giovedì 27 febbraio 2014

pc 27 febbraio - NO TAV .. basta con il processo-inquisizione! ... domani si esce e si va a Chiomonte!


Dall'aula bunker al cantiere di Chiomonte, la protesta dei No Tav
Si svolge venerdì la prossima udienza del maxiprocesso a 53 attivisti NOTAV
"Dibattimento a senso unico, ci considerano colpevoli a prescindere"
In occasione della prossima udienza del maxi processo a 53 No Tav per gli scontri con la polizia dell'estate 2011, gli imputati usciranno dall'aula bunker del carcere delle Vallette dove si svolge il procedimento per andare al cantiere Tav in Valsusa. La protesta è annunciata dal movimento sul web per "denunciare l'andamento a senso unico di un processo che li vuole condannati a prescindere, dove le parole dei pm vengono prese come oro colato, e per portare anche la solidarietà a Chiara, Claudio, Mattia, Niccolò", i quattro attivisti in carcere dal 9 dicembre con l'accusa di attentato con finalità di terrorismo per l'assalto al cantiere del maggio scorso. "Un'iniziativa politica importante - proseguono i No Tav - da parte di chi non ci sta ad essere messo sotto processo per la propria partecipazione ad una lotta di tutti e tutte come quella notav".

pc 27 febbraio - OFFICINE TARANTINE: "NON CI CACCERETE... CE NE ANDREMO DA SOLI..". IL SINDACO RINGRAZIA

"Non è una resa. Ma una scelta intelligente, ponderata, decisa da un’assemblea. Non è una sconfitta. Semmai è la vittoria effimera, l’ennesima, di una burocrazia insensata a cui si aggrappano politici e burocratici che sol perché nella vita hanno avuto la fortuna di occupare un posto di “potere”, s’illudono di contare qualcosa e di decidere per un intero territorio. Le Officine Tarantine lasciano volontariamente gli ex Baraccamenti Cattolica perché quando la vita ti pone davanti a quei bivi da cui dipende gran parte della tua vita futura, scegliere con saggezza è la cosa migliore da fare, qualunque sia la scelta finale e la strada che si è deciso di intraprendere. Specie quando ti pongono davanti ad un aut aut che sa più di becera repressione, che di sinonimo di “legalità”. Concetto alquanto astratto ma molto caro alle istituzioni locali, le quali si guardano ben lungi dall'applicarlo alle tante zone d’ombra della città..." (Da TarantoOggi). 



Ma è possibile che in questa città con tanti problemi che hanno i giovani, i disoccupati, le donne, la gente, il Comune si occupi alacremente solo di impedire con la forza e la repressione che i giovani possano avere degli spazi? E' possibile che il Comune neghi case ai tanti cittadini che ne hanno bisogno, lasci decine e decine di locali, strutture abbandonate, vuote, e si ricordi del possibile utilizzo di queste strutture solo quando vengono occupate e rimesse a nuovo? E' possibile che il Comune si ricordi della "legalità", quando fa ogni giorno illegalità lasciando morire una città, rapinando il futuro dei giovani? Sì, questa indecenza è possibile!
Taranto è una scia di sgomberi e di spazi sociali negati: prima anni fa "cloro rosso" con la scuola ex Martellotta, poi "Mestiza" sempre allo stesso posto, ora "Officine Tarantine".

Ma questa indecenza non può essere accettata! E sinceramente, noi, dopo la bella resistenza di mercoledì 12 febbraio e la manifestazione di sabato 15 febbraio, speravamo che questa volta questi ragazzi e ragazze impedissero che questa indecenza andasse nuovamente avanti, con le buone o con le cattive. Sì con le "cattive", intendendo sempre resistenza allo sgombero, perchè quando chi agisce lo fa in nome dell'uccisione del diritto, della democrazia, opporsi a tutto questo è esercizio legittimo di vera democrazia.
Ma purtroppo non è andata così.
E ancora una volta in questa città gli spazi giustamente occupati vengono sgomberati/lasciati "volontariamente" da chi li aveva presi. E' stato così per cloro rosso, è stato così per Mestiza e ora è così per Officine Tarantine (vedi il loro comunicato che riportiamo sotto).
Permetteteci di dire: "troppi bravi e responsabili ragazzi si trovano in questa città". Un pò di sana ribellione verso chi ammazza il nostro futuro non guasterebbe, e darebbe sicuramente migliori frutti.
Nessuno può credere ad uno Stefano, ad un Bitetti che restituiranno questi spazi o altri ai giovani; non l'hanno fatto per la scuola ex Martellotta, lasciata dopo il primo sgombero per anni abbandonata, in cui al posto della vita della musica e delle iniziative dei giovani si sentiva la morte dell'abbandono, non lo faranno per Officine Tarantine.

Neanche pochi giorni fa, alla fine della manifestazione i ragazzi di Officine Tarantine avevano dato altri messaggi, di resistenza ad un altro eventuale sgombero, ora è bastata una carta bollata per cambiare registro? Sfiduciando di fatto tutte quelle persone, giovani, donne, studenti, adulti che il 12 febbraio e il 15 sono state pronte a scendere a fianco di Officine Tarantine, e che ci credevano della possibilità e giustezza di difendere quel luogo.
Dovevate, ragazzi e ragazze, dare un'altra possibilità alla solidarietà popolare! Chi l'ha detto che questa volta lo sgombero sarebbe riuscito! Questa resistenza era una forma da parte vostra di "responsabilità sociale", ma responsabilità non verso il Comune ma verso le centinaia di ragazzi che ci hanno creduto, verso tutti gli adulti che hanno dato una mano, verso tutte le persone che hanno solidarizzato. La possiamo anche abbellire, ma di fatto di resa si tratta, o di illusione verso un'Amministrazione che dovrebbe "trovare immediatamente uno o più spazi che possa soddisfare le nostre esigenze"- ripetiamo, l'esperienza della scuola ex Martellotta vi dovrebbe mettere sull'avviso...
D'altra parte la lotta, lo scontro con le Istituzioni (sono sempre le forze dell'ordine a Taranto che iniziano gli scontri non certo chi lotta) è necessario se è l'unica strada per impedire comportamenti "irresponsabili" come dite voi e violazioni palesi di diritti in questa città, che già ne subisce troppe. Purtroppo, e i Disoccupati Organizzati lo stanno dimostrando in questi giorni, anche per ottenere un semplice incontro con assessori, se non lotti, non l'ottieni.
E allora, la lotta è la via per ripristinare la legalità, la democrazia, i diritti al lavoro, come alla casa, come agli spazi

Certo non hanno brillato a Taranto nella solidarietà i vari movimenti, che si stracciano le vesti per "Taranto libera".
Noi pur impegnati in tante battaglie abbiamo considerato la difesa di Officine Tarantine una "nostra" battaglia. E, non certo solo con internet, e, pur non condividendo ogni cosa della filosofia di Officine Tarantine, non ci abbiamo pensato due volte a scendere al loro fianco, ad organizzare la partecipazione di lavoratori, disoccupati, donne alla manifestazione del 15 febbraio; dove purtroppo abbiamo visto che, oltre il gran numero di studenti, la presenza di genitori e di qualche singolo compagno/a, solo noi ci abbiamo messo la faccia in maniera chiara, intervenendo anche in piazza Della Vittoria per ribadire la nostra solidarietà e dicendo "contate sul nostro appoggio se il Comune tenta un altro sgombero" e lanciando un appello a tutti ad unire i vari rivoli di lotte nella nostra città.
Ma purtroppo, nè noi, nè i tantissimi ragazzi, nè tutti i cittadini solidali che il 12 febbraio impedirono, fisicamente, lo sgombero, abbiamo potuto mettere in atto una seconda (ed eventualmente terza, quarta volta...) questo concreto appoggio. Peccato.

