giovedì 1 giugno 2023

pc 1 giugno - Sulle elezioni in Turchia - Da ORE 12 di mercoledi' 31/5


Le elezioni in Turchia hanno registrato una nuova vittoria del dittatore fascista di stampo islamico Erdoğan
che è al potere ormai da tanti anni e in questi anni lo ha consolidato.

Quando si dice che “un governo consolida il potere” si può pensare che sia così perché governa bene e, quindi, via via i cittadini si legano ad esso e gli confermano la fiducia. Non è così che vanno le cose.

Chi ce le racconta così non conosce né il paese né le elezioni. E questo è molto importante perché, se parliamo di Erdoğan come una sorta di dittatore fascista che ha usato a fondo l'islamismo e la religione per consolidare il suo potere, dobbiamo considerare che questo è un tipo di situazione che si riproduce anche in altri paesi.

Chi vince le elezioni con l'ideologia e il sostegno economico delle classi dominanti in Turchia - per fare l'esempio della Turchia - dopo cosa fa? Mette i suoi uomini in ogni ganglio della società e, quando si dice “in ogni ganglio della società”, significa che, innanzitutto li fa ministri, secondariamente li fa capi degli apparati militari dell'Esercito e di tutto il sistema che permette il controllo militare dello Stato; occupa integralmente i mass media affinché essi esprimano la volontà, le decisioni, l'orientamento - non solo rispetto ai provvedimenti di governo - ma anche ideologico, culturale, storico, sociale. Insomma, racconta a modo suo la storia, presente, passata e futura, racconta a suo modo gli avvenimenti in maniera che, attraverso il sistema dei mass media, convincono il popolo di cose di cui il popolo non è a conoscenza o non è convinto. Dopo di che usa la repressione, la repressione selvaggia.

Tutti sanno quello che succede in Turchia, perfino le borghesie imperialiste europee fanno un po' le schizzinose ad ammetterla nel contesto dell'Europa - mentre gli va benissimo che sia nella NATO, e, comunque, questa esclusione della Turchia dalla cosiddetta comunità economica europea è fittizia perché i legami economici e politici tra Turchia e i diversi governi imperialisti europei, compreso il nostro, sono molto solidi.

Tutti dicono però che in Turchia non sono rispettati i diritti umani: non lo sono rispettati nelle

prigioni, dove muoiono, sono morti in tutte le maniere, i prigionieri politici, comunisti, rivoluzionari, i democratici, i prigionieri politici del movimento di liberazione del kurdistan. Una repressione che si è estesa negli ambienti intellettuali: artisti, intellettuali, giornalisti, uomini di cultura, magistrati non allineati, e ogni occasione è stata buona per Erdoğan per cancellare queste persone, cacciarle, costringerle all’emigrazione, alla fuga. Tanti sono i turchi che vivono in altri paesi dell'Europa - e non solo dell'Europa - perché scappati dalla Turchia òo per miseria e per condizioni economiche che sappiamo come sono, in molti, molti, perché, essendo oppositori politici e sociali, sono persone che non davano il loro consenso, nazionale, locale, territoriale, nel posto di lavoro, nel luogo di vita, al regime di Erdogan.

Quando un governo si trasforma in regime, le elezioni non potranno mai rovesciarlo: questo è una legge della storia. Ci continuano a raccontare una storia in cui elezioni democratiche caccerebbero dittatori: la Turchia sta lì a dimostrarvi che non è così.

Per questo quando c’è l'ombra della nascita di un regime - noi in Italia è così con il nuovo governo Meloni - nessuno si illuda che saranno le elezioni dell'ultima oppositrice di turno che li caccerà.

La Turchia sta lì a dimostrarlo.

Il candidato di opposizione al regime di Erdoğan era della stessa natura del regime di Erdoğan, era più vicino ai circoli europei; ha cercato di cavalcare la tigre dell'opposizione, del disagio sociale - che anche in Turchia è enorme - cercando di costituirsi come alternativa ad Erdoğan e, per tutta la campagna elettorale, ha cavalcato la tigre di questa alternativa, di questo ripristino della democrazia, tant'è vero che è sembrato avere chance di poter sostituire Erdoğan.

