dell'aggressione poliziesca che tutti Il cc ha strappato il cellulare dalle mani del compagno, cellulare poi recuperato senza cancellare le immagini.
Gli operai a distanza cercavano di capire cosa stava succedendo, e qui cgil e questura hanno pressato perchè gli operai non si muovessero e restati lontano. Quindi siamo stati portati in in questura e come è andata è noto :Ci hanno tenuto in
caserma un paio d'ore giusto il tempo per far entrare agli operai per l'assemblea con la direzione della MIROGLIOQuando siamo
tornati al presidio , la polizia ci impediva fisicamente di avvicinarci ai cancelli, ma alcuni operai sono venuti da noi . Quando gli operai sono usciti per andare alla mensa a loro spese erano scortati dai carabinieri come fossero detenuti in libera uscita.
Per
noi è stata una cosa buona, se ci hainno allontanato vuol dire che ci
stavano temendo.
L'incontro con l'azienda è finito alle 19. a noi non ci
hanno permesso di fare il corteo per le vie di alba. Ripartiti alle
19,45 subito un pulmann, 3 pulmann sono partiti più tardi. Nel
nostro pulmann non c'era più l'infame segretario della cgil, e anche altre persone
I
compagni del collettivo sono rimasti con noi, ci hanno accompagnato
al pulmann,
COMMENTO finale
noi
abbiamo risposto ad un invito dei lavoratori più volte, questi
comunicati li mettiamo in rete, noi sosteniamo questa lotta
perchè di interesse generale. La ns presenza ha due effetti: mette a
nudo la responsabilità delle oo.ss confederali su ciò che è successo alla
miroglio, che in tutti questi anni hanno offerto i tappeti rossi a padron MIROGLIOe
accettato condizioni di lavoro fuori dai ccnl e dalle leggi,
sfruttando in maniera cinica il bisogno di lavoro nella zona. Il
ruolo che hanno avuto i sindacati e i partiti della zona è stato di pilotare le assunzioni,
con sistemi di clientela, qualcuno ci ha guadagnato, miroglio ha
guadagnato il massimo, e oracome minimo doveva restituire i soldi che
aveva avuto dallo Stato regione ecc,
La
ns presenza ha messo a nudo lo scandalo miroglio di cui le ooss sono
corresponsabili, esiste alleanza tra padroni, istituzioni, sindacalisti.
Dal momento in cui abbiamo reso noto questo prima di partire, per i sindacati la ns
presenza è diventata scomoda e approfittando della non conoscenza diretta da parte degli operai dei compagni andati ad alba,
hanno avuto un comportamento ignobile e indegno in combutta con
azienda e cc, cercando di isolarci, criminalizzarci, ma il cui
vero obiettivo erano gli operai di cui temevano la ribellione. L comportamento del segr. della cgil massafra aveva un solo obiettivo, di salvare il proprio posto di
sindacalista e di continuare a ingannare i lavoratori. La soluzione infatti ottenuta non è certo di tutela dei lavoratori. i lavoratori se ne accorgeranno per loro
spese. Su questo dobbiamo essere duri. E' stato davvero indecente il comportamento verso i compagni NOTAV venuti a solidarizzare Gli operai li
dovevano baciare le mani, essi sono del territorio, e sono parte di un
movimento forte e il legame con esso poteva e può dare più risultato agli
operai.Oltre le responsabilità dei dirigenti sindacli bisogna dire che il comportamento degli operai , a fronte dei fatti è stato sbagliato e stupido. Anche di questo bisogna rendere consapevoli gli operai e
faranno la loro esperienza su questo.
E'
indegno l'arresto dei due compagni, i carabinieri hanno puntato Pinuccia fin dall'inizio perchè la temono
anche da taranto dobbiamo far arrivare la solidarietà di massa a Pinuccia e Jack, ai ragazzi del collettivo al movimento NOTAV. Sindacalisti e stampa hanno cercato a taranto di nascondere i fatti e noi li denunceremo
alimentiamo a
livello nazionale alimentare campagna per la scarcerazione di
Pinuccia e Jack.
Non escludiamo di fare un
presidio sotto la sede della cgil.
ci sono giunti messaggi e telefonate dagli operai Miroglio
GRAZIE,
SCUSATECI PER LA NOSTRA VIGLIACCATA
IL
50% DI NOI E' CON VOI SOLO CHE CI HANNO COSTRETTO A NON AVVICINARCI A
VOI.
raffaella, francesca, ciccio, angelo
dello slai cobas per il sindacato di classe taranto
Domenica 12 ott. ore 11 piazza Della Vittoria Taranto -
per continuare ora più che mai la solidarietà alla resistenza del
popolo palestinese, per informare sull'accordo e le prime posizioni
della resistenza, per interventi con microfono aperto a tutti, per sostenere la lunga battaglia di Anan Yaeesh
prigioniero palestinese, da 7 giorni in sciopero della fame, da fine settembre nel carcere di Melfi e le
iniziative in corso.
Esprimeva che per relazionarsi ad una lotta di liberazione e' fondamentale e basilare comprendere e concepire che e' solo la Resistenza che ha il diritto alla parola e alla decisione. La Resistenza che si fa in prima linea. Una frase che mi ha riempito di emozione, quella politica e non sentimentale, diceva: il nostro Popolo ha dignita' e la dignita' si chiama Resistenza.
