Slai cobas per il sindacato di classe - Cronache e immagini dai Cantieri navali di Palermo - Dall'appalto Ilva Taranto - Dalla Tenaris Bergamo del 19
Attorno alla fabbrica abbiamo messo pannelli e locandine.

Da Tenari Dalmine - vedi post su questo blog del 20 settembre https://proletaricomunisti.blogspot.com/2025/09/alle-fabbriche-per-la-palestina.html
Per questo siamo intimamente legati alle organizzazioni palestinesi nel nostro paese che stanno facendo di tutto perché il popolo italiano in generale comprenda tutto questo e scenda in campo a loro fianco in questa battaglia che è politica, sociale, ma che è anche di civiltà e di umanità, e che mette in luce come da una parte stanno gli Stati, i governi con le loro guerre, genocidi, repressione, piani di morte e distruzione e dall'altro stanno le istanze dei proletari e dei popoli che vogliono un mondo in cui tutto questo venga cancellato.
Sicuramente la condizione nelle fabbriche resta abbastanza grave sul piano dei salari, delle condizioni di lavoro, della difesa del posto di lavoro e c'è il dramma dei morti sul lavoro, ma non riuscire a produrre un movimento reale che esprima la solidarietà a fronte a quello che sta avvenendo in Palestina è una macchia per i proletari, per la classe operaia del nostro Paese. In questo senso ogni segnale che si muove in questa direzione solidale lo salutiamo e lo sosteniamo.
Lo
sciopero è importante e deve essere l'inizio; così
come importante è lo sciopero indetto da alcuni sindacati di base di
lunedì 22 settembre contro il
genocidio e la deportazione, a sostegno della lodevole iniziativa per
rompere l'assedio, far arrivare aiuti umanitarie rappresentata dalla
Flottilla, dalle navi che stanno cercando di raggiungere Gaza.
Tutti questi scioperi domandano un vero sciopero generale, perché di fronte a questioni che riguardano
i destini di un popolo, che rappresentano alla fine i destini dell'intera
umanità, di fronte a un sistema che marcia verso la guerra e vuol riempire il
mondo di crimini in nome delle leggi del Capitale e del profitto, i lavoratori devono
svolgere un ruolo di prima linea.
Su questo però la chiarezza deve ancora venire. Occorre andare a fondo sulle ragioni di questo massacro, di questo genocidio, occorre comprendere che esso è il cuore, l'epicentro di una situazione mondiale che richiede ben altro che scioperi di solidarietà e di testimonianza. Per fermare la guerra, i genocidi e la ricaduta sulla vita dei proletari e delle masse popolari ci vuole ben più di un sciopero generale anche se senza lo sciopero generale questo “di più” non potrà venire.




Nessun commento:
Posta un commento