lunedì 18 novembre 2013

pc 18 novembre - dalla crisi il capitalismo esce con le armi e i profitti della vendita delle armi

un articolo commentato da Contropiano

Pansa (Finmeccanica): l'Europa deve investire di più in tecnologie militari, a partire dai droni


dal nostro inviato Gianni Dragoni


DUBAI - L'Unione europea deve consentire agli Stati di investire di più nelle tecnologie militari, perché sono gli investimenti che generano il maggior ritorno per il reddito nazionale. Lo dice Alessandro Pansa, amministratore delegato e direttore generale di Finmeccanica, in vista del Consiglio europeo sulla difesa del 20 e 21 dicembre. Tra i progetti da privilegiare, in comune con altri paesi europei, secondo Pansa ci sono i droni, i velivoli senza pilota.
Secondo uno studio di Prometeia per Finmeccanica, non ufficializzato, ogni euro investito in tecnologia militare darebbe in media un ritorno economico di quasi il doppio, circa 1,8 euro. Pansa parla dal salone aerospaziale di Dubai, negli Emirati arabi uniti, il cuore del ricco mercato che rappresenta la nuova frontiera per l'industria per l'industria dell'aerospazio e difesa europea.

Redazione. La redditività dell'investimento è l'unica stella polare di ogni imprenditore. E ha certamente ragione Pansa nel ricordare che l'investimento in tecnologia militare è quello che – in campo manifatturiero (in quel che resta dell'economia reale, insomma) – ha il ritorno maggiore. La spiegazione è semplice: il prezzo di vendita “soffre”molto meno delle limitazioni della concorrenza. Se uno vuole una Ferrari paga quel che viene chiesto dall'azienda, per mancanza di alternative altrettanto prestigiose. Chi vuole comprare un drone (un governo, dunque) non è che se non gli piace il prezzo può andare da molte altre parti. O ne prende uno europeo oppure si rivolge agli americani (in attesa di cinesi e indiani). La spesa militare, dunque, gode delle stesse caratteristiche dei “consumi di lusso”. Per imprese in crisi, a causa della pessima gestione precedente (su Finmeccanica aveva messo le mani nientepopodimeno che la Lega Nord...), il settore militare costituisce dunque un tesoretto al riparo della concorrenza (entro certi limiti) e da giocare sullo scacchiere politico e geostrategico. Si capisce dunque, con questa logica in testa, perché Finmeccanica si voglia liberare del settore civile (Ansaldo, Breda, ecc), più esposto alle verifiche del “mercato”.




Droni per sorvegliare le coste
«Parlo di investimenti in tecnologia militare, non di spesa militare. Le applicazioni sono anche civili. In molti casi la differenza tra tecnologia militare e civile è evaporata», aggiunge Pansa. Secondo l'a.d. di Finmeccanica l'Ue dovrebbe «perseguire anche un secondo obiettivo, far sì che alcuni investimenti nella difesa possano essere fatti in comune da più paesi. Non si può pensare di mettere insieme le forze armate europee se non dispongono di mezzi, aerei, elicotteri, ecc., basati sulle stesse tecnologie».

Red. Una cosa sicuramente vera è “l'evaporazione della differenza tra civile e militare”. La tecnologia dei sistemi informatizzati può essere indifferentemente rivolta per perseguire obiettivi in campi diversissimi tra loro, ma con strumenti in tutto e per tutto simili; la gestione spetta comunque a degli umani in carne e ossa che “decidono” cosa fare. Dal Datagate, per esempio, è emerso, che le intercettazioni venivano indifferentemente fatte su obiettivi che potevano essere “rilevanti” sotto il profilo industriale, commerciale, militare, politico. La tracciatura dei nostri smartphone può servire a inviarci segnalazioni commerciali in tempo reale, oppure a mostrare la nostra posizione e le nostre frequentazioni a corpi di polizia, oppure ancora per farci arrivare un missile in testa da parte di un esercito nemico.

E “giustamente” Pansa mette l'accento sul fatto che impegni finanziari in questo campo possono esser presi soltanto a livello continentale. Anche perché “l'Unione Europea” - sul piano militare – non può tollerare la disomogeneità teclogica. Tutti gli Stati devono – dovrebbero – essere dotati di mezzi in grado quantomeno di comunicare tra loro, in modo da poter essere utilizzati come un insieme sul campo di battaglia. E se i popoli non dovessero essere d'accordo?. Non è un gra problema, quelle stesse tecnologie potranno essere rivolte contro di loro. In fondo avviene già, con le intercettazioni....


Tra le priorità per finanziamenti comuni Pansa ha indicato «la tecnologia della gestione senza pilota di qualsiasi cosa, che sia un aereo, un elicottero, un sistema di combattimento navale. Questo consentirebbe di superare i limiti della persona umana. Per riuscire in un simile obiettivo bisogna puntare su pochi programmi, tre o quattro. Prendiamone uno, pensate a un aereo che pattugli le coste per 35-40 ore, farebbe una sorveglianza che non è possibile con un uomo». A Dubai sono in mostra numerosi droni, i velivoli senza pilota. C'è anche il modello del nuovo Hammerhead (o P1HH) realizzato da Piaggio Aero con avionica e sistemi di Selex Es. Il dimostratore tecnologico dell'Hammerhead ha fatto il primo volo dieci giorni fa.

Red. In effetti l'uomo è una macchina molto limitata, dopo otto ore di impegno (o anche meno) comincia a sfarfallare, a vederde doppio, perde di concentrazione. Insomma va sostituito da un altro, istituendo una turnazione onerosa per quantità di personale impiegato, stipendi, ferie, malattie, maternità, ecc. Per non dire di quanto costa addestrarli: mandarli all'università per le nozioni base, poi l'addestramento sui mezzi, complicato da tecnologie che cambiano di frequente, errori, danneggiamenti vari, ecc. In certe circostanza si fa addirittura venire delle crisi di coscienza, oppure si può vendere al nemico per mantenere l'amante o perché perde al gioco... Vuoi mettere quanto rende di più, “operativamente”, un bel drone? Consuma poco, lavora tanto, vede lontanissimo, non sente rimorsi, all'occorrenza spara in modo più preciso (vabbeh, ogni tanto fa “danni collaterali”, ma è colpa del soldatino che lo guida col joystick)... Vero costa un po' di più in fase di progettazione, ma poi...

In Finmeccanica, ricorda Pansa, abbiamo inoltre una società come la Selex ES, all'avanguardia in sistemi di comunicazione e controllo militare-civile (“la differenza è evaporata”), che qualche giorno fa si è vista attribuire un ruolo leader nel coordinamento telematico e operativo delle varie polizie europee nella gestione di imprecisate – ma non imprevedibili - “emergenze di massa”. Vale la pena di leggere il lancio dell'agenzia Asca che dava la notizia.

