giovedì 26 gennaio 2023

pc 26 gennaio: Quale lotta contro la guerra


L'Ucraina è diventata solo un mercato osceno, sporco di armi; armi sempre più potenti, più distruttive. Zelensky è il mercante, in costante divisa militare, pressante, ricattatorio, che usa le morti per pretendere subito più armi di morte; mentre Putin, lo zar russo, risponde con la minaccia di una estensione della guerra di invasione. 

I "fornitori" di armi sono iperattivi, in primo piano gli Usa, ma poi Gran Bretagna, Francia, e l'Italia solerte che non vuole e non può essere da meno, Mattarella parla ancora ipocritamente di "negoziati di pace" ma poi firma gli aumenti delle armi e nel Mediterraneo il governo Meloni chiede più Nato, attrezzandosi come se la terza guerra mondiale fosse alle porte.

In questa guerra inter imperialista "per procura", come abbiamo gia' detto, i morti, le distruzioni sono nostri, i profitti sono loro.
Mentre centinaia di persone civili ucraine, soprattutto donne e tanti bambini muoiono sotto le bombe, o per il freddo; mentre migliaia, oramai centinaia di migliaia, di giovani russi, ucraini vengono mandati al macello per questa sporca guerra, i produttori di armi gonfiano i loro portafogli e i

pc 26 gennaio - Il grande sciopero in Francia del 19 gennaio contro la riforma delle pensioni - info

www.resistenze.org - popoli resistenti - francia - 23-01-23 - n. 854
 estratti

Un 19 gennaio enorme e combattivo contro la riforma delle pensioni. Mobilitazione record in tutta la Francia: 2 milioni di manifestanti!

Enorme successo per la manifestazione del 19 gennaio: mobilitazioni in oltre 250 città. Numerosi i manifestanti: più di 400.000 a Parigi, Le Havre, Angers 35.000, Nantes 55.000 manifestanti, Rouen 25.000, Caen 20.000, Marsiglia, Tolosa 30.000, Nizza, Lille 24.000, 8.000 a Châteauroux, 6.500 a Mulhouse, 15.000 a Tours, Valencienne e Calais 6.000, 13.000 a Pau....

Educazione nazionale [Istruzione pubblica]: 65-70% degli scioperanti, mobilitazione dei giovani (blocco delle scuole superiori di Rennes, Le Havre, Angers, Parigi, ecc.).

TotalEnergies, dal 70 al 100% degli scioperanti. I raffinatori della CGT-Petroleum hanno già stabilito un piano di battaglia in tre fasi: il 19 gennaio 24 ore di sciopero, idem il 26, e 72 ore di sciopero il 6

pc 26 gennaio - INDIA: Modi ordina la censura di Stato sui suoi crimini e Elon Musk si mette subito al servizio

«Censura indiana» su Twitter e YouTube

L’«assolutista della libertà di parola» Elon Musk ha subito accolto la richiesta del governo indiano: cancellare oltre 50 post su Twitter contenenti dei link a un documentario della Bbc che affronta il ruolo del primo ministro Narendra Modi nel massacro di musulmani (oltre 1.000 vittime) nello stato del Gujarat nel 2002. L’ingiunzione è rivolta anche a YouTube, che ha accettato di bloccare ogni upload del documentario. In India, le forze di polizia hanno interrotto la linea elettrica e internet in un’università che aveva in programma una proiezione del film. Restano invece al loro posto i tweet di un funzionario del ministero dell’Informazione di Nuova Delhi che definisce il film «spazzatura anti-indiana» e osserva che le piattaforme hanno «ottemperato alle istruzioni» del governo.

 da il Manifesto di oggi

mercoledì 25 gennaio 2023

pc 25 gennaio: "I due nostri compiti"

 "Noi siamo i dirigenti e gli organizzatori della guerra rivoluzionaria e anche i dirigenti e gli organizzatori della vita delle masse.

I due nostri compiti sono: organizzare la guerra rivoluzionaria e migliorare le condizioni di vita delle masse".

