- Valter Lorenzi -Emanuela Grifoni
Nel silenzio dei mass media, in questi mesi il Governo
Renzi ha portato a compimento un progetto coltivato da tempo: il
coinvolgimento diretto di strutture civili “di pace” all’interno delle
future operazioni di guerra. Sul modello statunitense di inizi anni ’60
del secolo scorso, si rende sistematica quella integrazione alla quale
hanno lavorato precedenti governi di centro – sinistra, con l’attiva
collaborazione di Centri studi universitari, OnG, Associazioni,
sindacati concertativi. A chiudere il cerchio dell’operazione, che non a
caso cade in un momento di alta tensione nel Mediterraneo e nell’Est
Europa, raccolte di firme e campagne “pacifiste” provenienti da quello
stesso mondo che in questi anni ha collaborato attivamente con i
Ministeri degli Esteri, ai margini delle operazioni di “peace keeping” e
“peace building” in ex Jugoslavia, Iraq, Afghanistan, Libano. Il grado
di maturità di un polo imperialista si misura anche dalla capacità
d’integrazione ideologica, politica e militare di settori della “società
civile”, corpi intermedi inservibili per la mediazione sociale “in
patria”, ma potenzialmente utili come nuovi “missionari” nelle avventure
coloniali prossime venture.
Il 20 marzo 2003 il New York Times titolava in prima pagina: “La seconda potenza mondiale è scesa in piazza”. Così facendo, descriveva un grande movimento internazionale, che in oltre 600 città del mondo portò milioni di pacifisti in strada contro l’aggressione all’Iraq. Risolto il contenzioso storico con l’avversario sovietico, crollato su se stesso e sepolto sotto le macerie del muro di Berlino nel 1989, gli Stati Uniti d’America rilanciarono con forza la loro politica di potenza. Nel mondo dell’informazione, della cultura e dei movimenti altermondialisti si parlava di “Secolo americano”, di “fine della Storia”, di “moltitudini” in movimento.
Il 20 marzo 2003 il New York Times titolava in prima pagina: “La seconda potenza mondiale è scesa in piazza”. Così facendo, descriveva un grande movimento internazionale, che in oltre 600 città del mondo portò milioni di pacifisti in strada contro l’aggressione all’Iraq. Risolto il contenzioso storico con l’avversario sovietico, crollato su se stesso e sepolto sotto le macerie del muro di Berlino nel 1989, gli Stati Uniti d’America rilanciarono con forza la loro politica di potenza. Nel mondo dell’informazione, della cultura e dei movimenti altermondialisti si parlava di “Secolo americano”, di “fine della Storia”, di “moltitudini” in movimento.







































