venerdì 3 marzo 2017

pc 3 marzo - LA CAMUSSO E LA FIOM NON INDICONO LO SCIOPERO DELLE DONNE - CHE LE OPERAIE, LE LAVORATRICI RISPONDANO PARTECIPANDO IN MASSA ALLO SCIOPERO DELLE DONNE!

Noi non ci illudevamo assolutamente che le segreterie della Cgil e e della Fiom nazionale, figurarsi la Camusso, indicessero a livello nazionale lo "Sciopero delle donne". 
Chi ogni giorno firma accordi che peggiorano le lavoratrici, fa merce di scambio della condizione delle operaie, delle precarie, come poteva indire lo "sciopero delle donne"?
Le lavoratrici devono dare la loro giusta risposta a queste signore, che sono parte del problema, un anello utile al sistema del capitale per far passare la sua violenza sistemica, strutturale verso le donne.

Ma qui vogliamo sottolineare solo, le ignobili motivazioni portate avanti per avallare il loro NO allo sciopero delle donne.
La Camusso si ricorda improvvisamente e solo e soltanto per indire lo sciopero delle donne che la "CGIL è una organizzazione democratica ed autonoma, che organizza lavoratori e lavoratrici che partecipano delle decisioni". Ma no! Ma, di grazia, la Cgil quando firma contratti, accordi che peggiorano le condizioni, offendono la dignità, firmati sulla testa delle lavoratrici, senza spesso neanche un'assemblea, si ricorda e si richiama alla democrazia?
La Fiom, invece, da parte sua, usa l'arma dell'aperta offesa alle lavoratrici: lo sciopero delle donne, essendo uno sciopero politico, le lavoratrici non lo capiscono...
Sul serio!? Non capiscono uno sciopero che riguarda tutta la loro vita, la loro condizione?
Mentre, care funzionarie, le lavoratrici capirebbero gli scioperi inutili, indetti dalla Fiom, per far passare aumenti di produttività, aumento dei ritmi, riduzioni delle pause (cioè, più sfruttamento), scambio di di aumenti salariali con l'elemosina dei buoni, ecc. ecc.?

MA "CI FACCINO IL PIACERE" (direbbe Totò)


DALLA LETTERA DELLA CAMUSSO A "NONUNADIMENO"

Care,
...L’8 marzo parteciperemo di tutte le iniziative che si svolgeranno nei territori, insieme ai tanti soggetti che si mobilitano e, dove possibile, saremo promotrici di iniziative, dalle assemblee, alle manifestazioni, allo sciopero che siamo pronte a proclamare in ogni luogo di lavoro in cui se ne verifichino le condizioni e il consenso delle delegate e delle lavoratrici ad attuarlo...
La CGIL è una organizzazione democratica ed autonoma, che organizza lavoratori e lavoratrici che partecipano delle decisioni.
Un’organizzazione sindacale come la nostra è ben cosciente che lo sciopero non è solo atto simbolico ma la determinazione di rapporti di forza che si realizzano in presenza di ampia partecipazione e la nostra riflessione collettiva ci ha portato a definire di essere pronte a proclamarlo ogni dove abbia possibile concretezza.
E riteniamo che proprio per questo vadano valorizzate anche tutte le altre forme di partecipazione, assemblee, manifestazioni, ecc… che si possano realizzare.
Con grande rispetto ed affetto.
per la CGIL Susanna Camusso

LA NOTA DELLA FIOM

La Fiom-Cgil ha dichiarato che non indirà lo sciopero generale, giudicando questo strumento 
di mobilitazione, che le donne di oltre quaranta paesi del mondo hanno scelto di usare in 
quella giornata, nei termini di uno sciopero politico, in quanto tale difficilmente 
articolabile, comprensibile e dunque realizzabile nei luoghi di lavoro in cui è presente e 
opera. Pertanto, come già comunicato dalla stessa Cgil, si adopererà esclusivamente 
nell'organizzazione di eventuali iniziative pubbliche e assemblee e saranno, in caso, le 
singole RSU e articolazioni territoriali a valutare possibilità di indire lo sciopero nei 
propri luoghi di lavoro.

pc 3 marzo - UN GIORNO DEI VOSTRI PROFITTI NON VALE IL NOSTRO FUTURO, LA NOSTRA VITA

(Dalle lavoratrici Slai cobas per il sindacato di classe)
Un giorno dei vostri profitti non vale 
il nostro futuro, la nostra vita

Alle lavoratrici: l'8 marzo facciamo tutte lo sciopero delle donne! Blocchiamo tutto!

