mercoledì 5 ottobre 2016

pc 5 ottobre - A Brescia si prepara l'accoglienza a Renzi

10/12 Renzi a Brescia. Riflessioni per costruire una giornata di mobilitazione. #BresciaDiceNo

lego 300x224di CSA Magazzino 47 - Diritti per tutti - Kollettivo Studenti in Lotta
Pubblichiamo di seguito alcune righe che abbiamo scritto dopo l’annuncio del presidente del Consiglio. In queste sono raccolte alcune riflessioni che vogliamo proporre alle realtà di lotta del nostro territorio, per iniziare a pensare,immaginere e costruire concretamente insieme una mobilitazione all’altezza dell’ennesima provocazione che chi governa vuole imporre al nostro territorio, distrutto da veleni ed emergenze ambientali, afflitto da moltissime emergenze sociali ed economiche, cui le istituzioni non trovano soluzioni reali.

L’annuncio del presidente del Consiglio Matteo Renzi della propria volontà di essere presente a Brescia sabato 10 dicembre all’inaugurazione della tratta dell’Alta Velocità Treviglio-Brescia non è un fulmine a ciel sereno. La notizia della visita arriva sulla scia di una decisa ripresa – nelle ultime

pc 5 ottobre - Razzisti a Genova negano l'acqua ai migranti


Uno dei recenti presidi da parte di residenti e commercianti contro il centro di accoglienza di via XX

Migranti in via XX Settembre, i condomini negano l’allaccio dell’acqua all’alloggio


Genova - I condomini di un palazzo di via XX Settembre a Genova dove sono ospitati undici migranti tra cui tre donne in gravidanza e due bimbi piccoli, hanno negato l’allaccio dell’acqua all’appartamento. L’abitazione, di proprietà del demanio e assegnata ai migranti dalla prefettura, è servita da un impianto di acqua collegato ad un cisterna sul tetto che si è rivelato però insufficiente.
I condomini, che nelle scorse settimane avevano protestato contro l’assegnazione dell’appartamento ai migranti, hanno votato compatti contro il progetto di allacciamento presentato dal Comune.

pc 5 ottobre - NO TAV - continua la linea della Santa Inquisizione - solidali con i compagni e compagne processati

Al via il maxiprocesso d'appello ai No Tav. Saluzzo: "Continuiamo sulla linea di Caselli"

Torino, al via il maxiprocesso d'appello ai No Tav. Il pg Saluzzo: "Continuiamo sulla linea di Caselli"

Al dibattimento per gli scontri dell'estate 2011 intorno al cantiere di Chiomonte 53 imputati: in primo grado ne furono condannati 47

"Sono qui per proseguire lungo la linea tracciata dalla procura di Torino di Gian Carlo Caselli, che condivido in pieno: una linea di grande rigore all'interno, naturalmente, di una cornice di garantismo". Il procuratore generale del Piemonte, Francesco Saluzzo, scende in campo di persona per rappresentare la pubblica accusa, in appello, al maxi processo ai No Tav: cinquantatré imputati

pc 5 ottobre - Attacchinaggio di Red Block nelle scuole di Palermo in vista del 7 ottobre



Un attacchinaggio è stato fatto nelle scuole di Palermo in vista del 7 ottobre, contro la "buona scuola" di Renzi e la "cattiva società" capitalista.

pc 5 ottobre - Proposta una assemblea nazionale e una manifestazione da campagne in lotta

PER UNA MOBILITA' SENZA CONFINI 
E SENZA SFRUTTAMENTO
APPELLO PER UN CORTEO NAZIONALE

Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un'offensiva sempre più pesante nei confronti delle classi meno abbienti, nel mondo del lavoro come della riproduzione sociale, da parte dei governi di tutta Europa e degli interessi che questi difendono. Mentre a livello globale guerre e forme di espropriazione e dominazione economico-finanziaria favoriscono l’esodo di milioni di persone verso l’Europa (e non solo), si assiste all’avanzata di partiti e movimenti xenofobi. Il controllo della mobilità in questo contesto diviene uno dei terreni chiave su cui si giocano i rapporti di forza.
Da un lato il governo della mobilità della forza lavoro (e quindi anche dei flussi migratori) si salda

pc 5 ottobre - Appoggiare, organizzare tutte le protesta dei migranti: Tornaco - Taranto

Tornaco: protesta dei migranti per il servizio di distribuzione dei pasti

TORNACO, Protesta questa mattina, lunedì 3 ottobre, a Tornaco, nel Novarese, nella struttura che, in via Manzoni, ospita alcuni migranti giunti in questi mesi sul territorio della provincia.

A dare vita all’iniziativa, gli stessi migranti, che hanno protestato per il servizio di distribuzione dei pasti e per altre situazioni. Una protesta pacifica, che mai ha degenerato e che si è protratta dalle 8 a circa le 12. Sul posto i Carabinieri, la Polizia municipale di Tornaco e la Digos.

Taranto, giovedi 6 ottobre ore 9.30 migranti sotto la prefettura
contro:
scarsità e qualità del cibo; 
scarsità di prodotti per l'igiene personale;
carenza di assistenza medica, farmaceutica;
carenza di assistenza legale;
ritardo nella corresponsione del pocket money.



SLAI COBAS per il sindacato di classe - slaicobasta@gmail.com

pc 5 ottobre - Massimo sostegno internazionale e nazionale alla campagna per la liberazione di Georges I.Abdallah



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Le 22 octobre se tiendra la manifestation pour la libération de Georges Ibrahim Abdallah à Lannemezan, cette manifestation sera précédée d’une semaine d’actions internationale du 15 au 22 octobre à l’initiative de la Campagne unitaire pour la libération de Georges Ibrahim Abdallah dont le Parti Communiste maoïste fait partie.
Le tract de la Campagne unitaire pour la semaine d’action :
Georges Abdallah, militant communiste arabe, combattant pour la lutte de libération nationale de la Palestine, est incarcéré dans les geôles de l’État français depuis plus de 32 ans. Condamné à

pc 5 ottobre - ILVA TARANTO - tra processo, giochi elettorali, si muore in fabbrica e in città - da tarantocontro

Tutte ammesse le parti civili al processo Ilva - ma non può essere una fiera di avvocati in un processo interminabile - serve la partecipazione diretta al processo - serve un processo popolare. Slai cobas per il sindacato di classe Taranto



TARANTO - Respinte le eccezioni della difesa contro la citazione dei responsabili civili nel processo 'Ambiente Svendutò sul presunto disastro ambientale causato dall’Ilva. Il presidente della Corte, d’Assise Michele Petrangelo, ha letto per due ore una ordinanza che ritiene infondate le argomentazioni avanzate e conferma la presenza di Riva Fire e Riva Forni Elettrici (oltre alla Regione Puglia) in qualità di responsabili civili.