Selex ES ha annunciato la partecipazione al progetto Isitep (Inter system interoperability for Tetra-Tetrapol networks), promosso nell'ambito del settimo programma quadro europeo, come coordinatore di un consorzio costituito da 15 soci effettivi e 12 supplementari inclusi nel comitato consultivo, appartenenti a 15 paesi europei. Con un valore di oltre 15 milioni di euro e una durata di 36 mesi, il progetto ha lo scopo di creare una infrastruttura pan-europea volta ad integrare le organizzazioni che si occupano di garantire la sicurezza e di gestire le emergenze, mettendo a fattor comune le tecnologie di comunicazione, le procedure operative e i riferimenti normativi in materia. Per la prima volta tutte le reti esistenti in Europa dedicate alla sicurezza verranno coinvolte insieme agli utenti finali di riferimento. La continua riduzione dei budget dedicati alla protezione civile non consente di affrontare in maniera efficace il crescente impatto delle emergenze in tutto il mondo, i cui effetti potrebbero essere, in linea di principio, ridotti proprio grazie alla condivisione sul campo delle risorse nazionali, ma questo approccio e' al momento limitato a causa della mancanza di sistemi di comunicazione interoperabili, di procedure comuni e di accordi a livello nazionale. Isitep - segnala la societa' del gruppo Finmeccanica - puo' rappresentare la risposta a questa esigenza, cosi' come garantire una migliore gestione dei flussi migratori alle frontiere nazionali europee, con una conseguente riduzione delle attivita' criminali transfrontaliere. Un maggior livello di sicurezza delle reti professionali coinvolte potra', inoltre, consentire una piu' efficace tutela dei dati da possibili intrusioni. I risultati del progetto saranno convalidati durante esercitazioni transnazionali che coinvolgeranno operatori per la sicurezza pubblica e per l'emergenza nel caso di eventi calamitosi, che vedranno la partecipazione di tutte le organizzazioni coinvolte nella sicurezza pubblica e di protezione civile che operano sui confini tra Norvegia e Svezia e la polizia per la cooperazione transfrontaliera nella aree tedesche, belghe, olandesi e spagnole. Verranno inoltre effettuate prove sulla gestione di un disastro aereo nell'area di Ginevra e una esercitazione di polizia a Bruxelles che riguardera' otto paesi europei.

Chissà quanti “nulla osta sicurezza” dovrà essersi guadagnato il personale che lavora in società come la Selex e dintorni...




Medio Oriente il mercato più ricco
Gli Emirati e i paesi arabi sono i mercati più ricchi per la difesa, non risentono dei tagli ai bilanci pubblici, «e sono accessibili agli europei», fa notare Enzo Benigni, presidente di Elettronica, un'altra impresa presente al salone di Dubai con rilevanti interessi in quest'area, in particolare in Arabia Saudita. «Il Medio Oriente, se consideriamo i paesi che vanno dall'Arabia Saudita al Kuwait, il Qatar, gli Emirati arabi, l'Oman, rappresenta intorno al 20% della nostra attività, quindi 4 miliardi circa di ricavi», spiega Pansa. Quest'area potrebbe diventare il mercato più importante nella difesa per le aziende del gruppo Finmeccanica, impegnate in trattative per diverse commesse. «Siamo presenti con aerei militari, elicotteri civili, elicotteri militari, sistemi di missione navale, siluri», dice l'a.d. del gruppo.

Red. Difficile non scorgere il filo di bava alla bocca in chi ha pronunciato queste frasi. I regimi arabi del Golfo, e chissenefrega se finanziano Al Qaeda e i salafiti, o se impediscono alle donne di guidare l'automobile, sono gli unici che al momento hanno i soldi per pagare questi costosi giocattoli. Mica devono tagliare la spesa pubblica, loro. E, al contrario di russi e cinesi, non rientrano nemmeno nella categoria dei potenziali nemici cui centellinare o vietare il trasfeimento di competenze tecnologiche.




Eurofighter negli Emirati e in Kuwait
La gara più importante è quella negli Emirati per l'acquisto di nuovi caccia in sostituzione dei Mirage 2000: l'Eurofighter è allo stadio finale della trattativa, ma c'è sempre la minaccia del Rafale prodotto dalla francese Dassault, che ha già fornito i Mirage. Finmeccanica detiene il 21% del consorzio Eurofighter con Alenia e ha una quota intorno al 30% nell'avionica del velivolo attraverso Selex Es. «La potenziale commessa di almeno 60 aerei ha un valore, compresa la logistica, stimabile in circa 10 miliardi di euro per tutti i quattro paesi del consorzio. Ma non possiamo dire nulla finché Abu Dhabi non avrà deciso», puntualizza Caio Mussolini, responsabile dell'ufficio Finmeccanica ad Abu Dhabi.
L'altra gara di rilievo è in Kuwait, dove Alenia è capofila commerciale per il consorzio Eurofighter, per 25 aerei, in competizione sempre con Dassault e con Boeing con l'F-18. La società missilistica europea Mbda, di cui Finmeccanica ha il 25%, è impegnata in discussioni per forniture agli Emirati arabi e soprattutto in Qatar, dove i missili servirebebro ad armare 20 nuovi elicotteri. In Qatar Mbda verrebbe prescelta in caso di aggiudicazione della commessa al consorzio europeo Nh90, di cui fa parte AgustaWestland.

Red. La conclusione sembra ovvia e tranquilla, ma rivela quanto sia diventata aspra la “concorrenza” anche in questo settore. Sul “ricchissimo” mercato mediorientale si scontrano sia le industrie europee contro quelle statunitensi, sia quelle europee fra loro (con quei cazzo di francesi ancora a fare i “sovranisti”...). Ci consola che il rappresentante di Finmeccanica ad AbuDhabi non sia un Tizio qualsiasi, ma un Caio Mussolini; anche i nomi sono importanti.

I droni, unavolta alzatisi in volo, dovranno portare un sacco di indirizzi in memoria.

pc 18 novembre - massimo sostegno agli antifascisti di Massa e Firenze



Massa. Provocazione di Casa Pound. Assediata la sede neofascista

Massa. Provocazione di Casa Pound. Assediata la sede neofascista Nella notte tra sabato e domenica, la sede del circolo "Frank The Tank", un circolo nel centro di Massa storicamente frequentato da giovani della sinistra, è stata presa d’assalto da un gruppo di fascisti vicini a Casa Pound. "Una decina di persone si sono presentate poco prima dell’una di notte e volevano entrare — denuncia Giacomo Bertelloni, socio del circolo — ma abbiamo risposto che non erano soci. Avevano le cinghie dei pantaloni già sfilate e hanno iniziato a spintonare il cancello, li abbiamo respinti. Si sono ripresentati poco dopo dopo lanciando bottiglie dall’esterno nel cortiletto del circolo e una ha colpito alla testa una ragazza". Sul posto sono intervenute diverse volanti della polizia e un’ambulanza e la tensione nella zona è rimasta alta fin quasi alle tre del mattino. Dopo l’assalto al circolo, infatti, decine di militanti antifascisti hanno improvvisato un corteo lungo la vicina via Aurelia, fino al palazzo che ospita la sede di CasaPound, non lontano dal circolo "Frank the Tank". La polizia però si è messa in mezzo. Nel pomeriggio si è tenuta una assemblea antifascista davanti alla sede del circolo, mentre CasaPound Italia ha fornito la propria versione con un comunicato stampa secondo cui "Nella nottata due militanti di CasaPound sono stati aggrediti in città — ha scritto il portavoce, Andrea Massetani —. Una quarantina di appartenenti all’estrema sinistra una volta riconosciuti hanno cercato di colpirli con calci e pugni. In un secondo momento il gruppo degli antifascisti si è diretto verso la sede di CasaPound, dove erano in corso i festeggiamenti per il primo anno di attività, urlando invettive e minacce e poi armati di sassi e cartelli stradali hanno bloccato il traffico lungo l’Aurelia per un paio di ore". Due neofascisti si sarebbero rivolti al Pronto Soccorso. Degli angioletti questi di Casa Pound

Firenze e Massa: nessuno spazio ai fascisti!

