giovedì 8 gennaio 2026

pc 8 gennaio - Respingere la montatura poliziesca giudiziaria - Libertà per Hannoun-Yasser-Dawoud-Kalil e tutti gli inquisiti - Le questioni da affrontare per uno sviluppo chiaro del movimento di solidarietà

Report dalla manifestazione - proletari comunisti Milano

Ieri presidio al carcere di San Vittore per far sentire la vicinanza, la solidarietà, un caloroso abbraccio virtuale a Dawoud. In un centinaio di solidali e nonostante un gelido freddo prima in presidio e poi in corte, questo messaggio è risuonato forte e chiaro e siamo certi che ha raggiunto Dawoud. 

In particolare, oltre gli slogan che dicevano “la resistenza non è reato, Dawoud/Hannoun/Yasser/Kalil vanno liberati” o “Meloni Fascista sei tu la terrorista” o “Gaza vincerà, Palestina libera dal fiume al mare”, sono intervenuti due dei suoi figli che hanno ribadito il loro disprezzo per questa operazione del governo Meloni, ma che hanno invitato a non distogliere lo sguardo e l'azione verso il popolo di Gaza, trattenendo la commozione per l'arresto del padre ma ribadendo che non vogliono deludere i suoi insegnamenti e l'impegno verso il popolo palestinese. 

Ma il presidio di ieri è stata anche la conferma, purtroppo, di un movimento di solidarietà che da un lato dice “siamo tutti Hannoun” ma solo nel “lato umanitario”, giusto e sacrosanto a cui anche noi abbiamo contribuito finanziando la raccolta per viveri-medicinali e quanto necessario al sostentamento minimo di un popolo sotto assedio e genocidio; ma dall'altro lato questo movimento fatica a comprendere la vera natura di questa operazione: ovvero mettere sotto accusa l'intero movimento di solidarietà e in tutte le sue varianti, studentesche-giornalistiche-boicottaggio, o lo sventolare la bandiera Palestinese; un'operazione repressiva che già è agente e ha colpito; non individuandone, o solo parzialmente, la sua illegittimità 

1) perché visto che le accuse si basano su direttive sioniste, i membri dell'API di fatto sono stati sequestrati dal governo Meloni, che come ha detto qualche giurista e avvocato, fa suo il metodo sionista in funzione della repressione interna (visto che in linea teorica questi processi si dovrebbero fare in Palestina); 
2) si definisce terrorista Hamas, sempre secondo Israele, quando Hamas è stata eletta nel 2006 e quelle elezioni furono giudicate da una commissione internazionale, i cui componenti erano distanti anni luce dalle posizioni di Hamas, democratiche e legittime; 
3) sempre Israele dice che Hamas è terrorista perché è anche un'organizzazione armata, quando le convenzioni ONU hanno sancito che un popolo oppresso ha tutto il diritto di usare anche le armi per la sua liberazione, mentre i paesi imperialisti definiscono i sionisti la “più grande democrazia del Medio Oriente”, quando sul banco dei terroristi siede a pieno titolo Israele accusato da commissioni internazionali di rubare da più di 77 anni la terra, la vita dei palestinesi, ed è sul banco degli imputati per genocidio. E quindi anche se fosse che questi soldi arrivassero ad Hamas dove sta il problema? Chi è il terrorista?; 
4) il governo fascista con questa operazione fa due cose, da un lato mostra tutta la condivisione del genocidio, e per questo dovrebbe sedere sullo stesso banco di Israele, e dall'altro lato fa suo il metodo sionista ad uso interno e mette un ulteriore tassello nella marcia verso una dittatura aperta. 

Ma sono anche altre le contraddizione che bisognerà affrontare, in un confronto sincero anche aspro, per costruire un fronte unito in grado di rispondere alla montatura. 
La prima questione è la solidarietà ad intermittenza di molte aree del movimento, che di fatto dopo le grandi ondate del 22 settembre, del 3 e 4 ottobre, sembrano aver tirato il freno alla solidarietà come se quasi non li riguardasse; così come il fatto di essere presenti per cercare di capitalizzare, motu proprio, quelle mobilitazioni verso una direzione di illusoria alternativa parlamentarista. 
Bisognerà che il movimento di solidarietà milanese, faccia e impugni - e al di la di come fatto sino ad ora - fino in fondo, la battaglia per Anan-Ali-Mansour perché questa battaglia deve marciare di pari passo con la battaglia per Hannoun-Dawoud-Yasser e gli altri arrestati. Per questo ieri sera abbiamo portato il volantino di denuncia dell'aggressione poliziesca a una nostra compagna in prima fila per Anan/ecc, Luigia, de L'Aquila molestata e a cui è stato rotto il polso per strappargli la bandiera palestinese, che mostra da un lato la natura di questo governo e degli sbirri da un lato di odiatori di donne e dall'altro di fascisti/razzisti che odiano il popolo palestinese.

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