MAO TSETUNG

(Contro ogni genia di bordighisti nostrani)

pc 25 gennaio - Acciaierie d'Italia e sindacati confederali - ma qual'è lo scontro reale a Taranto? - nei prossimi giorni - un foglio speciale dello Slai cobas per il sindacato di classe

https://drive.google.com/file/d/1CJ6p1DRtXWer4IcRsx-HkeZon3x14jmF/view?usp=share_link


pc 25 gennaio - India la giornata internazionale Memorial Day del 16 febbraio per ricordare Jose Maria Sison (ka Joma)

 Ka Joma Memorial Day in india




 

pc 25 gennaio - Carrozzerie Mirafiori Torino - Proseguono gli interventi alle fabbriche in vista dell'assemblea proletaria anticapitalista nazionale del 18 febbraio a Roma


IL VOLANTINO DIFFUSO A MIRAFIORI



pc 25 gennaio - Nella contesa mondiale interimperialista, alla Conferenza di Trieste il governo Meloni punta ad un maggiore attivismo politico-economico-militare dell'imperialismo italiano nei Balcani

La contesa interimperialista trova ogni giorno azioni politiche, economiche e militari, che vanno in direzione di uno scontro mondiale. L'Italia imperialista, rappresentata oggi dal governo reazionario filoUSA, Meloni, è attiva nel ritagliarsi la sua parte in questa scellerata contesa. Per questo la lotta contro la guerra necessariamente diviene la battaglia politica principalmente contro il nostro imperialismo, contro il nostro governo. 

I rappresentanti della borghesia imperialista italiana parlano come un disco rotto solo di affari e di respingimenti di migranti mentre scaricano sui lavoratori e masse le loro scelte politiche di guerra, facendole pagare sempre più a caro prezzo, peggiorando le condizioni di vita, trascinandoci in una spirale di guerra con spese folli per le armi e per tutto l'apparato militare.

Alla Conferenza nazionale “L’Italia e i Balcani Occidentali: crescita e integrazione” a Trieste, la stessa Meloni ha parlato dell'area balcanica come "di rilievo strategico per gli interessi nazionali".

"Vogliamo avere i Paesi dei Balcani nell'orbita europea, questo significa essere credibili, seri,

pc 25 gennaio - Proletari comunisti invita a partecipare all'assemblea nazionale di Genova 28 gennaio sulla guerra promossa dai compagni del collettivo portuali Genova

Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali

Il 28 gennaio alle ore 18:30 al CAP di Genova in Via Albertazzi 3r, come lavoratori del Porto, chiediamo a tutte le realtà di partecipare all'assemblea pubblica per costruire assieme una giornata di mobilitazione a Genova per il 25 febbraio. Chiediamo a tutti i lavoratori e lavoratrici, ai cittadini e alle cittadine, ai sindacati alle organizzazioni sociali, collettivi, centri sociali, alle forze politiche di sostenere questa giornata; una occasione di lotta contro la guerra e per la pace tra i popoli e tra gli oppressi. Invitiamo tutti e tutte a raccogliere quest’appello
Guerra alla guerra! Pace fra i popoli!

pc 25 gennaio - Solidarietà per Alfredo Cospito - da Genova a Taranto


pc 25 gennaio - Ka Joma Memorial Day 4 - la continuità dell'impegno di proletari comunisti PCm Italia in memoria del compagno josè Maria Sison


audio intervento per il memorial day in onore del compagno josè maria sison 16 gennaio

https://drive.google.com/file/d/1M4Ja0fB_Rep8Aulh128ISgr4EsrZ7XlK/view?usp=share_link

pc 25 gennaio - Ka Joma Memorial Day 3 - intervento nell'assemblea telematica del 16 gennaio


Intervento in occasione del Memorial day per il compagno Sison 16 gennaio

https://drive.google.com/file/d/1r5gLRvMVHL4z13gQI3pnH-owVUxKrBPL/view?usp=share_link


pc 25 gennaio - Ka Joma Memorial Day 2 - Il Saluto al compagno Sison di un compagno operaio di proletari comunisti PCm Italia


https://drive.google.com/file/d/11ucQudq3YlZymwkuyHWPqehU4Xmv2qFg/view?usp=share_link

pc 25 gennaio - La “guerra mondiale dei chip” chiama in ballo il “mondo delle imprese”, il governo e, naturalemente, la classe operaia

 

La “guerra dei chip”, così oramai viene chiamata da tutti, è una di quelle guerre “commerciali” che “preparano” le guerre guerreggiate tra paesi imperialisti come nel caso dell’Ucraina.

