sabato 7 febbraio 2026

pc 7 febbraio - Lo sciopero nei Porti, la riuscita manifestazione a Ravenna e la dissociazione della Cgil. Report dello Slai Cobas psc di Ravenna

In occasione dello sciopero internazionale di alcuni porti del Mediterraneo indetto dall'Usb che ha coinvolto i porti del Pireo, a Elefsina (Grecia), a Bilbao (Spagna), a Pasaia nei Paesi baschi, a Mersin in Turchia, Marsiglia, Brema e Amburgo, oltre ai Porti di Genova, Trieste, Ravenna e Salerno,  le reti solidali con la Palestina di Ravenna, Bologna, Modena, Ferrara sono scese in piazza a fianco del popolo palestinese raccogliendo l'appello del Coordinamento popolare contro i traffici di armi nel porto di Ravenna, con un corteo partito dall'Autorità portuale, passato davanti all’agenzia di spedizioni Sagem che commerccia con Israele e l'Astim, l’azienda che sviluppa sistemi di sicurezza per la Zim, la compagnia marittima che assieme a MSC e Maersk fornisce a Israele le risorse necessarie per genocidio, apartheid e occupazione illegale. 

Lo sciopero ha impedito alla Zim di attraccare a Livorno, a Genova e a Venezia.

dal sito della Rai/Liguria: "il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, d’intesa con la Farnesina, ha comunicato di seguire "con la massima attenzione l’evoluzione della vertenza in corso, in particolare presso il porto di Marsiglia e le possibili ripercussioni sui collegamenti marittimi strategici tra Italia, Francia, Corsica e Nord Africa. Nel corso degli ultimi giorni sono stati continui i contatti con le autorità francesi, anche tramite la nostra Ambasciata a Parigi e il Consolato generale a Marsiglia. 

Il MIT ha rappresentato con chiarezza le preoccupazioni del Governo italiano per le conseguenze dello sciopero sulle compagnie di navigazione e sulla continuità dei collegamenti marittimi, ritenuti essenziali non solo in chiave nazionale ma anche europea. 

È stata ribadita l’attenzione dell’Italia affinché si giunga rapidamente a una soluzione che consenta il pieno ripristino delle attività portuali e che eviti qualsiasi azione discriminatoria nei confronti di singoli operatori del settore".

Ma torniamo a Ravenna. Trecento persone in corteo, moltissimi i giovani che hanno aperto il corteo, studenti, lavoratori

(coordinamento Usb lavoratori di Marcegaglia, Sgb, Slai Cobas-Ravenna, Cobas confederazione), giovani palestinesi, Bds, sanitari per Gaza-Ravenna, donne in nero, la partecipazione attiva dell'avvocato Maestri che ha fatto un intervento molto applaudito contro la repressione, dai decreti sicurezza alle denunce a Ravenna, una manifestazione per dire "Fuori Israele dal Porto di Ravenna", per denunciare le complicità del governo nazionale Meloni e quella delle istituzioni locali e regionali a guida Pd. "Tra il 2024 e il 2025 sono passate 659 tonnellate di munizioni nel porto di Ravenna, e 48mila tonnellate di propulsori di esplosivi: un problema anche per la sicurezza della città" ha denunciato Linda Maggiori, la giornalista de il manifesto che in questo caso, però, il quotidiano non gli ha permesso di scrivere e pubblicare l'articolo (la giornalista scrive anche per "l'altraeconomia" che ha pubblicato l'importante dossier "la flotta del genocidio/sulle rotte delle armi dai porti italiani" che ha presentato in alcune città portuali tra cui Genova, Livorno, Ancona, Trieste e altri. A Ravenna l'inchiesta è stata presentata in assemblea due giorni prima della manifestazione e su questo daremo qualche notizia utile per comprendere il ruolo del sistema-porti nel genocidio nazi-sionista e nel transito/carico/scarico di materiale bellico.

