I compagni e gli antifascisti romani salutano la compagna Bianca Bracci Torsi
venerdì 19 dicembre 2014
pc 19 dicembre - Un saluto a Bianca Bracci Torsi partigiana e comunista
E' morta domenica sera a Roma la compagna Bianca
Bracci Torsi, ex partigiana e dirigente politica prima nel Pci e poi nel Prc.
Bianca è stata una presenza costante in questi anni anche tra i compagni più
giovani, per dare continuità alla memoria storica dell'antifascismo. Ma Bianca
era anche una compagna che non faceva sconti sulla politica. Non era una figura
consolatoria di una ex partigiana ma un dirigente politico, fino all'ultimo.Chi
l'ha conosciuta non può dimenticarla....
I compagni e gli antifascisti romani salutano la compagna Bianca Bracci Torsi
I compagni e gli antifascisti romani salutano la compagna Bianca Bracci Torsi
pc 19 dicembre - G8 Genova 2001 lo stato della tortura a Bolzaneto paga... forse
G8, l’ultimo schiaffo. Il ministero scrive ai feriti di Bolzaneto: forse vi paghiamo
Una scena del film “Diaz - Don’t Clean Up This Blood ” sulle violenze a Bolzaneto
Genova - Rosanna Allueva oggi ha 34 anni, vive in Spagna e si è vista recapitare la comunicazione del Ministero cinque giorni fa. Le spiegavano che dei diecimila euro, di cui è in credito con lo Stato italiano dal 2008 per le torture subite nella caserma di Bolzaneto dopo il G8 di Genova, forse gliene arriveranno settemila nei prossimi mesi. Forse.
Ancora più disarmante la lettera incamerata da Morgan Hager, americana, il 16 maggio scorso: «Le comunichiamo che stiamo provvedendo all’accredito delle somme a lei dovute». Mai visto un euro. E via così, senza trascurare l’inquietante documento regalato dal ministero degli Esteri nel novembre 2013.
La Corte europea dei diritti dell’uomo chiedeva a che punto fossero i risarcimenti per chi subì i soprusi di poliziotti e agenti penitenziari nell’improvvisato carcere della Valpolcevera. L’ufficio dell’agente del governo italiano, organismo delegato a rispondere, indicò una ventina di nomi che già a quella data sarebbero stati «in tutto o in parte risarciti». Era falso: con altrettante dichiarazioni giurate, gli stessi presunti beneficiari hanno smentito la circostanza. Non solo. Nel medesimo report si ribadiva che per ciascun ferito erano state comunque avviate le procedure di risarcimento già al 29 novembre 2013: falso, come dimostrano le missive recapitate negli ultimi giorni. E ad oggi, la conferma arriva dai legali Stefano Bigliazzi, Riccardo Passeggi, Laura Tartarini ed Emanuele Tambuscio ai quali si sono affidate numerose parti civili, diverse decine di vittime non hanno ricevuto tutto ciò che spetta da almeno sette anni.
pc 19 dicembre - NO TAV.. caccia alle streghe e rappresaglia contro il movimento non si fermano
No Tav, sette rinviati a giudizio per la notte di guerriglia al cantiere

Stavolta l'accusa non è di terrorismo ma di violenza a pubblico ufficiale: la notte del 19 luglio 2013 un folto gruppo di manifestanti inscenò con pietre e petardi un attacco alla sede dei lavori

Per quell'episodio il gup Massimo Scarabello ha disposto oggi 7 rinvii a giudizio. I No Tav saranno quindi processati in tribunale a Torino tra un anno, il 17 dicembre 2015, con l'accusa di violenza a pubblico ufficiale. Una loro compagna, giudicata con il rito abbreviato, è stata assolta. L'attacco del 19 luglio seguiva quello del 14 maggio precedente, che la Procura subalpina aveva qualificato come atto di terrorismo: uno scenario che non è stato però accolto, con la sentenza di ieri, dalla Corte d'Assise.
pc 19 dicembre - COMUNICATO DEI MAOISTI MAROCCHINI SULLA LOTTA DEI PRIGIONIERI POLITICI NELLE CARCERI DEL PAESE
Riceviamo e pubblichiamo questo comunicato dei compagni maoisti marocchini, dopo i due brevi aggiornamenti che abbiamo diffuso recentemente, questo comunicato fornisce un quadro più completo e aggiornato.
Scioperi della fame nelle carceri dello stato reazionario marocchino!
Il movimento comunista in Marocco soffre da decenni di duri colpi da parte della reazione al potere. Questi colpi sono o sequestri, o omicidi notturni o arresti ripetuti quasi quotidianamente contro attivisti di estrema sinistra che si battono per Rivoluzione Democratica popolare. E' in questo contesto che si inscrive l'arresto di un gruppo di compagni marxisti-leninisti-maoisti- i compagni che oggi sono davvero un pericolo contro la classe reazionaria al potere per le lotte che conducono con le masse, con le masse di studenti e di tutti i proletari.
Questo pericolo per il potere deriva anche dal fatto che questi compagni per difendere e attuare l'ideologia del proletariato sviluppata al suo massimo grado: cioè il marxismo-leninismo-maoismo.
Alcuni di questi compagni prigionieri (4 su 6 ancora in stato di detenzione ) entrano regolarmente in sciopero della fame come arma all'interno delle carceri, al fine di trasformare quest'ultime in un baluardo della lotta contro la reazione.
Questi scioperi sono svolti principalmente per denunciare le condizioni di detenzione dei compagni e per strappare i loro diritti negati. Chi sono questi compagni?
ElKHALFAOUI Aziz è stato arrestato il 04/09/2014. Il suo procedimento è ancora in corso: nessuna condanna è stata pronunciata contro di lui fino ad oggi. Si tratta di un processo politico puro. Egli è stato la mente del movimento di massa del 20 febbraio e delle masse studentesche di Marrakech. Si tratta di un vero comunista ed è stato uno dei leader del movimento studentesco marxista - leninista - maoista marocchino. Porta avanti uno sciopero della fame dal 03/12/2014 nel carcere di Marrakech.
Redouane EL AADIMI è stato arrestato anche il 04/09/2014. Il suo procedimento è ancora in corso: nessuna condanna è stata pronunciata contro di lui. Si tratta di uno dei militanti della tendenza studentesca della via democratica di base maoista di Marrakech. Ha partecipato attivamente alla ricostruzione di questa tendenza sul piano ideologico, politico e organizzativo - dopo che quest'ultima aveva ricevuto un colpo nel 2008. Questi due compagni conducono uno sciopero della fame per diversi motivi:
* Per mettere fine all'isolamento in cui si trovano.
* Per ripristinare il diritto alla visita delle loro famiglie.
* Per l'accelerazione del loro processo.
* Per strappare il permesso di continuare i loro studi.
* Per beneficiare della biblioteca del carcere.
* Per denunciare le molestie quotidiane delle guardie carcerarie.
* Per denunciare il divieto imposto su di loro sull'uso di telefoni carcerari al fine di comunicare con le loro famiglie.
La salute di questi compagni peggiora di giorno in giorno.
Il compagno ELKHALFAOUI è stata trasportato lo scorso Lunedi in un ospedale fuori del carcere, mentre era in coma. Inoltre soffre di dolori acuti allo stomaco, con diarrea e perdita di sangue. Inoltre, non può più parlare o muoversi. Infine, va segnalato che il compagno è asmatico.
Redouane EL ÂADIMI, anche lui ha iniziato uno sciopero della fame dal 03/12/2014. Egli soffre di forti dolori alla testa e non può muoversi o parlare. Infine, va notato che questi due compagni sono minacciati di essere gettati in prigione se persistono nel loro sciopero della fame. Dopo diversi giorni di sciopero della fame, altri due compagni imprigionati nel carcere di Tiznit, nel sud del Marocco, si sono uniti allo sciopero della fame:
Aziz Elbour è uno di loro. Questo compagno - a sua volta - è stato arrestato il 15/02/2014 e condannato a tre anni di carcere. Era anche un attivista della tendenza studentesca della via democratica di base maoista di Marrakech. Ha iniziato uno sciopero della fame dal 10/12/2014 in solidarietà con i suoi compagni di Marrakech e anche per rivendicare il diritto di continuare il suo percorso di studi. Questo compagno aveva già iniziato con i suoi compagni ELMOUDEN, ELMSKINI, Talhaoui, diversi scioperi della fame in solidarietà con Georges Ibrahim Abdallah; un altro in solidarietà con la rivolta del popolo in Turchia lo scorso anno; un altro ancora in solidarietà con il movimento popolare e i prigionieri politici in Marocco. A causa di questi digiuni ripetuti, la sua condizione è diventata catastrofica ed è già stato trasferito diverse volte in ospedale.
ELMOUDEN Mohamed è stato arrestato il 15/02/2013; è stato condannato a 3 anni di carcere. Si tratta di uno dei leader della tendenza studentesca della via democratica di base maoista di Marrakech. Questa è la seconda volta che è stato arrestato a causa del suo attivismo in questa tendenza e la sua appartenenza all' UNEM. Inizierà un nuovo sciopero della fame venerdì 19/12/2014 in solidarietà con i compagni di Marrakech. Anche lui ha già iniziato vari scioperi della fame con il suo gruppo di 10.
Questi compagni sono il nucleo solido che il martello del regime reazionario non può rompere. Si tratta di militanti marxisti-leninisti-maoisti. Il loro unico scopo è quello di far avanzare il processo rivoluzionario nel punto più alto, al fine di risolvere la difficile contraddizione tra l'alleanza rivoluzionaria contro l'alleanza delle classi dominanti. Questi attivisti sono tra i migliori attivisti comunisti in Marocco. Ecco perché è dovere d di tutti a sostenerli con tutti i mezzi.
La solidarietà è la nostra arma. Usiamola!
Viva la solidarietà proletaria!
Viva la rivoluzione marocchina e
internazionale!
Viva il marxismo-leninismo-maoismo!
giovedì 18 dicembre 2014
pc 18 dicembre - FORMAZIONE OPERAIA su "IL CAPITALE" di KARL MARX – 5
I giovedì della formazione operaia riprenderanno l'8 gennaio 2015
Con questo punto Marx chiude
l'analisi della merce, riassumendone il contenuto, utilizzando alcuni esempi
storici di società diverse, dei diversi modi di produzione.
Dunque, perché è stato ed è
così difficile capire cos'è la merce e cos'è il denaro (e il capitale) e quindi
come funziona la società in cui viviamo? In che rapporto sta questa "incomprensione"
con la coscienza sociale di una determinata formazione sociale? Basta
comprendere i meccanismi del suo funzionamento per rovesciare la società
borghese?
4. Il carattere di feticcio
della merce e il suo arcano
Dunque, abbiamo visto che il carattere
mistico della merce non sorge dal suo essere valore d'uso. E nemmeno dal suo essere prodotto del lavoro
umano cioè valore.
Ma il valore non porta
scritto in fronte quel che è. Anzi, il valore trasforma ogni prodotto di lavoro
in un geroglifico sociale appena assume forma di merce. E quindi il
carattere di mistero nasce evidentemente, proprio da tale forma.
Riassumendo: nel sistema sociale
capitalistico i lavori privati, mediante lo scambio generalizzato,
diventano immediatamente articolazioni naturali spontanee della divisione
sociale del lavoro, del lavoro complessivo, lavori sociali che
producono oggetti che diventano merci.
Il cervello dei produttori
privati rispecchia a sua volta questo duplice carattere sociale dei loro
lavori privati. La forma merce, quindi, rimanda agli uomini come uno
specchio i caratteri sociali del loro proprio lavoro trasformati in caratteri
oggettivi dei prodotti di quel lavoro, in proprietà sociali naturali di
quelle cose.
Queste cose si scambiano
attraverso la forma finita della merce - la forma di denaro – ed è
questa forma che vela materialmente, invece di svelarlo, il carattere
sociale dei lavori privati, e quindi i rapporti sociali dei lavoratori
privati.
Quel che qui assume per gli
uomini la forma fantasmagorica di un rapporto fra cose è soltanto il rapporto
sociale determinato fra gli uomini stessi.
Quindi, Marx procede e dice che
per trovare un'analogia, dobbiamo involarci nella regione nebulosa del mondo
religioso. Qui, i prodotti del cervello umano paiono figure indipendenti,
dotate di vita propria, che stanno in rapporto fra di loro e in rapporto con
gli uomini. Così, nel mondo delle merci, fanno i prodotti della mano umana.
Questo io chiamo, dice Marx, il feticismo che s'appiccica ai prodotti
del lavoro appena vengono prodotti come merci, e che quindi è inseparabile
dalla produzione delle merci.
E non basta, dice Marx, scoprire
scientificamente che i prodotti del lavoro, in quanto valori, sono soltanto
espressioni materiali del lavoro umano speso nella loro produzione; questo fa
epoca nella storia dello sviluppo dell'umanità, ma non disperde affatto
la parvenza che il carattere sociale del lavoro appartenga agli oggetti. È per
questa "naturalezza" che gli uomini pensano di pensare con la propria
testa! Perciò, anche se si comprende la natura reale della società, se la si
vuole cambiare, compito degli uomini, come stretta necessità, è quello di organizzarsi!
Le forme, merce, denaro (denaro
nella forma di capitale) costituiscono le categorie dell'economia borghese.
