Dal report/commento sulla manifestazione anti G7 di Fasano del 15 giugno
"...Il
G7 ha raccolto i capi di Stato e di governo dei 7 paesi più
industrializzati, più ricchi del mondo; ad essi si sono aggiunti
governi di diversi paesi, dall'India al Brasile, dalla Turchia al
Medio Oriente, all'Argentina, eccetera. Vi hanno partecipato gli
attuali rappresentanti della Comunità europea, e anche il Papa.
Questa riunione ha deciso una cosa su tutto: 50 miliardi all’Ucraina
per continuare la guerra; per continuare tutte le guerre imperialiste
reazionarie nel quadro dell’acutizzazione delle contraddizioni
mondiali tra i paesi imperialisti del G7 e la Russia, la Cina.
Un'acutizzazione militare ed economica che rappresentare un passo in
avanti verso la terza guerra mondiale.
Hanno
ribadito il sostanziale sostegno militare, politico al genocidio in
Palestina condotto dallo Stato sionista di Israele, nella veste
attuale del cosiddetto “piano Biden”.
Queste decisioni le hanno preso in un residence di lusso a Borgo
Egnazia, trasformando la Puglia in una zona militarizzata, con uno
stato d'assedio con circa 8.000 uomini, di tutte le forze
dell'ordine, armate a tutto punto, con postazioni missilistiche,
portaerei. Con disposizioni che hanno reso gli abitanti della zona
del Vertice dei sequestrati in casa. Mentre nello stesso tempo hanno
cercato di alimentare la paura delle popolazioni nei confronti delle
manifestazioni di protesta.
Hanno
occupato tutti gli alberghi di lusso, prima per tutto il resort di
Borgo Egnazia. Hanno fatto delle grandi abbuffate, infinite foto e
video celebrative di ogni genere, per dare l’immagine che erano
tutti d’accordo. Hanno ostentato così il loro potere sui destini
del mondo.
La
Meloni, ancor più che il suo governo composto in prevalenza di mezze
figure e personaggi squalificati, ha cercato di accreditarsi verso i
cosiddetti “Grandi della terra”, con atteggiamento di assoluto
servizio, mettendo a disposizione dei signori della guerra l’intera
Regione, all’insegna di lusso, dello spreco di milioni e milioni di
fondi pubblici, si dice che il costo complessivo ha raggiunto i 100
milioni.
Contro
questo Vertice è stato fatto un grande sforzo di mobilitazione da
parte delle forze raccolte nel coordinamento regionale anti G7, a cui
si è aggiunto il contributo della nostra organizzazione e di tutte
le forze ad essa collegate. In netto contrasto
con l’orientamento prevalente della sinistra parlamentare ed extra
parlamentare, delle realtà del sindacalismo di base, ad esclusione
del Cobas confederazione e dello Slai cobas per il sindacato di
classe, e dei gruppi di stampo economicista o estremista che hanno
disertato la mobilitazione la sciando campo libero ai padroni
imperialisti e al governo Meloni.
Alla manifestazione di Fasano del 15 giugno hanno
partecipato più di un migliaio di persone con una
il comunicato diffuso da Giovani Palestinesi d’Italia:
“La questura di Roma ha vietato
formalmente ogni manifestazione prevista il 5 ottobre a Roma,
coerentemente con le dichiarazioni del ministro Piantedosi.
La prescrizione da parte della questura
di Roma è un divieto politico, come si evince dalle motivazioni espresse
da parte delle autorità. Ancora una volta il governo italiano, forte
della sua complicità con “Israele”, utilizza gli strumenti della
repressione per mettere a tacere ogni forma di solidarietà nei confronti
del popolo palestinese.
Dietro alla questione dell’ “ordine
pubblico” si cela invece la volontà politica di censurare la nostra
mobilitazione in un clima di repressione politica mai visto prima. Dopo
il divieto del 27 gennaio e le ripetute violenze da parte delle forze
dell’ordine durante le manifestazioni in solidarietà al popolo
palestinese, questo divieto ribadisce la posizione del governo italiano
ad un anno dall’inizio del genocidio.
La gravità di questo provvedimento è inaudita.
Dopo un anno di Genocidio in Palestina,
mentre assistiamo al massacro in Libano, è il movimento italiano di
solidarietà alla Palestina ad essere colpevole. Dopo più di 42mila
vittime in Palestina e 600 in 3 giorni di attacchi indiscriminati in
Libano, è la nostra resistenza il colpevole. È il movimento di
solidarietà con la Palestina, non i macellai di Tel Aviv, quello da
fermare, solo perché diciamo: è giusto resistere al colonialismo e
all’oppressione. A questo punto il problema non è solo “Israele”, che da
76 anni porta avanti coerentemente il progetto coloniale sionista.
La democrazia è malata e sta fallendo, e
il problema è l’Italia, che arma e protegge il regime genocidario,
mentre cerca di reprimere chi si oppone alla guerra.
