Sono Sergio, militante di proletari comunisti e dello Slai Cobas per il sindacato di classe e questo è un contributo alla battaglia del NO, perché il Sì al referendum venga sconfitto, quel Sì che rappresenta un passo in avanti verso il moderno fascismo, un Sì che rappresenta il mettere le mani sulla magistratura da parte del governo Meloni.
“Se non li conoscete guardate il Capo banda, è un boia, un assassino colui che li comanda”, cantava Fausto Amodei negli anni ‘60-‘70 a proposito dei fascisti di allora, i fascisti dell'MSI e di Almirante, il boia torturatore alla loro testa. Con la riforma Nordio, il referendum confermativo sulla giustizia, altro non è che una contro riforma per allungare le mani sulla magistratura, per renderla meno libera.
Abbiamo un problema simile che è quello di comprendere la natura moderno fascista della maggioranza di governo, per attrezzarci contro la montagna di propaganda spazzatura, sotto cui provano a nascondere le vere ragioni di classe del patto tra banditi che hanno stabilito, ovvero tra i tre partiti che compongono la maggioranza, per questo referendum che da più parti - e giustamente - è stato chiamato “golpe istituzionale”.
Il progetto è quello di un attacco alle libertà costituzionali che stanno portando in due tempi.
Per prima puntano alla riforma costituzionale, strillano contro i privilegi e l'impunità di cui godrebbero i magistrati, esaltano negativamente ogni inchiesta che va a toccare il loro malaffare, la loro attività repressiva, la loro difesa a priori delle forze dell'ordine repressive, violente, torturatrici o assassine, come nel caso di Salvini con il poliziotto di Rogoredo, parlano alla panza delle masse per dare una motivazione ai Sì, ma nei fatti attaccano strutture legittime, e ancora va detto costituzionali, come il CSM, per demolire ciò che è organizzato per funzionare, per fermare chi non si è sottomesso al volere del potere politico. Per poi passare nella seconda fase, abusando dell'ampio potere accumulato, a una modifica delle leggi, a colpi quindi di maggioranza per avere mano libera per ogni tipo di malaffare in cui sono invischiati, per garantire al meglio gli interesse di classe della borghesia, metterla sempre più il riparo dagli strumenti costituzionali. In questo caso, una magistratura più indipendente di esercitare la sua funzione, vista come un ostacolo, un'intrusione, in buona sostanza, più liberi di sfruttare, più liberi di reprimere.
Per queste ragioni è una necessità andare a votare, non per una generica difesa della giustizia, che è e resta pur sempre una giustizia borghese, ma per ostacolarli, per dare loro battaglia con tutti gli strumenti possibili. Votare NO al referendum deve essere quindi visto in questo senso, una risposta ad un attacco pericoloso, come parte della battaglia più generale, che va combattuta contro il moderno fascismo che avanza, nell'azione politica, economica, culturale del governo Meloni, che richiede, sia ben chiaro, una nuova Resistenza.
Questo appello che si va aggiungere a quello degli altri compagni che mi hanno preceduto è quindi per un NO convinto, deciso, per un'azione forte a far votare NO, perché non ci sono altre tattiche in questo referendum che impegnarsi per vincerlo.
Non possiamo essere passivi, lo vediamo nelle fabbriche, come nel corso di questi anni la rinuncia alla lotta di classe, all'organizzazione, abbia lasciato campo libero agli attacchi di padroni e governi, con un forte peggioramento delle condizioni di lavoro e di vita.
E sempre dentro le fabbriche riusciamo a trovare motivazioni, argomenti, per smascherare l’oscena propaganda governativa. Il modello che il governo vuole andare a creare con la riforma Nordio, che ha come sottosegretario - giusto per avere una motivazione in più su da che parte sia necessario stare - il filo nazista Delmastro, quello con il generale SS Priebke sulla maglietta, ha un parallelo nel sistema disciplinare della fabbrica dove il padrone decide quali sono le infrazioni da contestare, dove il lavoratore chiamato a giustificarsi lo fa sempre davanti al padrone e, per finire, è ancora il padrone che ha il potere di decidere se l'accusa che lui stesso ha mosso debba essere considerata accertata o decaduta.
