Basterebbe citare un operaio che a pelle dice: se questo governo dice di votare sì, io per principio voto no, a prescindere se non ancora approfondito.
Questo da un certo punto di vista è quello che serve, perché è quello che subito bisogna mettere in chiaro. Il sì vuol dire dar via libera al governo fascista.
C'è una guerra che ogni giorno sta facendo questo governo antioperaio e antipopolare, che attacca le condizioni di vita e di lavoro, fa sempre leggi a favore di chi ci sfrutta ogni giorno, e deve sempre più dare mano libera a padroni e borghesia; e questo avviene in un contesto internazionale di guerra, di genocidi.
Il mio no, il nostro no di operai deve essere molto chiaro ed esplicito. Non vogliamo stare a guardare mentre avanza passo dopo passo un regime fascista, che vuol dire dittatura aperta dei padroni e dei loro interessi.
Questa è la posta in gioco in questa questione del referendum.
Quindi votare no al referendum significa schierarsi, prendere parte attiva, ma nella prospettiva di riprendere l'unica strada e la fiducia; l'unica strada è la lotta e gli scioperi nei posti di lavoro contro padroni e governo, contro un governo che odia praticamente gli operai, i proletari e marcia verso un regime fascista. I fascisti parlano alla pancia del popolo, usano la demagogia populista, usano le balle,
di cui è infarcita anche la propaganda che stanno utilizzando sulla questione del referendum.Dietro ogni provvedimento vi è un humus reazionario che si vuole affermare come normale nella società, per usare il popolo e costruire un blocco sociale che marcia verso un moderno fascismo, che ha bisogno di assoggettare anche la magistratura a questa politica.
Su questo voglio brevemente riprendere due pezzi di un politologo che si chiama Stefano Passigli, che in sostanza dice: “la riforma Nordio è non solo inutile ad eliminare la lentezza dei processi penali e civili per esplicita ammissione del suo estensore, ma addirittura dannosa. Obiettivo della riforma non è infatti eliminare i mali della giustizia italiana, né tantomeno le separazioni delle carriere già pienamente attuate con la riforma Cartabia del 2022, che interessa ogni anno non più di 40-50 magistrati, ma bensì eliminare il sistema di pesi e contrappesi tra poteri autonomi e indipendenti che ha retto fino ad oggi la nostra democrazia, concentrando tutto il potere al governo, e con l'eventuale introduzione del premierato in un'unica persona senza possibilità di cambiamenti per l'intera legislatura e al prezzo di ridimensionare il ruolo della stessa Presidenza della Repubblica; infine, aprendo la via all'introduzione con leggi ordinarie di limiti alle obbligatorietà dell'azione penale. La riforma, se approvata, limiterebbe il potere di controllo della magistratura introducendo forme di immunità per la classe politica”.
In un altro breve passo, che comunque è importante per inquadrare la questione, dice: “la riforma non incide sulle criticità della giustizia, il solo scopo è quello di aggiogare, sottomettere le toghe all'esecutivo, delegittimando la magistratura e alterando l'equilibrio tra i poteri dello Stato. Obiettivo finale, smantellare la Costituzione approvata nel 1947 dalla Costituente antifascista e andare verso una visione autoritaria delle istituzioni”.
È per questo che c'è bisogno di fare questa battaglia, questa campagna di controinformazione tra i lavoratori, perché si prenda posizione.
Purtroppo le forze sindacali maggioritarie in questa battaglia sono inadeguate.
Da un lato abbiamo la CGIL di Landini che dice di votare no per affermare la Costituzione, ma questo non è sufficiente perché praticamente la Costituzione ogni giorno, da quando c'è questo governo e anche con i precedenti governi, viene sempre più svuotata e attaccata. Ma dall'altro lato abbiamo la CISL, ormai parte del governo fascista Meloni, che dice di andare a votare ma “non trasformiamolo in un giudizio sul governo. Riteniamo che la polarizzazione e i toni esasperati di questi mesi non servono e non siano quello che serve”.
Poi nello stesso tempo la CISL e la sua segretaria stanno facendo campagna per il sì.
Quindi i lavoratori devono avere ben chiaro che queste forze che non stanno più nel campo degli operai devono essere poste fuori dalle fabbriche. Anche la UIL in sostanza dice che prima di scegliere l'una e l'altra frazione bisogna essere informati, ma che cazzo abbiamo bisogno di essere informati, su che cosa? Questa è una battaglia chiara per schierare in primis il popolo e i lavoratori, non tanto perché crediamo che lo strumento del referendum possa far cadere la Meloni, ma ogni colpo che diamo a questo governo, ogni bastone tra le ruote serve a noi per ricostruire la nostra forza.
In questo senso la FIOM di De Palma che invece eleva, enfatizza questo ruolo del referendum, della democrazia diretta, dell'espressione diretta delle volontà dei cittadini, sparge illusioni riformiste. Quello che serve è una battaglia per contrastare il governo a 360 gradi e infliggere ogni colpo a questo governo.
E questa battaglia, se riportata in fabbrica, deve servire appunto a crescere una posizione di classe, che ancora non c'è e che è necessaria per portare tra gli operai all'interno dei posti di lavoro una lotta tra le due linee, una polarizzazione, perché è l'unico modo per avanzare nella coscienza che bisogna farla finita con questo sistema capitalista è quello di andare avanti nelle mobilitazioni, ricostruire le lotte e gli scioperi nelle fabbriche e fare di questa battaglia una battaglia per ricostruire il partito della classe operaia, il partito comunista.
Il sistema capitalista è in crisi, e ha bisogno di rafforzare i suoi poteri.
Ma noi non vogliamo che la Meloni faccia questa strada e che i padroni possano indisturbati continuare a sfruttarci.
Per questo noi diciamo: votiamo no, per cominciare a cambiare questo stato delle cose.
Questa è una battaglia che vale la pena fare. Ci sono compagni nel movimento che dicono che questo non è affare nostro, la lotta del referendum, la battaglia sulla questione della magistratura. Ebbene questo è cretinismo, è un estremismo che non può servire a nulla. Quando c'è una polarizzazione, i rivoluzionari, gli operai coscienti, gli antifascisti, gli antirazzisti, tutti quelli che lottano ogni giorno, devono schierarsi, senza avere nessun tipo di illusione rispetto a questo meccanismo, ma per farne una battaglia per avanzare e costruire i rapporti di forza per farla finita con questo sistema.
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