Questo divieto non è altro che il preludio dello stato di guerra che
entrerà in vigore con il ddl 1660, il nuovo decreto sicurezza del
Governo Meloni, messo a punto per reprimere brutalmente qualsiasi forma
di protesta e di dissenso, come nel nostro caso. Un precedente
pericoloso per chiunque si batte per il diritto alla libertà di
manifestazione e di espressione.
Scendere in piazza il 5 ottobre è un
atto minimo di disobbedienza, contro “Israele” e i suoi crimini, contro
la NATO che ci ha portati nel barato della guerra, contro il Governo
Meloni, prima che sia troppo tardi, prima che non esistano più le
libertà fondamentali. Contro l’accanimento nei confronti del nostro
popolo e di tutte le nostre forme di resistenza al colonialismo che ci
priva di vivere la nostra terra e le nostre famiglie da più di un secolo
e che oggi colpisce ancora una volta, i nostri fratelli libanesi.
Scendiamo in piazza, non ci renderanno complici della protezione e
impunità di “Israele”.
Il 5 ottobre in piazza denunceremo a voce
alta l’illegittimità dell’intoccabile alleato italiano e ricorderemo i
nostri martiri palestinesi e libanesi.”
I salari sono stati ridotti in 4 anni del 9,3%, intorno ai 1000 euro all'anno in meno (per alcuni settori quasi una intera 13° scippata); non solo i salari dei lavoratori in Italia erano e sono tra i più bassi dell'Europa, ma hanno avuto un abbassamento in questi ultimi anni molto più pesante dei principali paesi europei
Nei rinnovi contrattuali, prendendo ad esempio quello più importante il CCNL metalmeccanico, le richieste, totalmente inadeguate dei sindacati confederali, sono di 280 euro lorde nel triennio, per gli altri settori relativamente meno.
Nonostante questa situazione che vede tuttora i salari erodersi per affetto di massicce cassintegrazioni, aumento dei contratti precari a tempo determinato, ecc.
Nonostante i pesanti tagli ai salari a fronte del carovita, carobollette, caro scuola, trasporti, salute che ogni mese vede erodere i salari, che finiscono non certo alla 4° settimana come si diceva prima ma alla 2°, il governo ha, bontà sua, deciso - come emendamento al decreto Omnibus in discussione al Senato - di dare un bonus 13° di 100 euro nette, esente da Irpef ma anche da contributi, a dicembre.
100 euro! Una offesa ai lavoratori e alle lavoratrici (i cui salari sono stati tagliati molto di più dei lavoratori maschi).
Il vice ministro dell'Economia di FdI, Maurizio Leo, ha detto "Visto che le entrate stanno andando bene, potremo anticiparlo a quest'anno...". Le entrate sono quelle frutto dell'aumento delle bollette, dei trasporti, delle tasse, dei servizi vari, che hanno tagliato enormemente i salari? Come dire, quindi, che i soldi per dare il bonus di 100 euro sono soldi sempre dei lavoratori, che da un lato gli sono stati tolti a migliaia e dall'altro gli si vuole restituire una miseria di 100 euro e basta!
Ma questa miseria non verrà data neanche a tutti i lavoratori ma sono a coloro che hanno almeno un figlio a carico - quindi tanti lavoratori con figli ormai grandi andati via anche da casa anche se hanno un salario molto basso non prenderanno il bonus 13°.
Ora da un lato anche questo provvedimento elemosina viene usato dal governo Meloni interno alla propaganda, ancora e sempre, contro la denatalità (di fatto quantificando i figli: un figlio vale...100 euro); tu operaio, operaia puoi aver lavorato quest'anno come o anche più di altri operai, ma se non hai almeno un figlio il bonus non ti tocca.
Ed è altrettanto offensivo come viene propagandato: almeno tu lavoratore, lavoratrice puoi comprare i giocattoli ai tuoi figli a Natale..
Dall'altro il salario di fatto viene appunto sganciato dal lavoro. I suoi aumenti non sono legati all'uso da parte dei padroni della forza-lavoro, limitatamente per il capitale, al tempo necessario a ricostruire la forza-lavoro del lavoratore; ma sono legati ad una concessione del governo - come nei CCNL il welfare, un benefit che si aggiunge alla retribuzione ordinaria, che di fatto sostituisce una parte dell'aumento retributivo.
Così mentre in generale i capitalisti aumentano la produttività, incrementano anche in questi periodi di crisi i loro profitti, hanno il paravento di non dover aumentare i salari degli operai, Così i profitti si alzano e i salari si abbassano sempre e comunque.
In questo senso il bonus 13°, sia pur nella sua miseria, è di fatto un "bonus" ai padroni, soprattutto nel suo "messaggio": l'operaio può aver lavorato di più, essere stato sfruttato di più, ma l'incremento salariale non è un tuo problema.