  • altCentinaia di antifascisti ieri in piazza a Firenze; nel frattempo la notte scorsa alcuni neofascisti hanno tentato un’aggressione in un locale di Massa.
    Una settimana fa a Firenze un gruppo di neofascisti ha aggredito due ragazzi e una ragazza che trascorrevano la serata in centro.
    L’ennesima aggressione da parte di questi squadristi che tentano di guadagnare terreno nelle nostre città mettendo a segno azioni vili come questa e trovando spesso la connivenza dei questurini di turno.
    Anche la scorsa notte a Massa una decina di militanti di Casa Pound e Forza Nuova ha organizzato un’aggressione in un locale notoriamente antifascista. Si sono presentati, cinghie e cavatappi alla mano, sperando di sfregiare il volto di qualcuno o forse peggio, ma dopo aver tirato una bottiglia sulla folla hanno trovato la pronta risposta di chi era lì e li ha rimandati indietro con la forza.
    Proprio in queste ore a Massa si sta svolgendo un’assemblea pubblica per organizzare una risposta ancora più incisiva di quella data la scorsa notte, una risposta corale che ribadisca che la città è antifascista e che non ci può essere alcuno spazio per questi individui.
    Risposta corale è anche quella data da Firenze ieri: in centinaia sono scesi in piazza per la manifestazione indetta dopo l’aggressione di sabato scorso. Un corteo a cui in tanti e tante hanno partecipato: l’Anpi, il Movimento di Lotta per la Casa, la comunità migrante, ma anche tante famiglie con i bambini.
    Un corteo eterogeneo che è partito da piazza Savonarola e ha attraversato le vie del centro cittadino arrivando a pochi passi dalla sede di Casa Pound protetta da un ingente schieramento di forze dell’ordine. Lungo il percorso è stato contestato sotto la sua finestra il professionista fiorentino che ha dato in affitto la sede ai fascisti.
    La manifestazione ha sfilato poi davanti al bar dove è avvenuta l’aggressione, anche questo presidiato per l’occasione dalle forze dell’ordine. Il corteo in seguito si è diretto verso piazza Santa Maria Novella dove è andato a concludersi.
    Una risposta importante quella data dalla città toscana; a circa un mese dal secondo anniversario della strage fascista di piazza Dalmazia, il corteo di ieri ha tenuto vivo anche il ricordo di Samb Modou e Diop Mor che quel giorno persero la vita per mano del militante di Casa Pound Casseri. A due anni da quella strage i neofascisti provano ancora a guadagnare spazi di agibilità, ma sul loro cammino incontrano una città che non li vuole e che risponde ogni volta con determinazione.
    A Firenze come a Massa nessuno spazio ai fascisti!


    pc 18 novembre - 1 miliardo di ore di cassa integrazione! I lavoratori perdono 3,3 miliardi di euro di salari.. la crisi viene pagata dalla classe operaia con aumento della disoccupazione, distruzione dell'apparato produttivo…

    Dai dati dell'Inps, rielaborati dalla Cgil, si calcola in 3,3 miliardi di euro, ovvero quasi 6 mila e 600 euro, la perdita di soldi per ogni singola lavoratrice e ogni singolo lavoratore che sono in cassa integrazione ordinaria, straordinaria o in deroga per oltre 1 miliardo di ore anche nel 2013, come nel 2012.

    Elena Lattuada, della Cgil dice che questi numeri “sono la palese dimostrazione di come, a dispetto di una certa retorica che vorrebbe il nostro Paese sulla via della ripresa, ci ritroviamo ancora invischiati in una crisi pesantissima con effetti drammatici sui lavoratori e sul nostro tessuto produttivo” "dopo sei lunghissimi anni di crisi". La sindacalista si guarda bene dal dire che cosa ha fatto la Cgil in questi 6 lunghi anni di crisi; la responsabilità di queste condizioni operaie è della Cgil innanzi tutto, a braccetto con Cisl e Uil, che ha fatto Patti e Accordi di ogni tipo con padroni e governi svendendo diritti fondamentali e contratti della classe operaia.

    Gli ammortizzatori sociali sono uno strumento per tenere buone le masse lavoratrici e i sindacalisti confederali lo sanno bene e non possono farne a meno tanto che "Cgil Cisl Uil promuovono un presidio nazionale unitario per martedì 19 novembre (a Roma davanti alla sede del Mef in via XX settembre a partire dalle ore 9) proprio per sollecitare il rifinanziamento degli ammortizzatori sociali in deroga." Sempre a far finta di prendersela con le istituzioni, come con lo sciopericchio, e mai con i padroni!

    Ma quante sono le aziende che fanno ricorso agli ammortizzatori?  
    "Da gennaio allo scorso mese sono state 5.435 per un +11,76% sullo stesso periodo del 2012 e riguardano 9.496 unità aziendali (+14,89% sull'anno passato). Nello specifico si registra sempre un forte aumento dei ricorsi per crisi aziendale (3.110 decreti per un +16%) che rappresentano il 57,22% del totale dei decreti." Mentre "Diminuiscono le domande di ristrutturazione aziendale (171 in totale da inizio anno per un -14,07% sullo stesso periodo del 2012) e quelle di riorganizzazione aziendale (199 per un -5,69%). “ Un segnale evidente del progressivo processo di deindustrializzazione in atto nel Paese”, segnala lo studio Cgil.

    La distribuzione per regioni dimostra ancora una volta la divisione nel paese delle strutture produttive dato che è "nelle regioni del nord si registra il ricorso più alto alla cassa integrazione. Lombardia, Piemonte e Veneto.

    E lo smantellamento dei settori produttivi conferma tutta la gravità della situazione dato che è "La meccanica … il settore dove si è totalizzato il ricorso più alto allo strumento della cassa integrazione… che pesa per 289.101.644, coinvolgendo 165.769 lavoratori (prendendo come riferimento le posizioni di lavoro a zero ore). Segue il settore del commercio con 117.133.452 ore di cig autorizzate per 67.164 lavoratori coinvolti, subito dopo l'edilizia che registra 103.599.527 ore e 59.403 persone."

    Il numero dei lavoratori coinvolti è impressionante. "Considerando un ricorso medio alla cig, pari cioè al 50% del tempo lavorabile globale (22 settimane), sono coinvolti nel periodo gennaio-ottobre 1.009.079 lavoratori in cigo, cigs e in cigd. Se invece si considerano i lavoratori equivalenti a zero ore, pari a 44 settimane lavorative, si determina un’assenza completa dall’attività produttiva per 504.540 lavoratori, di cui 200 mila in cigs e 125 mila in cigd.

    E per questi operai in cassa in deroga si profilano mesi di grande difficoltà perché "i soldi sono finiti", "mancano ancora 330 milioni per il 2013, soprattutto nelle regioni meridionali".

    dati tratti da rassegna.it

    pc 18 novembre - un governo e uno stato sempre più impresentabili da rovesciare !

    La losca megera Cancellieri se ne deve andare anzi dovrebbe raggiungere gli amici Ligresti.. e anche i suoi sponsor Napolitano-Letta dovrebbero accompagnarla. 
    Quindi poi c'è Berlusconi a giorni, verso il quale la nostra posizione è chiara da tempo

    pc 6 novembre -


      ...La casta è salva e può continuare più di prima a fare la casta, con i mostri, con i politici alieni dai problemi e sofferenze della maggioranza della gente ma che sono ormai così spudorati che si vogliono anche far passare per  "umani", con una umanità chiaramente riservata a loro stessi, al loro ceto, e che ha tutto l'aspetto della putrefazione, dello SCHIFO!
    ....Siamo abituati con vent'anni e passa di berlusconismo a questa degenerazione, a questa imposizione del marciume al potere, ma siamo anche sconcertati ogni volta dal livello che questo marciume raggiunge e soprattutto dal fatto che lo si voglia far passare come normale, capovolgendo la realtà.
    In una delle tante dichiarazioni fatte dalla Cancellieri alla stampa ha detto, come se fosse una cosa normale: "Non è che una persona solo perchè è ricca non deve essere considerata uguale a un povero carcerato"...
    Della stessa serie è l'affermazione fatta da un medico che nel valutare se una persona può stare o meno in un carcere bisogna anche tener conto dell'impatto della detenzione verso chi prima aveva una vita comoda e da ricca...
    Quindi i "discriminati" in questa società sono i ricchi! E noi che non ce ne accorgiamo...
    ..... i Letta, i Napolitano....chi sta in parlamento, pretende dall'alto del suo potere che sia considerato ciò che è illegale, legale; ciò che è bassa e sporca difesa dei propri interessi economici, di potere, un'alta e onorevole attività in favore della gente; arrivando a pretendere che sia considerato giusto tutelare la vita dei ricchi mentre centinaia di povera gente, di immigrati, di giovani, si ammala, muore, si uccide nelle carceri.

