sabato 14 luglio 2012

pc 14 luglio - Ilva Taranto - verso la 'tempesta perfetta' voluta da padron Riva

comunicato N°1


Da alcuni giorni l'Ilva è nell'occhio del ciclone, come se fossimo alla vigilia di una tempesta.
Chi l'ha avviata e dichiarata questa guerra è l'Ilva di Padron Riva, i suoi strumenti sono stati innanzitutto un gruppo di capi, impiegati e galoppini che si firmano in maniera truffaldina “I lavoratori Ilva', e che seminando terrore e allarmismo cercano di coinvolgere tutti i lavoratori in una guerra e una crociata sbagliata e perdente a tutela principalmente degli interessi dei padroni, il cui unico interesse è di fare profitti sfruttando gli operai e eludendo fin dove è possibile le leggi sulla sicurezza e di tutela della salute e dell'ambiente, che hanno provocato in questi anni morti sul lavoro, morti da lavoro, tumori e malattie professionali rendendo Taranto, una delle capitali di queste fabbriche della morte.
Chi doveva fermare la mano di Riva in questi anni, imponendogli tutela della sicurezza e dell'ambiente, oltre che salari e diritti? Innanzitutto gli operai Ilva e le loro organizzazioni sindacali con la lotta. Questo non è avvenuto perchè i sindacati confederali sono alleati e complici dell'azienda e ne hanno favorito piani, interessi e profitti, traendone vantaggi e carriere, e gli operai non sono riusciti a sottrarsi a questa situazione diventando prede consapevoli e inconsapevoli di un cinico odioso ricatto occupazionale. Questo ha aggravato la situazione e l'ha resa progressivamente peggiore portandola a un punto assai grave.
Le inchieste e le perizie della magistratura non hanno creato il problema ma lo hanno solo reso evidente.
Di fronte a questo l'Ilva di padron Riva non vuole pagare pegno delle sue responsabilità, vuole che lo Stato paghi i costi della situazione che la gestione della fabbrica nell'interesse della produzione per fare sempre più profitti ha creato. Insomma il padrone dice 'i profitti sono miei e guai a chi me li tocca', anzi voglio continuarne a fare come prima e più di prima, le perdite sono vostre.
Per ottenere questo padron Riva per coprirsi le spalle ha cambiato il suo gruppo dirigente, per salvaguardarlo e metterlo al riparo dalle inchieste della magistratura e per mettere al loro posto dei prestanome, quali questo ex prefetto ed ex candidato sindaco di Milano del PD Ferrante, che sa di siderurgia meno dell'ultimo operaio e che in questi giorni a Taranto è venuto a fare rappresentanza e turismo: una sorta di 'pupo di pezza' che interloquisca con Governo, Regione ecc. per smorzare i danni e ottenerne i vantaggi politici ed economici a sostegno del padrone. In fabbrica invece l'arma del padrone sono coloro che si firmano “Lavoratori Ilva” e che hanno oggi piena agibilità in azienda di fare e dire tutto quello che vogliono.
Questi signori come piccoli sciacalli cavalcano le giuste paure e preoccupazioni degli operai, che certamente non vogliono perdere il posto di lavoro per diventare una sorta di ridicola guardia pretoriana del padrone.
Di fronte a questo 'disastro provocato e annunciato 'ad arte' tutti corrono, governo, regione, istituzioni, sindacati, al capezzale di Riva per vedere come aiutarlo a uscire dalla situazione, mettendo a disposizione dai 100 ai 300 milioni di euro e facendo una pressione congiunta sulla Magistratura - che quando non fa niente è denunciata giustamente come complice del padrone, quando fa qualcosa viene messa sotto accusa di provocare il disastro sociale, la chiusura della fabbrica, il licenziamento degli operai.
Gli operai coscienti di questa fabbrica devono innanzitutto sottrarsi a questo gioco del padrone e dei loro servi, dimostrare coi fatti di saper ragionare con la loro testa, organizzandosi autonomamente nello Slai cobas per il sindacato di classe Ilva, con dignità e coraggio per tutelare lavoro, diritti e salari dagli attacchi di padroni e governo Monti, ma anche tutela della sicurezza e salute in fabbrica e in città dall'attacco che viene da padron Riva innanzitutto.
La loro arma è l'organizzazione e la lotta in fabbrica e non la 'marcia a comando' come soldatini senza cervello da film di Charlot.
Solo questa lotta operaia autonoma può salvare lavoro e ambiente e creare una grande unità tra operai e città, ogni altra strada porta davvero alla rovina degli operai, della fabbrica e della città.

Slai cobas per il sindacato di classe ILVA
cobasta@libero.it
via Rintone 22 Taranto
14 luglio 2012

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