Il collegio giudicante ha inoltre respinto tutte le eccezioni contro la costituzione delle parte civili, ha accolto invece quelle che riguardano coloro che si ritengono vittime di un danno ambientale nei confronti degli imputati che rispondono di omicidio colposo per due incidenti mortali sul lavoro.

È stato aggiornato a oggi il processo dinanzi alla Corte di assise di Taranto per il presunto disastro ambientale causato dall’Ilva. Nel pomeriggio il collegio di difesa ha presentato altre eccezioni preliminari, sollevando ancora una volta il problema del trasferimento del processo e anche questione di nullità in merito alla seconda udienza preliminare che si è tenuta dopo l’annullamento delle tre udienze iniziali del primo processo per un vizio procedurale. Tra gli altri, hanno preso la parola l’avv. Raffaele Della Valle in difesa di Franco Perli, uno dei legali della vecchia Ilva, e l’avv. Nicola Marseglia per conto di Fabio Riva, ex vice presidente di Riva Fire. Nel suo intervento Marseglia ha tra l’altro paragonato il processo in corso a Taranto a quello di Norimberga.

Pronta l'ordinanza del sindaco per la chiusura dell'Ilva


Gioco elettorale al massacro sulla pelle degli operai e delle masse popolari tarantine tra governo-regione e sindaco

È LA MOSSA ANNUNCIATA DAL SINDACO DI TARANTO IPPAZIO STEFANO QUESTO POMERIGGIO. DOPO I DATI CHOC PRESENTATI DAL PRESIDENTE DELLA REGIONE MICHELE EMILIANO (NEI CUI CONFRONTI HA AVUTO ANCHE TONI POLEMICI) STEFANO HA RIVELATO CHE GIÀ IL 27 SETTEMBRE HA UN SCRITTO AL MINISTRO DELLA SALUTE LORENZIN. IN CASO DI MANCATA RISPOSTA ENTRO POCHI GIORNI L'ORDINANZA ARRIVERÀ SULLA SCRIVANIA DEL PREFETTO, HA DICHIARATO IL SINDACO.

martedì 4 ottobre 2016

pc 4 ottobre - "Pagine contro la tortura" - report dell'assemblea a Roma

Da OLGA

Durante questo primo anno di attività la campagna “pagine contro la tortura” ha realizzato diverse attività: la diffusione di un appello rivolto alle case editrici; l'apertura di un blog; i presidi contemporanei all'esterno di 6 carceri con sezioni a 41 bis; il presidio al DAP di Roma ed il presidio nazionale al carcere dell'Aquila.
Sono state inoltre effettuate numerose attività di sensibilizzazione sull'argomento:
volantinaggi, interventi informativi sul 41bis e sulla campagna nello specifico, in occasione di presentazioni di libri e di fiere del libro, produzione di un video (reperibile anche su you tube) ecc.
Nella riunione di Roma abbiamo fatto il punto della situazione. Sono emersi aspetti critici, sono stati valutati i risultati raggiunti e, inoltre, è stato impostato il prosieguo della campagna e pianificato i prossimi appuntamenti.
La campagna si e scontrata con il “muro di gomma” che circonda le sezioni 41 bis.
Abbiamo constatato la quasi impossibilità di comunicare con l'interno, le difficoltà di far conoscere ai detenuti, sepolti vivi, la semplice esistenza di una mobilitazione che li riguarda. I libri e gli stampati spediti dagli editori sono stati bloccati dall'amministrazione carceraria.
Anche se è difficile stabilire il peso che la campagna ha avuto in questo, va registrato che, in ambito istituzionale si sono manifestati critiche e imbarazzi rispetto alla permanenza di questo regime carcerario. É evidente che il semplice fatto che se ne parli dia fastidio.
Abbiamo riscontrato delle difficoltà comunicative, rispetto – ad esempio – all'appello e poca chiarezza in merito all'individuazione di referenti della campagna. Per quanto riguarda la capacità di coinvolgere parti del movimento e della società, alcuni dei promotori hanno incontrato difficoltà. Vi è stato poco  interesse nel partecipare ad una lotta contro una struttura che viene messa in relazione con la mafia. E' stata anche ipotizzata una carenza partecipativa dovuta, forse, alle proposte attuative della campagna stessa che possono apparire rigide, lasciando poco spazio a libere iniziative.
Altre realtà, invece, sono riuscite a coinvolgere persone nella lotta facendo intersecare questa mobilitazione con altri piani del conflitto sociale.
Anche per quanto riguarda il presidio all'Aquila i giudizi sono diversificati.
C'è chi ha ne sottolineato l'aspetto positivo poiché il presidio ha obbligato i media a parlare della situazione del carcere abruzzese.
Le critiche sono giunte invece in merito al fatto che, per quella giornata, siamo riusciti a coinvolgere meno compagni  rispetto a quelli degli anni scorsi, dando una minore dimostrazione di forza.
É stato proposto di dedicare maggior tempo e cura alla preparazione dei prossimi appuntamenti e focalizzare gli interventi sulla questione specifica della restrizione dei libri. Siamo stati concordi nel continuare la mobilitazione, cercando di correggerne gli errori e superare  i limiti emersi.
Per quanto riguarda il proseguimento della campagna gli appuntamenti su cui lavorare nei prossimi mesi saranno i seguenti:
– proporre ai compagni di Roma di inserire la campagna tra i contenuti del presidio che si tiene tutti gli anni a capodanno fuori le mura del carcere di Rebibbia;
– organizzare un presidio davanti al carcere di Novara;
– contattare i compagni sardi e proporre loro di organizzare un presidio davanti un carcere dell'isola;
– verso primavera indire un presidio al Tribunale di Sorveglianza di Roma, con la partecipazione delle case editrici che hanno aderito alla campagna.
Rimane da fissare una nuova data per una prossima assemblea, da tenere entro la fine dell'anno.