    ..Una Cancellieri già prima non poteva e non doveva fare il ministro, addirittura della Giustizia, perchè amica, vicina a una banda di malavitosi come i Ligresti. Poi si è messa a "disposizione" di questa famiglia del malaffare, e comunque resta lì...Una ministra che dice "non è giusto... non è giusto" che dei loschi truffatori, responsabili di un buco da 1 miliardo di euro, che hanno mandato in rovina tanta gente, paghino, che razza di ministro della giustizia è?quando nelle carceri restano anni gente che ha rubato per mangiare, o chi lotta per la giustizia, o gli immigrati che non hanno commesso alcun reato, se non quello di venire in Italia...

    SE CHI STA AL POTERE CAPOVOLGE LA REALTA' E NON HA NIENTE A CHE FARE CON LA VERA REALTA', ALLORA E' TEMPO CHE QUESTO POTERE VENGA ROVESCIATO!

    pc 2 ottobre
    Grottesca farsa in Parlamento, Berlusconi vota la fiducia! - Senza lo sviluppo di un movimento proletario e popolare rivoluzionario non ci libereremo nè di Berlusconi, nè dei governi dei padroni!

    pc 18 novembre - Filippine tra masse solidali e governo arrogante e incapace


    Le masse delle isole Visayas sono infuriate per la totale incapacità della risposta del governo Aquino a questa massiccia crisi, anche per come Aquino III in maniera arroganza e stupidamente ha dichiarato in precedenza , "zero vittime", e continua a minimizzare il numero delle vittime.
    COMUNICATO STAMPA

    Da JORGE MADLOS (Ka [compagno] Oris)

    Portavoce , FNDF Sezione di Mindanao

    15 nov 2013

    Il FNDF - Mindanao simpatizza con le vittime di Yolanda, fa appello al sostegno delle masse

    Il Fronte Democratico Nazionale delle Filippine – Mindanao è in lutto insieme alle migliaia di famiglie e individui nelle Visayas Orientale, centrale e occidentale, tra cui alcune parti di Luzon e Mindanao, che tragicamente hanno perso i propri cari e il sostentamento, devastati dal più feroce disastro naturale che abbia mai colpito il paese in più di 30 anni, il supertifone Yolanda (Haiyan).

    Vogliamo anche esprimere la nostra profonda preoccupazione per tutti i membri del Partito, i Combattenti rossi e le masse nelle numerose basi e zone della guerriglia e delle zone colpite che hanno subito il grande danno di Yolanda, ma che continuano a sfidare coraggiosamente gli elementi. Facendo affidamento principalmente sulla vostra unità rivoluzionaria e sul vostro fervore, sappiamo che saprete superare questi terribili momenti.

    Il FNDF - Mindanao invita tutte le forze rivoluzionarie nelle cinque regioni dell'isola a mobilitare le masse e unirsi nella raccolta finanziaria e di mezzi di sostentamento per le vittime della calamità. Dato che le nostre condizioni ci impediscono di partecipare alla effettiva distribuzione dei generi di soccorso, tutte le donazioni in denaro e materiali raccolti potranno essere canalizzati attraverso organizzazioni affidabili o centri dei mezzi di comunicazione per la distribuzione ai beneficiari.

    Le nostre vittorie rivoluzionarie degli ultimi 45 anni di dura lotta dovrebbero essere ampiamente divulgate e giustamente celebrate. Tuttavia, facciamo appello a tutte le forze rivoluzionarie di Mindanao per mantenere celebrazioni frugali ma significative per l'anniversario del nostro partito il mese prossimo o qualsiasi altra attività che può richiedere risorse sostanziali. Ogni risorsa finanziaria risparmiata con questi sforzi potrebbe benissimo essere donata alle vittime del tifone Yolanda.

    Il popolo è arrabbiato per la inutile, lentissima, e inadeguata assistenza che Aquino III, una volta salutato come "impeccabile", come è stato dimostrato in seguito alla serie di calamità causate dai tifoni Sendong e Pablo a Mindanao, e il recente terremoto di magnitudo 7.2 che ha colpito Visayas Centrale. E ora che l'intera Visayas vacilla sotto una maggiore calamità, una settimana dopo che "Yolanda" ha colpito, le masse nella regione sono ulteriormente infuriate per il totale fallimento della risposta del governo a questa enorme crisi, anche per come Aquino III aveva dichiarato con arroganza e stupidamente, in anticipo, "zero vittima", e ha continuato a minimizzare i numeri delle vittime.

    Il FNDF - Mindanao critica il regime Aquino per la sua grande incapacità nel raggiungere rapidamente il maggior numero di vittime possibile che, se non fosse per l'aiuto di enti non governativi e la comunità internazionale, sarebbe un'anatra zoppa di fronte a questa immensa catastrofe. Noi facciamo appello a tutto il popolo filippino a fare pressione sul regime Aquino affinché utilizzi e mobiliti le risorse del governo, tra cui i fondi del governo e i “fondi speciali” di Aquino, per contribuire al salvataggio, fornire immediatamente il necessario per i bisogni fondamentali, e aiutare al reinserimento milioni di vittime.

    Condanniamo anche l'insensibilità del regime Aquino sulla scia della corrente calamità nazionale per la sua continua militarizzazione delle campagne a Mindanao e in tutto il paese attraverso le sue operazioni di intelligence: " Organizzazione delle Comunità per la Pace e lo Sviluppo" (OCPS) e per le diffuse operazioni di combattimento. I milioni di fondi del contribuente utilizzati in queste operazioni potrebbero essere messi a buon uso se incanalate nel fondo per le calamità.

    Senza un briciolo di dubbio, questa serie di supertifoni può essere solo il risultato di un rapido "riscaldamento globale", che è aggravato dalle emissioni di carbonio da parte delle industrie imperialiste e la sua sfrenata distruzione dell'ambiente nel corso degli ultimi 50 anni attraverso disboscamento, agro-piantagioni e miniere. Paradossalmente, non sono gli imperialisti e le classi dominanti locali, le cui imprese sono i colpevoli più importanti del saccheggio e della distruzione dell'ambiente, coloro che sono le principali vittime del tifone, ma la stragrande maggioranza delle persone povere che essi hanno oppresso e sfruttato per molti anni.

    I milioni di contadini, operai e le classi medie sono i più vulnerabili alla collera di un ambiente che ora vuole riscattarsi, mentre i veri criminali, cui non potrebbe importare di meno, rimangono al sicuro e al di fuori del pericolo nei loro rifugi. Se l' ambiente stesso non riesce a rendere questi sfruttatori responsabili per i loro gravi crimini, allora deve essere il popolo a farlo, senza indugio. Il FNDF - Mindanao fa appello al popolo ad unirsi e a denunciare, condannare e contrastare i crimini commessi dagli imperialisti e dalle loro coorti locali per aver causato queste calamità per mano umana.

    domenica 17 novembre 2013

    pc 17 novembre - LA FALSA "MODERNA LIBERAZIONE" DELL'ESERCITO IN ROSA. SERVE....