Noi donne lavoratrici, precarie, disoccupate, braccianti, migranti… sappiamo ogni giorno che significa non avere diritto ad un lavoro e un salario decente, subire ogni giorno discriminazioni, essere licenziate se non sei disposta a tutto, se fai figli; noi lottiamo nelle cooperative contro contratti vergognosi che ci offendono; contro le violenze e molestie che spesso dobbiamo subire dai capi nei luoghi di lavoro; esauriamo la nostra vita nelle fabbriche dove ci riducono sempre più a macchina per il profitto dei grandi padroni, che tagliano le nostre pause, che ci negano anche di andare in bagno, e ogni giorno tolgono un pezzo della nostra salute, della nostra vita; lottiamo nel commercio, nei pubblici esercizi, contro il lavoro nero, i ricatti continui; lottiamo come disoccupate contro l'umiliazione di elemosinare un lavoro; subiamo la schiavitù e le violenze sessuali di caporali e padroni nelle campagne, dove moriamo di fatica; lottiamo nella scuola, nei call center contro la precarietà che ci stronca la vita, ecc.

Tutto questo è violenza! Doppia violenza! Non basta dire, come diranno tanti l'8 marzo, che “siamo contro la violenza”, se poi si accetta che le donne siano sempre pagate meno e siano discriminate sui posti di lavoro, siano le prime ad essere licenziate, e non avere altro futuro.
Noi vogliamo e dobbiamo mettere in discussione, rovesciare l’intero sistema capitalista!

Per questo noi operaie, lavoratrici, precarie abbiamo mille ragioni per fare lo “Sciopero delle donne”! E in questo 8 marzo con lo sciopero vero ci uniamo a tutte le donne in lotta nel nostro paese e nel mondo. 

Con questo sciopero vogliamo dare un segnale forte, di rottura, per pesare concretamente, far preoccupare.
L'8 marzo non bastano le assemblee sui posti di lavoro (come vorrebbe la Camusso-Cgil), né le sole iniziative di piazza, è lo sciopero delle donne il vero segnale!

Per questo chiamiamo tutte le operaie, le lavoratrici di tutti i posti di lavoro, le migliaia di precarie, le braccianti, le immigrate ad essere in prima fila nel prendere in mano lo "sciopero delle donne", perchè è lo sciopero che unisce la nostra lotta come classe e come donne.

Portiamo la nostra piattaforma costruita con la nostra fatica, le nostre denunce, la nostre proteste.
E l'8 marzo diciamo a padroni, governo, Stato, uomini che odiano le donne: non vogliamo sentire le vostre frasi ipocrite, promesse false, parliamo e lottiamo noi! E continueremo a farlo, perchè non accetteremo come inevitabile la nostra condizione, e perchè abbiamo tutta la vita da cambiare.

4 marzo 2017
Lavoratrici dello SLAI COBAS per il sindacato di classe
slaicobasta@gmail.com - 3475301704


PS - Lo sciopero delle donne è stato indetto ufficialmente, finora, da Slai cobas per il sindacato di classe, Usi, Usb, Cobas confederazione, Cub, Slal Cobas, SGB, dalla Flc CGIL, settori di donne della Fiom stanno premendo perchè anche la segreteria Fiom indica lo sciopero.
Con queste indizioni è garantita a tutte le lavoratrici, sia dei settori privati, che pubblici, comunque iscritte ai sindacati, o non iscritte ad alcuno, la copertura sindacale. Quindi tutte possono fare sciopero. Lo sciopero delle donne è di 24 ore, nazionale e generale

Perchè facciamo lo sciopero delle donne:

- Lavoro per tutte le donne
- Trasformazione a tempo indeterminato dei contratti precari – No Jobs act
- NO a discriminazioni salariali, pari salario per pari lavoro
- Meno orario e aumento delle pause
- Riduzione dei ritmi e dei carichi di lavoro, come difesa anche della nostra salute
- inserire nel TU sicurezza lo stress lavoro correlato-violenza.
- Riposo sabato e domenica o 2 gg consecutivi nelle aziende a turnazione continua
- Turni che non aggravino la condizione delle donne
- Condizioni di lavoro e ambienti di lavoro (compreso servizi igienici) a tutela della salute, anche riproduttiva, delle donne e della dignità delle lavoratrici, richiesta agli Enti ispettivi di una verifica generale, sotto il nostro controllo
- Abbassamento dell'età pensionabile delle donne, come riconoscimento del doppio lavoro
- Assemblee sindacali retribuite delle donne in più rispetto a quelle stabilite
- Donne dappertutto, nelle Rsu, Rls, decise dalle lavoratrici
- Allontanamento dai luoghi di lavoro per tutti coloro – capi, padroni, ecc. - responsabili di molestie, ricatti, violenze sessuali, atteggiamenti razzisti; tutela delle lavoratrici denuncianti

- NO al caporalato in agricoltura
- Trasporto gratuito verso e dalle campagne
- passaggio da salario a cottimo al salario orario - applicazione del CCNL, parità salariale con gli uomini
- No all’uso di prodotti tossici durante il lavoro nei campi, strutture mediche vicine ai luoghi di lavoro
- bagni, servizi igienici nelle campagne

