Basta stragi sul lavoro, giustizia per le vittime del crollo di Firenze.
martedì 20 febbraio 2024
pc 20 febbraio - La strage operaia di Firenze - manifesto nazionale
realizzato a Ravenna
la Rete è attiva presso tutte le realtà dello Slai cobas per il sindacato di classe
info contatti slaicobasta@gmail.com wa 3519575628
pc 20 febbraio - La strage operaia di Firenze - Comunicato Rete nazionale per la sicurezza e salute sui posti di lavoro e sul territorio
L’ennesima strage operaia avvenuta al cantiere a Firenze di Esselunga richiede l’organizzazione di una Rete nazionale per la sicurezza e salute nei luoghi di lavoro contro i padroni e governo che ne sono i responsabili
5 i nostri morti operai uccisi nel megacantiere di Firenze, e almeno 3 lavoratori sono gravemente feriti: sono morti Luigi Coclite, 60 anni, prossimo alla pensione, l’operaio tunisino, Mohamed Toukabri, 54 anni, e tre marocchini, Mohamed El Farhane, 24 anni, e Taoufik Haidar, 43 anni, residente a Bergamo e Bouzekri Rahimi, di 56 anni. I tre feriti, estratti dalle macerie poco dopo il crollo, sono originari della Romania: hanno 37, 48 e 51 anni.
Si parla anche di operai senza permesso di soggiorno, invisibili per lo Stato ma carne da macello per i profitti dei padroni!
Facevano lo stesso lavoro ma erano di 3 ditte diverse. Una strage di classe!
Come a Brandizzo dove sono morti in 5 e come la lunga scia di morti sul lavoro che solo in quest’anno, fino adesso, a febbraio, è arrivata a 145 lavoratori morti uccisi sull’altare del profitto.
La nostra rabbia, il nostro dolore, la nostra solidarietà agli operai, alle loro famiglie.
“Nelle morti sul lavoro non ci sono fatalità. Solo violazione di regole...Il problema non sono le norme. È il lavoro che è cambiato. Prima entravi in un cantiere e sapevi che c’era una ditta con i
lunedì 19 febbraio 2024
pc 19 febbraio - Anche nei porti dell’India si bloccano le armi per la guerra contro il popolo palestinese - Info
Appello
La Federazione indiana dei lavoratori del trasporto su acqua, che rappresenta più di 3500 lavoratori degli 11 principali porti del paese, ha deciso di rifiutarsi di caricare o scaricare carichi di armi provenienti da Israele, così come da qualsiasi altro paese che possa movimentare carichi armati provenienti da Israele o attrezzature militari e il suo carico alleato per la guerra in Palestina.
Noi lavoratori portuali, che facciamo parte dei sindacati, ci opporremo sempre alla guerra e all'uccisione di persone innocenti come donne e bambini.
Uccisione di persone innocenti come donne e bambini: il recente
attacco di Israele a Gaza che ha gettato migliaia di palestinesi in
un'immensa sofferenza e perdita. Donne e bambini sono stati fatti a
pezzi durante la guerra, i genitori non hanno potuto riconoscere i loro
figli uccisi a causa dei bombardamenti.
In questo momento i nostri
membri del sindacato hanno deciso collettivamente di rifiutarsi di
movimentare tutti i tipi di carichi armati.
Il carico e lo scarico di queste armi contribuisce a fornire la capacità di uccidere persone innocenti.
Pertanto, noi, lavoratori portuali e portuali indiani di vari grandi
porti attivi nel settore della movimentazione dei carichi, chiediamo che
chiunque si rifiuti di movimentare tutti i tipi di carichi armati.
Chiediamo ai nostri membri di non movimentare più navi che trasportano materiale militare in Palestina/Israele.
Chiediamo quindi anche un immediato cessate il fuoco. Come sindacati dichiariamo la nostra solidarietà con coloro che si battono per la pace. Facciamo appello ai lavoratori del mondo e alle persone che amano la pace a sostenere la richiesta di una Palestina libera.
pc 19 febbraio - Min. Calderone: "rendere le leggi più incisive"... Ma sono state le vostre leggi che hanno permesso la strage di operai!