Roma, settembre 2016

pc 4 ottobre - Lampedusa - Governi imperialisti assassini

Da ASKAVUSA Collettivo di Lampedusa

 IL NAUFRAGIO DELLA VERITÀ

Questo lavoro di ricerca e analisi sulla strage del 3 ottobre del 2013 a Lampedusa nasce come un ulteriore approfondimento alla video inchiesta di Antonino Maggiore (Libera Espressione) ed è scaricabile in versione PDF da questo link: lampedusa-3-ottobre-2013-il-naufragio-della-verita.

INTRODUZIONE A 3 anni dall’accaduto pensiamo sia giusto mantenere viva l’attenzione su alcuni punti quali il mancato soccorso e gli interessi economico-politici che stanno alla base di questo e di altri naufragi.

Riteniamo che il problema delle migrazioni contemporanee nell’area del Mediterraneo si debba far derivare dalle leggi che l’UE ha imposto agli stati membri per aderire al Mercato Interno Europeo e a Schengen.

Si possono pagare fino a dieci mila euro e impiegare anche molti anni prima di arrivare in Europa. Spesso si scappa da una guerra, altre volte dallo sfruttamento del proprio territorio, altre volte si è semplicemente alla ricerca di un lavoro.

Se i soldi spesi nella militarizzazione delle frontiere (Sicurezza) e nei centri di detenzione per migranti (Accoglienza) fossero stati impiegati nella regolarizzazione dei viaggi e nelle politiche sul lavoro, sicuramente non avremmo visto morire migliaia di persone con queste modalità.

Dal nostro punto di vista il problema rimane il sistema economico attuale che ha fatto del profitto il fine ultimo di ogni azione. Il capitalismo neoliberista di cui l’UE è una delle espressioni politiche fa ogni giorno migliaia di vittime che non hanno spazio nei TG e nelle rappresentazioni di Stato, non servendo a giustificare alcun tipo di politica: ne sono semplicemente le vittime. Nessuno parlerà di loro, nessuno nominerà i loro nomi.

Una delle cose più aberranti della strage del 3 ottobre è proprio questa: le vittime vengono continuamente evocate divenendo uno strumento per giustificare le politiche di quei soggetti responsabili delle loro morti. 

Alle vittime dell’imperialismo capitalistico

pc 4 ottobre - Pizzarotti, un grillino razzista peggio dei grillini

....Alla fine di agosto anche il sindaco di Parma Federico Pizzarotti ora ex Movimento 5 Stelle si è allineato, nella sua politica contro gli immigrati, alle posizioni leghiste: ha infatti stabilito di far sparire venti panchine in cemento, peraltro posizionate dalla sua stessa giunta tre anni fa, durante la notte del 25 agosto dai giardini che si trovano nel piazzale Carlo Alberto Dalla Chiesa, di fronte alla

pc 4 ottobre - In ottobre partono le presentazioni del libro sul 50° anniversario della Grande rivoluzione culturale proletaria - info pcro.red@gmail.com

Dalla prefazione del libro:

Il 50° della Rivoluzione culturale proletaria in Cina offre l'opportunità per il movimento operaio e comunista di riflettere sul significato storico e sugli splendori e limiti di questa grande esperienza che ha caratterizzato la fase finale della vita del grande dirigente del movimento comunista internazionale, Mao Tse Tung e della fase socialista della Cina.

La Rivoluzione culturale proletaria (RCP) è stato il tentativo delle masse giovanili, proletarie e contadine e di larga parte dei quadri del Partito Comunista Cinese di rivitalizzare il socialismo e cercare di impedire che la Cina procedesse lungo la strada della restaurazione capitalistica già avvenuta nell'Unione sovietica come effetto lungo del XX congresso – di cui ricorre anche il 60° anniversario.

La RCP cinese rappresenta il nuovo tentativo di assalto al cielo prodotto dalle masse nella fase del socialismo e il primo organico tentativo di un'uscita a sinistra dalla crisi del socialismo dopo l'affermarsi del revisionismo in Russia.

Riparlarne a cinquant'anni di distanza ci sembra essenziale per tutti coloro che mantengono ferma e chiara la prospettiva storica del socialismo come società di transizione verso il comunismo, realizzabile solo su scala mondiale.


La RCP è l'esperienza storica di milioni di giovani che affermano uno slogan in sintonia con l'intera ribellione della gioventù degli anni '60. “E' giusto ribellarsi”, dalle Guardie rosse dilaga in tutto il

