sabato 10 marzo 2018

pc 10 marzo - ASSISE GENERALI DELLA CONFINDUSTRIA: AUTOELOGIO DEL CAPITALE

L'assise che si è svolta a Verona il 16 febbraio 2018 e ha prodotto un documento-programma "La visione e la proposta" (indicato come "vero e proprio piano organico di politica economica" - Sole 24 Ore), è stata, per la grande partecipazione di padroni grandi, medi, piccoli, di ogni ordine e tipo, di ogni settore produttivo (7mila imprenditori all'assise generali - 14mila partecipanti alle 14 pre-assise sul territorio, con mille interventi e cento documenti di proposta - 4mila partecipanti ai tavoli tematici), ma soprattutto per lo spirito, l'afflato che ha caratterizzato gli interventi, per il clima che l'ha attraversata, dai Tavoli tematici all'assemblea generale, una sorta di apoteosi del capitale.
In una autoesaltazione, ognuno si è sentito grande, orgoglioso, protagonista, riconosciuto in "questa fase di snodo del paese", fino a dire che devono e possono puntare ad essere tra i primi paesi del mondo - Boccia: "Siamo il secondo paese industriale d'Europa. Ma non ci accontentiamo più, sappiamo di poter essere tra i primi paesi industriali al mondo, gli imprenditori italiani sono i migliori".

"Mister capitale" si è applaudito senza remore, nella sala di Verona vi sono stati momenti da standing ovation, e ha lanciato anche un messaggio, monito, ai partiti, ai politici (non a caso prima delle elezioni del 4 marzo): "I governi passano - ha detto Abete ex presidente della Confindustria e attuale presidente della Bnl - ma le imprese ci sono e continueranno ad esserci sempre"; "sono le imprese il cuore che batte della ripresa italiana - ha continuato Bonomi presidente di Assolombarda - e il fatto
che le forze politiche non lo abbiano capito nelle loro piattaforme programmatiche è una drammatica conferma del loro ritardo"; aggiungendo che loro, i padroni, non vogliono neanche entrare nel merito delle varie proposte, programmi elettorali, a loro interessa che almeno taglino di brutto le tasse alle imprese; lamentandosi che "i temi dell'industria contano poco o nulla nei programmi dei partiti", come ha detto il presidente della Confindustria di Padova (vuoi vedere che entrerebbero invece i programmi dei lavoratori e delle masse popolari...?). Un monito, quindi, al futuro governo, qualunque esso sia, a cui il piano è già bello e presentato e da cui vogliono "stabilità politica e interventi pro-imprese" - come ha detto Bonometti pres di Confindustria Lombardia.

Ma nell'assise generali i capitalisti si sono spinti anche oltre, rompendo gli indugi che negli anni della crisi li avevano tenuti più moderati - certo tra le migliaia di imprenditori mancavano anche tanti che nella crisi sono spariti, "mangiati" dai grandi, nella guerra che c'è stata (e continua) di concorrenza. Ma finalmente oggi possono dichiarare al paese che loro, con i loro valori, sono i detentori della civiltà, che loro sono i portatori di una visione alta.

Da tale "altezza" e chiari piani, i padroni hanno vissuto con un certo fastidio la querelle elettorale ("nella campagna elettorale sull'economia reale si è andati sul terreno della facile promessa, che è anche irrealizzabile, però. Spero che oltre al disagio della classe dirigente, di cui a Verona ho colto tutto il malessere, ci sia anche quello di chi andrà a votare..." - ha dichiarato in un'intervista Castagna, amministratore BancoBpm). Dalla loro "altezza", quindi, prima hanno guardato con un certo distacco le "vicenduole elettorali", e ora sono anche pronti a non schifare nulla e nessuno (vanno bene anche M5S e Lega), purchè facciano i loro interessi, perchè o i programmi proclamati durante le elezioni dai partiti si adeguano alle necessità oggi del capitale, o i piani del capitale sono il programma del governo.