E questo vale anche per noi, e per tutti i popoli e le realta' in lotta, nelle piccole e grandi lotte.
Oggi leggendo alcuni commenti sui social rispetto all'accordo per la prima fase di tregua,
ho avvertito e notato immediatamente la differenza delle parole, dello
scritto del maledetto "io penso che.." di chi "guarda da lontano" e di
chi sta in un modo o in un altro, all'interno della lotta e la sente
propria e si relaziona quindi come parte in causa.
Le reazioni dei Palestinesi e delle loro organizzazioni firmatarie dell'accordo sono univoche, convergono: non euforia, non illusione non delusione ma orgoglio nella dignita' della Resistenza
e certezza del lungo percorso davanti (e questo dovrebbe valere anche
per noi..). Consapevolezza del momento, che e' un momento, in un
percorso che e' quello della inevitabilita', inesorabilita' della lotta,
della Resistenza, della liberazione. Rispetto, fiducia disciplinata ma
non passiva in chi si sta sacrificando e devozione e rispetto profondo
per chi si e' sacrificato, timida emozione a cui lasciarsi andare,
sentendo dentro il peso della sofferenza di mesi ed anni e anni di
sopportata violenza di chi
Venerdi' 17 Marzo tutte le realta' dell'ex Ancora in liquidazione, con i relativi sindacati di appartenenza, sono scese in p.zza Castello per manifestare tutta la loro protesta e per avere un appuntamento con il sindaco, visto che il ministero ha rigettato la proposta di proroga fallimentare e, quindi, sono saltate eventuali soluzioni per salvare 96 operai.
Questi lavoratori rivolgendosi al comune e alla prefettura hanno solo ricevuto proposte assurde, improponibili, del tipo contratti a 5 ore per l'appalto AMAT passarli a 2 ore, reintegro degli operai AMIU Pasquinelli ma promettendo esuberi al rientro dopo l'ammodernamento dell'impianto di selezione della raccolta differenziata; per non parlare dei lavoratori della Vetroresina, per cui non è pervenuto nemmeno uno spiraglio ...
Embe' detto cio' la caricatura è palese! Allora gli operai incazzati hanno rallentato il traffico, un operaio è finito in ospedale, in quanto cardiopatico ha avuto un malore, il sole picchiava. La digos faceva da tramite con le rappresentanze del comune per avere un incontro serio con soluzioni. Ma il sindaco Ippazio Stefano pur essendo presente a Palazzo di citta' rifiutava l'incontro delegando ancora una volta l'assessore Francesco Cosa che è sceso confermando l'incontro solo con i rappresentanti sindacali.
Nell'incontro l'assessore non faceva altro che confermare che le uniche soluzioni sono quelle sopracitate e criticava l'atteggiamento che gli operai avevano avuto di sotto nel rallentare il traffico.
Io sono un'operaia della Pasquinelli che giorno 31 Marzo va' a casa con tutti i colleghi visto che soluzioni effettive non ce ne sono, e le dico, assessore Cosa, che la nostra dignita' non vale nemmeno una parola di quello che ha detto. Noi continueremo ad urlare, sbraitare, stenderci a terra, bloccare traffico, protestare, e nessuno ce lo puo' impedire, visto che ci volete togliere il futuro. E come dicevo a un sindacalista che mi invitava a far passare le auto "RIBELLARSI E' GIUSTO" e la protesta continua...
Noi della Pasquinelli abbiamo ottenuto quel posto con la lotta dei Disoccupati Organizzati, pensando che lì c'era il futuro; invece abbiamo trovato un lavoro disastrato, una raccolta che non si fa come andrebbe fatta, abbiamo selezionato sì plastica, metallo, carta, cartone, ma anche amianto, rifiuti ospedalieri, animali morti, batterie esauste, acidi di ogni tipo e polveri sottili, ecc, ecc. E dopo aver pregiudicato cosi' la nostra salute ci volete mandare a casa??? Ma non ci pensate proprio!!!
Li su quell'impianto la differenziata non è mai arrivata, prendete in giro gli utenti che pagano cara la tassa sui rifiuti per colpa vostra che mai avete fatto una raccolta fatta bene ed avete fatto ricadere le responsabilita' sull'utenza...
A tutto cio' noi non ci stiamo vogliamo una raccolta fatta bene,vogliamo incremento del personale per creare altri turni ed espandere la raccolta a tutti in tutti i quartieri, e soprattutto nessuno di noi va a casa! Il futuro, il lavoro non si tocca, a casa ci sono le nostre famiglie che ci vedranno morire per quello che abbiamo respirato li su quell'impianto.
Mbe' caro sindaco visto i casini che hai combinato, ora devi trovare le soluzioni rapide. La citta' è incazzata, noi siamo incazzati, oltre il danno le beffe. Ma chi credi di essere per pregiudicare cosi' la vita di 96 famiglie. Faremo fuoco fino a che non ci restituite la dignita' per noi e per le nostre famiglie, e soprattutto vogliamo il nostro stipendio perche con i vostri ritardi ci avete fatto andare in protesta.
ATTENDIAMO SOLUZIONI IMPORTANTI PER QUESTE EMERGENZE!
E RICORDATEVI CHE NOI NON CI FERMIAMO FINO A CHE NON CI RESTITUITE IL NOSTRO FUTURO!
Un operaia Pasquinelli
Loperfido Raffaella
slai cobas psc