lunedì 28 giugno 2010

pc quotidiano 28 giugno -speciale Fiat 3 - 1 il partito della trattativa

IL PARTITO DELLA TRATTATIVA

Il padrone aveva sequestrato gli operai, gli operai si sono appropriati del voto e hanno detto NO al padrone. Gli operai del No sono trattati, lasciando stare le armi per ora, come le nuove Brigate Rosse, gli irriducibili, gli antisistema, ma anche gli “sfaticati”, quelli che non si prendono cura di sua santità: il lavoro sfruttato e il Dio profitto.
Marchionne dopo l'accordo insiste: nessuna trattativa, nuova trattativa, il “partito della fermezza”.
E' l'ora, quindi, del “partito della trattativa” per salvare capra e cavoli. E' il partito di Bersani e Cgil, i socialisti di oggi, dato che Sacconi è ormai socialfascista – distinzione che fa notare anche la Camusso nella sua intervista al Corriere della Sera: “io sono quella di prima (quella dei tempi di Carxi – ndr) e lui che è cambiato”.
Bersani dice: “La Fiat confermi tutto, poi rimuoviamo alcune preoccupazione a proposito dell'accordo e della sua applicazione... non parliamo neanche di trattativa, parliamo di dialogo, verifica... si ricerchi da qui alle prossime settimane una soluzione che agevoli il cammino di un investimento che va confermato. Il governo abbandoni schemi ideologici e dia un contributo vero, sostanziale al problema”. E' una giusta preoccupazione – diciamo noi – quella di Bersani, perchè se effettivamente Marchionne e Sacconi, e quest'ultimo da sempre, si mettono ad ostentare la loro ideologia fatta di attacco alla Costituzione, di 'nuova epoca', il rischio è che altre ideologie, quelle della classe operaia, riappaiano, prima nella sostanza dei comportamenti: il voto No, e della dignità di non accettare schiavismo, la cancellazione dei diritti e il diritto di sciopero; e poi in qualcosa di più sostanzioso e di più strategico: la coscienza di classe e l'organizzazione di classe, la lotta di classe.
Ma il gioco di Bersani, e diremmo anche di Epifani, appare abbastanza scoperto agli occhi degli operai e questo “partito della trattativa” appare un po' spuntato, sia dal lato del padrone che dal lato degli operai.

