venerdì 6 febbraio 2026

pc 6 febbraio – Accordo India-Ue… l’imperialismo italiano deve fare in fretta “chiudendo gli occhi sui diritti”!

 

L’India di Narendra Modi, fascista indù, responsabile del massacro delle popolazioni tribali di tanti Stati federali del Paese, è in pieno ribollio sociale, economico e politico.

Il ribollio sociale è stato manifestamente e clamorosamente dichiarato da Modi stesso e il suo ministro degli interni Amit Shah quando alcuni mesi fa hanno annunciato pubblicamente di voler mettere fine al “terrorismo maoista” entro il 31 marzo di quest’anno!

Questo “… approccio spietato al naxalismo” come lo ha chiamato Shah, serve in realtà a portare fino in fondo il programma fascista indù di fare dell’India un Paese con una sola religione, l’induismo, e una “India forte, sicura e prospera” economicamente che fa “sforzi incessanti per uno sviluppo onnipervasivo”, sforzi per non essere più un paese fonte solo di materie prime e forza lavoro a basso costo, sforzi che servono per arrivare al 2047, nel centenario dell’Indipendenza dall’imperialismo inglese, come “nuova potenza mondiale”.

A questo servono gli accordi economici, politici e militari che l’India ha messo in campo in questi ultimi anni e che sono inseriti pienamente dentro i tentativi di trovare una via d’uscita dalla crisi mondiale.

Dentro questo percorso l’Italia della fascista Meloni vuole trovare il suo posto… e l’intervista ad un esperto come Armellini ex ambasciatore di Nuova  Dehli spiega non solo l’approccio dell’India sull’accordo con l’Unione Europea ma anche il ruolo dell’Italia in tutto questo.

Innanzi tutto definisce l’accordo non “la madre di tutti gli accordi” ma ““minimale ma storico”… questo per ridimensionare in parte l’enfasi dei paesi dell’imperialismo europeo, avvertendo che “Narendra Modi cambia atteggiamento perché si sente forte, ma non cerca mai alleati, al limite dei partner. E l’Italia ora non perda terreno”. 

Nell’accordo, dice Armellini, che è stato il più lungo perché le trattative sono durate 28 anni!  c’erano due linee rosse: l’agricoltura, che rappresenta una grossa fetta del Pil, e i servizi. Due settori che per adesso sono infatti rimasti fuori dall’accordo.

La caratteristica principale che vuole mettere in risalto l’ex ambasciatore è che “L'India ha sempre visto con una certa indifferenza l’Ue. Ora ha cambiato atteggiamento e si sente abbastanza solida per porsi da protagonista di primo piano. Ancora non è a quel livello, ma la strada è tracciata. L’agricoltura era un problema, perché Modi sa che elettoralmente è un serbatoio. Sono aperture modeste, direi minimal, ma segnano un punto politico: il premier si sente sufficientemente forte per affrontare le rivolte contadine che ci saranno..”

E i servizi? Chiede il giornalista, intendendo tutto ciò che riguarda banche, assicurazioni e altri settori finanziari attraverso i quali si può raccogliere e gestire con grande profitto il “risparmio” dei ricchi e della nuova “classe media” indiana, calcolata dagli economisti in circa 300  milioni di persone “ad alto reddito”.
Modi risponde che “vuole che il suo Paese passi da back office del mondo a protagonista autonomo, soprattutto nel campo dell’IA. Poi c’è la ricaduta militare: l’accordo qui è declaratorio ma conferma l’evoluzione globale dell’India.”

E poi arriviamo al punto dolente, quello del rispetto dei diritti e la domanda è piuttosto diretta: “Dobbiamo chiudere gli occhi” visto che c’è anche un tema di diritti?

Certo, risponde l’ex ambasciatore, non solo li dobbiamo chiudere, ma “chiuderli a lungo”!!! “Se vogliamo far funzionare l’accordo”, perché, sentite questa, “Modi ha un’idea di democrazia diversa, di stampo asiatico, altra cosa rispetto alla nostra.” Sì, la “nostra idea” di democrazia (cioè quella dei paesi imperialisti “occidentali”) la vediamo all’opera tutti i giorni! Proprio ieri il governo fascista italiano ha sfornato una altro “decreto sicurezza” per limitare sempre di più i diritti di chi si ribella.

Quindi, continua l’ex ambasciatore come se stesse dicendo cose sensate, “Se impostiamo il rapporto sui diritti non andiamo lontani.” Questa frase mette fine, se ce ne fosse ancora bisogno, alle chiacchiere sulla “più grande democrazia del mondo”, e infatti, continua l’ex ambasciatore, “Spesso c’è la percezione che l’India, in quanto Paese anglofono e democratico, sia simile a noi, ma i meccanismi politici e sociali non sono affatto uguali.” E quanto questi “meccanismi” siano lesivi dei diritti e della vita stessa, lo sanno benissimo le masse popolari indiane!

Ma andiamo alla domanda che più preme al giornalista, portatore sano degli interessi dell’imperialismo nostrano che passa sopra con indifferenza alle affermazioni gravissime appena fatte dall’ex ambasciatore…: “E per l’Italia cosa cambia? … visto che il governo Meloni punta molto sull’Imec, il corridoio indo-mediterraneo che da Mumbai terminerà a Trieste.”

“Penso rientri nella strategia del governo” risponde Armellini che suggerisce all’Italia di non “perdere terreno” ora che l’Italia ha riscoperto l’India, dimenticata per diverse ragioni, perché “rischia che questo accordo affolli il campo” dei concorrenti!

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