martedì 14 ottobre 2025
pc - 14 ottobre - Milano: il consiglio comunale rifiuta di revocare il gemellaggio con Tel Aviv - Assedio e corteo dei solidali con la Palestina
Ieri sera a Milano presidio davanti il Comune durante la seduta che doveva votare la mozione per la rottura del gemellaggio Milano Tel Aviv.
Quando è giunta la notizia che la giunta ha respinto la mozione, c'è stato il tentativo di entrare con i ragazzi arabi in prima fila, ma PAP e USB hanno agito da freno compromettendo l'effetto sorpresa quando la polizia era ancora impreparata e dando modo ai poliziotti di arrivare in forza.
È volata qualche manganellata ma si è mantenuta la pressione sul cordone. Poi in circa un migliaio si è partiti in corteo fino a Piazzale Loreto.
L'intervento della Rete Ebrei Contro il Sionismo (Tikkun)
pc 14 ottobre – Malasanità in Sicilia: tra scandali e disastri si muore...
A marzo scorso scrivevamo sulla terribile situazione della
sanità in Sicilia, prendendo spunto da uno degli ultimi episodi avvenuto a
Trapani e non solo, cioè quello delle migliaia
di esami clinici bloccati (anche per i tumori). (https://proletaricomunisti.blogspot.com/2025/03/pc-24-marzo-sanita-scandali-raffica-in.html)
E purtroppo in questi giorni si è avuta la conferma dei
danni che producono questi personaggi orribili, rappresentanti di una borghesia
altrettanto orribile, attenta solo ai profitti, agli alti stipendi da parassiti,
alle poltrone che danno potere e alimentano clientele e corruzione: la notizia della morte a Mazara del Vallo dell'insegnante
che per prima aveva denunciato lo scandalo dei ritardi nei referti istologici.
Esame per il quale aveva atteso 8 mesi, un referto medico per un cancro
diagnosticato troppo tardi.
Il funerale è stato molto commovente perché vi hanno partecipato tantissime persone che hanno condiviso il dolore del marito e dei familiari. Il marito ha detto ad un giornalista che chiedeva: «Nessuno, né dall’azienda sanitaria, né dalla politica ci ha chiesto scusa». È proprio questa la
lunedì 13 ottobre 2025
pc 13 ottobre - Il Piano Trump per la ricostruzione di Gaza: tutti pronti come sciacalli per gli enormi profitti, compreso il fascio-imperialismo italiano di Meloni
![]() |
| La marcia del ritorno alla propria terra, alle macerie di Gaza City, di Jabalia, di Beit Lahia, di Beit Hanoun |
Il genocidio sionista di tipo nazista a Gaza da parte dello Stato di Israele contro il popolo palestinese ha anche questo elemento di interessi economici - che sono anche politici e giuridici ovviamente - resi evidenti dall'appoggio "interessato" dell'imperialismo USA guidato dal miliardario fascista, Trump, al sionista criminale Netanyhau.
Trump ha imposto il suo piano alla resistenza palestinese, in particolare ad Hamas, con il ricatto di Netanyahu di scatenare l'inferno a Gaza se questo non venisse accettato.
Il Piano Trump non è per niente inedito dato che è già da prima del 7 ottobre, dai tempi degli Accordi di Abramo del 2020, che gli interessi al profitto capitalista nell'area venivano portati avanti dai padroni Usa e da quelli israeliani, dai regimi arabi che si sono voltati dall'altra parte rispetto al sangue versato dalle masse palestinesi. E la politica, gli accordi diplomatici, erano spinti anche da questi enormi interessi economici che devono fare i conti con l'altro campo imperialista che è presente nell'area: Cina, Russia, senza dimenticare gli interessi dell'India di Modi.