    ....UN ESERCITO DI DONNE IN ROSSO-RIBELLI- E SCIOPERANTI

    Droga in Afghanistan soldati-trafficanti. La storia dimenticata della parà italiana
    Secondo l'Onu per l'oppio è stato un anno di produzione record, anche nella zona di Kabul, sotto il controllo delle truppe Nato. In Italia è finita in nulla l'inchiesta militare partita dal caso di Alessandra Gabrieli, militare della Folgore diventata tossicodipendente e spacciatrice dopo la missione. Indagini simili sono state insabbiate in Canada e Regno Unito
    Ci sono storie che qualcuno preferisce dimenticare. Come quella dell’ex caporalmaggiore Alessandra Gabrieli: prima donna parà d’Italia, eroina nazionale divenuta eroinomane in caserma, finita in carcere due anni fa per spaccio dopo aver denunciato il giro di droga tra i soldati reduci dell’Afghanistan che se la riportano in Italia di ritorno dalla missione. Una denuncia clamorosa cui le autorità militari italiane non hanno dato seguito, com’è accaduto per analoghe inchieste estere sul coinvolgimento di militari Nato nel traffico di eroina dall’Afghanistan. Un paese che in dodici anni di occupazione occidentale ha visto regolarmente aumentare le produzione di oppio. Quest’anno si è raggiunto il record storico, secondo l’ultimo rapporto dall’agenzia antidroga dell’Onu: tutti evidenziano l’aumento della coltivazione di oppio nelle regioni sotto controllo della guerriglia talebana (+34% in Helmand, +16% a Kandahar), ma nessuno nota che nella provincia di Kabul, sotto diretto controllo del governo centrale, la produzione è aumentata del 148%. E l’Afghanistan è tornato a essere il maggior produttore di eroina del mondo.
    LA STORIA DI ALESSANDRA, LA PRIMA PARA’ DONNA IN ITALIA. Alessandra portava i capelli castani aggrovigliati in una criniera di dreadlock e il piercing al naso. Suo padre, ufficiale dell’esercito, non approvava. Ma lei era una ragazzina ribelle. Sognava di fare l’artista e coltivava la sua passione nelle aule del liceo artistico Paul Klee di Genova, la sua città. Con il passare del tempo, però, il suo spirito alternativo l’ha allontanata anche da questo ribellismo convenzionale, spingendola alla ricerca di qualcosa che fosse veramente fuori dagli schemi. “Volevo fare qualcosa di diverso e di più utile rispetto alle mie coetanee”, racconterà in seguito. Così a 19 anni, dopo l’esame di maturità, si è rasata i capelli, si è tolta l’orecchino dal naso e, per la gioia di suo padre, si è arruolata nell’esercito. Non in un corpo qualsiasi, ma nella brigata Folgore, diventando la prima donna paracadutista d’Italia. Non è stata facile, ma lei ce l’ha messa tutta e ha fatto rapidamente carriera: ha preso i gradi di caporalmaggiore ed è stata inviata in missione all’estero: prima in Kosovo, poi in Libano, e perfino in Iraq, a Nassiriya. I giornali la intervistavano spesso: era diventa una specie di leggenda, un’eroina nazionale. Ma la vita in missione era dura, soprattutto per una donna, e lei pian piano iniziava a sentire il peso della sua scelta.
    Nel 2007, nella caserma Vannucci di Livorno, Alessandra si trovava insieme ai suoi compagni, reduci dall’Afghanistan. Le hanno offerto di fumare con loro: eroina, purissima, afgana. Per il caporalmaggiore Gabrieli è stato l’inizio della fine. Di lì a due anni, la tossicodipendenza l’ha costretta ad abbandonare la divisa e a tornare a Genova da sua madre, dove ha iniziato a vivere di espedienti per tirare avanti, finendo presto a spacciare per procurarsi i soldi per la roba. Il 12 agosto del 2011 Alessandra, ormai segnata dall’abuso di droga, viene fermata dai Carabinieri nel corso di un’operazione antidroga volta a sgominare una rete di spaccio tra Milano e Genova. I militari le trovano in macchina 9 grammi di eroina e molta di più ne rinvengono a casa sua. In tutto 35 grammi di roba purissima che, secondo i periti dell’Arma, avrebbero fruttato fino a quattrocento dosi, a seconda del taglio. Alessandra viene arrestata con l’accusa di detenzione e spaccio di stupefacenti.
    “INIZIATA ALL’EROINA DAI MILITARI DELL’ISAF”. Agli inquirenti della squadra investigativa del nucleo operativo dei Carabinieri di Sampierdarena, guidata dal tenente Simone Carlini, l’ex paracadutista racconta com’è entrata nel tunnel della tossicodipendenza. “Mi hanno iniziato all’eroina alcuni militari della missione Isaf di ritorno dall’Afghanistan. È successo nel 2007 ed eravamo nella caserma della Folgore a Livorno. Ritengo che quello stupefacente, molto probabilmente, venisse portato direttamente dall’Asia”. Il 20 settembre 2011 Alessandra viene condannata a tre anni e mezzo di reclusione. Ma le sue scottanti dichiarazioni costringono il titolare delle indagini, il pm genovese Giovanni Arena, a trasmettere il fascicolo alla Procura militare di Roma, che apre un’inchiesta. Le accuse dell’ex caporalmaggiore Alessandra Gabrieli non solo rivelano l’uso di droghe tra i militari italiani di ritorno dal fronte, ma adombrano addirittura il loro coinvolgimento nel traffico di eroina dall’Afghanistan. L’imbarazzo della Difesa è forte, e l’allora ministro Ignazio La Russa preferisce “non rilasciare commenti, in attesa dello sviluppo delle indagini”.
    Ma di sviluppi non ce ne saranno perché l’inchiesta militare viene subito archiviata. “Non siamo competenti su questo tipo di reati”, dichiara Marco De Paolis, procuratore militare di Roma. “Spetta alla magistratura ordinaria occuparsi di stupefacenti”. Con l’emissione della sentenza di condanna da parte del giudice Carla Pastorini, il caso viene definitivamente chiuso e sulla vicenda cala il silenzio. Alessandra viene rinchiusa nel carcere genovese di Pontedecimo e del giro di eroina afgana tra i soldati italiani di ritorno da Kabul non parlerà più nessuno. Per il difensore legale di Alessandra, l’avvocato Antonella Cascione, la conclusione di questa vicenda assomiglia tanto a un insabbiamento nel quale la sua assistita ha svolto il classico ruolo di capro espiatorio. “Parlo come privata cittadina: le dichiarazioni di Alessandra rischiavano di scoperchiare un vaso di Pandora, e hanno pensato bene di sigillare subito il tappo, con lei dentro. Pensavo sarebbe scoppiato il pandemonio, invece hanno messo tutto sotto silenzio, semplicemente ignorando la sua denuncia, che si è infranta contro un vero e proprio muro di gomma”.
    MILITARI-TRAFFICANTI, MURO DI GOMMA ANCHE IN CANAFA E UK. Un muro di gomma che non riguarda solo l’Italia. Nel settembre 2010 il ministero della Difesa del Regno Unito avvia un’indagine sul coinvolgimento di soldati britannici e canadesi nel traffico di eroina afgana attraverso la base della Royal Air Force di Brize Norton, nell’Oxfordshire: il principale aeroporto di sbarco delle truppe di ritorno dal fronte, dove ogni settimana atterrano circa 700 soldati provenienti dalle basi Nato nel sud dell’Afghanistan. Il quotidiano che dà notizia dell’inchiesta, il Sunday Times, cita anche la testimonianza di un narcotrafficante afgano: “La maggior parte dei nostri clienti, esclusi i trafficanti all’estero, sono i militari stranieri: a fine missione ce la ordinano, noi gliela vendiamo e loro se la portano a casa sugli aerei militari dove tanto nessuno li controlla. Ne comprano tanta”. L’inchiesta militare britannica, accompagnata da un irrigidimento dei controlli alla base Raf di Birze Norton, genera molto scalpore mediatico, ma sulla vicenda cala presto il silenzio più completo.
    La Difesa canadese, da parte sua, archivia velocemente la questione come infondata. Un anno dopo, però, il consigliere del Capo di stato maggiore delle forze armate canadesi, Sean Maloney, dichiara alla stampa: “Non sono affatto sorpreso che soldati occidentali smercino eroina dalle basi aeree della Nato in Afghanistan, usate dai signori della droga locali per trafficare la droga direttamente in Occidente, tagliando fuori gli intermediari pachistani e realizzando così profitti molto più elevati”. Numerose altre fonti confermano questi traffici, che vedono coinvolti non solo i militari occidentali ma anche, e soprattutto, le compagnie private di contractors, i cui velivoli operanti dagli aeroporti Nato sono esenti da controlli al pari dei voli militari. “I contractors impiegati in Afghanistan dal Pentagono, dalla Cia e dalla Nato sono una straordinaria banda di profittatori che speculano sulle guerre”, sostiene l’ex direttore dell’agenzia antidroga dell’Onu, Antonio Maria Costa. “Negli anni ho ricevuto dalle agenzie governative diversi rapporti riservati che contenevano accuse pesanti nei confronti di alcune di queste società riguardo al loro coinvolgimento nel contrabbando di droga: ritengo che non si tratti di accuse infondate”.
    IL DIRIGENTE ONU: “NE RIPARLIAMO QUANDO SARO’ IN PENSIONE”. Il successore di Maria Costa alla guida dell’Unodc, Yuri Fedotov, interpellato sullo stesso argomento replica in modo eloquente: “Data la carica che ricopro, rispondo che non ho informazioni in merito, ma se ne riparliamo quando sarò in pensione la mia posizione potrebbe essere diversa”. Oltre mezzo secolo di storia di interventi armati – dallo sbarco alleato in Sicilia alla guerra in Vietnam, dal sostegno americano ai contras nicaraguensi a quello ai mujahedin afgani contro i sovietici – dimostra che il coinvolgimento dei militari nel narcotraffico è una costante, conseguenza di una realpolitik che porta a sacrificare ciò che è giusto (contrastare il narcotraffico) in nome di ciò che è necessario (sconfiggere il nemico). Anche per sconfiggere i talebani e mantenere il controllo dell’Afghanistan l’Occidente ha scelto di sostenere personaggi notoriamente coinvolti nel narcobusiness – dal clan Karzai in giù – chiudendo un occhio su questi traffici, anche quando coinvolgono strutture e personale militare Nato. Se poi qualcuno li tira fuori, come ha fatto Alessandra, basta far finta di niente e dimenticarsene. 