- Nei passaggi di appalti o ditte, automaticità del passaggio delle lavoratrici con conservazione dei diritti acquisiti
- nei rapporti part time, orario non al di sotto di 30 ore settimanali
- Salario minimo garantito per tutte le donne
- Divieto di indagine sulla condizione matrimoniale, di maternità, di orientamento sessuale, nelle
assunzioni o licenziamenti
- NO a discriminazioni sul lavoro legate allo stato familiare, di maternità, di razza
- Diritto di cittadinanza e uguali diritti lavorativi, salariali e normativi per le immigrate
- Nessuna persecuzione delle prostitute, diritti di tutte ai servizi sociali e al salario minimo garantito

- Estensione dei permessi retribuiti per malattia dei figli oltre i 3 anni di vita dei bambini, per entrambi i genitori.
- Socializzazione e gratuità dei servizi domestici essenziali, asili, servizi di assistenza per anziani, ecc, aumento dei nidi e scuole per l’infanzia e vicino ai luoghi di lavoro
- Difesa e ampliamento del diritto di aborto, obbligatorietà di interventi di interruzione gravidanza in tutte le strutture pubbliche, abolizione dell'obiezione di coscienza, consultori laici gestiti e controllati dalle donne
- Accesso gratuito per le donne ai servizi sanitari

- Interventi contro i denunciati per violenze, stalking, maltrattamenti - Divieto di permanenza in casa
- Procedura d'urgenza nei processi per stupro e femminicidi e accettazione delle parti civili di
organizzazioni di donne, con patrocinio gratuito per le donne
- Abolizione nelle scuole, nei mass media, negli eventi culturali, di testi, foto che offendono le donne

pc 3 marzo - Gentiloni-CGIL-Landini la nuova concertazione sulla pelle dei lavoratori


Incontro tra Gentiloni e Landini 

ILVA, Finmeccanica, Fincantieri: sono stati questi i principali capitoli di discussione del colloquio, durato circa 20 minuti, avvenuto ieri pomeriggio a palazzo Chigi tra il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, e il leader della Fiom, Maurizio Landini. Secondo quanto ha ricostruito Radiocor, riferisce l’Ansa, l’incontro è nato dalla richiesta da parte dei segretari generali delle sigle metalmeccaniche di un incontro con il capo del Governo sui principali dossier industriali, in particolare su quelli che riguardano aziende partecipate dallo Stato. Gentiloni ha quindi invitato Landini per un incontro che dovrebbe essere propedeutico alla convocazione di Fim, Fiom e Uilm nella sede del Governo. L’inquilino di Palazzo Chigi ha voluto soprattutto ascoltare il punto di vista di Landini su vari dossier, in primis Ilva, Finmeccanica (a poche settimane dal nuovo giro di nomine nelle aziende pubbliche, che però non è stato argomento di discussione) e Fincantieri. In particolare, sul gruppo navale, a quanto si apprende, Landini ha manifestato a Gentiloni preoccupazione per l’attivismo francese di Fincantieri, a fronte di una mission non chiaramente definita nei cantieri italiani. Nel faccia a faccia, tutto sommato “una chiaccherata informale”, lo definiscono le fonti interpellate, in altre parole un giro d’orizzonte sulla politica industriale, non è stato toccato affatto il capitolo voucher e referendum, argomenti rispetto ai quali gli interlocutori del Governo sono eventualmente le confederazioni, non le singole categorie.

pc 3 marzo - Operai migranti in lotta - corteo a Bergamo - massima solidaietà


pc 3 marzo - Solidali con i migranti di Rignano (Foggia) - presidio a Roma - prendiamo iniziative ovunque

4 MARZO 2017 ALLE ORE 11, in Piazza dell'Esquilino a Roma

Presidio di solidarietà
AL FIANCO DI CHI RESISTE NEL GRAN GHETTO DI RIGNANO


pc 3 marzo - Ilva Taranto - una battaglia tutta da seguire e fare - leggi sul blog tarantocontro

http//tarantocontro.blogspot.com
Oggi

-alla oscena pagliacciata elettorale di Renzi e i suoi incontri 'segreti' con i sindacalisti confederali, si aggiungono alcuni operai idioti dell'Ilva che si fanno fotografare con lui 

-a fronte dell'arroganza Ilva- governo - Procura e al tentativo di uccidere il processo - è bene mettere degli ostacoli

-Mittal e Jindal si fanno la guerra per prendersi l'Ilva - facciamo operai e cittadini la guerra ai nuovi padroni indiani supportati da governo e sindacati confederali

-Jindal promette acciaio tanto - 10 milioni di tonnellate ma "nella prima fase riduzione dei livelli occupazionali - all'inizio ci saranno tagli ma in futuro..."