pc 4 ottobre - INCHIESTA TRA LE OPERAIE DELLA MAMOTEX E I PESCATORI TUNISINI




Il 2016 in Tunisia è inaugurato da una grande rivolta partita da Kasserine e diffusasi in tutto il paese (ampia cronaca e analisi nell’opuscolo “La Tunisia brucia ancora” disponibile su richiesta a pcro.red@gmail.com) conclusasi la rivolta il fuoco continua a covare sotto la cenere (non si spegne mai del tutto date le condizioni) e dopo i giovani disoccupati e proletari entrano in campo con grandi scioperi contro il governo i pescatori di tutto il paese. Più circoscritto ma molto interessante per la natura della lotta e soprattutto delle sue protagoniste, la lotta delle operaie della fabbrica tessile Mamotex a Chebba, città costiera del Sahel tunisino nei pressi di Mahdia.
Incominciamo dal racconto delle operaie della Mamotex, fabbrica che ha iniziato la propria attività nel ’96 e ha chiuso per “fallimento” lo scorso gennaio.
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“Siamo 65 operaie e solo 4 operai uomini, lavoravamo 9 ore al giorno. Abbiamo un’età che va dai 16 ai 50 anni, l’età media è intorno ai 40 anni.
L’azienda è figlia di un’azienda madre, la Sotrico da cui riceve le materie prime, l’attività della fabbrica è rivolta solo verso l’esportazione quindi avendo aperto 20 anni fa ha goduto di grossi incentivi e sgravi fiscali nei primi 10 anni, e successivamente di ulteriori incentivi ma in quantità minore negli ultimi 10 anni, puntualmente dopo 20 anni adesso l’azienda annuncia di essere in crisi.”
Chiediamo quindi quali erano i principali problemi che le operaie dovevano affrontare durante i 20 anni di attività della fabbrica: “I problemi erano tanti, innanzitutto non eravamo trattate con dignità, non c’era rispetto e lavoravamo più di 8 ore come abbiamo già detto, senza che questo straordinario venisse riconosciuto. Le condizioni del posto di lavoro erano inaccettabili: non c’era un posto per fare la pausa pranzo, non ci concedevano il tempo per andare in bagno, non c’era né un impianto di riscaldamento per l’inverno né un climatizzatore per i mesi caldi. Inoltre se una ragazza faceva un errore nel suo lavoro veniva punita facendola stare una o due ore in disparte senza fare niente. Il salario arrivava sempre in ritardo, ogni mese con almeno 12 giorni di ritardo. Non avevamo l’assicurazione per gli infortuni e nessun diritto, molte di noi hanno lavorato 20 anni in nero. Cioè fin dall’apertura della fabbrica. Abbiamo fatto molti scioperi contro il padrone per tutte queste motivazioni.”
Infine con l’inizio dell’anno nuovo “Il padrone ha annunciato che non c’erano i soldi per pagarci e le materie prime per continuare il lavoro lo scorso 11 Gennaio, per un mese siamo rimaste in fabbrica, poi siamo andati alla sede della delegazione di Chebba (le delegazioni sono equivalenti alle provincie italiane, quella di Chebba fa parte del governatorato, ovvero regione, di Mahdia n.d.a.) per rivendicare i nostri diritti. Abbiamo fatto anche altri tipi di protesta come il presidio della fabbrica
all’esterno con le tende, presidi in centro città, siamo andati anche ad “assediare” la casa del padrone. La durata complessiva di queste lotte è stata di 2 mesi, quando è stato raggiunto l’accordo abbiamo smesso. Adesso siamo ferme da circa 3 settimane.”
L’accordo prevedeva che le operaie autogestissero e mandassero avanti la produzione con l’aiuto dell’UGTT locale (Unione Generale dei Lavoratori Tunisini, il principale sindacato nel paese n.d.a.) che si sarebbe dovuta occupare della contabilità e dei rapporti con i fornitori e l’azienda madre. Ma la parola del padrone è venuta meno: “Abbiamo deciso di continuare il lavoro da sole, senza salario, e dar vita a questa esperienza storica e senza precedenti in Tunisia che è quella dell’autogestione. Ma il padrone non ha rispettato l’accordo e non abbiamo ricevuto le materie prime. Per il momento siamo stanche e demoralizzate, stiamo facendo delle discussioni interne al sindacato per vedere come continuare. Oggi siamo state alla sede del governatorato a Mahdia ma non ci sono novità. Inoltre non abbiamo la possibilità economica di andare a protestare alla Qasbah (sede del governo a Tunisi n.d.a.)”.
Andiamo invece ad indagare sull’altro “fronte di lotta” quello domestico, la lotta delle operaie è stata impegnativa  e le ha viste occupate per giornate intere, in alcuni casi giorno e notte, come hanno accolto i mariti questo impegno full time? Ci rispondono: “La maggior parte di noi è sposata quindi abbiamo avuto problemi con i nostri mariti per il fatto di stare tutto il giorno fuori casa per la lotta, ma molti di loro sono pescatori e in quel periodo il porto era chiuso per via della loro protesta quindi anche loro non lavoravano. Questo è stato un grosso problema da un punto di vista economico. Ma a poco a poco hanno capito che era necessario dedicare gran parte del nostro tempo alla lotta.”
Tornando indietro a 5 anni fa, chiediamo alle operaie se e come hanno partecipato alla rivolta contro Ben Ali, inoltre vogliamo sapere cose è cambiato nella loro condizione di operaie e di donne in generale rispetto al periodo precedente la rivolta: “Non abbiamo fatto scioperi politici in particolare, continuavamo con i nostri scioperi per le condizioni di lavoro. Le condizioni di lavoro non sono cambiate dopo la caduta del regime di Ben Ali, per questo abbiamo avuto la necessità di organizzarci sindacalmente. Non è cambiato granchè nella nostra condizione specifica di donne.
Posso dire che l’unica cosa positiva è il fatto di potersi organizzare meglio con il sindacato, ciò ha messo le basi per migliorare un po’ le condizioni di lavoro e avere una vita più dignitosa in fabbrica grazie al fatto di poterci organizzare più apertamente.


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Operai della Mamotex. Sede dell’UGTT di Chebba
Infine informiamo le operaie che pochi giorni prima in Italia c’è stato il secondo sciopero delle donne in occasione dell’8 marzo, spieghiamo brevemente le ragioni e la piattaforma dello sciopero, come si è svolto, in quali città e quali categorie di donne ne hanno preso parte. Chiediamo alle operaie se vogliono lanciare un messaggio alle donne italiane che vi hanno preso parte.
“Salutiamo le lavoratrici italiane e diciamo loro che anche qui ci sono alcuni problemi simili che ci legano, da 20 anni lavoriamo in questa fabbrica con queste condizioni e non si poteva andare avanti

pc 4 ottobre - Solidarietà con i prigionieri politici in Marocco - iniziative in Francia e situazione attuale


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Rapporto sulla detenzione politica in Marocco

