Torino, sospesi 7 agenti della penitenziaria. «Minano l’incolumità dei detenuti».
Condannati in primo grado per tortura, lavoravano al Lorusso e Cutugno. Il provvedimento del governo reso necessario perché i fatti attribuiti dai giudici ai poliziotti evidenziano «mancanza del senso dell’onore e del senso morale»
La condanna per tortura — seppure solo in primo grado — ha «intaccato il rapporto di stima e fiducia» con l’amministrazione, oltre a potenzialmente «minare l’incolumità dei detenuti»: per questo, con un provvedimento di tre pagine, il ministero della Giustizia (Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria) ha sospeso in via cautelare dal servizio, a metà dello stipendio, sette agenti della polizia penitenziaria che lavoravano al Lorusso e Cutugno.
Lo scorso 6 febbraio erano stati appunto condannati dalla terza sezione penale con pene dai 3 anni e 4 mesi ai 2 anni e 8 mesi, oltre all’interdizione dai pubblici uffici per 2 anni e 8 mesi. Una sentenza arrivata alla fine di un lungo e complesso processo, dopo l’inchiesta coordinata dal pubblico ministero Francesco Pelosi: nella quale si contestavano alcuni episodi di gravi violenze su alcuni detenuti.
Vista «la gravità dei reati ipotizzati e del pericolo per l’ordine e la sicurezza» — argomenta il provvedimento — non è stato possibile «l’avviso dell’avvio del procedimento preordinato all’adozione del decreto di sospensione cautelare facoltativa dal servizio». Una decisione che, nella pubblica amministrazione, non era scontata, nei tempi e nella sostanza. Va da sé, la misura presa in via cautelare potrà cadere in caso di riforma nel processo di secondo grado o, eventualmente, in Cassazione: visto che tutti gli imputati — difesi tra gli altri dagli avvocati Enrico Calabrese, Antonio Genovese, Antonio Gilestro, Corrado Imarisio e Beatrice Rinaudo — presenteranno Appello, una volta letta la motivazione, il cui deposito è atteso all’inizio di maggio. Così come, nell’attesa, contro il decreto di sospensione è ammesso ricorso al Tar.
La gravità delle condotte, e la delicatezza del contesto lavorativo, ha comunque spinto il ministero alla decisione, notificata alla direzione del carcere e al Provveditorato regionale per il Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta. Del resto, analoghi stop c’erano stati il 17 ottobre 2019 (e fino al giugno 2020), in seguito all’ordinanza di custodia cautelare del gip che, a fine settembre 2019, aveva fatto scattare il blitz con gli arresti. Una decisione che, per l’amministrazione, anche stavolta è inevitabile, anche alla luce «di un contesto lavorativo così peculiare come quello di un istituto penitenziario». Di più: secondo il decreto, i fatti attribuiti agli agenti dalla sentenza evidenziano «mancanza del senso dell’onore e del senso morale», concretizzando condotte «in netto contrasto con i codici deontologici che regolano l’appartenenza a un Corpo dello Stato, nei cui confronti hanno reso giuramento».
Se poi la sentenza dovesse diventare definitiva, «ricorrerebbero gli estremi per la risoluzione del rapporto di lavoro»; come invece non sarebbe in caso di assoluzione o anche solo riqualificazione del reato. Nel frattempo, il ministero «deve adottare le più idonee misure precauzionali per garantire ordine e sicurezza interna», incompatibile con agenti che «potrebbero minare, mediante azioni di dubbia moralità e legalità, l’incolumità dei detenuti e la regolarità della vita intramuraria».
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