IL COMUNICATO DELLE OFFICINE TARANTINE:
"Le Officine Tarantine preso atto dell'ordinanza di sgombero ricevuta nella giornata di martedì e dopo essersi riunite in assemblea, hanno deciso di lasciare gli ex baraccamenti Cattolica entro una settimana a partire da oggi (26/2). La tempistica è dovuta al fatto che essendo numerose le donazioni ricevute dei cittadini (intese sotto forma di materiale, attrezzature varie), riteniamo necessario portare via tutto quello che è stato realizzato in oltre tre mesi di attività. La decisione di uscire pacificamente dagli ex Baraccamenti cattolica è precisa volontà delle Officine, in quanto si vogliono evitare inutili scontri con le forze dell'ordine peraltro mai perseguite da tutti coloro che in questi mesi hanno aderito a questa partecipazione sociale e collettiva di riappropriazione di luoghi della città sottratti alla cittadinanza per decenni per motivi a tutt'oggi incomprensibili. Il nostro è un atto di responsabilità sociale non certo di resa al comportamento delle istituzioni che continuano a perseguire irresponsabilmente la via della repressione, invece di cercare il dialogo con le Officine e offrire alla cittadinanza una reale progettualità per gli spazi di cui questa città ha assolutamente bisogno.Tutto ciò premesso le Officine  Tarantine passano la palla al Comune, chiedendo all'Amministrazione Comunale di trovare immediatamente uno o più spazi che possa soddisfare le nostre esigenze". 

pc 27 febbraio - 7 febbraio 1957: i cento fiori di Mao

Il 27 Febbraio 1957, in Cina, Mao Tze-tung proclama l'inizio della "campagna dei cento fiori". 


Come tutte le campagne lanciate dal Partito Comunista, la campagna dei cento fiori viene lanciata utilizzando un motto: "che cento fiori sboccino, che cento scuole competano". Questo motto ben riassume l'intento di Mao: avviare un processo di profondo cambiamento culturale e tecnologico, basato sull'apertura al confronto non solo politico, ma anche artistico e scientifico . Le motivazioni che spingono il Partito Comunista Cinese a promuovere una campagna di questa natura sono principalmente due: eliminare le contraddizioni ancora esistenti all'interno dello stato socialista e spingere verso uno sviluppo tecnologico e culturale. Alla base della prima motivazione vi è fondamentalmente un fatto: pur essendosi conclusi i grandi periodi di lotta delle masse, pur essendosi compiuto nella quasi totalità il processo di eliminazione della proprietà privata, esistono ancora elementi delle classi rovesciate, parte della borghesia esiste ancora, i marxisti non sono la totalità della popolazione e soprattutto non sono la totalità degli intellettuali. Mao quindi sostiene di doversi confrontare con le ideologie non marxiste (escludendo quelle dichiaratamente contro-rivoluzionarie), vedendo questo confronto come occasione per avviare una "lotta" funzionaria al rafforzamento del marxismo stesso. Accogliere le critiche e saperle affrontare senza dogmatismo, in maniera scientifica, discuterle, confutarle nella maniera più convincente possibile; Questo percorso non può che portare a due preziosi risultati: da un lato sconfiggere le critiche stesse, dall'altro abituare il marxismo agli "attacchi", e quindi rafforzare la sua posizione egemone in campo ideologico.
In ambito culturale questo processo diventa strumento con la quale cambiare la sovrastruttura culturale borghese restata se non intatta non stravolta dalla radice. Anche in questo campo accettare le critiche significa in primis sapersi opporre e soprattutto saper rispondere ed esse. Da un punto di vista scientifico e tecnologico, la campagna dei cento fiori serve a stimolare la ricerca e lo sviluppo che iniziano ad essere questione fondamentale per lo stato Cinese, che deve costantemente fare i conti con un territorio vastissimo ed una popolazione che per la stragrande maggioranza lavora nel settore primario.
In conclusione riportiamo un passo tratto dal capitolo "Mao Tse-tung: che cento fiori sboccino" da "L'orda d'oro" di N. Balestrini e P. Moroni.
"qualcuno chiederà: visto che nel nostro paese la maggioranza della popolazione riconosce già nel marxismo l'ideologia guida, lo si può criticare? Certamente. Il marxismo è una verità scientifica che non teme la critica; se la temesse e potesse esserne sconfitto, allora non varrebbe nulla. Forse gli idealisti non criticano il marxismo tutti i giorni in tutti i modi possibili? Forse che coloro i quali sono ancora legati a punti di vista borghesi o piccolo borghesi, e desiderano modificarli, non criticano il marxismo in tutti i modi possibili?
I marxisti non devono temere le critiche, da qualsiasi parte provengano. Al contrario, devono temprarsi, svilupparsi e conquistare nuove posizioni nella critica, nella tempesta della lotta.[...]
Sarebbe giusto condannare queste idee (le idee errate ma diffuse tra il popolo, ndr) senza nemmeno dare loro la possibilità di esprimersi? No di certo. Applicare metodi semplicistici per risolvere le questioni ideologiche in seno al popolo, le questioni legate alla vita intellettuale dell'uomo, non è soltanto inefficace, ma estremamente controproducente"

pc 27 febbraio - L'UOMO DEGLI AFFARI COOP AL GOVERNO: UNA MINACCIA PER I FACCHINI-OPERAI DELLE LOGISTICHE. DA TREZZO ALLA GRANAROLO.

Poletti: “Contento di tutelare soci Coop”. Intanto Unipol vola a Piazza Affari
Il ministro del Lavoro, ex presidente della Lega delle Cooperative, esclude il conflitto di interesse perché "ho giurato sulla Costituzione". Boom di acquisti per la holding delle Coop e per UnipolSai, sospesi per eccesso di rialzo sulla scia delle raccomandazioni di Goldman Sachs
Sarà forse il nuovo incarico ai vertici del ministero del Lavoro per Giuliano Poletti, ex presidente della Lega delle Cooperative, a far ben sperare per il ritorno in scena della riforma Rc auto, settore in cui Unipol è leader di mercato. O forse le raccomandazioni degli esperti delle banche d’affari come Goldman Sachs. Fatto sta che a Piazza Affari il titolo della holding delle Coop e della sua compagnia assicurativa, UnipolSai, hanno letteralmente messo le ali ai piedi e sono stati entrambi sospesi per eccesso di rialzo.
Ed in effetti non capita tutti i giorni di avere un ministro come Poletti che, come accaduto nella trasmissione Ballarò del 25 febbraio, dichiara apertamente di essere “orgoglioso di rappresentare 12 milioni di soci, un milione e mezzo di occupati e 80mila imprese” rosse. Escludendo però il conflitto di interesse perché ha “giurato sulla Costituzione italiana e ne è responsabile al 100 per cento”. Sotto il vigile controllo del premier, Matteo Renzi, garante del neo ministro.
Così come è una rarità essere inclusi nella ristretta cerchia dei titoli più interessanti di Goldman Sachs che ha iniziato a seguire Unipol consigliando agli investitori di acquistare azioni in quantità (in gergo, convinction buy). E suggerendo inoltre di comprare (buy) anche UnipolSai perché “è una storia di ristrutturazione unica” che beneficerà di notevoli sinergie nel biennio 2014­-2015. Del resto in Goldman Sachs è ben nota tutta la vicenda che ha portato alla fusione fra la Unipol delle coop e la ex Fondiaria dei Ligresti. La banca d’affari americana era infatti “consulente finanziario officiato da Fondiaria” come rivela l’attuario Fulvio Gismondi nell’interrogatorio del 16 aprile 2012 davanti al pm Luigi Orsi.
In particolare, nella dichiarazione resa al magistrato, Gismondi, già noto prima dell’affare del papello di Mediobanca, riferisce che l’allora direttore generale di Fonsai, Pierluigi Peluso, gli confida che Goldman “pare stia disattendendo le valutazioni che io stesso e altri consulenti di Fondiaria avevamo fatto di Unipol”. L’obiettivo, secondo quanto Peluso avrebbe riferito a Gismondi, è “riconoscere ad Unipol un concambio più favorevole rispetto agli accertamenti secondo i quali essa avrebbe patrimonio netto negativo”. Ma questa è ormai acqua passata alla luce delle nuove potenzialità di Unipol e di UnipolSai.