Preambolo:
Ogni volta che le lotte delle masse popolari s’accentuano e radicalizzano, lo Stato reazionario del Marocco adotta due tipi di repressione per rispondervi: in un caso si serve delle organizzazioni reazionarie – siano esse religiose o scioviniste o che si fingono persino a difesa della modernità. In tal modo lo Stato oggi s’appoggia sul partito Giustizia e Sviluppo, oscurantista e reazionario, per attuare i suoi piani antipopolari e antisociali tesi a liquidare ogni conquista del popolo marocchino ottenuta con lotte eroiche.
E parallelamente, nell’altro caso, questo Stato ricorre a una repressione feroce per eliminare le lotte delle masse popolari e in questo quadro usa prioritariamente la detenzione politica per piegare i migliori militanti del popolo.
Ricordiamo che tutte le prigioni del Marocco, dopo la conquista dell’indipendenza formale, sono state continuamente popolate di rivoluzionari prigionieri che hanno subito e subiscono tuttora ogni forma di torture, violenze, umiliazioni e attentati alla dignità umana. È in questo contesto che parecchi militanti sono caduti martiri sotto i colpi della tortura barbara, come è stato il caso del nostro compagno, il grande dirigente dell’organizzazione En Avant (Avanti, n.d.t.), Abdallatif ZEROUAL morto sotto tortura nel 1974. Pure altri sono caduti martiri, conducendo scioperi della fame per imporre i diritti legittimi e le richieste loro più elementari: l’elenco di questi martiri è molto lungo e qui possiamo menzionare il nome di alcuni di loro: Saïda MENEBHI, Douraidi BELHAOUARI, Abdellhak CHBADA, ALMEZIANNI….
Il documento che segue non pretende d’essere esaustivo e ci impegniamo a completarlo e arricchirlo man mano. Mira a mostrare qui il grande numero di prigionieri politici attualmente detenuti nelle carceri dello Stato reazionario del Marocco. Ci scusiamo vivamente qualora avessimo dimenticato di riportare il nome di alcuni prigionieri politici e, in tal caso, ci promettiamo di aggiungerli e aggiornare questo rapporto.
Elenco prigionieri politici del 19 maggio all’università Kadi Ayyad, bastione rosso di Marrakech
MARYAM AMMANI, HASSAN ERRAJI, HAMADI MOUBARIK, MOHAMED EL BOUKHLIQI, MOHAMED AZAHRAOUI, BADER ZEHRAOUI, HAMZA AZAL, MOUNAIM EL ISMAAILI, YASSINE NOUHA, EL HOUSSIN AMRANI, FOUAD TOUMI, MOHAMED SAKHAOUI, MUSTAPHA CHAYTI, AHMED AZAHRAOUI (arrestato in agosto), ISMAËL ALKOUILILI (arrestato il 16 settembre 2016).
Modalità dei loro arresti
Dato il lungo ritardo verificatosi nel versamento della loro borsa di studio e con l’avvicinarsi degli esami di fine anno, i militanti di Unione Nazionale degli Studenti del Marocco – sotto la direzione della tendenza combattente, Via Democratica di Base marxista-leninista-maoista, hanno organizzato parecchie lotte culminate con una grande manifestazione studentesca fuori della facoltà e dell’università.
Invece di rispondere favorevolmente alle loro richieste legittime, lo Stato reazionario ha inviato forze repressive per reprimere i manifestanti in un bagno di sangue: ciò ha prodotto scontri fra studenti e forze repressive, in cui gli studenti hanno difeso eroicamente la facoltà e la residenza universitaria. Questo intervento ingiustificato e barbaro è stato seguito da parecchie decine d’arresti arbitrari di militanti; la maggior parte di loro è stata poi rimessa in libertà, salvo 13 studenti tenuti in prigione. Peraltro, questo episodio è stato pure l’occasione per spiccare mandati d’arresto contro 20 militanti, sfuggiti nel frattempo all’arresto stesso. Infine, va segnalato che la maggioranza di questi militanti è composta sia da simpatizzanti che militanti di Via Democratica di Base maoista.
Elenco prigionieri politici del movimento studentesco di Fès – Dahr Lmehrez arrestati nell’ambito del dossier intitolato “il complotto del 24 aprile 2016”
HICHAM BOULEFT e YASSINE ALMSIH (15 anni di prigione). ABDELNABI CHAOUL, ABDELLWAHAB RAMADI, BELKASSEM BENAZZA, et MUSTAPHA CHAOUL (10 anni di prigione).
Modalità dei loro arresti
Nel mese di aprile uno dei dirigenti del partito Giustizia e Sviluppo, oscurantista e reazionario, ora alla guida del cosiddetto governo marocchino (questo dirigente è implicato nell’assassinio di Ait-Jaid BENAISSA, militante progressista di sinistra all’università di Fès nel 1993) voleva organizzare una conferenza nella stessa università dove ha ucciso questo militante. Era evidente che gli studenti intendevano opporsi a questa provocazione e dunque sono scoppiati scontri fra i reazionari e i militanti di Via Democratica di Base. Facciamo presente per inciso che a causa di questi scontri c’è stato un morto, le cui circostanze non sono ancora chiarite.
Di nuovo, lo Stato reazionario ha colto quest’occasione per condurre campagne di arresti fra i militanti fedeli alle cause giuste del popolo ed è riuscito a farli condannare a pene molto pesanti.
Elenco prigionieri politici del movimento studentesco di Fès Sais
Abdelkrim ELFIZAZI, Abdelmounim KHACHOU, Bahija ALHAMRANI, Mustapha FADEL, Rachid ALHAMDAOUI, Nourreddine OUALI, Almahdi MALOUK, Abdrrahim ALMABROUKI, Miloud SADKI, Youssef ADAHMANI, et Abdelaali ALIDRISSI sono tutti condannati a due anni di prigione.
Modalità dei loro arresti
Questi studenti hanno diretto lotte in difesa dei loro diritti, culminate con il boicottaggio degli esami. Ancora una volta, invece di rispondere positivamente alle richieste giuste e legittime degli studenti, lo Stato reazionario ha impiegato forze repressive per piegarli. Gli studenti, però, hanno saputo resistere e combattere molto bene questa intrusione poliziesca nell’università, per far valere il loro diritto a una scuola popolare e democratica.
Elenco prigionieri politici appartenenti al movimento studentesco e della Via Democratica di Base di Meknès – maggio 2016
Fatima Azzarha SAHIKA: condannata a 2 anni di prigione. Zakaria BIYA, Ikrame BOURHIM, Hamza ALHAMDI, Redwan ALALAMI, et Ibrahim KASSIMI: condannati a 6 anni di prigione. Yassine RAHAL et Ibrahim ATAHIRI: condannati a 4 anni di prigione. E infine Zouheir BELAÏCHI finora non processato.
Modalità dei loro arresti
Nell’anno universitario 2015/2016, l’università di Meknès ha conosciuto lunghe lotte vittoriose. Il mese di maggio di quest’anno ha però coinciso con la liberazione di due persone, membri di una corrente sciovinista – il Movimento Culturale Berbero – che hanno partecipato all’assassinio dei martiri ALHASSNAOUI e ASSASSAOUI nel 2007. Queste due persone hanno assunto una cameriera alla caffetteria della facoltà per spiare e fotografare militanti di UNEM (Unione nazionale degli studenti del Marocco, n.d.t.). Ora, quando la spia è stata smascherata e gli studenti le hanno proibito l’accesso all’università, questa ha chiamato dei criminali per aggredire i militanti, di cui due sono stati feriti a colpi di lama di rasoio. Contro quest’attacco orribile i militanti di UNEM hanno difeso la facoltà e permesso agli studenti di fare il processo alla cameriera, costretta a lasciarsi radere i capelli.
Lo Stato reazionario ha approfittato di questo errore per condurre una campagna contro i militanti con l’approvazione di certe forze sedicenti marxiste (come il partito di Via Democratica e il suo braccio destro: Associazione marocchina dei diritti dell’uomo, che non ha esitato a fare dichiarazioni per denunciare i militanti e chiedere allo Stato reazionario di giudicarli come criminali e condannarli a dure pene).
Precisiamo che i verbali dei processi di questi compagni non fanno assolutamente menzione dei capelli rasati alla cameriera, ma hanno riguardato principalmente l’appartenenza ideologica e politica dei militanti, poiché questi militanti sono membri o simpatizzanti di Via Democratica di Base marxista-leninista.
Elenco prigionieri politici del movimento studentesco e di Via Democratica di Base di Meknès – ottobre 2016:
Soufyan ASGHIR, Hassan AHMOUCH, Hassan KOUKOU e Mounir AIT KHAFOU: condannati a 5 anni di prigione.
Modalità dei loro arresti
Durante l’anno universitario 2007, la facoltà di Meknès ha visto attacchi armati di bande reazionarie dichiaratesi appartenenti al movimento culturale berbero (che concepisce ogni arabo come nemico principale, indipendentemente dalla sua appartenenza di classe): Questi attacchi si sono conclusi con gli omicidi orribili dei compagni ALHASSNAOUI e ASSASSAOUI. Tale criminale non si è accontentata di questi assassinii, ma per parecchi anni ha tentato d’impedire ai militanti della Via Democratica di Base l’accesso alla facoltà, il che ha provocato ripetutamente scontri di estrema violenza. Ogni volta il regime reazionario è intervenuto, ma solo per arrestare i militanti di Via Democratica di Base e fra loro i compagni il cui nominativo è sopracitato.
Il prigioniero politico Tarek ALHAMANI
Questo compagno è stato arrestato nel 2012 in seguito a una rivolta popolare nella città di Taza, a nord-est del Marocco. Allora, gli studenti hanno avuto un ruolo determinante nella riuscita di questa azione. Questo compagno arrestato all’epoca è stato condannato a 6 anni di prigione per appartenenza a Via Democratica di Base marxista-leninista.
Elenco prigionieri politici arrestati in seguito agli episodi di KADIM AZIQUE nel Sahara occidentale
Sono numerosi gli abitanti del Sahara occidentale che rivendicano l’indipendenza e l’autodeterminazione e la cessazione della politica di clientelismo attuata dallo Stato reazionario nel Sahara occupato, per corrompere alcune tribù sahraui, affinché difendano la “marocchinità del Sahara”.
Dunque, contro ciò le forze repressive sono intervenute per smantellare il campo della lotta di Kadim Azique. I sahraui hanno allora difeso molto bene il loro territorio. Bilancio di questi scontri: due morti nelle fila dell’esercito e dei gendarmi dello Stato reazionario del Marocco e anche parecchi arresti fra i militanti politici e le masse popolari sahraui. Questi prigionieri sono stati giudicati da un tribunale militare che li ha condannati a pene molto pesanti.
Sono condannati all’ergastolo: ABAHA SIDI ABDALLAH, IBRAHIM ILISMAILI, BANI MOHAMED, BOUTENKIZA MOHAMED ALBACHIR, ALROUSSI ABDELJALIL, ALKHAFWANI ABDALLAH, ALMAJIDSIDI AHMED, AHMED SEBAAI, AALIA HASSAN (condannato in contumacia).
Sono condannati a 30 anni di prigione: BOUBIT MOHAMED KHOUNA, ADICH DAFI, ALBIKAAI ALARBI, ALFKIR MOHAMED MOUBAREK, HADI MOHAMED LYMIN, LAHSSEN AZAOUI, ABDELLAH ATOUBALI, MOHAMED ATAHLIL.
Sono condannati a 25 anni di prigione:
BOUBIT MOHAMED KHOUNA, ADICH DAFI, ALBIKAAI ALARBI, ALFKIR MOHAMED MOUBAREK, HADI MOHAMED LYMIN, LAHSSEN AZAOUI, ABDELLAH ATOUBALI, MOHAMED ATAHLIL
Sono condannati a 20 anni di prigione: MOHAMED ALYOUBI (in libertà condizionale) e KHADA ALBACHIR
 Comité d’Action et de Soutien aux Luttes du Peuple Marocain.