Sono forme di pensiero socialmente valide, quindi oggettive, per
i rapporti di produzione di questo modo di produzione sociale storicamente
determinato, per i rapporti di produzione della produzione di merci.
Quindi, appena ci rifugiamo in altre
forme di produzione, scompare subito tutto il misticismo del mondo delle merci,
tutto l'incantesimo e la stregoneria che circondano di nebbia i prodotti del
lavoro sulla base della produzione di merci.
** Marx comincia con un esempio
che allora era di moda ricordare, quello di Robinson Crusoe, e dice, Poiché
l'economia politica predilige le robinsonate (e questo lo possiamo ben dire
anche oggi) evochiamo per primo Robinson nella sua isola. Sobrio com'è
di natura, ha tuttavia bisogni di vario genere da soddisfare, e quindi deve
compiere lavori utili di vario genere, deve fare strumenti, fabbricare mobili,
addomesticare dei lama, pescare, cacciare, ecc. Qui non parliamo delle preghiere
e simili, poiché il nostro Robinson ci prende il suo gusto e considera tali
attività come ricreazione. Nonostante la differenza fra le sue funzioni
produttive egli sa che esse sono soltanto differenti forme di operosità
dello stesso Robinson, e dunque modi differenti di lavoro umano. Proprio la
necessità lo costringe a distribuire esattamente il proprio tempo fra le sue
differenti funzioni. Che l'una prenda più posto, l'altra meno posto nella sua
operosità complessiva dipende dalla difficoltà maggiore o minore da superare
per raggiungere il desiderato effetto d'utilità. Questo glielo insegna
l'esperienza, e il nostro Robinson che ha salvato dal naufragio orologio, libro
mastro, penna e calamaio, comincia da buon inglese a tenere la contabilità di se
stesso. Il suo inventario contiene un elenco degli oggetti d'uso che possiede,
delle diverse operazioni richieste per la loro produzione, e infine del tempo
di lavoro che gli costano in media determinate quantità di questi diversi
prodotti. Tutte le relazioni fra Robinson e le cose che costituiscono la
ricchezza che egli stesso s'è creata, sono qui tanto semplici e trasparenti
che perfino il signor M. Wirth potrebbe capirle senza particolare sforzo
mentale. Eppure, vi sono contenute tutte le determinazioni essenziali del
valore.
** Trasportiamoci ora dalla
luminosa isola di Robinson nel tenebroso Medioevo europeo. Qui, invece
dell'uomo indipendente, troviamo che tutti sono dipendenti: servi della gleba e
padroni, vassalli e signori feudali, laici e preti. La dipendenza personale
caratterizza tanto i rapporti sociali della produzione materiale, quanto le
sfere di vita su di essa edificate. Ma proprio perché rapporti personali di
dipendenza costituiscono il fondamento sociale dato, lavori e prodotti non
hanno bisogno di assumere una figura fantastica differente dalla loro realtà:
si risolvono nell'ingranaggio della società come servizi in natura e
prestazioni in natura. La forma naturale del lavoro, la sua particolarità, è
qui la sua forma sociale immediata, e non la sua generalità, come avviene sulla
base della produzione di merci. La corvée si misura col tempo, proprio come il
lavoro produttore di merci, ma ogni servo della gleba sa che quel che egli
aliena al servizio del suo padrone è una quantità determinata della sua
forza-lavoro personale. La decima che si deve fornire al prete è più
evidente della benedizione del prete. Quindi, qualunque sia il giudizio che si
voglia dare delle maschere nelle quali gli uomini si presentano l'uno
all'altro in quel teatro, i rapporti sociali delle persone appaiono in ogni
modo come loro rapporti personali, e non sono travestiti da rapporti
sociali delle cose, dei prodotti del lavoro.
Prima di passare al prossimo
esempio Marx ricorda che per quanto riguarda il lavoro comune, cioè immediatamente
socializzato, attraverso la proprietà comune della terra, questo lo
si trova all'inizio della storia di ogni popolo civile.
** Un esempio più vicino è
costituito dall'industria rusticamente patriarcale d'una famiglia di
contadini, che produce grano, bestiame, filati, tela, pezzi di vestiario,
ecc. Per quanto riguarda la famiglia, queste cose differenti si presentano come
prodotti differenti del suo lavoro familiare; invece per quanto riguarda le
cose stesse, esse non si presentano reciprocamente l'una all'altra come merci.
I differenti lavori che generano quei prodotti, aratura, allevamento, filatura,
tessitura, sartoria, nella loro forma naturale sono funzioni sociali, poiché
sono funzioni della famiglia che ha, proprio come la produzione di merci, la
sua propria divisione del lavoro, naturale ed originaria. Le differenze di
sesso e di età, e le condizioni naturali di lavoro varianti col variare della
stagione, regolano la distribuzione di quelle funzioni entro la famiglia e il
tempo di lavoro dei singoli membri. Però qui il dispendio delle forze-lavoro
individuali misurato con la durata temporale si presenta per la sua natura
stessa come determinazione sociale dei lavori stessi, poiché le forze-lavoro
individuali operano per la loro stessa natura soltanto come organi dalla
forza-lavoro comune della famiglia.
Quegli antichi organismi sociali
di produzione, dice Marx, sono straordinariamente più semplici e più
trasparenti dell'organismo borghese, ma poggiano o sulla immaturità
dell'uomo individuale, che ancora non s'è distaccato dal cordone ombelicale del
legame naturale di specie con altri uomini, oppure su rapporti immediati
di padronanza e di servitù. Sono il portato di un basso grado di
svolgimento delle forze produttive del lavoro, e di rapporti fra gli uomini
chiusi entro il processo materiale di generazione della vita, e quindi fra loro
stessi, e fra loro e la natura: rapporti che sono ancora impacciati, in
corrispondenza a quel basso grado di svolgimento.
Tale impaccio reale si rispecchia
idealmente nelle antiche religioni naturali ed etniche. Il riflesso
religioso del mondo reale può scomparire, in genere, soltanto quando i rapporti
della vita pratica quotidiana presentano agli uomini giorno per giorno
relazioni chiaramente razionali fra di loro e fra loro e la natura. La
figura del processo vitale sociale, cioè del processo materiale di produzione,
si toglie il suo mistico velo di nebbie soltanto quando sta, come prodotto di
uomini liberamente uniti in società, sotto il loro controllo cosciente e
condotto secondo un piano. Tuttavia, affinché ciò avvenga si richiede un
fondamento materiale della società, ossia una serie di condizioni materiali
di esistenza che a loro volta sono il prodotto naturale originario della
storia di uno svolgimento lungo e tormentoso.
** Immaginiamoci in fine, per
cambiare, un'associazione di uomini liberi che lavorino con mezzi di
produzione comuni e spendano coscientemente le loro molte forze-lavoro
individuali come una sola forza-lavoro sociale. Qui si ripetono tutte le
determinazioni del lavoro di Robinson, però socialmente invece che
individualmente. Tutti i prodotti di Robinson erano sua produzione
esclusivamente personale, e quindi oggetti d'uso, immediatamente per lui. La
produzione complessiva dell'associazione è una produzione sociale. Una
parte, serve a sua volta da mezzo di produzione, Rimane sociale. Ma un'altra
parte viene consumata come mezzo di sussistenza dai membri dell'associazione.
Quindi deve essere distribuita fra di essi. Il genere di tale distribuzione
varierà col variare del genere particolare dello stesso organismo sociale di
produzione e del corrispondente livello storico di sviluppo dei produttori. Solo
per mantenere il parallelo con la produzione delle merci presupponiamo che la partecipazione
di ogni produttore ai mezzi di sussistenza sia determinata dal suo tempo di
lavoro. Quindi il tempo di lavoro rappresenterebbe una doppia parte. La sua
distribuzione, compiuta socialmente secondo un piano, regola l'esatta
proporzione delle differenti funzioni lavorative con i differenti bisogni.
D'altra parte, il tempo di lavoro serve allo stesso tempo come misura della
partecipazione individuale del produttore al lavoro in comune, e quindi anche
alla parte della produzione comune consumabile individualmente. Le relazioni
sociali degli uomini coi loro lavori e con i prodotti del loro lavoro rimangono
qui semplici e trasparenti tanto nella produzione quanto nella distribuzione.
Al contrario, le formule usate
dalla borghesia portano segnata in fronte la loro appartenenza a una formazione
sociale nella quale il processo di produzione padroneggia gli uomini, e
l'uomo non padroneggia ancora il processo produttivo: ed esse valgono per
la sua coscienza borghese come necessità naturale, ovvia quanto il
lavoro produttivo stesso. Le forme preborghesi dell'organismo sociale di
produzione vengono quindi trattate dall'economia politica press'a poco come le
religioni precristiane sono trattate dai padri della Chiesa. E qui Marx
aggiunge una nota: gli economisti, dice, hanno uno strano modo di procedere.
Per essi ci sono soltanto due specie di istituzioni, quelle artificiali e
quelle naturali. Le istituzioni feudali sono artificiali, quelle borghesi sono
naturali. In questo assomigliano ai teologi, che anch'essi pongono due specie
di religione. Tutte le religioni che non sono la loro, sono invenzioni degli
uomini, mentre la propria religione emana da Dio. Così di storia ce n'è stata,
ma non ce n'è più!
E i borghesi infatti ancora oggi
dicono che questo sistema sociale non si può cambiare, che è il migliore dei
mondi possibili!
Oramai è chiaro, invece, anche ai ciechi che il capitalismo,
questa società borghese, è la peggiore che l'umanità abbia mai visto e che dal
suo interno si sono sviluppate già le condizioni per il suo superamento verso
una società superiore in cui siano appunto gli uomini a padroneggiare il
processo produttivo, il loro processo vitale.
(a ritrovarci giovedì 8 gennaio 2015 - per ora: auguri per un nuovo anno di lotta teorica e pratica)
(a ritrovarci giovedì 8 gennaio 2015 - per ora: auguri per un nuovo anno di lotta teorica e pratica)
pc 18 Dicembre - AGGIORNAMENTI: "EMERGENZA nel carcere di Tiznit in MAROCCO!"
Il nostro compagno prigioniero politico Mohamed ELMOUADEN ha iniziato questo venerdì 19/12/2014, uno sciopero della fame per tre giorni poi prolungato in solidarietà con i suoi compagni Aziz ELKHALFAOUI e Redouane ELHADIMI essi stessi in sciopero della fame dal 03/12/2014 nella prigione di Marrakesh. Membro del gruppo, Mohamed Aziz ELMOUADEN Elbour - gruppo noto anche come quello degli studenti prigionieri di Marrakech - è un compagno che è stato condannato a tre anni di carcere. Attualmente sta scontando la sua pena nel carcere di Tiznit in compagnia del suo amico Aziz Elbour che è egli stessa in sciopero della fame dal 10/12/2014 per strappare il suo legittimo diritto di poter continuare i suoi studi e abbiamo già detto circa la sua salute molto preoccupante . Ricordiamo, inoltre, che i due compagni Aziz ELKHALFAOUI e Redouane ELHADIMI - sono perseguiti per il loro coinvolgimento nel movimento 20 febbraio - sono in completo isolamento e che la loro salute è anche fortemente deteriorata in questi ultimi giorni: più volte, il compagno Aziz ELKHALFAOUI è caduto in coma; inoltre Redouane ELHADIMI ha perso ogni capacità di movimento e di parola.Supportiamo i nostri compagni!
pc 18 dicembre - Fiat Termini Imerese "cinque anni di bluff"... la Grifa fallisce prima di cominciare e arriva una "nuova" azienda…
Così titola la repubblica di Palermo di oggi, mentre il Sole
24 ore parla di "ultima spiaggia" e qualche altro di "ore
decisive"… ma oramai hanno quasi tutti il tono della presa in giro, perché
che questa "vertenza" si sia trasformata in barzelletta lo hanno
capito quasi tutti… tranne forse i sindacalisti che, ancora una volta, si sono
detti prima delusi, poi meravigliati e poi come sempre speranzosi…
Mentre gli operai si preparano ad un sit-in venerdì 19,
davanti lo stabilimento di Termini Imerese, in concomitanza con il nuovo
incontro previsto al Mise, durante il quale l'azienda dovrebbe presentare il
piano industriale, proviamo a fare il punto su questa ennesima nuova proposta
avanzata dal Ministero dello Sviluppo (?) Economico.
Nell'incontro previsto per martedì scorso il ministro dello
Sviluppo Economico De Vincenti ha annunciato "a sorpresa" che la
Grifa non era più della partita e che adesso, ci ricorda il Sole24Ore di ieri: "Il
nuovo cavaliere bianco per Termini Imerese si chiama Metec... È invece uscita
completamente di scena, per "mancata capitalizzazione" la proposta di
Grifa il cui piano industriale prevedeva la produzione di auto ibride nel sito
che fa tuttora capo alla Fiat; sparito anche il fantomatico finanziatore
brasiliano (Banco Brj)." E qui, tutti coloro che avevano dato per certo
l'accordo, a cominciare dal nuovo segretario generale della Cisl, Annamaria
Furlan, che aveva parlato di "'accordo innovativo' e di 'un progetto vero
e solido dal punto di vista finanziario che salvaguarda l'occupazione, pure
nell'indotto." (che profonda lungimiranza!) dovrebbero chiedere scusa e
nascondersi per sempre! E invece...