E' stato chiaro il ministro delle finanze israeliano, il nazisionista Smotrich, riferimento politico dei coloni fascio-razzisti, quando ha definito "una grande opportunità immobiliare" quella di Gaza ridotta a macerie, e ha parlato dei grandi affari da spartirsi con l'imperialismo Usa: “abbiamo pagato molti soldi per questa guerra, quindi dobbiamo dividere come ottenere una percentuale sulla commercializzazione dei terreni in seguito a Gaza. E ora, senza scherzare, abbiamo completato la fase
pc 13 ottobre - La solidarietà con Anan non si ferma! - Immagini dal presidio di oggi a Melfi
Dopo il suo improvviso trasferimento dal carcere di Terni, oggi, davanti la casa circondariale di Melfi, si è tenuto il primo presidio locale di supporto per il Partigiano Palestinese Anan Yaeesh. La nutrita partecipazione di un centinaio di sostenitori provenienti da tutto il centro sud è dimostrazione di come la catena di sostegno per la Causa Palestinese e i suoi Difensori non possa essere spezzata da pretestuose ed ingiustificate direttive della politica di palazzo.
In questa occasione – ed in ottica delle due importanti udienze del 21 e del 28 novembre – si è valutata una chiamata su scala nazionale per la data del 15 novembre, di modo tale da potenziare e fare eco delle motivazioni per le quali debba essere immediatamente scarcerato.
Si è pensato che nella mattinata ci si poteva incontrare in un luogo che funga da punto di incontro e di discussione per quanti vogliano partecipare, di modo tale che nel pomeriggio ci si
pc 13 ottobre - Leonardo Grottaglie (TA) - Petizione delle lavoratrici e lavoratori: “Stop forniture militari per Israele”
Lo Slai cobas sc di Taranto il 22/10 aveva fatto presidio dentro la Leonardo, parlando coi lavoratori. Rompendo con una logica e prassi di manifestazioni alla Leonardo di sabato, quando i lavoratori non sono in fabbrica.
______________________________
“Non in mio nome, non col mio lavoro”. È questo il titolo della petizione lanciata da un gruppo di lavoratrici e lavoratori dello stabilimento Leonardo di Grottaglie, che chiede con forza la cessazione immediata di ogni fornitura bellica destinata a Israele da parte dell’azienda e delle sue controllate.
La mobilitazione, ospitata sulla piattaforma Change.org, va oltre la semplice protesta simbolica: i firmatari chiedono anche la sospensione di tutti i rapporti commerciali e degli accordi di investimento con istituzioni israeliane, startup, università ed enti di ricerca che, direttamente o indirettamente, contribuiscono al conflitto in corso con il popolo palestinese.
A sostenere l’iniziativa è la Rsu Fiom della Business Unit Aerostrutture, che in una nota rilancia una battaglia storica del sindacato: convertire progressivamente l’impegno industriale di Leonardo dal settore militare a quello civile. “Come Fiom Cgil – si legge nel comunicato – abbiamo promosso scioperi e mobilitazioni contro l’economia di guerra, che scarica i suoi costi sui lavoratori, tra salari sempre più deboli e inflazione crescente”.
La Fiom ribadisce la necessità di tutelare e rafforzare il comparto aeronautico civile, cuore produttivo del Mezzogiorno e punto strategico per collaborazioni con università e centri di ricerca. Da qui anche la richiesta che la Business Unit Aerostrutture resti all’interno della struttura unificata di Leonardo (la cosiddetta “One Company”), evitando derive speculative come partnership con fondi finanziari.
“Sosteniamo la petizione – conclude la nota sindacale – e invitiamo tutte le lavoratrici e i lavoratori a firmare. Serve una partecipazione attiva e concreta per difendere il futuro dello stabilimento e il diritto a un lavoro che non sia complice di guerre”.
pc 13 ottobre - Riprende a livello internazionale la Campagna d'Emergenza contro l'operazione Kagar genocida e massacratrice del regime fascista di MODI
comrades
we together have realized a good meeting por partecipation direct and with statements and letters, debate and decisions!
A large report about it will be sent in the next days, and all texts of interventions will be disponible.
