lunedì 2 febbraio 2026

pc 2 febbraio - Sulla grande manifestazione di Torino - Info: Comunicati del Collettivo Universitario Autonomo e Kollettivo Studentesco Autonomo e del Comitato Vanchiglia Insieme e


Comunicato del Collettivo Universitario Autonomo – Torino e del Kollettivo Studentesco Autonomo – Torino

Corteo nazionale a Torino: 50mila persone rilanciano contro il governo nemico del popolo
3 spezzoni composti ciascuno da migliaia di persone partono dalle stazioni e dall’università occupata per riprendersi la città. Si aspettavano tutti una grande manifestazione ma la realtà ha superato le aspettative: la reazione generalizzata all’arrivo in Piazza Vittorio, il punto di convergenza, è stata quella della “pienezza” nel vero senso della parola.
Al di là dei numeri strabilianti, l’eterogeneità della piazza permette di cogliere la cifra di cosa sia stato raccolto dall’appello conclusivo dell’assemblea del 17 gennaio, con la chiamata: governo nemico del popolo, il popolo rilancia. E il popolo ha rilanciato.
Avevamo promesso sarebbe stata una manifestazione popolare e pensiamo di aver mantenuto la promessa, studenti dalle scuole superiori, sindacati di base, associazioni, organizzazioni palestinesi da tutta Italia, movimenti sociali, comitati di quartiere, universitari, delegazioni provenienti da tutto il Paese hanno animato la manifestazione prendendo parola per affermare l’intenzione comune di guardare al futuro e costruire le basi per il sogno collettivo di un mondo libero dal veleno della guerra, dal sionismo, dalla sudditanza agli Stati Uniti, dalla povertà dei tanti per il lusso di pochi, dalla terra devastata per i progetti inutili.
Oggi Torino ha dimostrato come si può rispondere alla violenza dello Stato riuscendo anche a fare il passo in avanti di una proposta percorribile da molti e molte, nelle diversità certo, ma con l’occasione di rompere gli argini dell’impotenza e dell’immobilismo per percorrere una strada che non sappiamo ancora su quali itinerari ci potrà portare ma sappiamo che qualunque cosa abbia da offrirci non può che essere meglio di quel che c’è se la affrontiamo insieme.
Mentre alcuni spezzoni si sono distribuiti per occupare i due incroci previsti dal percorso, una grande parte della manifestazione ha poi raggiunto il presidio di polizia permanente che sta intorno all’Aska rispondendo con forza alla militarizzazione coatta che ormai rappresenta l’unico metodo delle istituzioni attraverso cui gestire le crisi sociali.
Sono state ore di scontri molto intense, l’aria irrespirabile, gli idranti, la polizia nervosa. Ma migliaia di persone hanno resistito e rispedito al mittente l’arroganza di chi ci vuole solo spaventati e silenti.
L’Askatasuna non è solo un palazzo e la giornata di oggi ne è stata la prova, siamo solo all’inizio di un cammino da percorrere insieme, per la libertà e la possibilità di vivere in un mondo degno di chi lo abita.
L’ITALIA È PARTIGIANA

Comunicato del Comitato Vanchiglia Insieme

Per noi scendere in piazza significa esprimere il nostro dissenso, lo facciamo nel modo che ci caratterizza, conviviale e pacifico.

Il nostro quartiere però è ferito, una ferita che si è fatta più profonda in questo mese e mezzo. Questa ferita ha indotto diverse reazioni, reazioni all’ impotenza e all’ingiustizia: noi abbiamo reagito unendoci ancora di più e creando rete con la città, altri hanno preferito non reagire e chiudersi ancora di più, altri ancora hanno espresso la rabbia con forme di azione violenta, che non condividiamo.

Ci addolora vedere i resti degli scontri, i danni creati e pensare a chi è rimasto ferito, ma ci addolora anche vedere che 50000 persone che hanno manifestato in altre forme sono rimaste nascoste da una coltre di fumo.

Viviamo in un periodo storico difficile, dove la nostra libertà e i nostri diritti vengono gradualmente erosi. Il governo, con l’ aiuto dei media, cerca di fare quello che hanno sempre fatto i regimi: dividi et impera.

A noi è richiesto lo sforzo e l’impegno di tenere insieme i pezzi, di stare nella complessità, perché è nella complessità di idee, visioni e approcci che si trovano nuove risposte. Le persone che sono scese in piazza in questi mesi sono tantissime, differenti tra loro, ma portano lo stesso messaggio: vogliamo cambiare e possiamo cambiare il corso degli eventi che sta portando la nostra amata Terra ad implodere.

Ci vorrà tempo, ci vorrà un grande sforzo, ma se restiamo fiduciosi e restiamo unite troveremo nuove forme di lotta dove chiunque possa sentirsi comodo, perché il nostro desiderio è comune, è giusto e non deve spegnersi.

Ma oggi il nostro pensiero va al quartiere e a chiunque si sia svegliatə confuso e amareggiato. Non lasceremo che la tensione di una giornata oscuri il legame che ci unisce.

Restiamo qui: per strada, tra la gente, pronti a fare la nostra parte per ricucire il quartiere. Vanchiglia è di chi la cura ogni giorno, e da qui ricominciamo.

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