    pc 17 novembre - Anche a Palermo il 25 novembre le donne scioperano! le iniziative in corso e del 25

    Ieri pomeriggio banchetto informativo sullo sciopero  delle donne a Piazzetta Generale Magliocco a Palermo... 


    Distribuiti quasi un migliaio di volantini/appello, sorpresa, curiosità e interesse da parte di tante donne di tutte le età..."lo sciopero delle donne??? E' possibile???", "siamo sempre discriminate anche se ci troviamo nel 2013", "è una società per gli uomini questa non per le donne...", "non se ne può più di queste uccisioni... ma che siamo diventate carne da macello?"



    ma anche la difficoltà delle donne, della condizione di vita è uscita da alcune parole/frasi " e come faccio a partecipare? allo sciopero se non lavoro muoio di fame, io e i miei figli che mantengo da sola... lui quando era sposata era violento e l'ho mantenuto sempre io lavorando come una bestia... poi se n'è andato e ora continuo a fare tutto io...", "non è facile uscire da certe situazioni familiari...", "non c'è lavoro e questo è un serio problema per tutti ma in particolare per molte donne...", "sono una studentessa senza futuro... come tante altre"...



    e anche la rabbia verso il governo, lo Stato " non fanno nulla questi che ci governano, nemmeno le donne... pensano solo ad arricchirsi...", "che c'entra la no Tav nel decreto sui femminicidi?, "sono pensionata e vivo a stento... ci vuole la guerra nostra... le parole non bastano più contro questi ipocriti"... e tante altre frasi, messaggi, condivisioni e rabbia che è uscita fuori in tutto il pomeriggio che siamo state a volantinare informando e denunciando...

    Forte l'invito ad aderire allo sciopero delle donne e a partecipare alle iniziative previste per il 25 novembre



    La campagna di informazione continua tutta la prossima settimana in città ... fino allo sciopero/25 novembre con altri banchetti informativi, volantinaggi e attacchinaggi...


    Lo sciopero delle donne anche a Palermo è gia stato indetto nelle scuole,  Cooperative sociali,  Policlinico, Comune di Palermo,  "Palermo Energia" /Provincia Regionale di Palermo, Sonepar...

    *****

    il 25 novembre un'intera giornata in lotta... invitiamo tutte a partecipare

     Al mattino: concentramento alle ore 9,30 a Piazza Politeama 
    e poi… fino in Prefettura con tutte le nostre ragioni di doppia lotta


    Pomeriggio: dalle ore 16,00 e fino alla 20,00  a Piazza Verdi (Teatro Massimo) per continuare con interventi al megafono, pannelli/mostra, musica, raccolta firme/messaggi...                        




    L     lavoratrici, precarie, disoccupate Slai Cobas per il s.c. Palermo

           le compagne Mfpr

    pc 17 novembre - a livello internazionale lo sciopero delle donne invece lo vogliono e lo sostengono



    Nota: Las camaradas del Movimiento Feminista Proletario Revolucionario (MFPR) http://femminismorivoluzionario.blogspot.it/, organización generada del Partido Comunista maoísta de Italia, nos han enviado el siguiente llamamiento convocando a la Huelga de Mujeres el próximo 25 de Noviembre. La traducción al español de este llamamiento es responsabilidad de Gran Marcha Hacia el Comunismo. Madrid, noviembre 2013.