Sui morti, sui feriti operai, sul dolore dei familiari, degli altri lavoratori, ieri la Min. Calderone a Firenze ha messo in scena la sceneggiata del governo, sciorinando: norme più efficaci, forse una nuova norma su "omicidio sul lavoro", stretta sui subappalti, sui contratti, più controlli, più ispettori (ma quelli già programmati, mentre ne mancano 2.600), insieme a premi alle aziende virtuose e formazione sulla sicurezza nelle scuole di ogni ordine e grado...
E' stata in realtà una difesa d'ufficio del governo, e nulla ha detto sul suo codice degli appalti che ha dato il via libera ai subappalti a cascata, agli affidamenti diretti senza una pre verifica, alle denunce e proteste fatte nei mesi scorsi dagli ispettori del lavoro per l'impossibilità di lavorare in pochi e senza strumenti, di avere direttive ministeriali che puntano a limitare la loro funzione pur di avere "pratiche"; nulla ha detto sulla condizione di sfruttamento dei lavoratori immigrati che sono buoni a lavorare e morire ma non ad avere diritti, neanche uno straccio di permesso di soggiorno e, quindi, di contratto.
Siete voi gli assassini! Sono le vostre leggi, di liberalizzazione per i padroni che provocano queste tragedie.
Su questo blog avevamo denunciato il nuovo codice degli appalti quando è stato varato. Ricordiamo i punti principali:
"In data 28 marzo 2023 il Consiglio dei Ministri, su proposta di Giorgia Meloni e su pressante azione del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Salvini ha approvato il nuovo codice degli appalti...
Le parole chiavi della nuova normativa sono: "semplificazione" e "tempestivita'". Sotto la propaganda allettante di snellire le procedure e la burocrazia, si modificano norme, si azzerano una serie di vincoli che quantomeno imponevano dei controlli, e limiti (chiaramente sempre più formali e non sostanziali), affinchè i cantieri siano più rapidi e le opere si realizzino in tempi molto più ristretti.
La mancanza di controlli, o le verifiche solo cartacee porta a far ottenere gli appalti a Ditte
pc 19 febbraio - La morte di Navalny brutalmente usata per una campagna di guerra e al servizio del riarmo imperialista nel mondo e in Italia
L'unità nazionale Meloni/Schlein è al servizio di questa campagna guerrafondaia
....Mentre in Italia si celebra la santificazione dell’esponente del partito Jabloko (in italiano Mela) – omaggiato addirittura con una fiaccolata bipartisan che coinvolge tutti i partiti presenti nel Parlamento borghese – noi non possiamo, e nemmeno vogliamo, essere considerati suoi sostenitori.
Basta andare sulla pagina di Wikipedia che lo riguarda per capire chi sia davvero questo personaggio; in estrema sintesi, basta citare il seguente passaggio: «nel 2005 fonda il gruppo giovanile Democrazia Alternativa (abbreviato in DA!), la cui dirigente riceve finanziamenti dall’agenzia statunitense National Endowment for Democracy».
Non pensiamo che occorra essere un laureato per comprendere che questa istituzione, la cui ragione sociale si può tradurre in Fondo Nazionale per la Democrazia, altro non è che l’evoluzione attuale di tutte quelle porcherie messe in piedi dagli imperialisti USA per destabilizzare Paesi terzi durante la guerra fredda....per creare le condizioni perché si possano realizzare le così dette “rivoluzioni colorate” che rovescino le istituzioni sgradite a Washington District of Columbia e le sostituiscano con fantocci che a quella amministrazione rispondano senza discutere:....
Bosio (Al), 19 febbraio 2024
pc 19 febbraio - A Milano solidarietà con Ilaria Salis contro il regime reazionario oscurantista antidonne di Orban - dal blog femminismorivoluzionario
Non si ferma la mobilitazione in solidarietà a Ilaria Salis
A Milano ieri sera c'è stato l'appuntamento alle colonne di San Lorenzo simbolicamente rivolta verso il consolato ungherese.
pc 19 febbraio - Solidarietà agli studenti del Severi-Correnti Milano
Esprimiamo la nostra totale solidarietà nei confronti degli studenti e delle studentesse del liceo Severi Correnti di Milano, che la mattina del 30 gennaio occupavano il loro istituto per denunciare il genocidio in atto in Palestina e contro l’indifferenza per le morti di decine di migliaia di persone sotto le bombe israeliane.
