Torino devastata durante il corteo per Alfredo Cospito: chiesti 130 anni di carcere per 18 anarchici imputati per la guerriglia urbana
Le violenze durante la manifestazione di protesta del 4 marzo 2023. Gli anarchici avevano indossato passamontagna, caschi e maschere antigas e impugnato scudi e mazze. Il pm: «Fu predisposto un apparato paramilitare»
Il pm Paolo Scafi ha chiesto condanne da 5 anni e mezzo a quasi 13 anni di carcere per i diciotto militanti anarchici imputati per la guerriglia urbana del 4 marzo 2023, durante il corteo pro Alfredo Cospito. In totale la procura, che contesta il reato di devastazione, ha chiesto oltre 130 anni di carcere.
Secondo quanto ricostruito dalla Digos, quel giorno i manifestanti si erano dati appuntamento a migliaia in piazza Solferino e avevano marciato dietro uno striscione rinforzato con scudi di plexiglass. L’occasione era lo sciopero della fame messo in atto dal leader della Federazione anarchica informale, detenuto nel carcere di Sassari, per protesta contro il carcere duro. Una volta raggiunta via Cernaia, i dimostranti avevano indossato passamontagna, caschi e maschere antigas, impugnando scudi e mazze. Per consentire «la mutazione» — così nelle carte — il corteo si era fermato una ventina di minuti ed era stato steso un gigantesco lenzuolo bianco. Per la procura l’obiettivo era predisporre un «apparato paramilitare in testa e in coda al corteo, finalizzato a preparare lo scontro con i reparti schierati a protezione dell’ordine pubblico» e «sostenere un violento scontro nelle vie del centro di
Torino». «I teli erano di colore bianco, non c’erano slogan contro il 41 bis. Servivano solo a permettere agli altri di nascondersi. I dimostranti volevano compiere la devastazione contando sull’impunità», ha spiegato il pm.Gli imputati rispondono a vario titolo anche di violenza, resistenza e lesioni aggravate a pubblico ufficiale. Ma per Scafi «il dolo era di devastazione: la minaccia alle forze dell’ordine era strumentale a realizzarla senza ostacoli». Le vetrate della Reale Mutua erano state distrutte a martellate, una decina di negozi erano stati assaltati in via della Consolata e in corso Regina, così come la filiale della banca Intesa Sanpaolo di Porta Palazzo. In mezzo alla carreggiata erano state create delle barricate con i cassonetti dell’immondizia, alcuni dei quali poi dati alle fiamme. Il bilancio dei danni a fine giornata era di 630 mila euro.
Al termine della requisitoria il ministero dell’Interno, costituito parte civile e rappresentato dall’avvocato dello Stato, ha chiesto 195 mila euro di danni, di cui 121 mila per i costi del personale extra schierato a tutela dell’ordine pubblico e altri 60 mila di «danno non patrimoniale», che include il danno d’immagine.
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