For now we have decided
extraordinary diffusion in all languages possible in internet and towards proletarians and people of CPI (Maoist)' message for 21Anniversary of CPI (Maoist) foundation against infamous campaign of Imperialism and Modi's regime about 'end of peole's war' and capitulation of the Party
A Prolonged Emergency Campaign against Operation Kagar towards proletarians and people in the world - with inside it - an International Delegation will go in India. Within the end of November will be defined Members of the Delegations, indicated by committes, parties and organisations, and date and modality of travel
An international proletarian and internationalist demostration in 21th or 28th march in a european big City against Kagar Operation in support peole's war and CPI(maoist), with other contemporarty demostration in AmericaLatina/Asia/Africa, USA. if it is not possible to partecipe to international demostration in Europe. The date and city of this international demostration will be final fixed in December and call, poster will issue 1 january 2026
An International popular antimperialist and antifascist Forum, proposed by Indian comrades, will be organised in 2026 -
a international meeting organised by ICSPWI in Italy in May 2026 will decides call and plan for this Forum
Lal Salaam
ICSPWI
pc 13 ottobre - VITTORIA PER LE OPERAIE RIBELLI CONTRO L'APPALTO AL SALUMIFICIO BERETTA! - dal blog femminismorivoluzionario
Una prima informazione.
"E’ costituito rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato con il Salumificio F.lli Beretta, con diritto all’applicazione del CCNL Alimentari Industria".
Questo il dispositivo, poi con più dettagli verrà depositata la sentenza, della Corte di Appello del Tribunale di Milano che ha riconosciuto le ragioni delle operaie che con Slai Cobas sc in questi anni, hanno contestato e lottato contro l’appalto in fabbrica legato all'applicazione dell’indegno CCNL Multiservizi, che impongono una paga ridotta e nel caso specifico differenziata dalle stesse operaie ‘fisse’ vicine di posto sulle medesime linee, minori tutele e una generale precarietà.
Quell’appalto riconosciuto alla Cgil ancora in un recente contratto aziendale bidone, firmato senza il consenso delle operaie tra l’altro con un aumento della paga di 2.19 euro lordi mensili.
Una mobilitazione finita anche al tribunale con il ricorso vinto ora in appello.
Le iniziative di lotta in fabbrica, con gli inevitabili momenti di flessione, non si sono mai interrotte.
pc 13 ottobre - Comunicato di Hamas sullo scambio di prigionieri con il nemico sionista
Le Brigate Al-Qassam e la Resistenza nella Striscia di Gaza stanno rilasciando 20 prigionieri di occupazione detenuti dalla Resistenza, nell'ambito delle misure per l'attuazione della prima fase del piano di Trump per porre fine alla guerra nella Striscia di Gaza. Il Movimento, con questo passo, conferma il suo impegno ad adempiere ai propri obblighi e sottolinea l'importanza del lavoro dei mediatori per costringere il nemico sionista ad adempiere ai propri obblighi previsti dall'accordo e a completarne l'attuazione di tutte le sue disposizioni. La liberazione dei nostri eroici prigionieri, compresi quelli condannati all'ergastolo e a pene detentive di lunga durata che hanno trascorso molti anni dietro le sbarre, è il frutto dell'eroismo e della fermezza del nostro grande popolo nella Striscia di Gaza e dei coraggiosi membri della sua Resistenza. È una forma di lealtà della Resistenza verso il suo popolo e i suoi prigionieri, e una manifestazione della volontà di liberazione che non si spezza di fronte alla brutalità dei nuovi nazisti. Netanyahu e il suo esercito non sono riusciti, dopo oltre due anni di guerra di sterminio e distruzione, a liberare i loro prigionieri con la forza, e alla fine hanno dovuto cedere alle condizioni della Resistenza, che hanno confermato che l'unico modo per restituire i loro soldati prigionieri è attraverso uno scambio di prigionieri e la fine della guerra di sterminio. La Resistenza ha compiuto ogni sforzo per preservare la vita dei prigionieri dell'occupazione, nonostante i tentativi del criminale di guerra Netanyahu e del suo esercito terrorista di prenderli di mira ed eliminarli, in un momento in cui i nostri prigionieri nelle carceri di occupazione sono sottoposti a ogni forma di violazione, inclusi abusi, torture e uccisioni. La questione dei prigionieri rimarrà al primo posto tra le priorità nazionali per la nostra popolazione e la Resistenza, e il nostro popolo palestinese non troverà pace finché l'ultimo prigioniero non sarà liberato dalle prigioni dei nuovi nazisti e l'occupazione non sarà rimossa dalla nostra terra e dai nostri luoghi santi. Movimento di Resistenza Islamico - Hamas 'Lunedì 21 Rabi' al-Thani 1447 AH - 13 ottobre 2025 Inviato da iPhone