- il nuovo padrone indiano ci promette lavoro e calcio - si torna ai tempi di Riva-Sindaco Di Bello - che si faccia sentire in città e allo stadio la voce forte e chiaro degli ultras - in massa peraltro alla manifestazione 'Giustizia per Taranto' di sabato 25 febbraio

-Mimmo Mazza Gazzetta del Mezzogiorno - pessimo esempio di giornalista embedded della Jindal - una vergogna

- La Cgil di Taranto mal digerisce che al processo la manovra Procura- Governo- Riva non va per ora a buon fine

pc 3 marzo - E' Fedeli la più ricca nel governo ..come c... ha fatto i soldi questa ignobile ex-sindacalista CGIL che ha perfino falsificato il titolo di studio per arrivare a occupare quella poltrona?



E' Fedeli la più ricca nel governo

Politica.
180.921 euro per la ministra, secondo Franceschini con 148.692 euro. Martina in coda nell'esecutivo Gentiloni. Il premier ha dichiarato 109.607 euro. Oltre 103 mila euro per l'ex premier Renzi. Crolla l'imponibile di Grillo, solo 71 mila euro dai 355 mila del 2015. Il presidente del Senato Grasso dichiara oltre il doppio della presidente della Camera Boldrini

pc 3 marzo - Rignano - la Regione Puglia di Emiliano complice dell'incendio di Stato che ha bruciato due giovani migranti - il suo ignobile rappresentante parla di 'caporali' e dei compagni che hanno invitato a resistere-

Si chiamavano Mamadou Konate e Nouhou Doumbia, avevano rispettivamente 33 e 36 anni e venivano entrambi dal Mali .. 
A identificarli sono stati altri migranti del ghetto che hanno riferito i loro nomi alla polizia. Una delle due vittime, Konate, è stato trovato disteso su una brandina, carbonizzato. L'altro è stato trovato nei pressi dell'uscita della baracca.
"E' stato troppo violento e improvviso - ha riferito un vigile del fuoco - e quindi non si esclude che possa essere stato appiccato da qualcuno".

Non è bastato bruciarli vivi nella notte con mani guidate da Stato e padroni nel ghetto... ora arriva
l'esercito a fare la guerra ai braccianti che resistono
un esercito di occupazione che arriva a Rignano, come se fosse l'Afghanistan o una banlieu francese

Giovedì 2 marzo un centinaio di migranti che non volevano lasciare il ghetto - circa 200 -  hanno protestato davanti alla prefettura di Foggia, ribadendo di non voler lasciare la struttura per paura di perdere il lavoro e chiedendo di parlare con il prefetto.

'Ci hanno chiesto cosa vogliamo e noi abbiamo risposto che vogliamo lavorare e dormire nel Ghetto. La loro risposta è che dovevamo andare via e che ci erano state messe a disposizione le due strutture. Gli abbiamo risposto che questa soluzione non andava bene perché ci sarebbero state molte persone che non avrebbero avuto una dimora».

pc 3 marzo - I servizi segreti di Renzi-Minniti-Gentiloni orchestrano e pianificano la repressione

Quattro pagine dedicate agli anarchici-insurrezionalisti, una ai gruppi marxisti-leninisti, tre sui movimenti antagonisti e una paginetta e mezza sui gruppi fascisti.

Sul versante di piazza, l’area antagonista, probabilmente anche a causa della sua frammentazione, non è riuscita a coinvolgere nella mobilitazione il nuovo proletariato urbano” scrivono i servizi, “Nell’ultima parte dell’anno le varie componenti del movimento hanno recuperato una certa coesione intorno alla campagna per il NO al referendum costituzionale percepita come un obiettivo tattico e un’occasione propizia per coinvolgere nel processo conflittuale le varie istanze che si oppongono al governo”.
 “Da più parti è stata evidenziata la necessità di elevare il livello della protesta interpretando adeguatamente e dando voce al diffuso disagio che si vive in particolare nelle periferie, reputate luogo simbolo della disuguaglianza sociale, nonché importante bacino da sfruttare per l’attivismo di piazza”.
 Secondo i servizi: “continueranno a verificarsi episodi di contrapposizione (provocazioni, aggressioni e danneggiamenti di sedi) con frange dell’estrema sinistra, per effetto sia della mobilitazione concorrenziale su tematiche sociali, da parte di entrambi gli schieramenti, sia delle visioni contrapposte in tema di immigrazione”.
 Sul fronte occupazionale, le formazioni oltranziste, interessate a strumentalizzare vertenze e situazioni di tensione, hanno continuato ad incontrare difficoltà a proporsi come efficace alternativa ai sindacati tradizionali, fatta eccezione per gli ambiti lavorativi meno strutturati o

pc 3 marzo - AL GHETTO DI RIGNANO: DOPO IL CORTEO, I MORTI DI STATO - MALEDETTI, MASSIMA SOLIDARIETA' E VICINANZA DA PROLETARI COMUNISTI


http://campagneinlotta.org/sgombero-al-gran-ghetto-di-rignano-dopo-il-corteo-i-morti-di-stato/