Partendo dai presunti 70.000 euro di danni a seguito dell’occupazione, il Ministro dell’Istruzione Valditara, accorso in visita all’istituto, ha deciso di cogliere la palla al balzo, arrivando a dichiarare addirittura che si tratterebbe di: “…un’azione militare, di guerriglia. Qui ci sono diversi reati commessi, oltre all’interruzione di pubblico servizio c’è danneggiamento e violenza privata”. Si tratta in realtà di colpire gli studenti e le studentesse con azioni mai viste prima, così da provare a seppellire
pc 19 febbraio - operai Piaggio a fianco del popolo palestinese . sciopero il 23 - info
Su richiesta dei sindacati palestinesi afferenti alla Federazione Sindacale Mondiale, venerdì 23 febbraio l’Unione Sindacale di Base e altri sindacati di classe promuovono in tutto il paese una serie di scioperi. Sui nostri territori saranno i lavoratori della Piaggio, guidati dall’USB, a raccogliere l’indicazione bloccando la fabbrica e promuovendo un presidio informativo di fronte all’azienda.
Uno sciopero di carattere politico ed internazionalista, che assume in questo frangente storico una forte connotazione antimperialista ed anticoloniale, essendo Israele la perfetta sintesi di avamposto imperialista e coloniale incistato in terra di Palestina per dominare con la forza bruta tutto il Medio Oriente.
L’inaudita ferocia dei sionisti di questi mesi contro l’inerme popolazione di Gaza e’ direttamente proporzionale al declino occidentale, soprattutto di fronte alla risposta su scala regionale delle forze della Resistenza, che sta dando filo da torcere a Israele e ai suoi alleati.
L’operazione “Diluvio di Al-Aqsa” condotta dalla Resistenza palestinese il 7 ottobre ‘23 ha reso evidente che non ci può essere la pace in Medio-Oriente senza il soddisfacimento delle storiche rivendicazioni palestinesi, mettendo nel contempo a nudo la natura genocida di Israele.
Se le sorti del sionismo sono legate da sempre al blocco euro-atlantico, è necessario collocare il significato politico della azione palestinese nell’attuale fase storica, all’interno di un conflitto più ampio e su scala regionale, in cui si intrecciano il crepuscolo dell’egemonia occidentale e l’affermazione di un mondo multipolare, in un quadro di tendenza alla guerra e di incapacità di risolvere diplomaticamente i conflitti.
Questo accade in una regione in cui l’egemonia occidentale è stata messa in discussione da potenze regionali – come l’Iran – , dall’arco della Resistenza della cosiddetta Mezzaluna sciita, e da attori geo-politici globali come la Federazione Russa e la Repubblica Popolare Cinese, che in un certo senso guidano il riscatto del Sud Globale verso un mondo multipolare.
domenica 18 febbraio 2024
pc 18 febbraio-"La Libia non è porto sicuro", consegnare i migranti alla guardia costiera libica è reato: ora lo afferma anche la Cassazione
Ma a contrastare questa sentenza ci sono il Decreto Cutro, i finanziamenti del Memorandum Italia-Libia e del "Piano Mattei" del governo Meloni alla guardia costiera libica e ai lager antimmigrati per i respingimenti....
..e i profitti dell'ENI. A consegnare i migranti agli aguzzini libici un rimorchiatore della compagnia petrolifera statale libica di cui ENI è azionista
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| campo di concentramento di Ainzara finanziato dal governo italiano |
Ricevendo indicazioni via radio da un funzionario mai identificato di una azienda privata, anch’essa rimasta sconosciuta alle indagini, e dei quali il capitano non ha mai voluto rivelare l’identità, il rimorchiatore anziché dirigersi verso l’Italia prese la rotta della Libia dove «riconduceva i 101 naufraghi imbarcati, facendoli trasbordare su una motovedetta libica, procurando ad essi un danno grave, consistente nel loro respingimento collettivo, quale condotta vietata dalle convenzioni internazionali».
Per la massima corte, eseguire quest’ordine significa respingere illegalmente i migranti e costringerli a sbarcare «in un porto non sicuro», a causa dell’elevato rischio di essere «sottoposti a trattamenti inumani o degradanti nei centri di detenzione per stranieri».