Secondo la rivista Limes di questo mese si tratta del “settore industriale che si occupa di progettare e produrre circuiti elettronici integrati e miniaturizzati, partendo da materiali che hanno proprietà elettriche a metà tra i metalli conduttori e gli isolanti (semiconduttori , appunto)” che “necessità di ingenti investimenti”. Questo chip “parla anche italiano”, dice Limes, ma a quanto pare non forte abbastanza da farsi sentire, perciò, sia Limes che il Sole24Ore si fanno portavoce delle aziende che fanno appello agli aiuti dello Stato per risolvere il problema della concorrenza internazionale, sia “degli altri Stati europei (Francia, Germania, Paesi Bassi), degli Stati Uniti (in particolare Silicon Valley) e dei paesi asiatici (Giappone, Corea del Sud, Taiwan, Cina).

Per questo “Riportare in Europa – meglio in Italia – una filiera di microchip è fondamentale” dice il quotidiano dei padroni di ieri, perché, vi si legge: «Praticamente tutte le nostre produzioni contengono componenti elettroniche: penso a cellulari, automobili, computer, lavatrici» spiega Federico Giudiceandrea, fondatore e presidente di Microtec, che dal 1980 a Bressanone definisce gli standard dell'industria del legno.”

“Microtec produce macchinari – tomografi, scanner - per la scansione dei tronchi. Significa per ogni pezzo restituire un'immagine completa, classificare densità e volume sotto la corteccia, descrivere ed esaminare eventuali difetti e dare indicazioni sulle soluzioni di taglio migliori per ottimizzare il risultato e ridurre gli sprechi: così migliora la produttività e aumentano i ricavi e il valore della vendita.” E adesso bisogna affrontare un’altra sfida: “produrre fronteggiando le difficoltà nella fornitura dei microchip”.

«Sarebbe assurdo che l'Italia e l'Europa  - dice il padrone della Microtec - perdessero l'occasione di accorciare le catene di fornitura, riducendo i rischi. Nel nostro caso i chip arrivano soprattutto da Taiwan, una delle molte aree soggette a periodi di tensione. Il nostro ufficio acquisti ha più volte cercato di alternative, ma allo stato attuale non ce ne sono».

«Abbiamo le competenze” per progettare le macchine, dice “ma poi la produzione avviene in Estremo Oriente: serve personale altamente specializzato, si tratta di componenti miniaturizzati e lì ci sono anche le fonderie di silicio che forniscono il materiale necessario».

La questione del “personale altamente specializzato” è sentita particolarmente, quindi non basterebbe, dice, riavviare una produzione in Italia perché “occorre saper lavorare”.

E qui il capitalista ammette che per anni hanno progettato con i “centri di ricerca … il cosiddetto cervello”, ma adesso, dopo anni di “delocalizzazione” (negli altri paesi a basso costo di forza-lavoro) e licenziamenti, sono nei guai perché hanno “delegato” le “fasi operative” perché “le braccia sono fondamentali tanto quanto le menti, e non si improvvisano.” Insomma, “c’è un'intera capacità produttiva da ricostruire».

Anche per il giornalista di Limes c’è un elenco di problemi che ostacolano la conquista dei mercati e l’affermazione dell’industria del Paese: “Il sistema italiano manca di competitività sotto questo profilo: calo delle nascite, limiti del mondo universitario e della ricerca, stipendi poco competitivi … emigrazione di professionisti nel resto d’Europa, non bilanciata dall’attrazione di talenti stranieri.” Anche tutto questo è una “sfida” che “chiama in causa il mondo delle imprese, quello universitario e le istituzioni.”

“Nella futuribile guerra dei semiconduttori – chiude l’articolo il giornalista - l’Italia dovrà attrezzarsi, di “armi” e soprattutto di “soldati”.”