La Metec "è la holding di un gruppo che produce
componenti auto con attività in Italia, Polonia e Brasile; il bilancio 2013 si
è chiuso con 270 milioni di euro di fatturato consolidato, un utile di 6
milioni e un patrimonio netto a fine anno di 58 milioni. De Vincenti ha
definito la sua solidità industriale "fuori discussione". (!) La più
nota fra le controllate di Metec è la carrozzeria Stola; oltre metà del
fatturato deriva dalla Stola do Brasil."
"In una conversazione con il Sole24Ore, Ginatta, l'amministratore
delegato di questa azienda, "67 anni, è amico di lunga data della famiglia
Agnelli (era con loro in tribuna a vedere la Juventus ai tempi dell'Avvocato) e
ha in passato rilavato varie aziende dal gruppo Fiat"; si dice "molto ottimista"
sull'operazione ma avverte che "abbiamo ricevuto due ore fa la bozza di
contratto per la cessione di ramo d'azienda, e i tempi sono strettissimi".
Non è detto, dunque, che l'operazione vada in porto; anche l'ammontare
degli investimenti complessivi previsti non è definito, ma sarà comunque
inferiore ai 100 milioni del progetto Grifa."
I soldi, come si sa, dovrebbe metterli la regione Sicilia
che ieri "ha approvato l'accordo di programma (ma quante volte lo approva
questo programma!?) che prevede complessivamente 140 milioni di euro di
finanziamento per i futuri investimenti e contratti di sviluppo; ad essi si
aggiungeranno da un lato i fondi che verranno messi a disposizione dal
ministero dello Sviluppo Economico, dall'altro i 150 milioni della stessa
Regione destinati al miglioramento delle infrastrutture." Non solo per lo
stabilimento Fiat quindi, ma per tutta l'area industriale di Termini! Quindi
potrebbero non bastare!
"Il contratto approvato ieri in Regione – ricorda Linda
Vancheri, assessore (si fa per dire!) alle Attività produttive – copre, oltre
che l'impianto ex Fiat di Termini Imerese, anche un a parte dell'indotto; si
tratta di un accordo "open", ovvero resta valido anche dopo il cambio
di cavallo avvenuto ieri in corsa tra Grifa e Metec."
Sulla "solidità finanziaria" sembra questa volta
che nessuno abbia dubbi. Sarà la volta buona, allora? Chissà. Intanto i dubbi,
come si è visto, ci sono: se si tratta di componentistica per esempio è chiaro
che ci vuole tempo per riorganizzare la fabbrica e quindi i pochi mesi per
ripartire di cui parla la Metec non sono credibili. Mentre se si tratta di produrre
auto elettriche o ibride i problemi potrebbero essere ancora maggiori, mentre
la cosa più "semplice" sarebbe quella di assemblare auto.
pc 18 dicembre - REPRESSIONE/RIBELLIONE... DA PILLOLE COMUNISTE
"La repressione non ferma ma alimenta la ribellione" è un concetto scientifico, strategico, guai a non comprenderlo nella sua dialettica. Non c'è niente di spontaneo in questo. E' così se i comunisti lo affermano tra le avanguardie e le masse.
Pillole comuniste - 2
21.2.14
Pillole comuniste - 2
21.2.14
pc 18 dicembre - NO TAV immediate manifestazioni contro la condanna dei compagni, mentre per la procura di torino la caccia alle streghe deve continuare
No Tav bloccano l’autostrada
Blitz sulla Torino-Frejus in Val di Susa, all’altezza della galleria
di Giaglione. Circolazione interrotta per alcuni minuti. Treno occupato
a Novara, passeggeri costretti a scendere
Blocchi stradali e un treno occupato
Un gruppo di una ventina di No Tav incappucciati ha bloccato temporaneamente l’autostrada Torino-Frejus all’altezza della galleria di Giaglione, in direzione Francia, Hanno acceso fumogeni e srotolato uno striscione. Sul posto la polizia, dopo una breve manifestazione hanno lasciato libera la sede stradale e la circolazione è ripresa regolarmente. Altri attivisti No Tav hanno invece occupato il treno regionale 2012 Milano-Torino, su cui stavano viaggiando, costringendo i passeggeri a scendere alla stazione di Novara per proseguire con un altro treno. Il convoglio è ora bloccato a Novara e sul posto sta operando la Polfer. I No Tav, una trentina, si rifiutano di lasciare il convoglio.
«Smentito il piano accusatorio e cadute le parti civili #notav», aggiunge il gruppo RadiAzione.info. «I #notav non sono terroristi... Lo sancisce una sentenza... I terroristi siete voi #tav», ma «Se sei un #notav sta attento perché potresti essere condannato anche tu a 3 anni e mezzo per aver distrutto un compressore»,«Caduta l’accusa di terrorismo per i #notav... Ma tre anni e sei mesi sono comunque un’ingiustizia bella e buona», Nessuna giustizia come sempre. Siamo tutti #notav».
NOTAV FIRENZE
manifestazione ieri
Assemblea No Tav firenze
la Procura studia una nuova strategia
Per effetto dei molti dubbi e dei troppi pettegolezzi che aleggiano da mesi al «Bruno Caccia» qualcuno, in queste ore, punta il dito anche contro il rigoroso presidente della Corte d’assise Paolo Capello. «In questo processo ha detto troppi no» dicono. Lasciando intendere che, forse, senza di lui la sentenza sarebbe stata differente.
pc 18 dicembre - Catalogna - Stato spagnolo, ondata di arresti tra gli anarchici - risposta con una manifestazione di duemila persone
CATALUNYA: Más de 2.000 personas protestan en Barcelona por la detención de anarquistas.
El único terrorista el Estado Capitalista" o "Si
tocan a una nos tocan a todas"
Barcelona, 16 dic (EFE).- Más de dos mil personas se han manifestado hoy en Barcelona para protestar por la detención de once personas por su presunta implicación en una organización terrorista de carácter anarquista, a la que se le atribuyen varios atentados con artefactos explosivos, una manifestación que ha terminado con algunos incidentes.
La manifestación ha sido convocada a través de las redes sociales y ha comenzado con una concentración en la plaza del Diamant, en el barrio de Gràcia, donde se ha reclamado la puesta en libertad de las once personas que han sido detenidas en Barcelona, Manresa, Sabadell y Madrid.Tras la concentración en la plaza del Diamant, buena parte de los concentrados se ha manifestado por diferentes calles de la ciudad y un grupo ha tratado de llegar hasta la sede de la Delegación del Gobierno en Cataluña, en la calle Mallorca, a la que no han podido acercarse debido al fuerte dispositivo que habían desplegado las unidades antidisturbios de los Mossos d'Esquadra.
Ha sido entonces cuando pequeños grupos han empezado a tirar e incendiar contenedores, a romper cristales de entidades bancarias y de algunas agencias inmobiliarias, e incluso, la luna trasera de un vehículo de alta gama aparcado en las inmediaciones.
Los alborotadores han vuelto a trasladarse entonces al barrio de Gràcia, donde se han repetido los disturbios con la quema de contenedores y rotura de cristales de entidades bancarias, mientras los Mossos d'Esqudra trataban de dispersarlos.
Hasta el momento, los Mossos d'Esquadra no han informado de que se hayan producido detenciones.
En la concentración que ha
precedido a la manifestación, los participantes, que llevaban pancartas
en las que se leía "El único terrorista el Estado Capitalista" o "Si
tocan a una nos tocan a todas", han rechazado que se vincule anarquismo y
terrorismo.
pc 18 dicembre - Tifoserie fascio-assassine a Madrid - arresti. Un articolo dei compagni galiziani dal blog Dazibaorojo
Madrid: 41 arresti per l'omicidio di "Jimmy", tra loro fascisti, un poliziotto e un soldato
marco santopadreIl membro dei Riazor Blues, gruppo di sinistra e indipendentista galiziano della tifoseria del Deportivo La Coruña, fu aggredito insieme ad alcune decine di suoi compagni da un centinaio di tifosi dell’Atletico Madrid e di altre squadre, fu pestato e poi gettato nel fiume Manzanarre.
Tra gli arrestati nell’ambito della cosiddetta “Operación Neptuno” ci sono, informano le autorità, una donna, tre minorenni, un Guardia Civil (corpo di polizia militarizzata) e un soldato dell’Unità Militare di Emergenza. Le ultime detenzioni risalgono proprio alle ultime ore e riguardano un residente nel municipio di Parla (a poca distanza da Madrid) noto col soprannome di “El bufalo” e per la sua militanza nell’estrema destra, e quattro abitanti di Gijón, nelle Asturie. Gli arrestati sono stati accusati di “rissa”, “detenzione illecita di armi” e alcuni di “omicidio”. Di quest’ultima accusa sono imputati due degli arrestati, tra cui “El bufalo” ritenuti gli autori materiali dell’assassinio. Secondo la polizia il tassista di Parla avrebbe avuto relazioni strette con il gruppo di tifosi dell’Atletico Madrid soprannominato Bastión, al quale apparteneva Ricardo Guerra, un fascista condannato per l’omicidio nel 1998 dell’indipendentista e antifascista basco, oltre che tifoso della Real Sociedad, Aitor Zabaleta.
Il giorno stesso dell’omicidio erano state arrestate 21 persone, per lo più tifosi del Deportivo, denunciati e rimessi quasi subito in libertà.
Così come i due presunti autori materiali, anche la maggior parte degli altri arrestati sono membri del gruppo di estrema destra della tifoseria dell’Atletico Madrid denominato “Frente Atletico”. Poi ci sono quattro componenti della tifoseria di estrema destra dello Sporting di Gijón, appartenenti a un gruppo denominato Ultra Boys accorsi a Madrid per ‘dare una lezione’ ai rossi del Riazor Blues e man forte ai camerati del Frente Atletico.
Nella perquisizione del bar El Duraton, che si trova a poche centinaia di metri dallo stadio dove avvenne l’aggressione, e luogo abituale di ritrovo degli estremisti del Frente Atletico, i poliziotti hanno trovato numerose spranghe e bastoni.
Le autorità insistono sul fatto che la “rissa” fu il risultato di un appuntamento che le varie tifoserie di estrema destra e di estrema sinistra si erano dati in precedenza alla fermata dei pullman attigua allo stadio principale di Madrid, il Vicente Calderon, la mattina del primo dicembre, a poche ore dall’incontro tra Deportivo e Atletico, basandosi sul fatto che tra gli arrestati c’era anche un componente dei Bukaneros, gruppo di estrema sinistra del Rayo Vallecano (una delle squadre della capitale iberica). Ma i Riazor Blues negano la circostanza così come i Bukaneros, secondo i quali l’arrestato attribuito dalla polizia al loro gruppo in realtà non lo è affatto.
Jimmy, el fascismo y los medios de comunicación. Un articulo del blog El diario de Asier.
En este caso, los medios de comunicación no han esperado para pronunciarse. Los medios al servicio del Capital, o dicho de otra manera, los medios del Capital no han tardado en clasificar el asesinato de pelea, accidente, incidente o reyerta. Es decir, el asesinato se produjo porque dos bandos radicales y extremistas se pelearon y debido a ello, por accidente murió Jimmy, miembro de Riazor Blues. Entonces, si fue una pelea entre dos, el asesinato fue consecuencia de la pelea, podría haber muerto cualquier miembro de los dos bandos, ergo, Jimmy no es ningún santo y le mataron por meterse en medio de la trifulca. Pero eso es mentira. Los medios capitalistas, en su afán de equiparar el fascismo con el antifascismo y así crear confusión entre sus lectores o telespectadores, acabaron mintiendo y diciendo que la pelea había sido organizada, planificada y que los Riazor Blues que venían desde A Coruña ya habían quedado con los del Frente Atlético para pegarse y organizar una batalla campal. Es irónico, pues la propia Policía Nacional, a la cual medios para descubrir qué paso y sobre todo para averiguar si de verdad se organizó la batalla campal no le faltan (sobre todo cuando les interesa), asegura que no hay constancia policial de que haya habido convocatoria previa a través de las redes sociales y que no hubo un desafío cruzado entre los dos equipos. ¿Es la Policía Nacional la tapadera de Riazor Blues para encubrir sus actos? Imposible. Entonces, si los medios de comunicación afirman que sí hubo quedada, ¿por qué no se preparó la Policía para evitar la batalla campal? ¿para qué iba a querer Riazor Blues quedar con el Frente Atlético si éste le superaba en número y material? ¿por qué llegó la Policía 2 horas más tarde? Pues porque en realidad, no hubo quedada. Los medios de comunicación mienten.
El capitalismo siempre y cuando le interesa, acaba equiparando a la víctima con el agresor para generar confusión y equidistancia. Ocurre, por ejemplo, cuando los imperialistas bombardearon y asesinaron a miles de personas en Libia o cuando intentaron masacrar Siria. La equidistancia siempre está servida y siempre sirve al agresor. Como diría Desmond Tutú, si eres neutral en situaciones de injusticia has elegido el lado del opresor. Pero, ¿por qué les interesa a los medios difamar? Porque los oprimidos y las víctimas de lo ocurrido ayer, son antifascistas y el antifascismo escuece cuando vivimos en un Estado de naturaleza fascista y reaccionaria. Al capitalismo no le interesa el antifascismo.
