giovedì 21 marzo 2013

pc 21 marzo - SU PATRIARCATO E PATRIARCALISMO

Riportiamo stralci di una parte di un lungo documento proveniente dal Canada, intitolato “In difesa del femminismo proletario” uscito sul blog: http://www.moufawad-paul.blogspot.com.es/.
Questa parte che tratta della differenza tra “patriarcato e patriarcalismo” fornisce un utile contributo al lavoro teorico per una corretta linea e prassi femminista proletaria rivoluzionaria che affronti la questione delle donne in termini di classe e di genere, demolendo false idee, da cui provengono anche politiche, in senso lato, devianti.

Da un lato l'idea, presente anche in settori dei movimenti femministi, che la condizione di discriminazione e oppressione delle donne, il ruolo di subordinazione che viene mantenuto e anzi rafforzato nella crisi all'interno della famiglia perchè sempre più utile come ammortizzatore sociale sia pratico che ideologico nel sistema capitalista, il maschilismo con tutto il carico tragico di violenze sessuali e uccisioni, siano da addebitare unicamente al permanere di aspetti del patriarcato, e come tali, in contrasto con l'attuale sistema sociale; di conseguenza a questo normalmente si risponde con proposte e politiche riformiste che vogliono mascherare la vera causa che è l'attuale sistema capitalista e deviare la lotta contro di esso.

Dall'altro l'idea, presente soprattutto nei settori della borghesia, che negando una pesante presenza di concezioni, ideologie, condizioni di vita, che potremmo definire “patriarcaliste”, vogliono negare la condizione generale e sociale di subordinazione delle donne, nei fatti la limitano a situazioni individuali in contrasto con una società che consentirebbe alle donne un percorso emancipativo; di conseguenza a questo si risponde con il pensiero e la politica del “gli ultimi restano indietro” (per colpa loro), e con la “emancipazione” solo per una ristrettissima minoranza di donne della propria classe, e rigidamente all'interno dei canoni del sistema borghese, per cui il doppio sfruttamento e oppressione della maggioranza delle donne è uno dei puntelli principali.

Nello stesso tempo negare il permanere di ciò che possiamo chiamare “ideologie patriarcali”, “concezioni maschiliste” nega in termini antimaterialistico dialettici il rapporto tra sovrastruttura e struttura. Nel senso che è la struttura che determina le idee, ma queste a loro volta hanno influenza sulla pratica e possono diventare “forza materiale” che indirizza/devia la pratica.

Questo pone al movimento rivoluzionario proletario delle donne la necessità di una lotta articolata, ricca, a 360°, che non perdendo mai la rotta delle ragioni determinate dal modo di produzione capitalista, di classe della condizione delle donne, punti sempre le sue armi contro il nero dell'ideologia che per le donne non resta affatto solo nel cielo delle idee ma avvolge pesantemente tutta la loro vita.


Infine, riprendendo una frase del testo canadese che dice “le relazioni patriarcali, intrinseche ai precedenti modi di produzione, sono state riportate e incorporate nella struttura del capitalismo realmente esistente”, noi pensiamo che non sia soltanto un “riportare e incorporare”, ma il sistema capitalista in questo ambito ha prodotto parecchio di “suo”, anche se più subdolo ma non meno pesante, per mantenere ed usare l'oppressione delle donne, che oggi potremmo sintetizzare nella neo nazista ideologia de “gli uomini che odiano le donne”. E questo richiede aggiornare ed affilare le nostre armi teoriche, di analisi e soprattutto di lotta.


DAL DOCUMENTO PROVENIENTE DAL CANADA “IN DIFESA DEL FEMMINISMO PROLETARIO”

Si “...fraintende la distinzione che viene fatta tra patriarcato e patriarcalismo...
...La distinzione qui è tra il patriarcato come una parte essenziale del modo di produzione contro il residuo del patriarcato che si conserva nella sovrastruttura e ostacola quindi lo sviluppo della base. Il primo è essenziale per i rapporti di produzione precapitalistici in cui la posizione della donna nella società è determinato dal fatto che essa è formalmente classificata come "proprietà", che la proprietà viene ereditata dagli uomini invece delle donne... e dove la divisione sessuale del lavoro è, in ultima istanza, intrinsecamente parte della divisione materiale del lavoro. Il secondo non nega che ci sia la continuazione dei rapporti patriarcali solo che sono state trasformati dal capitalismo: il capitalismo come modo di produzione non richiede questa divisione di genere del lavoro al fine di mantenere il capitalismo e tuttavia, allo stesso tempo, conserva questa divisione di genere del lavoro - questo è ciò che si intende per patriarcalismo.
E quindi, sì, la famiglia patriarcale esiste ancora in una certa misura, ma non è identica a quella famiglia patriarcale che esisteva prima del capitalismo; anzi, nell'epoca del capitalismo si assiste a lotte femministe che non sarebbero potute esistere in epoche precedenti, se non in misura molto limitata, e che sono riuscite a vincere alcuni diritti borghesi. Sì, questi diritti saranno sempre tenui, possono essere autorizzati sotto il capitalismo senza compromettere il capitalismo; non avrebbero potuto esistere per le donne sotto, per esempio, il feudalesimo senza compromettere il feudalesimo....
...La teoria di Mao “Sulla contraddizione”, spiega come la conservazione di residui di ideologie di modi di produzione precedenti possono ostruire la base materiale e diventare "concetti autodeterminanti".
Ancora, definire che questi sono solo "formali", perché fanno parte della sovrastruttura, significa ignorare tutto ciò che i maoisti dicono circa la Sovrastruttura e il suo ruolo: la sovrastruttura non esiste in piani separati connessi alla base - non sono "liquidati" e quindi irrilevanti - ma sono davvero concetti autodeterminanti che sono conservati e vanno così a deformare lo sviluppo della base materialistica. Affermare che patriarcato è un elemento costitutivo della base economica del capitalismo è estremamente problematico. Possiamo immaginare un mondo possibile in cui il capitalismo, astrattamente, funzioni senza il patriarcato: secondo i dettami del capitalismo astratto, non ci sarebbe
ragione logica del perché il patriarcato dovrebbe ancora esistere in quanto le donne sarebbero sfruttate proprio come gli uomini con i diritti borghesi. Eppure, ovviamente, le donne proletarie sono di solito doppiamente oppresse, nonostante la logica di quest'astratto capitalismo e quindi è necessario chiedersi il perché.
Perché le relazioni patriarcali, intrinseche ai precedenti modi di produzione, sono state riportate e incorporate nella struttura del capitalismo realmente esistente. Questa distinzione può sembrare accademica, ma è importante per due ragioni: a) dimostra che il femminismo proletario non respinge semplicemente il patriarcato come qualcosa che non esiste più, ma cerca di dare un significato in un modo capitalistico di produzione, b) allora potremmo sostenere che una rivoluzione potrebbe essere prodotta da una lotta di classe della classe femminile contro la classe maschile? - proprio l'argomento delle femministe radicali criticato dalle femministe proletarie - quando è evidente che le donne come classe sociale di questo storico frangente non possono essere unite come classe.

Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario
21.3.13

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