La collera della Logistica lasciata a piedi: “A luglio finisce anche la Cassa, e siamo fuori dall’agenda Cupparo. Quanta ipocrisia, tra istituzioni e sindacati…”
Le nostre foto le trovate in archivio, già, perché un presente non c’è, siamo stati rimossi. Abbandonati alle ‘mancette’ dei corsi di riqualificazione”. Inizia all’attacco la call su WhatsApp coi lavoratori della Logistica Fdm, di Melfi, ‘scaricati con una mail’ da Stellantis, nel gennaio 2024. Seguirono mesi di presidi davanti la fabbrica, una breve occupazione dei binari a San Nicola di Melfi, incontri a Potenza in Regione e a Roma col ministro Urso. La cassa integrazione, così come la lunga agonia, per loro finirà a luglio di quest’anno. Si chiamano Andrea, Benedetto, Michele, hanno tanti nomi, volti, e storie familiari.“La clessidra” si sta per svuotare. L’immagine che più li rappresenta è quella di una “clessidra” (il tempo) che si sta per svuotare, con i granelli di speranza che stanno passando dall’altra parte, lasciando nulla dalla loro. “Una mattina ti svegli e stai bene, provi a reagire, il giorno dopo ti alzi depresso e cerchi di mascherare il tuo stato per non preoccupare famiglia e figli”, dice uno di loro. Spietato ma realistico questo stato che viene manifestato dai lavoratori in cassa per ‘cessata attività’. “Oltre al lavoro in sè – confessa un’altra voce – è la dignità a mancare, il ruolo sociale, sentirsi utile alla società e a se stessi”. Sono due anni di cassa integrazione, che stanno per scadere. E senza altri paracadute, se non i 18 mesi di Naspi, a scalare..
“I corsi di formazione? Sono mancette” Il modo in cui sono stati trattati, dopo essere stati scaricati da Stellantis “per mancanza di commesse” dipinge bene anche l’effettivo stato di salute di un intero Indotto, a San Nicola di Melfi. “Stiamo facendo i corsi di formazione previsti dalla Regione Basilicata e destinati alle aree complesse – chiarisce Michele – ma già sappiamo che non ci serviranno a nulla”. E ancora: “Sono solo delle ‘mancette’ con le quali arrotondiamo per qualche mese”. Già, perchè i corsi e le 600 ore stanno per finire, ma la fame resta.
“Qualcuno lavora in Francia” Entriamo nella costellazione di aziende a cui fa capo Fdm. A monte c’è Sit Logistic, una spa, che gestiva le commesse. A valle, nei subappalti, troviamo Fdm e Sitrail. “Sappiamo in via ufficiosa che in Sitrail lavorano, prendono ancora commesse e chiamano anche gli interinali”. Ma per loro di Fdm, all’epoca erano in 52, nulla da fare. “Qualche nostro collega di Fdm, credo siano una decina, è andato lavorare in Francia, crediamo con trattativa privata, chi poteva e voleva ha accettato su base volontaria, ma si tratta pur sempre di qualche mese in subappalto, e poi deciderà cosa fare”. Tutti gli altri vivono in Lucania, in quella clessidra che si sta svuotando, portandosi via sogni e stabilità. “Io sto cercando di cambiare lavoro, faccio le domande nella scuola”, irrompe nella chat uno dei lavoratori. “Non possiamo e non dobbiamo perdere la speranza, almeno quella”, aggiunge subito il collega, che crede ancora in un miracolo, nella “riconversione” di San Nicola di Melfi.
“Siamo fuori dall’agenda Cupparo”
L’ultimo passaggio della conversazione è dedicato alle responsabilità,
“tante”, delle istituzioni. “C’è stata tanta ipocrisia di facciata da
parte della politica”, assicura Michele. “Dapprima le promesse, il
ministro Urso e l’assessore Cupparo, ma poi tutto è evaporato in
fretta”. Già, le promesse. Come quelle dell’assessore alle Attività
produttive che a gennaio in Consiglio regionale siglava “il patto” per
San Nicola di Melfi. Sigle e slogan. “Riconversione”, “ricollocazione”,
tutte parole vuote agli occhi di chi ha poco in cui sperare, se non “un
piano b lontano da qui”.
E i sindacati, cosa dicono…?
Infine ci sarebbero anche i sindacati. “Non lasceremo nessuno
indietro”, assicurarono mentre scoppiava la vertenza Fdm. Sono passati
due anni. E loro, i lavoratori, sono rimasti indietro. I sindacati,
invece, sono avanti. “E’ anche vero che noi non siamo uniti, non lo
siamo mai stati – è l’amara confessione di uno dei lavoratori – ognuno
per conto suo, qualcuno poi magari sapeva chi chiamare, ma non c’è stata
mai trasparenza”. Titoli di coda, o speriamo di no, di una
storia”lunga quasi 30 anni, entrammo nel ’97”, ci dice un lavoratore Fdm
di lungo corso. “Ho un figlio da far studiare, ditemi voi come devo
fare, è umiliante”. Ecco ciò che resta, la realtà. E poche briciole
ancora sul tavolo. Operai Fdm

Nessun commento:
Posta un commento