Los Riazor Blues fueron víctimas de una emboscada por parte de un centenar de fascistas del Frente Atlético. El Frente Atlético sabía dónde iba a parar el autobús de los hinchas de Riazor Blues porque fueron avisados por miembros de Democracia Nacional e hinchas del Atlético de A Coruña que les pasaron información al Frente Atlético de Madrid sobre la llegada lo los seguidores del Deportivo. El mismo día del asesinato el miembro de Democracia Nacional que regenta el bar escribía en su perfil de Facebook “gracias y mal gracias al Frente Atlético por saldar mis cuentas pendientes, que buen lugar es el Manzanares para nadar”. Sin embargo, ¿qué pasa si afirmas que los dos bandos ‘quedaron para pegarse’? Que se iguala víctima y agresor y se estandariza la muerte del primero, es decir, se normaliza la muerte de alguien por el simple hecho de tratarse de una pelea organizada por los dos bandos. Y como la manipulación afirma tal barbaridad, se minimiza la muerte de Jimmy el antifascista y la balanza se iguala ocultando el verdadero rostro de los asesinos. Porque todavía, a día de hoy, ningún medio de comunicación ha denunciado, ni ha subrayado que el Frente Atlético es un movimiento nazi y fascista. ¿Por qué van a hablar de fascismo pudiendo hablar de extrema derecha e extrema izquierda para así equipararlos? ¿Por qué van a decir la verdad y afirmar que los Riazor Blues fueron víctimas de una emboscada fascista pudiendo decir que se peleaban por fútbol?
No obstante, la intoxicación de los medios ha ido más allá todavía, se ha evitado hablar de los asesinos y se ha puesto en marcha una campaña de criminalización hacia los Riazor Blues y hacia Jimmy el asesinado por los nazis. No han tardado en clasificar al asesinado como drogadicto, deficiente, infantil, ultra que ya arrastraba varios antecedentes policiales, etc. Una campaña extremadamente vomitiva y repugnante que tiene como finalidad la de banalizar a Jimmy y a los Riazor Blues y vulgarizar a los agredidos hasta el punto de considerarlos chusma, lumpen o gente que no estaba bien de la cabeza. Entonces ya nadie se acuerda de los asesinos y de su ideología nacionalsocialista. Esto nos recuerda al famoso eslogan patriarcal que enseña a las mujeres a no ser violadas “no provocando al hombre” en vez de enseñar al hombre a no violar. Si una mujer es violada es porque iba provocando con sus ropajes, Jimmy fue asesinado por lo mismo, por provocar. ¡La culpa siempre del oprimido!
También mienten incluyendo a los Bukaneros en la pelea y en las agresiones, lo cual ha obligado a la peña antifascista del Rayo a salir al paso de estas difamaciones manifestando oficialmente que Bukaneros no ha estado implicado en dichos sucesos, así como ninguno de sus miembros (…) denunciando la campaña de persecución mediática hacia nuestro colectivo y consideramos lamentable y cínica la actitud de la Policía y de los medios de comunicación que ha utilizado los hechos dramáticos ocurridos esta mañana como arma arrojadiza contra nuestro colectivo.
Para finalizar, tampoco podíamos esperar menos de la LFP, de su presidente, Javier Tebas, ex-miembro de movimiento nazi Fuerza Nueva, de Enrique Cerezo, Gil Marín o Simeone, los cuales simpatizan públicamente con el Frente Atlético. Tanto la LFP, así como el Atlético de Madrid son cómplices de los asesinatos.
Con todo esto queda claro que los que ganan son los medios de comunicación, la ideología dominante, gana la desideologización de los hechos, gana el Capital y pierde la imagen del movimiento antifascista, con lo cual significa y toma una importancia fundamental la organización y coordinación de los antifascistas para combatir estas concepciones fabricadas por los imperialistas y los fascistas, valga la redundancia y para seguir organizándonos y solidarizándonos con los caídos. Porque no debe de haber fascistas ni en la calle, ni en la grada.
pc 18 dicembre - Con la domestica dei militari e della Nato Pinotti il governo Renzi manda 500 soldati in Iraq. Lna denuncia, dove stiamo andando e perchè in un articolo nell'ultimo numero di proletari comunisti
da contropiano
Arriva anche la Nato?
Gli
ultimi soldati italiani si ritirarono dall’Iraq occupato insieme a
statunitensi e soci in nome del ritorno della democrazia, nel dicembre
del 2006. Pochi anni dopo media e governi sentenziarono che finalmente,
dopo decenni di guerre, embarghi, attentati, bombardamenti e morti “la
guerra in Iraq era finita”.
Ma la realtà dei fatti si è presto incaricata di smentire quelle ottimistiche valutazioni.
Nelle scorse settimane il governo Renzi, con la ministra Pinotti in prima fila, aveva già deciso di inviare in Medio Oriente un certo numero di militari e di caccia, affermando che si trattava del contributo di Roma alla ‘coalizione contro l’Isis’ che vede protagonisti gli Stati Uniti e le petromonarchie della penisola arabica, oltre a Gran Bretagna, Francia e Germania accorsi per contendere a Washington l’egemonia nell’area.
Sembrava che – nonostante la gravità di una decisione mai votata dal parlamento italiano - tutto finisse con un pugno di soldati e qualche aereo da bombardamento da poter vantare come indispensabile contributo del governo a guida Pd alla ‘lotta contro il terrorismo’.
Ma è di queste ore la notizia che l’Italia ha deciso di inviare nel nord dell’Iraq più di 500 soldati, tra l’altro pare dopo aver dovuto scontrarsi con i comandi militari statunitensi a capo dell’operazione “Inherent Resolve”, che evidentemente non erano proprio entusiasti dell’arrivo del contingente di Roma. Che nel caso avrebbero voluto spedire assai più a sud – tra Baghdad e Nassiryah – lontano da un’area evidentemente più strategica per il controllo dell’intera regione.
Il compito dei soldati italiani sarà ufficialmente quello di sostenere le milizie agli ordini del governo regionale curdo di Erbil, un’entità di fatto in competizione con quello di Baghdad e legata invece a doppio filo non solo a Washington, ma anche a Israele che “tollera” l’Isis in funzione anti Hezbollah e anti Assad e anche al regime turco che ormai neanche prova più a nascondere il proprio sostegno di miliziani del Califfato che fanno strage di curdi in tutta la regione.
La base degli italiani sarà stabilita presso l’aeroporto di Erbil dove sono già acquartierate le truppe e i servizi di intelligence degli Stati Uniti, della Gran Bretagna, della Francia e della Germania.
Dei 525 soldati incaricati di contrastare lo Stato Islamico 220 appartengono all'Aeronautica e sono già operativi da ottobre in tre diverse basi aeree del Kuwait insieme ad un aereo da rifornimento Boeing KC 767A, 2 droni Predator e 4 bombardieri Tornado. Altri 250 soldati, aggiunti alla missione, appartengono invece all'Esercito.
Secondo Gianandrea Gaiani de Il Sole 24 Ore, “fonti che hanno chiesto l’anonimato” informano che gli italiani dovrebbero essere comandati a turno da un comandante italiano e da uno tedesco, nell’ambito di una missione di fatto guidata da Berlino alla quale starebbero per unirsi piccoli contingenti militari provenienti anche da Olanda, Belgio e Danimarca.
Nel frattempo alcuni “soldati curdi” – quei peshmerga che fuggirono a gambe levate davanti ai primi attacchi dei miliziani jihadisti lasciando intere città indifese - stanno per arrivare in Italia per essere istruiti all’uso di armamenti dismessi quali mitragliatrici pesanti, blindati e armi controcarro che dovrebbero essere inviate a Erbil prossimamente insieme a un nuovo carico di munizioni prodotte decenni fa in Unione Sovietica, prelevate dal famoso arsenale di armi che furono sequestrate ai croati nel 1994 e da allora ammassate nei magazzini italiani.
Sempre secondo Gaiani – normalmente bene informato - una cinquantina di militari italiani saranno assegnati con compiti di consulenza presso i comandi iracheni a Baghdad e presso il quartier generale dell'operazione “Inherent Resolve” guidata dal generale statunitense James Terry.
Di fatto il governo Renzi sta decidendo l’invio di una consistente missione militare all’estero e il coinvolgimento dell’Italia nell’ennesima guerra (poco convenzionale ma pur sempre guerra) senza coinvolgere il paese e neanche un parlamento che ormai è completamente svuotato ed esautorato. Secondo la versione ufficiale di Mogherini e Pinotti, l’invio dei soldati italiani nell’area è fondamentale per evitare una catastrofe umanitaria e per respingere gli assalti degli islamisti contro i curdi. Se questa è la missione i soldati e i caccia italiani rivolgeranno le loro armi anche contro i turchi, che bombardano le postazioni del Pkk, permettono all’Isis di tenere nel sud dell’Anatolia le proprie basi e di sconfinare in territorio iracheno e siriano? Nel momento in cui i contingenti militari di Washington e delle petromonarchie dovessero utilizzare la propria massiccia presenza in Iraq per iniziare l’invasione della Siria e perseguire la destituzione del suo governo - obiettivo non certo celato – cosa faranno le truppe italiane?
L’ipocrisia di questa operazione e della sua copertura ideologica sembra abbastanza evidente.
Una scelta gravissima, tenendo conto del fatto che presto ad affiancare le forze di una missione che non ha la copertura dell’Onu ma comunque appare come guidata da una coalizione internazionale relativamente ampia potrebbero arrivare le forze della Nato. Sarebbe stato lo stesso governo iracheno, oltre al Qatar, a chiedere che sia l’Alleanza Atlantica a farsi carico dell’addestramento delle forze locali da impiegare contro i miliziani islamisti. Gli Stati Uniti hanno già chiesto agli alleati – Italia compresa – di mettere a disposizione dell’eventuale missione delle unità di forze speciali da impiegare in prima linea anche nel Kurdistan iracheno dopo che sono già entrate in funzione nelle aree di Mosul, Baji e Ramadi, composte da statunitensi, britannici e australiani. Secondo alcune indiscrezioni anche la Spagna sarebbe disposta ad inviare le sue truppe speciali nel sud del paese dilaniato, e proprio in queste ore il premier Mariano Rajoy ha annunciato l’invio di 300 “istruttori”.
Anche Washington, Londra e Berlino hanno annunciato recentemente l'invio di parecchie centinaia di militari in aggiunta a quelli già impegnati in Iraq. Segno che il "sostegno" al paese distrutto dalla guerra civile proprio grazie all'invasione straniera sta diventando rapidamente una nuova occupazione.
Governo Renzi e la politica estera e militare dell’Italia imperialista
Quando si è insediato e in tutta la fase della sua “scalata” (come dice lui) del PD e del governo, Renzi è sembrato disinteressarsi della politica estera, della politica militare e del ruolo dell’imperialismo italiano nel contesto della Nato nel mondo.
A distanza di alcuni mesi, Renzi come persona ha continuato più o meno sullo stesso piano, ma il suo governo certamente no, perchè il governo Renzi, di cui i padroni e gli industriali in particolare sono gli azionisti di maggioranza, è pur sempre un governo di tutta la borghesia imperialista italiana, e l’imperialismo italiano è parte integrante dell’imperialismo europeo e dell’alleanza imperialista Nato a egemonia Usa.
Quindi, qualsiasi governo, si può dire, su questo piano va in automatico, e Generali, Servizi, Ministeri degli Esteri e della Difesa sono dentro poteri obiettivamente più importanti e più influenti dei temporanei capi di governo.
Nel governo Renzi questi ministeri importanti sono affidati a piccoli personaggi, la Pinotti, prima la Mogherini e ora Gentiloni; ma quanto più scadenti, insignificanti sono questi personaggi tanto più questi campi – la Difesa, la Politica estera – vengono sottratti sostanzialmente al dominio della politica politicante che caratterizza il governo e Renzi ancor più. I ministri diventano quindi dei semplici portavoce, segretari o segretarie, più segretarie, dei gestori reali della politica estera e della difesa. Con l’aggravante che questi poteri si esercitano senza alcuna mediazione, parlamentare e politica, e questi ministri dimostrano una sorta di eccesso di zelo che li fa peggiori di molti dei ministri dei precedenti governi.
La Mogherini sia nella politica estera italiana, sia ora nella politica europea è una pura portavoce delle decisioni delle potenze imperialiste dominanti in Europa e, sulle grandi questioni, vedi Ucraina, Iraq, ecc., dell’imperialismo dominante, quello Usa.
Così come la ex pacifista Pinotti al ministero della Difesa agisce come grottesco Ufficio stampa delle decisioni dei militari e della Nato.
Il risultato è quindi che “all’ombra di Renzi” si assiste alla crescita delle spese militari e dell’interventismo imperialista. E, nei prossimi mesi vedremo quanto dentro la spirale del nuovo acutizzarsi della tendenza alla guerra nei diversi scenari del mondo venga trascinato il nostro paese.
Il governo Renzi è pienamente schierato con i nazisti in Ucraina e a sostegno del regime di Kiev, nonostante sia evidente che gli interessi economici di alcuni settori della borghesia italiana siano in aperto contrasto con questo indirizzo per i loro legami con la Russia di Putin. Per cui si finisce per assistere ad una sorprendente recita in cui Berlusconi e Salvini si fanno portavoce della continuità dei legami con la Russia di Putin - cosa che risulta perfino ironica se si pensa che all’inizio le obiezioni sulla Mogherini venivano anche dagli ambienti statunitensi che temevano l’indirizzo filo Russia dei governanti italiani, memori anche della posizione dell’ultimo governo di Berlusconi. Invece, la Mogherini immediatamente entrata al ministero si è dimostrata tra le più filoamericane in Europa e questo le è servito da pass per l’attuale carica che riveste.