    EL 25 DE NOVIEMBRE POR PRIMERA VEZ EN ITALIA “HUELGA DE MUJERES”
    Una huelga contra la guerra de baja intensidad contra las mujeres, a base de feminicidios y violaciones por parte de los hombres que odian a las mujeres, perpetrada en su mayoría dentro de la “sagrada familia”. Los asesinatos de mujeres en Italia se están convirtiendo en una masacre. Cada dos días una mujer muere asesinada –pero en una guerra real- y cada día violencia sexual de mayor o menor grado, el acoso –más de uno al día, y a veces se transforma en asesinato- en el trabajo, los abusos contra mujeres, aumentan y se convierten en hechos de la opresión “normal” hacia las mujeres.
    Pero es también una huelga que incluye la condición completa de doble explotación y opresión de las mujeres por los patronos, el Gobierno, el Estado, la Iglesia Católica, que son la causa que subyace, que crea el humus social e ideológico de la “Edad Media moderna” en que los feminicidios maduran en contra de las mujeres. La “Huelga de Mujeres” comienza y se centrará en los centros de trabajo, las mujeres obreras y trabajadoras, por lo cual escogemos la forma de “huelga”, pero es correcto hablar de “huelga total de mujeres”, porque concierne y convoca a las proletarias, estudiantes, desempleadas, amas de casa, en los barrios, las mujeres camaradas en los movimientos de lucha, las mujeres inmigrantes, feministas, etc.
    ¡Una huelga de clase y género que quiere denunciar y combatir la condición completa de la vida de las mujeres!
    La “huelga de mujeres” es un acontecimiento “histórico” no sólo para las mujeres, sino para toda la clase proletaria, para el movimiento revolucionario. La huelga será una chispa que iluminará el camino de la lucha prolongada de la mayoría de las mujeres en contra de la condición completa de opresión y explotación de esta sociedad quiere imponer y de la que los feminicidios, violaciones y violencia son los resultados más bárbaros. Y el 25 de noviembre marcará un hito muy destacado de este camino, que sólo puede tener como objetivos la revolución, y, como aprendemos del maoísmo, la “revolución dentro de la revolución”.
    La “huelga de mujeres” es una consigna para la cual el Movimiento Feminista Proletario Revolucionario ha estado trabajando durante varios años, y que paso a paso, especialmente en los meses recientes y después de la movilización nacional realizada por las camaradas del MFPR el 6 de julio en Roma, ha obtenido consenso y participación.
    Su realización es un acontecimiento de gran impacto y ruptura.
    Debido a que la huelga de mujeres, al plantear la denuncia del conjunto de las condiciones de la mayoría de las mujeres, pone en cuestión el trabajo y el no trabajo, la discriminación en el trabajo, el papel de la opresión de la familia y la familia como algo que la sociedad burguesa quiere, desafía la idea generalizada en cuanto a las mujeres y su papel de subordinación. Es decir, ¡lo pone todo en cuestión!
    Eso es lo que plantea y ese es el por qué la huelga de mujeres asusta.
    No es sólo una cuestión de algunas demandas. La batalla de las mujeres es inevitablemente de 360 grados. Tiene como objetivo una sociedad totalmente distinta, distintas relaciones sociales, distintas relaciones personales, para que toda la vida tenga que cambiar.
    Las mujeres, en particular las mujeres proletarias, cuando luchan, traen una fuerza mayor, traen la necesidad de una batalla completa, que también devuelven a su vida diaria.
    La huelga de mujeres es para las mujeres. Sirve, en primer lugar a las mujeres, para que encuentren la fortaleza para rebelarse, que no acepten como inevitable una condición de opresión, subordinación, su papel en la familia, que se convierta en una realidad de lucha que preocupe y asuste a los patronos, los gobiernos, al Estado, a los hombres que odian a las mujeres.
    Pero la huelga de mujeres, de trabajadoras, juega también un papel dentro de la clase obrera. Quiere ser una batalla de ruptura, que exige también una transformación dentro de los trabajadores, entre sus compañeros de trabajo.
    En este sentido, la huelga total de la huelga de mujeres pone en hechos la necesidad de la revolución, en la que las mujeres serán la fuerza más determinada.

    Movimiento Feminista Proletario Revolucionario – Italia: El 25 de Noviembre por primera vez en Italia Huelga de Mujeres

    Movimiento Feminista Proletario Revolucionario – Italia
    mfpr.naz@gmail.com
    http://femminismorivoluzionario.blogspot.it/
    LO QUE NO QUEREMOS:
    -NO a la creciente presencia/control de fuerzas policiales en las ciudades, en las calles. No queremos que aquellos que en las prisiones, en los Centros de expulsión de inmigrantes, utilizan incluso la violación, el acoso, el abuso sexual contra las mujeres, aquellos que nos golpean durante las luchas, se conviertan en nuestros “defensores”.
    -NO a los grupos operativos. Alimentan el “clima de seguridad”, el control social, que se transforma en menos libertad y menos derechos para las mujeres. SI, más bien, a “iluminar” y hacer de cada zona de las ciudades, lugares llenos de vida, promoviendo la apertura 24 horas al día de centros, parques, gestionados libremente por organizaciones de mujeres.
    -NO a la transformación de los juicios por violaciones en acusaciones e investigación sobre la “moral” de las mujeres.
    -NO a los centros de asesoramiento o centros confesionales transformados en lugares de control/represión de las decisiones de las mujeres
    Y LO QUE QUEREMOS:
    -“Casas de mujeres” en todas las ciudades y los barrios de las ciudades más grandes, gestionadas por mujeres, de supervisión y lucha, con servicios gratuitos de abogados, doctores, psicólogos, expertos escogidos por mujeres.
    -Acción inmediata contra los hombres condenados por violencia, acecho, acoso sexual, maltrato.
    -Expulsión inmediata de los trabajos y cargos institucionales de quien ejerza acoso sexual y violencia.
    -Prohibición de permanecer en casa a maridos, compañeros, padres y otros familiares condenados por violencia y maltrato.
    -Procedimiento de emergencia en los juicios por violación y feminicidio y admisión de las organizaciones de mujeres como acusaciones civiles; asesoramiento legal gratuito para las mujeres; clasificación en el sistema judicial criminal del crimen de violación entre los delitos más graves.
    -Simplificación y procedimientos de emergencia para los casos de separación y divorcio; ayuda legal a las mujeres.
    -Prohibición del uso del cuerpo femenino en la publicidad y el uso sexista del lenguaje.
    -Abolición de textos sexistas, con contenido discriminatorio, en escuelas y universidades; expulsión de los profesores que los propagandicen.
    CONTRA LA DISCRIMINACIÓN Y LA OPRESIÓN, BASE DE LA VIOLENCIA SEXUAL Y EL FEMINICIDIO
    -Trabajo para todas las mujeres, ingreso mínimo garantizado para todas las mujeres, de modo que la dependencia económica no sea un obstáculo para la ruptura de los lazos familiares.
    -Transformación de todos los contratos de trabajo temporal en indefinidos. A igual trabajo, igual salario.
    -Prohibición de investigar el estado marital, la maternidad, la orientación sexual, tanto para emplear como para despedir.
    -Derecho de ciudadanía e iguales derechos de empleo, salario y marcos regulatorios para las mujeres inmigrantes.
    -Reducción de las horas de trabajo sin pérdida de salario. Reducción de la edad de jubilación para las mujeres, reconociendo así su doble trabajo.
    -No a la persecución de las prostitutas. Derecho a los servicios sociales para todas las mujeres.
    -Defensa y ampliación del derecho al aborto; abolición de la objeción de conciencia, operaciones y servicios gratuitos; centros de orientación psicológica gestionados y controlados por las mujeres.
    -Acceso gratuito para las mujeres a los servicios sociales y de salud.
    -Socialización/gratuidad de los servicios básicos domésticos: guarderías, salud, servicios para los mayores, etc.
    :

    pc 17 novembre- LA CGIL NAZIONALE E LA CAMUSSO NON VOGLIONO LO SCIOPERO DELLE DONNE

    Le giornaliste Adriana Terzo de l'Associazione Trama di terra, Barbara Romagnoli giornalista professionista frrelance e Tiziana Dal Pra giornalista professionista, promotrici dell'appello "Scioperiamo.Per fermare la Cultura della violenza" e "le parole che vogliamo", hanno scritto:


    AVANTI TUTTA

    Care compagne, care amiche, care tutte,
    nonostante le numerose adesioni di vari coordinamenti e di categoria della Cgil, nazionali e non, e di decine e decine di iscritte, ma soprattutto nonostante l'adesione di Susanna Camusso e delle donne del direttivo della Cgil, adesioni che ci avevano confortato sulla possibile proclamazione di uno Sciopero contro la violenza sulle donne per il 25 novembre, ieri siamo state informate che la Cgil indirà solo eventuali mobilitazioni sui luoghi di lavoro.
    Peccato per l’occasione persa, un momento importante in cui con molto coraggio, per una volta, avremmo potuto saldare i diritti delle donne - nel lavoro, nella vita pubblica e in quella privata - ad una giornata di protesta contro il femminicidio. Tutti aspetti, secondo noi, strettamente connessi l’uno all’altro.
    Ma la notizia, benché amara, non ci ha colto totalmente di sorpresa. Troppo lunghi i tempi di attesa che hanno visto allungare a dismisura la decisione di proclamare lo Sciopero per provare a incidere fortemente su un ordine sociale dove c’è un genere che pensa, parla, e decide condizionando pesantemente l’altro. Il nostro. E troppo importante la causa per permettere a chiunque di rallentare questo fiume in piena di donne che, dopo tanto tempo, si stanno, con determinazione, rimettendo al centro della parola pubblica.
    Per questo non ci siamo mai fermate. E anzi, ora andremo avanti con maggiore impegno, forti di un enorme patrimonio di solidarietà e condivisione testimoniato dalle migliaia di mail arrivate. Sapendo fin da ora - e i fatti ce lo testimoniano - che solo un’azione forte, dal basso, potrà farci raggiungere la nostra meta... - Adriana, Barbara e Tiziana