pc 27 febbraio - O ACCETTATE L'ACCORDO SULLA RAPPRESENTANZA O "FARETE LA FINE DEI COBAS"

..QUESTA E' LA POSIZIONE DELLA "SIGNORA" CAMUSSO E DELLA CGIL. ED ORA COSA VUOI FARE LANDINI. VUOI VENDERE GLI OPERAI A QUESTI BANDITI O VUOI COSTRUIRE, COI COBAS E I LAVORATORI, IL SINDACATO DI CLASSE?

Rappresentanza Cgil sbatte la porta in faccia a Landini. E la Fiom affila le armi
Il direttivo del sindacato decide una consultazione che si terrà a marzo, blindando l'accordo. Le tute blu si preparano a disertare quel voto le cui modalità ritengono "inaccettabili": "C'è una crisi democratica, noi non parteciperemo"
La consultazione degli iscritti Cgil sull’accordo sulla rappresentanza si terrà a marzo. Ma, come previsto alla vigilia, rappresenterà l’ennesimo strappo interno alla Cgil. La Fiom, infatti, si prepara a disertare quel voto le cui modalità Maurizio Landini ritiene “inaccettabili”. Ed è pronta a nuove iniziative eclatanti. Al termine del direttivo, la Cgil ha definito un documento che stabilisce le modalità con cui si svolgerà la consultazione. Ci sarà “una campagna di assemblee informative già definite tra Cgil, Cisl e Uil da tenersi nel mese di marzo” e, “nello stesso periodo” un’ulteriore espressione di voto di lavoratori iscritti alla Cgil”. A votare saranno questi ultimi che però avranno due seggi: da una parte “coloro che sono ricompresi nelle intese già raggiunte (Confindustria e Confservizi)” e dall’altra “coloro a cui estendere gli accordi”. Consultazione e risultati delle operazioni di voto saranno a cura delle categorie. Infine, i lavoratori non voteranno sul testo dell’accordo ma su un “quesito” in cui, ricordando che il giudizio della Cgil sull’accordo stesso è “positivo” si chiede di apporre un “sì” o un “no”. Susanna Camusso aveva già spiegato questa modalità, in mattinata, allo stesso Landini presentatosi a un incontro a quattrocchi con in mano le richieste di modifica della Fiom: “Ma non ne hanno accettata nemmeno una” spiega al Fatto. Non sarà consentito, come chiedeva il segretario Fiom, presentare la posizione alternativa. Né il voto limitato solo al milione di lavoratori interessati: voteranno invece i 2,7 milioni di “attivi” esclusi i pensionati. La segretaria dello Spi, Carla Cantone, si è infatti tirata fuori dalla contesa proponendo una mediazione in grado di superare “gli errori” fatti in questi mesi. Un intervento che, però, è stato accolto gelidamente dalla segreteria nazionale. Landini, invece, parla di “una crisi democratica mai vista” contestando anche il metodo di voto sul “quesito”: “Nei fatti è un referendum sul gruppo dirigente che mette l’accordo al riparo dalla consultazione. La Cgil non dice a Cisl, Uil e Confindustria che il testo è congelato fino al risultato del voto: l’accordo è già operativo. Si tratta di una doppia finta”. La decisione è stata presa a larga maggioranza con la sola opposizione della Fiom e dell’area di Cremaschi, che non hanno partecipato al voto perché ritenuto illegittimo. Cremaschi, inoltre, reduce dall’aggressione subita al Teatro Parenti di Milano, ha mosso un attacco durissimo al vertice della Cgil accusato di aver falsificato i voti del congresso, “come fa Putin in Russia” e chiedendo, anche per quanto avvenuto a Milano, le dimissioni di Susanna Camusso. Sono invece rientrati i distinguo dell’area di Lavoro-Società che, tranne un esponente Fiom, Augustin Breda, ha votato a favore del provvedimento. La questione, ora, è sapere cosa succederà nei prossimi giorni. La maggioranza, dopo aver chiuso qualsiasi ipotesi di dialogo con la Fiom, andrà avanti senza esitazioni. “Il vero problema della Fiom? L’autolesionismo” si dice nei corridoi. L’accordo del 10 gennaio, infatti, una volta applicato, provocherà la perdita di alcuni diritti sindacali per chi non lo riconosce, come avvenuto a Pomigliano. Solo che, nel caso della Fiat, la Fiom ha visto riconosciute le proprie prerogative da una sentenza della Corte costituzionale. Quindi si annunciano contenziosi rilevanti. Ma in gioco, in questa partita, c’è anche altro. Camusso e compagni non possono accettare la richiesta di autonomia che avanza la Fiom. D’altro canto, quest’ultima non può accettare un modello contrattuale in cui “sindacati confederali e aziende decidono al posto delle Rsu o delle categorie”. “Faranno la fine dei Cobas” si ribadisce in Cgil. “Loro invece diventeranno come la Cisl”, è la risposta che si può ascoltare tra i dirigenti Fiom. A guardarli da fuori sono già due sindacati. La Fiom, ieri, non ha partecipato al voto e non parteciperà nemmeno a una consultazione ritenuta “non democratica”. Landini ha già annunciato che riunirà i suoi organismi per decidere cosa fare. Si pensa a una grande manifestazione nazionale, una sorta di Stati generali della Fiom, in contemporanea alla consultazione, riunendo alcune migliaia di delegati e dirigenti per dimostrare, anche fisicamente, di essere, appunto, un altro tipo di sindacato. La lotta continua.
da Il Fatto Quotidiano del 27 febbraio 2014


pc 27 febbraio - Il governo indiano blocca i fondi di Amnesty International perchè denuncia le violazioni dei diritti umani nelle operazioni antisovversive