domenica 12 ottobre 2025
pc 12 ottobre - Cisgiordania, l'altra guerra da fermare
Tregua a Gaza, in Cisgiordania scatta la vendetta contro i palestinesi
di Eliana Riva*
Dopo l’annuncio dell’accordo di cessate il fuoco tra Hamas e Israele, nella Cisgiordania occupata si assiste a un’ondata di violenze e rappresaglie condotte da coloni e forze israeliane contro la popolazione palestinese. In parte, rispondono a uno schema che va avanti da mesi, con l’operazione militare israeliana “muro di ferro”, lanciata lo scorso 21 gennaio, proprio all’inizio del cessate il fuoco a Gaza. In quell’occasione, l’accordo venne unilateralmente rotto da Tel Aviv, che riprese a marzo i bombardamenti sulla Striscia. Da gennaio l’esercito israeliano ha distrutto i campi profughi del nord di Gaza, Jenin, Tulkarem, Nur Shams, causando circa 40mila profughi. Nella prima metà del 2025 sono stati registrati 757 attacchi di coloni israeliani.
Anche questa volta, con la tregua a Gaza, la Cisgiordania diventa teatro di “vendetta”, soprattutto da parte dei coloni che si oppongono alla fine dei bombardamenti e all’ingresso degli aiuti umanitari. I coloni israeliani hanno intensificato aggressioni e atti di violenza. Nel governatorato di Salfit, gruppi di coloni hanno attaccato il contadino palestinese Mahmoud Abdel Rahman Raddad e sua moglie mentre raccoglievano olive tra le città di al-Zawiya e Rafat: li hanno espulsi dalla terra, picchiati gravemente e derubati del raccolto. A Sheikh Jarrah, quartiere simbolo della resistenza palestinese a Gerusalemme Est, decine di coloni hanno fatto irruzione e piantato una tenda tra le abitazioni palestinesi. Nella Valle del Giordano settentrionale, i coloni hanno preso d’assalto le tende di un residente locale a Khallet Makhul, aggredendo persone e causando feriti nei giorni precedenti; tre fratelli della comunità sono stati arrestati dalle forze israeliane.
Mercoledì sera, nel villaggio di Deir Jarir, a est di Ramallah, coloni armati hanno ucciso Jehad
pc 12 ottobre - Italia/Israele - La partita che non si deve giocare
ll 14 ottobre, giorno di Italia-Israele, la comunità palestinese e 357 associazioni sportive e organizzazioni della società civile porteranno la propria indignazione e rabbia per le strade della città di Udine
Le reazioni al genocidio in corso a Gaza, all’occupazione israeliana e ai raid illegali dei coloni in Cisgiordania, hanno rivelato, nella sua inquietante vastità, l’abisso che separa il sentimento popolare dal comportamento dei governi e delle élite politiche, imprenditoriali e mediatiche. Questo vale a tutti i livelli, compreso il microcosmo della regione Friuli Venezia Giulia e della città di Udine, che ospiterà il 14 ottobre la partita di calcio Italia-Israele per la qualificazione ai mondiali.
Era già successo esattamente un anno fa, il 14 ottobre 2024, dove con il plauso di Regione e comune di Udine, la squadra israeliana aveva trovato spazio e legittimazione nello stadio cittadino. La città si era mobilitata in massa, in una delle manifestazioni a Udine più partecipate di recente memoria, riempiendo le strade del centro di bandiere palestinesi e libanesi – era il periodo in cui Israele stava bombardando e uccidendo civili anche in Libano. Quest’anno a Udine è stato nuovamente imposto di ospitare la partita, dopo che Bari aveva risposto con un rifiuto alla stessa richiesta. La risposta positiva delle istituzioni locali e il rifiuto della sospensione della nazionale israeliana da parte della Fifa si concretizzano nella messa a disposizione di un terreno di gioco per il team di una nazione che dedica le proprie vittorie all’esercito di occupazione, e che sostiene il progetto sionista di pulizia etnica e di sterminio del popolo
pc 12 ottobre - Dalla parte della Resistenza contro imperialismo/sionismo/governo Meloni, ora più che mai!