Meloni che ha dichiarato: basta con i bonus (quando questi sono legati alle madri, a costi di riparazioni case, ecc.), ma sì a un bonus che contribuisce di fatto non ad aumentare sia pure di 100 euro e solo per dicembre, ma a mantenere le pesanti riduzioni dei salari.
I lavoratori e le lavoratrici non si devono lasciare ingannare da questo governo dei padroni.
Fronte popolare per la liberazione della Palestina:
L’operazione di Hezbollah è una promessa veritiera che riflette la volontà della nazione.
Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina ha affermato che l’operazione di Hezbollah all’alba di oggi, che ha colpito obiettivi strategici del nemico sionista, è stata un’esecuzione di una decisione coraggiosa e una promessa veritiera da parte della leadership della resistenza. Questa operazione avrà effetti significativi sulla guerra condotta dal nemico sionista contro il nostro popolo.
Estendiamo il nostro saluto alla leadership di Hezbollah, ai suoi quadri, combattenti, soldati, comandanti, alla sua orgogliosa culla [popolare] e al fraterno popolo libanese per questa operazione qualitativa, che ha incarnato l’adempimento di una promessa veritiera e una decisione coraggiosa di rispondere ai crimini dell’occupazione, in particolare l’assassinio del martire Sayyed Mohsen Shukr.
La decisione di Hezbollah di rispondere è stata eseguita nonostante tutte le minacce, le intimidazioni e la mobilitazione militare degli Stati Uniti volta a proteggere l’entità sionista e minacciare il nostro popolo e la nostra nazione con l’aggressione.
L’eroica operazione di Hezbollah, che rappresenta un’estensione della sua decisione di affrontare il nemico oppressivo a sostegno del popolo oppresso della Palestina e della sua valorosa resistenza, ha incarnato la volontà della nazione contro tutte le politiche di sottomissione, umiliazione e marcia verso la normalizzazione e la collusione con l’entità sionista criminale.
Questa operazione, che rappresenta una sfida strategica all’asse del genocidio che prende di mira il nostro popolo e che mira a soggiogare e umiliare i popoli della regione, funge da lezione ispiratrice per tutti i combattenti e le persone onorevoli per resistere al nemico sionista e ai suoi alleati e per intensificare la loro lotta su tutti i fronti.
L’operazione qualitativa che ha colpito in profondità nel centro sionista conferma che la resistenza possiede la volontà, la prontezza e la credibilità di affrontare l’aggressione e umiliarla, ed è in grado di sostenere e aiutare il nostro popolo su tutti i fronti di battaglia. Questo spirito solido e coraggioso è sufficiente per sconfiggere l’aggressione e contrastare i suoi obiettivi.
Sottolineiamo che la brutale aggressione contro il popolo libanese e i popoli della regione è un altro crimine aggiunto al record della sua brutalità, e che il silenzio arabo e la complicità internazionale con questi crimini sono una partnership nell’aggressione.
Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina
Le ragioni di una riunione nazionale aperta il 31 agosto a Taranto
Lenin: "prima di unirci, occorre delimitarci"
Proletari comunisti appoggia e sostiene tutte le manifestazioni
di solidarietà con la Palestina e oggi più che mai alla resistenza
palestinese, fatta segno di vili assassini mirati di suoi
dirigenti, violando ogni norma internazionale e perfino ogni
regola di guerra.
Noi sostentiamo
tutte le risposte che la resistenza, le masse arabe, i regimi
che si oppongono allo stato sionista di Israele e
all’imperialismo Usa.
Siamo per il
ritiro del contingente italiano dal Libano e salutiamo ogni
azione che sia di opposizione alla sua presenza nell’area.
Siamo contro la
guerra imperialista e contro i preparativi e i passi ulteriori di
essa da parte dell’imperialismo Usa/Nato sanciti dal G7 di Puglia
e dai recenti Vertici Nato negli Usa.
Appoggiamo e
sosteniamo tutte le manifestazioni contro la guerra imperialista,
contro la guerra per procura di Usa/Nato – imperialismo russo in
Ucraina.
Siamo per la fraternizzazione
dei soldati e delle masse ucraine e russe, contro il regime
dell’oligarchia capitalista ucraina rappresentata dal governo con
dentro i nazisti di Zelensky e contro la borghesia imperialista
russa.
Siamo contro
l’imperialismo italiano e la sua partecipazione attiva all’interno
dell’alleanza Nato alla guerra e ai preparativi di guerra
mondiale, sanciti dall’invio di armi offensive e da altre forme di
presenza nella guerra in Ucraina e nei paesi vicini.
