lunedì 31 maggio 2021

pc 31 maggio - Appello: COSTRUIAMO UNA BATTAGLIA GENERALE CONTRO LO SBLOCCO DEI LICENZIAMENTI, PER IL DIRITTO DI SCIOPERO E CONTRO LA REPRESSIONE DELLE LOTTE OPERAIE

Anche se mancano i riferimenti ai gravissimi episodi di licenziamenti repressivi a Taranto, a Bergamo e altre realtà, sosteniamo l'appello per una assemblea nazionale in presenza - proposta dal testo per il 6 giugno. 

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Nelle ultime settimane il ruolo del Governo Draghi è divenuto sempre più chiaro. Dopo gli annunci roboanti attorno al PNRR che verrà utilizzato dai padroni per rilanciare il ciclo di accumulazione e per dare ossigeno alle imprese e i settori virtuosi, lo sblocco dei licenziamenti è iniziato a divenire una concreta realtà al netto dei continui rinvii del Governo.

Utilizzando un clima favorevole costituito dal drastico calo dei contagi, dovuto sì all'accelerazione del piano vaccinale ma soprattutto all'aumento delle temperature, il Governo ha prontamente accettato i rimbrotti di Confindustria rispetto alla necessità di garantire nuovamente alle imprese la possibilità di licenziare la manodopera in eccesso. È un emergenza che sottolineiamo sin dall'inizio di questa pandemia, e prima o poi la scure sarebbe arrivata anche nei confronti del lavoro dipendente dopo che per tutti questi mesi ha colpito duramente il lavoro precario e i contratti a tempo determinato.

Non è un caso che in queste settimane l'escalation repressiva verso lavoratori e disoccupati è vertiginosamente aumentata. Le violente cariche fuori palazzo Chigi verso disoccupati e operai TNT-FedEx sono state seguite dall'aggressione al magazzino Zampieri di San Giuliano Milanese dove la

notte del 26 maggio una squadraccia al soldo dell'azienda ha teso un infame agguato con mazze e pistole taser ai lavoratori FedEx di Piacenza che erano in presidio fuori al magazzino, camuffandosi tra i dipendenti dell'azienda e col supporto attivo di padroni e capetti: il tutto con la complicità delle forze dell'ordine, subentrate ad aggressione conclusa solo per procedere alle identificazioni verso militanti e solidali. A questi due attacchi in grande stile da parte di Stato e padroni, si aggiunge una lunga serie di episodi apparentemente "minori" (ad esempio lo sgombero del presidio alla Esselunga di Pioltello, le aggressioni ai delegati sindacali alla Miliardo Yida di Alessandria o il tentativo di aggressione ai lavoratori in sciopero da parte di alcuni autisti armati di martello alla DHL di Liscate), i quali indicano che siamo di fronte non più a dei casi circoscritti e/o a singole schegge impazzite, bensì a un tentativo di "soluzione finale" dei conflitti sui luoghi di lavoro, in cui appare sempre più evidente la presenza di una regia politica dedita a pianificare e a orchestrare un clima di terrore in chiave antisindacale. La violenza padronale ha un solo scopo: imporre con la forza i piani di  ristrutturazione delle grandi multinazionali. In quest'ottica, l'esito della lotta dei lavoratori FedEx-TNT contro la chiusura dello stabilimento TNT di Piacenza  rappresenta il principale banco di prova dell'attacco che si sta preparando contro tutto il proletariato, e al tempo stesso il primo terreno di sperimentazione della nuova "linea dura" padronale, finalizzata a radere al suolo ogni sacca di resistenza operaia attraverso l'attacco frontale al sindacalismo conflittuale e al diritto di sciopero. Tutto ciò avviene con la complicità attiva dei sindacati filopadronali, in primis dei vertici di Cgil-Cisl-Uil.

Di fronte a questo scenario che si aggreverà nelle prossime settimane sia sul lato sociale, con un ingrossamento senza precedenti delle file dei disoccupati, che su quello repressivo, dove a colpi di multe, denunce e fogli di via si da seguito alle intimidazioni di piazza, abbiamo la necessità di rilanciare con forza l'opposizione sociale e operaia. Lavoratori e lavoratrici combattivi, saldando le proprie lotte a quelle dei precari, degli studenti, autoctoni e non, territori e realtà politiche e sociali in lotta, hanno costituito un riferimento complessivo per tutti coloro i quali hanno battagliato sin dalle prime battute della pandemia per impedire che questa emergenza sanitaria diventasse anche emergenza sociale, e che quest'ultima dovesse risolversi con ulteriori sacrifici verso le classi oppresse della popolazione. Un fronte unico delle lotte che ha convocato giornate nazionali e locali di scioperi e manifestazioni che hanno portato all'avanzamento e allo sblocco di singole vertenze e alla costituzione di un chiaro punto di vista di classe in tutto il paese.

In vista dei prossimi scioperi di settore e per costruire collettivamente una solidarietà trasversale contro la repressione e rilanciare una battaglia complessiva contro lo sblocco dei licenziamenti, facciamo appello a tutte le realtà che hanno contribuito a questi percorsi e a coloro i quali vedono la necessità di andare al di là dei rispettivi orticelli, per dare vita a un nuovo momento di confronto e rilancio dell'iniziativa, da tenersi per la prima volta in presenza il prossimo 6 Giugno. Un momento che serva a confrontarci ma soprattutto a dotarci di utili strumenti collettivi: il lancio definitivo di una cassa di resistenza contro la repressione operaia e per la difesa del salario, la convocazione di momenti di sciopero comuni e la costruzione di una grossa mobilitazione nazionale sul tema licenziamenti.

Di fronte all'unità sacra del capitale sancita dal governo Draghi e accompagnata dalla fiducia trasversale di cui gode da tutto l'arco parlamentare e dai sindacati filopadronali, costruiamo l'unità degli sfruttati e delle sfruttate, lasciando autonomia e spazio alle singole battaglie ma rinforzando il principio che ci ha permesso di attraversare tutta questa fase pandemica con una forza diversa: marciare divisi, colpire uniti.

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