domenica 4 marzo 2012

pc 4 marzo - una sola risposta da parte del governo della dittatura tecnica- repressione..ma la repressione alimenta la ribellione !

il capo del governo Mario Monti si impegna pubblicamente a garantire che la Tav si farà , e che non saranno tollerate violenze e illegalità intende sottolineare che il lavoro dei cantieri procederà senza intoppi o ritardi, costi quel che costi. Al punto che si ragiona in queste ore, che qualora la situazione dovesse degenerare o precipitare, un decreto legge potrebbe introdurre nuove norme per contrastare le violenze e le illegalità. Un’ipotesi, per il momento, solo una ipotesi. Ma è chiaro che il governo si sta attrezzando per arginare una situazione che in qualsiasi momento potrebbe diventare critica per l’ordine pubblico.

Ad oggi, i tecnici del Viminale escludono, visti anche i profili di dubbia costituzionalità, la possibilità di una riedizione - anche se riveduta e corretta - del Daspo per le manifestazioni pubbliche. Il diritto al dissenso, come ha spiegato il premier, è sacrosanto e il governo intende tutelarlo, ma non può però degenerare in violenza. E così, le possibilità sulle quali si concentrano le attenzioni dell’esecutivo, al momento, sono due: l'introduzione dell’arresto differito (per 24-36-48 ore) per chiunque commetta il reato di violenza o di oltraggio, e pesanti sanzioni per chi si rende protagonista di blocchi stradali o ferroviari. Il fermo scatterebbe con le riprese video anche successivamente al fatto.

Infine c’è un’ultima ipotesi per ora remota, ma comunque accennata nelle discussioni di queste ore: un pacchetto di norme sul modello di quanto messo in campo in Campania sulla questione rifiuti.

Insomma, una sorta di «militarizzazione» (con condanne pesantissime) per tutti i quei siti ritenuti strategici e di interesse nazionale, quali diventerebbero i cantieri della Tav.

Certo immaginare il cantiere di Chiomonte come un’area militare con recinto, filo spinato e vigilanza armata è alla stato attuale impensabile, ma resta, comunque, una delle ipotesi analizzate. Comunque, nella due giorni di incontri al Viminale e a Palazzo Chigi, con il governatore del Piemonte, il presidente della Provincia e il sindaco di Torino, e con il commissario di governo per la Tav l'esecutivo ha avuto ben chiaro la dimensione minoritaria del fronte della protesta nei paesi che saranno attraversati dall'Alta velocità.

Ecco perché l'altra sera, il presidente del Consiglio, Mario Monti, con un linguaggio molto asciutto e badando soprattutto al merito ha spiegato che, «la violenza non sarà tollerata». Il diritto al dissenso è sacro, ma non saranno consentite intimidazioni, aggressioni, soprusi.


Dalle manifestazioni esce confermata la documentata fotografia scattata in questi mesi dalla task force anti-terrorismo del Viminale e raccolta nei numerosi dossier sul movimento No-Tav, via via aggiornati, che in queste ore fanno bella mostra sulla scrivania dell'ex prefetto oggi al vertice dell'Interno che è una divoratrice di "carte". Fogli in cui si spiega come gli avvenimenti in Val di Susa siano "uno snodo fondamentale" per il futuro dei nemici giurati dell'alta velocità e come le mosse dello Stato vadano calibrate "con grande attenzione per evitare che la componente più aggressiva del movimento possa prendere il definitivo sopravvento". Rapporti in cui si ipotizzano nuove misure legislative: una lettura estensiva dell'associazione a delinquere, per poterla applicare anche agli anarchici, l'arresto differito, il reato di blocco stradale ferroviario.

LE NORME
L'eventualità di nuove norme penali è all'ultimo posto nei dossier. Per il rischio che ciò accentui una lettura solo in chiave di ordine pubblico della Tav. Però le richieste delle forze di polizia sono ben precise. Innanzitutto un'interpretazione più ampia del 416, l'associazione a delinquere finalizzata al terrorismo, applicabile anche agli anarchici che pure rifiutano l'etichetta di gruppo associativo. Poi l'arresto differito per chi commette reati in piazza. Infine un ritorno al reato di blocco stradale e ferroviario. Un capitolo sul quale, almeno per adesso, s'è deciso di soprassedere.

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