pc 4 ottobre - Lo sciopero delle donne in Polonia, conferma la necessità dell'uso di questa forma di lotta, promossa in Italia dal Movimento femminista proletario rivoluzionario


In Polonia tutte le donne, lavoratrici, disoccupate, casalinghe, mamme o meno, si sono date appuntamento nelle strade e nelle piazze principali del paese, dopo aver letteralmente inondato Varsavia qualche giorno fa.
Protestano contro un progetto di legge che vieta completamente l'aborto - attualmente concesso solo in caso di stupro, grave malformazione del feto, incesto e pericolo per la vita della madre - su pressione delle lobby ultracattoliche e dell'estrema destra. Così oggi, nel silenzio della comunità internazionale, le donne polacche bloccano il paese al grido di   #BlackProtest o #Czarnyprotest.
SE TOCCANO UNA, TOCCANO TUTTE!
foto di Ex OPG Occupato - Je so' pazzo.

pc 4 ottobre - Ilva Taranto.. dati sempre più gravi nei quartieri popolari contigui alla fabbrica - mentre oggi nell'udienza al maxi processo ci si aspetta la sentenza sull'ammissione delle tante parti civili


Ilva, report della Regione Puglia: “Più 24 e 26 per cento di bambini malati in due quartieri vicini all’impianto”

Ilva, report della Regione Puglia: “Più 24 e 26 per cento di bambini malati in due quartieri vicini all’impianto”
Ambiente & Veleni


Secondo lo studio, tra il 2008 e il 2014 c’è stato un nesso chiaro tra l’inquinamento e la mortalità nei rioni a rischio di Taranto, soprattutto per cause respiratorie