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| guardia costiera libica |
La Asso 28 è un rimorchiatore della compagnia Augusta, di supporto alle piattaforme petrolifere al largo della Libia. Sulla vicenda era intervenuta l’Eni lo stesso giorno del respingimento, smentendo di essere stata coinvolta. «La nave Asso 28 che opera per conto della società Mellitah Oil & Gas (gestita da Noc, la compagnia petrolifera statale libica di cui Eni è azionista, ndr) a supporto della piattaforma di Sabratah - spiegò il 30 luglio 2018 un portavoce dell’Eni all’Ansa - ha prestato soccorso ad un barcone con a bordo 101 migranti arrivato in prossimità della piattaforma a causa di condizioni meteo avverse». Poi aggiungeva: «L’operazione di soccorso è stata gestita interamente dalla Guardia Costiera Libica che ha imposto al comandante dell’Asso 28 di riportare i migranti in Libia». Parole che dovevano suonare come una difesa, ma che poi hanno condannato il capitano.
pc 18 febbraio-Armi italiane - Leonardo/Oto Melara-per il genocidio sionista contro Gaza
In un'intervista rilasciata al sito specializzato Israel Defense, il tenente colonnello Steven, ufficiale in forza alla terza flotta della Marina Militare israeliana ha precisato che l'unità dispiegata nel Mar Mediterraneo al largo di Gaza può contare su 15 corvette missilistiche della classe Sa’ar, "modelli 4.5, 5, e 6, le ultime arrivate e che "La maggior parte dei sistemi d’arma è stata prodotta da industrie israeliane, eccetto i cannoni da 76mm, che sono stati prodotti invece dall’azienda italiana OTO Melara".
Il colonnello Israeliano: "Cannoni usati per fare fuoco su Gaza"
"Noi siamo in guerra da quattro mesi adesso e già tre settimane dopo l’inizio dei combattimenti noi partecipavamo alla battaglia con una duplice missione: sorveglianza e fuoco".
La Marina militare israeliana pattuglia le coste della Striscia di Gaza, così come la costa settentrionale di Israele e il Mar Rosso.
Cosa sono i cannoni OTO Melara 76/62 forniti dall'Italia a Israele
Lo spiega Antonio Mazzeo a Fanpage.it : "Gli OTO Melara 76/62 sono cannoni multiruolo prodotti dall’omonima società del gruppo Leonardo SpA con quartier generale a Roma e stabilimenti a La Spezia e Brescia. Questi strumenti bellici sono caratterizzati da una cadenza di tiro molto elevata, soprattutto nella versione Super Rapido (120 colpi al minuto), per la ‘difesa' antiaerea e anti-missile e il bombardamento navale e costiero. La loro gittata massima varia dai 9 ai 20 chilometri di distanza. Hanno un’altissima capacità di fuoco grazie alle differenti tipologie di munizioni utilizzate (perforanti, incendiarie, a frammentazione, ecc.), contro sistemi missilistici a corto raggio, aerei, navi ed obiettivi terrestri".
Nello specifico, prosegue Mazzeo, "i cannoni OTO Melara da 76/22 armano le quattro corvette lanciamissili della classe Sa’ar-6 ‘Magen' consegnate dalla Germania alla Marina Militare israeliana a fine 2020, attualmente impiegate nelle operazioni di guerra contro Gaza. Gli stessi cannoni di produzione italiana sono stati forniti ad Israele per armare altre unità navali missilistiche, come le Sa’ar 3 class, acquistate in Francia a fine anni ’60; le Sa’ar 4, prodotte a partire del 1973 nei cantieri navali israeliani; le Sa’ar 4.5 class, anch’esse varate dal gruppo Israel Shipyards Ltd. e utilizzate per bombardare il sud del Libano nel biennio 1984-85″.
Quali armi e tecnologie italiane sta impiegando Israele a Gaza
Negli ultimi dieci anni la collaborazione tra il complesso industriale militare italiano e quello israeliano è stata florida. "Le maggiori industrie belliche dei due Paesi – spiega ancora Antonio Mazzeo – hanno promosso innumerevoli programmi di coproduzione e finanche una fusione di capitali finanziari per affermarsi nel mercato internazionale delle armi. Solo nel triennio 2019-2021 il governo italiano ha rilasciato alle aziende nazionali autorizzazioni al trasferimento di armi alle forze armate israeliane per il valore complessivo di 80 milioni di euro. L’affare più grosso risale però al 2012 quando Israele acquistò 30 caccia-addestratori M-346 ‘Master' prodotti a Venegono Inferiore (Varese) negli stabilimenti di Leonardo/Finmeccanica Spa.; i velivoli sono stati assegnati al 102° squadrone dell’Aeronautica di stanza nella base di Hatzerim per preparare i piloti alla guida dei cacciabombardieri di nuova generazione, ma sono stati utilizzati anche per attacchi al suolo con bombe e missili aria-terra o antinave".