Questa notte un nuovo gravissimo episodio è accaduto al Ghetto di Rignano. Due persone sono morte in un incendio. Dalla notte del 28 Febbraio è in atto una maxioperazione di sgombero che sta coinvolgendo più di 700 persone. Dopo la prima giornata, in cui 100 persone sono state deportate in due strutture site nel territorio del comune di San Severo, la polizia ha avuto difficoltà a procedere con lo sgombero. Nonostante i tentativi di deportazione forzata, e le false promesse di documenti e lavoro a chi avesse lasciato volontariamente il Ghetto, i lavoratori e le lavoratrici lì presenti non hanno accettato di lasciare le loro case senza una reale alternativa immediata e praticabile. Intanto perché i posti disponibili nelle due strutture non sono sufficienti per tutte e tutti, e poi perché senza un sistema di trasporto da e per i luoghi di lavoro abbandonare il ghetto significa perdere qualsiasi possibilità di sostentamento, per quanto misera. Per non parlare della condizione delle donne, che hanno ancora meno opportunità di reddito al di fuori del sistema dei ghetti. Ma a tutti coloro che sono rimasti è stato impedito di accedere alle loro case, anche solo per recuperare gli effetti personali, ed hanno passato notti all’addiaccio. Per questo nella giornata di ieri, 2 marzo, si è mosso un corteo spontaneo che dal Ghetto ha raggiunto la Prefettura al centro di Foggia. I manifestanti hanno ottenuto che una delegazione fosse ricevuta dai rappresentanti del governo e della polizia, ma l’esito dell’incontro è stato negativo, e la Prefettura ha confermato la volontà di procedere allo sgombero. Stanotte ci sono state nuove tensioni, fino ad arrivare allo scoppio di alcuni incendi. In uno di questi sono morte carbonizzate due persone, ancora da identificare.
L’incendio, secondo i tanti lavoratori lì presenti che ce l’hanno testimoniato, è stato appiccato dalle forze dell’ordine, con la finalità di intimorire ulteriormente i presenti a lasciare quel posto. E’

pc 3 marzo - il massacro, le torture del G8 2001 di Genova è una ferita che non si rimarginerà mai, fino a quando i responsabili e mandanti pagheranno davvero e in ugual misura i crimini commessi - è un impegno solenne dei comunisti e rivoluzionari autentici

Massacrato al G8 alla Diaz, Covell torna e parla a scuola

Massacrato al G8 alla Diaz, Covell torna  e parla a scuola     Video


Il giornalista preso a manganellate, che rimase14 ore in coma per le botte, ha incontrato gli allievi del Pertini

Entra alla Diaz in silenzio, si guarda intorno. Sospira. «Sento le stesse cose di quella notte — dice — come se stesse succedendo tutto adesso». Intorno a lui gli studenti vanno e vengono. «E' incredibile pensare come questo posto possa essere così tranquillo ora». Il giornalista inglese Mark Covell, nel blitz della polizia alla scuola Diaz di via Battisti, durante il G8 di Genova, fu quasi ammazzato tra calci e manganelli, finì in coma e ci rimase per 14 ore. Sedici anni (e molte battaglie legali e psicologiche) dopo, torna nella palestra del blitz per una mattina «speciale: per la prima volta incontro qui dentro dei ragazzi, gli studenti della scuola, per raccontare cosa è successo veramente quella notte. Era uno dei miei desideri. E voglio continuare a farlo, a parlare di diritti umani con i ragazzi, anche nelle Università italiane».

Una mattina di riflessione, dal tema "Forze di polizia e diritti umani in Italia", organizzata da Amnesty International con la responsabile ligure per l'educazione ai diritti umani Emanuela Massa. Non è l'unico istituto che stanno visitando, insieme all'ispettore capo Orlando Botti che da poliziotto pensionato racconta la sua visione critica del corpo: ma qui al liceo Pertini, tra quelle stesse mura, è diverso, e Covell si commuove. «E' giusto così. Vedendomi, spero che i ragazzi capiscano il valore dei diritti umani. Quella notte io li ho persi, mi furono completamente negati dallo Stato e dalla polizia italiana».

Inizia il racconto: 21 luglio 2001, oltre 300 agenti con il supporto dei carabinieri fanno irruzione nella scuola dove dormono gli attivisti, davanti alla sede del Genoa Social Forum. «Io sono una delle 93 persone che si trovavano alla Diaz — racconta Covell — Vedendo arrivare le camionette ho provato a raggiungere il mio computer nell'edificio davanti per scrivere quello che stava accadendo. Ma i poliziotti mi hanno fermato in strada e mi hanno aggredito per tre volte; mi hanno fratturato la mano sinistra e otto costole, che hanno perforato un polmone; per i calci sul volto ho perso 16 denti». Gli studenti lo fissano in silenzio, con il preside Alessandro Cavanna. «Pensai: sto per morire». Mostra i video del blitz. Poi racconta gli anni successivi, «lo stress post traumatico, due esaurimenti nervosi». Oggi vive a Londra con la fidanzata Laura conosciuta a Genova, non fa più il giornalista: «Lavoro in un negozio, faccio una vita semplice, ho bisogno di normalità».
Una ragazza chiede come reagirebbe se uno degli agenti che lo hanno picchiato andasse a scusarsi. «Gli chiederei di fare i nomi degli altri». Perché i processi hanno condannato 25 persone per la Diaz (e 40 per i fatti della caserma di Bolzaneto), ma «per il mio pestaggio fuori dalla scuola non è stato identificato, e dunque condannato, nessuno».