    ****************************************
    Come si vede anche da questo comunicato, la vera questione oggi discriminante è fare lo sciopero delle donne, o no. Riempirsi la bocca di denunce, di lamenti sulla condizione drammatica delle donne o agire noi per ribellarci. Continuare in noiosi ed ipocriti convegni, Tavoli, iniziative istituzionali di un giorno, che al massimo danno lustro e scena a chi le fa ma lasciano sempre nell'ombra le donne proletarie, le ragazze, le donne che lottano, dalla Val Susa alla Sicilia, a Napoli, ecc., o dire Basta! siamo noi donne che vogliamo e dobbiamo essere protagoniste della lotta contro femminicidi e stupri, contro l'insieme di violenze, di doppio sfruttamento, di oppressioni grandi e "piccole" di questo sistema sociale. 
    Questo è il punto centrale e principale. 
    Sappiamo bene che il fatto stesso di fare lo sciopero delle donne (al di là della sua riuscita, sicuramente ancora da "scintilla") suona un "pericolo" per questo sistema. 
    Per questo chi invece tiene bordone a questo sistema, chi vuole al massimo abbellirlo, chi vuole spazio e potere in esso per il proprio ceto sociale e politico NON VUOLE FARE LO SCIOPERO DELLE DONNE.
    E la direzione della Cgil, la Camusso sono un ostacolo alla lotta delle lavoratrici, di cui occorre liberarci!
    Le lavoratrici, le donne che subiscono gli scellerati accordi filopadronali e filogovernativi della Camusso, le migliaia di donne che nel 2006, dopo una grandissima mobilitazione contro gli attacchi al diritto d'aborto, che aveva tutte le possibilità di espandersi e continuare, videro la Camusso cercare di strumentalizzare quel movimento a fini di sostegno al governo di centrosinistra, non se ne fanno nulla di una firma sotto un appello per le donne; la lotta delle donne non è un mero fatto di idee, di cultura, ma di lotta concreta, di stare da una parte o dall'altra.
    In questo senso continuiamo ad invitare le delegate, le operaie, lavoratrici tutte, iscritte alla Cgil, alla Fiom, a fare lo sciopero delle donne, ad organizzarlo nei propri posti di lavoro, rompendo i lacci stretti e soffocanti delle segreterie nazionali. 
    In questo senso, mentre non va per niente bene la presa di posizione dell' Assemblea nazionale Fiom-Cgil di Rimini 26-27-28 settembre, che volutamente parla genericamente di "mettere in campo tutti gli interventi necessari a prevenire tutte le forme di discriminazione e violenza contro le donne...", di sostegno a "iniziative di mobilitazione e sensibilizzazione promosse dall’appello “Scioperiamo. Per fermare la cultura della violenza” per il prossimo 25 novembre 2013", ma rifugge ed evita di indire lo sciopero delle donne, neanche quello mini-mini di 15 minuti, proposto dall'appello;
    apprezziamo, invece, la presa di posizione della camera del Lavoro Metropolitana della Cgil di Bologna, di fatto controcorrente rispetto alla Cgil nazionale che almeno dice: "Il Gruppo donne CdLM di Bologna propone per il 25 novembre iniziative delle donne in tutti i luoghi di lavoro possibili, anche con fermate e brevi astensioni dal lavoro, e scioperi più consistenti che potranno essere decisi dalle Rsu". 
    Lo stesso sollecito lo rivolgiamo alle giornaliste, Adriana, Barbara e Tiziana e alle firmatarie del loro appello: non vi fermate, non rinunciate a lavorare anche in questi pochi giorni per scioperi reali, fermate, iniziative sui posti di lavoro. C'è la copertura sindacale con l'indizione nazionale in tutti i settori privati e pubblici fatta dallo Slai cobas per il sindacato di classe e dall'Usi. 
    Non limitatevi a iniziative culturali, paraistituzionali, mobilitazioni solo simboliche, che vanno anche bene ma non come sostitutive dello "sciopero delle donne", non per chiamare "sciopero" ciò che non è. 
    LA NOVITA' VERA OGGI E' LO SCIOPERO DELLE DONNE (anche se piccolo, iniziale, in tante parti frutto del coraggio di singole lavoratrici che però sono di esempio per tante), non certo conferenze e Tavoli che sempre si sono fatte e si faranno e non cambiano nulla. 
    Perchè ciò che può portare ad un cambiamento è la ribellione delle donne, delle lavoratrici.

    MFPR 

    pc 17 novembre - Nepal .. si sviluppa il boicottaggio elettorale con scioperi generali, blocchi, scontri promossi dal Partito Comunista del Nepal maoista, ricostruito dopo il tradimento di Prachanda ora al governo al servizio dell'egemonismo indiano e l'imperialismo


    pc 17 novembre - tutta la vita deve cambiare ! verso lo sciopero delle donne del 25 novembre

    ma basta convegni, petizioni, leggi .. e buone intenzioni...
    ora scioperiamo contro stupri,
    femminicidio, discriminazioni, bassi salari, mancanza di di servizi sociali, mancanza di soldi che rendono la nostra vita di donne una doppia  oppressione



    tutta la vita deve cambiare

    pc 17 novembre - 'cattive ragazze' e .. 'cattive donne lavoratrici' a Taranto preparano lo sciopero delle donne del 25 novembre


    pc 17 novembre - non solo NOTAV - assedio il 23 novembre del comune di Arquata scrivia del NO TERZO VALICO

    ASSEMBLEA POPOLARE NO TERZO VALICO AD ARQUATA SCRIVIA (AL)

    Venerdì quindici novembre - alle ore ventuno, presso la Società Operaia di Mutuo Soccorso di piazza Vittorio Veneto 1, ad Arquata Scrivia - si è tenuta un’assemblea popolare della cittadinanza per fare il punto della situazione sui lavori del Terzo Valico ferroviario dei Giovi.
    La serata, che vede il coinvolgimento di circa trecento persone, inizia con la proiezione di un filmato: questo mostra gli ultimi avvenimenti che riguardano i cantieri di località Radimero di Arquata.
    Qui, nei giorni scorsi, il Cociv ha tentato di iniziare fraudolentemente i lavori - con la recinzione di una porzione di terreno, ed il contemporaneo taglio di alcuni alberi al suo interno - ma si è trovato di fronte la decisa lotta per la difesa della propria terra da parte degli esponenti dei comitati No Tav-Terzo Valico, che hanno sfondato le reti di recinzione e provveduto al rimboschimento della zona.
    A seguire si dà vita ad un dibattito nel quale gli attivisti maggiormente impegnati spiegano, per l’ennesima volta, le ragioni della lotta e chiamano la cittadinanza a partecipare ad un assedio del locale Comune - sabato ventitre novembre prossimo - perché gli amministratori siano obbligati a rispondere al quesito se siano o meno ancora al fianco del movimento, e quali siano le ditte che stanno eseguendo i lavori sul territorio.
    In conclusione di serata si pianificano le prossime iniziative: quella già menzionata al Comune di Arquata Scrivia, ed una a Novi Ligure in occasione del Consiglio comunale aperto, previsto per le ore 15:00 di lunedì due dicembre.
    Bosio (Al), 17 novembre 2013

    Stefano Ghio - Proletari Comunisti Genova