Il governo Renzi si è schierato in prima fila per il nuovo intervento imperialista in Iraq, organizzato dall’imperialismo Usa nel quadro della presunta crociata anti Isis, mera facciata della volontà di mantenere le grinfie sul petrolio in tutta l’area, e di occupare delle posizioni nel “domino” della nuova fase di contesa con la Russia e la Cina. Il governo italiano, tramite il ministero della Difesa, ha organizzato in fretta e furia un invio di armi obsolete ai kurdi che sono diventate materia di scandalo e di solita figura da “imperialismo straccione” servile dell’Italia.
Il governo Renzi si è sprecato nel sostegno e nell’amicizia ad Israele mentre questi massacra donne e bambini a Gaza.
Il governo Renzi si fa promotore attivo di un nuovo intervento militare in Libia, in preda al caos del post-Gheddafi. Si può dire che non c’è campagna lanciata da Obama, o dichiarazione di Obama che non vedano Renzi fargli da controcanto zelante, predisponendo così l’imperialismo italiano a nuove sciagurate avventure militari.
Sul fronte militare il governo continua l’operazione degli ultimi governi di piazzisti dell’industria bellica, di sostenitori dell’incremento delle spese militari. Nonostante si chiedano tagli in tutti i ministeri e in tutte le forme possibili, qui i tagli, quando ci sono, sono compatibili con i piani e programmi delle forze armate, esistenti da anni, che vogliono ammodernare e rendere più efficiente la macchina militare liberandola da zavorre di tipo militar-civile o militar-anziani che sono in contrasto con la funzione attuale delle forze armate nelle guerre presenti e future.
Sugli F35 si mantiene questa dotazione di aerei divenuti ormai senza sponsor, se non quelli puramente e semplicemente espressione degli interessi dei padroni dell’industria bellica in Usa e Italia.
Si conferma e si realizza il Muos in spregio alleproteste di gran parte della popolazione di Niscemi e della Sicilia.
.........
Con il governo Renzi e questi ministri è come se fossimo in presenza di un governo ombra in materia di Esteri e Difesa, fuori dal controllo del parlamento, della stampa e, quindi, in una oscurità voluta che ci trascina nel vortice delle guerre in corso e che fa del nostro governo una sorta di “servo padrone” ancora e principalmente dell’imperialismo Usa....
Arriva anche la Nato?
Ma la realtà dei fatti si è presto incaricata di smentire quelle ottimistiche valutazioni.
Nelle scorse settimane il governo Renzi, con la ministra Pinotti in prima fila, aveva già deciso di inviare in Medio Oriente un certo numero di militari e di caccia, affermando che si trattava del contributo di Roma alla ‘coalizione contro l’Isis’ che vede protagonisti gli Stati Uniti e le petromonarchie della penisola arabica, oltre a Gran Bretagna, Francia e Germania accorsi per contendere a Washington l’egemonia nell’area.
Sembrava che – nonostante la gravità di una decisione mai votata dal parlamento italiano - tutto finisse con un pugno di soldati e qualche aereo da bombardamento da poter vantare come indispensabile contributo del governo a guida Pd alla ‘lotta contro il terrorismo’.
Ma è di queste ore la notizia che l’Italia ha deciso di inviare nel nord dell’Iraq più di 500 soldati, tra l’altro pare dopo aver dovuto scontrarsi con i comandi militari statunitensi a capo dell’operazione “Inherent Resolve”, che evidentemente non erano proprio entusiasti dell’arrivo del contingente di Roma. Che nel caso avrebbero voluto spedire assai più a sud – tra Baghdad e Nassiryah – lontano da un’area evidentemente più strategica per il controllo dell’intera regione.
Il compito dei soldati italiani sarà ufficialmente quello di sostenere le milizie agli ordini del governo regionale curdo di Erbil, un’entità di fatto in competizione con quello di Baghdad e legata invece a doppio filo non solo a Washington, ma anche a Israele che “tollera” l’Isis in funzione anti Hezbollah e anti Assad e anche al regime turco che ormai neanche prova più a nascondere il proprio sostegno di miliziani del Califfato che fanno strage di curdi in tutta la regione.
La base degli italiani sarà stabilita presso l’aeroporto di Erbil dove sono già acquartierate le truppe e i servizi di intelligence degli Stati Uniti, della Gran Bretagna, della Francia e della Germania.
Dei 525 soldati incaricati di contrastare lo Stato Islamico 220 appartengono all'Aeronautica e sono già operativi da ottobre in tre diverse basi aeree del Kuwait insieme ad un aereo da rifornimento Boeing KC 767A, 2 droni Predator e 4 bombardieri Tornado. Altri 250 soldati, aggiunti alla missione, appartengono invece all'Esercito.
Secondo Gianandrea Gaiani de Il Sole 24 Ore, “fonti che hanno chiesto l’anonimato” informano che gli italiani dovrebbero essere comandati a turno da un comandante italiano e da uno tedesco, nell’ambito di una missione di fatto guidata da Berlino alla quale starebbero per unirsi piccoli contingenti militari provenienti anche da Olanda, Belgio e Danimarca.
Nel frattempo alcuni “soldati curdi” – quei peshmerga che fuggirono a gambe levate davanti ai primi attacchi dei miliziani jihadisti lasciando intere città indifese - stanno per arrivare in Italia per essere istruiti all’uso di armamenti dismessi quali mitragliatrici pesanti, blindati e armi controcarro che dovrebbero essere inviate a Erbil prossimamente insieme a un nuovo carico di munizioni prodotte decenni fa in Unione Sovietica, prelevate dal famoso arsenale di armi che furono sequestrate ai croati nel 1994 e da allora ammassate nei magazzini italiani.
Sempre secondo Gaiani – normalmente bene informato - una cinquantina di militari italiani saranno assegnati con compiti di consulenza presso i comandi iracheni a Baghdad e presso il quartier generale dell'operazione “Inherent Resolve” guidata dal generale statunitense James Terry.
Di fatto il governo Renzi sta decidendo l’invio di una consistente missione militare all’estero e il coinvolgimento dell’Italia nell’ennesima guerra (poco convenzionale ma pur sempre guerra) senza coinvolgere il paese e neanche un parlamento che ormai è completamente svuotato ed esautorato. Secondo la versione ufficiale di Mogherini e Pinotti, l’invio dei soldati italiani nell’area è fondamentale per evitare una catastrofe umanitaria e per respingere gli assalti degli islamisti contro i curdi. Se questa è la missione i soldati e i caccia italiani rivolgeranno le loro armi anche contro i turchi, che bombardano le postazioni del Pkk, permettono all’Isis di tenere nel sud dell’Anatolia le proprie basi e di sconfinare in territorio iracheno e siriano? Nel momento in cui i contingenti militari di Washington e delle petromonarchie dovessero utilizzare la propria massiccia presenza in Iraq per iniziare l’invasione della Siria e perseguire la destituzione del suo governo - obiettivo non certo celato – cosa faranno le truppe italiane?
L’ipocrisia di questa operazione e della sua copertura ideologica sembra abbastanza evidente.
Una scelta gravissima, tenendo conto del fatto che presto ad affiancare le forze di una missione che non ha la copertura dell’Onu ma comunque appare come guidata da una coalizione internazionale relativamente ampia potrebbero arrivare le forze della Nato. Sarebbe stato lo stesso governo iracheno, oltre al Qatar, a chiedere che sia l’Alleanza Atlantica a farsi carico dell’addestramento delle forze locali da impiegare contro i miliziani islamisti. Gli Stati Uniti hanno già chiesto agli alleati – Italia compresa – di mettere a disposizione dell’eventuale missione delle unità di forze speciali da impiegare in prima linea anche nel Kurdistan iracheno dopo che sono già entrate in funzione nelle aree di Mosul, Baji e Ramadi, composte da statunitensi, britannici e australiani. Secondo alcune indiscrezioni anche la Spagna sarebbe disposta ad inviare le sue truppe speciali nel sud del paese dilaniato, e proprio in queste ore il premier Mariano Rajoy ha annunciato l’invio di 300 “istruttori”.
Anche Washington, Londra e Berlino hanno annunciato recentemente l'invio di parecchie centinaia di militari in aggiunta a quelli già impegnati in Iraq. Segno che il "sostegno" al paese distrutto dalla guerra civile proprio grazie all'invasione straniera sta diventando rapidamente una nuova occupazione.
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da proletari comunisti nov-dic 2014Governo Renzi e la politica estera e militare dell’Italia imperialista
Quando si è insediato e in tutta la fase della sua “scalata” (come dice lui) del PD e del governo, Renzi è sembrato disinteressarsi della politica estera, della politica militare e del ruolo dell’imperialismo italiano nel contesto della Nato nel mondo.
A distanza di alcuni mesi, Renzi come persona ha continuato più o meno sullo stesso piano, ma il suo governo certamente no, perchè il governo Renzi, di cui i padroni e gli industriali in particolare sono gli azionisti di maggioranza, è pur sempre un governo di tutta la borghesia imperialista italiana, e l’imperialismo italiano è parte integrante dell’imperialismo europeo e dell’alleanza imperialista Nato a egemonia Usa.
Quindi, qualsiasi governo, si può dire, su questo piano va in automatico, e Generali, Servizi, Ministeri degli Esteri e della Difesa sono dentro poteri obiettivamente più importanti e più influenti dei temporanei capi di governo.
Nel governo Renzi questi ministeri importanti sono affidati a piccoli personaggi, la Pinotti, prima la Mogherini e ora Gentiloni; ma quanto più scadenti, insignificanti sono questi personaggi tanto più questi campi – la Difesa, la Politica estera – vengono sottratti sostanzialmente al dominio della politica politicante che caratterizza il governo e Renzi ancor più. I ministri diventano quindi dei semplici portavoce, segretari o segretarie, più segretarie, dei gestori reali della politica estera e della difesa. Con l’aggravante che questi poteri si esercitano senza alcuna mediazione, parlamentare e politica, e questi ministri dimostrano una sorta di eccesso di zelo che li fa peggiori di molti dei ministri dei precedenti governi.
La Mogherini sia nella politica estera italiana, sia ora nella politica europea è una pura portavoce delle decisioni delle potenze imperialiste dominanti in Europa e, sulle grandi questioni, vedi Ucraina, Iraq, ecc., dell’imperialismo dominante, quello Usa.
Così come la ex pacifista Pinotti al ministero della Difesa agisce come grottesco Ufficio stampa delle decisioni dei militari e della Nato.
Il risultato è quindi che “all’ombra di Renzi” si assiste alla crescita delle spese militari e dell’interventismo imperialista. E, nei prossimi mesi vedremo quanto dentro la spirale del nuovo acutizzarsi della tendenza alla guerra nei diversi scenari del mondo venga trascinato il nostro paese.
Il governo Renzi è pienamente schierato con i nazisti in Ucraina e a sostegno del regime di Kiev, nonostante sia evidente che gli interessi economici di alcuni settori della borghesia italiana siano in aperto contrasto con questo indirizzo per i loro legami con la Russia di Putin. Per cui si finisce per assistere ad una sorprendente recita in cui Berlusconi e Salvini si fanno portavoce della continuità dei legami con la Russia di Putin - cosa che risulta perfino ironica se si pensa che all’inizio le obiezioni sulla Mogherini venivano anche dagli ambienti statunitensi che temevano l’indirizzo filo Russia dei governanti italiani, memori anche della posizione dell’ultimo governo di Berlusconi. Invece, la Mogherini immediatamente entrata al ministero si è dimostrata tra le più filoamericane in Europa e questo le è servito da pass per l’attuale carica che riveste.
Il governo Renzi si è schierato in prima fila per il nuovo intervento imperialista in Iraq, organizzato dall’imperialismo Usa nel quadro della presunta crociata anti Isis, mera facciata della volontà di mantenere le grinfie sul petrolio in tutta l’area, e di occupare delle posizioni nel “domino” della nuova fase di contesa con la Russia e la Cina. Il governo italiano, tramite il ministero della Difesa, ha organizzato in fretta e furia un invio di armi obsolete ai kurdi che sono diventate materia di scandalo e di solita figura da “imperialismo straccione” servile dell’Italia.
Il governo Renzi si è sprecato nel sostegno e nell’amicizia ad Israele mentre questi massacra donne e bambini a Gaza.
Il governo Renzi si fa promotore attivo di un nuovo intervento militare in Libia, in preda al caos del post-Gheddafi. Si può dire che non c’è campagna lanciata da Obama, o dichiarazione di Obama che non vedano Renzi fargli da controcanto zelante, predisponendo così l’imperialismo italiano a nuove sciagurate avventure militari.
Sul fronte militare il governo continua l’operazione degli ultimi governi di piazzisti dell’industria bellica, di sostenitori dell’incremento delle spese militari. Nonostante si chiedano tagli in tutti i ministeri e in tutte le forme possibili, qui i tagli, quando ci sono, sono compatibili con i piani e programmi delle forze armate, esistenti da anni, che vogliono ammodernare e rendere più efficiente la macchina militare liberandola da zavorre di tipo militar-civile o militar-anziani che sono in contrasto con la funzione attuale delle forze armate nelle guerre presenti e future.
