Da Fanpage
Quali sono le basi militari che gli USA potrebbero utilizzare in Italia e cosa farà il governo Meloni
Per il momento il governo non ha ricevuto dagli Usa la richiesta formale di uso delle basi Nato o americane sul territorio italiano per scopi legati al seguito della guerra appena iniziata contro l’Iran. “Stiamo valutando invece le richieste riguardanti i mezzi difensivi”, ha spiegato il sottosegretario Mantovano.
La guerra in Medio Oriente, scoppiata sabato scorso dopo l'attacco a sorpresa di Stati Uniti e Israele contro l'Iran, non sarà breve, secondo quanto ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump.
Mentre la Francia e il Regno Unito prendono posizione, condannando l'escalation e schierando le proprie navi militari e le proprie basi nel Mediterraneo orientale e a Cipro per operazioni difensive, e mentre la Spagna nega l'uso delle proprie basi, il governo fa sapere che una richiesta in questo senso non è stata ancora avanzata dagli Usa.
Le opposizioni, Pd, M5s, Iv e Avs, incalzano il governo, chiedendo alla premier Meloni di riferire in Aula per chiarire quale siano le intenzioni dell'esecutivo sulla situazione nel Golfo in seguito agli attacchi e alla conseguente risposta di Teheran. Il responsabile Esteri del Pd, Peppe Provenzano ha domandato in Aula: "La guerra dilaga", "noi chiediamo al governo non solo un giudizio politico di ciò
"Ventitré anni fa un’altra amministrazione americana trascinò il mondo in una guerra in Medio Oriente promettendo democrazia e sicurezza. Il risultato fu l’esatto opposto: terrorismo, instabilità, crisi migratorie. Oggi la storia si ripete con l’Iran, e l’Italia non può permettersi di restare in una zona grigia che la rende di fatto complice", ha detto Sergio Costa, vicepresidente della Camera dei deputati. "Mentre la mediazione omanita e l’AIEA stavano costruendo le condizioni per un accordo sul nucleare iraniano, si è scelto il bombardamento. Non si può rispondere a un’illegalità con un’altra illegalità: è così che iniziano i disastri. E non si può usare il fumo della guerra per nascondere il fallimento della diplomazia e riempire le tasche di pochi. Lo dice la nostra Costituzione all’articolo 11: l’Italia ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali".
"La Spagna ha negato l’uso delle proprie basi. L'Italia invece si nasconde dietro la formula ‘valuteremo caso per caso'. Con 70mila connazionali nell’area del Golfo, con il prezzo del gas che esplode, con missili che già colpiscono basi alleate a Cipro e in Kuwait, questo governo deve dire una parola chiara: le basi italiane non saranno usate per questa guerra. Il Parlamento deve essere coinvolto, come prevede l’articolo 78 della Costituzione".
Cosa ha detto il governo sull'utilizzo delle basi militari italiane nella guerra contro l'Iran
"Al momento non c'è stata una richiesta" da parte di Usa e Nato "di poter utilizzare le basi militari italiane" nell'ambito della crisi in Medio Oriente. Lo ha ribadito questa mattina il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, alla presentazione della Relazione annuale sulla politica dell'informazione per la sicurezza del 2025 alla Camera dei deputati. "Il discorso al momento non si è posto perché non c'è stata una richiesta in tal senso. Stiamo valutando invece le richieste riguardanti i mezzi difensivi, ma tutto questo avverrà ovviamente nel pieno rispetto del rapporto codificato e normato tra Governo e Parlamento", ha sottolineato.
Mantovano ha rilanciato la posizione italiana che era stata già comunicata dal ministro degli Esteri Antonio Tajani: "Quando arriverà la richiesta" da parte degli Stati Uniti sull'uso delle basi italiane per la guerra contro l'Iran "il governo la valuterà".
Il presidente del Senato Ignazio La Russa non si è sbilanciato sul punto: "Se gli Stati Uniti dovessero chiedere l'appoggio delle basi italiane? Questo è un problema del governo. Quando ce le chiederanno, il governo credo che risponderà", ha detto a margine dell'inaugurazione della mostra "Il volto delle donne. 80 anni di Repubblica" a Palazzo Madama.
Quante sono le basi americane presenti in Italia e come funziona il loro utilizzo?
Le basi militari presenti nel territorio italiano sono di quattro tipi differenti. La loro presenza è disciplinata da accordi che risalgono agli anni Cinquanta. Ci sono le basi concesse agli Stati Uniti: formalmente sono sotto giurisdizione italiana, ma gli Usa mantengono il controllo militare su equipaggiamenti e operazioni. Poi ci sono le basi Nato gestite direttamente dall'Alleanza, quelle italiane messe a disposizione della Nato e le strutture a comando condiviso tra Italia, Stati Uniti e Nato. Risultano circa 12mila i militari statunitensi presenti in Italia. Non è noto però il numero preciso dei siti. Ecco i principali:
Solbiate Olona (Varese) e Ghedi (Brescia) in Lombardia
Camp Ederle e Caserma Del Din (Vicenza), Motta di Livenza (Treviso) in Veneto
Aviano (Pordenone) in Friuli-Venezia Giulia
Poggio Renatico (Ferrara)
La Spezia, in Liguria
Camp Darby (Pisa), in Toscana
Gaeta (Latina), nel Lazio
Napoli, in Campania
Taranto, in Puglia
Sigonella (tra Lentini e Catania), in Sicilia.
La questione dell'utilizzo di queste basi si era già posta lo scorso giugno, durante la guerra dei dodici giorni tra Israele e Iran. In teoria per l'utilizzo delle basi militari sul territorio italiano bisogna non solo passare dal via libera del governo, ma sarebbe necessario un passaggio parlamentare. Il ministro della Difesa sarebbe tenuto a informare il Parlamento ma non c'è l'obbligo di chiedere il via libera alle Camere.
Lo scorso 23 giugno, durante le comunicazioni alla Camera per il Consiglio europeo, la premier Giorgia Meloni aveva detto che non era stato domandato all'Italia di autorizzare l'utilizzo delle basi statunitensi "che, chiaramente, potranno essere utilizzate solo con un’autorizzazione del governo italiano".
"Non penso che accadrà – aveva aggiunto – ma in ogni caso posso garantire che una decisione del genere dovrebbe fare un passaggio parlamentare".
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