Il regime indiamo viola quotidianamente i diritti umani nella guerra contro il suo popolo e in particolare contro le masse popolari che sviluppano la guerra popolare, diretta del Partito Comunista dell'India maoista -PCIm - con deportazioni, massacri, repressione di massa, torture verso i prigionieri politici, che comprendono lo stupro contro le prigioniere politiche. La famigerata 'operazione Green Hunt' è un vero quotidiano genocidio. La guerra popolare risponde colpo su colpo non si ferma e non si arresta anzi si estende in nuove zone e vede protagonisti proletari, giovani, contadini e tante tantissime donne.
In tutto il mondo anche in Italia ci sono iniziative di sostegno alla guerra popolare e di denuncia della Operazione Green Hunt. Anche in Italia conduciamo una campagna permanente... ma siamo soli.
In Italia le sedicenti forze 'comuniste', 'rivoluzionarie', antagoniste, antimperialiste tacciono, non sviluppano denuncia e informazione,  non partecipano, nè organizzano iniziative, accecate come sono dal pregiudizio ideologico anticomunista e antimaoista.
Ma anche questo, come è stato per il Perù, Nepal, come avviene per le Filippine, la Turchia, è una cartina di tornasole della vera natura di queste forze o almeno di chi le dirige, che non tarderà ad emergere chiaramente anche nel nostro paese.
Oggi a Milano, presidio sotto il consolato indiano - via Larga alle 16.30.

comitato internazionale di sostegno alla guerra popolare - italia
csgpindia@gmail.com

leggi i blog internazionali in lingua
icspwindia.wordpress.com
maoistroad.blogspot.com

27 febbraio 2014

pc 27 febbraio - QATAR la strage degli operai indiani - denuncia e mobilitazione internazionale

Nel QATAR che ospiterà i mondiali di calcio del 2022, si stanno costruendo stadi e strutture per questo evento. Recentemente il quotidiano inglese The Guardian e Amnesty international hanno reso noto e denunciato le condizioni effettive dei lavoratori migranti in questo paese.
In QATAR sono tantissimi gli operai prevalentemente proveniente dal Sud Asia - India con circa 500.000 operai, poi Nepal e Bangladesh innanzitutto - che affluiscono per lavorare in tutti campi, operai nei lavori di costruzione, donne nei lavori domestici prevalentemente.
In ognuno di questi lavori non vengono osservate le misure di sicurezza provocando spesso morti.
Ma quello che sta succedendo dopo l'inizio dei lavori per i  mondiali è davvero sconvolgente. Il numero dei morti non risultano dalle statistiche ufficiali.
L'indagine del Guardian del settembre 2013 che rileva le morti degli operai indiani morti, dà queste cifre:
233 nel 2010, 239 nel 2011, 237 nel 2012, 241 nel 2013. all'ambasciata indiana risultano inoltre per il 2009
262 morti. Nel 2014 sono già morti altri 37 operai... quindi siamo a circa 1000 operai morti.
Ma si tratta di statistiche ufficiali, quindi ciò vuol dire, secondo quando afferma l'ITUC - International trade union confederation - che il numero dovrebbe essere anche più alto.
E si tratta della  sola India, se si aggiungessero anche i numeri degli operai degli altri paese si arriva a cifre davvero incredibili.
Il governo del QATAR minimizza e parla di morti per cause naturali, ma Amnesty International denuncia che le condizioni di lavoro sono estremamente pericolose, con lavori che si fanno a 50 gradi, con strutture sui posti di lavoro e nelle case considerate fatiscenti e inumane, con strutture sanitarie poco presenti e condizioni del cibo scadenti. Non si muore solo sul lavoro, ma anche con malattie contratte sul lavoro e per lavorare in queste condizioni di trattamento. Molti muoiono per arresto cardiaco durante l'orario di lavoro. Il governo del QATAR cerca di m inimizzare e negare, ma il governo indiano è altrettanto responsabile di queste morti .

La rete nazionale per la sicurezza e salute in fabbrica e sul territorio
denuncia questa situazione e come per il Brasile, dove anche lì stanno morendo operai sul lavoro per i mondiali, è impegnata a promuovere informazione e lotta, costruire legami diretti con i lavoratori di questi paesi e con quelli indiani in particolare.
Chi volesse partecipare e darci una mano, si faccia sentire
bastamortesullavoro@
27 febbraio 2014

pc 27 febbraio - 1 Marzo - Manifestazione No Muos a Niscemi


58418_753118861367763_310378014_nIl movimento NoMuos rilancia la mobilitazione per rispondere ai piani che, dalla marina USA ai governi nazionale e locali, vorrebbero ultimare l’innalzamento delle parabole del sistema di comunicazioni MUOS.
La base US navy all’interno della sughereta di Niscemi è già da oltre venti anni attiva con le sue 46 antenne NRTF apportando gravi danni all’ambiente e alla salute delle persone che abitano il territorio circostante. Il movimento NoMuos si batte contro questa base e contro il suo carico di morte portato sia a quanti subiscono attacchi militari per mezzo dei sistemi di comunicazione al suo interno, sia ai cittadini che subiscono le onde elettromagnetiche da queste emanate.
Dopo la grande stagione di mobilitazione che ci ha visti protagonisti durante l’anno scorso, dai blocchi che per mesi hanno tenuto sotto scacco i lavori dentro la base alla manifestazione che, il 9 agosto, ha registrato l’invasione di migliaia di NoMuos, passando per gli scioperi cittadini e le occupazioni delle antenne oltre che per le manifestazioni contro il voltafaccia Crocetta, in questi ultimi mesi sono fioccate numerose denunce nei confronti di quanti hanno portato avanti con coraggio e determinazione questa lotta.
Se lo scopo principale di questi provvedimenti è quello di scoraggiare la partecipazione al movimento, il movimento stesso risponde invece di non aver paura e di voler continuare il proprio percorso per ottenere un luogo dove vivere in salute. Il 22 febbraio saremo quindi di fronte la prefettura di Caltanissetta per contestare i provvedimenti che ci vedono coinvolti e attribuirgli il peso che meritano: carta straccia che non riesce a perseguire il suo fine intimidatorio.
Con questa prospettiva, con lo spirito che ha sempre animato la nostra lotta e con le pratiche che di volta in volta abbiamo scelto per opporci al MUOS riteniamo sia giunto il momento per tornare nuovamente alla base di contrada Ulmo e riteniamo sia opportuno farlo giorno 1 Marzo.
Sabato 1 Marzo ci muoveremo ancora una volta tutti e tutte verso la base attraverso cui governi e militari credono di poter raggiungere i propri fini di guerra e controllo passando sulle nostre vite.
Determinati come abbiamo imparato ad essere torneremo in contrada per riprenderci una possibilità di vita in un ambiente salubre e non piegato ad interessi bellici.
Sempre più convinti che l’occupazione militare dei nostri territori non sia tollerabile e sempre più convinti che le scelte sui territori debbano essere determinate dalle esigenze delle popolazioni che li abitano, piuttosto che dai disegni geopolitici di potenze militari ed economiche, torniamo a riprenderci ciò che è nostro.