Alla marcia della
guerra imperialista corrisponde l’avanzamento della reazione e del
moderno fascismo in tutti i paesi imperialisti, la repressione
interna contro ogni opposizione, il nazionalismo e il neo
colonialismo anti immigrati, anti popoli oppressi
dall’imperialismo, contro il riarmo e il rafforzamento
dell’industria bellica, Leonardo in testa, l’economia di guerra in
genere scaricata sui proletari e le masse popolari.
Appoggiamo e
sosteniamo tutte le lotte proletarie, antifasciste,
antimperialiste, nel nostro paese.
Serve un salto di estensione, qualità
nella lotta su questi terreni.
Questi temi saranno affrontati da
proletari comunisti in una riunione nazionale aperta,
ad inviti, il 31 agosto a Taranto.
Nel
corso della riunione: la questione della centralità della lotta operaia
sulla base dell'autonomia operaia: Acciaierie d'Italia/appalto Taranto/
fabbriche siderurgiche/ Stellantis da Melfi a Mirafiori, passando per
Cassino, Termoli, ecc, - le fabbriche della guerra e dell'economia di
guerra Leonardo/Fincantieri
Compagni/compagne e realtà che
vogliono partecipare possono scrivere all’email pcro.red@gmail.com
o WA 3519575628
Bandito il canale telegram @PalestineResist — Resistance News Network,
è stato appena BANDITO in tutta l'UE pochi istanti fa, come parte della
repressione in corso della resistenza palestinese in tutta Europa.
Stiamo condividendo la dichiarazione di RNN non come un forward ma come
nuovo testo per evitare che questo messaggio venga bloccato per le persone
nei paesi dell'UE.
Chiediamo la fine immediata della censura della resistenza palestinese e
condivideremo le loro informazioni di backup non appena saranno disponibili.
Rassicuriamo i nostri abbonati che attiveremo e condivideremo il nostro
canale di backup a breve.
Nel frattempo, puoi seguire le pagine al seguente link per rimanere
aggiornato sulle novità.
Pagine in inglese:
Eye on Palestine: https://t.me/eyeonpal
Samidoun Network: https://t.me/samidounnetwork
The Cradle: https://t.me/thecradlemedia
Hezbollah Military media (inglese): https://t.me/mmirlb
Ali Resistance channel: https://t.me/resistance_channel
Qassam Brigades e canali mirror di Saraya Al-Quds:
https://t.me/resistmirror1
Pagine in arabo:
Al-Mayadeen: https://t.me/almayadeen
New Press: https://t.me/newpress1
Palestine Today: https://t.me/paltoday_tv
Corrispondente di Al-Manar Ali Shoeib: https://t.me/alichoeib1970
Younes Zaatari: https://t.me/youneszaatari
Hezbollah Military Media: https://t.me/C_Military1
Quds News Network: https://t.me/QudsN
Al-Carmel:
https://t.me/alqarmel
Commission of Prisoners and Ex-Prisoners:
https://t.me/commission_of_detaineesaffairs
Prisoners' Club:
https://t.me/ppsmo
Ministero della Salute palestinese:
https://t.me/palmoh
Ministero degli Interni palestinese:
https://t.me/moigovps
dal blog maoistroad
represssione in gran bretagna, francia e USA
Royaume-Uni: Ecosse, Condamnation de 5 activistes d’Action Palestine
Cinq activistes ont été condamnés à de lourdes peines de
prisons pour avoir occupé une usine d’armes à Glasgow. Le 1er juin 2022,
des militants d’Action Palestine sont montés sur le toit de
l’entreprise d’armement Thales et ont déployé une banderole de soutien au
peuple palestinien.
Deux
activistes sont entrés dans les bâtiments de production en usant de
fumigènes qui ont déclenché l’alarme incendie, ils ont ensuite détruit
plusieurs armes, les militants restés sur le toit du bâtiment se sont
collés au revêtement de celui-ci. Malgré leur nombre, les forces de
l’ordre n’ont pas pu les déloger, l’occupation à duré toute la nuit.
Trois des militants ont été condamnés à 12 mois de prisons, le quatrième
à 14 mois de prison et le dernier à une peine de 16 mois de prison.
A ce jour, plus de 40 personnes sont emprisonnées au Royaume-Uni pour avoir
apporté leur soutien à la Palestine, 16 d’entres elles sont liés au groupe
« Action Palestine », 26 autres au collectif « Just Stop Oil ».
France: Répression des étudiants soutenant le peuple palestinien
De Paris à Marseille, de nombreux cas de répressions administratives ou
judiciaires envers des étudiants ont été dénoncés dans plusieurs campus
français, cela fait suite à la grande mobilisation étudiante de soutien à
la Palestine au printemps. La direction d’Aix-Marseille Université a engagé
des poursuites disciplinaires pour diffamation contre des étudiants qui ont
diffusé des tracts dénonçant les partenariats de leurs établissements avec
les universités israéliennes. Une relaxe à été prononcée envers l’un des
militants mais une plainte a été déposée envers un autre étudiant
syndicaliste, ce dernier devra se présenter devant le tribunal correctionnel
de Marseille le 4 septembre, il encoure plusieurs milliers d’euros
d’amende. A Paris, 25 étudiants sont convoqués en section disciplinaire
pour leur soutien au peuple palestinien au sein de leur établissement
universitaire.