«Sono stato io l'unico poliziotto a scusarmi con Mark — dice Botti — Mi vengono i brividi a stare qui. Queste tragedie devono essere ricordate». Per garantire che «le forze di polizia siano uno strumento di tutela dei diritti, non il braccio armato dei governi», aggiunge Massa ricordando la necessità di una legge sulla tortura. «Parlare dei fatti di Genova — conclude Covell — significa difendere i diritti umani: che sono minacciati ogni giorno, anche in Occidente, anche qui».

pc 3 marzo - Papà Renzi è il factorum del figlio - incriminare Matteo Renzi . far cadere il governo del suo sodale Gentiloni, scortato da in criminale Lotti e l'altra figlia di papà criminale Boschi è un atto di decenza istituzionale



 il “signor” Tiziano Renzi, padre del Matteo ex presidente del Consiglio dei ministri, è nuovamente – si ricorderà la vicenda del fallimento della Chil Post, società di distribuzione dei quotidiani, per cui era già finito sotto la lente di ingrandimento della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Genova, uscendone peraltro pulito a causa dell’archiviazione disposta dallo stesso ufficio – indagato.
Questa volta è la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma, che – attraverso il procuratore aggiunto, dottor Paolo Ielo, ed il sostituto dottor Mario Palazzi – l’ha iscritto nell’apposito registro contestandogli il reato di corruzione: secondo Giovanni Bianconi, il redattore dell’articolo, gli inquirenti sostengono che «per avere un trattamento di favore dalla Centrale d’acquisto per i beni e servizi della pubblica amministrazione Romeo avrebbe sfruttato “relazioni esistenti tra Tiziano Renzi e Luigi Marroni, amministratore delegato di Consip”».
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pc 3 marzo - osservatorio repressione informa sulla repressione a Palermo contro le lavoratrici in lotta


Palermo: Denunce a carico delle precarie assistenti igienico-personale

DIFENDIAMO DIRITTI SACROSANTI E LA NOSTRA VITA DI LAVORATRICI E DONNE E CI DANNO DENUNCE E REPRESSIONE!
DENUNCIATE DALLA QUESTURA DI PALERMO LE PRECARIE ASSISTENTI IGIENICO-PERSONALE DELLO  SLAI COBAS S.C. 

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MA NOI  ANDREMO AVANTI E NON SARANNO LE VOSTRE DENUNCE A FERMARCI!  NOI CONTINUEREMO A LOTTARE!
PROTESTA DELLE PRECARIE ALLA SEDE DI REPUBBLICA
IL DIRITTO ALLO STUDIO E AL LAVORO NON SI TOCCANO!
LA NOSTRA VITA NON SI TOCCA!
LA VOSTRA REPRESSIONE NON CI FERMA MA ALIMENTA LA NOSTRA DOPPIA LOTTA!

E L’8 MARZO SCENDEREMO TUTTE IN SCIOPERO!
PRECARIE ASSISTENTI  E MAMME DEI RAGAZZI DISABILI
SLAI COBAS S.C. PALERMO

pc 3 marzo - FORMAZIONE OPERAIA - LA CLASSE OPERAIA DEVE DIRIGERE TUTTO - 1

Come avevamo annunciato, parte la nuova serie della Formazione Operaia (che con la prossima settimana riprenderà ad uscire on line di giovedì), centrata sul ruolo della classe operaia in tutti i campi nella lotta per rovesciare la dittatura della borghesia (il potere dei padroni) con la rivoluzione, e costruire la dittatura del proletariato (potere della classe operaia), potere da difendere da ogni restaurazione capitalista e da ogni ritorno al potere della borghesia, vecchia e nuova, continuando la rivoluzione verso una società di liberi e uguali che è giusto chiamare comunismo.


Ripartiamo, quindi, da quella che è stata fino ad oggi la punta più alta di questa lotta, dell'assalto al cielo da parte della classe operaia: la Rivoluzione culturale proletaria in Cina.
Noi pensiamo che la Rcp in Cina sia stata la terza grande rivoluzione che ha attraversato il secolo, le tre tappe della via rivoluzionaria del movimento operaio, del movimento comunista: la Comune di Parigi, la Rivoluzione d'Ottobre e la Grande rivoluzione culturale proletaria.
La ribellione delle masse giovanili e poi proletarie a Shanghai e infine i dei contadini che ha attraversato la Cina in quel decennio è un grandissimo fenomeno di massa come l'umanità raramente ha vissuto. 