Sabato 1 Marzo: grande manifestazione diretta alla base di contrada Ulmo

mercoledì 26 febbraio 2014

pc 26 febbraio - presidio al consolato indiano milano via larga ore 16.30 27 febbraio

Campagna mondiale di solidarietà con i prigionieri politici in India
Libertà incondizionata per tutti i prigionieri politici in India!
Nelle carceri indiane i prigionieri subiscono ogni genere di vessazioni, torture, negazione di assistenza, condizioni di vita disumane, trasferimenti arbitrari, brutali pestaggi e isolamento prolungato e ingiustificato e le prigioniere vengono spesso stuprate.
Nonostante la condizione di detenzione che subiscono, i prigionieri stanno resistendo e lottando con spirito rivoluzionario, trasformando le galere in cui sono rinchiusi in un fronte di battaglia contro il fascismo montante in India e il regime indiano.
Il 30 gennaio 2014 i detenuti della Prigione Centrale di Nagpu, Maharashtra almeno 177 prigionieri -l’adesione si è rapidamente allargata- hanno iniziato uno sciopero della fama a oltranza con la parola d’ordine – tra le altre- “la libertà su cauzione è la regola, e la prigione l’eccezione”, facendo appello alla solidarietà e al sostegno attivo all’ esterno.
Battersi per la loro liberazione incondizionata è compito urgente per tutte le forze solidali e per gli amici del popolo indiano, ed è parte integrante del sostegno alla vittoria della sua guerra di liberazione
Stop India come “prigione dei movimenti popolari”
Stop Operazione Green Hunt!
La guerra di liberazione delle masse popolari in India non può certo essere fermata dalla repressione selvaggia, che anzi allarga la solidarietà politica e morale!
Giovedì 27 febbraio
h. 16.30
Presidio a Milano
davanti al consolato indiano
Via Larga
Comitato Internazionale di Sostegno alla Guerra Popolare in India
Adesioni e info: csgpindia@gmail.com
Nuovo blog in inglese: icspwindia.wordpress.com

pc 26 febbraio - manifestazioni anti Obama nelle Filippine

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Anti-Obama protesters in Philippines clash with police
MANILA,  – Martedì 25 nella capitale delle Filippine la polizia si è scontrata con circa 300 manifestanti che protestavano contro la prevista visita del Presidente USA Barack Obama e la continua presenza militare USA nel paese. Agenti antisommossa hanno bloccato la strada nei pressi dell'ambasciata USA e respinto i manifestanti a caricandoli coi manganelli. Nel lungomare antostante l'ambasciata i manifestanti, alleati nella federaziione operaia Movimento Primo Maggio, hanno tenuto una breve serie di interventi di denuncia l'imperialismo prima di disperdersi senza ulteriori incidenti. non ci sono stati arresti nè feriti gravi.

pc 26 febbraio - Tunisia . disoccupati attaccano un posto di polizia a gafsa


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Jobless protesters torch police post in Tunisia
METLAOUI, Tunisia: disoccupati hanno incendiato il posto di polizia nelle regione centrale di Gafsa, dove miseria e malcontento sociale where social discontent sono diffusi quanto la disoccupazione, nonostante sia ricca di strategici giacimenti di fosfati. Una nota AFP riferisce che nella città di Metlaoui nella serata di mertedì 25 i manifestanti hanno dato fuoco ai locali della polizia. Le autorità hanno dichiarato che non ci sono stati feriti negli scontri, che hanno bloccato una delle strade principali.
La polizia alla fine è riuscita a ristabilire l'ordine grazie ai rinforzi dal capoluogo della regione. La rivolta era stata scatenata dall'annuncio dei risultati del concorso per assunzioni in un'azienda pubblica che opera nel sttre ambientale. Spesso la proclamazione dei concorsi e causa di scontri tra concorrenti delusi e polizia, tanto che già gennaio le autorità erani state costrette a non pubblicare la lista degli assunti in un'azienda pubblica di Gafsa.

pc 26 febbraio - la lotta degli operai della logistica LLD continua con blocchi e presidi a Trezzo, Bergamo, Milano


pc 26 febbraio - LOTTA PER IL LAVORO A TARANTO L'ASSEDIO DIVENTA QUOTIDIANO



Giovedì scorso una mattinata calda. Circa 50 tra Disoccupati Organizzati e lavoratori della Pasquinelli dello slai cobas per il sindacato di classe, a fronte del silenzio da parte sia del Comune che della prefettura alla richiesta di incontri sull'emergenza lavoro, reddito, e soprattutto a fronte della mancata convocazione del Tavolo congiunto per cui vi era stato un preciso impegno del Comune, si sono riversati sulla strada/ringhiera di C.so Emanuele, facendo per circa un'ora e mezza vari momenti di blocco della strada, insieme a volantinaggi agli automobilisti, comizi volanti per spiegare le ragioni della protesta e far appello alla solidarietà.
Le donne in prima fila denunciavano come a Taranto per avere lavoro devi elemosinare da questo o quel politico, dare soldi o peggio, per le donne, ricevere anche proposte oscene sessuali.
In varie occasioni digos e polizia hanno cercato di spintonare i disoccupati e lavoratori, per impedire la protesta, creando momenti di forte tensione; ma il risultato era sempre di rendere più determinati chi stava lottando: "a Taranto alcuni inquisiti nell'inchiesta Ilva stanno ancora nelle poltrone istituzionali, a cominciare dal sindaco, e invece si vuole reprimere chi lotta per i diritti".
Mentre in generale, pur nel disagio, la gente e gli automobilisti erano solidali con la lotta, ad un certo punto una macchina ha forzato volutamente il blocco quasi mettendo sotto, e ferendo una disoccupata - Concetta Musio - e 2 disoccupati, che sono dovuti andare al pronto soccorso, dove hanno avuto prognosi fino a 15gg.
Ma questa protesta è servita, alle 12 tutti i disoccupati sono saliti al Comune dove era presente l'Ass. al lavoro dicendo chiaro che sarebbero rimasti dentro il Comune finchè non fosse stata fissata la data di convocazione del Tavolo congiunto. Dopo circa un ora e mezza è stato il Tavolo per mercoledì 26 febbraio
 Giovedì c'è stato anche un bell'episodio di solidarietà e unità tra operai e disoccupati. Durante i blocchi è arrivata una telefonata di operai dall'interno dell'Ilva, a cui era arrivato l'eco della protesta, che hanno voluto esprimere la loro solidarietà a chi lotta per il lavoro.

Oggi mercoledì 26 - I Disoccupati Organizzati e lav. pasquinelli slai cobas di Taranto hanno occupano
Palazzo Latagliata del Comune... e poi il sindaco ha dovuto fissare il tavolo per giovedì 6 marzo

La mattinata era iniziata male. Dopo che da una settimana era stato fissato il Tavolo sull'emergenza lavoro,
ottenuto giovedì 20 a seguito della forte protesta, questa mattina alle 9 con un SMS l'Ass. al lavoro comunicava che "l'incontro era rinviato, perchè devono essere convocate tutte le parti sociali".
Chiaramente i Disoccupati Organizzati e i lavoratori Pasquinelli non ci stavano affatto!
Per questo si sono presentati lo stesso a Palazzo Latagliata e per circa 2 ORE HANNO OCCUPATO IL PRIMO PIANO, comunicando che sarebbero rimasti finchè non fosse stata fissata la nuova data del Tavolo.
A questo mentre il Consigliere Capriulo si è attivato sia per porre al primo punto del consiglio comunale del 5 febbraio il tema del lavoro, e per chiedere la convocazione della Commissione sviluppo presieduta dallo stesso Sindaco Stefano; il Presidente della commissione attività produttive ha contattato Stefano.
Dopo un tentativo di fare promesse di convocazione del Tavolo senza fissare alcuna data, di fronte alla nostra determinazione a non  andarcene, il Sindaco ha fissato per GIOVEDI' 6 MARZO il prossimo Tavolo con la sua presenza; mentre ha comunicato che nei primi giorni della prossima settimana avrà un incontro a Bari con l'ass. regionale al lavoro.
Solo a questo punto abbiamo lasciato Palazzo Latagliata.