L’Aeronautica italiana – aggiunge l'esperto – "ha invece acquistato in Israele due sofisticati velivoli spia CAEW basati sulla piattaforma del jet Gulfstream G550 sviluppato dalla statunitense Gulfstream Aerospace, appositamente modificato e potenziato da Elta Systems Ltd, società del gruppo IAI – Israel Aerospace Industries. Valore della commessa 550 milioni di dollari, con tanto di fornitura dei servizi di supporto e logistica a terra. Leonardo DRS (la controllata di Leonardo Spa con sede ad Arlington, Virginia) e la società aerospaziale israeliana Rafael Advanced Defense Systems Ltd. hanno sottoscritto invece un accordo per fornire all’Esercito e al corpo dei Marines statunitensi le tecnologie avanzate da installare nei carri armati ‘Abrams' M1A1/A2 MBT (contratto del valore di 80 milioni di dollari). Nello specifico Rafael si è fatta carico della produzione del sistema Trophy APS per la ‘protezione' dei veicoli terrestri da eventuali attacchi simultanei di razzi e missili. Il sistema contromisure è impiegato nei moderni carri armati ‘Merkava IV' che Israele dispiega per l’attacco da terra della Striscia di Gaza. A fine 2021, le autorità militari di Tel Aviv hanno perfezionato l’ordine di acquisto di 12 elicotteri di addestramento avanzato AW119KX "Koala' prodotti nello stabilimento USA di Filadelfia del gruppo Leonardo".
pc 18 febbraio - Boicottaggio marxista-leninista-maoista delle elezioni in Galizia - infosolidale
GALIZA:Boicote ao novo circo eleitoral do 18 de Fevereiro (Galiza Vermelha)

Boicote à farsa eleitoral!
Destapar ao Regime Espanhol como inimigo do povo!

pc 18 febbraio - Taoufik Haidar, Luigi Coclite, Mohamed El Ferhane, Muhamed Toukabri... assassinati nel cantiere di Esselunga
Maledetti padroni, maledetto governo!
Taoufik Haidar, 43 anni, del Marocco, Mohamed Toukabri, tunisino di 54 anni, Mohamed El Farhane, 24 anni, del Marocco, Luigi Coclite, 59 anni, originario di Teramo e residente a Collesalvetti. Ancora disperso è invece Bouzekri Rahimi del Marocco, 56 anni.
Sono originari della Romania i tre feriti.
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| Da sinistra: Luigi Coclite, Mohamed El Farhane, Taoufik Haidar |
Haidar era in Italia da almeno 15 anni, per otto anni aveva preso casa a Palazzolo, da poco si era trasferito nella Bergamasca, a Chiuduno e fino allo scorso novembre 2023 era iscritto alla Fillea Cgl di Bergamo. Anche El Farhane risulta essere vissuto a Palazzolo per un paio di anni, e pare essersi spostato nella Bergamasca di recente. Idem gli altri operai. "Lavoravano per un’azienda edile di Chiari Partivano in squadra tutti i lunedì mattina per andare in trasferta a lavorare e rientravano a casa il venerdì sera".
“Mio zio - dice un nipote di Haidar - era una brava persona, lavorava duramente per mandare a sua moglie e ai due figli in Marocco i soldi necessari per vivere"; si lamentava che il datore di lavoro era in
pc 18 febbraio - Forte contestazione alla Fiera delle Armi di Verona
Le prime ad arrivare sono state loro: le Donne in Nero di Verona. Anche quest’anno si sono fatte trovare puntuali all’apertura dei cancelli della fiera. Silenziose, spalle alla cancellata e grandi cartelli in mano dove si leggevano scritte come «La diffusione delle armi non aumenta la nostra sicurezza», «Abbiamo già Giulietta e Romeo, non ci servono pistole», «Insegnate ad amare e non a sparare». Cartelli per lo più ignorati dalla folla di visitatori che, sin dalla prima mattina, si è accalcata all’ingresso di Eos, acronimo per European Outdoor Show.
