sabato 20 settembre 2014

pc 20 settembre - E VI POTETE FIDARE DI QUESTO TRUFFATORE?


Renzi sulla sua bella famiglia, in cui "il più sano ha la rogna", chiede silenzio e i filo renziani al massimo derubricano la bancarotta del padre a "fatto privato" e, comunque, Matteo Renzi proprio non c'entra o è un complotto dei magistrati fatto uscire al momento opportuno... - MA PROPRIO UGUALE, UGUALE A COME FACEVA BERLUSCONI....

In realtà Matteo Renzi c'entra eccome e ne ha tratto benefici fino a poco tempo fa da questa "impresa della truffa" messa su dalla sua famiglia, con tutto il contorno di contributi pubblici e Tfr per il Matteo truffati, utilizzo di immigrati a nero, ecc.

(da Il Fatto Quotidiano) - "... Secondo i pm, il padre del premier avrebbe svuotato un’azienda attraverso una vendita ritenuta fittizia, che avrebbe consentito alla famiglia di sottrarre ai creditori le attività più redditizie. Alla società, così divenuta poco più di una scatola vuota affidata a un ex socio che l’ha portata al fallimento, sarebbe invece rimasto un passivo di oltre un milione di euro...
...schema tipico di tante bancarotte fraudolente: cioè un debitore che attraverso vendite più o meno fasulle lascia a bocca asciutta i creditori...
...Tutto ruota attorno ad alcune società della famiglia di Matteo Renzi: Chil Post ed Eventi 6. Società di cui, fra l’altro, il presidente del Consiglio è stato prima socio e poi unico dipendente, assunto pochi giorni prima la sua elezione alla guida della Provincia di Firenze che ha dovuto, come il Comune una volta diventato sindaco, versare i contributi previdenziali per il boy scout di Rignano. Matteo Renzi viene ceduto insieme alla parte sana della Chil Post del padre Tiziano Renzi alla Chil Promozioni, poi trasformata in Eventi6, della madre Laura Bovoli. Il contratto viene firmato l’8 ottobre 2010. Tiziano Renzi cede alla moglie auto, furgoni, muletti, capannoni e altri beni per 173 mila euro complessivi e uno stato patrimoniale con 218.786 euro in attivo e 214.907 in passivo: la differenza ammonta a 3.800 euro, prezzo che viene corrisposto per la cessione. Dopo appena sei giorni, il 14 ottobre 2010, Tiziano Renzi torna dal notaio e trasferisce la sede della Chil Post srl a Genova, si dimette da presidente e nomina suo sostituto Antonello Gabelli di Alessandria. Passano altre tre settimane e il 3 novembre 2010 cede l’intera proprietà della società a Gian Franco Massone, (un prestanome, che al massimo andava in giro a lavorare col suo baracchino - ndr). Ma l’azienda è ormai priva di beni ed è gravata da un passivo di un milione e 100 mila euro di cui 496 mila euro di esposizione con la banca Credito Cooperativo di Pontassieve guidata da Matteo Spanò, uno dei fedelissimi di Matteo Renzi che lo ha nominato prima alla guida della Florence Multimedia e poi al Museo dei Ragazzi del Comune di Firenze e da qui, Spanò, ha affidato appalti alla sua società, Dotmedia. Sia l’esposizione con la banca sia i debiti verso i fornitori non vengono ripianati e Massone dichiara il fallimento della Chil Post nel 2013... LA PROCURA DI GENOVA nel corso delle indagini ha individuato anche vecchi creditori della Chil Post che hanno raccontato di aver tentato di farsi pagare le fatture arrivando a presentarsi nella sede genovese della Chil Post, trovando però due stanze vuote e abbandonate invece degli uffici. Neanche una scrivania...

....Un minuto prima di cedere la Chil Post il ramo d’azienda che faceva marketing editoriale, viene ceduto alla Chil Promozioni, nata 3 anni prima, che resterà dei Renzi cambiando nome in Eventi6. Matteo Renzi... allora sindaco di Firenze viene tirato in salvo dal babbo come dipendente in aspettativa sulla scialuppa di Eventi6 mentre la nave di Chil salpa verso il naufragio di Genova. E insieme a lui si salvano anche il tfr accumulato e il diritto ai contributi figurativi che continueranno a essere versati dal Comune di Firenze fino al 2013, come prima aveva fatto la Provincia, a partire dal 2004. IL RAMO D’AZIENDA ceduto dalla società poi fallita, compreso il dipendente-sindaco e il furgoncino Pavesi simbolo della campagna elettorale del 2009, viene pagato dalla Eventi6 solo 3 mila e 878 euro... 
...Tutto nella Chil profuma di Matteo... nel 1994, a 19 anni, vince 48 milioni di vecchie lire alla Ruota della Fortuna... Matteo mette i soldi nella società di papà e mamma, creata sei mesi prima. Grazie anche ai soldi di Canale 5, Chil diventa una delle maggiori società italiane nella vendita dei giornali con gli strilloni ai semafori. Il giovane Matteo negli anni ’90 è socio al 40 per cento mentre la sorella maggiore Benedetta detiene il restante 60 per cento. La madre è presidente, babbo Tiziano è l’anima. Matteo Renzi in uno dei suoi primi curriculum si spaccia per dirigente e fondatore in realtà sul piano formale era un co.co.co. e guadagnava 14 mila euro all’anno fino all’ottobre 2003, quando la Margherita lo candida alla Provincia. Un giorno prima dell’annuncio del suo partito il 27 ottobre 2003 la Chil trasforma il suo contratto da co.co.co. a dirigente mentre le sorelle Matilde e Benedetta sono co.co.co. ancora oggi. La famiglia paga lo stipendio e i contributi a Renzi per pochi mesi poi, dopo l’elezione, sono i contribuenti a pagare per 9 anni a Renzi i contributi pensionistici... 
...Tutte le mattine Matteo andava in auto all’alba al garage Europa di Borgo Ognissanti con il suo furgone e consegnava agli strilloni della Chil i pacchi dei giornali e le istruzioni per la giornata. Chil ha smesso di fare strillonaggio proprio quando Renzi è diventato presidente della Provincia. C’erano troppi strilloni extra comunitari. Tra questi il celebre Manuel: un peruviano con 27 cugini, tutti senza permesso di soggiorno. Prendeva i giornali, li portava alla stazione di Firenze, girava l’angolo e li dava a un extracomunitario irregolare a cui consegnava la casacchina. Non era il massimo per un presidente della Provincia..."

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