Ma oltre il 6 marzo la prossima settimana altre iniziative:

Mercoledi' 5 marzo faremo sentire la nostra vivace presenza al consiglio comunale (dove alcuni consiglieri presenteranno come primo punto un OdG sull'emergenza lavoro)
Sempre Giovedì 6 marzo nel pomeriggio alle 16 saremo ai Tamburi - per fare un'assemblea con i giovani e le donne del quartiere più inquinato di Taranto, ma dove non solo si muore per tumore ma neanche si vive senza lavoro e reddito; per porre con forza che la bonifica e la raccolta differenziata nel quartiere che partiranno nei prossimi mesi deve dare lavoro ai disoccupati e donne dei Tamburi.
Venerdì 7 marzo - dopo mesi, strappato incontro col presidente dell'Amiu
E INFINE, IL GIORNO PER LE DONNE PIU' BELLO:
sabato 8 marzo le donne disoccupate e lavoratrici si faranno sentire e vedere in tutta la città...!!

pc 26 febbraio: PD=I PIU' SFEGATATI SOSTENITORI DELLA TAV, CHIAMANO LO STATO RISPONDE. OVVERO CONTINUA LA "CACCIA ALLE STREGHE" CONTRO IL MOVIMENTO NO/TAV

Danneggiamenti a sedi Pd, indagato 23enne attivista 'No Tav'. Difensore: "Incensurato"
A casa del giovane sono state trovate bombolette spray, una decina di petardi, una maschera anti-gas e dei prontuari informativi del Movimento. Decine gli episodi avvenuti nel Milanese
Milano, 26 febbraio 2014 - Perquisizione dei carabinieri a carico di un 23enne ritenuto componente dell'ala piu' dura del movimento No Tav, in relazione al danneggiamento e imbrattamento di una decina di sedi del Pd nel Milanese. A casa del giovane - spiegano gli investigatori - sono state trovate bombolette spray, una decina di petardi, una maschera anti-gas e dei prontuari informativi del Movimento No Tav sugli accorgimenti da adottare durante le manifestazioni per scongiurare l'identificazione da parte delle forze dell'ordine.
Fra i vari episodi, quello piu' violento si era verificato il 21 novembre scorso ai danni della Sede del Circolo 'G. Carminelli' di via Archimede a Milano dove, dopo un tentativo di forzare la porta d'ingresso, era stato fatto esplodere un ordigno rudimentale che aveva mandato in frantumi una finestra. Era anche stata vergata la scritta 'No-Tav' sulle delle mura del Circolo e lasciata sul selciato una bandiera del movimento. Il giovane e' indagato per danneggiamento ed imbrattamento. Il provvedimento di perquisizione e' stato emesso dal pm antiterrorismo Maurizio Romanelli.

IL DIFENSORE - Il 23enne indagato per concorso con ignoti in danneggiamento e imbrattamento per il petardo fatto esplodere il 21 novembre davanti al circolo Pd "Carminelli" non ha precedenti, chiariscono gli
investigatori
, e "non è legato a gruppi politici", aggiunge il suo difensore. Secondo l'avvocato Sandro Clementi, il giovane "in passato ha partecipato a qualche manifestazione No tav" ma a questo si limiterebbe la sua adesione al movimento.
A lui gli inquirenti sono risaliti tramite la targa della macchina e probabilmente la perquisizione eseguita nella sua abitazione nell'hinterland milanese serve anche a identificare eventuali complici che hanno partecipato al blitz del 21 novembre, quando oltre all'imbrattamento con le scritte No tav, si è cercato di forzare l'ingresso del circolo e fatto esplodere un petardo abbastanza potente da danneggiare i vetri di una finestra di uno studio accanto al circolo.
"Siamo rimasti molto perplessi dall'iniziativa della perquisizione - commenta ora il legale - che potrebbe essere di tipo investigativo e informativo". I carabinieri hanno sequestrato oltre al computer, alcuni petardi, una maschera antigas, delle bombolette spray e quelli che chiamano dei "prontuari". Secondo il difensore, i petardi erano "delle miccette", la maschera antigas "ancora imballata", gli opuscoli erano "volantini, roba che scarichi da internet" e le bombolette spray "ancora intonse". Il giovane non è stato interrogato.


pc 26 febbraio - Fiat Termini Imerese: due società in campo per rilanciare la fabbrica? Gli operai che dicono basta alla cassa in deroga contestano gli "incontri segreti"…

Lunedì pomeriggio, 24 febbraio, gli operai Fiat in presidio davanti la regione siciliana da oltre un mese hanno cercato di seguire l'incontro che si doveva tenere presso l'Ars lo stesso giorno, un incontro che tutte le parti in causa hanno provato a tenere in gran segreto.

Dopo il lungo pomeriggio di attesa gli operai vengono a sapere che la riunione si è fatta proprio all'interno della presidenza della Regione e chiedono ai responsabili che vi hanno partecipato notizie sull'esito. I responsabili prima si fanno negare perché completamente impegnati nella giunta di governo che deve approvare la seconda manovra economica (dopo che la prima era stata bocciata dal commissario dello Stato), poi prendono ancora tempo.
Nel frattempo arriva l'assessore al bilancio Bianchi che viene bloccato dagli operai che gli fanno un paio di domande: risponde che era a conoscenza della riunione, ma non vi aveva partecipato, e conferma l'esistenza dei vecchi 300 milioni di euro per l'investimento nello stabilimento di Termini e che anche lui avrebbe informato di questo "incontro" l'assessore alle attività produttive Vancheri.
Gli operai hanno quindi insistito, entrando tutti nell'atrio del palazzo, per parlare con chi aveva partecipato all'incontro, a quel punto era accorso il capo di gabinetto Silvia che però è stato richiamato immediatamente da Crocetta, ma che ha fatto sapere che si è trattato solo di un colloquio interlocutorio con due aziende di consulenza e che quindi non c'era niente di nuovo che potessero dire agli operai, i quali, circondati da un gruppo di carabinieri e poliziotti, hanno scatenato comunque momenti di dura protesta all'indirizzo di Crocetta e degli altri dirigenti.

Un lancio dell'Agenzia Ansa ha confermato che si è trattato dell'incontro con "… la Career counseling e la Protrade Srl le due società che si sono fatte avanti con la Regione siciliana per avviare un'operazione di scouting tra investitori interessati al rilancio dello stabilimento Fiat di Termini Imerese. Stamani, c'è stato un incontro a Palazzo d'Orleans, sede della Presidenza della Regione, tra l'assessore alle Attività produttive Linda Vancheri e alcuni manager delle due società, guidate da Mario Piccoli e Manrico Fiore. Si tratta del secondo colloquio nel giro di pochi giorni: il governo Crocetta segue con attenzione il dossier e attende dai manager delle due società maggiori ragguagli rispetto ai possibili investitori. Nei giorni scorsi si è parlato di produzione di auto elettriche e di un centro di ricerca a Termini Imerese, con alcune case automobilistiche asiatiche interessate, tra cui la Mitsubishi…"


Gli operai che hanno già esaurito i primi due mesi, dei sei previsti, di cassa in deroga hanno deciso di fare oggi un'assemblea per analizzare quanto accaduto e scegliere come continuare la lotta.

