Dal blog tarantocontro
E' impossibile che le istituzioni locali, partiti locali e i sindacati locali non erano a conoscenza di tutto questo
Dal bracciante morto al sistema degli orrori
«Ci vediamo a casa, il primo che arriva prepara la cena». È l’ultima frase pronunciata da Rajwinder Sidhu Singh ai connazionali con cui divideva lavoro e alloggio. Era la sera del 26 maggio 2024. Il bracciante indiano di 38 anni aveva appena concluso una giornata nelle campagne di Laterza. Da quel momento di lui non si seppe più nulla. Per ore scomparve nel nulla, fino a quando il suo corpo senza vita arrivò al pronto soccorso dell’ospedale San Pio di Castellaneta, trasportato con mezzi privati dall’imprenditore agricolo Giovanni Giannico. Ai sanitari fu riferito che il lavoratore si era improvvisamente sentito male. Quel racconto, però, non convinse il personale dell’ospedale, che segnalò immediatamente il caso ai carabinieri.
È da quella telefonata che nasce un’inchiesta destinata a trasformarsi in una delle più vaste degli ultimi anni nel settore agricolo del Tarantino. Dopo oltre dodici mesi di rilievi tecnici, consulenze scientifiche, intercettazioni ambientali, acquisizione di documenti, escussioni testimoniali e sopralluoghi, il Nucleo investigativo del Comando provinciale dei carabinieri di Taranto, con il supporto del Nucleo ispettorato del lavoro, dei Carabinieri forestali e dell’Ispra, ha eseguito l’operazione “I giorni del cielo”.
Due le persone arrestate, l’imprenditore Giovanni Giannico e il figlio Carlo Giannico...
Secondo gli investigatori, quella del bracciante indiano non sarebbe stata una fatalità. Il decesso si inserirebbe in un sistema caratterizzato da irregolarità diffuse nell’organizzazione aziendale, nel quale la riduzione dei costi e la continuità dell’attività produttiva avrebbero avuto la priorità sulla sicurezza dei lavoratori e sul rispetto delle norme.
L’autopsia ha attribuito la morte a un gravissimo trauma toraco-addominale. Le immagini acquisite, le tracce repertate dalla Sezione investigazioni scientifiche e le testimonianze raccolte avrebbero
consentito di ricostruire che Singh sarebbe stato sbalzato da una pala caricatrice dopo l’urto del mezzo contro una barriera in cemento “New Jersey”. Il macchinario, secondo gli accertamenti, era privo di sistemi di ritenuta come le cinture di sicurezza, presentava organi meccanici esposti e avrebbe esposto chi lo utilizzava a rischi di impigliamento, ustioni e scosse elettriche. Il lavoratore, inoltre, non avrebbe mai conseguito l’abilitazione necessaria per condurre quel mezzo.Ma è scavando dopo quella morte che gli investigatori avrebbero portato alla luce un quadro molto più ampio. Le dichiarazioni dei lavoratori, confrontate con contratti, buste paga, comunicazioni obbligatorie e documentazione contabile, avrebbero fatto emergere turni di dodici o tredici ore al giorno, pause quasi inesistenti e retribuzioni inferiori a tre euro l’ora. Parte delle somme indicate nelle buste paga, sempre secondo l’accusa, sarebbe stata restituita ai datori di lavoro, consentendo un risparmio illecito quantificato in oltre 300 mila euro.
I lavoratori, quasi tutti originari del Punjab, vivevano all’interno dell’azienda in alloggi ricavati accanto alle stalle, con pareti segnate dalla muffa e condizioni igienico-sanitarie ritenute inadeguate. Dipendevano dal datore di lavoro anche per vitto, alloggio e trasporti e, secondo la ricostruzione investigativa, sarebbero stati controllati attraverso telecamere wi-fi installate senza autorizzazione. Le ferie sarebbero state inesistenti, così come i riposi, mentre l’alimentazione sarebbe stata limitata quasi esclusivamente a cipolle, patate, legumi e altri alimenti economici. Gli accertamenti contestano inoltre visite mediche obbligatorie omesse, valutazioni incomplete dei rischi e l’impiego dei lavoratori perfino durante un’epidemia di leptospirosi tra i bovini senza mascherine, protezioni per gli occhi e indumenti impermeabili.
L’inchiesta ha infine aperto un imponente capitolo ambientale. Secondo gli investigatori, le strutture autorizzate non erano sufficienti a contenere i reflui prodotti dall’allevamento e sarebbe stato realizzato un sistema parallelo di canali, vasche, tubazioni e argini per convogliare i liquami in un lago artificiale scavato all’interno del Parco regionale Terra delle Gravine.
Le analisi avrebbero rilevato sostanze inquinanti oltre i limiti e un’alterazione dell’ecosistema, mentre a valle sarebbe stata realizzata una discarica abusiva di circa 21 mila metri quadrati. Per gli investigatori, la morte di Rajwinder Sidhu Singh è stata la chiave che ha consentito di ricostruire un unico sistema nel quale sicurezza sul lavoro, sfruttamento della manodopera e gestione del territorio risultavano strettamente intrecciati.
© TarantoToday
Nessun commento:
Posta un commento