Ma su un altro aspetto di questa manifestazione dobbiamo parlare, perchè i nodi sono venuti al pettine per il ruolo della CGIL: dal Porto di Ravenna alcuni portuali non iscritti al sindacato ma già attivi nella lotta contro lo Stato nazisionista israeliano nel movimento Bds come sempre erano in piazza mentre il Comitato Autonomo Portuale di Ravenna non solo ha apertamente boicottato lo sciopero ma si è dissociato dal blocco di novembre, arrivando a dire che i 32 denunciati "se la sono cercata", che loro sono per il dialogo con le istituzioni, tutto scritto nelle chat del coord per boicottaggio al Porto di Ravenna e detto in maniera aperta all'assemblea per preparare la manifestazione. Di "autonomo" questo comitato ha confermato di esserlo ma rispetto al movimento, hanno vissuto di rendita dopo il blocco di 2 soli container chiamando il sindaco ad intervenire mentre il flusso del transito di armi, di componenti bellici, di prodotti commerciali continuava indisturbato verso Israele genocida. Dietro la foglia di fico di collettivo autonomo la realtà è che si tratta di portuali legati alla filt-cgil e fare appello all'unità con questi come ha fatto il rappresentante nazionale Usb Porti, Franceso Staccioli, intervenuto all'assemblea a Ravenna non ha aiutato certo lo sviluppo della lotta dei lavoratori al Porto per bloccare e denuciare il transito verso Israele. Il coordinamento cittadino, di cui fa parte anche lo Slai Cobas psc di Ravenna, ha le idee (e la pratica) chiare da che parte stare e ha rivendicato pienamente la linea dei blocchi.


Nell'intervento fatto al termine del corteo lo Slai Cobas psc ha denunciato la complicità di questo governo nel genocidio, dall'invio di armi alla repressione dei palestinesi in Italia, da Anan ad Hannoun e a tutti gli altri, la falsa pace di Trump che sul genocidio permette ai padroni di arricchirsi con la ricostruzione di Gaza, così come ha denunciato i decreti sicurezza fascisti per impedire le manifestazioni del governo Meloni/Piantedosi, così come ha denunciato la complicità delle istituzioni locali e regionali a guida Pd che fa affari con Israele, e contro i legami Autorità portuale e università e fondazioni con Israele genocida.

Ma torniamo all'inchiesta sui porti del dossier de l'altraeconomia che ha il merito di fornire un'ampia e dettagliata documentazione che denuncia il ruolo dell'italia imperialista, oggi guidata dal governo Meloni, coinvolta nel genocidio, la violazione della legge 185/1990 su export e transito bellico, e in questo dossier ci sono i nomi delle aziende coinvolte, spedizionieri, trasportatori, generi di materiali, dogane, il ruolo dell'Uama che autorizza il transito, le prefetture, il Parlamento.



Ma non solo il Porto di Ravenna è strategico (reso "sicuro" dall'israeliana Raphael) ma Ravenna ha anche la presenza dei padroni del gas, come ENI e Snam, che collaborano con Israele.

"Eni, nota multinazionale che da oltre mezzo secolo opera a Ravenna, nel 2023 ha ottenuto da Israele la concessione per lo sfruttamento di vari giacimenti di gas, tra cui quelli all’interno del territorio marittimo palestinese conteso. Per questo lo studio legale Foley Hoag per conto delle organizzazioni umanitarie Al-Haq, Al Mezan Center for Human Rights e Palestine Center for Human Rights (PCHR) ha diffidato il gigante energetico nel 2024. 

Anche la Snam, proprietaria del rigassificatore ormeggiato a largo di Ravenna, ha interessi nei territori marittimi contesi. Ha infatti una quota del 25% nella East Mediterranean Gas Company (EMG), che gestisce il gasdotto Arish-Ashkelon per il trasporto di gas dai giacimenti israeliani verso l’Egitto, attraverso il mare di Gaza. Lo stesso gas che, una volta liquefatto e trasformato in Gnl negli impianti egiziani, viene inviato tramite metaniere all’Italia (e in parte anche a Ravenna). 

Sempre in zona porto opera Saipem, multinazionale che ha realizzato le condutture offshore del rigassificatore BW Singapore. Saipem nel 2020 si è aggiudicata una commessa di 200 milioni di euro con Haifa Group, compagnia di fertilizzanti israeliana, per la costruzione di un nuovo impianto  di ammoniaca nel sito industriale di Mishor Rotem, in Israele, con il dichiarato obiettivo di rendere Israele indipendente dall’importazione di ammoniaca. L’ammoniaca è uno dei componenti del nitrato di ammonio, fertilizzante ma anche precursore di esplosivo ed ampiamente usato dall’esercito israeliano per minare gli edifici di Gaza. " (da l'altraeconomia)









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