martedì 30 giugno 2020

pc 30 giugno - SE SIAMO RIVOLUZIONARI PRIMA O POI CI RITROVEREMO NEL CAMMINO

Una lettera  pervenuta - si parla del PC di Rizzo
si elude un problema annoso:Revisionismo  o marxismo leninismo/oggi marxismo-leninismo-maoismo
Dopo 8 anni di assidua e dedicata militanza mi trovo a dover comunicare la mia uscita dal Partito Comunista. Una comunicazione che in realtà è conseguenza della decisione da parte del gruppo dirigente di negare il rinnovo della tessera a tanti compagni e compagne rei di esserci opposti al processo involutivo in cui è immerso il Partito. Da tempo ormai assistiamo all’introduzione e diffusione di pratiche, concetti, elementi e categorie d’analisi che passo dopo passo hanno smantellato il nostro impianto ideologico, la nostra linea politica, la nostra visione strategica, il nostro approccio di classe e di costruzione del Partito, deviando in modo irreparabile dalla linea congressuale.Quest’ultimo atto è l’ennesima azione arbitraria e vigliacca, in continua e palese violazione dello Statuto, con cui il gruppo dirigente ha scelto di liquidare la questione fin dal principio, impedendo scientificamente ogni possibilità di discussione e ricomposizione interna negli organismi preposti che sono stati esautorati fino alla loro fisica sostituzione.Nascondendosi dietro la falsità e la denigrazione ad uso e consumo della sua frazione personale, il Segretario generale ha operato da tempo per inquinare e sovvertire la vita interna del Partito fino a truccare il Congresso Nazionale attraverso una Commissione (fuori Statuto) di fedelissimi (composta da “segretari regionali” che in gran parte sono stati nominati personalmente da Rizzo senza alcuna votazione delle rispettive federazioni) e un tanto assurdo quanto ridicolo Regolamento Congressuale non approvato dal CC nemmeno consultato e sostituito di fatto in tutte le sue funzioni previste dallo Statuto. A questo si somma una commissione di “garanzia” composta da parenti e amici personali di Rizzo
nemmeno iscritti al Partito e operazioni messe in campo per gonfiare e falsare il tesseramento, mentre si esautoravano dalle loro funzioni il resp. internazionale e il resp. organizzazione, si chiudevano arbitrariamente commissioni elette dal CC e veniva commissariata e sostituita la Federazione di Roma, altre centinaia di compagni e compagne, quadri, federazioni, ritenuti scomodi, venivano isolati, emarginati e sostituiti fino a esser arbitrariamente posti fuori dal Partito con la negazione della tessera (tra cui membri dell'Ufficio Politico e membri del Comitato Centrale come il sottoscritto).Il tutto finalizzato a garantire il plebiscito al Segretario generale funzionale a sigillare il suo progetto di trasformazione del nostro Partito in un “fan club”, in un partito d'opinione, mediatico e puramente elettoralista (individuato come unico metodo di costruzione del partito stesso), con tutti i germi dell'opportunismo e eclettismo. Un partito progressivamente deideologizzato (nel suo vero significato e non nell’esposizione dei santini) e piegato sul personalismo e a un “massimalismo” parolaio usato per riempire di simbolismo un contenitore vuoto e passivo che a parole mantiene l’obiettivo del socialismo ma in realtà si muove nella direzione opposta. Privo di una strategia e pratica di lotta e radicamento di classe, di capacità di intervento politico reale nella classe lavoratrice, di costruzione di un rapporto organico con la classe, immobile, passivo e incapace di agire sul piano reale della lotta di classe in una direzione rivoluzionaria.
Le questioni di “democrazia interna” – con la negazione di ogni principio base del funzionamento di una organizzazione marxista-leninista – sono un tutt’uno pertanto con le questioni politiche alla base della rottura col gruppo dirigente. Questioni che si sarebbero potute affrontare e risolvere attraverso un regolare Congresso come con diversi altri membri del CC abbiamo più volte richiesto attraverso più lettere inviate al CC, all’UP e al SG, ricevendo ogni volta come risposta solo chiusura e denigrazioni volte a nascondere e capovolgere il contenuto della critica.
Una critica che trova ormai ampio e palese riscontro nella realtà dove l’annuncio dell’ingannevole Referendum sull’UE e l’alleanza elettorale nelle Marche con il “PCI” sono l’apice dell’operazione di deviazione della linea congressuale e di mutazione genetica del Partito condotta dal Segretario generale che dimostra come abbia operato da tempo alle spalle degli organismi e del corpo del partito su una strategia diversa mai discussa ad alcun livello. Gli stessi incontri e relazioni (documentati e denunciati) con personaggi del campo politico borghese di destra, anche a livelli di dirigenti e deputati della Lega e altri, fino agli ambienti propriamente fascisti come con Sinagra, trovano oggi una spiegazione che va ben oltre l’inopportunità di certi comportamenti e relazioni personali, assumendo invece il loro reale carattere di relazioni politiche che si manifestano con il “referendum” nel tentativo di coagulare una area sovranista trasversale da cui trarre profitto elettorale.
