Negli ultimi due giorni, l’offensiva militare israeliana a Gaza ha subito un’ulteriore accelerazione. Secondo i resoconti dei corrispondenti di Al Jazeera, le truppe di Tel Aviv stanno estendendo la cosiddetta “linea gialla”, che divide la Striscia tra una parte libera dall’occupazione dell’IDF e una no.
Le truppe israeliane stanno espandendo la propria presa nella zona orientale dell’enclave, costringendo i palestinesi in aree sempre più ridotte e sovraffollate. I sionisti stanno penetrando in profondità nei quartieri di Tuffah, Shujayea e Zeitoun, nell’area est di Gaza City. Le operazioni si stanno avvicinando strategicamente a Salah al-Din Street, la principale arteria stradale che collega il nord e il sud della Striscia, costringendo migliaia di famiglie già sfollate a fuggire nuovamente sotto la minaccia delle armi.
Attualmente, Israele occupa fisicamente circa il 53% del territorio di Gaza. La parte sotto controllo
militare è stata nei fatti svuotata della popolazione palestinese e i soldati sparano a chiunque tenti di attraversare il confine per tornare alle proprie case, inclusi donne e bambini. Allo stesso tempo, la densità abitativa nei quartieri non ancora occupati ha raggiunto livelli critici.“La popolazione in molte zone non è solo raddoppiata, ma triplicata“, riferisce l’inviato di Al Jazeera Hani Mahmoud. Le persone vivono ammassate in condizioni disperate, mentre il ronzio costante dei droni e le esplosioni continuano a segnare le notti della popolazione civile.
Le violazioni del cessate il fuoco da parte israeliana sono quotidiane. Nei tre mesi di finta tregua sono stati uccisi circa 420 palestinesi, e oltre mille sono stati feriti. Secondo osservatori e organizzazioni umanitarie (a molte sono stati ritirati i permessi da Tel Aviv) l’obiettivo è quello di spingere i palestinesi all’emigrazione forzata per permettere il reinsediamento dei coloni israeliani.
In questa prospettiva vengono interpretate le voci sulla riapertura del valico di Rafah, ovviamente nella sola direzione dell’Egitto. Se da un lato la notizia alimenta la speranza di poter evacuare feriti e malati, dall’altro è evidente come una mossa del genere sarebbe lo strumento attraverso cui, sotto pressione delle bombe e dell’allargamento illegittimo della zona sotto occupazione, Israele spera di ultimare la pulizia etnica della Striscia.
Le recenti informazioni diffuse dall’UNRWA (accusata dai sionisti, non a caso, di essere anch’essa infestata da “terroristi di Hamas”) hanno rivelato che in Cisgiordania, a causa delle operazioni militari in corso nel nord della West Bank, sono 12 mila i bambini costretti allo sfollamento forzato. La pulizia etnica continua contro tutto il popolo palestinese.

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