La Comune di Shanghai lancia lo slogan, che poi dilagherà negli anni '70 ma la cui validità è difficile

pc 3 marzo - INDIA: Violenza sulle donne, lo "strano passatempo” dei poliziotti fascisti

India - Il passatempo vergognoso dei poliziotti del Chhattisgarh

Il 31 gennaio, Gayathiri Bose, una 33enne madre di Singapore, è stata costretta dai funzionari della sicurezza presso l'aeroporto di Francoforte (in rotta verso Parigi) ad allattare per dimostrare che stava ancora allattando perché hanno pensato che il tiralatte fosse sospetto. Stava viaggiando senza il suo bambino a causa di alcuni motivi familiari. Bose ha detto alla BBC che è stata costretta ad andare in una stanza privata per essere interrogata da un ufficiale donna, dove le è stato detto di aprire la camicetta, mostrare il suo seno e spremere. Dopo un calvario di 45 minuti le è stato permesso di salire a bordo sul suo volo per Parigi. Bose ha detto di essersi sentita 'umiliata' e sta valutando un'azione legale. Bose è istruita, distinta e benestante e può perseguire i suoi aguzzini, e fare una fortuna da un possibile risarcimento danni. Il comportamento del funzionario tedesco è deplorevole, anche se è stato stimolato dall’ombra incombente del terrorismo globale.

Se siete scioccati nel sentire parlare dell'umiliazione di Gayathiri Bose, trattenete il respiro; sarete ancora più scossi nel leggere su quanto sta accadendo in casa nostra. A Francoforte, a Bose è stato chiesto di allattare da un "ufficiale donna", che non ha toccato il suo seno. Nella regione Bastar del Chhattisgarh, poliziotti, sì, avete sentito bene (poliziotti di sesso maschile), spremono i seni delle giovani donne tribali per "certificare" che sono in fase di allattamento. Ancor più disgustoso è il fatto che i seni delle donne vengono toccati e spremuti con il pretesto di "operazioni anti-nazionali" da

pc 3 marzo - 8 Marzo... dalle precarie di Palermo denunciate a tutte le lavoratrici, compagne, donne la cui doppia lotta questo Stato, questa società vuole criminalizzare SCIOPERIAMO TUTTE!


MANIFESTAZIONE ORE 10.30 DA PIAZZA INDIPENDENZA... FINO IN PREFETTURA

INTERVENTO AL CORTEO CITTADINO POMERIDIANO PIAZZA MASSIMO ORE 17,30

Mfpr Palermo

pc 3 marzo - Contro il G7 di Taormina, via il fascio-imperialista Trump... intervento di proletari comunisti all'assemblea di Palermo

Il nostro intervento all’assemblea, visti i tantissimi interventi e i tempi davvero stretti, è stato sintetizzato così:

“Questa che ci si presenta è una opportunità che tutti noi dobbiamo cogliere per denunciare l’imperialismo del G7… noi, come proletari comunisti, abbiamo fatto un nostro appello… ed è anche logico che ce ne siano degli altri… questi diversi appelli devono servire a raccogliere le forze per una grande e combattiva manifestazione, contro il concentrato di imperialismo che ci sarà il 26… l’imperialismo è guerra, sono due parole che sono una cosa sola… la crisi lunga dieci anni rende isterici gli imperialisti e questo isteria adesso ha la faccia di Trump (e Taormina sarà la sua prima uscita pubblica internazionale), ma proprio perché è stato detto nell’introduzione che il sistema imperialista è cambiato, la nostra non deve essere una risposta isterica, se cambiamenti ci sono stati bisogna studiarli, è necessario uno studio approfondito dell’imperialismo per conoscerlo a agire di conseguenza… vista l’enorme militarizzazione del territorio, qualcuno ha parlato di modi diversi di manifestare, di usare anche la fantasia, ebbene è giusto che ci sia fantasia e di modi se ne possono trovare, ma il problema principale è il lavoro intenso che bisogna fare per arrivare alla manifestazione, coinvolgere quanti più settori sociali come diceva il compagno all’inizio … la militarizzazione è già lì: ci sono 6.000 agenti a Taormina … e “avremo gli occhi del mondo addosso” come dicono alcuni politici locali… e questo vale anche per noi, avremo gli occhi del mondo addosso e si dovrà vedere, per questo bisogna lavorare molto tra le masse in questi tre mesi per arrivare alla manifestazione… per sintetizzare:
l’imperialismo (in crisi) produce effetti contro le masse,
bisogna individuare esattamente questi effetti e quali settori “sociali” reali vengono colpiti,
agire dentro questi settori per trarre le forze da portare contro il G7,
anche contro il proprio imperialismo che adesso ha la faccia di Gentiloni,

a Taormina bisogna esserci e deve essere una presenza forte!”