LA NUOVA VESTE della tradizionale fiera delle armi di Verona, dopo una lunga trattativa con associazioni pacifiste e il Comune, ha accettato di abbassare i toni e mimetizzarsi in una esposizione dedicata alla caccia, al tiro e alla pesca, togliendo il contestato termine «armi di difesa personale». Come se nel nostro Paese, in cui tutte le armi semiautomatiche sono considerate armi da sparo, ci fosse distinzione tra una pistola “sportiva” e una da difesa.
Proprio la “mimetizzazione” di quella che resta comunque una mera esposizione di armi, è stata considerata inaccettabile dalla Rete veronese per la Palestina, considerato che tra i circa 300 espositori
pc 18 febbraio - il 7 ottobre della resistenza palestinese e il 7 ottobre delle menzogne di Israele e imperialismo
Cosa è successo il 7 ottobre? Soldato israeliano rivela l’ordine di sparare contro un kibbutz
di Wyatt Reed - Max Blumenthal *Nuove rivelazioni si aggiungono al crescente corpo di prove che indicano che molti israeliani morti il 7 ottobre sono stati uccisi dall’esercito israeliano. Nel frattempo, il governo israeliano ha messo il bavaglio ai prigionieri liberati da Gaza per evitare di danneggiare ulteriormente la narrazione ufficiale.
Testimonianze di prima mano di soldati israeliani, per quanto inesperti, rivelano l’ordine di aprire il fuoco contro le comunità israeliane quando i miliziani palestinesi hanno violato le recinzioni che circondano Gaza il 7 ottobre.
Un servizio “entusiasmante” di una compagnia di carri armati tutta al femminile, pubblicato dalla rete israeliana N12 News, contiene ammissioni da parte del capitano ventenne – identificata solo come “Karni” – che le è stato ordinato da un soldato “in preda al panico” di aprire il fuoco sulle case del kibbutz Holit, indipendentemente dal fatto che contenessero o meno dei civili.
Dieci israeliani sono stati uccisi a Holit il 7 ottobre; tra i morti non c’erano bambini.
pc 18 febbraio - la morte di Navalnj -
pc 18 febbraio - Torino Palestina: Corteo con migliaia di persone. Bruciata una immagine di Meloni con Netanyahu
Da Corriere della sera di Torino
Torino,
corteo pro Palestina e sinagoga blindata. Bruciata una immagine di
Meloni con Netanyahu. 
Simulato un bombardamento a Gaza mentre i bambini giocano a calcio. La Russa: «Solidarietà a Meloni»
corteo pro Palestina partito da largo Marconi, a San Salvario. Dopo gli scontri di giovedì pomeriggio in via Verdi, con 7 poliziotti feriti e 50 identificati, ancora accuse alla Rai «strumento di censura» e cori contro Israele e il governo italiano. Nel corteo presenti le bandiere di Cambiare Rotta, Potere al Popolo, USB e Rifondazione oltre ad anarchici ed antagonisti.
Nel mirino anche l'accordo Iren-Mekorot e la mancata creazione di «reali corridoi umanitari per la popolazione di Gaza».
Il corteo ha paralizzato il traffico in via Nizza ed è in piazza Castello il lungo serpentone che durante 3 ore di marcia, con notevoli disagi per il traffico in centro ha visto la partecipazione di un migliaio di persone. In via Po, a poca distanza dalla Rai, protetta dai blindati dei carabinieri il nuovo attacco alla televisione di Stato, salutato da una raffica di fischi: «Il direttore Rai ha chiesto scusa per le parole dette da Ghali a Sanremo è sintomo di un Paese che non accetta il dissenso».
In piazza Castello c'è stato un flash mob sotto i balconi della prefettura: è stato simulato un bombardamento a Gaza mentre i bambini giocano a calcio. Un gruppo di manifestanti ha bruciato un poster che ritraeva la stretta di mano fra la premier Giorgia Meloni e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.In centinaia in corteo per la Palestina, slogan e striscioni: “Israele assassino”

Martedì pomeriggio al presidio in via Verdi, davanti alla sede Rai, promosso da «Progetto Palestina libera» erano scoppiate alcune tensioni.
Lanci di bottiglie di vetro, bastoni e pietre contro le forze dell’ordine che hanno risposto con tre cariche. Una cinquantina di persone sono state identificate, tra cui anarchici e militanti del centro sociale Askatasuna. Sette agenti e alcuni manifestanti sono rimasti feriti.