Sugli F35 si mantiene questa dotazione di aerei divenuti ormai senza sponsor, se non quelli puramente e semplicemente espressione degli interessi dei padroni dell’industria bellica in Usa e Italia.
Si conferma e si realizza il Muos in spregio alleproteste di gran parte della popolazione di Niscemi e della Sicilia.
.........
Con il governo Renzi e questi ministri è come se fossimo in presenza di un governo ombra in materia di Esteri e Difesa, fuori dal controllo del parlamento, della stampa e, quindi, in una oscurità voluta che ci trascina nel vortice delle guerre in corso e che fa del nostro governo una sorta di “servo padrone” ancora e principalmente dell’imperialismo Usa....
pc 18 dicembre - NOTAV vogliamo i compagni liberi
3 anni e 6 mesi, cade l’accusa di terrorismo per Chiara, Claudio, Mattia, Niccolò
Cade definitivamente l’accusa di terrorismo e con esso tutto l’impianto accusatorio formulato dai pm con l’elmetto Padalino e Rinaudo. Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò sono stati condannati a 3 anni e 6 mesi per danneggiamento aggravato, porto d’arma da guerra e violenza a pubblico ufficiale. C’è anche una multa di 5000 euro a testa e un risarcimento, del quale non si conosce la cifra, a Ltf mentre sono stati negati quelli richiesti dall’avvocatura dello stato e dal Sap.
Non si può esultare per una sentenza del genere, con i 4 notav dietro alle sbarre, ma quantomeno per una volta la sentenza non ha dato credito alla vendicativa e persecutoria linea di condotta della procura di Torino, che è bene ricordarlo, nasce nelle viscere dei fantasmi tanto cari all’ex procuratore Giancarlo Caselli, coordinatore della crociata contro i notav.
Il ridimensionamento delle accuse è un fatto positivo, perché sgretola il castello imbastito dai pm, già smontato dalla Cassazione, ma riapplicato nel caso di Lucio, Francesco e Graziano.
Dopo oltre un anno di dura detenzione, giustificata dal capo d’accusa oggi crollato, li vogliamo tutti liberi!
pc 18 dicembre - Oggi accoglienza proletaria a Livorno per il ministro-jobsact-fasciomafia Poletti
Come Coordinamento lavoratori e lavoratrici livornesi in lotta
in lotta abbiamo deciso di partecipare al presidio " STOP JOBS ACT" che
molti lavoratori e lavoratrici della provincia di Pisa stanno
organizzando.
L'appuntamento per partire insieme da Livorno è
alle ore 20,00 alla Stazione Centrale di Livorno, da dove partiremo in
auto per Navacchio.
SE COLPISCONO UNO COLPISCONO TUTTI!
SE COLPISCONO UNO COLPISCONO TUTTI!
![STOP JOBS ACT! STOP MAFIA! da Livorno a Navacchio per il presidio contro il ministro Poletti!
Giovedì 18 dicembre alle 20,30 il ministro del lavoro POLETTI interverrà per spiegare la riforma del lavoro presso il Polo Tecnologico di Navacchio (Pi) [ Via Mario Giuntini 12 - Navacchio Di Cascina (Pisa)]
Come Coordinamento lavoratori e lavoratrici livornesi in lotta abbiamo deciso di partecipare al presidio "STOP JOBS ACT " che molti lavoratori e lavoratrici della provincia di Pisa stanno organizzando.
L'appuntamento per partire insieme da Livorno è alle ore 20,00 alla Stazione Centrale di Livorno, da dove partiremo in auto per Navacchio.
SE COLPISCONO UN* COLPISCONO TUTT*!
VI ASPETTIAMO!
Lavoratori Lavoratrici Livornesi
https://www.facebook.com/events/628986567228231/?context=create&previousaction=create&source=49&sid_create=2535035174#](https://fbcdn-sphotos-g-a.akamaihd.net/hphotos-ak-xpf1/v/t1.0-9/s480x480/10450797_1593972490823615_4978861511814284212_n.jpg?oh=9c463d14a5e06750da324557388ca72b&oe=55398324&__gda__=1425752463_0c211273f5a20819304209913efd7cf0)
STOP JOBS ACT! STOP MAFIA! da Livorno a Navacchio per il presidio contro il ministro Poletti!
Giovedì 18 dicembre
mercoledì 17 dicembre 2014
pc 17 dicembre - La serva della NATO nel governo Renzi, la ministra Pinotti, annuncia il finanziamento di 160 milioni di euro e l'invio di soldati a rinforzo dell'occupazione imperialista in Afghanistan
Il ministro Pinotti alle Commissioni Esteri e Difesa: "A inizio 2015 circa 750 soldati Italia in Afghanistan". Poi "andranno a diminuire senza scendere sotto il necessario"
L'Italia parteciperà "per alcuni mesi" del 2015 alla nuova missione internazionale in Afghanistan, denominata 'Resolute support" impiegando "all'inizio circa 750 militari, che andranno a diminuire nelle settimane successive senza scendere sotto il livello considerato tecnicamente necessario per la sicurezza della missione".
Lo ha detto il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, alle Commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato, spiegando che i militari italiani saranno impiegati in attività di addestramento delle forze di sicurezza afgane nella parte occidentale del Paese, in particolare nell'area di Herat. Il costo dell'operazione sarà di circa 160 milioni di euro.
pc 17 dicembre - PROCESSO ILVA, UNA PARTE CIVILE PARTICOLARE - IL COMMENTO DELLO SLAI COBAS SC
Giustizia per i nostri morti e risarcimenti per i vostri danni
Chi ha seguito il processo e gli antefatti sa benissimo quante e quali eccezioni erano state fatte per impedire la presentazione come parti civili dello slai cobas per il sindacato di classe e dei
lavoratori Ilva e appalto, lavoratori cimiteriali della cooperativa L'Ancora e operatori e lavoratori delle ditte operanti al Cimitero, cittadini di Tamburi e Paolo VI, organizzati dallo slai cobas sulla linea e prassi proposta dall'Avvocato Bonetto - processo Eternit Torino e degli avvocati tarantini Lamanna presidente camera penale, Silvestre vice presidente della camera penale, avvocato Fausto
Soggia, che senza alcuno onorario prestano la loro opera al servizio dei lavoratori e cittadini danneggiati, come battaglia di civiltà in questo maxi-processo.
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| Dal presidio davanti al Tribunale del 16 dicembre |
Un lavoro di costituzione fatto di assemblee tra lavoratori e cittadini autorganizzati e avvocati, una battaglia anche di crescita e partecipazione.
Per questo siamo parte civile, per proseguire questa prima battaglia vinta, una guerra che deve essere un processo popolare ai padroni assassini e ai loro complici.
Una battaglia fatta mettendoci la faccia, con nome e cognomi di persone, in particolare gli operai Ilvae indotto che hanno avuto pressioni e rischiato discriminazioni per presentarsi come parte civile, senza coperture sindacali di comodo.
Il 10 gennaio 2015 alle ore 9 vi sarà grande assemblea cittadina per organizzarsi per le ulteriori tappe del processo
Slai cobas per il sindacato di classe taranto
info 347-5301704
pc 17 dicembre - NO TAV al processo non passa la caccia alle streghe - Libertà per i compagni in galera
No Tav, attivisti assolti dall’accusa di terrorismo. Condannati a tre anni e mezzo per i danni
Sentenza della Corte d’Assise sull’assalto al cantiere di Chiomonte
tra 13 e 14 maggio 2012. La procura aveva chiesto 9 anni e mezzo.
Applausi in tribunale. La difesa: «Abbiamo vinto»
ANSA
Esultanza in aula alla lettura della sentenza che ha assolto i 4 No Tav dall’accusa di terrorismo
(massimiliano peggio)
Colpevoli di aver incendiato i macchinari, ma non di terrorismo, «perché il fatto non sussiste», tutti condanni a 3 anni e sei mesi e al pagamento di 5mila euro di multa, per gli altri reati, in particolare per la detenzione di armi da guerra e danneggiamenti seguiti da incendio. Claudio Alberto, 23 anni, Niccolò Blasi, 24 anni, Mattia Zanotti, 29 anni, Chiara Zenobi, 41, i quattro attivisti No Tav dell’area anarco-insurrezionalista, erano accusati di aver messo a segno un attentato contro il cantiere dell’Alta Velocità con «finalità di terrorismo», utilizzando molotov, bengala e bombe carta. Una donna ha urlato «terroristi siete voi». Delle parti civili solo Ltf ha ottenuto il diritto a un indennizzo, che è stato negato all’Avvocatura dello Stato e a un sindacato di polizia che si era costituito parte civile. Alla lettura del dispositivo decine di simpatizzanti e attivisti No Tav presenti in aula bunker hanno urlato «libertà» e anche «buffoni».
Le sentenza
La difesa: “L’accusa era infondata”
Prima di lasciare la cella dell’aula bunker, i quattro hanno stretto a lungo le mani dell’avvocato Claudio Novaro, che ha capeggiato il pool dei legali difensori. «L’accusa di terrorismo era manifestamente infondata. È una vittoria su tutta la linea - ha poi detto Novaro -. Era la pena che auspicavamo. Avevo detto ai miei clienti che sotto i 4 anni sarebbe stata una vittoria».
L’assalto al cantiere di Chiomonte
I fatti, per i quali la corte d’Assise presieduta dal giudice Pietro Capello e Paola Trovati a latere, era chiamata a decidere, risalgono al 2013, alla notte a cavallo del 13e 14 maggio, quando un gruppo di persone incappucciate attaccò il cantiere provocando l’incendio un compressore, all’imbocco del tunnel esplorativo, con all’interno una dozzina di operai al lavoro. I pm Andrea Padalino e Antonio Rinaudo avevano chiesto nove anni e mezzo di pena per ognuno.
Gioia e abbracci in aula
pc 17 dicembre - TORNANDO SULLO SCIOPERO GENERALE DEL 12 DICEMBRE - CLASH CITY WORKERS... UNA POSIZIONE SBAGLIATA
In occasione dello sciopero del 12 dicembre, diverse realtà hanno assunto una posizione diversa dalla nostra, alcune per puro movimentismo, altri per opportunismo. Quello che ci dispiace è che anche i compagni di Clash City Workers (CCW) hanno assunto una posizione
per noi non condivisibile.
Ne riportiamo sotto stralci della parte finale del loro comunicato "Siamo solo all'inizio! Alcune riflessioni verso (e oltre) lo sciopero generale del 12".
La prima cosa di cui i compagni non tengono conto è che lo sciopero generale fatto il 12 e condiviso con UIL e UGL segnava un il cambio di passo nettamente indietro, di freno e in contrasto rispetto alla manifestazione del 25 ottobre a Roma, con circa un milione in piazza, che aveva praticamente imposto alla CGIL di andare allo sciopero generale e di annunciarlo per il 5 dicembre con la forte pressione del movimento dei lavoratori e delle masse popolari di andare, non ad uno dei soliti e normali "scioperi generali" che, appunto, normalmente ad ogni nuovo governo o manovra complessiva antipopolare si fa, ma ad uno sciopero generale vero che facesse cadere i provvedimenti odiosi del jobs act e l'attacco all'art.18 e non solo.
La Cgil che indice lo sciopero generale per il 5 dicembre sulla spinta del milione di lavoratori e studenti del 25 ottobre era "costretta" a proclamarlo, sia pur temendo che i lavoratori e il movimento di lotta se lo prendessero nelle proprie mani; la Cgil che invece indice lo sciopero del 12 insieme alla Uil è la Cgil che rientra nei ranghi.
CCW in tutto il loro lungo testo invece non sollevano vere critiche ai sindacati confederali, ma sono al massimo appunti, punzecchiature senza una analisi seria. CCW si limita a criticare Cgil, Uil di "insufficienza" (quasi organizzativa) che i compagni dovrebbero "colmare", delineando per i compagni un ruolo di portatori d'acqua al mulino dei sindacati confederali. Tutto questo non è stare "nel fuoco della lotta", questo è di fatto codismo che accompagna lo spegnimento di quel "fuoco". Dire che "sappiamo bene che la Cgil non è certo un'organizzazione rivoluzionaria", non basta certo. Perchè bisogna pure sapere che lo sciopero generale, fatto insieme al sindacato, Uil, apertamente
filopadronale, braccio destro del fascismo padronale alla Marchionne, fatto volutamente dopo che i provvedimenti sono passati, questo sciopero non va bene comunque e non dà opportunità ai compagni e al sindacalismo di classe... Certo che i padroni non vogliono mai neanche un'ora di sciopero, ma dov'è tutta la loro preoccupazione dopo il 12?
Lo sciopero del 12 in realtà frena, blocca un processo nazionale di crescita e combattività del movimento di opposizione generale proletaria e popolare; "bruciato" lo sciopero generale - ora è difficile dare credibilità a uno sciopero generale vero che serve ai lavoratori. Non comprendere questo, o è opportunismo, o è incomprensione concreta o molto superficiale delle dinamiche nel movimento dei lavoratori, o è espressione di un difensivismo che li fa essere alla coda dei lavoratori comunque si muovano e lottino, e chiamando gli studenti ad andare alla coda di uno sciopero generale saldamente in mano alle direzioni di cgil, uil - altro che autonomia!