La stessa distorsione e capovolgimento della cosiddetta “politica di alleanze sociali” risponde a questo, con l’assunzione di punti di vista e riferimenti reazionari e nazionalisti propri della piccola e media borghesia che sostituisce di fatto il proletariato trasformato in nient’altro che in un orpello simbolico. Si finisce così col negare il ruolo centrale della classe operaia come soggetto rivoluzionario, ponendola al contrario alla coda contribuendo ad alimentare piani, interessi e visioni estranee, pericolose trappole ed inganni. Il tutto in una direzione generale che ha come bussola quella di raccogliere consenso elettorale ricoprendo il ruolo di ala sinistra di settori borghesi e piccolo borghesi che si riconoscono nell’ampio campo politico del cosiddetto “sovranismo” o della corrente dell’“euroscetticismo” funzionale alla difesa degli interessi di settori del capitale nazionale nella competizione intraimperialista nell’UE.
Pensano così di attrarre gli elettori che sono andati a destra replicando un certo tipo di messaggio e impostazione, camuffando fino a stravolgere la nostra linea e criterio di classe. Questa è una direzione del tutto ingannevole e ignora completamente il ruolo di un partito comunista che è quello di attrarre gli elementi più avanzati e migliori della classe operaia, di elevare la coscienza e organizzazione di classe, è lottare per esser l’avanguardia del movimento operaio.
Di conseguenza, viene snaturato il Partito e la sua stessa organizzazione è mutata definitivamente (in elettorale) assumendo determinate caratteristiche che rispondono a quell’obiettivo con la sostituzione di buona parte della base del partito (dando vita ad un PdCI 2.0).
I cedimenti ideologici che hanno portato a questo si possono individuare nell’assunzione di categorie e concezioni estranee al marxismo ma camuffate come tali e penetrate nel vertice del Partito (e di conseguenza nel passivo corpo dello stesso). Si sposa così la visione secondo cui la contraddizione principale sarebbe quella tra “capitale nazionale e globale”, tra la “colonia” Italia e l’UE, figlia della distorta lotta “contro la globalizzazione” che avrebbe portato alla “scomparsa dello Stato nazionale”. Una posizione che - al di là degli enunciati ufficiali - finisce di fatto per allinearsi al campo degli opportunisti nel Movimento Comunista Internazionale che lamentando la “perdita di sovranità” e conformando una errata analisi dell’imperialismo, teorizzano il gradualismo, le “tappe intermedie”, in cui la prima sarebbe quella del recupero della “sovranità” e della “democrazia costituzionale” in alleanza con settori della borghesia, come “presupposto” per il socialismo che diviene un semplice “richiamo”, un proclama, rimandato a tempi indefiniti. Guarda caso le stesse tesi sancite nel documento di alleanza elettorale con il PCI nelle Marche e con l’annuncio del Referendum sull’UE per la cosiddetta Italexit*, ossia l’uscita sul terreno del capitalismo (solo un anno fa si diceva: “questo passo va fatto superando prima il sistema capitalista e applicando quello socialista, perché altrimenti il sistema ci farebbe a pezzi” cit. Rizzo al Corriere della Sera nell’Aprile ‘19. Mentiva ieri, mente oggi, mente sempre?).
Dietro il paravento delle “alleanze sociali“ in realtà si sperimenta un fronte interclassista, dietro i proclami di facciata sul “socialismo” si cela una linea politica riformista-sovranista nei fatti, una manifestazione di opportunismo di destra. Non è questo di cui avevamo bisogno ma di una tattica che corrispondesse alla nostra visione strategica che individua l’obiettivo della rivoluzione socialista in Italia (senza passaggi intermedi sul terreno del capitalismo). Obiettivo che corrisponde ai compiti dei comunisti in tutti i paesi imperialisti come unico modo per rompere le organizzazioni imperialiste come l’UE e la NATO a beneficio dei lavoratori e dei popoli. La preparazione della classe operaia (intorno a cui saldare altri settori popolari oppressi e potenzialmente alleati) e la costruzione del suo Partito di avanguardia per questo obiettivo, la mobilitazione militante di classe basata sui suoi interessi e rivendicazioni immediate e la sua organizzazione sindacale con orientamento di classe, sono i compiti primari che dobbiamo svolgere in particolare in una fase di nuova crisi del capitalismo demarcando il campo della lotta di classe.
Ci sarà tempo e modo per sviluppare in modo dettagliato e adeguato a come meritano queste cruciali e profonde questioni politiche a 360° (che interessano tutto il movimento comunista), essendo il centro reale di questa rottura in cui emergono due visioni e prospettive ormai opposte. È ora infatti di far tornare a parlare i documenti politici, l’elaborazione e analisi teorica, seria e scientifica come d’altronde è stato sempre fatto fin quando ci è stato permesso in tutti questi anni in cui quelli che oggi vengono cacciati e infangati hanno dato un contributo fondamentale all’avanzamento ideologico, politico e organizzativo del Partito.
Chiudiamo questo miserabile capitolo che vede protagonista un gruppo dirigente che sarà ricordato solo per esser responsabile di aver causato la rottura con il Fronte della Gioventù Comunista e di aver deviato per l’ennesima volta in senso opportunista il processo di ricostruzione comunista. Liberandoci da un gruppo dirigente opportunista, dalla loro linea e metodi che tentano di far passare e imporre giocando sull’ambiguità, la menzogna e il non detto, una cosa è sicura: questa deviazione è solo uno scoglio che non può fermare il mare. La strada della ricostruzione comunista in Italia è tracciata e continuerà a esser percorsa con coerenza nel conflitto di classe da cui sorgerà il Partito di quadri, di classe, di avanguardia.
Riprendendo le parole del Comandante Marulanda “se siamo rivoluzionari prima o poi ci ritroveremo nel cammino”.
Salvatore Vicario, (ex) resp. organizzazione regionale della fed. Sicilia e membro del CC del Partito Comunista

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