giovedì 26 novembre 2020

pc 26 novembre - ArcelorMittal - Se non fosse tragica la situazione in ArcelorMittal, sarebbero ridicole e imbarazzanti le lamentele di Fim, Fiom, Uil, Usb

Ciò che i sindacati nazionali lamentano verso il governo, mancanza di informazione, di confronto, di trasparenza, è la stessissima cosa che gli operai dicono dei sindacati. Per due volte il consiglio di fabbrica a Taranto ha concluso le sue sedute "straordinarie" (in cui sembrava che dovesse decidere chissà quali mobilitazioni) con l'impegno di un piano di assemblee, e ogni volta neanche queste assemblee ha fatto...! Si sono perse per strada. "Almeno - dice qualche operaio - vorremmo sapere di che morte dobbiamo morire".

Nello stesso tempo questa mancanza di informazione, di confronto da parte di ArcelorMittal e del governo diventa la 'foglia di fico' per non fare nulla di serio (dato che le due ore di sciopero e mini presidio alla direzione di ieri non si possono certo considerare lotta), ma per scrivere lettere, chiedere

ennesimi Tavoli di confronto a Roma; Tavoli che quando, effettivamente raramente, ci sono, non cambiano in nulla la situazione: i sindacati stanno solo ad ascoltare, a chiedere piani industriali e ambientali, e poi a lamentarsi. Mentre non si porta nessuna rivendicazione concreta a difesa di una situazione dei lavoratori grave e inaccettabile, in cui migliaia di operai sono costretti da mesi e mesi a vivere con 800/900 euro di cassintegrazione, a venir chiamati al lavoro anche per solo 1 giorno alla settimana - es. al Laf - con seguito di discriminazione tra operai che non ce la fanno più e operai "privilegiati". 

D'altra parte, purtroppo, si sa invece bene quello che sta accadendo a livello romano. Non è vero che non si sa nulla, non è vero che c'è un "accordo segreto", come dice l'Usb che ormai fa soprattutto da portavoce del sindaco Melucci.

Mittal resta perchè, checché se ne dica, lo stabilimento di Taranto è strategico nella guerra nel mercato mondiale; 
il governo mette il 50% di quote nel capitale attraverso Invitalia, promettendo per il futuro mari e monti, ma intanto accetta e finanzia ciò che chiede Mittal. E in primis sono gli esuberi, di cui vuole liberarsi ArcelorMittal che passano, almeno 3500 su Taranto, mentre è certo che i 1600 ancora in Ilva AS non entreranno mai in AM.
Il governo sta predisponendo, questo sì, il piano per ammortizzatori sociali - che significa per gli operai cig permanente e miseria salariale permanente. 
Sulle bonifiche i tempi allungati sono quelli già chiesti da AM e in parte già ottenuti nei mesi scorsi.
 
Cosa c'è da sapere ancora, da aspettare? E' una rivolta che ci vorrebbe! Ma a Taranto non si fanno neanche le assemblee, non si bloccano gli impianti.
Ci vuole una piattaforma operaia - che centinaia di lavoratori stanno firmando - che strappi con la lotta risultati concreti e subito: NO esuberi ma prepensionamenti, cassa integrazione al 100%, riduzione dell'orario di lavoro a parità di paga; 25 anni bastano in una fabbrica siderurgica; bonifiche subito utilizzando anche gli operai in cig dell'Ilva AS - come dice la piattaforma dello Slai cobas sc. 
Con una lotta reale, prolungata sarebbe possibile attenere questo, e realizzare nella lotta rapporti di forza a favore degli operai.
 
Ma ai segretari sindacali non passa neanche per la testa. Sembrano come quel soldato giapponese che non sa che la realtà è andata avanti: continuano a parlare dell'accordo del settembre 2018, che già allora non prevedeva affatto "esuberi zero", ma 2600 operai fuori da AM e gli altri dentro ma sotto ricatto (si sono scordati della "liberatoria" che ogni operaio è stato costretto a firmare, come se iniziasse da zero e non da 20/30 anni di lavoro?). 
In realtà non sono neanche il "soldato giapponese", sanno bene la situazione, ma la politica di decenni di collaborazionismo, concertazione, li fa essere inevitabilmente alla coda delle decisioni di padroni e governo. Di che vi lamentate!? 
Usb voleva e ha reclamato più volte l'intervento pubblico. E il governo sta dando un intervento pubblico al 50%..., ma come comitato d'affari del capitale, il suo intervento non è per difendere i lavoratori ela popolazione, ma per difendere i profitti di Mittal.

La strada è un'altra, e quando gli operai che hanno testa per pensare se ne convinceranno allora i "giochi" potranno cominciare ad essere duri.

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