I magistrati isolati e assoggettati all'esecutivo dal governo finiscono per restituire questo stesso schema di giudizio, dove il potere legislativo, esecutivo e giudiziario non sono più poteri indipendenti. E ben lo sanno i lavoratori, quante volte i padroni ci provano a costruire false accuse in questo modo contro le avanguardie di lotta contro chi non si sottomette.
Il Si dunque la presenta un modello che racchiude nelle stesse mani tutti i poteri, soggiogare la magistratura, modificare la Costituzione nata dalla Resistenza, nel senso che esprimeva un forte allarme al ritorno del fascismo. Sarebbe quindi un nuovo sistema che potrebbe arrivare a condizionare le inchieste e rendere ancora più difficile quelle per i lavoratori, pensiamo ad esempio alla guerra dei padroni contro gli operai, con gli amici di fabbrica per il profitto o anche alle inchieste più recenti contro il caporalato.
Ma quello che presenta la nuova versione della Meloni, quella con il volto rassicurante che ieri è andata a parlare ai giovani di giustizia, o la figura di Minniti, il razzista padrino del CPR, le galere per immigrati che non hanno commesso reati, o sempre quello dei finanziamenti, ai torturatori e trafficanti di essere umani libici? Non può (e fosse solo per questi motivi più che sufficienti) essere una riforma che va a migliorare la giustizia per i lavoratori, per le masse popolari che nutrono aspettative quando vanno da un avvocato, ma che continueranno a trovare costi, attese lunghe e una giustizia di classe che non è uguale per tutti.
La controriforma Nordio quindi attacca il CSM come organo di controllo della magistratura che viene diviso per renderlo debole agli attacchi del governo.
I giudici e i pubblici ministeri isolati e senza un proprio organismo autonomo verranno poi esposti alle influenze e dal controllo del potere politico, e questo attacco arriva anche attraverso quello che hanno sbandierato come toccasana: il meccanismo del sorteggio che andrà a determinare la composizione dei nuovi organi di governo della magistratura, da un lato per i membri togati, una distinzione svilente, indistinta, fatta tra una platea ampia senza criteri, senza una verifica nella pratica o fondata nell'esperienza, e dall'altra per i membri cosiddetti laici, estratti dentro una lista di origine governativa che la propaganda fascista del Sì nasconde.
Quindi quando ci dicono che dopo tutta questa campagna finalmente il 24 sarà tutto finito non parlano per i nostri interessi di classe, vanno a spegnere una tensione che deve invece aumentare.
Il risultato di questo referendum sarà pesante, uno Stato meno democratico in caso di vittoria del Sì, un altro passo di questo governo verso il moderno fascismo. Oppure in caso di vittoria del NO, che è il risultato per cui stiamo lottando e lavorando, un buon colpo, dato a questi banditi che con il referendum hanno fatto un patto per modificare i poteri dello Stato, una controriforma che vogliono spingere verso il traguardo successivo del presidenzialismo, il potere nelle mani di uno, di uno solo, senza controlli, alzando il grado di impunità per padroni e amministratori.
Hanno depenalizzato il reato di abuso d'ufficio, con i decreti legge sicurezza hanno introdotto invece nuove reati per i proletari, per chi lotta e il carcere come soluzione ai bisogni delle masse.
Quale riforma vanno a fare? La riforma che stanno portando avanti vuole solo mettere il CSM sotto l'influenza dell'esecutivo e, ancora, le parole di Nordio sono illuminanti per comprendere questa volontà, quando si rivolge al PD dicendo “questa riforma, questa modifica, conviene anche a voi per quando vincerete le elezioni avrete le mani libere”.
Una conferma di quanto sia importante sconfiggere la banda dei Sì, sconfiggere questo referendum con la maggioranza dei NO. Perché il referendum si vince con la maggioranza dei NO, è un referendum per di più senza quorum, che va inteso, sia ben chiaro, come una tappa della nostra lotta, della nostra guerra di classe contro il governo fascista.
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