Ieri presidio al carcere di San Vittore per far sentire la vicinanza, la solidarietà, un caloroso abbraccio virtuale a Dawoud. In un centinaio di solidali e nonostante un gelido freddo prima in presidio e poi in corte, questo messaggio è risuonato forte e chiaro e siamo certi che ha raggiunto Dawoud.
In particolare, oltre gli slogan che dicevano “la resistenza non è reato, Dawoud/Hannoun/Yasser/Kalil vanno liberati” o “Meloni Fascista sei tu la terrorista” o “Gaza vincerà, Palestina libera dal fiume al mare”, sono intervenuti due dei suoi figli che hanno ribadito il loro disprezzo per questa operazione del governo Meloni, ma che hanno invitato a non distogliere lo sguardo e l'azione verso il popolo di Gaza, trattenendo la commozione per l'arresto del padre ma ribadendo che non vogliono deludere i suoi insegnamenti e l'impegno verso il popolo palestinese.
Ma il presidio di ieri è stata anche la conferma, purtroppo, di un movimento di solidarietà che da un lato dice “siamo tutti Hannoun” ma solo nel “lato umanitario”, giusto e sacrosanto a cui anche noi abbiamo contribuito finanziando la raccolta per viveri-medicinali e quanto necessario al sostentamento minimo di un popolo sotto assedio e genocidio; ma dall'altro lato questo movimento fatica a comprendere la vera natura di questa operazione: ovvero mettere sotto accusa l'intero movimento di solidarietà e in tutte le sue varianti, studentesche-giornalistiche-boicottaggio, o lo sventolare la bandiera Palestinese; un'operazione repressiva che già è agente e ha colpito; non individuandone, o solo parzialmente, la sua illegittimità
2) si definisce terrorista Hamas, sempre secondo Israele, quando Hamas è stata eletta nel 2006 e quelle elezioni furono giudicate da una commissione internazionale, i cui componenti erano distanti anni luce dalle posizioni di Hamas, democratiche e legittime;
La prima questione è la solidarietà ad intermittenza di molte aree del movimento, che di fatto dopo le grandi ondate del 22 settembre, del 3 e 4 ottobre, sembrano aver tirato il freno alla solidarietà come se quasi non li riguardasse; così come il fatto di essere presenti per cercare di capitalizzare, motu proprio, quelle mobilitazioni verso una direzione di illusoria alternativa parlamentarista.
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