Une campagne de soutien s’organise contre la répression des soutiens
étudiants au peuple palestinien
Etats-Unis: Chicago, intervention de la police lors de plusieurs
manifestations de soutien à la Palestine
En parallèle de la convention du Parti démocrate Américain qui a débuté
lundi à Chicago, des manifestants pro-palestiniens ont brièvement ouvert
une brèche dans le périmètre de sécurité extérieur de la convention. Prise
sous des jets de bouteilles et de gazages au poivre, la police a violament
repoussé les manifestants . 20.000 personnes étaient présentes revendiquant
la fin du génocide à Gaza et sommant le Parti démocrate à cesser toute aide
américaine à Israël.
Ce mardi des manifestants se sont à nouveau rassemblés sous les mêmes
revendications que la veille devant le consulat israélien à Chicago. Dès
leur arrivée, le département de Police a renforcé la sécurité de la zone,
déployant un grand nombre de policiers armés de matraques et d’agents en
casques anti-émeute. La police a arrêté et repoussé les manifestants
confisquant leurs pancartes et drapeaux alors qu’ils tentaient de former un
cortège et de prendre la rue. Des slogans tels que « Le monde entier
regarde ! » et « Free Palestine » ont résonné dans de la ville. Au cours
des événements, 15 personnes ont été arrêtées, dont trois journalistes.
Notizie dalle proteste dei maoisti e dei prigionieri
politici in India
Il leader detenuto dell'EPGL Dalam inizia lo sciopero
della fame nella prigione centrale di Thrissur -info
Distretto di Kozhikode, 7 agosto 2024: Janakeeya
Manushyavakasa Prasthanam (JMP), un'organizzazione per i diritti umani, ha
informato la stampa che il dirigente del PCI (Maoista) Soman, arrestato dalla
Squadra Antiterrorismo della polizia del Kerala la scorsa settimana, è in
sciopero della fame all'interno del carcere di massima sicurezza di Thrissur.
In una dichiarazione, l'organizzazione ha affermato che
Soman sta protestando contro le torture della polizia, compreso quella di
costringerlo a rimanere nudo nella sua cella.
JMP ha detto che Soman ha preparato una denuncia al
tribunale e la polizia ha detto di averla inviata via e-mail. Ma si è appreso
che la denuncia non ha raggiunto il tribunale. È stato affermato che, sebbene
Soman sia stato ricoverato al Thrissur Medical College, non gli è stato dato un
trattamento adeguato dal personale ospedaliero. JMP ha inoltre affermato che
all'avvocato P A Shyna non è stato permesso di vedere Soman al Medical College,
sebbene avesse ottenuto il permesso dalle autorità. L'organizzazione ha
affermato che lo stato sta cercando di creare un altro Stan Swamy in Kerala.
Soman, il leader della Kabani dalam (squadra) dell'Esercito
Guerrigliero di Liberazione del Popolo (EGLP) del PCI (Maoista), è stato
arrestato a Shoranur domenica scorsa.
***
Prigionieri politici maoisti protestano il 15 agosto,
"Giorno dell'Indipendenza", nel carcere di massima sicurezza di Viyur
Le richieste avanzate dai prigionieri politici:
1. Ai procedimenti intentati secondo l’UAPA viene negata
la cauzione e l'imputato viene mandato in prigione senza indagini. Anche
secondo l'UAPA la cauzione dovrebbe essere legalmente accettata.
2. Coloro che sono in carcere con accuse per motivi politici
dovrebbero essere riconosciuti come prigionieri politici.
3. Il salario dei prigionieri dovrebbe essere aumentato.
4. La pratica della perquisizione del corpo nudo, le manette
forzate, ecc. dovrebbero essere fermate.
5. Le minacce, la tortura e la vendetta in carcere
dovrebbero essere fermate.
6. Ai prigionieri secondo la legge UAPA dovrebbero ricevere
la libertà vigilata legale una volta ogni 6 mesi.
7. Smettere di rifiutarsi di fornire beni di prima necessità
ai detenuti tramite carcere, mensa, posta.
8. Al fine di ridurre lo stress dei detenuti, dovrebbero
essere aumentati ogni giorno spazi per esercizi, e spazi per attività educativa.
9. Le autorità carcerarie non dovrebbero fermare le denunce
presentate dai prigionieri in tribunale e in altri luoghi.
Partecipiamo tutte e tutti al presidio indetto da tutte le
Associazioni e Organizzazioni Palestinesi.
FERMIAMO IL GENOCIDIO!
Per una pace vera e giusta che non sia sottomissione!