Come si vede la borghesia, difende i propri interessi in tutti i modi, è molto attenta allo sviluppo della produzione e ha le idee molto chiare sulla necessità della gigantesca ristrutturazione generale del sistema capitalista-imperialista. E questo esige che anche la classe operaia sia sempre più cosciente della necessità di approntare le proprie “armi” e i propri “soldati” per difendere fino in fondo i propri interessi di classe.

pc 25 gennaio - Ka Joma Memorial Day 1 - Il Saluto al compagno Sison di proletari comunisti PCm Italia


https://drive.google.com/file/d/1ZddRGAZehNcH5zUML6iHoV3ge84uZwWy/view?usp=share_link

pc 25 gennaio - Venti di guerra nel Mediterraneo: i terroristi n°1 al mondo, l'imperialismo USA e i nazisionisti israeliani, hanno iniziato un'imponente esercitazione militare in funzione anti Iran e contro le masse arabe

Il Dipartimento di difesa USA: "questa è la più importante esercitazione tra Stati Uniti e Israele fino ad oggi" .


Israele e Stati uniti hanno dato il via ieri nel Mediterraneo orientale all'esercitazione congiunta "Juniper Oak" con gli impianti nucleari dell'Iran nel mirino. Il Pentagono: "È l'esercitazione più grande e significativa in cui ci siamo impegnati insieme ed è intesa a dimostrare che l'impegno degli Stati Uniti per la sicurezza di Israele è incrollabile e duraturo", ha detto Ryder durante un briefing oggi al Pentagono. 

 Vi prendono parte oltre 140 aerei, 12 navi militari e sistemi di artiglieria di entrambe le nazioni. 6.500 militari USA e 1.100 militari israeliani. L'imperialismo USA vuole dimostrare di essere in grado di spostare grandi forze militari in un breve periodo.

Ucraina 

 A metà dicembre, il Dipartimento della Difesa ha annunciato l'intenzione di fornire ai soldati ucraini armi combinate e addestramento alle manovre congiunte. 

I soldati del 7° comando di addestramento dell'esercito dell'esercito americano per l'Europa e l'Africa stanno ora fornendo tale addestramento.

pc 25 gennaio - Massimo sostegno a tutte le iniziative per Alfredo Cospito

pc 25 gennaio - Dalle fabbriche verso una nuova fase di lotta - Acciaierie d'Italia Taranto

Acciaierie d'Italia. Dopo Roma ripresa della lotta ma su chiari obiettivi

Dopo il deludente e negativo incontro a Roma, su cui abbiamo già espresso un commento stampa e una locandina ai lavoratori, allegata, lo Slai cobas ritiene che i sindacati confederali e l’Usb debbano essere chiamati alle loro responsabilità e a mantenere gli impegni presi nella dichiarazioni fatte dopo l’incontro.

In particolare, le decisioni che riguardano al ripresa e continuità della lotta.

Pensiamo, quindi, che si debba dare vita ad assemblee dei lavoratori entro la prima settimana di febbraio, generali ed esterne alle tre portinerie. Esterne perché costituiscono nello stesso tempo una prova visibile di forza dei lavoratori e una prova di compattezza, unità; secondo che in queste assemblee venga messo i campo un calendario di lotta serio e prolungato per tutto il mese di febbraio intorno agli obiettivi principali:

netta opposizione al decreto e allo scudo penale;

rientro dei lavoratori delle ditte dell’appalto sospesi a seguito della lettera della Morselli;

martedì 24 gennaio 2023

pc 24 gennaio: Altri due migranti, una donna e un uomo morti/uccisi a Borgo Mezzanone

Gli assassini stanno nella Prefettura, nella Regione, nel Comune di Foggia, gli assassini sono i padroni dei campi. Quante volte i migranti di Borgo Mezzanone hanno lottato, hanno manifestato per chiedere case, diritti, condizioni di vita e di lavoro umane; al massimo hanno avuto incontri ipocriti e poi niente di niente... Tutti sapevano che in questi giorni il freddo è intenso, che si può morire in quelle baracche di freddo o di monossido di carbonio o per gli incendi, ma tutti se ne fregano!

