giovedì 5 febbraio 2026

pc 5 febbraio - L’ICE è cresciuta alla scuola della sicurezza israeliana - Non avevamo dubbi

Le gesta dell’ICE hanno scandalizzato il mondo. Non solo i due cittadini uccisi, ma anche l’arresto di bambini e tanto altro, così che il paragone tra gli agenti dell’Agenzia anti-immigrazione e la Gestapo è diventato d’uso comune.

Tra tanti scritti sul tema, quello di Connor Echols su Responsible Statecraft, di cui riportiamo ampi brani: “Nelle ultime settimane, migliaia di agenti federali delle forze dell’ordine hanno invaso Minneapolis. I video mostrano agenti dell’immigrazione che saltano fuori da furgoni senza targhe, affrontano i manifestanti, usano spray al peperoncino, rompono i finestrini per trascinarli fuori dalle auto”.

Why Israeli counterterrorism tactics are showing up in Minnesota Why Israeli counterterrorism tactics are showing up in Minnesota

“[…] Per quanti hanno visto il conflitto israelo-palestinese, queste scene appaiono stranamente familiari. Una somiglianza che potrebbe non essere una coincidenza. Infatti, da due decenni, i funzionari dell’immigrazione degli Stati Uniti hanno uno stretto rapporto con il governo israeliano. Una collaborazione che comprende viaggi di alti funzionari delle forze dell’ordine statunitensi in Israele,

formazione congiunta per gli agenti dell’immigrazione e interscambi di tecnologie che hanno messo a disposizione dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE) sofisticate tecniche di sorveglianza. L’esito è stato un allineamento sempre forte tra le agenzie di sicurezza israeliane e statunitensi”.

“L’obiettivo principale di questa collaborazione è quello di prevenire gli atti di terrorismo […]. Tuttavia, dal momento che l’amministrazione Trump ha rimodellato la repressione dell’immigrazione clandestina come una sorta di rinnovata guerra al terrorismo, queste tattiche antiterrorismo sono state applicate a un numero sempre maggiore di persone. Questo cambiamento, che ha suscitato reazioni negative nonostante il grande sostegno dell’opinione pubblica alla lotta all’immigrazione clandestina, sta ora dando agli americani un assaggio di come opera l’esercito israeliano in Cisgiordania, secondo Josh Paul, ex direttore dell’ufficio per il trasferimento di armi del Dipartimento di Stato”.

In realtà, come spiegherà successivamente Echols, l’amministrazione Trump ha solo rafforzato una tendenza già in atto. Create nel 2003 dall’amministrazione Bush, sia l’ICE e che la CPB (Customs and Border Protection, la polizia di frontiera) hanno avuto da subito una connotazione antiterrorismo, dal momento che nacquero sulla scia dell’11 settembre.

Tanto che, come, afferma Anthony Aguilar, ufficiale dell’esercito in pensione e attivista: “L’ICE è cresciuto insieme alla guerra globale al terrorismo”. In particolare, annota Echols, ai dirigenti dell’ICE fu subito chiesto di apprendere all’estero le tattiche più efficaci, “soprattutto dai funzionari israeliani”.

Ciò spiega perché, negli ultimi vent’anni, “centinaia di alti ufficiali delle forze dell’ordine americane hanno visitato Israele e incontrato funzionari delle forze dell’ordine israeliane grazie all’ausilio di organizzazioni no-profit come l’Anti-Defamation League (ADL) e il Jewish Institute for National Security of America (JINSA)”, lobby ebraico-americane molto influenti.

Si noti, come sottolinea anche Echols, che i viaggi in questione, che riguardano gli agenti di una forza di polizia statale, sono “finanziati da privati”, particolare che suscita non poche perplessità. Una delle tante distorsioni della democrazia americana.

Gli agenti dell’ICE e del CBP, continua Echols, “hanno sviluppato stretti rapporti con le loro controparti israeliane, che hanno consentito lo scambio di informazioni su tattiche e tecnologie. Secondo un ex alto funzionario del DHS, il Dipartimento di Sicurezza Interna ha organizzato conferenze con funzionari della sicurezza israeliani, tenuto sessioni di formazione congiunte e persino concesso sovvenzioni ad agenti israeliani per fare ricerche su temi come la lotta all’estremismo violento”.

Tra le tecniche “raccomandate dai funzionari israeliani” anche alcune basate sulla “profilazione razziale ed etnica”, annota Echols, che hanno portato le tattiche usate per monitorare i palestinesi nel cuore degli States.

In particolare, si legge ancora su RS, “gli ufficiali dell’ICE hanno condotto regolarmente sessioni di addestramento insieme alla polizia israeliana, secondo Aguilar, il quale ha affermato che mentre serviva nell’esercito ha assistito personalmente ad alcune di esse, svolte presso il Centro nazionale di addestramento urbano di Israele (l’ex alto funzionario del DHS ha confermato che gli ufficiali dell’ICE si addestrano spesso in Israele)”.

Un altro aspetto importante della collaborazione tra i due Paesi è lo scambio di tecnologie. “Ciò è dovuto in parte agli stretti legami tra l’industria militare e di sorveglianza tecnologica dei due Stati. L’esercito israeliano, ad esempio, utilizza software di aziende americane come il gigante della sorveglianza Palantir, che collabora anche con l’ICE”.

“L’ICE, da parte sua, ha acquistato sofisticate tecnologie di hacking telefonico da controverse aziende israeliane come Cellebrite e Paragon . Questi strumenti hanno aiutato l’ICE a costruire quella che i critici chiamano una ‘rete di sorveglianza’, raccogliendo dati su ampie fasce della popolazione americana, compresi i normali cittadini”.

Dopo la follia di Minneapolis, Trump ha avviato un processo di de-escalation, cacciando Greg Bovino, che dirigeva le operazioni, per sostituirlo con lo zar della frontiera Tom Homan, instaurando un contatto telefonico con le autorità statali e cittadine, prima criticate aspramente, e definendo “terribile” quanto avvenuto, dopo aver difeso a spada tratta l’operato degli agenti.

Ma ciò non vuol dire che certe forzature non si ripeteranno, anche perché i dirigenti dell’ICE, anzitutto la bizzarra Kristi Noem, sono ancora al loro posto. Futuro incerto, resta la chiosa conclusiva di Aguilar che, riprendendo il parallelo tra l’operato dell’IDF e dell’ICE, afferma: “Sono un po’ scioccato che la gente stia facendo questi paragoni solo ora”. Paragone ancora più straniante se si pensa al parallelo tra ICE e gestapo, che in teoria dovrebbe far rabbrividire le autorità israeliane.Il punto è che i palestinesi sono in parte o in toto subumani, come tali trattati dalla stampa mainstream; così quando sono uccisi a sangue freddo o quando i loro bambini vengono arrestati non fa eccessivo scalpore. Già, hanno fatto più notizia due cittadini americani assassinati degli oltre 30mila bambini uccisi a Gaza.

Nessun commento:

Posta un commento