Per
il ritiro immediato da Gaza delle truppe d'occupazione coloniale e la
cacciata immediata dei coloni assassini da tutta la Cisgiordania.
Per il diritto all'esistenza, alla resistenza, al ritorno dei profughi, alla libera Autodeterminazione del popolo Palestinese.
1 - I chiarimenti di Hamas
Hamas
ha confermato martedì nel chiarimento, di cui ha ottenuto una copia
Al-Jazeera, il suo impegno e la sua immediata disponibilità ad attuare
ciò che ha concordato il 2 luglio.
Ciò
che Hamas aveva concordato all’epoca si basava su un discorso del
presidente degli Stati Uniti Joe Biden e sulla risoluzione del Consiglio
di sicurezza delle Nazioni Unite che ne è seguita.
L’ultima dichiarazione di Hamas è stata rilasciata da Bassem Naim, un membro di spicco dell’ufficio politico del movimento.
Naim
ha affermato che la dichiarazione di Biden del 31 maggio – che è
essenzialmente una proposta israeliana, secondo lo stesso presidente
degli Stati Uniti – e la risoluzione 2735 del Consiglio di sicurezza
dell’11 giugno stabilivano quanto segue (come parte della prima fase di
tre fasi di un accordo di cessate il fuoco):
Cessate il fuoco immediato, completo e completo.
Ritiro delle forze israeliane nelle zone di confine.
Il ritorno degli sfollati alle loro case in tutte le aree della Striscia di Gaza senza condizioni.
Accesso adeguato e sicuro agli aiuti umanitari e agli alloggi temporanei.
Un accordo di scambio tra le due parti.
I
negoziati durante la prima fase devono portare a un cessate il fuoco
permanente e a un ritiro completo delle forze israeliane dalla Striscia
di Gaza.
Hamas
ha dichiarato di aver accolto con favore l’annuncio di Biden e la
risoluzione del Consiglio di sicurezza. Ha consegnato la sua risposta
approvando la proposta dei mediatori il 2 luglio.
Il rifiuto israeliano
Ma
la risposta di Netanyahu a tutte queste iniziative e proposte, secondo
la dichiarazione del movimento, è stata un aumento dei massacri e delle
uccisioni. Includono il massacro di Mawasi, l’assassinio del capo del
movimento Ismail Haniyeh a Teheran e il massacro della scuola Tabaeen
nel quartiere di Daraj a Gaza.
Hamas ha aggiunto che Netanyahu ha aggiunto nuove condizioni per i negoziati, tra cui:
Non ritirarsi dal valico di Rafah.
Non ritirarsi dall’asse di Filadelfia.
Non ritirarsi dall’asse Netzarim.
Ispezionare i rifugiati che tornano alle loro case da sud a nord.
Cambiare ciò che è stato concordato riguardo all’accordo di scambio di prigionieri, svuotando così l’accordo del suo contenuto.
Subordinare l’aiuto umanitario e la ricostruzione all’approvazione delle condizioni di cui sopra.
Hamas
ha detto che l’amministrazione statunitense e la comunità
internazionale sono tenute a “porre fine a tutto questo e a fare
pressione su Netanyahu e il suo governo fascista per fermare
l’aggressione e firmare un accordo di cessate il fuoco”.
2 - Le dichiarazioni di Biden e Blinken sono ‘fuorvianti‘
All’inizio
della giornata, Hamas ha dichiarato di aver seguito con “stupore e
disapprovazione” le osservazioni del presidente degli Stati Uniti Biden
in cui affermava che Hamas si stava ritirando dall’accordo di cessate il
fuoco di Gaza.
In
una dichiarazione ufficiale, Hamas ha aggiunto che le dichiarazioni di
Biden e del suo segretario di Stato Antony Blinken includevano “accuse
fuorvianti e non riflettono la realtà della nostra posizione”, che è
desiderosa di porre fine all’aggressione a Gaza.
Il
gruppo palestinese ha sottolineato che le dichiarazioni di Biden e
Blinken rientrano nel quadro del “pregiudizio americano nei confronti
dell’occupazione israeliana e della collaborazione nell’aggressione e
nella guerra di genocidio” contro il popolo di Gaza.
Hamas
ha definito le loro osservazioni “un via libera americano per il
governo estremista sionista per commettere più crimini contro i civili”.
Le osservazioni di Blinken
Il
segretario di Stato americano Antony Blinken ha dichiarato lunedì, dopo
3 ore di colloqui con Netanyahu in Israele, che il primo ministro
israeliano ha accettato la proposta aggiornata degli Stati Uniti volta
ad avvicinare le opinioni delle parti.
Tuttavia, Blinken non ha rivelato il contenuto della proposta.
Martedì i media israeliani hanno citato Netanyahu che ha detto:
Non accetteremo una proposta che includa la fine della guerra.