Chi ha ucciso Queen e Ibrahim, come Bakary Secka, come Emmanuel, Elvis, come Samara Saho e tanti troppo altri, non sono state le esalazioni del braciere, ma chi sa benissimo le condizioni bestiali in cui migliaia di migranti sono costretti a dormire, mangiare.

Ma questi migranti si muoveranno dalle baracche e vi verranno a "trovare", signori che ve ne state al caldo nei vostri Palazzi...

Esprimiamo tutta la rabbia e solidarieta'


Due giovani migranti sono morti in una baracca del cosiddetto "ghetto" di Borgo Mezzanone, uccisi dalle esalazioni di monossido di carbonio prodotte da un braciere utilizzato per riscaldarsi. Altre due persone che dormivano nella stessa baracca sono rimaste leggermente intossicate.

A dare l'allarme sono stati alcuni migranti presenti nel grande insediamento dove vivono stabilmente oltre 1.500 stranieri occupati prevalentemente in lavori nelle campagne del Foggiano. 

Si chiamavano Ibrahim, dal Gambia e Queen, dal Ghana. Avevano entrambi 32 anni ed erano una coppia. La loro fine tragica è solo il dramma estremo di una situazione terribile che perdura da anni nelle campagne del foggiano, dove alloggiano in una baraccopoli, in condizioni invivibili e di sfruttamento, circa 1500 migranti, che aumentano d’estate con la raccolta dei pomodori. Vengono reclutati dai “caporali”, sottopagati e costretti a turni di 12-14 ore al giorno, anche con il caldo torrido.

“Sono morti nel sonno”, racconta al Sir Khady Sene, mediatrice culturale dell’ufficio immigrazione della Caritas di Foggia-Bovino, che si è recata subito sul posto. “I vicini se ne sono accorti perché è scoppiato un incendio. Hanno cercato di svegliarli ma oramai era troppo tardi. È la dimostrazione che queste persone sono dimenticate da tutti e non hanno il sostegno di nessuno. È una vergogna che deve riguardare tutti”.  “Sono sprovvisti di tutto e quando fa freddo cercano di organizzarsi come possono, con il freddo di questi giorni è difficile che riescano a scaldarsi a sufficienza”. 

Il 6 novembre 2018, Bakary Secka, 30 anni del Gambia. Nel 2019, nella stessa baraccopoli, altri due migranti – il nigeriano Emmanuel e la camerunense Elvis – furono uccisi dalle esalazioni di monossido di carbonio prodotte da un braciere. Il 26 aprile 2019 un altro gambiano, Samara Saho di 26 anni. Il 4 febbraio 2020 una donna africana rimane gravemente ustionata. Muore dopo tre giorni di agonia.  Il 12 giugno 2020 muore Ben Ali Mohamed, detto Bayfall, 37 anni del Senegal. Ma gli incendi non si sono fermati. Quattro negli ultimi cinque mesi: quattro baracche distrutte il 10 settembre, dieci l’1 ottobre, sei il 26 ottobre, quattro il 4 dicembre. 

Ma i drammi nel Foggiano non ci sono stati solo a Borgo Mezzanone. Il 9 dicembre 2016 un ragazzo di 20 anni, Ivan Miecoganuchev era morto in un incendio della sua baracca nel cosiddetto “Ghetto dei Bulgari”, in località Pescia. Nel “Gran ghetto” sorto nelle campagne tra San Severo e Rignano Garganico in località Torretta Antonacci, il 3 marzo 2017 sono morti bruciati due migranti di 33 e 36 anni entrambi originari del Mali, Mamadou Konate e Nouhou Doumbia. Il 17 dicembre 2021 nel rogo della loro baracca nel ghetto di Stornara, muoiono i fratellini rom bulgari Christian, 4 anni, e Birka, 2 anni.

L’ultimo dramma il 27 giugno 2022, nuovamente a Torretta Antonacci dove muore nel rogo della sua baracca Joof Yusupha, 35 anni del Gambia, bracciante finito a vivere in due metri per due di lamiere dopo aver perso il permesso di soggiorno a causa del cosiddetto “decreto sicurezza”. 

pc 24 gennaio - Intensificare la campagna - fuori Alfredo Cospito dal 41 bis - Su Soccorso Rosso proletario la campagna e molto altro

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