Ma questo è un uomo del sistema che cercava un erdoganismo senza Erdoğan. E l'ha dimostrato proprio nella fase del ballottaggio dove, per cercare di recuperare il voto necessario perché ottenesse una presunta maggioranza, non ha esitato a cavalcare la tigre delle peggiori nefandezze della reazione fascista: ha annunciato che avrebbe cacciato tutti gli immigrati, ha dato sfogo al nazionalismo e al razzismo che, come dicono giustamente i compagni turchi del Tkp-ml: ma come si può mai pensare che un surrogato possa prendere il posto dell'originale? E quindi la sconfitta del candidato dell'opposizione ad Erdoğan è stata una naturale evoluzione di questa questione.

In Turchia non c'è possibilità di rovesciare Erdoğan, non c'è possibilità di fronteggiare i gravissimi problemi che attraversano tutte le masse popolari, non solo le masse curde da sempre oppresse a cui viene negata la liberazione nazionale e sociale, ma i poveri, che in Turchia hanno pagato anche loro un costo altissimo al terremoto.

Noi stiamo giustamente solidarizzando con le popolazioni alluvionate in Emilia Romagna. In Turchia un terremoto ha creato 100 volte danni maggiori di quello che è successo nella recente alluvione in Emilia Romagna. Ebbene, sia in città che in tante località della periferia della Turchia, la gente ha perso la casa, ha perso tutto, i morti sono stati decine di migliaia e l'assistenza è stata poco meno che zero.

Queste realtà delle masse non hanno avuto voce in questa campagna elettorale, come non l'hanno avuta, da sempre, i proletari, le masse popolari, le forze di opposizione, represse e colpite.

Per questo queste elezioni casomai danno il segno che il consenso intorno ad Erdoğan, alla sua classe dominante e alla sua base di consenso, non è poi così solido se ha dovuto arrivare questa volta al ballottaggio per vincere.

E’ un segnale di debolezza oggettiva. Questo segnale di debolezza oggettiva non può che spingere al dare il massimo sostegno, informazioni, solidarietà, alle masse turche e alle loro organizzazioni politiche che stanno combattendo il regime di Erdoğan, pagando un alto costo di prigionieri e di vite uman.

I compagni del Tkp-ml e delle altre frazioni del movimento comunista, le frazioni rivoluzionarie, il movimento di liberazione curdo, il movimento sindacale, la parte repressa e non complice del regime, ecco, tutti questi sono il vero futuro della Turchia a cui deve andare il nostro massimo sostegno, anzi, la nostra speranza perché la Turchia è uno dei possibili anelli deboli del sistema imperialista, e questi anelli deboli possono rompere la catena del dominio che si estende non solo a tutti i popoli della regione, dove la Turchia vuole assumere, ed assume di fatto un ruolo di potenza regionale egemone, ma nell'intero sistema in Europa e nel mondo. Basta guardare al ruolo che la Turchia sta avendo anche nella contesa in atto in Ucraina e nel contrasto della guerra imperialista in Ucraina.

Erdoğan ha detto che questo sarà il secolo del Turchia. Bene! Noi abbiamo speranza e fiducia che sarà così. Ma non della Turchia di Erdoğan ma della Turchia democratica e rivoluzionaria, della Turchia socialista, della Turchia immaginata e pensata dal più grande leader della sinistra storica turca: Ibrahim Kaypakkaya, un giovane di 23 anni che con il suo pensiero e la sua azione ha aperto la via al movimento rivoluzionario, democratico e socialista, in Turchia.

Onore a Ibrahim Kaypakkaya!

Massimo sostegno alle masse turche!

Unità con i lavoratori e le organizzazione turche che sono nei nostri paesi in Europa! Che sono una forza molto importante della lotta anche nei nostri paesi.

Non sarà il secolo di Erdoğan ma il secolo della liberazione dagli Erdoğan e dai suoi sostenitori in Turchia.

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