Non ci ritireremo in alcun modo dagli assi di Filadelfia e Netzarim nonostante l’enorme pressione.
Gli
Stati Uniti hanno presentato la loro nuova proposta per “colmare le
distanze” tra Hamas e Israele durante i negoziati nella capitale del
Qatar, Doha, giovedì e venerdì scorsi.
Il canale israeliano Channel 12 ha citato fonti israeliane in merito alla nuova proposta degli Stati Uniti:
Soddisfa la maggior parte delle richieste di Israele senza risolvere la disputa sugli assi di Filadelfia e Netzarim.
Saranno determinati il numero e i nomi dei detenuti da rilasciare nella prima fase.
Include il rilascio di donne e soldati israeliani e prima dei detenuti vivi.
L’elenco
dei prigionieri palestinesi include i nomi di 47 prigionieri rilasciati
in base all’accordo di scambio del soldato israeliano Gilad Shalit, che
sono stati successivamente reimprigionati da Israele.
Proletari comunisti appoggia e sostiene tutte le manifestazioni di
solidarietà con la Palestina e oggi più che mai alla resistenza
palestinese, fatta segno di vili assassini mirati di suoi dirigenti,
violando ogni norma internazionale e perfino ogni regola di guerra.
Noi sostentiamo
tutte le risposte che la resistenza, le masse arabe, i regimi che si
oppongono allo stato sionista di Israele e all’imperialismo Usa.
Siamo per il ritiro
del contingente italiano dal Libano e salutiamo ogni azione che sia
di opposizione alla sua presenza nell’area.
Siamo contro la
guerra imperialista e contro i preparativi e i passi ulteriori di
essa da parte dell’imperialismo Usa/Nato sanciti dal G7 di Puglia e
dai recenti Vertici Nato negli Usa.
Appoggiamo e
sosteniamo tutte le manifestazioni contro la guerra imperialista,
contro la guerra per procura di Usa/Nato – imperialismo russo in
Ucraina.
Siamo per la
fraternizzazione dei soldati e delle masse ucraine e russe, contro il
regime dell’oligarchia capitalista ucraina rappresentata dal
governo con dentro i nazisti di Zelensky e contro la borghesia
imperialista russa.
Siamo contro
l’imperialismo italiano e la sua partecipazione attiva all’interno
dell’alleanza Nato alla guerra e ai preparativi di guerra mondiale,
sanciti dall’invio di armi offensive e da altre forme di presenza
nella guerra in Ucraina e nei paesi vicini.
Alla
marcia della
guerra imperialista corrisponde l’avanzamento della reazione e del
moderno fascismo in tutti i paesi imperialisti, la repressione
interna contro ogni opposizione, il nazionalismo e il neo
colonialismo anti immigrati, anti popoli oppressi dall’imperialismo,
contro il riarmo e il rafforzamento dell’industria bellica, Leonardo in
testa, l’economia di guerra in genere scaricata sui proletari e le
masse popolari.
Appoggiamo e
sosteniamo tutte le lotte proletarie, antifasciste, antimperialiste,
nel nostro paese.
Serve un salto di
estensione, qualità nella lotta su questi terreni.
Questi temi saranno
affrontati da proletari comunisti in una riunione nazionale aperta,
ad inviti, il 31 agosto a Taranto.
Nell'ordine del giorno insieme a guerra/repressione/Palestina/ internazionalismo - vi sono Acciaierie/appalto TA - Stellantis - fabbriche siderurgiche e altre fabbriche
Compagni/compagne e
realtà che vogliono partecipare possono scrivere all’email
pcro.red@gmail.com
o WA 3519575628
Questa dell’indagine (auspicabile, ma ci vorrebbe molto di più) sulla sorella di Giorgia Meloni per “traffico di influenze”, vale a dire: per avere avuto peso decisionale sulle ultime nomine del governo a capo di Enti nazionali decisivi, come Rai e Ferrovie, per cui dopo l’editoriale di Sallusti su Il Giornale si è immediatamente scatenata una “ira indignata” della stessa Meloni e di FdI, che appare una conferma, e niente affatto una smentita; una uscita del giornale più legato alla Meloni "costruita ad hoc" per attaccare la magistratura, i giornali e dare la colpa alla “sinistra”, anche se la notizia fosse vera non sarebbe comunque affatto una notizia “bomba”.
Ma è la oscena normalità con cui questo governo Meloni - fin dall’inizio – gestisce la politica, le Istituzioni, ha gestito le nomine dei ministri e sottosegretari, e ora degli Enti, sulla base di scelte personali. Il governo è il SUO governo.