da ORE12/Controinformazione rossoperaia del 11.10.25
Operai, lavoratori, proletari, masse popolari,
giovani, donne, forze e organizzazioni solidali con la resistenza palestinese,
ci sono innanzitutto due modi per valutare l'accordo
in corso in Palestina: il punto di vista della resistenza palestinese e il punto
di vista dell'imperialismo, del regime sionista di Netanyahu, dei paesi
imperialisti e dei suoi governi e Stati che sostengono lo
stato sionista, come delle borghesie arabe che si pongono a metà apparentemente tra gli
interessi del popolo palestinese e delle masse arabe e gli interessi
dell'imperialismo e del sionismo.
Noi stiamo con la Palestina, stiamo col popolo palestinese, stiamo con la resistenza palestinese che ne esprime gli interessi politici, sociali e di prospettiva verso l'unica soluzione a cui il popolo palestinese aspira e che aspiriamo tutti noi solidali nel mondo e che è nell'interesse dei proletari e dei popoli nel mondo: la Palestina dal fiume al mare. E oggi l'interesse tattico necessario è fermare il genocidio, il massacro, l'occupazione, la distruzione dello stato palestinese e del suo popolo.
Gli accordi sono dentro questa prospettiva, per questo è giusto e necessario innanzitutto che le
pc 12 ottobre - Torniamo alle riflessioni, valutazioni della grande manifestazione del 4 ottobre - 1 - Da operai di proletari comunisti
1) La cosa che mi ha colpito della manifestazione di Roma è il fatto che questo vento non si può fermare, questo movimento ancora non è concluso, ma è in pieno svolgimento. E’ un movimento di lotta reale, e la lotta di classe è fatta di tanti elementi: dalla commozione delle masse, dalla determinazione di fare ognuno qualcosa in più, dalla coscienza di avere ragione.
L’elemento della flottilla ha permesso di far muovere nella mobilitazione parti del popolo che ancora non era sceso in piazza. Questa situazione deve essere alimentata, nel senso che vanno portate fino in fondo quelle che sono le motivazioni, l'abbiamo fatto anche a Roma. Noi giustamente inseriamo la battaglia palestinese nel contesto internazionale della guerra imperialista per evidenziare come questa lotta del popolo palestinese ha anche la funzione di dare una prospettiva più generale a tutti i popoli. E in questo stiamo portando quella che è la parola d'ordine strategica della guerra di popolo.
Dobbiamo continuare a stare dentro questo movimento con le parole d'ordine giuste e portarle nelle varie situazioni in cui operiamo. Dobbiamo da un lato capire, senza esaltarci, dall’altro rafforzarci, perché noi siamo parte di questo mare delle masse. Chiaramente dobbiamo lavorare per far emergere fino in fondo anche le contraddizioni, contrastando determinate posizioni sia opportuniste che estremiste.
Sulla questione degli operai di fabbriche sulla Palestina, è chiaro che si è aperta anche qui una strada. La Cgil e la Fiom, essendo costretti a portare questa mobilitazione tra i lavoratori, hanno contribuito ad aprire una dinamica di uno scontro tra le varie posizioni dei lavoratori. Ci sono dei lavoratori che hanno colto la questione ma hanno necessità di capire meglio.
Qui la parte del governo in fabbrica l’ha fatta la Cisl di Fumarola che ha fatto dichiarazioni del tipo: fare uno sciopero, e quindi chiedere sacrifici ai lavoratori e alle imprese, lo abbiamo considerato sbagliato perché i lavoratori, le imprese con la guerra in Medio Oriente non c'entrano assolutamente nulla...