pc 26 febbraio - la denuncia e la lotta quotidiana contro i padroni assassini della Rete nazionale per la sicurezza e salue sui posti di lavoro e sul territorio

pc 26 febbraio - per conoscere la realtà di lotta - quella vera a TARANTO

martedì 25 febbraio 2014

pc 25 febbraio - la rivolta ucraina, diretta dall'estrema destra foraggiata e sostenuta dall'imperialismo USA- Europa rovescia per ora il governo reazionario di Yanukhovic al servizio dell'imperialismo russo e accende i fuochi delle contraddizioni interimperialiste - proletari comunisti è dalla parte di quei settori di proletari e delle masse popolari che si battono contro il fascismo e l'imperialismo

alcuni articoli per inquadrare la questione

Ucraina: l’Europa, la Russia e un’analisi cinese

    di  Ernesto Sii.  Scritto  il  24 febbraio 2014  alle  7:00.
“Sia l’Europa che la Russia dovrebbero pensarci due volte prima di mettere ancor di più le mani nella lotta politica ucraina”: si conclude così l’analisi pubblicata nei giorni scorsi dall’agenzia di stampa cinese Xinhua intitolata “Est o Ovest: brusche inversioni di marcia sfidano il buon senso ucraino” e nella quale si prova a tracciare un bilancio, ‘terzo’, dello scontro consumatosi nelle scorse settimane a Kiev e nel resto del paese ma in cui la componente internazionale ha giocato e continua a giocare un ruolo rilevante.
Secondo Liu Fenghua, esperto dell’Accademia cinese di Scienze Sociali, “l’Ucraina si trova in una congiuntura strategicamente importante sia per la Russia che per l’Europa, con la quale condivide anche la costa del Mar Nero, ed è da tempo al centro di una competizione di influenza da entrambi i blocchi per i forti interessi geopolitici che riveste”.
L’esperto evidenzia poi come le ultime proteste siano partite lo scorso novembre dopo l’improvviso annuncio da parte del deposto presidente Yanukovych della sospensione dei negoziati per una Zona di Libero Scambio con l’Europa, un progetto che veniva considerato come una pietra miliare nel processo di integrazione del paese nell’Unione Europea.
Una scelta che i media europei e occidentali hanno spesso semplicisticamente bollato come una scelta di campo ma che, invece, secondo l’analista cinese deve essere stata “molto faticosa” per Yanukovich, che in passato aveva “promosso legami più stretti” con l’Europa.
“L’economia Ucraina dipende fortemente dal mercato russo e dall’importazione di gas naturale” spiega Liu, aggiungendo che l’ingresso nell’unione doganale avviata dalla Russia “porterà benefici immediati al paese, a cominciare da un taglio dei prezzi del gas”, mentre, la Zona di Libero Scambio con l’Europa espone Kiev a contromisure russe che, evidenzia l’esperto cinese, “l’accordo con l’Europa non sembra di essere in grado di compensare adeguatamente”.
A titolo esemplificativo, l’analista cinese ricorda come nel 2013 la Russia sospese per un po’ l’importazione di prodotti metallurgici e caseari ucraini e utilizzò il prezzo del gas come pungolo, col risultato di portare a un immediato aumento del deficit e una perdita netta di oltre 6,5 miliardi di dollari nelle casse ucraine.
E se negli ultimi due giorni anche sulla stampa europea sono cominciati a circolare commenti sui gruppi ucraini di estrema destra che hanno giocato un ruolo chiave nel gestire le proteste di piazza dell’ultima settimana a Kiev (si legga su tutti il commento di Seumas Milne comparso sull’inglese The Guardian col titolo “In Ucraina, fascisti, oligarchi e l’espansione occidentale al cuore della crisi”), l’agenzia di stampa cinese, citando, Timofei Bardachev, direttore del Centro per gli Studi Europei presso la Scuola Superiore di Economia in Russia, attribuisce proprio al sostegno aperto che alcuni paesi europei hanno dato ai leader dell’opposizione ucraina la “causa immediata” del degenerare in violenza delle recenti proteste di piazza.
Il vero problema, secondo l’esperto dell’Accademia cinese di Scienze Sociali, “risiede nell’uso di alcuni estremisti della forza e nelle loro complesse richieste per le dimissioni immediate del governo, l’emendamento costituzionale e le elezioni presidenziali anticipate. È una situazione complessa perché Yanukovych è il presidente legittimamente eletto del paese e ha sempre provato a bilanciare le proprie politiche tra Russia ed Europa, una scelta saggia negli interessi dell’Ucraina”.
Il pericolo che entrambi gli esperti evidenziano è che dei tre principali attori politici delle ultime settimane il fronte governativo di Yanukhovic, l’opposizione radicale e l’opposizione moderata, gli sviluppi delle ultime ore rischino di marginalizzare il ruolo dell’opposizione moderata e far avanzare le richieste del “o tutto o nulla” tra due fronti polarizzati, sia interni che internazionali, che rischiano di portare, davvero, il paese sull’orlo di un conflitto civile.







20 feb 2014

Rivolta in Ucraina: come è nata e quali sono gli interessi in gioco

La rivolta in Ucraina: come è nata


Tutto è iniziato domenica 24 novembre 2013 quando a Kiev, capitale dell’Ucraina, si è tenuta la più grande e partecipata manifestazione dai tempi della breve “rivoluzione arancione” del 2004. Più di 100mila persone si radunano in piazza dell’Indipendenza per protestare contro il presidente ucraino , Viktor Yanukovych (leader del Partito delle Regioni, filo-russo) reo di aver rifiutato di concludere un accordo commerciale e politico con l’Unione Europea a poco più di una settimana dalla firma prevista.
Inizialmente le manifestazioni si svolgono in maniera pacifica in quanto i manifestanti sperano ancora in un cambiamento di rotta del governo. La situazione precipita quando il premier Mykola Azarov (considerato il politico più filo russo di tutto il paese) firma un decreto per sospendere il processo di preparazione dell’intesa di associazione tra Ucraina e Ue. L’accordo avrebbe rimosso tutti i dazi doganali sui prodotti ucraini in ingresso in Europa e cercato di evitare al Paese un pesante crac finanziario che, secondo gli analisti, è imminente. Inoltre per i primi sette anni l’Ucraina avrebbe beneficiato di un 1 miliardo di euro all’anno per ammodernare le infrastrutture e per  preparare l’adesione effettiva all’Ue.
Il 25 novembre in diretta televisiva Azarov spiega che il miliardo di euro offerto dall’Unione Europea “non è nulla. Si può dire che sia un’offerta a un mendicante”, quantificando  in circa 160 miliardi di euro gli investimenti necessari all’Ucraina per adottare gli standard europei anche tenendo conto dei “danni causati all’economia ucraina dal peggioramento dei rapporti commerciali con la Russia e gli altri paesi della Csi causati dalla firma di un accordo con l’Ue”.
Il 17 dicembre, Russia e Ucraina annunciano un accordo per cui il Cremlino investirà 15 miliardi di dollari in titoli di stato ucraini e ridurrà di un terzo il prezzo del gas che vende al Paese. L’annuncio apparentemente ha l’effetto di calmare le proteste. Ma il pestaggio, il 25 dicembre, della giornalista Tetyana Chornovol, le riaccende. Il 16 gennaio il governo adotta delle misure severissime per impedire lo svolgersi delle manifestazioni che comprendono arresti preventivi e l’uso anche dei proiettili per disperdere i manifestanti nei casi di gravi violazioni dell’ordine pubblico.