Anche il fatto di fare lo sciopero generale prima che il jobs act e cancellazione art. 18 passasse, o farlo dopo, nel movimento effettivo dei lavoratori non è cosa da poco, ne va del peso e, qui sì, della continuità dello sciopero generale.
Lasciamo dire alle direzioni di cgil, uil che comunque la lotta continua sui "decreti attuativi" - è quello che hanno voluto questi sindacati con lo sciopero del 12, vale a dire: tornare ai Tavoli di concertazione col governo Renzi; ma noi non possiamo prenderci e prendere in giro. Questi pesantissimi e, per lo Statuto dei Lavoratori, storici attacchi sono per ora passati eccome. Nè anche noi dobbiamo metterci ad illudere i lavoratori che questo non pesi negativamente o, peggio, che dobbiamo cercare di strappare qualche misero risultato.
Chi viene incoraggiato dallo sciopero del 12 è certo Renzi che può passare ad altri nuovi pesantissimi attacchi (le voci padronali su marciare contro lo stesso diritto di sciopero cominciano ad essere più insistenti...), e possiamo dire (facendoci male) che purtroppo attualmente il nostro "migliore alleato" è lo stesso Renzi... Ma non è che dobbiamo sempre agire nella situazione più difficile, con la logica del tanto peggio tanto meglio; non è che non sarebbe stato utile per dare spinta e fiducia nella lotta al movimento proletario e popolare che quei provvedimenti fossero stati ostacolati da un vero sciopero generale.
I compagni del CCW parlano ad un certo punto di "vincere", ma seguendo questa strada, di cui lo sciopero del 12 è espressione i lavoratori per ora perdono sempre...
Nè si può giustificare la posizione sul 12 con propositi detti dal CCW nel finale del documento: "far fruttare i contatti presi, mantenerli, creare ulteriori momenti di discussione, ragionare insieme su cosa resta della giornata e come si può continuare, proponendo piccole azioni volte a intercettare il malcontento che una sola giornata non può spegnere...". E' una logica francamente 'gruppettara'.
Il movimento dei lavoratori ha bisogno di ben altro.
(Dal comunicato del CCW)
12 dicembre - "...tale data diventa - anche oltre chi l'ha convocata - l'occasione per dire che non ci hanno abbattuto con un voto, per cogliere quel sentimento di opposizione al Governo che finalmente si sta diffondendo nella società... Alcuni dicono che questo sciopero viene troppo tardi e che è ormai inutile: abbiamo visto nel merito perché non è così. Rispetto al decreto attuativo sul contratto a tutele crescenti, ad esempio, lo sciopero è quasi preventivo! Certo, tutti vorremmo sempre uno sciopero generale a ogni nuovo Governo... Ma sappiamo anche che la CGIL non è certo un'organizzazione rivoluzionaria. Insomma, ai fini della lotta, che durerà mesi, lo sciopero non arriva in ritardo, né tantomeno è inutile!Lo dimostra il fatto che sarebbero tutti più contenti - Governo, Confindustria, giornalisti prezzolati - se non si scioperasse... i padroni avrebbero preferito che questo sciopero non ci fosse...l'arma dello sciopero, soprattutto se generale, è ancora potentissima... Ovviamente anche qui siamo di fronte a un'insufficienza della CGIL e della UIL, ma siamo noi a doverla colmare, creando le condizioni per far cioperare altri lavoratori o non far "funzionare" regolarmente le città etc. non possiamo avere un'impostazione settaria, che non ci fa fare un passo in avanti. Se milioni di lavoratori, in un contesto di attacco così forte ai diritti, reagiscono e strappano uno sciopero, non si può rimanere a guardare e sperare magari che fallisca: è interesse di tutti che la giornata riesca... il 12 dicembre deve essere solo un inizio.
1. Renzi ormai deve andare fino in fondo...; 2. l'attenzione della base dei lavoratori c'è, e pesa... Insomma, anche dopo il 12 dicembre il problema "conservazione della propria struttura" resta per la stessa CGIL. Che sarà costretta a fare qualcosa. Perché se si ritirano ora, perderebbero certo iscritti... E se i lavoratori non si iscrivono e non partecipano non si possono fare le RSA, l'organico diminuisce velocemente etc. Un vero dramma per una burocrazia sindacale..Ok, ma la nostra autonomia? Di sicuro la prima opportunità è rappresentata dal fatto che le dirigenze sindacali affrontano con enorme paura questi momenti di mobilitazione... La seconda opportunità è rappresentata dal fatto che le dirigenze sindacali non godono in questi anni di particolare stima da parte dei lavoratori. Noi dobbiamo essere quella forza, quell'immaginazione, dare e darci gli strumenti necessari, innestandoci in quella diffusa insoddisfazione rispetto a "capi" che hanno ampiamente provato la loro inconseguenza.
La terza opportunità è rappresentata dal fatto che uno sciopero non è fatto solo da una giornata: c'è un prima, un durante e un dopo. C'è una preparazione, c'è uno svolgimento e c'è una "coda"... Nella preparazione è importante avviare momenti di confronto fra lavoratori e con i lavoratori...
E ancora, il giorno stesso dello sciopero: si può partecipare ai picchetti, aiutare a bloccare la produzione. E durante i cortei ci teniamo le mani libere...
Infine c'è il "dopo". Nel dopo è importante far fruttare i contatti presi, mantenerli, creare ulteriori momenti di discussione, ragionare insieme su cosa resta della giornata e come si può continuare, proponendo piccole azioni volte a intercettare il malcontento che una sola giornata non può spegnere... perché, anche una volta ottenuta l'approvazione del Jobs Act, i nodi irrisolti dell'economia italiana, e dunque lo scontro fra le classi e all'interno della stessa borghesia, fra le sue differenti fazioni, non sono affatto risolti..."
Ne riportiamo sotto stralci della parte finale del loro comunicato "Siamo solo all'inizio! Alcune riflessioni verso (e oltre) lo sciopero generale del 12".
La prima cosa di cui i compagni non tengono conto è che lo sciopero generale fatto il 12 e condiviso con UIL e UGL segnava un il cambio di passo nettamente indietro, di freno e in contrasto rispetto alla manifestazione del 25 ottobre a Roma, con circa un milione in piazza, che aveva praticamente imposto alla CGIL di andare allo sciopero generale e di annunciarlo per il 5 dicembre con la forte pressione del movimento dei lavoratori e delle masse popolari di andare, non ad uno dei soliti e normali "scioperi generali" che, appunto, normalmente ad ogni nuovo governo o manovra complessiva antipopolare si fa, ma ad uno sciopero generale vero che facesse cadere i provvedimenti odiosi del jobs act e l'attacco all'art.18 e non solo.
La Cgil che indice lo sciopero generale per il 5 dicembre sulla spinta del milione di lavoratori e studenti del 25 ottobre era "costretta" a proclamarlo, sia pur temendo che i lavoratori e il movimento di lotta se lo prendessero nelle proprie mani; la Cgil che invece indice lo sciopero del 12 insieme alla Uil è la Cgil che rientra nei ranghi.
CCW in tutto il loro lungo testo invece non sollevano vere critiche ai sindacati confederali, ma sono al massimo appunti, punzecchiature senza una analisi seria. CCW si limita a criticare Cgil, Uil di "insufficienza" (quasi organizzativa) che i compagni dovrebbero "colmare", delineando per i compagni un ruolo di portatori d'acqua al mulino dei sindacati confederali. Tutto questo non è stare "nel fuoco della lotta", questo è di fatto codismo che accompagna lo spegnimento di quel "fuoco". Dire che "sappiamo bene che la Cgil non è certo un'organizzazione rivoluzionaria", non basta certo. Perchè bisogna pure sapere che lo sciopero generale, fatto insieme al sindacato, Uil, apertamente
filopadronale, braccio destro del fascismo padronale alla Marchionne, fatto volutamente dopo che i provvedimenti sono passati, questo sciopero non va bene comunque e non dà opportunità ai compagni e al sindacalismo di classe... Certo che i padroni non vogliono mai neanche un'ora di sciopero, ma dov'è tutta la loro preoccupazione dopo il 12?
Lo sciopero del 12 in realtà frena, blocca un processo nazionale di crescita e combattività del movimento di opposizione generale proletaria e popolare; "bruciato" lo sciopero generale - ora è difficile dare credibilità a uno sciopero generale vero che serve ai lavoratori. Non comprendere questo, o è opportunismo, o è incomprensione concreta o molto superficiale delle dinamiche nel movimento dei lavoratori, o è espressione di un difensivismo che li fa essere alla coda dei lavoratori comunque si muovano e lottino, e chiamando gli studenti ad andare alla coda di uno sciopero generale saldamente in mano alle direzioni di cgil, uil - altro che autonomia!
Anche il fatto di fare lo sciopero generale prima che il jobs act e cancellazione art. 18 passasse, o farlo dopo, nel movimento effettivo dei lavoratori non è cosa da poco, ne va del peso e, qui sì, della continuità dello sciopero generale.
Lasciamo dire alle direzioni di cgil, uil che comunque la lotta continua sui "decreti attuativi" - è quello che hanno voluto questi sindacati con lo sciopero del 12, vale a dire: tornare ai Tavoli di concertazione col governo Renzi; ma noi non possiamo prenderci e prendere in giro. Questi pesantissimi e, per lo Statuto dei Lavoratori, storici attacchi sono per ora passati eccome. Nè anche noi dobbiamo metterci ad illudere i lavoratori che questo non pesi negativamente o, peggio, che dobbiamo cercare di strappare qualche misero risultato.
Chi viene incoraggiato dallo sciopero del 12 è certo Renzi che può passare ad altri nuovi pesantissimi attacchi (le voci padronali su marciare contro lo stesso diritto di sciopero cominciano ad essere più insistenti...), e possiamo dire (facendoci male) che purtroppo attualmente il nostro "migliore alleato" è lo stesso Renzi... Ma non è che dobbiamo sempre agire nella situazione più difficile, con la logica del tanto peggio tanto meglio; non è che non sarebbe stato utile per dare spinta e fiducia nella lotta al movimento proletario e popolare che quei provvedimenti fossero stati ostacolati da un vero sciopero generale.
I compagni del CCW parlano ad un certo punto di "vincere", ma seguendo questa strada, di cui lo sciopero del 12 è espressione i lavoratori per ora perdono sempre...
Nè si può giustificare la posizione sul 12 con propositi detti dal CCW nel finale del documento: "far fruttare i contatti presi, mantenerli, creare ulteriori momenti di discussione, ragionare insieme su cosa resta della giornata e come si può continuare, proponendo piccole azioni volte a intercettare il malcontento che una sola giornata non può spegnere...". E' una logica francamente 'gruppettara'.
Il movimento dei lavoratori ha bisogno di ben altro.
(Dal comunicato del CCW)
12 dicembre - "...tale data diventa - anche oltre chi l'ha convocata - l'occasione per dire che non ci hanno abbattuto con un voto, per cogliere quel sentimento di opposizione al Governo che finalmente si sta diffondendo nella società... Alcuni dicono che questo sciopero viene troppo tardi e che è ormai inutile: abbiamo visto nel merito perché non è così. Rispetto al decreto attuativo sul contratto a tutele crescenti, ad esempio, lo sciopero è quasi preventivo! Certo, tutti vorremmo sempre uno sciopero generale a ogni nuovo Governo... Ma sappiamo anche che la CGIL non è certo un'organizzazione rivoluzionaria. Insomma, ai fini della lotta, che durerà mesi, lo sciopero non arriva in ritardo, né tantomeno è inutile!Lo dimostra il fatto che sarebbero tutti più contenti - Governo, Confindustria, giornalisti prezzolati - se non si scioperasse... i padroni avrebbero preferito che questo sciopero non ci fosse...l'arma dello sciopero, soprattutto se generale, è ancora potentissima... Ovviamente anche qui siamo di fronte a un'insufficienza della CGIL e della UIL, ma siamo noi a doverla colmare, creando le condizioni per far cioperare altri lavoratori o non far "funzionare" regolarmente le città etc. non possiamo avere un'impostazione settaria, che non ci fa fare un passo in avanti. Se milioni di lavoratori, in un contesto di attacco così forte ai diritti, reagiscono e strappano uno sciopero, non si può rimanere a guardare e sperare magari che fallisca: è interesse di tutti che la giornata riesca... il 12 dicembre deve essere solo un inizio.
1. Renzi ormai deve andare fino in fondo...; 2. l'attenzione della base dei lavoratori c'è, e pesa... Insomma, anche dopo il 12 dicembre il problema "conservazione della propria struttura" resta per la stessa CGIL. Che sarà costretta a fare qualcosa. Perché se si ritirano ora, perderebbero certo iscritti... E se i lavoratori non si iscrivono e non partecipano non si possono fare le RSA, l'organico diminuisce velocemente etc. Un vero dramma per una burocrazia sindacale..Ok, ma la nostra autonomia? Di sicuro la prima opportunità è rappresentata dal fatto che le dirigenze sindacali affrontano con enorme paura questi momenti di mobilitazione... La seconda opportunità è rappresentata dal fatto che le dirigenze sindacali non godono in questi anni di particolare stima da parte dei lavoratori. Noi dobbiamo essere quella forza, quell'immaginazione, dare e darci gli strumenti necessari, innestandoci in quella diffusa insoddisfazione rispetto a "capi" che hanno ampiamente provato la loro inconseguenza.