Da parte nostra dobbiamo ancora di più portare tra i lavoratori una discussione effettiva, contrastando apertamente posizioni come queste della Cisl, per chiamarli allo sciopero. Per il momento c'è stata una prima fase in cui sicuramente settori minoritari di lavoratori di fabbrica che hanno scioperato hanno aperto una dinamica, una situazione diversa, ma occorre lavorare molto di più.
2) Alcuni lavoratori che erano sempre stati chiamati ad esprimere la loro vicinanza, solidarietà e oggi di fronte alla grande manifestazione del 4 ottobre e a quelle dei giorni precedenti riconoscono che la solidarietà alla Palestina torna a noi e ci dà gli strumenti, forza ed energia, è il nostro movimento. Con lo sciopero si è aperto il confronto con gli operai rispetto a cosa c'entra la Palestina con la fabbrica. Questi operai e operaie dicono lo sciopero è giusto perché finalmente lottiamo per una causa. E questo
pc 12 ottobre - PALESTINA: MOBILITAZIONI DI SOLIDARIETÀ IN DIVERSE CITTÀ EUROPEE E ITALIANE.
Per la Palestina, contro l’occupazione coloniale e contro il sionismo diverse le iniziative solidali sabato 11 ottobre 2025, in mezza Europa.
Cortei di massa ad Amsterdam, Oslo (in concomitanza con la partita di calcio tra Norvegia e Israele, che martedì sarà a Udine). E ancora: Berlino e Londra (in foto), con centinaia di migliaia di persone nel centro della capitale inglese. A Bruxelles invece oltre 100 arresti in un’azione diretta dentro ArcelorMittal, “complice – spiegano attiviste-i dal Belgio – del genocidio”.
In Italia cortei a Milano, Bologna, Firenze, Arezzo, Termoli, tra le città mobilitate.
pc 12 ottobre - Gli USA hanno finanziato il genocidio israeliano a Gaza con 33 miliardi di dollari in aiuti militari
Pubblicato in Genocidio e pulizia etnica a Gaza News

Gaza – MEMO. Un nuovo rapporto pubblicato ieri dal Quincy Institute for Responsible Statecraft e dal Costs of War Project della Brown University ha rilevato che gli Stati Uniti hanno fornito almeno 21,7 miliardi di dollari in aiuti militari a Israele dal 7 ottobre 2023. I risultati schiaccianti implicano direttamente il sostegno degli Stati Uniti a quello che molte organizzazioni per i diritti umani e funzionari delle Nazioni Unite hanno definito un genocidio.
Il rapporto, redatto da William D. Hartung, membro del Quincy Institute, svela i canali di spesa che hanno alimentato le operazioni militari israeliane, dalle spedizioni dirette di armi ai massicci programmi di finanziamento come il Foreign Military Financing (FMF) e gli appalti offshore. Conclude che la prolungata e devastante campagna militare di Israele non sarebbe stata possibile senza i finanziamenti, le armi e il sostegno politico degli Stati Uniti...
Oltre ai 21,7 miliardi di dollari inviati direttamente a Israele, gli Stati Uniti hanno speso altri 9,65-12,07 miliardi di dollari per operazioni militari correlate in Yemen, Iran e altri teatri regionali, innescate dall’aggressione israeliana nella regione, portando la spesa totale degli Stati Uniti legata al genocidio di Gaza a oltre 33 miliardi di dollari.
Il rapporto elenca l’equipaggiamento letale che gli Stati Uniti hanno inviato a Israele: oltre 2,3 miliardi di dollari in bombe, missili e mine; più di 20.000 fucili d’assalto; e migliaia di kit di guida, testate e altre armi offensive. Queste armi sono state centrali nella campagna aerea israeliana, che ha ucciso oltre 67.000 palestinesi, per lo più donne e bambini.
Il rapporto descrive inoltre dettagliatamente come gli Stati Uniti abbiano continuato a fornire armi sotto le amministrazioni di Joe Biden e Donald Trump, con nuovi accordi – come un pacchetto da 6 miliardi di dollari annunciato il mese scorso – previsti per i prossimi anni.
Traduzione per InfoPal di F.L.