La rivolta in Ucraina: le opposizioni

Come spesso accade in tutte le rivolte che stanno sconvolgendo il mondo in questi ultimi anni, lo spaccato dei manifestanti è complesso e molto fluido.  Secondo uno studio del  Nuffield College della Oxford University, svolto con oltre mille interviste faccia a faccia sul posto, la media d’età dei manifestanti si aggira sui 36 anni mentre il 24% ha più di 55, e solo l’8% è composto da persone tra i 65 e i 75 anni. Inoltre la maggioranza di chi è sceso in piazza ha un alto livello di educazione (76%) e dal punto di vista religioso si divide fra ortodossi (33%) e osservanti di rito greco-cattolico (25%). È un movimento al maschile (quasi 60%) e composto soprattutto da persone che non erano mai scese in piazza prima d’ora (38%) o che addirittura non si era mai interessate alla politica (12%).
Le ragioni della protesta sono varie e disparate. Se infatti gli studenti e giovani puntano all’Europa e ai diritti umani, la fascia più “anziana” (30-45 anni) sembra più preoccupata da questioni economiche, politiche e dal livello di corruzione dei politici ucraini. In generale quasi tutti i manifestanti  hanno raccontato nel corso delle interviste di aver “attraversato troppe ingiustizie” e di sentirsi chiamati in causa per il futuro del loro paese.
Anche dal punto di vista politico l’opposizione si presenta divisa in tre leader: l’ex pugile Vitali Klitschko, deputato presso l’Alleanza democratica ucraina per la riforma e sostenitore dell’Unione europea, l’ex ministro degli Esteri Arseniy Yatsenyuk, del partito di Yulia Timoshenko (ex primo ministro, ora agli arresti), seconda forza politica del paese e da Oleh Tyahnybok, leader dei nazionalisti di estrema destra di «Svoboda» (Libertà) e principali responsabili delle manifestazioni più violente.

La rivolta in Ucraina:  cosa c’è dietro

Quello che sta succedendo in questi giorni in Ucraina è anche il frutto di una battaglia geopolitica tra la Russia e l’Unione Europea per il controllo dei ricchissimi giacimenti di gas del paese.
Il tutto nasce dalla cronica dipendenza energetica di Bruxelles costretta ad importare oltre la metà del suo fabbisogno di combustibili fossili. Sin dal 2011 la Russia si è affermata come primo esportatore energetico in Europa, battendo la concorrenza di Norvegia, Algeria e altri paesi arabi. Forte della sua posizione dominante, Mosca ha quindi lanciato una serie di politiche tese a puntellarne ulteriormente il suo primato  e per cercare di assetare l’Europa, isolandola dai suoi fornitori energetici, e quindi aumentare ancora di più il prezzo delle sue esportazioni. Infatti alcuni paesi dell’area ex Urss, come il Kazakistan, pur indirizzando più del 50% delle proprie esportazioni di gas e petrolio in Europa, sono ancora estremamente dipendenti dalla Russia a causa della loro carenza di infrastrutture per le esportazioni.
Per l’Unione Europea, quindi, l’Ucraina con i suoi quasi 40 mila chilometri di gasdotti (a fronte dei 33 mila chilometri cubi presenti sul territorio russo) rappresenta una partner economico troppo importante per essere lasciato alla mire energetiche di Putin. A sua volta la Russia non può accettare in nessun modo che l’Ucraina firmi qualsiasi accordo con la Ue, perché ciò comporterebbe la perdita del suo monopolio energetico.

Ecco perché la rivolta in Ucraina non rappresenta per le cancellerie mondiali una semplice protesta di piazza, ma sono il primo campo di battaglia di una guerra geopolitica tra super potenze mondiali. E mentre si combatte una guerra nascosta, è sempre più concreto il rischio che possa scoppiare una nuova guerra civile alle porte dell’Europa, tra  un’ Ucraina occidentale nell’ orbita tedesco-polacca e una orientale nell’ orbita russa.

pc 25 febbraio - il nuovo governo renzi e l'università

      Scrivi Giannini ma leggi Gelmini: come rottamare la scuola e l'università pubblica...


E’ da dire: abbiamo tutti un po’ rabbrividito (e sorriso) quando abbiamo sentito il nome del nuovo ministro dell’ istruzione. L’assonanza con la arci-famosa Gelmini, ministro dell’istruzione che ha dato la luce alla triste ed omonima riforma a cui studenti e docenti hanno risposto con un movimento di decine di migliaia di persone (forse il sorriso viene da questo?), è incredibile...
Rimane, però, un’assonanza. La Giannini, infatti, come il suo predecessore Maria Chiara Carrozza, a differenza di Maria Stella, rientra nella categoria dei ministri “per bene” e “colti”, non si è certamente fatta l’esame d’iscrizione all’albo degli avvocati in un’altra Regione! Un personaggio in perfetta linea e coerente con l’immagine che cerca di dare il PD (ma anche gli altri partiti che non siano il PDL) dei politici italiani: la Giannini, infatti, ancora più che dal PD proviene dalla schiera dei montiani, indissolubilmente legati ad un’immagine austera (e non vuole essere una battuta) e riservata in opposizione ai fasti e alla trivialità di Berlusconi.
Ritornando al neo-ministro, però, le differenze con il passato sembrano essere terminate. Da un’intervista rilasciata all’Huffington Post questa voglia di “rottamare” inizia e finisce in uno slogan populista e di mera propaganda elettorale. Stefania ci sembra essere molto più subdola degli altri, in verità , mascherando in maniera quasi perfetta gli stessi provvedimenti del passato- sarà che la ministra non conosce la differenza tra rottamare e travisare!
Si legge dall’intervista che si vuole raggiungere la percentuale europea di laureati (40% della popolazione) attraverso “il potenziamento del diritto allo studio”, “la restituzione di un valore reale al titolo di studio” e una “maggiore integrazione tra la comunità dei docenti e degli studenti”. Tante belle cose, ad una lettura superficiale. Se si vede cosa intende il ministro per questi tre punti ci si accorge che tanto belle non sono: il diritto allo studio sarà potenziato attraverso i prestiti d’onore che potrai poi restituire in comode rate (come se non ne avessimo già abbastanza) appena ti trovi un lavoro (ma non disperate, uno qualsiasi), il valore reale al titolo di studio sarà restituita con dei semplicissimi e incomprensibili criteri di valutazione della didattica e della ricerca - che rispondono all'unico imperativo della produttività - e, infine, la sinergia tra docenti e studenti deve essere implementata visto che chi torna dall’Erasmus si rende conto che questa cosa in Italia manca (oltre alle aule, aule studio, mense, alloggi studenteschi, biblioteche, borse di studio, aule informatiche, laboratori…).
Ma tranquilli, non è finita qui! I finanziamenti saranno ovviamente distribuiti in base alla premialità e alla valutazione degli atenei: in tempo di crisi bisogna tagliare la spesa pubblica e soprattutto “spendere meno e spendere meglio” e se ci sono differenze territoriali, atenei virtuosi e non virtuosi chissene! E’ il libero mercato e la competizione, baby: poi chi vi può accedere è un mistero da risolvere, ma se non sei ricco puoi dormire tranquillo, c’è sempre il prestito da restituire in comode rate…
Con questo quadro le previsioni sono difficili, ma forse anche un po’ inutili: c’è sempre la stessa solfa che da anni si ripete ma che è giusto smascherare soprattutto con chi si presenta come vicino ai giovani e come un “rivoluzionario” della politica italiana.
La stessa solfa, però, la ripetiamo anche noi che da anni rispondiamo agli attacchi all’istruzione che vengano da montiani, renziani, berlusconiani, giovani vecchi e a pallini! Non saremo da meno con il nuovo governo!