Insomma, bisogna portare allo scoperto il vero “partito della trattativa”, quello che effettivamente potrebbe contare per dare al padrone il risultato che il 'muso duro' finora non gli ha dato. Il “partito della trattativa” è la Fiom di Landini.
E questi è effettivamente ciò che Marchionne e Sacconi vorrebbero avere a loro disposizione, convinti come sono che dato l'attuale stato dell'organizzazione operaia e dell'autonomia operaia se si riesce a trattare con la Fiom, forse il risultato si porta a casa.
Qui, però, a nostro giudizio, è il padrone che fa il sordo, non la Fiom di Landini che non parla.
Mentre infuria la bufera del pre referendum, la Fiom emette un comunicato del Comitato Centrale che dice che è ben intenzionata a “mettere in campo tutte le iniziative utili a realizzare la difesa, l'innovazione e lo sviluppo delle produzioni automobilistiche in Italia e dell'occupazione”. Obiettivo sicuramente condiviso e sostenuto dal piano Fiat.
“L'applicazione del contratto nazionale di lavoro – continua il comunicato – permette alla Fiat la definizione di un regime orario articolato anche su 18 turni, previo esame congiunto con l'Rsu e l'utilizzo di 40 ore pro capite di straordinario comandato”.
Poi il CC della Fiom aggiunge e chiarisce alla vigilia del voto: “La Fiom ha dato la disponibilità a trattare e discutere sulle pesanti condizioni di lavoro chieste dalla Fiat... consiglio ai lavoratori la partecipazione al referendum”, e chiunque è stato nelle ore calde a Pomigliano ha visto che la Fiom non ha fatto la campagna per il No”. Il No, infatti, ha sorpreso anche la Fiom. E il giorno dopo il referendum la Fiom non può che abbozzare al risultato, e cerca di riproporsi come leale partito della trattativa alla luce di una condizione, però, di maggior forza, espressa dagli operai.
La conferenza stampa di Landini del giorno dopo risponde precisamente a questa esigenza: “... in questo senso credo che sia necessario che la Fiat, se ha a cuore lo sviluppo del nostro paese, rifletta con attenzione soprattutto sul fatto che per far funzionare le fabbriche è necessario avere il consenso attivo di tutte le lavoratrici e i lavoratori”. Ma quando mai?! Questo consenso attivo non c'è in nessuna fabbrica dove gli operai sono sfruttati e costantemente dissentano, ma naturalmente fronteggiano un consenso forzoso e passivo imposto dai rapporti di forza e dalla debolezza, o in certi casi assenza, dell'organizzazione sindacale di classe.
La fabbrica di Landini è la fabbrica neo corporativa, nel cui orizzonte egli si muove. Qui non è del consenso attivo dei lavoratori che Landini parla, ma del consenso della sua organizzazione sindacale nell'essere parte significativa nell'organizzazione del consenso al padrone.:
“Noi diciamo in modo molto esplicito che siamo pronti ad assumerci tutte le nostre responsabilità... e ad affrontare il problema dell'utilizzo degli impianti, della flessibilità e della produttività... ciò che ci interessa oggi dire con chiarezza è che si riapre il negoziato, ci sia questa assunzione di responsabilità. Perchè, insisto, il consenso dei lavoratori per far funzionare non solo Pomigliano ma le fabbriche del gruppo Fiat in Italia è un nodo decisivo e noi siamo assolutamente disponibili a fare in modo che questo sia realizzabile... quando dico riaprire il negoziato intendo dire con chiarezza che è possibile arrivare ai 18 turni, è possibile avere le 40 ore di straordinario previste dal contratto, è possibile utilizzare l'orario plurisettimanale, e ci sono tutte le condizioni perchè Pomigliano faccia le macchine che deve fare e sia in grado di avere la produttività e l'efficienza che merita”. E, insiste ancora: “noi siamo pronti ad assumerci tutte le responsabilità per affermare e realizzare questa cosa”.
Sull'assenteismo, Landini dice che “si ragiona su dati vecchi, che oggi l'età media dei lavoratori di Pomigliano è di 30 anni e stiamo parlando di una realtà completamente diversa che può essere affrontata con caratteristiche nuove e un'altra logica”; che sulle assenze in caso di elezioni, “siamo pronti a discutere di questo, ma non è un problema che si può risolvere con il sindacato ma richiede che se ne parli anche con le forze politiche”; che “il consenso al comando non è un consenso attivo e partecipato e questo si può ottenere perchè serve anche alla Fiat per introdurre nuove modalità di organizzazione del lavoro ma anche per far funzionare meglio l'azienda”.
Tutto il tono della conferenza stampa di Landini è, come si vede, di offrire la piena disponibilità della Fiom a realizzare le richieste aziendali e a evitare che problemi non gestibili possano effettivamente mantenere alta una conflittualità in fabbrica.
Nella conferenza stampa viene sollevato anche il problema se la Fiom è disponibile, nel caso venga richiamata al Tavolo, a mettere in discussione anche tutti gli altri oggetti di contesa tra Confindustria e sindacato, vedi il Contratto dei metalmeccanici non firmato. E qui è fondamentale la risposta di Landini. Egli dice: “prima mi stavo riferendo alla parte del contratto sull'orario e sostenevo che può essere applicata, riconosciuta, condivisa da tutti ed è una parte che permette senza derogare alle leggi di rendere produttivo al massimo Pomigliano e di far uscire da quella fabbrica le 280 mila vetture”. Per essere chiari, questo significa che la Fiom accetta il CCNL dei metalmeccanici per quanto riguarda Pomigliano, contratto nazionale che finora non ha firmato ma che ora chiede che venga applicato.

E' evidente, quindi, che è la Fiom la via d'uscita all'empasse dell'opposizione operaia e che questo non vuole assolutamente dire difesa delle ragioni e dei contenuti di questa opposizione espressasi con il No.

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