La terza opportunità è rappresentata dal fatto che uno sciopero non è fatto solo da una giornata: c'è un prima, un durante e un dopo. C'è una preparazione, c'è uno svolgimento e c'è una "coda"... Nella preparazione è importante avviare momenti di confronto fra lavoratori e con i lavoratori...
E ancora, il giorno stesso dello sciopero: si può partecipare ai picchetti, aiutare a bloccare la produzione. E durante i cortei ci teniamo le mani libere...
Infine c'è il "dopo". Nel dopo è importante far fruttare i contatti presi, mantenerli, creare ulteriori momenti di discussione, ragionare insieme su cosa resta della giornata e come si può continuare, proponendo piccole azioni volte a intercettare il malcontento che una sola giornata non può spegnere... perché, anche una volta ottenuta l'approvazione del Jobs Act, i nodi irrisolti dell'economia italiana, e dunque lo scontro fra le classi e all'interno della stessa borghesia, fra le sue differenti fazioni, non sono affatto risolti..."
pc 17 dicembre - I prigionieri politici palestinesi iniziano un nuovo sciopero della fame - la solidarietà di SRP
In decine iniziano lo sciopero
della fame già
annunciato nelle
scorse settimane. In tutta la Palestina storica intanto continuano le
incursioni e i coprifuochi; a Gerusalemme si registrano
quotidianamente scontri e sassaiole; in tutti i territori occupati
continuano gli arresti mentre ancora una volta i detenuti palestinesi
portano avanti la loro lotta nelle prigioni sioniste. Uno sciopero
della fame contro le torture e la pratica dell'isolamento, una lotta
che in tutta la Palestina trova un forte sostegno, una lotta per
l'autodeterminazione che, dalle prigioni, si iscrive a pieno titolo
nella lotta nazionale per il diritto al ritorno in tutta la Palestina
Riportiamo di seguito la traduzione di un recente report apparso sul sito Samidoun, organizzazione di solidarietà con i prigionieri politici palestinesi, sullo sciopero della fame appena intrapreso nelle prigioni israeliane:
Riportiamo di seguito la traduzione di un recente report apparso sul sito Samidoun, organizzazione di solidarietà con i prigionieri politici palestinesi, sullo sciopero della fame appena intrapreso nelle prigioni israeliane:
Settanta detenuti politici palestinesi
nelle prigioni israeliane hanno lanciato, lo scorso mercoledì 10
dicembre, uno sciopero della fame in protesta contro il continuo
utilizzo dell'isolamento e della reclusione solitaria.
Secondo quanto dichiarato dalla Palestinian
Prisoners’ Society (società dei prigionieri palestinesi), questo
sciopero è stato inizialmente lanciato in solidarietà con Nahar
al-Saadi che, in sciopero della fame fin dallo scorso 20 novembre,
sta lottando contro l'isolamento (in cui si trova fin dal maggio
2013) e il diniego delle visite familiari a cui è sottoposto.
I prigionieri stanno lottando per porre
fine all'utilizzo di quel sistema di isolamento che attualmente viene
utilizzato contro decine di prigionieri. L'utilizzo a lungo termine
di queste pratiche rappresenta una forma di tortura.
I detenuti hanno già portato avanti uno
sciopero della fame lo scorso maggio-aprile 2012 il quale, grazie
alla determinazione e alla partecipazione di migliaia di prigionieri,
è terminato con un accordo che prevedeva il ritiro di tale pratica
da parte delle amministrazioni carcerarie. Più di due anni dopo, le
autorità israeliane hanno invece intensificato la pratica
dell'isolamento, e 30 prigionieri politici palestinesi si trovano al
momento in isolamento nelle prigioni di Nafha, Megiddo, Eshel,
Ashkelon e Ayalon.
Secondo il Palestinian Detainees Committee (comitato
dei detenuti palestinesi), Saadi si trova in completo isolamento dal
resto del mondo, in un cella piccola e fredda, non adatta ad esigenze
umane. Sta scontando quattro condanne a vita, e 20 anni addizionali
di prigione.
Inoltre, anche i prigionieri palestinesi
Fahd Sawalha e Mahmoud Kleibi, entrambi rinchiusi nella prigione di
Nafha, hanno lanciato, lo scorso 6 dicembre, uno sciopero della fame
in protesta contro l'isolamento a cui sono stati sottoposti. Si
trovano in isolamento dallo scorso giugno con altre nove detenuti,
quando il gruppo è stato accusato di aver scavato dei tunnel
all'interno della prigione di Gilboa.
pc 17 dicembre - Lo stato criminale narco terrorista in Messico, dopo l'orribile strage degli studenti, ora con la polizia aggredisce i genitori e i compagni degli studenti di Ayotzinapa
Gravissima aggressione la scorsa notte a
Chilpachingo, capitale dello stato messicano del Guerriero, dove
decine di agenti di polizia hanno aggredito e malmenato gli
organizzatori del concerto “Una luz en la oscuridad”,
evento in solidarietà con i 43 normalistas di Ayotzinapa scomparsi
il 26 settembre scorso.
L’attacco della polizia federale si è verificato intorno alle 5:30 del mattino, quando un gruppo di agenti in borghese – visibilmente ubriachi, secondo le testimonianze dei presenti – ha aggredito il comitato studentesco che presidiava il tratto di viale in cui si sarebbe dovuto tenere il concerto.
I poliziotti, ritiratisi in un albergo vicino, sono ricomparsi subito dopo in assetto antisommossa e, mentre i professori della Scuola Normale e i genitori dei desaparecidos tentavano una mediazione per l’allontanamento degli aggressori, gli agenti hanno iniziato a caricare violentemente i presenti utilizzando anche i gas lacrimogeni. Il bilancio finale è stato di almeno 17 feriti, tra cui due familiari dei normalistas scomparsi, studenti della Normale di Ayotzinapa e dell'Università Nazionale Autonoma del Messico; diverse persone sono state portate in ospedale nonostante la croce rossa si sia rifiutata di curare i feriti, mentre non è ancora chiaro il numero di fermati da parte della polizia.
Garcia, uno studente presente all’attacco, ha dichiarato che gli attacchi della polizia "con manganelli e calci contro coloro che erano a terra sono stati molto duri”, e ha aggiunto che a diverse persone “sono anche state tolte le scarpe, i cellulari e i portafogli, mentre alcuni furgoni utilizzati per il concerto sono stati resi inutilizzabili”.
Tra i feriti, anche Carlos Alberto Ogaz Torres, corrispondente dell’emittente antagonista Regeneración Radio, al quale è stato rotto un braccio e che necessità di cure mediche particolari per non perdere l’utilizzo della mano. La radio, in un comunicato, denuncia la “strategia repressiva e intimidatoria contro un movimento in crescita” e fa appello alla “solidarietà economica” per trovare fondi da destinare alle cure del compagno ferito, poiché gli ospedali locali rischiano di non fornirgli le garanzie adatte alla guarigione.
Nonostante la gravissima aggressione e le continue minacce della polizia, gli studenti e i genitori hanno poi fatto sapere che il concerto si sarebbe tenuto ugualmente (alle 11 di questa sera), e più di 60 artisti hanno deciso di rimanere nella scuola Normale Rural Isidro Burgos per dimostrare la propria solidarietà e vicinanza ai 43 di Ayotzinapa.
Dall'ultimo numero di proletari comunisti, giornale del PCmaoista-Italia. Richiedi a pcro.red@gmail.com
"Le masse popolari di tutto il mondo sono state scosse dal nuovo orribile crimine realizzatosi in Messico: 43 studenti, e forse più, sono stato prima brutalmente attaccati, poi rapiti, trucidati e bruciati e gettati in una discarica nello Stato del Guerrero, “colpevoli” di rivendicare il loro diritto allo studio e finiti nelle grinfie di un potere politico e poliziesco che si nutre del narcotraffico e come gli antichi satrapi feudali ritengono di avere diritto di vita e di morte e possono finora impunemente pensare di cancellare in maniera così barbare giovani vite.
Il Messico è diventato veramente il teatro dei film dell’orrore, da quelli che avevano impressionato già il mondo della catena infinita delle donne uccise di Juarez, ai continui crimini dei narcotrafficanti che hanno reso alcune zone del Messico dei veri e propri inferni.
Ma il crimine verso questo studenti è un crimine assoluto, mostra dove può arrivare un potere economico e politico corrotto, asservito all’imperialismo, principalmente USA, fuso come non mai con la grande criminalità da non distinguersi più.
Le masse messicane, i giovani, le donne, hanno però questa volta reagito, riepito le piazze, assaltati i Palazzi governativi, portato con lacrime e rabbia il desiderio di verità e giustizia, smascherato e lacerato le ignobile bugie e ipocrisie dei governanti.
Sul sangue di questi ragazzi, forse il Messico si risveglierà, forse il regime dell’orrore ha cominciato a contare i suoi giorni. Certo non sarà il solo sdegno emovimento popolare di massa che può spazzarlo via, serve la guerra popolare, serve che tutto il popolo si unisca in un’autentica guerra di liberazione.
I comunisti marxisti leninisti maoisti italiani sentono questi ragazzi come propri, sono figli della stessa rabbia che ci deve animare per spazzare via in ogni paese l’imperialismo assassino e i mostri al suo servizio."
L’attacco della polizia federale si è verificato intorno alle 5:30 del mattino, quando un gruppo di agenti in borghese – visibilmente ubriachi, secondo le testimonianze dei presenti – ha aggredito il comitato studentesco che presidiava il tratto di viale in cui si sarebbe dovuto tenere il concerto.
I poliziotti, ritiratisi in un albergo vicino, sono ricomparsi subito dopo in assetto antisommossa e, mentre i professori della Scuola Normale e i genitori dei desaparecidos tentavano una mediazione per l’allontanamento degli aggressori, gli agenti hanno iniziato a caricare violentemente i presenti utilizzando anche i gas lacrimogeni. Il bilancio finale è stato di almeno 17 feriti, tra cui due familiari dei normalistas scomparsi, studenti della Normale di Ayotzinapa e dell'Università Nazionale Autonoma del Messico; diverse persone sono state portate in ospedale nonostante la croce rossa si sia rifiutata di curare i feriti, mentre non è ancora chiaro il numero di fermati da parte della polizia.
Garcia, uno studente presente all’attacco, ha dichiarato che gli attacchi della polizia "con manganelli e calci contro coloro che erano a terra sono stati molto duri”, e ha aggiunto che a diverse persone “sono anche state tolte le scarpe, i cellulari e i portafogli, mentre alcuni furgoni utilizzati per il concerto sono stati resi inutilizzabili”.
Tra i feriti, anche Carlos Alberto Ogaz Torres, corrispondente dell’emittente antagonista Regeneración Radio, al quale è stato rotto un braccio e che necessità di cure mediche particolari per non perdere l’utilizzo della mano. La radio, in un comunicato, denuncia la “strategia repressiva e intimidatoria contro un movimento in crescita” e fa appello alla “solidarietà economica” per trovare fondi da destinare alle cure del compagno ferito, poiché gli ospedali locali rischiano di non fornirgli le garanzie adatte alla guarigione.
Nonostante la gravissima aggressione e le continue minacce della polizia, gli studenti e i genitori hanno poi fatto sapere che il concerto si sarebbe tenuto ugualmente (alle 11 di questa sera), e più di 60 artisti hanno deciso di rimanere nella scuola Normale Rural Isidro Burgos per dimostrare la propria solidarietà e vicinanza ai 43 di Ayotzinapa.
Dall'ultimo numero di proletari comunisti, giornale del PCmaoista-Italia. Richiedi a pcro.red@gmail.com
"Le masse popolari di tutto il mondo sono state scosse dal nuovo orribile crimine realizzatosi in Messico: 43 studenti, e forse più, sono stato prima brutalmente attaccati, poi rapiti, trucidati e bruciati e gettati in una discarica nello Stato del Guerrero, “colpevoli” di rivendicare il loro diritto allo studio e finiti nelle grinfie di un potere politico e poliziesco che si nutre del narcotraffico e come gli antichi satrapi feudali ritengono di avere diritto di vita e di morte e possono finora impunemente pensare di cancellare in maniera così barbare giovani vite.
Il Messico è diventato veramente il teatro dei film dell’orrore, da quelli che avevano impressionato già il mondo della catena infinita delle donne uccise di Juarez, ai continui crimini dei narcotrafficanti che hanno reso alcune zone del Messico dei veri e propri inferni.
Ma il crimine verso questo studenti è un crimine assoluto, mostra dove può arrivare un potere economico e politico corrotto, asservito all’imperialismo, principalmente USA, fuso come non mai con la grande criminalità da non distinguersi più.
Le masse messicane, i giovani, le donne, hanno però questa volta reagito, riepito le piazze, assaltati i Palazzi governativi, portato con lacrime e rabbia il desiderio di verità e giustizia, smascherato e lacerato le ignobile bugie e ipocrisie dei governanti.
Sul sangue di questi ragazzi, forse il Messico si risveglierà, forse il regime dell’orrore ha cominciato a contare i suoi giorni. Certo non sarà il solo sdegno emovimento popolare di massa che può spazzarlo via, serve la guerra popolare, serve che tutto il popolo si unisca in un’autentica guerra di liberazione.
I comunisti marxisti leninisti maoisti italiani sentono questi ragazzi come propri, sono figli della stessa rabbia che ci deve animare per spazzare via in ogni paese l’imperialismo assassino e i mostri al suo servizio."
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