L’Ilva ha provocato e provoca malattie e decessi nei quartieri più vicini all’impianto. Soprattutto nei bambini. Tra il 2008 e il 2014 c’è stato un nesso chiaro tra l’inquinamento e la mortalità nei rioni a rischio di Taranto, soprattutto per cause respiratorie. Non solo: quando sono aumentati due veleni – le polveri sottili e l’anidride solforosa – ci sono stati più ricoveri, con effetti “importanti” nei bambini fino ai 14 anni. In pratica più il siderurgico tarantino produce, più inquina, più aumentano determinate malattie e cause di morte, tra le quali i tumori. Sono le conclusioni choc dello “Studio di coorte sugli effetti delle esposizioni ambientali ed occupazionali sulla morbosità e mortalità della popolazione residente a Taranto”, voluto dal Centro Salute e Ambiente della Regione Puglia. La ricerca esamina “l’associazione tra l’inquinamento prodotto dalle emissioni industriali di Ilva e la mortalità, i ricoveri e l’incidenza dei tumori” e dettaglia così quanto era già noto dal 2011 con lo studio Sentieri, ovvero che nei quartieri Tamburi, Paolo VI e Borgo – i tre con ‘vista’ sulla fabbrica – si moriva più spesso e prima che altrove
.“Nesso tra inquinanti e mortalità” – C’è un nesso, dunque, tra l’inquinamento prodotto dal polo siderurgico della città jonica e la salute di chi vive nei rioni più vicini, dove le emissioni arrivano più facilmente? Secondo gli scienziati, sì: “L’esposizione continuata agli inquinanti emessi dall’impianto siderurgico ha causato e causa nella popolazione fenomeni degenerativi di apparati diversi dell’organismo umano che si traducono in eventi di malattia e morte”, affermano gli studiosi specificando che i margini di errore sono ridotti. Anzi: è probabile una sottostima dei dati riferiti agli anni passati e l’incidenza di fattori di rischio come fumo, alcol e obesità è “marginale” e “trascurabile”. E tra le conclusioni se ne rintraccia anche una inquietante, da “verificare in indagini successive”: “Appare rilevante – si legge nel dossier – la relazione tra esposizione ambientale e aborti”.
Aumentano tumori e infarti – Lo studio, condotto da un team guidato dal professor Francesco Forastiere in collaborazione con Arpa Puglia e Ares Puglia, mette in evidenza come le polveri sottili industriali (Pm10) siano responsabili di un aumento del 4% del rischio di mortalità, in particolare del 5% per tumore polmonare, oltre che del 10% per infarto del miocardio. L’anidride solforosa, invece, provoca un aumento del 9% della mortalità, con eccessi più marcati per tumore polmonare (+17%) e infarto (+29%). E nel periodo compreso tra il 2006 e il 2011, entrambi gli inquinanti sono stati responsabili, inoltre, di aumento del rischio di tumore del polmone tra i residenti: alle polveri è imputabile un +29%, mentre all’anidride solforosa sarebbe riconducibile un incremento del 42 per cento.
A Paolo VI +57% tumore al polmone – Il gruppo di lavoro ha preso in esame 320mila personeresidenti a Taranto, Statte e Massafra tra il 1998 e il 2010 registrando come muoia di più, per tutte le cause, chi vive nei quartieri Tamburi, Borgo, Paolo VI e Statte. Gli eccessi sono particolarmente rilevanti per tumori maligni a Paolo VI (+20%) con un boom del tumore al polmone (+57%) e della BPCO, l’infiammazione cronica di bronchi e polmoni (+85%). A Statte, sottolineano gli scienziati, si evidenziano eccessi per malattie cerebrovascolari e si nota un “eccesso del 43% di mortalità per infezioni respiratorie”. Nel rione Tamburi aumenta invece il rischio di mortalità per malattie cardiovascolari, malattie renali e BPCO.
Eccessi di ricoveri tra i bambini – Se si considerano i ricoveri per quartiere di residenza, emerge un “eccesso di ricorso alle cure ospedaliere” compreso tra il 7 e il 50 per cento a Tamburi e Paolo VI, con dati rilevanti nella fascia d’età compresa tra gli 0 e i 14 anni. I bambini finiscono più spesso in ospedale se sono residenti a Tamburi (+24%), Borgo (+16%) e Paolo VI (+26%). E gli incrementi diventano ancora più elevati quando si considerano le sole infezioni delle vie respiratorie.
“La mortalità segue produzione Ilva” – Il dossier evidenzia quindi come “all’andamento produttivo” dell’Ilva tra il 2008 e il 2014 “ha corrisposto un effetto sui livelli di inquinamento in prossimità dell’impianto e nei quartieri limitrofi”. E l’andamento della mortalità “ha seguito in modo speculare” proprio i livelli di produttività e di inquinamento nei quartieri Tamburi e Borgo: “Si è assistito – affermano gli scienziati – a variazioni positive nei tassi di mortalità fino al 2012, a seguito di incrementi del Pm10 di origine industriale, per poi osservare una riduzione sia dell’inquinamento che della mortalità nel 2013-14”. Da qui una conclusione lapidaria: “Almeno una parte della mortalità associata all’esposizione ad inquinanti ambientali dunque può essere prontamente reversibile al diminuire della esposizione”. Tradotto: meno inquinamento, meno rischi a breve termine di ammalarsi e morire.
Emiliano: “Immediato intervento del Governo” – “Oggi abbiamo presentato il più approfondito studio epidemiologico che riguarda gli effetti dell’inquinamento Ilva di Taranto sulla popolazione residente. Questo studio complesso, realizzato in collaborazione tra la Regione Puglia e Lazio, ha indicato una connessione diretta tra aumento della mortalità per tumore e per malattie cardiovascolari, respiratorie e i picchi di innalzamento della produzione della fabbrica, anche in epoca molto recente e successiva alla contestazione di cui al capo di imputazione del processo di Taranto”.

pc 4 ottobre - Pescatori in lotta contro la militarizzazione in Sardegna

Sardegna. A fianco dei pescatori contro il poligono di Capo Frasca



capofrasca
Circa 600 pescatori delle cooperative che operano nella zona del poligono di Capo Frasca, presi in giro e umiliati con la negazione prima del lavoro e poi anche degli indennizzi, manifesteranno contro l'occupazione militare e bloccheranno gli accessi a mare e a terra del poligono chiedendo il pagamento degli indennizzi e la chiusura definitiva delle zone occupate.
Oltre all'occupazione di enormi porzioni di territorio e di aree marine, alla distruzione di un'economia produttiva, all'inquinamento e le malattie mortali, alla lunga lista dei soprusi compiuti dai militari contro le nostre comunità si aggiunge anche la beffa del mancato risarcimento dovuto per legge alle marinerie costrette a restare a terra a causa delle esercitazioni.
Oggi più che mai è chiaro a tutti che la soluzione dei problemi nei territori occupati risiede solo nella chiusura definitiva di tutte le basi e poligoni e la restituzione delle zone di terra e di mare al legittimo proprietario, il Popolo Sardo.

