L’India di
Narendra Modi, fascista indù, responsabile del massacro delle popolazioni
tribali di tanti Stati federali del Paese, è in pieno ribollio sociale,
economico e politico.
Il ribollio
sociale è stato manifestamente e clamorosamente dichiarato da Modi stesso e il suo
ministro degli interni Amit Shah quando alcuni mesi fa hanno annunciato
pubblicamente di voler mettere fine al “terrorismo maoista” entro il 31 marzo
di quest’anno!
Questo “… approccio
spietato al naxalismo” come lo ha chiamato Shah, serve in realtà a portare fino
in fondo il programma fascista indù di fare dell’India un Paese con una sola
religione, l’induismo, e una “India forte, sicura e prospera” economicamente che
fa “sforzi incessanti per uno sviluppo onnipervasivo”, sforzi per non essere
più un paese fonte solo di materie prime e forza lavoro a basso costo, sforzi
che servono per arrivare al 2047, nel centenario dell’Indipendenza
dall’imperialismo inglese, come “nuova potenza mondiale”.
A questo servono gli
accordi economici, politici e militari che l’India ha messo in campo in questi ultimi
anni e che sono inseriti pienamente dentro i tentativi di trovare una via d’uscita
dalla crisi mondiale.
Dentro questo
percorso l’Italia della fascista Meloni vuole trovare il suo posto… e
l’intervista ad un esperto come Armellini ex ambasciatore di Nuova Dehli spiega non solo l’approccio dell’India sull’accordo
con l’Unione Europea ma anche il ruolo dell’Italia in tutto questo.
Innanzi tutto
definisce l’accordo non “la madre di tutti gli accordi” ma ““minimale ma
storico”… questo per ridimensionare in parte l’enfasi dei paesi dell’imperialismo
europeo, avvertendo che “Narendra Modi cambia atteggiamento perché si sente
forte, ma non cerca mai alleati, al limite dei partner. E l’Italia ora non perda terreno”.
Nell’accordo, dice
Armellini, che è stato il più lungo perché le trattative sono durate 28 anni! c’erano due linee rosse: l’agricoltura, che
rappresenta una grossa fetta del Pil, e i servizi. Due settori che per
adesso sono infatti rimasti fuori dall’accordo.
La caratteristica principale che vuole mettere in risalto l’ex ambasciatore è che “L'India ha sempre visto con una certa indifferenza l’Ue. Ora ha cambiato atteggiamento e si sente abbastanza solida per porsi da protagonista di primo piano. Ancora non è a quel livello, ma la strada è tracciata. L’agricoltura era un problema, perché Modi sa che elettoralmente è un serbatoio. Sono aperture modeste, direi minimal, ma segnano un punto politico: il premier si sente sufficientemente forte per affrontare le rivolte contadine che ci saranno..”
E i servizi?
Chiede il giornalista, intendendo tutto ciò che riguarda banche, assicurazioni
e altri settori finanziari attraverso i quali si può raccogliere e gestire con
grande profitto il “risparmio” dei ricchi e della nuova “classe media” indiana,
calcolata dagli economisti in circa 300
milioni di persone “ad alto reddito”.
Modi risponde che “vuole che il suo Paese passi da back office del mondo a
protagonista autonomo, soprattutto nel campo dell’IA. Poi c’è la ricaduta
militare: l’accordo qui è declaratorio ma conferma l’evoluzione globale
dell’India.”
E poi arriviamo al
punto dolente, quello del rispetto dei diritti e la domanda è piuttosto
diretta: “Dobbiamo chiudere gli occhi” visto che c’è anche un tema di diritti?
Certo, risponde l’ex
ambasciatore, non solo li dobbiamo chiudere, ma “chiuderli a lungo”!!! “Se
vogliamo far funzionare l’accordo”, perché, sentite questa, “Modi ha un’idea di
democrazia diversa, di stampo asiatico, altra cosa rispetto alla nostra.” Sì,
la “nostra idea” di democrazia (cioè quella dei paesi imperialisti “occidentali”)
la vediamo all’opera tutti i giorni! Proprio ieri il governo fascista italiano
ha sfornato una altro “decreto sicurezza” per limitare sempre di più i diritti
di chi si ribella.
Quindi, continua l’ex ambasciatore come se stesse dicendo
cose sensate, “Se impostiamo il rapporto
sui diritti non andiamo lontani.” Questa frase mette fine, se ce ne fosse
ancora bisogno, alle chiacchiere sulla “più grande democrazia del mondo”, e
infatti, continua l’ex ambasciatore, “Spesso c’è la percezione che l’India, in
quanto Paese anglofono e democratico, sia simile a noi, ma i meccanismi
politici e sociali non sono affatto uguali.” E quanto questi “meccanismi” siano
lesivi dei diritti e della vita stessa, lo sanno benissimo le masse popolari
indiane!
Ma andiamo alla domanda che più preme al giornalista,
portatore sano degli interessi dell’imperialismo nostrano che passa sopra con
indifferenza alle affermazioni gravissime appena fatte dall’ex ambasciatore…: “E per l’Italia cosa cambia? … visto che il
governo Meloni punta molto sull’Imec, il corridoio indo-mediterraneo che da
Mumbai terminerà a Trieste.”
“Penso rientri nella strategia del governo” risponde Armellini
che suggerisce all’Italia di non “perdere terreno” ora che l’Italia ha
riscoperto l’India, dimenticata per diverse ragioni, perché “rischia che questo
accordo affolli il campo” dei concorrenti!

Nessun commento:
Posta un commento