Mentre esce fuori la notizia su Arianna Meloni, il luogo delle vacanze di Giorgia Meloni in Puglia è diventato la dependance di Palazzo Chigi. Ieri vi è stato un “vertice” nella masseria di Ceglie Messapica tra Meloni e Salvini. Un “vertice” in famiglia, con la famiglia, era presente Arianna Meloni e altri – a che titolo non si sa – presente anche il presidente della Camera, Fontana (perché? a che titolo?), rispetto a cui, si dice, “difficilmente non saranno stati toccati argomenti più urgenti e più politici. Fa capire chi ha avuto modo di sentire i partecipanti” (da La Stampa del 19/8).
E in questo mischiare (conciliare, lo chiama Giorgia Meloni) famiglia e ruoli istituzionali, le decisioni politiche, lo stesso governo, vengono subordinati ai tempi, ai modi, allo status personal/familiare della Meloni, per cui vengono prese decisioni su provvedimenti, interventi che riguardano la vita della popolazione, sulle nomine in Europa, e altro, tra una abbuffata, un giro, divertimenti, ecc.
A questo si unisce la privatizzazione di pezzi del territorio italiano, della Puglia, in cui Meloni, con figlia, sorella, cognato “Ministro”, ex marito, amici fidati, fa le vacanze a sbafo, con soldi dello Stato o grazie a ristoratori compiacenti interessati.
“Conciliazione”? La Meloni si vanta: vedete come sono brava… posso conciliare i miei impegni di governo, nazionali e internazionali con la vita privata, la famiglia; vedete che brava madre che sono? mi porto Ginevra anche negli incontri con capi di Stato, in Cina… Costringendo alti rappresentanti istituzionali, politici del paese a salutare e omaggiare ufficialmente anche la figlia.
Con la Meloni siamo ad una privatizzazione delle Istituzioni che fa impallidire la stessa fase berlusconiana. Una privatizzazione sfacciata, rivendicata.
Tutto questo è parte costitutiva del carattere fascista di questo governo.
Stiamo parlando dell’appalto Montello alla cooperativa GHS dove lavorano oltre 300 lavoratori in prevalenza operaie sulle linee, a dimostrazione degli interessi convergenti di aziende e Cgil-Uil che nelle fabbriche collaborano ognuno facendo la sua parte contro i lavoratori e i loro interessi.
Il motivo scatenante che ha portato alla riuscita della mobilitazione sono state le ritorsioni ai delegati e attivisti come Singh Jasvir che non erano d’accordo con le conciliazioni tombali dei confederali e che dopo averli contestati hanno raccolto l’opposizione delle lavoratrici/lavoratori con lo Slai Cobas sc, per cui l’azienda, consigliata dai delegati confederali messi in difficoltà, ha inflitto spostamenti punitivi per isolarli con cambi di orario da turni a giornata per dargli problemi in famiglia.
Questo ha dato nuovo impulso alla risposta delle operaie con il sindacato Slai Cobas sc che sono tornate ai cancelli spingendo anche gli altri lavoratori che hanno capito che l’organizzazione e la mobilitazione sono l’unica via in fabbrica per riprendere a lottare per i diritti, la libertà personale e sindacale, contro l’arroganza aziendale del tipo “o ti adegui o farai la stessa fine di Jasvir” avallata dai confederali che sono stati zitti, mentre per lo Slai cobas sc se “toccano uno, toccano tutti”.
Uno sciopero contro la repressione aziendale che ha messo in campo vari tentativi di ritorsione per fermare la denuncia del clima fascista in fabbrica, fino ad arrivare a mettere in discussione le motivazioni dello sciopero per limitare l’esercizio di fronte ad una situazione di vera emergenza democratica.
Uno sciopero al cambio turno in cui si è utilizzato il tempo per rafforzare il gruppo, trasformando le nuove iscrizioni dei lavoratori che non si erano mossi prima assieme a quelle di chi è tornato allo Slai Cobas sc in una lotta unica contro gli accordi truffa. Importanti sono stati anche i momenti pratici come la raccolta dei mandati per combattere la conciliazione, come parte della battaglia più larga nella fabbrica contro le condizioni di lavoro e il clima repressivo, cosi come la necessaria riorganizzazione del sindacato sia nei sistemi di comunicazione che nella rappresentanza dei delegati per essere più forte e presente nei reparti.
Ma la repressione alimenta la ribellione e come si vede nel video nella lotta si trova la forza e la gioia delle lavoratrici e dei lavoratori che stanno tornando ad essere protagonisti con lo Slai Cobas per riprendersi il rispetto e la dignità contro le catene di azienda e confederali che li vogliono ricattati e ubbidienti.
Una lotta di rivendicazione particolare inserita nella lotta più generale dove la bandiera della Palestina è stata l’elemento più immediato della solidarietà internazionale tra lavoratori e popoli che lottano contro la stessa oppressione del sistema dei padroni, capitalista e imperialista, che si muove all’interno del nostro paese che va alla guerra che vuol dire economia di guerra, aumento dello sfruttamento e repressione, in un contesto generale di guerra imperialista nel mondo dove i lavoratori sono carne da macello.