giovedì 2 marzo 2017

pc 2 marzo - Foggia - SGOMBERO DEL GRAN GHETTO: LO STATO DEPORTA E REPRIME, NOI NON CI ARRENDIAMO



da campagne in lotta


Ha dell’assurdo quanto sta succedendo da giorni al Ghetto di Rignano in provincia di Foggia. Il 23 febbraio le persone che vivevano a Casa Sankara – spazio di proprietà della regione – senza ricevere alcuna informazione sono state deportate all’Arena, alla periferia di San Severo. A partire dalla notte del 28 febbraio e durante tutta la giornata del 1 marzo le deportazioni sono continuate coinvolgendo più di 100 persone, sottratte alla propria casa, contro la loro volontà e a volte con la forza, senza sapere dove sarebbero stati portati.
Le due strutture di San Severo, senza acqua calda fino a poche ore fa, e quella di Casa Sankara, sulla statale 16 nei pressi di San severo, non hanno assolutamente la capienza necessaria ad ospitare le persone sgomberate dalle proprie case. 7a8b00e6-64f2-4917-a0e3-cddff9870557Nella notte tra il 28 Febbraio e il 1 Marzo le persone hanno dormito in strada: la polizia ha impedito loro di rientrare nelle baracche. Chi vive nel ghetto, oggi come tre anni fa –quando la precedente giunta regionale si lanciò nello stesso tentativo di “svuotamento” – dichiara a gran voce di non voler essere deportata da nessun’altra parte, a fronte di nessuna garanzia sulla possibilità di lavorare e di raggiungere i luoghi di lavoro.
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La regione Puglia dice che tutto procede secondo i piani. Il dirigente della regione Stefano Fumarulo, nonostante incontri istituzionali avvenuti, lo scorso anno, tra membri della Rete, del Comitato dei lavoratori e la stessa regione , non ha aperto alcun canale di interlocuzione con i lavoratori. Anche singoli avventori, attivisti e solidali, che hanno raggiunto il Ghetto nella giornata di Mercoledì, per poter guardare da vicino com’era la situazione, non sono riusciti a superare i cordoni delle Forze dell’Ordine.
Come se non bastasse, la Questura di Foggia nel frattempo ha posto sotto fermo decine di persone, portate via perché senza documenti, nonostante da anni gli abitanti e i lavoratori del Ghetto stanno portando avanti un percorso di regolarizzazione riconosciuto dalle istituzioni locali, in primis la Questura stessa.
Dulcis in fundo, ieri si registrano nel territorio di San Severo 150 nuovi tesseramenti al Partito Democratico, tutti di persone straniere. Guarda caso gli stessi numeri che corrispondono alle deportazioni in atto verso casa Sankara e l’Arena.
Per Emiliano il congresso del PD inizia sulla pelle dei lavoratori delle campagne.
Da anni le mobilitazioni di centinaia di lavoratori delle campagne rivendicano alle istituzioni locali una casa,documenti, e contratti di lavoro.
Siamo arrivati fino al Ministero dell’Interno a Roma con la nostra lotta.
Oggi nella “Europa dei diritti” vengono trascinate via dalle loro abitazioni centinaia di persone, che, non sanno, tuttora, dove verranno spostati; trattati come un pacco, un prodotto, da poter riutilizzare al momento giusto, durante la raccolta del pomodoro questa estate, pronto ad essere sfruttato a dovere per i maxiprofitti delle aziende locali e delle multinazionali che investono sul territorio della provincia di Foggia.
Oggi, 2 Marzo, gli abitanti e le abitanti del Gran ghetto sono scesi in corteo dal cimitero alla Prefettura per protestare contro la deportazione e l’impedimento a continuare a vivere nelle loro case, senza alcuna alternativa valida. Ancora una volta queste persone non si arrendono, e urlano con forza il loro diritto ad avere case, contratti regolari e trasporti, contro i piani criminali di governo e regione.
CI CACCIATE DALLE CASE, CI TROVERETE NELLE STRADE!
BASTA REPRESSIONE, BUGIE E DEPORTAZIONI, VOGLIAMO CASE, TRASPORTO, CONTRATTI!
WE NEED YES!

pc 2 marzo - con renzi fuori dal governo - il comitato d'affari dei suoi sodali e padrini va in frantumi

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Il Tribunale di Firenze ha condannato Denis Verdini a 9 anni per il crac del Credito cooperativo fiorentino. La pena è stata decisa dal collegio presieduto dal giudice Mario Profeta. I giudici, che non hanno riconosciuto l’associazione a delinquere assolvendo tutti per questo reato, hanno inflitto cinque anni e sei mesi ciascuno agli imprenditori Riccardo Fusi e Roberto Bartolomei. Condannato anche il deputato di Ala Massimo Parisi
di F. Q.

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