LIBE.R.U. – Liberos Rispetados Uguales comunica la sua presenza al fianco dei pescatori in lotta e invita tutti i propri sostenitori, iscritti e simpatizzanti a prendere parte alla manifestazione che si terrà martedì 4 ottobre a partire dalle ore 8:00 a Marceddì (Terralba)

lunedì 3 ottobre 2016

pc 3 ottobre - Sabato 1° ottobre Iniziata a Milano la presentazione dell’opuscolo Donne nella Resistenza al Punto Libreria Militante "Metropolis" c/o T28. Foto, report delle compagne dell'mfpr e del Punto Libreria

A premessa una breve presentazione del progetto punto libreria Metropolis, che ha ospitato e promosso l’evento, e l’adesione del punto libreria stesso alla campagna Pagine contro la tortura. 

Nella prima parte le compagne dell’mfpr hanno ripreso le motivazioni che hanno portato alla scelta di fare un lavoro che riprendesse il ruolo delle donne nella Resistenza Partigiana: in occasione della celebrazione del 20° di fondazione dell’mfpr, nel riprendere i fogli prodotti negli anni e gli opuscoli e dossier realizzati, ci si era rese conto di aver fatto poco su questo fronte. In quell’occasione le compagne si sono assunte il compito di fare un lavoro di ricerca essenziale per l’oggi, uno strumento di lotta.

E’ stato ricordato il lavoro prezioso, in primis, di diverse partigiane che con i loro scritti, raccolte di testimonianze ci hanno consegnato un patrimonio ricchissimo sulla partecipazione e sulle motivazioni che hanno portato tantissime donne a partecipare alla Resistenza e il ruolo in essa che operaie, casalinghe, studentesse e, in particolare, le mondine hanno avuto.
Abbiamo scelto di leggere stralci della testimonianza di Anna Fenoglio vedova Gaia raccolta dalla Guidetti Serra perché mostra bene la condizione delle donne e le lotte dalla prima guerra mondiale, al biennio rosso, all’ascesa e affermarsi del fascismo, sino all’occupazione nazista e lo sviluppo della Resistenza come un movimento ampio, di popolo. Mostra bene l’intreccio fra lotta di classe e di genere. Ma, soprattutto, come le “politiche” non hanno mai smesso di “dare attività” in diverse forme nel tessere e mantenere viva la rete dei comunisti, degli antifascisti, in particolare con la diffusione della stampa, l’organizzazione di lotte nonostante galera, esilio, confino. Emerge bene la vita concreta delle proletarie, compresi i condizionamenti subiti.

Nella seconda parte si è posto l’accento su come il ruolo delle donne nella Resistenza viene spesso liquidato con il semplice accenno alla nascita dei Gruppi di difesa delle donne, di come questa, invece, sia stata una risposta concreta data dal Partito Comunista che comprese l’aspirazione di tantissime donne a voler dare un contributo concreto, della necessità di una organizzazione autonoma delle donne; di come sia stata se non quando osteggiata apertamente, sconsigliata la partecipazione delle donne nelle formazioni in montagna, tanto da indurre una partigiana a commentare “ Nostri nemici erano anche tra le nostre fila”. Come la storiografia sulla Resistenza, spesso, relega il contributo delle donne a ruoli marginali, fino a “faticare” a citare donne che sono state barbaramente trucidate.  Lo si vede già all’indomani della Liberazione come siano poche le donne nei cortei.
Si è cercato di riportare il ruolo straordinario che le donne hanno avuto subito dopo l’8 settembre dal rifornire i soldati di abiti civili, a nasconderli, ad indicare loro la strada della montagna. Ma da tutte le postazioni le donne hanno dato un contributo fondamentale. La Liberazione avvenuta in momenti diversi ha comportato anche un minore sviluppo della guerra di popolo in diverse aree del paese, quindi anche per le donne la possibilità di partecipazione attiva è stata diversificata.
Le operaie, mondine, lavoratrici che avevano subito un ventennio di retorica fascista sul ruolo delle donne e sul loro salario “di sostegno” in famiglia, ora che, partiti gli uomini per la guerra si ritrovano ad essere l’unico sostegno della famiglia con l’aggravio della cura di bambini, vecchi, scoprono sulla loro pelle che si tratta solo di sfruttare ulteriormente il lavoro delle donne: “Ma perché chi lavora di più guadagna di meno?” Con questa consapevolezza non si contano gli scioperi in diverse fabbriche e nelle campagne che si intrecceranno con le lotte per i viveri, la fine della guerra animate dai GDD.

Sono stati letti stralci della testimonianza di Teresa Noce da “Rivoluzionaria professionale” in cui si sottolinea come anche tra i comunisti bisognava fare una battaglia per non relegare le donne a ruoli di “sostegno”, marginalizzarle.

Non poteva mancare il riferimento all’oggi. Come si spiega bene le motivazioni profonde che hanno spinto le donne a lottare contro il fascismo, prima, e il nazifascismo, poi, nella considerazione:”Il fascismo non aveva nulla da dare alle donne, ma aveva sempre qualcosa da togliere”, così, oggi, le donne non possono smettere di lottare. Pertanto è stato brevemente presentato l’Appello delle lavoratrici, precarie di Palermo a una manifestazione il 25 novembre a Roma, appello diffuso a tutte/i i partecipanti alla presentazione che si è chiusa con la lettura delle tante poco conosciute partigiane a cui tanto dobbiamo, di tantissime, purtroppo, non si conosce il nome con il sottofondo di Bella Ciao nella versione delle mondine. Particolarmente apprezzato con una partecipazione commossa è stato questo doveroso tributo alle martiri nonché il lavoro sulle Donne nella Resistenza. “Bisogna farlo conoscere più ampiamente possibile” “ Un lavoro importante e significativo”
Anche per la manifestazione c’è stato interesse: ”Mi impegnerò a farla conoscere”


Punto Libreria “Militante” Metropolis