E loro, i padroni, anche rispetto alle "promesse", sono stati mille kilometri più avanti dei vari Berlusconi, Renzi o dei nuovi governanti: lavoro? 1 milione e 800mila posti di lavoro in 5 anni! E ancora 250 miliardi in cinque anni; e ancora: "+2% almeno di Pil all'anno,un export che cresce più della domanda mondiale, una riduzione del rapporto debito pil di 21 punti".
Hanno sbaragliato anche i borghesucci ambientalisti, perchè, loro, sanno bene che l'ambiente, le fonti rinnovabili, possono essere un "primario campo di investimento", cioè un campo per fare profitti.

Vogliono un governo serio che governi per i padroni, senza smontare, ma andando più a fondo, delle riforme già fatte (jobs act, Industria 4.0, pensioni, ecc.). Vogliono crediti di imposta, fisco in un'ottica premiale della produttività, stop ad ogni forma di retroattività delle norme tributarie, semplificazioni, velocità e digitalizzazione della PA, rompere i lacci della burocrazia, più apprendistato, ecc.
E, tanti lo hanno sottolineato, vogliono un sistema formativo adeguato ai cambiamenti in atto nel mondo produttivo: "modellare competenze subito spendibili sul lavoro" (ma anche "modellare" le teste, i corpi...), "inserire i ragazzi in un'unica filiera formativa" - che inizia dall'alternanza scuola-lavoro all'apprendistato, alla spinta agli Istituti Tecnici Superiori - dando un'immagine di giovani incolonnati per servire il capitale da film "Metropolis".
Certo, qualcuno del Governo - Calenda - ha rivendicato, a ragione, che loro per questo hanno già cominciato a lavorare con il "piano industriale per l'Italia delle competenze", fatto in tandem con Bentivogli, mentre i partiti erano impegnati a dire "chiacchiere esotiche" in campagna elettorale. 

Gli industriali sentono che loro non hanno solo elaborato un piano, ma hanno "dichiarato al mondo" che loro esprimono "passione civile, identità, orgoglio", a fronte della "violenta riconfigurazione della politica.... della dura e rumorosa campagna elettorale... dei programmi economici vaghi e ambigui... delle promesse e illusioni..." (da 'La passione civile di fare impresa" del servo dei padroni, Paolo Bricco). Che sono loro a "tenere insieme la comunità... Il Paese esiste - hanno esclamato i loro servi pennivendoli - Gli industriali ci sono. Non hanno paura del futuro. E hanno idee su come affrontarlo"! (idem).
E come 170 anni fa, quando Marx ed Engels pubblicarono Il Manifesto del partito comunista, la borghesia dichiara a tutti che il pensiero e i valori dominanti sono quelli della sua classe dominante - "...le giuste coreografie e i simboli marcavano l'idea di appartenenza, l'orgoglio di essere una comunità di persone e di valori che pensa al bene del Paese oltre la siepe delle piccole patrie e dei piccoli interessi di bottega... il popolo degli imprenditori ha deciso di portare il cuore e la testa di quell'idem sentire al di fuori dei cancelli delle fabbriche per farlo diventare cultura condivisa, capitale sociale per arricchire il Paese"- (Alberto Orioli su Sole 24 Ore).

Le forze del capitale vogliono imporre i loro interessi con una dittatura senza veli: "Quando la politica è debole, spetta a queste garantire la continuità del Paese... " - scrive sempre il loro giornale Sole 24 Ore.
E, non aspettano certo il nuovo governo, per fare il "patto di fabbrica" con i loro sindacati confederali, per mettere fine al contratto nazionale, per decidere loro quanto devono avere i singoli lavoratori, per togliere diritti, per imporre la dittatura di rappresentanze sindacali che a loro vanno bene, ecc; come non stanno aspettando il nuovo governo per dare un nuovo pesante attacco al diritto di sciopero; come non sta aspettando il governo un Marchionne per licenziare a Mirafiori, ecc. ecc.

MA. Calmatevi, signori capitalisti! Questa autoesaltazione sa anche tanto di "ultimo canto del gallo"; per una crisi superata (a suon di sfruttamento, libertà di licenziamento, riduzione a precarietà di tutti i rapporti di lavoro...) se ne presenterà un'altra ancora più terribile, perchè la contraddizione sempre più stridente tra sviluppo delle forze produttive, produzione sociale e appropriazione privata, prima o poi erompe. E gli operai che sempre più non hanno nulla da perdere che le proprie catene dovranno alzarsi e diventare i vostri becchini.

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